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 I bravi diventano "cattivi".

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Indomito_2014



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MessaggioOggetto: I bravi diventano "cattivi".   Ven Apr 24, 2015 8:33 pm

Promemoria primo messaggio :

Prendo spunto da un topic recente su un'alunna molto dotata ma sfrontata e poco educata.
Ebbene, vorrei proporre una riflessione: la scuola inclusiva non rischia di far diventare i bravissimi degli alienati annoiati e potenzialmente aggressivi?

Mi spiego. Prendiamo Mario, alunno di 14 anni con alte competenze nella lingua italiana; nonostante i grandi sforzi del suo bravo insegnante, alla fine dell'anno si trova con un 9 che lo differenzia pochissimo da un alunno con obiettivi minimi che ha preso 6 con l'aiuto di tutta la scuola... in cosa troverà la voglia di continuare a fare qualcosa e di non accontentarsi di un 6, disturbando però le lezioni visto che sono deludenti e che non lo stimolano per nulla alla competizione (nemmeno SANA competizione)?
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Ven Mag 01, 2015 11:24 am

La scuola italiana non valuta (e non va) perché politica e cosiddetta "società civile" sono convinte che questo non sia tra i suoi compiti e cercano di limitare il più possibile l'esercizio del dovere della valutazione.

Ormai il paradigma prevalente tra gli ideologi della scuola dell'inclusività (malamente intesa) e tra gli stessi operatori è che sia più la scuola a doversi adattare ai desiderata di studenti singoli e famiglie, non a caso chiamati "utenza", che gli studenti a doversi adattare alle richieste della scuola in termini di impegno e competenze da raggiungere.

La scuola semplificando, facilitando e banalizzando sposta inesorabilmente il suo asse verso l'utenza, che a sua volta è sempre più refrattaria a compiere quello sforzo di spostarsi verso le competenze e le conoscenze da raggiungere.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Ven Mag 01, 2015 12:47 pm

Ok, questo era chiaro, e diciamo che in linea di principio può anche essere una visione legittima, e una scelta politica come un'altra, che uno stato e una società hanno il diritto di fare, se alla maggioranza sta bene.

Ovviamente, io non la condivido, penso che sia una scelta sbagliata, e per quanto possibile la combatto, però non dico che non sia eticamente legittima: se veramente la maggioranza sceglie di volere quello, amen, glielo diamo, fa parte (entro certi limiti) del diritto all'autodeterminazione delle società e delle popolazioni.

Quello che non tollero è la CONTRADDITTORIETA' delle richieste e delle aspettative:

ossia, che lo stesso milieu sociale che pretende la scuola inclusiva, banalizzata, semplificata, gratificante e divertente per tutti, poi però CONTEMPORANEAMENTE pretenderebbe anche che questa scuola garantisse competenze elevate, che sfornasse dei giovani preparati, attrezzati e competitivi, e che addirittura favorisse l'emersione delle eccellenze (e se questo non avviene, la colpa è sempre della scuola che "non ha insegnato abbastanza" ai giovani).

E' solo questo gioco delle tre carte che mi fa partire la brocca, molto di più del semplice mollaccionismo o disimpegno.

Ma santa pazienza, prima si protesta perché le richieste sono troppo alte, troppo dure, troppo selettive, e che il figliolo per essere promosso deve fare troppa fatica, e si rivendica il diritto alla promozione anche senza aver imparato niente... e poi ci si lamenta perché il figliolo medesimo è uscito dal percorso scolastico senza aver effettivamente imparato niente? E tutto questo, NON in un contesto personale di famiglia, ma esteso alla società intera?

Ma decidiamoci, almeno!
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Dom Mag 03, 2015 2:12 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
lucetta, scusa se insisto, ma continuo a non capire proprio in che modo l'introduzione di un percorso unico uguale per tutti per altri anni in più di adesso dovrebbe servire a migliorare l'efficienza della trasmissione di conoscenze e cultura che si persegue in tal senso. L'unico risultato sarebbe quello di diminuire ancora di più il margine di scelta personale sul tipo di argomenti da studiare, e quindi di rendere la maggior parte degli studenti ANCORA più scontenti e delusi di quanto non lo siano già.

Se tutti devono fare le stesse cose, QUALI sarebbero queste famigerate cose comuni da far fare a tutti? Immagino, una "via di mezzo" tra le programmazioni diverse dei diversi indirizzi di studio che ci sono attualmente.

Per cui, se Pippo adesso sceglie una certa scuola apposta perché ci sono più ore di materie umanistiche e c'è poca matematica, mentre Geppo ne sceglie un'altra per le motivazioni esattamente contrarie... se li si costringe a fare un percorso uguale vorrà dire che Geppo sarà costretto a fare MENO matematica di quella che avrebbe voluto fare, Pippo sarà costretto a fare MENO materie umanistiche di quello che avrebbe voluto, e che ognuno dei due sarà costretto a sciropparsi complessivamente una parte MAGGIORE di adesso di materie che non gli piacciono e in cui riesce peggio.

Il risultato sarà che entrambi impareranno di meno di prima, ed entrambi saranno più scontenti della scuola rispetto a come stavano le cose prima. Dove sta il vantaggio, per loro?



Insisto anche io: non sono una fan del quinquennio e non so se avrebbe effetti benefici, di sicuro, in linea di principio, la trovo una soluzione molto più razionale di quella attuale che ha prolungato l'obbligo senza nessun adeguamento alla nuova realtà e, a parte aumentare il numero degli iscritti alle scuole superiori, non ha sortito nessunissimo effetto positivo sul livello medio di istruzione.
E' inevitabile che nella scuola di massa, senza selezione e con tutti i ragazzi insieme, il livello generale si abbassi (allo stesso modo in cui la sanità pubblica è fatta necessariamente di file e disservizi)? Non direi e il fatto che questo succeda, ad esempio, alle scuole medie, non significa affatto che la situazione sia ineluttabile e ci si debba rassegnare e puntare su pochi. Per fare una battuta avevo citato il socialismo reale, ma forse non è così peregrino come accostamento: lì c'era una scuola di massa (massissima considerando i numeri) con obiettivi ben più che decenti, non classista, veramente capillare.  
Mi piacerebbe discutere della possibilità di innalzare il livello medio degli studenti in età di obbligo invece di concludere che non è possibile e quindi meglio tornare all'obbligo a 14 anni. Almeno mi piacerebbe farlo dopo che ci fosse stato un tentativo di farlo, allo stato assolutamente inesistente.
Quali potrebbero essere le discipline lo chiedi perché non riesci a prescindere dalla necessità della scelta di un indirizzo a partire dai 14 anni, cosa che non vedo assolutamente necessaria (che anzi, sempre sul piano del ragionamento, cozza con i principi della scuola dell'obbligo), ma che non vedo nemmeno come necessariamente da escludere: chi ha proposte in merito le faccia. 
Insomma, se cerchiamo un vantaggio futuro (ma non sono certa di avere lo stesso obiettivo: quello di salvare i pochi quattro gatti che arriveranno a diploma invece di quelli che potrebbero concludere almeno decentemente la scuola dell'obbligo), l'unico dato di cui disponiamo e sul quale si dovrebbe riflettere è che ora sono scontenti tutti e forse sarebbe il caso di riconsiderare la questione, se non altro per non accettare supinamente il principio, che mi è parso largamente accettato dagli interventi che ho letto, che affinchè alcuni possano ricevere una "sana trasmissione dei contenuti", altri, all'IPSIA per esempio, debbano rimanere parcheggiati a non fare niente, obbligati, allora si, a rimanere a scuola, ma anche ipocritamente messi a oziare


Ultima modifica di lucetta10 il Dom Mag 03, 2015 2:31 pm, modificato 1 volta
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Dom Mag 03, 2015 2:16 pm

Lenar ha scritto:
lucetta10 ha scritto:


e certo, è proprio l'elevamento su base esclusivamente anagrafica che metto in discussione e per la quale cerco di suggerire altre possibilità!
Per il resto, quelli di cui parli sono problemi noti che richiedono soluzioni diverse da quella di cui stiamo parlando: maggiore rispetto delle regole e maggiori sanzioni nella scuola (anche qui: in un'ottica di obbligo la sanzione andrebbe interpretata in modo peculiare), sviluppo di una cultura dell'impegno... non confondiamo tutto nel calderone.

Si dai, trasformiamo la scuola in un fac simile della naja. Magari le "sanzioni" le facciamo comminare direttamente dal Sergente di guardia, pardon, dal super-Preside che emerge dalla riforma Giannini.

Trasmettere l'amore per la cultura e per l'istruzione con maggiori sanzioni? Ma per piacere...

La prima cosa di cui si dovrebbe partire per ragionare di scuola e di adolescenti è che imparare non deve essere un obbligo. Se diventa un obbligo non parliamo più di scuola ma di "leva obbligatoria". Sai come reagisce un adolescente quando gli dici cosa "deve" fare?



Sei uno dei pochi a pensare che la scuola attuale sia troppo repressiva e non necessiti di un sistema di sanzioni più efficace: ne prendo atto.
Ammesso che l'età dell'adolescenza sia quella delle libere scelte, so come reagiscono alcuni adolescenti all'obbligo, come reagivano le generazioni precedenti a questa, come si dovrebbe reagire, come si reagisce oggi: sono piani molto diversi
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Dom Mag 03, 2015 2:22 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
In tal caso, l'unica conseguenza razionale che si potrebbe trarre è quella di riportare l'obbligo scolastico a età più basse, come stava prima, e come qualcun altro ha già sostenuto.

Ma che si possa pretendere di innalzare l'obbligo scolastico (nel senso di pura e semplice frequentazione fisica della scuola), però pensando contemporaneamente di eliminare qualsiasi obbligo di impegno e di responsabilizzazione personale fino a che la frequentano "perché devono essere educati a capire quanto è bello imparare per scelta", mi sembra demenzialità pura.

Costringere i ragazzi a venire a scuola per obbligo, però poi dispensarli da qualsiasi altro obbligo una volta che a scuola ci sono venuti, e blandirli e coccolarli per farli sentire "liberi di imparare per scelta" senza nessun altro dovere né morale né materiale... dovrebbe aumentare la loro disponibilità all'apprendimento, o addirittura aumentare il livello culturale della popolazione generale? ma scherziamo?????

Il paragone con la naia, tutto sommato, è pure calzante: non mi risulta che la leva militare obbligatoria abbia mai fatto sviluppare il senso profondo del patriottismo e dell'eroismo militare a nessuno che non ci credesse già da prima per i fatti suoi (che erano quattro gatti). Ma infatti, di fronte all'evidenza assoluta che non servisse a nulla, la leva militare obbligatoria è stata abolita del tutto, mica è stata rafforzata, potenziata, o resa ancora più lunga e più vincolante! E tantomeno si è pensato di renderla più appetibile alleggerendola dalle fatiche e dai disagi, e trasformandola in un puro e semplice luna park in cui si è obbligati ad andare, sì, ma solo per socializzare e per essere coccolati.

Che invece è proprio quello che si vorrebbe fare con la scuola-superiore-più-lunga-possibile-per-tutti

Ossia, si pretenderebbe di risolvere il problema dei "ragazzi che non hanno voglia di andare a scuola" semplicemente innalzando l'obbligo e quindi costringendoceli a starci ancora di più, però senza nessun obbligo e senza nessuna sanzione...

L.



e chi ha sostenuto una tale ipotesi? Sono stata la prima a dire che non si può intendere l'obbligo come "pura frequentazione dei locali di pertinenza del MIUR". Mentre invece la situazione attuale è proprio questa, è il sistema attuale ad essere come dici, non quello a venire!
Guarda che l'obbligo è già stato elevato, ma pare che alcuni lo stiano scoprendo solo ora!
Ma che c'entra la naja? Ma come si fa ad avallare tali accostamenti? Se la scuola fosse come la naja potremmo pensare alla sua abolizione: ti pare possibile? La discussione sta prendendo una piega molto banalizzante
Ci sono bambini che la voglia di studiare non ce l'hanno nemmeno a 7 anni: vogliamo spedirli subito a impastare mattoni? Oppure continuiamo a sostenere che le maestre si debbano (perché lì l'obbligo non lo mette in dubbio nessuno) smazzare più rogne dei prof delle scuole superiori?
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Dom Mag 03, 2015 9:47 pm

lucetta10 ha scritto:
Lenar ha scritto:
lucetta10 ha scritto:


e certo, è proprio l'elevamento su base esclusivamente anagrafica che metto in discussione e per la quale cerco di suggerire altre possibilità!
Per il resto, quelli di cui parli sono problemi noti che richiedono soluzioni diverse da quella di cui stiamo parlando: maggiore rispetto delle regole e maggiori sanzioni nella scuola (anche qui: in un'ottica di obbligo la sanzione andrebbe interpretata in modo peculiare), sviluppo di una cultura dell'impegno... non confondiamo tutto nel calderone.

Si dai, trasformiamo la scuola in un fac simile della naja. Magari le "sanzioni" le facciamo comminare direttamente dal Sergente di guardia, pardon, dal super-Preside che emerge dalla riforma Giannini.

Trasmettere l'amore per la cultura e per l'istruzione con maggiori sanzioni? Ma per piacere...

La prima cosa di cui si dovrebbe partire per ragionare di scuola e di adolescenti è che imparare non deve essere un obbligo. Se diventa un obbligo non parliamo più di scuola ma di "leva obbligatoria". Sai come reagisce un adolescente quando gli dici cosa "deve" fare?



Sei uno dei pochi a pensare che la scuola attuale sia troppo repressiva e non necessiti di un sistema di sanzioni più efficace: ne prendo atto.
Ammesso che l'età dell'adolescenza sia quella delle libere scelte, so come reagiscono alcuni adolescenti all'obbligo, come reagivano le generazioni precedenti a questa, come si dovrebbe reagire, come si reagisce oggi: sono piani molto diversi

Distinguiamo bene...

CASO A: se la scuola rimane così come è (ovvero, IMHO, completamente disfunzionale all'obiettivo di trasmettere cultura), ovvero se ci teniamo quella che io definirei la "scuola-naja", le  sanzioni ci vogliono. Anzi, sono pure poche. Il sistema, per come è strutturato ora potrebbe funzionare solo se si ritornasse ad una selezione darwiniana degli iscritti, con tassi di bocciatura a doppia cifra. Il problema è che questo sistema non funziona. Peggio: questo sistema non serve assolutamente a trasmettere ai discenti il piacere della cultura e dell'apprendere. Questo sistema produce studenti che, finita la scuola, come prima cosa "vendono i libri" perché, tanto, sono inutili. Questo sistema produce gente che, dopo il diploma non legge più un libro perché "leggere un libro è una cosa noiosa" che si fa solo se c'è qualche cerbero che ti obbliga a farlo.

CASO B: Aboliamo la scuola-naja e pensiamo ad una scuola diversa in cui non si parla di "sanzioni", "voti" e "bocciature" ma si ragiona su come rendere l'esperienza scolastica qualcosa di piacevole e coerente coi bisogni educativi del discente.

Nel caso B le sanzioni non servono.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Dom Mag 03, 2015 10:22 pm

Basta che si cominci a prendere atto, come PRIMO presupposto di base indiscutibile, che tutte le strategie GIA' ampiamente adottate a tappeto negli ultimi 15-20 anni per rendere la scuola "piacevole" si sono rivelate assolutamente fallimentari e hanno di gran lunga perggiorato la situazione rispetto a quella che c'era in passato. E che quindi devono essere completamente eliminate anche quelle.

Poi, e solo POI, si potrà cominciare a pensare a quali strategie realmente nuove possano essere proposte al posto di quelle.

Ma se si parte dal presupposto di continuare nel solco della cosiddetta "scuola inclusiva" così come sta adesso, e magari di renderla "ancora più inclusiva" enfatizzando proprio gli aspetti ludici, assistenziali, buonisti e coccolosi che sono largamente dominanti adesso, deve essere chiaro fin dall'inizio che NON FUNZIONERA' e peggiorerà ulteriormente.

L.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Dom Mag 03, 2015 11:22 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Basta che si cominci a prendere atto, come PRIMO presupposto di base indiscutibile, che tutte le strategie GIA' ampiamente adottate a tappeto negli ultimi 15-20 anni per rendere la scuola "piacevole" si sono rivelate assolutamente fallimentari e hanno di gran lunga perggiorato la situazione rispetto a quella che c'era in passato. E che quindi devono essere completamente eliminate anche quelle.

Poi, e solo POI, si potrà cominciare a pensare a quali strategie realmente nuove possano essere proposte al posto di quelle.

Ma se si parte dal presupposto di continuare nel solco della cosiddetta "scuola inclusiva" così come sta adesso, e magari di renderla "ancora più inclusiva" enfatizzando proprio gli aspetti ludici, assistenziali, buonisti e coccolosi che sono largamente dominanti adesso, deve essere chiaro fin dall'inizio che NON FUNZIONERA' e peggiorerà ulteriormente.

L.

Sono perfettamente d'accordo.

Lo stesso concetto di "scuola inclusiva" andrebbe ripensato. Per me, una volta raggiunto un livello minimo di "competenze di cittadinanza", grossomodo riconducibili a quelle che uno dovrebbe possedere alla fine della scuola media, il sistema-scuola, per essere davvero inclusivo, andrebbe ripensato partendo dai "bisogni educativi" dei discenti: se il discente X vuole imparare a fare il tornitore e non gli frega niente di Dante e della Divina Commedia, gli si insegna a usare il tornio e si lascia da parte Dante. Se il discente Y è affascinato da Dante e non gli frega niente della meccanica, avanti con Dante.

Certamente l'ultima cosa da fare è alzare ulteriormente l'obbligo di istruzione tenendo il modello della scuola-naja come riferimento.
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 5:38 am

paniscus_2.0 ha scritto:
Basta che si cominci a prendere atto, come PRIMO presupposto di base indiscutibile, che tutte le strategie GIA' ampiamente adottate a tappeto negli ultimi 15-20 anni per rendere la scuola "piacevole" si sono rivelate assolutamente fallimentari e hanno di gran lunga perggiorato la situazione rispetto a quella che c'era in passato. E che quindi devono essere completamente eliminate anche quelle.

Poi, e solo POI, si potrà cominciare a pensare a quali strategie realmente nuove possano essere proposte al posto di quelle.

Ma se si parte dal presupposto di continuare nel solco della cosiddetta "scuola inclusiva" così come sta adesso, e magari di renderla "ancora più inclusiva" enfatizzando proprio gli aspetti ludici, assistenziali, buonisti e coccolosi che sono largamente dominanti adesso, deve essere chiaro fin dall'inizio che NON FUNZIONERA' e peggiorerà ulteriormente.

L.

Un'ora di applausi. Raramente mi è capitato di essere tanto d'accordo con un intervento.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 10:14 am

ufo polemico ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:
Basta che si cominci a prendere atto, come PRIMO presupposto di base indiscutibile, che tutte le strategie GIA' ampiamente adottate a tappeto negli ultimi 15-20 anni per rendere la scuola "piacevole" si sono rivelate assolutamente fallimentari e hanno di gran lunga perggiorato la situazione rispetto a quella che c'era in passato. E che quindi devono essere completamente eliminate anche quelle.

Poi, e solo POI, si potrà cominciare a pensare a quali strategie realmente nuove possano essere proposte al posto di quelle.

Ma se si parte dal presupposto di continuare nel solco della cosiddetta "scuola inclusiva" così come sta adesso, e magari di renderla "ancora più inclusiva" enfatizzando proprio gli aspetti ludici, assistenziali, buonisti e coccolosi che sono largamente dominanti adesso, deve essere chiaro fin dall'inizio che NON FUNZIONERA' e peggiorerà ulteriormente.

L.

Un'ora di applausi. Raramente mi è capitato di essere tanto d'accordo con un intervento.


sottoscrivo anche io, concordiamo, ma mi domando: cosa c'entra con la discussione che si sta facendo?
Ora che abbiamo concordato i "presupposti", qualcuno potrebbe suggerire una soluzione possibile al tema di cui si sta discutendo?
Perché qui non si parla della scuola "inclusiva", di sistemi ludici e frattocchie varie, o dei suoi guasti (a meno che non si voglia sottintendere che la scuola dell'obbligo che precede quella superiore sia tout court ludica... ma mi auguro di no) sui quali con me, chi mi conosce lo sa, sfondate un portone aperto, ma di sanare un'aporia, su cui mi sono già ripetuta abbastanza e vi sollecito per l'ultima volta per non diventare troppo ripetitiva e tediosa
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 10:17 am

Lenar ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
Lenar ha scritto:
lucetta10 ha scritto:


e certo, è proprio l'elevamento su base esclusivamente anagrafica che metto in discussione e per la quale cerco di suggerire altre possibilità!
Per il resto, quelli di cui parli sono problemi noti che richiedono soluzioni diverse da quella di cui stiamo parlando: maggiore rispetto delle regole e maggiori sanzioni nella scuola (anche qui: in un'ottica di obbligo la sanzione andrebbe interpretata in modo peculiare), sviluppo di una cultura dell'impegno... non confondiamo tutto nel calderone.

Si dai, trasformiamo la scuola in un fac simile della naja. Magari le "sanzioni" le facciamo comminare direttamente dal Sergente di guardia, pardon, dal super-Preside che emerge dalla riforma Giannini.

Trasmettere l'amore per la cultura e per l'istruzione con maggiori sanzioni? Ma per piacere...

La prima cosa di cui si dovrebbe partire per ragionare di scuola e di adolescenti è che imparare non deve essere un obbligo. Se diventa un obbligo non parliamo più di scuola ma di "leva obbligatoria". Sai come reagisce un adolescente quando gli dici cosa "deve" fare?



Sei uno dei pochi a pensare che la scuola attuale sia troppo repressiva e non necessiti di un sistema di sanzioni più efficace: ne prendo atto.
Ammesso che l'età dell'adolescenza sia quella delle libere scelte, so come reagiscono alcuni adolescenti all'obbligo, come reagivano le generazioni precedenti a questa, come si dovrebbe reagire, come si reagisce oggi: sono piani molto diversi

Distinguiamo bene...

CASO A: se la scuola rimane così come è (ovvero, IMHO, completamente disfunzionale all'obiettivo di trasmettere cultura), ovvero se ci teniamo quella che io definirei la "scuola-naja", le  sanzioni ci vogliono. Anzi, sono pure poche. Il sistema, per come è strutturato ora potrebbe funzionare solo se si ritornasse ad una selezione darwiniana degli iscritti, con tassi di bocciatura a doppia cifra. Il problema è che questo sistema non funziona. Peggio: questo sistema non serve assolutamente a trasmettere ai discenti il piacere della cultura e dell'apprendere. Questo sistema produce studenti che, finita la scuola, come prima cosa "vendono i libri" perché, tanto, sono inutili. Questo sistema produce gente che, dopo il diploma non legge più un libro perché "leggere un libro è una cosa noiosa" che si fa solo se c'è qualche cerbero che ti obbliga a farlo.

CASO B: Aboliamo la scuola-naja e pensiamo ad una scuola diversa in cui non si parla di "sanzioni", "voti" e "bocciature" ma si ragiona su come rendere l'esperienza scolastica qualcosa di piacevole e coerente coi bisogni educativi del discente.

Nel caso B le sanzioni non servono.


il caso B personalmente non lo prendo nemmeno in considerazione.
L'esperienza scolastica non deve necessariamente essere "piacevole", piacevole è la coccola di mamma. La scuola deve e può essere lacrime e sangue. Ai ragazzi dovrebbe trasmettere il valore del sacrificio e la soddisfazione del risultato che viene dopo lo sforzo, ma non mi pare che siano valori particolarmente in spolvero ultimamente, e non solo per colpa della scuola
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 11:45 am

maddechè stamo a parlà? La scuola naja?????
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 12:33 pm

lucetta10 ha scritto:
Lenar ha scritto:


Distinguiamo bene...

CASO A: se la scuola rimane così come è (ovvero, IMHO, completamente disfunzionale all'obiettivo di trasmettere cultura), ovvero se ci teniamo quella che io definirei la "scuola-naja", le  sanzioni ci vogliono. Anzi, sono pure poche. Il sistema, per come è strutturato ora potrebbe funzionare solo se si ritornasse ad una selezione darwiniana degli iscritti, con tassi di bocciatura a doppia cifra. Il problema è che questo sistema non funziona. Peggio: questo sistema non serve assolutamente a trasmettere ai discenti il piacere della cultura e dell'apprendere. Questo sistema produce studenti che, finita la scuola, come prima cosa "vendono i libri" perché, tanto, sono inutili. Questo sistema produce gente che, dopo il diploma non legge più un libro perché "leggere un libro è una cosa noiosa" che si fa solo se c'è qualche cerbero che ti obbliga a farlo.

CASO B: Aboliamo la scuola-naja e pensiamo ad una scuola diversa in cui non si parla di "sanzioni", "voti" e "bocciature" ma si ragiona su come rendere l'esperienza scolastica qualcosa di piacevole e coerente coi bisogni educativi del discente.

Nel caso B le sanzioni non servono.


il caso B personalmente non lo prendo nemmeno in considerazione.
L'esperienza scolastica non deve necessariamente essere "piacevole", piacevole è la coccola di mamma. La scuola deve e può essere lacrime e sangue. Ai ragazzi dovrebbe trasmettere il valore del sacrificio e la soddisfazione del risultato che viene dopo lo sforzo, ma non mi pare che siano valori particolarmente in spolvero ultimamente, e non solo per colpa della scuola

Tutte cose che si ottengono molto meglio con un bell'anno di naja che con 5 anni di scuola superiore.

Vuoi mettere il piacere di stendersi sulla branda dopo una giornata passata a marciare con un sergente che ti urla insulti e ti prende a calci nel sedere?

Ma di cosa parliamo... partire dal principio che la scuola deve essere un posto dove si "soffre", dove si impara il "valore del sacrificio" (ma quale valore? ma scherziamo? non c'è valore nel "sacrificio" e nel "dolore" fini a se stessi. Il valore è nel raggiungere gli obiettivi che uno si prefigge nella maniera più "efficiente", ovvero con il minor dispendio possibile di energia in rapporto all'utilità conseguita) significa volersi raccontare una favola smentita, giorno per giorno dai fatti... perché quella scuola "luogo del sacrificio" non esista ormai da decenni (io ho frequentato il liceo negli anni 90 e già allora la scuola non era affatto il luogo del sacrificio).




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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 5:39 pm

Lenar ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
Lenar ha scritto:


Distinguiamo bene...

CASO A: se la scuola rimane così come è (ovvero, IMHO, completamente disfunzionale all'obiettivo di trasmettere cultura), ovvero se ci teniamo quella che io definirei la "scuola-naja", le  sanzioni ci vogliono. Anzi, sono pure poche. Il sistema, per come è strutturato ora potrebbe funzionare solo se si ritornasse ad una selezione darwiniana degli iscritti, con tassi di bocciatura a doppia cifra. Il problema è che questo sistema non funziona. Peggio: questo sistema non serve assolutamente a trasmettere ai discenti il piacere della cultura e dell'apprendere. Questo sistema produce studenti che, finita la scuola, come prima cosa "vendono i libri" perché, tanto, sono inutili. Questo sistema produce gente che, dopo il diploma non legge più un libro perché "leggere un libro è una cosa noiosa" che si fa solo se c'è qualche cerbero che ti obbliga a farlo.

CASO B: Aboliamo la scuola-naja e pensiamo ad una scuola diversa in cui non si parla di "sanzioni", "voti" e "bocciature" ma si ragiona su come rendere l'esperienza scolastica qualcosa di piacevole e coerente coi bisogni educativi del discente.

Nel caso B le sanzioni non servono.


il caso B personalmente non lo prendo nemmeno in considerazione.
L'esperienza scolastica non deve necessariamente essere "piacevole", piacevole è la coccola di mamma. La scuola deve e può essere lacrime e sangue. Ai ragazzi dovrebbe trasmettere il valore del sacrificio e la soddisfazione del risultato che viene dopo lo sforzo, ma non mi pare che siano valori particolarmente in spolvero ultimamente, e non solo per colpa della scuola

Tutte cose che si ottengono molto meglio con un bell'anno di naja che con 5 anni di scuola superiore.

Vuoi mettere il piacere di stendersi sulla branda dopo una giornata passata a marciare con un sergente che ti urla insulti e ti prende a calci nel sedere?

Ma di cosa parliamo... partire dal principio che la scuola deve essere un posto dove si "soffre", dove si impara il "valore del sacrificio" (ma quale valore? ma scherziamo? non c'è valore nel "sacrificio" e nel "dolore" fini a se stessi. Il valore è nel raggiungere gli obiettivi che uno si prefigge nella maniera più "efficiente", ovvero con il minor dispendio possibile di energia in rapporto all'utilità conseguita) significa volersi raccontare una favola smentita, giorno per giorno dai fatti... perché quella scuola "luogo del sacrificio" non esista ormai da decenni (io ho frequentato il liceo negli anni 90 e già allora la scuola non era affatto il luogo del sacrificio).



Non mi preoccuperei troppo allora: che la scuola non sia un luogo di sacrificio è chiarissimo ai ragazzi
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TittiTitti76



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 6:03 pm

Ne parlavo proprio oggi con una collega: quando la maestra ci assegnava una ricerca, erano sudore e lacrime per chiedere in prestito un volume dell'enciclopedia dal parente che lo aveva; poi dovevi cercare la voce che ti interessava, quindi estrapolare la parte più significativa al tuo caso, trascrivere con parole tue affinchè non sembrasse copiato, corredarlo con qualche immagine che ovviamente non era una fotocopia, ma un disegno elaborato da te. La ricerca era fatta nel vero senso della parola e assimilata, appresa, era un LAVORO. L'apprendimento era un diritto si, ma anche una cosa da conquistare con il "sacrificio", del quale appunto stiamo parlando. Come non condividervi? Credo che siamo giunti al nocciolo della questione: tutto è offerto da dei lacchè su piatti d'argento, e i lacchè siamo noi, e così si ammalano di anoressia.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 6:08 pm

lucetta10 ha scritto:

Non mi preoccuperei troppo allora: che la scuola non sia un luogo di sacrificio è chiarissimo ai ragazzi

E allora perché tutte queste preoccupazioni sociali sulla piaga dell'abbandono scolastico visto come una tragedia cosmica, e sul dilagare delle insormontabili "difficoltà scolastiche", di cui sarebbero vittime tanti ragazzi ridotti a fare una vita da incubo per colpa della scuola?
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 7:19 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
lucetta10 ha scritto:

Non mi preoccuperei troppo allora: che la scuola non sia un luogo di sacrificio è chiarissimo ai ragazzi

E allora perché tutte queste preoccupazioni sociali sulla piaga dell'abbandono scolastico visto come una tragedia cosmica, e sul dilagare delle insormontabili "difficoltà scolastiche", di cui sarebbero vittime tanti ragazzi ridotti a fare una vita da incubo per colpa della scuola?

Infatti... c'è qualcosa di contraddittorio nel dire "obblighiamo tutti, a suon di stangate, a studiare per più anni" per poi ammettere che la scuola, nella sua declinazione attuale, è ben lungi dall'essere un "luogo del sacrificio" pur portandosi dietro tutto l'armamentario di bocciature, sanzioni, note disciplinari e via discorrendo che si invoca come "La Soluzione" dei problemi. Evidentemente non si tratta di una soluzione adeguata...
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 8:49 pm

No guarda che sono proprio i termini "stangate" e "naja" ad essere erronei e a rivelare un punto di vista che abolisce a priori il sacrificio.
La "naja" è tale perché il soldato di leva è costretto a stare in caserma per un anno, in mezzo ad altri con il suo stesso stato d'animo e senza apparente utilità immediata, quando potrebbe andare al cinema o uscire con una ragazza.
La scuola non può essere una naja a meno che non si adotti il punto di vista di chi si sente costretto ad andare a scuola, di chi non ne vede alcuna utilità; e allora giù con giochettini, didattica ribaltata, ludicizzazione dell'insegnamento. Ma la naja non diventa cinema se il sergente si veste da pagliaccio; la naja diventa qualcos'altro se ne si comprende l'utilità.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 9:13 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
lucetta10 ha scritto:

Non mi preoccuperei troppo allora: che la scuola non sia un luogo di sacrificio è chiarissimo ai ragazzi

E allora perché tutte queste preoccupazioni sociali sulla piaga dell'abbandono scolastico visto come una tragedia cosmica, e sul dilagare delle insormontabili "difficoltà scolastiche", di cui sarebbero vittime tanti ragazzi ridotti a fare una vita da incubo per colpa della scuola?



la chiudo qui e prendo atto di non aver avuto una risposta.
Per la cronaca, potresti trovarmi un mio accenno alla "piaga dell'abbandono scolastico"?
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 9:17 pm

Lenar ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:
lucetta10 ha scritto:

Non mi preoccuperei troppo allora: che la scuola non sia un luogo di sacrificio è chiarissimo ai ragazzi

E allora perché tutte queste preoccupazioni sociali sulla piaga dell'abbandono scolastico visto come una tragedia cosmica, e sul dilagare delle insormontabili "difficoltà scolastiche", di cui sarebbero vittime tanti ragazzi ridotti a fare una vita da incubo per colpa della scuola?

Infatti... c'è qualcosa di contraddittorio nel dire "obblighiamo tutti, a suon di stangate, a studiare per più anni" per poi ammettere che la scuola, nella sua declinazione attuale, è ben lungi dall'essere un "luogo del sacrificio" pur portandosi dietro tutto l'armamentario di bocciature, sanzioni, note disciplinari e via discorrendo che si invoca come "La Soluzione" dei problemi. Evidentemente non si tratta di una soluzione adeguata...



Quindi la mia posizione sarebbe: "obblighiamo tutti, a suon di stangate, a studiare per più anni"?
Non ti pare di essere leggermente scorretto nei confronti dell'interlocutore? Mi domando: perché mi rispondi se poi a banalizzare in modo così "elegante" credi di ottenere più punti?
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: I bravi diventano "cattivi".   Lun Mag 04, 2015 11:12 pm

ufo polemico ha scritto:
No guarda che sono proprio i termini "stangate" e "naja" ad essere erronei e a rivelare un punto di vista che abolisce a priori il sacrificio.
La "naja" è tale perché il soldato di leva è costretto a stare in caserma per un anno, in mezzo ad altri con il suo stesso stato d'animo e senza apparente utilità immediata, quando potrebbe andare al cinema o uscire con una ragazza.
La scuola non può essere una naja a meno che non si adotti il punto di vista di chi si sente costretto ad andare a scuola, di chi non ne vede alcuna utilità; e allora giù con giochettini, didattica ribaltata, ludicizzazione dell'insegnamento. Ma la naja non diventa cinema se il sergente si veste da pagliaccio; la naja diventa qualcos'altro se ne si comprende l'utilità.

Il che è possibile solo se uno SCEGLIE di fare il soldato. Infatti, da quando la leva obbligatoria è stata abolita, il mestiere del soldato si è trasformato in una professione di altissimo profilo quando, invece, negli anni in cui vigeva la leva obbligatoria, il paradigma del soldato italico era il marmittone imboscato che cercava di far passare passivamente i 365 giorni in attesa dell'Alba.

A quel punto, quando la decisione di fare il soldato risponde ad una propria vocazione e non ad una costrizione, il najone si trasforma davvero in soldato, il sergente è davvero libero di fare il sergente (invece che il pagliaccio) e l'addestramento può produrre i suoi frutti.
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I bravi diventano "cattivi".
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