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 Clil e terza prova

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Ughetta



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MessaggioTitolo: Clil e terza prova   Mar Giu 02, 2015 11:09 am

Promemoria primo messaggio :

Cari colleghi,
Vi risulta che la disciplina oggetto della metodologia clil debba necessariamente essere inserita tra le materie della terza prova?
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AutoreMessaggio
Lenar



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Località : Porzione settentrionale della Padania più profonda

MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Giu 04, 2015 8:33 am

lurk ha scritto:
Lenar ha scritto:
Capisco la ratio dell'ordinanza. Però mi chiedo cosa fare nel seguente caso:

a) Disciplina CLIL affidata a commissario esterno non dotato di apposita certificazione linguistica
b) Quesiti nelle simulazioni di terza prova formulati in inglese con facoltà per gli allievi di rispondere in inglese o in italiano.
Dal punto di vista operativo il problema non esiste. Nella commissione sono presenti sia il commissario della DNL sia il commissario di lingua straniera.
Il commissario della DNL deve comunque attenersi alla valutazione dei contenuti. Il commissario di lingua fa da interprete.

Non funziona. Se si parla di una disciplina molto specialistica il commissario di inglese non è in grado di tradurre fedelmente la domanda che il commissario di DNL formula in italiano. D'altra parte il commissario DNL, se non sa l'inglese, non è in grado di correggere gli errori di senso che potrebbero annidarsi nella traduzione del commissario di inglese. Fai conto che all'ITIS, spesso gli stessi libri di inglese adottati sono pieni di errori relativamente agli aspetti tecnici delle specifiche discipline di indirizzo.

Inoltre dal punto di vista legale mi pare un ginepraio perché, in sede di correzione, per comprendere il contenuto di una eventuale risposta fornita dal candidato, il commissario di DNL andrebbe a formulare la propria valutazione non sulla risposta fornita ma sulla traduzione della risposta fatta dal commissario di Inglese.

Io, in condizioni del genere, eviterei di mettere la disciplina CLIL in terza prova.
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mac67



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Località : Pianeta Terra

MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Giu 04, 2015 8:59 am

lurk ha scritto:
Lenar ha scritto:
Capisco la ratio dell'ordinanza. Però mi chiedo cosa fare nel seguente caso:

a) Disciplina CLIL affidata a commissario esterno non dotato di apposita certificazione linguistica
b) Quesiti nelle simulazioni di terza prova formulati in inglese con facoltà per gli allievi di rispondere in inglese o in italiano.
Dal punto di vista operativo il problema non esiste. Nella commissione sono presenti sia il commissario della DNL sia il commissario di lingua straniera.
Il commissario della DNL deve comunque attenersi alla valutazione dei contenuti. Il commissario di lingua fa da interprete.

Citazione :
Il commissario esterno non può formulare le domande in inglese ne correggere le risposte ove queste fossero fatte in inglese.
Ripeto, il commissario della DNL si occupa di formulare le domande in italiano, il commissario di lingue traduce (sia le domande sia le risposte).


Le cose sono un po' più complicate.

Credo sappia anche tu che anni fa, un manuale per l'uso del PC, aveva una sezione dal titolo "Pulire la palla del topo".

Un altro manuale aveva la sezione "Che cosa sono i biscottini".

Una biografia di Feynman, pubblicata da una delle più importanti case editrici italiane, contiene le seguenti perle:

1) "riccioli": in fisichese, sarebbe rotore
2) "i cancelli della logica": questo lo lascio come quiz a voi.
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lurk



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Data d'iscrizione : 14.04.15

MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Giu 04, 2015 4:03 pm

Lenar ha scritto:
Non funziona
[,,,]

mac67 ha scritto:
Le cose sono un po' più complicate.
[...]

Vi cito entrambi in un'unica istanza perché avete espresso - sia in modo differente - la stessa obiezione nel merito della mia risposta che, ammetto, era decisamente superficiale e fondamentalmente provocatoria. Provocatoria perché entrava nel merito procedurale ma esulava completamente dal comune buon senso. Concordo pienamente con le vostre obiezioni, del resto, essendo un insegnante di discipline tecniche e/o scientifiche, afferenti a due diverse classi di concorso, so bene cosa implichi la traduzione di contenuti tecnici o scientifici senza cognizione della materia specifica.
Del resto, proprio in questi giorni, sto toccando con mano gli effetti deleteri delle mere traduzioni letterali, quando verifico quello che i miei studenti hanno capito della tecnica del DNA ricombinante, nel momento in cui traducono in pratica la locuzione "sticky ends", riferita alle estremità dei frammenti di DNA ottenuti da un enzima di restrizione. Leggendo le loro risposte nella simulazione della terza prova mi immagino queste provette di sospensioni di DNA che restano appiccicate alle dita dell'operatore. Tutto perché l'Alberghina ha usato l'infelice traduzione "estremità appiccicose" senza tenere in considerazione il fatto che gli studenti spesso non hanno padronanza con la spontaneità della formazione dei legami idrogeno tra le basi azotate di due sequenze complementari di DNA. Purtroppo quando ho cercato di spiegarlo nel dettaglio con simulazioni alla lavagna, nello scorso autunno, metà della classe era troppo intenta a cazzeggiare con il cellulare o a parlare di donne e motori. Va be', ordinaria amministrazione.

Venendo al dunque, c'è un altro aspetto che metterei in discussione. E lo faccio con una domanda.
Il CLIL è una metodologia didattica o un obiettivo? Per intenderci, il CLIL è uno strumento per guidare l'apprendimento di contenuti non linguistici oppure è l'acquisizione di contenuti non linguistici in una determinata lingua?
Mettiamoci d'accordo.
Se la risposta corretta è la prima, che senso ha introdurre in sede d'esame la metodologia CLIL? Si deve verificare e valutare - in sede d'esame - la conoscenza dei contenuti della disciplina non linguistica oppure si deve verificare e valutare la metodologia didattica adottata dalla scuola?
Se la risposta correttà è la seconda, che senso ha l'introduzione in sede d'esame della metodologia CLIL con un commissario che non ha padronanza con la lingua? Lui deve verificare la conoscenza dei contenuti non linguistici, non deve verificare l'uso di una lingua straniera da parte del candidato per dimostrare la conoscenza dei contenuti non linguistici.

Ma poi... mi sfugge la congruenza del CLIL con il concetto di colloquio: mi risulta che il colloquio non sia un'interrogazione, ma una forma di comunicazione fra due o più persone che disquisiscono su un argomento di comune conoscenza. Non c'è proprio nulla da verificare. E mi risulta che per condurre un colloquio degno di tale nome, siano indispensabili due requisiti:
1) la conoscenza, da parte degli interlocutori, del contenuto di cui si disquisisce
2) l'uso di un protocollo di comunicazione accessibile a tutti gli interlocutori

Evidentemente, al ministero, pur evidenziandolo nell'ordinanza ministeriale, sfugge l'esatta percezione del significato del termine "colloquio". Cacchio c'entra, il CLIL, in un colloquio?
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Giu 04, 2015 4:20 pm

lurk ha scritto:

Evidentemente, al ministero, pur evidenziandolo nell'ordinanza ministeriale, sfugge l'esatta percezione del significato del termine "colloquio". Cacchio c'entra, il CLIL, in un colloquio?

Nulla, perché prima si immagina un certo tipo di esame, poi si introducono, anno dopo anno, cose nuove senza chiedersi se è in armonia con il resto.

Come se uno, vestendosi, considerasse ogni capo d'abbigliamento di per sè, senza vedere come lega con gli altri pezzi già indosso.
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lallaorizzonte
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MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Giu 04, 2015 5:09 pm

"il colloquio può accertare anche in lingua straniera le competenze disciplinari acquisite."

il clil è stato il mezzo attraverso il quale l'alunno potrà dimostrare le competenze disciplinari.

dall'altra parte - secondo me - dovrà esserci un docente che, se l'alunno ha il livello B1, abbiamo almeno un C1 a mio parere.

Se l'alunno ha un livello di lingua non certificato il B1 da parte del docente potrebbe andar bene.

B1 a B1, come pure capiterà, secondo me no. Si avranno scenette in cui entrambi biaschicheranno le parole.

ma di tutte queste sottigliezze il miur non parla. ci dice: se vuoi, lo interroghi anche in lingua.
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lurk



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MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Giu 04, 2015 7:03 pm

lallaorizzonte ha scritto:
"il colloquio può accertare anche in lingua straniera le competenze disciplinari acquisite."
È proprio questo il punto: se ci sono le condizioni si fa, altrimenti no.
Purtroppo come spesso accade, nelle scuole ci sono dirigenti scolastici zelanti che pensano che ogni auspicio del MIUR si debba tradurre in una moltiplicazione dei pani e dei pesci. E allora si inventano disposizioni improbabili.
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giovanna onnis

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MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Ven Giu 05, 2015 3:53 pm

mac67 ha scritto:
lurk ha scritto:

Evidentemente, al ministero, pur evidenziandolo nell'ordinanza ministeriale, sfugge l'esatta percezione del significato del termine "colloquio". Cacchio c'entra, il CLIL, in un colloquio?

Nulla, perché prima si immagina un certo tipo di esame, poi si introducono, anno dopo anno, cose nuove senza chiedersi se è in armonia con il resto.

Come se uno, vestendosi, considerasse ogni capo d'abbigliamento di per sè, senza vedere come lega con gli altri pezzi già indosso.
Hai ragione Mac e ciò che dici si verifica a prescindere dagli studenti!
Bisogna far figurare sulla carta che le cose sono state fatte, che le indicazioni ministeriali sono state seguite, che la sperimentazione è iniziata anche se nella realtà della didattica in classe non è stato fatto praticamente niente.
Ma, sai com'è, ciò che conta è l'apparenza non la sostanza e, purtroppo, parlando di sostanza rischiano di rimetterci gli studenti per la bella figura che i DS vogliono fare con "i piani alti"
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lutol



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MessaggioTitolo: Re: Clil e terza prova   Gio Lug 09, 2015 1:06 pm

Mi scuso se sono off-topic, ma i "successivi decreti" del MIUR previsti dal DPR 88 DEL 15/03/2010, all'art.8 comma 2 lett.b per regolamentare l'insegnamento con metodologia CLIL negli istituti tecnici, sono stati poi emanati?
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