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 Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds

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MMM



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MessaggioOggetto: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Sab Apr 04, 2015 10:15 am

Promemoria primo messaggio :

Riprendo il confronto avviato in "Le pere e le mele" ( http://www.orizzontescuolaforum.net/t103116-le-pere-e-le-mele ) e proseguito in "Alcune osservazioni sul ddl e la cosiddetta 'chiamata diretta"' ( http://www.orizzontescuolaforum.net/t103212-alcune-osservazioni-sul-ddl-e-la-cosiddetta-chiamata-diretta ).

Entrambe le vivaci discussioni sono state chiuse d'imperio dagli amministratori/moderatori, apparentemente per l'insolenza di alcuni partecipanti. In tal modo, a costoro si concede di fatto la possibilità di interrompere un dialogo in corso, privando gli interlocutori seri e responsabili del diritto di replica ed i lettori interessati della possibilità di vedere un dibattito esaurirsi naturalmente. Non posso fare a meno di notare la discrezionalità con cui le discussioni vengono chiuse d'imperio in seguito a comportamenti insolenti e che, in entrambi i casi, il diritto di replica è stato negato alla stessa parte.

Paolo Tuguri ha scritto:

MMM ha scritto:

Paolo Tuguri ha scritto:

Dov'è nel DPR 80/2013 il punto in cui si valuta la chiamata dagli albi?
MMM ha scritto:

Non vedo la necessità di valutarla indipendentemente o separatamente rispetto alla valutazione complessiva dell'efficacia e dell'efficienza dell'operato del ds. Tuttavia, se si ritenesse opportuno farlo, si potrebbe sempre provvedere.

Quindi ritieni che la chiamata dagli albi non vada ad incidere sull'efficacia e l'efficienza dell'operato del DS?

Non capisco quel "quindi" - nulla di ciò che ho affermato autorizza la tua conclusione. Credo che la chiamata diretta possa incidere sull'efficacia e l'efficienza dell'operato di un ds - è uno strumento in più a sua disposizione. Più significativamente, lo credono i rappresentanti stessi dei ds che ne hanno messo in luce la centralità. Se sapranno farne buon uso si vedrà dai risultati complessivi. Ripeto: non c'è nessuna necessità di valutare l'uso che viene fatto di questo strumento separatamente da tutti gli altri nel conseguimento dei risultati attesi.

Quindi ritieni che possa incidere ma non debba essere valutata separatamente?

Non al di là della correttezza formale così come è stabilita dal ddl (come avevo già precisato). E' chiaro che un un ds che offrisse ad un docente di italiano l'incarico per un insegnamento di fisica non sarebbe accettabile. Tuttavia nel momento in cui il ds offrisse l'insegnamento di fisica ad un docente di fisica, motivando la sua scelta esplicitamente e pubblicamente sulla base dei criteri utlizzati per la scelta e del curriculum del docente a cui è stata fatta l'offerta - così come prescritto dal ddl - l'intero processo di assegnazione dell'incarico diventerebbe trasparente e pubblicamente controllabile e le incongruenze macroscopiche diventerebbero immediatamente evidenti. (Si tenga presente che anche i curricula dei docenti sarebbero pubblici).


Paolo Tuguri ha scritto:
Dunque i risultati di un dirigente scolastico non dipendono dal corpo docente?

Tu lo credi? Come chiarito nella mia precedente risposta, io no e nemmeno i ds, i quali per l'appunto chiedono di poter scegliere all'interno del corpo docente prima di poter essere ritenuti pienamente responsabili dei risultati conseguiti. Se si chiede ai ds di ottenere certi risultati grazie a risorse umane (i docenti) che vengono loro assegnate d'ufficio, è chiaro che anche l'ufficio che le assegna avrà un qualche responabilità nell'esito - tanto maggiore quanto maggiore è il ruolo svolto da quelle risorse. Vice versa, i ds avranno una responsabilità piena nel momento in cui potranno avere possibilità e strumenti di scelta in questo ambito.


Paolo Tuguri ha scritto:
NB Hai usato tu il termine chiamata diretta del cui uso accusi un po' tutti (un po' a sproposito).

Non ne faccio una questione nominalistica ma sostanziale: una volta chiariti i termini del discorso e se la cosa non genera fraintendimenti, è meglio adattarsi alle espressioni usate dall'interlocutore per rendere il dialogo più comprensibile. In effetti - a proposito dello sproposito - tu stesso nella tua domanda hai usato l'espressione "chiamata dagli albi", la quale, senza ulteriori precisazioni, equivale a "chiamata diretta". Ma, appunto, le precisazioni sono già state fatte e sappiamo che, in riferimento al ddl, si dovrebbe più propriamente parlare di "proposta d'incarico ai docenti inscritti negli albi" e non di "chiamata diretta" o "dagli albi". (Il problema, altrimenti detto, sta nel termine "chiamata" che evoca la possibilità di assunzione da parte del ds, la quale è invece esclusa dal ddl).


Ultima modifica di MMM il Dom Apr 05, 2015 8:50 am, modificato 2 volte
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AutoreMessaggio
MMM



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Data d'iscrizione : 03.02.11

MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Dom Apr 26, 2015 7:06 pm

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
La tua formulazione era ambigua e lasciava intendere che la stessa graduatoria potesse essere utilizzata per più incarichi.

No, facevo riferimento al fatto che la stessa commissione potesse essere competente per stilare più graduatorie per incarichi affini.


D'accordo, mi pare che ci siamo capiti.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
tale graduatoria dovrebbe essere resa pubblica così come il criterio di attribuzione titoli;

MMM ha scritto:
Si noti che la graduatoria deve comprendere tutti i docenti con i requisiti puramente formali (tutti i docenti dell'albo di una certa cdc) perché la graduatoria è vincolante e l'incarico deve essere coperto da qualcuno. Ma se  giustificare le priorità può essere relativamente semplice in testa alla graduatoria (dove si individua/no il/i candidato/i ideale/i), diventa via via sempre più problematico ordinare tutti gli altri iscritti.;

Spiegati meglio.


MMM ha scritto:
Siccome la commissione non può sapere quale docente accetterà l'incarico e l'incarico va comunque coperto, allora la commissione dovrà ordinare tutti i docenti che hanno i requisiti formali per riscoprirlo (tutti gli iscritti all'albo che possono insegnare fisica, nel nostro esempio) sulla base della congruenza del loro CV al profilo. Di qui nasce il problema che ho indicato. La commissione non potrebbe limitarsi a stilare una lista breve perché se nessuno dei docenti accettasse l'incarico la commissione dovrebbe riunirsi nuovamente. Inoltre proprio perché la commissione dovrebbe valutare tutti gli iscritti il colloquio
diventerebbe problematico. In altri termini, l'uso di una commissione esterna rende l'intero processo estremamente farraginoso.

Assolutamente sì se si ipotizza una rivoluzione a cadenza triennale, ma se decade il vincolo le commissioni deciderebbero solo su nuovi ingressi (tramite concorso),per sostituire docenti in mobilità o assegnati ad altro  incarico; a questo punto l'ipotetica commissione stilerà una lista con TUTTI gli idonei disponibili, lista che non sarà poi così interminabile (quanto saranno mai vasti gli albi territoriali?)


Capisco e la cosa ha un suo senso. Ma non condivido poiché dipende da un'assegnazione definitiva di un docente ad una sede - opzione che non condivido per ragioni indipendenti e già chiarite.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
a questo punto il dirigente (anche tramite colloquio) propone l'incarico al primo in graduatoria, se accetta bene, altrimenti si scorre.
Non decide il dipartimento pur richiedendo determinati requisiti.
Non decide il dirigente che ne richiede altri per cui è competente.
Non decide il collegio che però ha potere di veto.
Non decide la commissione di esperti (sorteggiata annualmente) che valuta in base a requisiti richiesti dall'istituto.
Non decide il docente che può andare solo dove la sua professionalità è richiesta e utile.
O meglio decidono collegialmente tutti i soggetti sopraccitati.

MMM ha scritto:
Cosa c'era nella mia sintesi che non andava? .

Lasciava intendere che fosse la commissione esterna a decidere.


MMM ha scritto:
La commissione esterna decide solo l'ordine di preferenza con cui il ds deve proporre l'incarico.

Esatto, era questa la mia ipotesi, in base alle richieste di dipartimento e dirigente approvate dal collegio docenti.


Bene - anche qui ci eravamo capiti.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Macchinoso? probabilmente più a scriversi che a farsi.
Imparziale? A mio parere sì.
Perfettibile? Assolutamente sì.
Al riparo da pericoli "clientelari"? Non scherziamo, siamo in Italia. Almeno, però, una violazione sarebbe rilevare anche da uno solo dei soggetti coinvolti.

MMM ha scritto:
Non ripeto quel che ho già osservato nella precedente risposta e ti chiedo piuttosto: una commissione interna all'istituto X - che avrebbe la posizione ottimale per individuare i candidati migliori,  che potrebbe limitarsi ad indicare una rosa circoscritta e che potrebbe eventualmente riconvocarsi e riconsiderare il caso se nessuno di essi accettasse - sarebbe forse meno imparziale?

Sì perché mancherebbe la possibilità di controllo a meno che il dirigente fosse escluso da tutto il processo decisionale e dovesse fungere solo da garante della conformità degli atti , ma si riproporrebbe comunque il problema della competenza che non potrebbe avere.


MMM ha scritto:
Una volta individuato il profilo come d'accordo, il ds si limiterebbe in questa ipotesi a proporre l'incarico ai docenti secondo l'ordine di preferenza indicato dalla commissione interna. Non mi pare si porrebbe più il problema di eventuali competenze che mancherebbero al ds (posizione che comunque non condivido - al ds mancherebbe piuttosto il tempo) né la possibilità di controllo (che ci sarebbe in misura paragonabile a quella delle commissioni esterne). Potresti essere più esplicito? .

Volentieri, avevamo già affrontato la questione e ci ritorno sopra brevemente: se i componenti della commissione interna fossero valutati al termine dei tre anni non sarebbe lecito lo fossero in base a criteri da loro stessi individuati. se invece il vincolo triennale decadesse ci sarebbe comunque il rischio di individuare i criteri in base al candidato e non viceversa, rischi mitigati (non certo azzerati) in caso di commissione esterna sorteggiata con l'obbligo di pubblicare i criteri utilizzati e con alcuni vincoli ben precisi di punteggio (seconda laurea vale tot, master vale tot e così via...)


Non ti seguo su nessuno di questi aspetti. Innanzitutto, mi pare si confonda ancora una volta la valutazione della congruità del profilo del docente con il profilo ricercato - ciò di cui dovrebbe occuparsi la commissione - con la valutazione dell'azione didattica del docente in itinere ed al termine del triennio - di cui non necessariamente si occuperà la medesima commissione (certamente una commissione di valutazione dell'azione didattica non valuterà quella dei propri componenti per un'evidente conflitto di interessi). Poi non vedo il nesso tra vincolo triennale e individuazione dei criteri in base al candidato (dinamica comunque non del tutto negativa, come già sottolineato). Infine ritengo che la traduzione del cv di un docente e dell'esito di un colloquio in un punteggio sia operazione quanto mai artificiosa (non stiamo parlando di un profitto, ma della congruità di due profili: quello ricercato e quello di ogni docente in albo) che serve non tanto per arrivare ad un ordine preciso, quanto per giustificare un ordine a cui si è giunti per altre vie. Se i titoli infatti sono traducibili in modi relativamente semplici (ma bisogna tener conto del fatto che per ogni incarico dovrebbero essere assegnato punteggi diversi a titoli diversi a seconda della loro rilevanza), che dire degli aspetti motivazionali e delle esperienze non strettamente professionali? Alla fine il punteggio verrebbe aggiustato in modo tale da giustificare la migliore impressione complessiva fatta da un docente rispetto ad un altro.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:


Mi pareva che la sentenza della Corte Europea e il DDL stesso (perlomeno stando ai proclami) andassero esattamente nella direzione della stabilizzazione del corpo docente considerando quindi l'abuso di contratti a tempo determinato una piaga.

MMM ha scritto:
I docenti iscritti all'albo hanno un contratto a tempo indeterminato prima ancora di ricevere/accettare un incarico.

Meno male, ma io mi riferivo alla tua affermazione : "L'incarico a tempo indeterminato rappresenta un elemento di rigidità del sistema e una possibile fonte di demotivazione del docente."


La sentenza della Corte europea non ha nulla a che fare con la motivazione del docente o la rigidità del sistema, ma solo con il diritto del lavoratore alla stabilizzazione o ad un risarcimento per la mancata stabilizzazione nel momento in cui si dimostra che la posizione ricoperta non aveva natura temporanea.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Quanto ai diritti sanciti dalla Costituzione, quanti ve ne sono di effettivamente garantiti in Italia?
La libertà di insegnamento è tra questi stante l'abuso di contratti a tempo determinato di cui sopra e tanti altri abusi che non sto qui a ricordarti.

MMM ha scritto:

???

Un docente che ogni tre anni corre il rischio di non essere riconfermato se non piace al dirigente non è un docente che possa esercitare la propria libertà di insegnamento esattamente come il precario utilizzato su posti vacanti che ogni anno ignora se sarà confermato o meno.

Quindi, secondo te, qualsiasi incarico di docenza a tempo determinato che preveda una valutazione che possa mettere a rischio il suo rinnovo lede l'art. 33 della Costituzione perché di fronte a questo rischio il docente non sarebbe del tutto libero? Non ti pare una lettura un po' troppo estensiva, senz'altro non canonica e per molti versi perversa, di quell'articolo? Questo in effetti garantisce che un docente sia libero di scegliere come insegnare, ma non che sia libero dalla valutazione delle sue scelte da parte di altri? Il docente deve poter fare le sue scelte, ma non è per questo esentato dalla responsabilità che consegue alla scelta. Altrimenti l'art. 33 renderebbe le scelte del docente non semplicemente libere ma incontestabili - il che evidentemente non possono essere.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:

MMM ha scritto:
La tua chiosa finale invece non la capisco: il ddl prevede in effetti che il docente possa scegliere tra gli incarichi che gli vengono proposti, per cui la temporaneità dell'incarico gli permette di cambiarlo con relativa facilità invece di dover essere impiegato sempre con la stessa mansione ed attendere che si presentino tutte le condizioni che giustifichino le "effettive necessità" - un docente potrebbe voler cambiare per ragioni di opportunità oltre che di necessità.  D'altra parte,  l'incarico a tempo indeterminato condannerebbe un istituto a mantenere incarichi che possono diventare rapidamente obsoleti (penso soprattutto, ma non solo, a quelli di ampliamento dell'offerta formativa). C'è dunque un vantaggio prr entrambe le parti ad avere incarichi a tempo determinato (ma garantito per il docente).

Sarei d'accordo con te se le due parti (dirigente-docente) fossero sullo stesso piano, così non è. Nessuno vieta ad un docente con contratto a tempo indeterminato di chiedere il trasferimento qualunque ne sia il motivo, d'altra parte avevo già fatto presente che un organico funzionale pensato con criterio potrebbe permettere al dirigente di ovviare ad un eventuale obsolescenza degli incarichi, secondo me non così frequenti come tu credi.

MMM ha scritto:

Nemmeno se un docente non potesse essere rimosso da una sede le parti sarebbero sullo stesso piano. Il problema è quale asimmetria sia migliore dal punto di vista della possibilità di innalzare la qualità dell'offerta formativa.

Perché rimuovere dalla sede un docente dovrebbe innalzare l'offerta formativa?


Non "dovrebbe" ma "potrebbe" perché il suo utilizzo in altra sede potrebbe rivelarsi più proficuo e tanto basta.


Paolo Tuguri ha scritto:
Magari utilizzarlo secondo le sue competenze e aspirazioni (per quanto possibile) sarebbe meglio.


Senz'altro. Ma appunto per questo vincolarlo ad una sede costituisce un elemento di rigidità che ne potrebbe limitare l'utilizzo otttimale.


Paolo Tuguri ha scritto:
Se l'organico funzionale sarà concepito a tale scopo ben venga, se invece (come temo) sarà utilizzato solo per supplenze su discipline di cui non necessariamente si possiede l'abilitazione allora l'offerta formativa non potrà che impoverirsi.

Questo è tutto da vedersi. Ma l'importante è che il ddl consenta un utilizzo migliore di quello attuale. Se le potenzialità non verranno sfruttate sarà solo colpa dei ds è saranno costoro a risponderne
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stocastico



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MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Lun Apr 27, 2015 5:38 pm

ufo polemico ha scritto:
stocastico, questo 3d ha già il suo addetto alla produzione di congetture prive di fondamento
è un thread completo, non manca nemmeno il produttore di post inutili
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Paolo Tuguri



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MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Lun Apr 27, 2015 6:14 pm

MMM ha scritto:


Innanzitutto, mi pare si confonda ancora una volta la valutazione della congruità del profilo del docente con il profilo ricercato - ciò di cui dovrebbe occuparsi la commissione - con la valutazione dell'azione didattica del docente in itinere ed al termine del triennio - di cui non necessariamente si occuperà la medesima commissione (certamente una commissione di valutazione dell'azione didattica non valuterà quella dei propri componenti per un'evidente conflitto di interessi). Poi non vedo il nesso tra vincolo triennale e individuazione dei criteri in base al candidato (dinamica comunque non del tutto negativa, come già sottolineato). Infine ritengo che la traduzione del cv di un docente e dell'esito di un colloquio in un punteggio sia operazione quanto mai artificiosa (non stiamo parlando di un profitto, ma della congruità di due profili: quello ricercato e quello di ogni docente in albo) che serve non tanto per arrivare ad un ordine preciso,  quanto per giustificare un ordine a cui si è giunti per altre vie. Se i titoli infatti sono traducibili in modi relativamente semplici (ma bisogna tener conto del fatto che per ogni incarico dovrebbero essere assegnato punteggi diversi a titoli diversi a seconda della loro rilevanza), che dire degli aspetti motivazionali e delle esperienze non strettamente professionali? Alla fine il punteggio verrebbe aggiustato in modo tale da giustificare la migliore impressione complessiva fatta da un docente rispetto ad un altro. .

Hai ragione ma è il DDL a contribuire a tale confusione non indicando che criteri generici e demandando tutto al dirigente (gli emendamenti proposti in tal senso ovvero il coinvolgimento del consiglio d'istituto paiono, se possibile, peggiorativi). Non esiste relazione diretta tra criteri e vincolo triennale, semplicemente il vincolo triennale condizionerebbe l'azione di docente e dirigente creando per te un circolo virtuoso, per me vizioso e su questo, a me pare, ci siamo confrontati a sufficienza. Sulla valutazione di un'eventuale commissione esterna, pur avendo presenti le problematiche da te esposte, sarei meno pessimista, tornando al nostro antico esempio del docente di Fisica che conosca l'inglese a me pare che lauree, abilitazioni, eventuali master e certificazioni linguistiche debbano pesare di più ai fini della valutazione dei, pur importanti, aspetti motivazionali ed esperienze non strettamente professionali, nulla vieterebbe peraltro di inserire uno psicologo del lavoro o altre figure affini in commissione per valutarli e che, ad ogni modo, una scala di valutazione possa comunque essere individuata (operazione complessa non lo nego).


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:


Mi pareva che la sentenza della Corte Europea e il DDL stesso (perlomeno stando ai proclami) andassero esattamente nella direzione della stabilizzazione del corpo docente considerando quindi l'abuso di contratti a tempo determinato una piaga.

MMM ha scritto:
I docenti iscritti all'albo hanno un contratto a tempo indeterminato prima ancora di ricevere/accettare un incarico.

Meno male, ma io mi riferivo alla tua affermazione : "L'incarico a tempo indeterminato rappresenta un elemento di rigidità del sistema e una possibile fonte di demotivazione del docente."


MMM ha scritto:
La sentenza della Corte europea non ha nulla a che fare con la motivazione del docente o la rigidità del sistema, ma solo con il diritto del lavoratore alla stabilizzazione o ad un risarcimento per la mancata stabilizzazione nel momento in cui si dimostra che la posizione ricoperta non aveva natura temporanea.

Sul piano del diritto nulla da eccepire, sul piano politico (faccio riferimento all'Esecutivo) mi pareva che vi fosse la volontà di limitare il ricorso a contratti a tempo determinato anche laddove non se ne fosse abusato, sul piano strettamente personale mi interessava un chiarimento della tua posizione in merito alla frase citata.



Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Quanto ai diritti sanciti dalla Costituzione, quanti ve ne sono di effettivamente garantiti in Italia?
La libertà di insegnamento è tra questi stante l'abuso di contratti a tempo determinato di cui sopra e tanti altri abusi che non sto qui a ricordarti.

MMM ha scritto:

???

Un docente che ogni tre anni corre il rischio di non essere riconfermato se non piace al dirigente non è un docente che possa esercitare la propria libertà di insegnamento esattamente come il precario utilizzato su posti vacanti che ogni anno ignora se sarà confermato o meno.

MMM ha scritto:
Quindi, secondo te, qualsiasi incarico di docenza a tempo determinato che preveda una valutazione che possa mettere a rischio il suo rinnovo lede l'art. 33 della Costituzione perché di fronte a questo rischio il docente non sarebbe del tutto libero? Non ti pare una lettura un po' troppo estensiva, senz'altro non canonica e per molti versi perversa, di quell'articolo? Questo in effetti garantisce che un docente sia libero di scegliere come insegnare,  ma non che sia libero dalla valutazione delle sue scelte da parte di altri? Il docente deve poter fare le sue scelte, ma non è per questo esentato dalla responsabilità che consegue alla scelta. Altrimenti l'art. 33 renderebbe le scelte del docente non semplicemente libere ma incontestabili - il che evidentemente non possono essere. .

Sì, se la valutazione è compito esclusivo del dirigente sulle cui competenze nutro quelle perplessità  su cui ci siamo ripetutamente confrontati. Assolutamente d'accordo sulla valutazione in itinere del docente la  quale (complessa e dipendente da diverse variabili) dovrebbe essere svolta da figure competenti possibilmente esterne all'istituto di appartenenza e non vincolata necessariamente al mantenimento o meno della sede di lavoro.



Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:

MMM ha scritto:
La tua chiosa finale invece non la capisco: il ddl prevede in effetti che il docente possa scegliere tra gli incarichi che gli vengono proposti, per cui la temporaneità dell'incarico gli permette di cambiarlo con relativa facilità invece di dover essere impiegato sempre con la stessa mansione ed attendere che si presentino tutte le condizioni che giustifichino le "effettive necessità" - un docente potrebbe voler cambiare per ragioni di opportunità oltre che di necessità.  D'altra parte,  l'incarico a tempo indeterminato condannerebbe un istituto a mantenere incarichi che possono diventare rapidamente obsoleti (penso soprattutto, ma non solo, a quelli di ampliamento dell'offerta formativa). C'è dunque un vantaggio prr entrambe le parti ad avere incarichi a tempo determinato (ma garantito per il docente).

Sarei d'accordo con te se le due parti (dirigente-docente) fossero sullo stesso piano, così non è. Nessuno vieta ad un docente con contratto a tempo indeterminato di chiedere il trasferimento qualunque ne sia il motivo, d'altra parte avevo già fatto presente che un organico funzionale pensato con criterio potrebbe permettere al dirigente di ovviare ad un eventuale obsolescenza degli incarichi, secondo me non così frequenti come tu credi.

MMM ha scritto:

Nemmeno se un docente non potesse essere rimosso da una sede le parti sarebbero sullo stesso piano. Il problema è quale asimmetria sia migliore dal punto di vista della possibilità di innalzare la qualità dell'offerta formativa.

Perché rimuovere dalla sede un docente dovrebbe innalzare l'offerta formativa?


MMM ha scritto:
Non "dovrebbe" ma "potrebbe" perché il suo utilizzo in altra sede potrebbe rivelarsi più proficuo e tanto basta.

Ma questo è solo uno degli infiniti casi in cui l'utilizzo di un docente (peraltro da indirizzare ad altra scuola) può rivelarsi più proficuo e nemmeno, a mio parere, il più frequente. Per dirla fuori dai denti un ottimo docente resta ottimo ovunque così come ovunque il pessimo resta tale, ferma restando la necessità di massimizzare il rendimento di entrambi.



Paolo Tuguri ha scritto:
Se l'organico funzionale sarà concepito a tale scopo ben venga, se invece (come temo) sarà utilizzato solo per supplenze su discipline di cui non necessariamente si possiede l'abilitazione allora l'offerta formativa non potrà che impoverirsi.

MMM ha scritto:
Questo è tutto da vedersi. Ma l'importante è che il ddl consenta un utilizzo migliore di quello attuale. Se le potenzialità non verranno sfruttate sarà solo colpa dei ds è saranno costoro a risponderne

Sì ma il DDL non dice né come né quando né quanto e soprattutto mi sfugge la logica punitiva di voler sanzionare un dirigente per la mancanza di competenze che non può né deve avere... Ma qui rientriamo nella sfera di incomunicabilità dovuta alle mie mancate letture.

P.S. Mi scuso per aver tagliato la prima parte della discussione ma si era fatta complicata da decifrare...
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MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Mar Apr 28, 2015 4:14 pm

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:


Mi pareva che la sentenza della Corte Europea e il DDL stesso (perlomeno stando ai proclami) andassero esattamente nella direzione della stabilizzazione del corpo docente considerando quindi l'abuso di contratti a tempo determinato una piaga.

I docenti iscritti all'albo hanno un contratto a tempo indeterminato prima ancora di ricevere/accettare un incarico.

Meno male, ma io mi riferivo alla tua affermazione : "L'incarico a tempo indeterminato rappresenta un elemento di rigidità del sistema e una possibile fonte di demotivazione del docente."

La sentenza della Corte europea non ha nulla a che fare con la motivazione del docente o la rigidità del sistema, ma solo con il diritto del lavoratore alla stabilizzazione o ad un risarcimento per la mancata stabilizzazione nel momento in cui si dimostra che la posizione ricoperta non aveva natura temporanea.

Sul piano del diritto nulla da eccepire, sul piano politico (faccio riferimento all'Esecutivo) mi pareva che vi fosse la volontà di limitare il ricorso a contratti a tempo determinato anche laddove non se ne fosse abusato, sul piano strettamente personale mi interessava un chiarimento della tua posizione in merito alla frase citata.

Sulla rigidità del sistema non credo ci siano molti commenti da fare: se un docente è vincolato ad unincarico e, di conseguenza, ad una sede, la sua professionalità non può essere utilizzata per altro incarico nella stessa o in altra sede, anche se quel docente fosse il candiato ideale per questo nuovo incarico e se il vecchio incarico fosse ormai obsoleto. Da questo punto di vista, una maggiore flessibilità consente una migliore utilizzazione delle risorse. D'altra parte, lo stesso docente potrebbe essere interessato a cambiare incarico, perché, ad esempio, il vecchio incarico è divenuto troppo routinario e vorrebbe mettere la sua professionalità al servizio di in nuovo incarico, nella medesima o in altra sede.
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MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Mar Apr 28, 2015 4:42 pm

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Quanto ai diritti sanciti dalla Costituzione, quanti ve ne sono di effettivamente garantiti in Italia?
La libertà di insegnamento è tra questi stante l'abuso di contratti a tempo determinato di cui sopra e tanti altri abusi che non sto qui a ricordarti.

???

Un docente che ogni tre anni corre il rischio di non essere riconfermato se non piace al dirigente non è un docente che possa esercitare la propria libertà di insegnamento esattamente come il precario utilizzato su posti vacanti che ogni anno ignora se sarà confermato o meno.

Quindi, secondo te, qualsiasi incarico di docenza a tempo determinato che preveda una valutazione che possa mettere a rischio il suo rinnovo lede l'art. 33 della Costituzione perché di fronte a questo rischio il docente non sarebbe del tutto libero? Non ti pare una lettura un po' troppo estensiva, senz'altro non canonica e per molti versi perversa, di quell'articolo? Questo in effetti garantisce che un docente sia libero di scegliere come insegnare,  ma non che sia libero dalla valutazione delle sue scelte da parte di altri? Il docente deve poter fare le sue scelte, ma non è per questo esentato dalla responsabilità che consegue alla scelta. Altrimenti l'art. 33 renderebbe le scelte del docente non semplicemente libere ma incontestabili - il che evidentemente non possono essere.

Sì, se la valutazione è compito esclusivo del dirigente sulle cui competenze nutro quelle perplessità  su cui ci siamo ripetutamente confrontati. Assolutamente d'accordo sulla valutazione in itinere del docente la  quale (complessa e dipendente da diverse variabili) dovrebbe essere svolta da figure competenti possibilmente esterne all'istituto di appartenenza e non vincolata necessariamente al mantenimento o meno della sede di lavoro.

Non mi pare proprio che nel ddl si affermi che la valutazione dell'azione didattica del docente è compito esclusivo del ds (sapresti indicarmi dove?), e certamente non vi si afferma che questa sia vincolata necessariamente al mantenimento o meno della sede di lavoro da parte del docente (a cui potrebbe venir porposto un diverso incarico nello stesso istituto, perché il primo magari è divenuto obsoleto - faccio notare che un'operazione del genere, che potrebbe essere di piena soddisfazione per entrambe le parti, dovrebbe essere invece vista con sospetto da chi difende l'opportunità di commissioni esterne di valutazione della congruità dei profili).


Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:

MMM ha scritto:
La tua chiosa finale invece non la capisco: il ddl prevede in effetti che il docente possa scegliere tra gli incarichi che gli vengono proposti, per cui la temporaneità dell'incarico gli permette di cambiarlo con relativa facilità invece di dover essere impiegato sempre con la stessa mansione ed attendere che si presentino tutte le condizioni che giustifichino le "effettive necessità" - un docente potrebbe voler cambiare per ragioni di opportunità oltre che di necessità.  D'altra parte,  l'incarico a tempo indeterminato condannerebbe un istituto a mantenere incarichi che possono diventare rapidamente obsoleti (penso soprattutto, ma non solo, a quelli di ampliamento dell'offerta formativa). C'è dunque un vantaggio prr entrambe le parti ad avere incarichi a tempo determinato (ma garantito per il docente).

Sarei d'accordo con te se le due parti (dirigente-docente) fossero sullo stesso piano, così non è. Nessuno vieta ad un docente con contratto a tempo indeterminato di chiedere il trasferimento qualunque ne sia il motivo, d'altra parte avevo già fatto presente che un organico funzionale pensato con criterio potrebbe permettere al dirigente di ovviare ad un eventuale obsolescenza degli incarichi, secondo me non così frequenti come tu credi.

Nemmeno se un docente non potesse essere rimosso da una sede le parti sarebbero sullo stesso piano. Il problema è quale asimmetria sia migliore dal punto di vista della possibilità di innalzare la qualità dell'offerta formativa.

Perché rimuovere dalla sede un docente dovrebbe innalzare l'offerta formativa?

Non "dovrebbe" ma "potrebbe" perché il suo utilizzo in altra sede potrebbe rivelarsi più proficuo e tanto basta.

Ma questo è solo uno degli infiniti casi in cui l'utilizzo di un docente (peraltro da indirizzare ad altra scuola) può rivelarsi più proficuo e nemmeno, a mio parere, il più frequente. Per dirla fuori dai denti un ottimo docente resta ottimo ovunque così come ovunque il pessimo resta tale, ferma restando la necessità di massimizzare il rendimento di entrambi.

Ma questa semplificazione è un passo indietro inaccettabile rispetto alle distinzioni sottolineate se non introdotte dal ddl. Primo, perché un pessimo docente che ha superato un percorso di abilitazione all'insegnamento ed un concorso pubblico può essere solo il risultato di circostanze eccezionali; al limite un buon docente potrebbe essere diventato "pessimo" per mancanza di aggiornamento, applicazione e quant'altro - nel qual caso dovrebbe essere licenziato o messo fuori servizio (a seconda che il suo regresso sia o meno legato ad una condizione medica riconosciuta). Secondo, perché valutare comparativamente i docenti ha senso solo rispetto ad un preciso incarico dove diventano rilevanti non le qualifiche generali del "buon docente" (che sono già certificate dall'abilitazione), ma specifiche competenze di natura disciplinare o didattica o motivazionale che vanno oltre quelle qualifiche.


Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Se l'organico funzionale sarà concepito a tale scopo ben venga, se invece (come temo) sarà utilizzato solo per supplenze su discipline di cui non necessariamente si possiede l'abilitazione allora l'offerta formativa non potrà che impoverirsi.

Questo è tutto da vedersi. Ma l'importante è che il ddl consenta un utilizzo migliore di quello attuale. Se le potenzialità non verranno sfruttate sarà solo colpa dei ds è saranno costoro a risponderne

Sì ma il DDL non dice né come né quando né quanto e soprattutto mi sfugge la logica punitiva di voler sanzionare un dirigente per la mancanza di competenze che non può né deve avere... Ma qui rientriamo nella sfera di incomunicabilità dovuta alle mie mancate letture.

A parte il fatto che il ddl parla di valutazione dell'operato del ds (art. 7, c. 8; art. 21, lettera d) e che le mancate letture di certo non aiutano, non c'è nessuna logica punitiva rispetto a competenze che chi potrà essere punito non può né deve avere, ma semplicemente l'assunzione di responsabilità da parte di chi ha (chiesto) il potere di operare delle scelte. Nulla vieta al ds che non si sentisse sufficientemente competente di farsi assistere nella scelta da "esperti" (un comitato interno, per esempio) o di delegare la scelta all'USR. Ma deve essere fatto valere il principio che chi ha un potere (peraltro - ribadisco - richiesto dagli stessi ds) e lo esercita, ne deve poi rispondere, così come dovrebbe rispondere della decisione di non esercitarlo.
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Paolo Tuguri



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MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Gio Apr 30, 2015 3:28 pm

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Quanto ai diritti sanciti dalla Costituzione, quanti ve ne sono di effettivamente garantiti in Italia?
La libertà di insegnamento è tra questi stante l'abuso di contratti a tempo determinato di cui sopra e tanti altri abusi che non sto qui a ricordarti.

???

Un docente che ogni tre anni corre il rischio di non essere riconfermato se non piace al dirigente non è un docente che possa esercitare la propria libertà di insegnamento esattamente come il precario utilizzato su posti vacanti che ogni anno ignora se sarà confermato o meno.

Quindi, secondo te, qualsiasi incarico di docenza a tempo determinato che preveda una valutazione che possa mettere a rischio il suo rinnovo lede l'art. 33 della Costituzione perché di fronte a questo rischio il docente non sarebbe del tutto libero? Non ti pare una lettura un po' troppo estensiva, senz'altro non canonica e per molti versi perversa, di quell'articolo? Questo in effetti garantisce che un docente sia libero di scegliere come insegnare,  ma non che sia libero dalla valutazione delle sue scelte da parte di altri? Il docente deve poter fare le sue scelte, ma non è per questo esentato dalla responsabilità che consegue alla scelta. Altrimenti l'art. 33 renderebbe le scelte del docente non semplicemente libere ma incontestabili - il che evidentemente non possono essere.

Sì, se la valutazione è compito esclusivo del dirigente sulle cui competenze nutro quelle perplessità  su cui ci siamo ripetutamente confrontati. Assolutamente d'accordo sulla valutazione in itinere del docente la  quale (complessa e dipendente da diverse variabili) dovrebbe essere svolta da figure competenti possibilmente esterne all'istituto di appartenenza e non vincolata necessariamente al mantenimento o meno della sede di lavoro.

MMM ha scritto:
Non mi pare proprio che nel ddl si affermi che la valutazione dell'azione didattica del docente è compito esclusivo del ds (sapresti indicarmi dove?), e certamente non vi si afferma che questa sia vincolata necessariamente al mantenimento o meno della sede di lavoro da parte del docente (a cui potrebbe venir porposto un diverso incarico nello stesso istituto, perché il primo magari è divenuto obsoleto - faccio notare che un'operazione del genere, che potrebbe essere di piena soddisfazione per entrambe le parti, dovrebbe essere invece vista con sospetto da chi difende l'opportunità di commissioni esterne di valutazione della congruità dei profili).)

Molto bene, allora perché non togliere il vincolo triennale? Quanto alla seconda parte non vedo perché dovrei vedere con sospetto un'operazione che ho in precedenza auspicato, stante un corretto uso dell'organico funzionale.

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:

MMM ha scritto:
La tua chiosa finale invece non la capisco: il ddl prevede in effetti che il docente possa scegliere tra gli incarichi che gli vengono proposti, per cui la temporaneità dell'incarico gli permette di cambiarlo con relativa facilità invece di dover essere impiegato sempre con la stessa mansione ed attendere che si presentino tutte le condizioni che giustifichino le "effettive necessità" - un docente potrebbe voler cambiare per ragioni di opportunità oltre che di necessità.  D'altra parte,  l'incarico a tempo indeterminato condannerebbe un istituto a mantenere incarichi che possono diventare rapidamente obsoleti (penso soprattutto, ma non solo, a quelli di ampliamento dell'offerta formativa). C'è dunque un vantaggio prr entrambe le parti ad avere incarichi a tempo determinato (ma garantito per il docente).

Sarei d'accordo con te se le due parti (dirigente-docente) fossero sullo stesso piano, così non è. Nessuno vieta ad un docente con contratto a tempo indeterminato di chiedere il trasferimento qualunque ne sia il motivo, d'altra parte avevo già fatto presente che un organico funzionale pensato con criterio potrebbe permettere al dirigente di ovviare ad un eventuale obsolescenza degli incarichi, secondo me non così frequenti come tu credi.

Nemmeno se un docente non potesse essere rimosso da una sede le parti sarebbero sullo stesso piano. Il problema è quale asimmetria sia migliore dal punto di vista della possibilità di innalzare la qualità dell'offerta formativa.

Perché rimuovere dalla sede un docente dovrebbe innalzare l'offerta formativa?

Non "dovrebbe" ma "potrebbe" perché il suo utilizzo in altra sede potrebbe rivelarsi più proficuo e tanto basta.

Ma questo è solo uno degli infiniti casi in cui l'utilizzo di un docente (peraltro da indirizzare ad altra scuola) può rivelarsi più proficuo e nemmeno, a mio parere, il più frequente. Per dirla fuori dai denti un ottimo docente resta ottimo ovunque così come ovunque il pessimo resta tale, ferma restando la necessità di massimizzare il rendimento di entrambi.

MMM ha scritto:
Ma questa semplificazione è un passo indietro inaccettabile rispetto alle distinzioni sottolineate se non introdotte dal ddl. Primo, perché un pessimo docente che ha superato un percorso di abilitazione all'insegnamento ed un concorso pubblico può essere solo il risultato di circostanze eccezionali; al limite un buon docente potrebbe essere diventato "pessimo" per mancanza di aggiornamento, applicazione e quant'altro - nel qual caso dovrebbe essere licenziato o messo fuori servizio (a seconda che il suo regresso sia o meno legato ad una condizione medica riconosciuta). Secondo, perché valutare comparativamente i docenti ha senso solo rispetto ad un preciso incarico dove diventano rilevanti non le qualifiche generali del "buon docente" (che sono già certificate dall'abilitazione), ma specifiche competenze di natura disciplinare o didattica o motivazionale che vanno oltre quelle qualifiche.

E' ovvio che si tratti di una semplificazione come d'altra parte la tua: "al limite un buon docente potrebbe essere diventato "pessimo" per mancanza di aggiornamento, applicazione e quant'altro - nel qual caso dovrebbe essere licenziato o messo fuori servizio (a seconda che il suo regresso sia o meno legato ad una condizione medica riconosciuta)".Resta il fatto che spostare un docente ogni tre anni difficilmente ne potrà migliorare la qualità , tenuto conto anche che la sola possibilità che questo avvenga contribuisce a minare l'autonomia dello stesso.


Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Se l'organico funzionale sarà concepito a tale scopo ben venga, se invece (come temo) sarà utilizzato solo per supplenze su discipline di cui non necessariamente si possiede l'abilitazione allora l'offerta formativa non potrà che impoverirsi.

Questo è tutto da vedersi. Ma l'importante è che il ddl consenta un utilizzo migliore di quello attuale. Se le potenzialità non verranno sfruttate sarà solo colpa dei ds è saranno costoro a risponderne

Sì ma il DDL non dice né come né quando né quanto e soprattutto mi sfugge la logica punitiva di voler sanzionare un dirigente per la mancanza di competenze che non può né deve avere... Ma qui rientriamo nella sfera di incomunicabilità dovuta alle mie mancate letture.

MMM ha scritto:
A parte il fatto che il ddl parla di valutazione dell'operato del ds (art. 7, c. 8; art. 21, lettera d) e che le mancate letture di certo non aiutano, non c'è nessuna logica punitiva rispetto a competenze che chi potrà essere punito non può né deve avere, ma semplicemente l'assunzione di responsabilità da parte di chi ha (chiesto) il potere di operare delle scelte. Nulla vieta al ds che non si sentisse sufficientemente competente di farsi assistere nella scelta da "esperti" (un comitato interno, per esempio) o di delegare la scelta all'USR. Ma deve essere fatto valere il principio che chi ha un potere (peraltro - ribadisco - richiesto dagli stessi ds) e lo esercita, ne deve poi rispondere, così come dovrebbe rispondere della decisione di non esercitarlo.

Siamo alle solite: i criteri individuati per la valutazione del dirigente sono precedenti alla stesura del DDL quindi NON POSSONO valutare la scelta dei docenti, (scelta per cui non sono competenti e quindi non possono essere valutati a mio avviso) la delega dice "faremo" ma nulla di concreto vi si trova. Ad ogni modo grazie per aver citato gli articoli in oggetto così ciascuno può leggerli e giudicare.
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MMM



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MessaggioOggetto: Re: Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds   Lun Mag 04, 2015 10:30 am

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Non mi pare proprio che nel ddl si affermi che la valutazione dell'azione didattica del docente è compito esclusivo del ds (sapresti indicarmi dove?), e certamente non vi si afferma che questa sia vincolata necessariamente al mantenimento o meno della sede di lavoro da parte del docente (a cui potrebbe venir porposto un diverso incarico nello stesso istituto, perché il primo magari è divenuto obsoleto - faccio notare che un'operazione del genere, che potrebbe essere di piena soddisfazione per entrambe le parti, dovrebbe essere invece vista con sospetto da chi difende l'opportunità di commissioni esterne di valutazione della congruità dei profili).)

Molto bene, allora perché non togliere il vincolo triennale? Quanto alla seconda parte non vedo perché dovrei vedere con sospetto un'operazione che ho in precedenza auspicato, stante un corretto uso dell'organico funzionale.

1. Perché le esigenze - e duque gli incarichi - cambiano in un tempo molto più breve dell'intera vita professionale di un docente.
2. Perché si tratta di operazione che non vede il coinvolgimento di una commissione esterna che dovrebbe rivalutare la situazione, visto che nuovi docenti potrebbero essere stati immessi in albo e non si può escludere che siano "più ideonei" per qeull'incarico del docente che lo ha assunto nel precedente triennio. In altri termini, per chi ravvisa la necessità dell'intervento di una commissione esterna, la soddisfazione di ds e docente (e CdI) non sono sufficienti per l'attribuzione di un incarico).


Paolo Tuguri ha scritto:

Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:

MMM ha scritto:
La tua chiosa finale invece non la capisco: il ddl prevede in effetti che il docente possa scegliere tra gli incarichi che gli vengono proposti, per cui la temporaneità dell'incarico gli permette di cambiarlo con relativa facilità invece di dover essere impiegato sempre con la stessa mansione ed attendere che si presentino tutte le condizioni che giustifichino le "effettive necessità" - un docente potrebbe voler cambiare per ragioni di opportunità oltre che di necessità.  D'altra parte,  l'incarico a tempo indeterminato condannerebbe un istituto a mantenere incarichi che possono diventare rapidamente obsoleti (penso soprattutto, ma non solo, a quelli di ampliamento dell'offerta formativa). C'è dunque un vantaggio prr entrambe le parti ad avere incarichi a tempo determinato (ma garantito per il docente).

Sarei d'accordo con te se le due parti (dirigente-docente) fossero sullo stesso piano, così non è. Nessuno vieta ad un docente con contratto a tempo indeterminato di chiedere il trasferimento qualunque ne sia il motivo, d'altra parte avevo già fatto presente che un organico funzionale pensato con criterio potrebbe permettere al dirigente di ovviare ad un eventuale obsolescenza degli incarichi, secondo me non così frequenti come tu credi.

Nemmeno se un docente non potesse essere rimosso da una sede le parti sarebbero sullo stesso piano. Il problema è quale asimmetria sia migliore dal punto di vista della possibilità di innalzare la qualità dell'offerta formativa.

Perché rimuovere dalla sede un docente dovrebbe innalzare l'offerta formativa?

Non "dovrebbe" ma "potrebbe" perché il suo utilizzo in altra sede potrebbe rivelarsi più proficuo e tanto basta.

Ma questo è solo uno degli infiniti casi in cui l'utilizzo di un docente (peraltro da indirizzare ad altra scuola) può rivelarsi più proficuo e nemmeno, a mio parere, il più frequente. Per dirla fuori dai denti un ottimo docente resta ottimo ovunque così come ovunque il pessimo resta tale, ferma restando la necessità di massimizzare il rendimento di entrambi.

MMM ha scritto:
Ma questa semplificazione è un passo indietro inaccettabile rispetto alle distinzioni sottolineate se non introdotte dal ddl. Primo, perché un pessimo docente che ha superato un percorso di abilitazione all'insegnamento ed un concorso pubblico può essere solo il risultato di circostanze eccezionali; al limite un buon docente potrebbe essere diventato "pessimo" per mancanza di aggiornamento, applicazione e quant'altro - nel qual caso dovrebbe essere licenziato o messo fuori servizio (a seconda che il suo regresso sia o meno legato ad una condizione medica riconosciuta). Secondo, perché valutare comparativamente i docenti ha senso solo rispetto ad un preciso incarico dove diventano rilevanti non le qualifiche generali del "buon docente" (che sono già certificate dall'abilitazione), ma specifiche competenze di natura disciplinare o didattica o motivazionale che vanno oltre quelle qualifiche.

E' ovvio che si tratti di una semplificazione come d'altra parte la tua: "al limite un buon docente potrebbe essere diventato "pessimo" per mancanza di aggiornamento, applicazione e quant'altro - nel qual caso dovrebbe essere licenziato o messo fuori servizio (a seconda che il suo regresso sia o meno legato ad una condizione medica riconosciuta)".Resta il fatto che spostare un docente ogni tre anni difficilmente ne potrà migliorare la qualità , tenuto conto anche che la sola possibilità che questo avvenga contribuisce a minare l'autonomia dello stesso.

La mia non è una semplificazione ma un tentativo di interpretazione che renda sensata la tua affermazione sul "pessimo docente che resta tale". A parte il fatto che lo spostamento dello stesso docente ogni tre anni è un'ipotesi teorica alquanto improbabile su cui non si dovrebbe basare l'intero argomento (proprio perché verosimilmente non rappresentativa) e che lo spostamento avverrebbe comunque all'interno di uno spazio limitato, non vedo in che modo tutto ciò possa "minare l'autonomia" del docente, a meno che costui non sia disposto a barattare la propria professionalità per il mantenimento della sede. Ma la mia ipotesi è invece esattamente quella contraria, ossia che un docente manterrà la propria sede quanto più sarà professionale - anche se ciò dovesse significare difendere la propria opinione professionale contro le insistenze del ds in particolari circostanze.


Paolo Tuguri ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
MMM ha scritto:
Paolo Tuguri ha scritto:
Se l'organico funzionale sarà concepito a tale scopo ben venga, se invece (come temo) sarà utilizzato solo per supplenze su discipline di cui non necessariamente si possiede l'abilitazione allora l'offerta formativa non potrà che impoverirsi.

Questo è tutto da vedersi. Ma l'importante è che il ddl consenta un utilizzo migliore di quello attuale. Se le potenzialità non verranno sfruttate sarà solo colpa dei ds è saranno costoro a risponderne

Sì ma il DDL non dice né come né quando né quanto e soprattutto mi sfugge la logica punitiva di voler sanzionare un dirigente per la mancanza di competenze che non può né deve avere... Ma qui rientriamo nella sfera di incomunicabilità dovuta alle mie mancate letture.

MMM ha scritto:
A parte il fatto che il ddl parla di valutazione dell'operato del ds (art. 7, c. 8; art. 21, lettera d) e che le mancate letture di certo non aiutano, non c'è nessuna logica punitiva rispetto a competenze che chi potrà essere punito non può né deve avere, ma semplicemente l'assunzione di responsabilità da parte di chi ha (chiesto) il potere di operare delle scelte. Nulla vieta al ds che non si sentisse sufficientemente competente di farsi assistere nella scelta da "esperti" (un comitato interno, per esempio) o di delegare la scelta all'USR. Ma deve essere fatto valere il principio che chi ha un potere (peraltro - ribadisco - richiesto dagli stessi ds) e lo esercita, ne deve poi rispondere, così come dovrebbe rispondere della decisione di non esercitarlo.

Siamo alle solite: i criteri individuati per la valutazione del dirigente sono precedenti alla stesura del DDL quindi NON POSSONO valutare la scelta dei docenti, (scelta per cui non sono competenti e quindi non possono essere valutati a mio avviso) la delega dice "faremo" ma nulla di concreto vi si trova. Ad ogni modo grazie per aver citato gli articoli in oggetto così ciascuno può leggerli e giudicare.

Ammesso che sia opportuno che la "scelta dei docenti" - più propriamente, l'offerta degli incarichi - da parte dei ds sia esplicitamente valutata, pare proprio che - proprio per scongiurare certe paure che presonalmente trovo immotivate - il ddl verrà emendato nel senso di rendere più espliciti di quanto già non siano i criteri generali per l'offerta degli incarichi.
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Sulla proposta di incarico e la valutazione dei ds
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