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 Chi ha paura dell'insegnante?

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AutoreMessaggio
ufo polemico



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MessaggioOggetto: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 5:55 am

A volte per avere il punto di vista migliore su una cosa è necessario porsene al di fuori, uscire dalla cornice di senso che abbiamo costruito intorno ad essa, riuscire ad accorgersi dell'esistenza di quella cornice e capire quanto essa stesse limitando la nostra percezione di un fenomeno.
C'è una cornice, il frame (framing), che si sta cercando di costruire intorno alla figura dell'insegnante. I mezzi di comunicazione indugiano su narrazioni che hanno alla base docenti inadeguati, fantomatiche ed invidiabili vacanze prolungatissime, professori licenziati per scarso rendimento, insegnanti che nei giorni di copertura da legge 104 si recano a ballare, altri che picchiano studenti o che, più raramente, prendono le botte; addirittura la nota cantante residente in Svizzera, qualche mese fa, si è sentita in dovere di bacchettare i docenti, attribuendo loro, tra una contumelia e l'altra, l'epiteto poco gratificante di "sottoproletariato intellettuale".
Basta parlare con qualcuno al mercato o sul tram per accorgersi di quanto questa narrazione abbia fatto breccia.
In situazioni come questa, in cui la cornice di senso intorno a un fenomeno è diventata così prevaricante, può capitare di porre le domande migliori, quelle sbagliate, facendo un passo indietro e guardando la cornice, uscendo fuori dal contesto.
La domanda che mi pongo è quella di cui al titolo: chi ha paura dell'insegnante? Perché si cerca di screditarne la figura e il lavoro? Proverò a dare un modesto abbozzo di risposta.
Le cose che fanno paura dell'insegnante, a mio avviso, sono sostanzialmente due: la sua libertà e la sua cultura.
L'insegnante è forse l'unico stipendiato dello stato che esercita il proprio lavoro senza vincolo di subordinazione. E' libero: libero di scegliere la sua didattica, libero di trasmettere qualcosa che sui libri non c'è, libero di decidere i propri voti, libero anche di sbagliare e di fallire nel suo continuo tentativo di miglioramento, di affinamento didattico e non. E l'insegnante è colto: non perché legge un milioni di libri l'anno o perché durante i suoi studi ha affrontato tomi immani, ma perché è uno che non può, per motivi strettamente inerenti al suo servizio, fare a meno di pensare, di porre domande, di cercare soluzioni, di essere autentico. L’insegnante in nome dell’invidiabilissimo status di persona libera accetta uno stipendio che davvero lo qualificherebbe come bassa manovalanza, intellettuale e non.
Tutta questa libertà, tutta questa cultura in questo preciso momento storico politico dell’Italia, all’interno del contesto europeo e mondiale, mette paura o è d’impaccio. Fa paura, o viene visto come sabbia negli ingranaggi, chi mantiene la propria libertà, fa paura chi con la propria semplice presenza, senza fare o dire nulla di speciale, rischia di testimoniare valori diversi da quelli dominanti; fa paura uno che rischia di far scattare qualche scintilla, o qualche grillo per la testa, nelle menti delle future generazioni; fa paura uno che di fatto rischia di rappresentare un modello educativo differente da quello genitoriale, uno che rischia di testimoniare valori civili anche senza spendere una sola parola sui temi dell’educazione alla cittadinanza (che, purtroppo, la stessa scuola pensa di confinare medicalizzandoli nell’apposito spazio o in attività dal franco intento pedagogico, se non indottrinatorio )
Il progressivo sgretolamento della democrazia e della rappresentatività della classe politica italiana crea le premesse per il nascere di una nuova forma di autoritarismo mista al falso mito di un malinteso efficientismo; la figura dell’insegnante come lavoratore non subordinato, ancora non sufficientemente precarizzato, espressione di logiche ancora non legate al profitto rappresenta una vistosa anomalia nel panorama generale del lavoro e dei diritti. Anomalia che si è pensato bene di correggere con le proposte governative generosamente intitolate “la Buona Scuola”, il cui primo e più evidente intento è appunto quello di rendere il docente un lavoratore subordinato, permettendo al suo superiore, il DS, di poterlo manovrare attraverso il concreto controllo della sua carriera, che si esplicita nei mille modi di cui già tanto si è discusso; un lavoratore posto all’interno non più di una istituzione, ma di una azienda il cui fine è l’ottenimento del consenso e del profitto.
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minollo



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MessaggioOggetto: Re: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 8:05 am

complimenti ufo polemico!
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unga



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MessaggioOggetto: Re: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 9:22 am

Concordo in pieno con la tua profonda e acuta analisi.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 12:28 pm

Bravo ufo polemico. Come è bello saper vedere oltre il proprio naso....
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Ospite
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MessaggioOggetto: Re: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 12:36 pm

ufo polemico ha scritto:

Il progressivo sgretolamento della democrazia e della rappresentatività della classe politica italiana crea le premesse per il nascere di una nuova forma di autoritarismo mista al falso mito di un malinteso efficientismo; la figura dell’insegnante come lavoratore non subordinato, ancora non sufficientemente precarizzato, espressione di logiche ancora non legate al profitto rappresenta una vistosa anomalia nel panorama generale del lavoro e dei diritti. Anomalia che si è pensato bene di correggere con le proposte governative generosamente intitolate “la Buona Scuola”, il cui primo e più evidente intento è appunto quello di rendere il docente un lavoratore subordinato, permettendo al suo superiore, il DS, di poterlo manovrare attraverso il concreto controllo della sua carriera, che si esplicita nei mille modi di cui già tanto si è discusso; un lavoratore posto all’interno non più di una istituzione, ma di una azienda il cui fine è l’ottenimento del consenso e del profitto.

quoto tutto, ma aggiungo che una vera azienda è guidata tendenzialmente con criteri di efficacia ed efficienza di profitto per finire, nel pubblico questo sistema misto diverrebbe solo un gigantesco magna magna
non c'è bisogno di supposizioni basta guardare le controllate di Stato cosa sono e come funzionano ed i risultati ottenuti, dei buchi neri spaventosi!
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MessaggioOggetto: Re: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 1:31 pm

sono d'accordo!
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ghirettina



Messaggi : 602
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MessaggioOggetto: Re: Chi ha paura dell'insegnante?   Mar Apr 28, 2015 2:10 pm

Leggo questo tuo scritto Ufo e vorrei gioirne, invece resto con questo amaro dentro. Mi piacerebbe fosse come tu descrivi, ovvero una battaglia ove si riconosca al "nemico" l'onore delle armi o il coraggio mostrato. Invece a me pare semplicemente una facile prova generale dell'ingresso nel pubblico della liberalizzazione selvaggia, fatta nel mondo della scuola prioritariamente per vari motivi. Il primo è che numericamente siamo molti e pesiamo sui bilanci. Il secondo, ben più grave, è che come classe i docenti sono spezzettati, poco corporativisti, accondiscendenti e un po' opachi, insomma siamo facili da piegare. Con lo zuccherino delle assunzioni poi ...Il terzo è che anni e anni di semina rispetto alla nostra "nullafacenza" al nostro essere "pieni di privilegi" "poche ore" molte vacanze"...ed amenità simili hanno creato un aspetto di pubblico consenso per cui, a parte i docenti, nessun altro alzerà neppure un pio pio a nostro vantaggio. Vittoria facile. Passata la boria con noi passeranno alla sanità, il secondo capitolo di spesa più ampio e con il nostro precedente sarà più agevole. Il resto sarà una passeggiata.
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