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 La scuola cattiva

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Dulcamara



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MessaggioOggetto: La scuola cattiva   Mer Ago 26, 2015 1:38 pm

Promemoria primo messaggio :

Molti penseranno sia una critica alle riforme renziane, di cui sono abbastanza disinteressata, l'ennesima cosa uguale a tutte le altre propagandata come mirabolante, dalla orrenda Berlinguer in poi.

Io proporrei proprio una scuola letteralmente cattiva.

L'immonda schiatta dei pedagogisti ogni tanto riporta valide analisi di altre scienze sociali, non essendo in grado di fare nulla di utile di per sé. Orbene, un'analisi interessante è quella relativa alla variazione del contesto familiare che vivono i fanciulli negli ultimi trent'anni, ovvero la "teoria" del bambino re che vede genitori inermi e deresponsabilizzati ormai incapaci di educare adeguatamente figli viziati e dominanti sugli adulti.

Si chiede alla scuola di sanare questo gap educativo ma 1) non si danno gli strumenti in merito e 2) si procede in maniera demenziale a perpetrare la medesima modalità tentando di adattare maldestramente l'istituzione ai fanciulli.

La scuola non dovrebbe adattarsi, bensì reagire in direzione contraria.
1) Andrebbe in primo luogo eliminata la culpa in vigilando mantenendo ovviamente il dolo: i docenti dovrebbero ritenersi responsabili solo se consciamente e direttamente agiscono nel mettere in pericolo i minori. Nel caso accada qualcosa di negativo in assenza di controllo la colpa dovrebbe ascriversi agli alunni stessi e ai genitori in quanto detentori della potestà.
2) Dare del lei e del loro, rigorosamente, agli alunni, in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Dovrebbe essere inoltre sconsigliato l'uso di termini impropri quali bambini o ragazzi. Ben vengano piuttosto studenti, scolari, alunni, discenti, termini relativi al loro ruolo nel contesto.
3) Istituzionalizzare i minori. Ottimo termine che ricorda istituzioni ben più terribili quali manicomi e ospizi degli indigenti. I discenti dovrebbero essere in primo luogo visti secondo il ruolo sociale che ricoprono all'interno dell'istituzione, in secondo luogo come persone.
4) Distanziarsi il più possibile ed essere severi e consciamente e volutamente frustranti all'occasione. Non accettare prof. ma pretendere Professoressa o Professore. Chiamare possibilmente per cognome oppure occasionalmente ancor più impersonalmente, tipo: lei nel penultimo banco a destra della prima fila.
5) Reintrodurre divise e grembiuli. Quaderni grigi, diari grigi, zainetti uguali. Libri con poche figure in bianco e nero.
6) Darsi rigorosamente del lei fra colleghi, in particolare di fronte agli alunni.
7) Lascio ai colleghi la discussione sulla reintroduzione o meno di punizioni corporali e la misura delle stesse.

Il messaggio è in parte provocatorio, ma non così tanto. La scuola e noi docenti dovremmo fortemente reagire all'imbarbarimento dei costumi: il nostro primo ruolo sociale è quello di preservare la cultura e consentirne l'apprendimento e lo sviluppo, non di fare i supplenti dei genitori.
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Dulcamara



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Gio Ago 27, 2015 4:49 pm

Lenar ha scritto:
isula. ha scritto:
raganella ha scritto:
Mah, io ho interpretato la proposta di Dulcamara in modo diverso: la divisa come primo argine  all'esagerata individualizzazione dell'utenza, e non parlo di bes bas o bis ma di scolari in generale.
Tutti uguali, a partire dalla tonaca e a seguire il resto.

E sarebbe ora.

Penso che questa idiosincrasia per la divisa ci sia solo in alcuni paesi. In Irlanda ricordo che le divise erano più o meno la regola.

Se ne può discutere ma non credo sia questo il punto.

Quanto alla proposta di Dulcamara mi pare un comprensibile sfogo completamente sconnesso dalla realtà e, sopratutto, dal realismo.



Lenar, allora come risolveresti tu la questione della mancata educazione degli alunni?
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Gio Ago 27, 2015 7:37 pm

Dulcamara ha scritto:
Lenar ha scritto:


Quanto alla proposta di Dulcamara mi pare un comprensibile sfogo completamente sconnesso dalla realtà e, sopratutto, dal realismo.

Lenar, allora come risolveresti tu la questione della mancata educazione degli alunni?

Guarda, io qualche idea su come rimettere in sesto il sistema scuola, almeno per quanto riguarda il segmento delle superiori, ce l'avrei anche ma temo che se le scrivessi qui mi uscirebbe un papiro che, tanto, nessuno si darebbe la briga di leggere.

Sarebbe una proposta che comporterebbe l'abolizione delle classi organizzate per coorti di età e la loro sostituzione con gruppi omogenei in termini di competenze. Ci starebbe dentro anche la revisione degli esami di stato e la loro sostituzione con prove di verifica delle competenze abolendo anche le bocciature: alla fine dei 5 anni (o dei 4 anni se si vuole) si ottiene un pezzo di carta in cui viene riassunto il livello di competenza raggiunto nei vari ambiti (se uno in 5 anni non ha fatto altro che dormire in piedi e frequentare i corsi base avrà un profilo di competenza in uscita schifoso, chi, invece, studia, si impegna, è sveglio, frequenta i corsi "advanced", etc etc, avrà un profilo di competenza brillante, se uno frequenta un professionale e fa schifo in tutto tranne che in "officina meccanica", nel certificato di competenza scriviamo esattamente quello: fa schifo in tutto ma è un drago al tornio, se lo volete assumere come tornitore non sbagliate ma se gli chiedete di comunicare usando un italiano corretto è meglio che lasciate perdere). Ci starebbero un sacco di altre cose che non sto ad elencare per non trasformare questo post nel papiro illeggibile di cui sopra.




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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Gio Ago 27, 2015 7:40 pm

Dulcamara,il mondo della scuola è pieno di buonismo,di perdono ad oltranza,di terrore di ricorsi di visionari che pensano che se in un professionale i ragazzi spaccano le aule la colpa è loro,della scuola e non della mancanza di regole e timor di dio per le quali ci vorrebbero punizioni esemplari e severità... Come trovi questi personaggi nei consigli di classe li trovi sui forum
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Gio Ago 27, 2015 7:43 pm

Lenara ciò che dici richiede l abolizione del valore legale del titolo di studio...le aziende ne hanno le palle piene di geometri che non conoscono il cemento armato o ragionieri che non sanno calcolare l iva...il diploma non può diventare un diritto acquisito
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Gio Ago 27, 2015 8:03 pm

Felipeto ha scritto:
Lenara ciò che dici richiede l abolizione del valore legale del titolo di studio...le aziende ne hanno le palle piene di geometri che non conoscono il cemento armato o ragionieri che non sanno calcolare l iva...il diploma non può diventare un diritto acquisito

Sono perfettamente d'accordo con te, sia quando dici che sarebbe ora di abolire del tutto il valore legale del titolo di studio sia quando sottolinei che il diploma non può essere regalato. Proprio per questo, IMHO, andrebbe sostituito con un certificato di competenza. Se hai frequentato Geometra per 5 anni e non sai calcolare un cemento armato, io, scuola, ci scrivo proprio quello sul tuo certificato di competenza. Poi vai pure a cercare lavoro con in mano un documento ufficiale dello stato che certifica che sei o grullo o lazzarone.

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Dulcamara



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 1:16 am

[quote="Lenar"]
Dulcamara ha scritto:
Lenar ha scritto:

Lenar, allora come risolveresti tu la questione della mancata educazione degli alunni?

Sarebbe una proposta che comporterebbe l'abolizione delle classi organizzate per coorti di età e la loro sostituzione con gruppi omogenei in termini di competenze. Ci starebbe dentro anche la revisione degli esami di stato e la loro sostituzione con prove di verifica delle competenze abolendo anche le bocciature: alla fine dei 5 anni (o dei 4 anni se si vuole) si ottiene un pezzo di carta in cui viene riassunto il livello di competenza raggiunto nei vari ambiti (se uno in 5 anni non ha fatto altro che dormire in piedi e frequentare i corsi base avrà un profilo di competenza in uscita schifoso, chi, invece, studia, si impegna, è sveglio, frequenta i corsi "advanced", etc etc, avrà un profilo di competenza brillante, se uno frequenta un professionale e fa schifo in tutto tranne che in "officina meccanica", nel certificato di competenza scriviamo esattamente quello: fa schifo in tutto ma è un drago al tornio, se lo volete assumere come tornitore non sbagliate ma se gli chiedete di comunicare usando un italiano corretto è meglio che lasciate perdere). Ci starebbero un sacco di altre cose che non sto ad elencare per non trasformare questo post nel papiro illeggibile di cui sopra.

La crisi economica è la prima causa del degrado culturale, la seconda è il suo prodotto a livello scolastico, ovvero la didattica per competenze. Essa domina la scuola dal '94, l'anno della tragedia della garanzia del successo formativo, più si fa strada e viene applicata e più fa danni e tu pretenderesti di completare l'opera? Valutiamo i dati storici dell'Ocse-Pisa e in particolare confrontiamoci con gli attuali primati, dove si bacchetta ancora palmi e dorsi, altro che schedine, rubrichette ed autovalutazioni.

Le bocciature sono troppo poche, altroché abolirle! La scuola deve cercare di far apprendere le basi culturali, leggere, scrivere e far di conto, fra elementari e medie, il resto è contorno. L'obbligo scolastico andrebbe riportato alla terza media, risolveresti egualmente le questioni che tu poni. Ma come si fa a basare la didattica su un concetto così effimero, gonfiato e non oggettivo quali le competenze?

Non c'è alcun ordine preferenziale fra abilità, nozioni e competenze, le une richiedono le altre indifferentemente nel processo di acquisizione culturale del discente e di tutti quanti. La nuova pedagogia privilegia parole creandone significanti del tutto artificiosi, determinando falsi concetti, moltiplicando gli universali alla carlona, tanto per darsi importanza e ripetere mantra in modi più altisonanti ed elucubrati. Basta mettere meta e il gioco è fatto, cognizione e metacognizione si riassumono in una parola già esistenze, ovvero riflessione, ma lor signori pedagogisti manco se ne accorgono, impegnati come sono a spaccare il capello in quattro dove non serve e generalizzare nella maniera più orrenda e bieca quando gli fa comodo, a maggior gloria della religione socio costruttivista.

E questa porcheria ha il coraggio di definirsi scienza, quando nessun protocollo delle scienze sociali, già molli di per sé, viene usato per elaborare i suoi stessi così detti esperimenti, pratiche avulse dai reali contesti, raccolte di dati e statistiche solo per darsi ragione. Mi lascia sempre perplessa vedere che persone intelligenti come te ci caschino. E' pura dottrina, c'è davvero ben poco di valido ed è sempre prestato da altre scienze o discipline. Pessima filosofia fatta da gente che manco se ne rende conto, tornassero consciamente ad un dibattito filosofico ne avrebbero almeno il rigore e la precisione lessicale.

Per non parlare della parte docimologica: compiti autentici, sommativi, reali e altri aggettivi a casaccio per definire procedure artificiose che non hanno nulla di superiore alle prove basate su nozioni e pratiche, se non che la loro stessa pretesa superiorità. Le competenze non sono insegnabili in generale, gli individui le sviluppano da sé, ne giudicabili a scuola: non si possono creare le condizioni di variazione sufficiente di contesto in un ambiente giustamente protetto. E non mi si venga a dire che girare un triangolo e far capire che si usano le stesse formule è una variazione di contesto, un approccio a competenza nella spiegazione dei triangoli, è semplicemente spiegare bene il concetto, la nozione dello stesso. L'unica reale competenza acquisibile ed insegnabile a scuola è quella di diventare buoni studenti. Se uno studente l'acquisisce potrà acquisire competenze in altri ambiti.

Si giunge ai paradossi più deliranti, come ad esempio a dire che è inutile spiegare a far apprendere nozioni ai discenti, tanto le trovano su internet, piuttosto è bene fornirgli le competenze per usare la rete. Chi pensa sul serio questa stupidaggine incommentabile è ormai totalmente senza speranza, perso nel pensiero settario della neopedagogia. Chi ancora non sia totalmente avulso dalla realtà sa benissimo che sanno già usare internet, media e strumenti afferenti meglio di noi e che comunque hanno infinite occasioni extrascolastiche per imparare, molto più efficaci che perdere tempo a scuola in merito e che l'unica cosa che creeremmo e purtroppo creiamo a causa del culto di Vygotskij sono virtuosi del porno e dei giochini ebeti da social network.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 7:19 am

sono totalmente d'accordo con l'ultimo intervento, ma mi chiedo che cosa abbia a che vedere con divise, lei obbligatorio, culpa in vigilando e quant'altro del primo post di dulcamara.
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BlueSkies



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 9:01 am

Premetto che insegno alle medie, pur avendo fatto qualche supplenza alle superiori. Concordo con Lenar sulla necessità di cambiare il titolo in uscita descrivendo ciò che lo studente sa effettivamente fare. Questo mi sembra più incentivante della possibile bocciatura. Nella mia esperienza, a parte alcuni rari casi di studenti veramente immaturi, la bocciatura ha il solo scopo di esacerbare il rifiuto della scuola da parte degli alunni, e penso che siano tutti d'accordo che, e mi si perdoni la metafora, si può condurre il cavallo al fiume, ma non lo si può obbligare a bere. Le direttive del primo post mi sembrano più frutto di uno sfogo che di una riflessione e di una serie di ragionamenti che portino a delle proposte fattive. Al di là dei diversi termini (metacognizione in testa) mi piacerebbe piacerebbe capire cosa veramente funzioni: per esempio io ho l'impressione - al di là dei vari studi e ricerche sull'apprendimento - che di solito gli studenti capiscono di più e meglio quando ragionano su quello che fanno e perché lo fanno piuttosto che eseguire esercizi e memorizzare nozioni come tanti soldatini... Grazie agli interventi interessanti come quello di Lenar!
S.
PS: due figlie, la prima all'asilo grembiule obbligatorio, la seconda solo per disegnare ecc - mi dava più da lavare la prima, quindi l'utilità del grembiule mi sembra meno che zero
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 9:20 am

Dulcamara ha scritto:
Lenar ha scritto:
Dulcamara ha scritto:
Lenar ha scritto:

Lenar, allora come risolveresti tu la questione della mancata educazione degli alunni?

Sarebbe una proposta che comporterebbe l'abolizione delle classi organizzate per coorti di età e la loro sostituzione con gruppi omogenei in termini di competenze. Ci starebbe dentro anche la revisione degli esami di stato e la loro sostituzione con prove di verifica delle competenze abolendo anche le bocciature: alla fine dei 5 anni (o dei 4 anni se si vuole) si ottiene un pezzo di carta in cui viene riassunto il livello di competenza raggiunto nei vari ambiti (se uno in 5 anni non ha fatto altro che dormire in piedi e frequentare i corsi base avrà un profilo di competenza in uscita schifoso, chi, invece, studia, si impegna, è sveglio, frequenta i corsi "advanced", etc etc, avrà un profilo di competenza brillante, se uno frequenta un professionale e fa schifo in tutto tranne che in "officina meccanica", nel certificato di competenza scriviamo esattamente quello: fa schifo in tutto ma è un drago al tornio, se lo volete assumere come tornitore non sbagliate ma se gli chiedete di comunicare usando un italiano corretto è meglio che lasciate perdere). Ci starebbero un sacco di altre cose che non sto ad elencare per non trasformare questo post nel papiro illeggibile di cui sopra.

La crisi economica è la prima causa del degrado culturale, la seconda è il suo prodotto a livello scolastico, ovvero la didattica per competenze. Essa domina la scuola dal '94, l'anno della tragedia della garanzia del successo formativo, più si fa strada e viene applicata e più fa danni e tu pretenderesti di completare l'opera? Valutiamo i dati storici dell'Ocse-Pisa e in particolare confrontiamoci con gli attuali primati, dove si bacchetta ancora palmi e dorsi, altro che schedine, rubrichette ed autovalutazioni.

Le bocciature sono troppo poche, altroché abolirle! La scuola deve cercare di far apprendere le basi culturali, leggere, scrivere e far di conto, fra elementari e medie, il resto è contorno. L'obbligo scolastico andrebbe riportato alla terza media, risolveresti egualmente le questioni che tu poni. Ma come si fa a basare la didattica su un concetto così effimero, gonfiato e non oggettivo quali le competenze?

Non c'è alcun ordine preferenziale fra abilità, nozioni e competenze, le une richiedono le altre indifferentemente nel processo di acquisizione culturale del discente e di tutti quanti. La nuova pedagogia privilegia parole creandone significanti del tutto artificiosi, determinando falsi concetti, moltiplicando gli universali alla carlona, tanto per darsi importanza e ripetere mantra in modi più altisonanti ed elucubrati. Basta mettere meta e il gioco è fatto, cognizione e metacognizione si riassumono in una parola già esistenze, ovvero riflessione, ma lor signori pedagogisti manco se ne accorgono, impegnati come sono a spaccare il capello in quattro dove non serve e generalizzare nella maniera più orrenda e bieca quando gli fa comodo, a maggior gloria della religione socio costruttivista.

E questa porcheria ha il coraggio di definirsi scienza, quando nessun protocollo delle scienze sociali, già molli di per sé, viene usato per elaborare i suoi stessi così detti esperimenti, pratiche avulse dai reali contesti, raccolte di dati e statistiche solo per darsi ragione. Mi lascia sempre perplessa vedere che persone intelligenti come te ci caschino. E' pura dottrina, c'è davvero ben poco di valido ed è sempre prestato da altre scienze o discipline. Pessima filosofia fatta da gente che manco se ne rende conto, tornassero consciamente ad un dibattito filosofico ne avrebbero almeno il rigore e la precisione lessicale.

Per non parlare della parte docimologica: compiti autentici, sommativi, reali e altri aggettivi a casaccio per definire procedure artificiose che non hanno nulla di superiore alle prove basate su nozioni e pratiche, se non che la loro stessa pretesa superiorità. Le competenze non sono insegnabili in generale, gli individui le sviluppano da sé, ne giudicabili a scuola: non si possono creare le condizioni di variazione sufficiente di contesto in un ambiente giustamente protetto. E non mi si venga a dire che girare un triangolo e far capire che si usano le stesse formule è una variazione di contesto, un approccio a competenza nella spiegazione dei triangoli, è semplicemente spiegare bene il concetto, la nozione dello stesso. L'unica reale competenza acquisibile ed insegnabile a scuola è quella di diventare buoni studenti. Se uno studente l'acquisisce potrà acquisire competenze in altri ambiti.

Si giunge ai paradossi più deliranti, come ad esempio a dire che è inutile spiegare a far apprendere nozioni ai discenti, tanto le trovano su internet, piuttosto è bene fornirgli le competenze per usare la rete. Chi pensa sul serio questa stupidaggine incommentabile è ormai totalmente senza speranza, perso nel pensiero settario della neopedagogia. Chi ancora non sia totalmente avulso dalla realtà sa benissimo che sanno già usare internet, media e strumenti afferenti meglio di noi e che comunque hanno infinite occasioni extrascolastiche per imparare, molto più efficaci che perdere tempo a scuola in merito e che l'unica cosa che creeremmo e purtroppo creiamo a causa del culto di Vygotskij sono virtuosi del porno e dei giochini ebeti da social network.


E va bene, polemiche note, le condividiamo (quasi) tutti e ti plaudiamo festosi.
Ma poi? La soluzione sta in un nostalgico ritorno all'armamentario balilla o è possibile pensare qualcosa di nuovo?
Qualcosa che ovviamente faccia i conti con quella scarsa educazione di cui parli (e cui ancora plaudiamo), ma sulla quale possiamo fare ben poco (ammesso che sia compito della scuola e non della famiglia...).
Si riesce a andare oltre la querula lagna del povero insegnante donchisciottesco? Se potessimo sceglierci l'utenza sarebbe sicuramente tutti ottimi insegnanti e sforneremmo ottimi studenti e il futuro sarebbe radioso, ma mi pare sia ovvio che non possiamo sceglierci l'utenza, quindi, con quella che hai, cosa fai oltre a mettergli il cappello a cono?

Cosa sarebbe poi un buono studente? Detto non in termini di competenze, ovviamente!

Che i ragazzi/ni di oggi siano nativi digitali mi fa semplicemente ridere. Saper usare un social network e qualche giochino da idiota fa di loro degli esperti di "internet media e afferenti"?

Che poi la crisi economica comporti necessariamente una crisi morale mi pare indimostrabile e apodittico. Non mi pare sia valso per altri periodi (il Dopoguerra? La Rivoluzione francese?) e non mi pare che gli anni '80 del decollo cafone siano stati così brillanti dal punto di vista intellettuale


Ultima modifica di lucetta10 il Ven Ago 28, 2015 9:25 am, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 9:23 am

ushikawa ha scritto:
sono totalmente d'accordo con l'ultimo intervento, ma mi chiedo che cosa abbia a che vedere con divise, lei obbligatorio, culpa in vigilando e quant'altro del primo post di dulcamara.

Rispondevo a Lenar.
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 9:40 am

BlueSkies ha scritto:
Premetto che insegno alle medie, pur avendo fatto qualche supplenza alle superiori. Concordo con Lenar sulla necessità di cambiare il titolo in uscita descrivendo ciò che lo studente sa effettivamente fare. Questo mi sembra più incentivante della possibile bocciatura. Nella mia esperienza, a parte alcuni rari casi di studenti veramente immaturi, la bocciatura ha il solo scopo di esacerbare il rifiuto della scuola da parte degli alunni, e penso che siano tutti d'accordo che, e mi si perdoni la metafora, si può condurre il cavallo al fiume, ma non lo si può obbligare a bere. Le direttive del primo post mi sembrano più frutto di uno sfogo che di una riflessione e di una serie di ragionamenti che portino a delle proposte fattive. Al di là dei diversi termini (metacognizione in testa) mi piacerebbe piacerebbe capire cosa veramente funzioni: per esempio io ho l'impressione - al di là dei vari studi e ricerche sull'apprendimento - che di solito gli studenti capiscono di più e meglio quando ragionano su quello che fanno e perché lo fanno piuttosto che eseguire esercizi e memorizzare nozioni come tanti soldatini... Grazie agli interventi interessanti come quello di Lenar!

Insegno anche io alle medie, dove i voti sono gonfiati al delirio e viene bocciata la metà degli studenti che lo meriterebbero. La bocciatura può essere un ottimo strumento formativo e deve essere usata senza riserve soprattutto in tal senso, anche perché in molti casi siamo percentualmente ben sotto le richieste relative alla dispersione scolastica. Eseguire esercizi e memorizzare alcune nozioni è assolutamente necessario, certo è metà del lavoro, forse meno, il resto è attivamente ragionare nel merito e riflettere sull'esperienza. Ma lo comprendevo benissimo prima che qualche pedagogista pretendesse di spiegarmelo avendo scoperto l'acqua calda anzi la meta acqua calda sommativa.
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 12:09 pm

Dulcamara ha scritto:
BlueSkies ha scritto:
Premetto che insegno alle medie, pur avendo fatto qualche supplenza alle superiori. Concordo con Lenar sulla necessità di cambiare il titolo in uscita descrivendo ciò che lo studente sa effettivamente fare. Questo mi sembra più incentivante della possibile bocciatura. Nella mia esperienza, a parte alcuni rari casi di studenti veramente immaturi, la bocciatura ha il solo scopo di esacerbare il rifiuto della scuola da parte degli alunni, e penso che siano tutti d'accordo che, e mi si perdoni la metafora, si può condurre il cavallo al fiume, ma non lo si può obbligare a bere. Le direttive del primo post mi sembrano più frutto di uno sfogo che di una riflessione e di una serie di ragionamenti che portino a delle proposte fattive. Al di là dei diversi termini (metacognizione in testa) mi piacerebbe piacerebbe capire cosa veramente funzioni: per esempio io ho l'impressione - al di là dei vari studi e ricerche sull'apprendimento - che di solito gli studenti capiscono di più e meglio quando ragionano su quello che fanno e perché lo fanno piuttosto che eseguire esercizi e memorizzare nozioni come tanti soldatini... Grazie agli interventi interessanti come quello di Lenar!

Insegno anche io alle medie, dove i voti sono gonfiati al delirio e viene bocciata la metà degli studenti che lo meriterebbero. La bocciatura può essere un ottimo strumento formativo e deve essere usata senza riserve soprattutto in tal senso, anche perché in molti casi siamo percentualmente ben sotto le richieste relative alla dispersione scolastica.

Per quel che riguarda i voti gonfiati se c'è un lavoro serio a livello di dipartimenti mi sembra difficile... Nella scuola dove ero prima c'erano anche prove comuni durante l'anno per uniformare i risultati, e non erano così facile. Ma magari abito in un'isola felice.
Comunque mi sembra che l'unica utilità della bocciatura sia che può  fare da spauracchio agli altri "vedi cosa succede se non studi?", i diretti interessati raramente cambiano atteggiamento o maturano così velocemente.


Citazione :
Eseguire esercizi e memorizzare alcune nozioni è assolutamente necessario, certo è metà del lavoro, forse meno, il resto è attivamente ragionare nel merito e riflettere sull'esperienza. Ma lo comprendevo benissimo prima che qualche pedagogista pretendesse di spiegarmelo avendo scoperto l'acqua calda anzi la meta acqua calda sommativa.
vedo che concordiamo su questo punto, il mio problema è che molti colleghi purtroppo si fermano a quella metà, che è anche la più facile da portare avanti. Poi se continuiamo a giudicare la bravura di un insegnante dal silenzio che c'è in classe durante le sue ore, penso che sia difficile che le cose possano migliorare...
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 1:09 pm

Felipeto ha scritto:
Lenara ciò che dici richiede l abolizione del valore legale del titolo di studio...le aziende ne hanno le palle piene di geometri che non conoscono il cemento armato o ragionieri che non sanno calcolare l iva...il diploma non può diventare un diritto acquisito

Ma per questo non ci sarebbe bisogno di abolire il valore legale del titolo di studio: basterebbe bocciare sistematicamente i somari, e NON consentire loro di diplomarsi finché non hanno imparato qualcosa a livelli minimi decenti.

Se esistono questi "geometri che non conoscono il cemento armato" o "ragionieri che non sanno calcolare l'iva", la colpa non è del fatto in sé che ESISTA il titolo di ragioniere o di geometra, sta solo nel fatto che viene dato con la massima facilità anche a chi non se lo merita, tutto lì.

In un contesto sociale e culturale (si fa per dire) come il nostro, se anche abolisse il valore legale del titolo di studio e lo si sostituisse con un attestato di competenze, come proposto nei messaggi qui sopra, il problema si riproporrebbe esattamente identico:

il buonismo diffuso sarebbe uguale, la paura dei ricorsi sarebbe uguale, l'arrendevolezza canina a tutte le pretese delle famiglie sarebbe uguale, la paura di perdere iscrizioni sarebbe uguale...

...e quindi, la stessa tipologia di docenti e di presidi che attualmente non hanno il coraggio di bocciare quasi mai nessuno, e che gonfiano i voti a man bassa, semplicemente continuerebbero a gonfiarli anche dopo, producendo allegramente dei certificati di competenze non realistici, pieni di giudizi positivi inventati a man bassa, e che attestano competenze fasulle, esattamente come i diplomi di adesso.

Il fatto che si chiamino "certificati" invece che "diplomi", o che ci siano scritte cose che si chiamano "livelli di competenze" invece che "voti", sarebbe del tutto ininfluente.

L.
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 1:47 pm

Dulcamara ha scritto:
Lenar ha scritto:
Dulcamara ha scritto:

Lenar, allora come risolveresti tu la questione della mancata educazione degli alunni?

Sarebbe una proposta che comporterebbe l'abolizione delle classi organizzate per coorti di età e la loro sostituzione con gruppi omogenei in termini di competenze. Ci starebbe dentro anche la revisione degli esami di stato e la loro sostituzione con prove di verifica delle competenze abolendo anche le bocciature: alla fine dei 5 anni (o dei 4 anni se si vuole) si ottiene un pezzo di carta in cui viene riassunto il livello di competenza raggiunto nei vari ambiti (se uno in 5 anni non ha fatto altro che dormire in piedi e frequentare i corsi base avrà un profilo di competenza in uscita schifoso, chi, invece, studia, si impegna, è sveglio, frequenta i corsi "advanced", etc etc, avrà un profilo di competenza brillante, se uno frequenta un professionale e fa schifo in tutto tranne che in "officina meccanica", nel certificato di competenza scriviamo esattamente quello: fa schifo in tutto ma è un drago al tornio, se lo volete assumere come tornitore non sbagliate ma se gli chiedete di comunicare usando un italiano corretto è meglio che lasciate perdere). Ci starebbero un sacco di altre cose che non sto ad elencare per non trasformare questo post nel papiro illeggibile di cui sopra.

La crisi economica è la prima causa del degrado culturale, la seconda è il suo prodotto a livello scolastico, ovvero la didattica per competenze. Essa domina la scuola dal '94, l'anno della tragedia della garanzia del successo formativo, più si fa strada e viene applicata e più fa danni e tu pretenderesti di completare l'opera?

Stai mischiando due cose che non c'entrano nulla l'una con l'altra. Una cosa sono le competenze e l'altra il successo formativo garantito. Basare didattica e valutazione sulle competenze non vuol dire aderire al mantra del successo formativo garantito. Semmai il contrario visto che la valutazione sarebbe proprio la certificazione delle competenze acquisite e, quindi, l'ufficializzazione della somaraggine dei somari.

Dulcamara ha scritto:

Valutiamo i dati storici dell'Ocse-Pisa e in particolare confrontiamoci con gli attuali primati, dove si bacchetta ancora palmi e dorsi, altro che schedine, rubrichette ed autovalutazioni.

Infatti i paesi a cui fai riferimento primeggiano proprio nei test che valutano le competenze. Sui metodi da applicare per raggiungerle si può poi discutere ma pensi davvero che le famiglie italiane accetterebbero di vedere i dorsi ed i palmi dei loro pargoli bacchettati?

Dulcamara ha scritto:

Le bocciature sono troppo poche, altroché abolirle!

Concordo, per come è pensata la scuola attualmente sarebbe necessario, per far funzionare il sistema, bocciare molto di più. Non che le bocciature servano a qualcosa per migliorare il livello culturale dei bocciati. Semplicemente sarebbero funzionali ad instillare il "timor di Dio" necessario per il funzionamento della nostra scuola ottocentesca. Però, sempre parlando di paesi che primeggiano nelle classifiche internazionali, sappi che nel nord europa, dove la scuola è pensata diversamente, in maniera simile a come la penso io, le bocciature praticamente non esistono.

Dulcamara ha scritto:

La scuola deve cercare di far apprendere le basi culturali, leggere, scrivere e far di conto, fra elementari e medie, il resto è contorno. L'obbligo scolastico andrebbe riportato alla terza media

Sono d'accordo sull'obbligo scolastico. Al limite introdurrei, dopo i 14 anni, al posto dell'obbligo scolastico, un obbligo alla formazione che potrebbe essere assolto anche svolgendo forme di apprendistato presso imprese o artigiani condite con un pizzico di cultura generale.

Dulcamara ha scritto:

Ma come si fa a basare la didattica su un concetto così effimero, gonfiato e non oggettivo quali le competenze?

Le competenze non sono un concetto fumoso. Vai a vedere come sono organizzati gli esami per le certificazioni di competenza linguistiche dell'ESOL (Cambridge). Sono test che valutano se sai usare la lingua non se conosci la grammatica. Testano le abilità nell'impiego della lingua (listening , speaking, reading, writing) e non la conoscenza della regole grammaticali. Conosco gente (me compreso) che ha superato l'FCE o il CAE senza conoscere quasi nulla di grammatica. E, d'altra parte, quello che davvero conta non sono le CONOSCENZE grammaticali che uno possiede ma le COMPETENZE nell'uso della lingua. Non ti sto parlando di concetti fumosi. Le certificazioni Cambridge sono riconosciute internazionalmente e ritenute altamente affidabili da governi ed istituzioni accademiche.

Dulcamara ha scritto:

Non c'è alcun ordine preferenziale fra abilità, nozioni e competenze, le une richiedono le altre indifferentemente nel processo di acquisizione culturale del discente e di tutti quanti.

Assolutamente falso. Le competenze sono molto più importanti delle conoscenze.

Dulcamara ha scritto:

La nuova pedagogia privilegia parole creandone significanti del tutto artificiosi, determinando falsi concetti, moltiplicando gli universali alla carlona, tanto per darsi importanza e ripetere mantra in modi più altisonanti ed elucubrati. Basta mettere meta e il gioco è fatto, cognizione e metacognizione si riassumono in una parola già esistenze, ovvero riflessione, ma lor signori pedagogisti manco se ne accorgono, impegnati come sono a spaccare il capello in quattro dove non serve e generalizzare nella maniera più orrenda e bieca quando gli fa comodo, a maggior gloria della religione socio costruttivista.

E questa porcheria ha il coraggio di definirsi scienza, quando nessun protocollo delle scienze sociali, già molli di per sé, viene usato per elaborare i suoi stessi così detti esperimenti, pratiche avulse dai reali contesti, raccolte di dati e statistiche solo per darsi ragione. Mi lascia sempre perplessa vedere che persone intelligenti come te ci caschino. E' pura dottrina, c'è davvero ben poco di valido ed è sempre prestato da altre scienze o discipline. Pessima filosofia fatta da gente che manco se ne rende conto, tornassero consciamente ad un dibattito filosofico ne avrebbero almeno il rigore e la precisione lessicale.

Per non parlare della parte docimologica: compiti autentici, sommativi, reali e altri aggettivi a casaccio per definire procedure artificiose che non hanno nulla di superiore alle prove basate su nozioni e pratiche, se non che la loro stessa pretesa superiorità.

Concordo sulla balordaggine delle cosidette scienze pedagogiche. Concordo, per altro, che non si tratta di scienze.

Dulcamara ha scritto:

Le competenze non sono insegnabili in generale, gli individui le sviluppano da sé, ne giudicabili a scuola

Sono solo parzialmente d'accordo. Probabilmente le competenze non si possono insegnare ma si può comunque creare un contesto che ne favorisca lo sviluppo. Inoltre le competenze sono perfettamente misurabili, vedi, a tal proposito, l'esempio fatto sopra relativamente alle certificazioni linguistiche internazionali.

Dulcamara ha scritto:

Si giunge ai paradossi più deliranti, come ad esempio a dire che è inutile spiegare a far apprendere nozioni ai discenti, tanto le trovano su internet, piuttosto è bene fornirgli le competenze per usare la rete.

Questa è una cagata pazzesca. Al limite potrebbe essere in parte condivisibile se si dicesse che il compito della scuola, visto che i contenuti sono in rete (e non è detto che tale affermazione sia vera, IMHO, ad esempio, non lo è), è aiutare i discenti a comprendere i contenuti ricavabili dalla rete (su youtube posso trovare una videolezione che mi spiega le equazioni logaritmiche ma non è detto che sia in grado di comprendere cosa viene spiegato nella videolezione).
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 2:18 pm

Lenar ha scritto:


Le competenze non sono un concetto fumoso. Vai a vedere come sono organizzati gli esami per le certificazioni di competenza linguistiche dell'ESOL (Cambridge). Sono test che valutano se sai usare la lingua non se conosci la grammatica. Testano le abilità nell'impiego della lingua (listening , speaking, reading, writing) e non la conoscenza della regole grammaticali. Conosco gente (me compreso) che ha superato l'FCE o il CAE senza conoscere quasi nulla di grammatica. E, d'altra parte, quello che davvero conta non sono le CONOSCENZE grammaticali che uno possiede ma le COMPETENZE nell'uso della lingua. Non ti sto parlando di concetti fumosi. Le certificazioni Cambridge sono riconosciute internazionalmente e ritenute altamente affidabili da governi ed istituzioni accademiche.


Però non si è ancora giunti una definizione univoca di "competenza"; non sono contrario al concetto, ma serve sempre il buon senso.

Lenar ha scritto:


Inoltre le competenze sono perfettamente misurabili, vedi, a tal proposito, l'esempio fatto sopra relativamente alle certificazioni linguistiche internazionali.


Sulla "misurabilità" c'è un dibattito furioso e tendo a stare dalla parte di chi sostiene che si tratta comunque di valutazione e non di misurazione.
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Ven Ago 28, 2015 8:35 pm

E' ora dunque di dire BASTA all autonomia scolastica... Si stabiliscano obiettivi minimi IMPRESCINDIBILI per materia a livelli nazionale e senza quelli si boccia...basta calciomercato di studenti.. Basta presidi a caccia di iscritti... BASTA AL VOTO DI consiglio .ogni docente è responsabile dei suoi voti..
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 1:16 am

lucetta10 ha scritto:

E va bene, polemiche note, le condividiamo (quasi) tutti e ti plaudiamo festosi.
Ma poi? La soluzione sta in un nostalgico ritorno all'armamentario balilla o è possibile pensare qualcosa di nuovo?
Qualcosa che ovviamente faccia i conti con quella scarsa educazione di cui parli (e cui ancora plaudiamo), ma sulla quale possiamo fare ben poco (ammesso che sia compito della scuola e non della famiglia...).
Si riesce a andare oltre la querula lagna del povero insegnante donchisciottesco? Se potessimo sceglierci l'utenza sarebbe sicuramente tutti ottimi insegnanti e sforneremmo ottimi studenti e il futuro sarebbe radioso, ma mi pare sia ovvio che non possiamo sceglierci l'utenza, quindi, con quella che hai, cosa fai oltre a mettergli il cappello a cono? Cosa sarebbe poi un buono studente? Detto non in termini di competenze, ovviamente! Che i ragazzi/ni di oggi siano nativi digitali mi fa semplicemente ridere. Saper usare un social network e qualche giochino da idiota fa di loro degli esperti di "internet media e afferenti"? Che poi la crisi economica comporti necessariamente una crisi morale mi pare indimostrabile e apodittico. Non mi pare sia valso per altri periodi (il Dopoguerra? La Rivoluzione francese?) e non mi pare che gli anni '80 del decollo cafone siano stati così brillanti dal punto di vista intellettuale

Beh ad esempio si potrebbe protestare e scioperare per cose serie, non per rimembranze di sterili questioni di principio. Che il preside possa decidere di assumere a me va benissimo, (avrei preferito fosse libero di licenziare), purché sia un preside in grado di farlo e gli attuali presidi ad esempio non lo sono essendo in pochissimi e spesso impreparati. Si protesti perché le riforme vengano fatte bene, senza osteggiarle a prescindere, si pretenda che vengano assunti 3-4000 presidi anche a scapito dell'assunzione dei precari. Si protesti per abolire la culpa in vigilando alle medie e alle superiori, sapendo quanti danni fa per la crescita e la libera espressione degli alunni e per l'organizzazione delle scuole e la didattica. Si protesti contro lo strapotere dei pedagogisti, si protesti contro il fatto che talune amministrazioni inventandosi l'inesistente teoria del gender sdoganano, anzi favoriscono, l'omofobia. Si pretenda nei casi di alunni violenti di avere degli istituti di permanenza temporanea (chiamiamole camere di compensazione) dove questi possano essere inviati e successivamente reimmessi in ottemperanza al giusto principio di integrazione ma limitando i danni alle classi. Si pretenda di rivedere e ridiscutere le competenze di cittadinanza dove si vedono robe del tipo: ha cura e rispetto di sé, come presupposto di un sano e corretto stile di vita oppure ha attenzione per le funzioni pubbliche alle quali partecipa nelle diverse forme in cui questo può avvenire: momenti educativi informali e non formali; esposizione pubblica del proprio lavoro, occasioni rituali nella comunità che frequenta, azioni di solidarietà, manifestazioni sportive non agonistiche, volontariato, ecc., ovvero altre perle del tipo si muove nello spazio con grazia e si interessa alle opere d'arte (questa non la ricordo con precisione). Questi sono presupposti dottrinali da stato etico, altro che competenze su cui esprimersi. Si pretendano, ove si volesse colmare gap educativi cui le famiglie non possono socialmente assolvere maggiori poteri e mezzi per la scuola. Anche il Sabato libero per tutti con due giorni prolungati al metà pomeriggio o uno fino a sera non mi parrebbe una cattiva cosa da valutare... Insomma, c'è ne sarebbero quante ne vuoi...
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 1:56 am

Lenar, se accetti la didattica per competenze non puoi emendarne le parti che non ti piacciono... I test di cui mi parli li trovo ottimi anche io, come peraltro le invalsi o i test ocse pisa. Ma sono semplicemente ottimi test, tendenzialmente io preparo gli esercizi su basi similari, soprattutto nelle verifiche, senza escludere i cari vecchi esercizi complessi, laboriosi e virtuosistici. Sono d'accordo che le conoscenze debbano essere spiegate, testate e valutate in svariati ambiti per essere ben acquisite, ma non vedo perché creare una categoria in più quando se ne può declinare una esistente. Anche aggiungendo categorie inutili, quale a mio parere quella delle competenze, vi sono pratiche e conoscenze che richiedono previe competenze. Ribadisco che non ha senso ed è riduttivo fare affermazioni apodittiche quali: "Assolutamente falso. Le competenze sono molto più importanti delle conoscenze.", o similari, per creare priorità artificiose e nuovi mirabolanti orpelli autodichiarati come tali. Non so se tu abbia fatto il TFA o se tu l'abbia fatto in un università dove non dominano i pedagogisti, per me che l'ho fatto a Padova, dove domina la potentissima professoressa Lerida Cisotto, direttrice del corso di pedagogia è stato allucinante e le cose che ho scritto erano all'ordine del giorno (come il fatto che i contenuti sia inutile presentarli, li trovano su internet...). Didattica e valutazione per competenze sono ben altra cosa rispetto agli ottimi test da te citati che potrbbero dirsi compiti autentici, ma che sono solo una parte di un iter delirante (la valutazione per competenze pretende anche l'autovalutazione, rubriche e diari). Senza contare che ho sentito citare come compiti autentici validissimi anche la preparazione di gruppo di poster con un entusiasmo che non ti dico... Ti mando un corposo documento in merito:
http://www.istruzionevenezia.it/public/allegati_news/aprile_2011/Terzo%20incontro%20_%20Progettare%20e%20valutare%20per%20competenze.pdf

Per quanto concerne l'istruzione nordica, i dati ocse pisa, almeno per quanto concerne la matematica, sono molto interessanti in merito: Svezia e Finlandia, le capostipiti della neo pedagogia-didattica hanno avuto un tracollo allucinante nel decennio 2003-12, l'ultimo monitorato. L'Italia ad esempio, grazie alla meritoria resistenza dell'associazione nazionale di matematica a queste nuove tendenze privilegiando la didattica sui contenuti è risalita di moltissimi posti e ciò pur avendo la pesante e deleteria eredità di Croce-Gentile di dominio umanistico e disprezzo scientifico. E questo è da considerarsi anche in relazione al fatto che i paesi scandinavi spendono molto di più in istruzione e sono meglio organizzati...
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 8:28 am

Dulcamara ha scritto:
Ti mando un corposo documento in merito:
http://www.istruzionevenezia.it/public/allegati_news/aprile_2011/Terzo%20incontro%20_%20Progettare%20e%20valutare%20per%20competenze.pdf

Ma dai! E' autentico?

Vuoi dire che qualcuno che ha seguito il corso per abilitarsi all'insegnamento, che so, in matematica o in chimica, ha dovuto sciropparsi quella roba, e magari superare pure degli esami su di essa?

Sembra una delle parodie di Crozza (o della vecchia Gialappa's Band)...
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 8:45 am

Sarò strano io ma non vedo il nesso tra una giustissima critica alla didattica per competenze, almeno nella sua versione "all'italiana" (fatta cioè in un contesto culturalmente difforme e con modalità anodine e nominalistiche) e l'invocazione al ritorno ad un autoritarismo d'antan.
Sembra che Dulcamara voglia fare la parodia del "professore all'antica", cancellando decenni di giuste conquiste in campo scolastico pur di eliminare i disastri degli ultimi venti anni.
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 9:19 am

paniscus_2.0 ha scritto:
Dulcamara ha scritto:
 Ti mando un corposo documento in merito:
http://www.istruzionevenezia.it/public/allegati_news/aprile_2011/Terzo%20incontro%20_%20Progettare%20e%20valutare%20per%20competenze.pdf

Ma dai! E' autentico?

Vuoi dire che qualcuno che ha seguito il corso per abilitarsi all'insegnamento, che so, in matematica o in chimica, ha dovuto sciropparsi quella roba, e magari superare pure degli esami su di essa?

Sembra una delle parodie di Crozza (o della vecchia Gialappa's Band)...

Quelle slide sono ordinarie (nel loro contesto), non sono un'eccezione. Se ti stupiscono, direi che finora sei riuscita a scansare qualsiasi formazione sulle competenze degli ultimi 10 anni (e non dico che ti sei persa qualcosa di fondamentale, intendiamoci).
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 9:29 am

mac67 ha scritto:
Quelle slide sono ordinarie (nel loro contesto), non sono un'eccezione. Se ti stupiscono, direi che finora sei riuscita a scansare qualsiasi formazione sulle competenze degli ultimi 10 anni (e non dico che ti sei persa qualcosa di fondamentale, intendiamoci).

Effettivamente è vero, per fortuna sono riuscita a scamparmele.

E devo ammettere che ne vado fiera e che farò di tutto per continuare a scamparmele anche in futuro, anche a costo di farci la figura dell'ottusa retrograda immobilista che non è aperta alle novità...

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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 9:42 am

Dulcamara ha scritto:

Lenar, se accetti la didattica per competenze non puoi emendarne le parti che non ti piacciono...

Ti ripeto che la didattica per competenze ed il diploma assicurato a tutti sono cose diverse.

Dulcamara ha scritto:

I test di cui mi parli li trovo ottimi anche io, come peraltro le invalsi o i test ocse pisa. Ma sono semplicemente ottimi test,

Non sono solo ottimi test. Sono test pensati per misurare le competenze. Per questo sono ottimi. Se i test ESOL fossero esercizi di grammatica sarebbero pessimi test.

Dulcamara ha scritto:

Ribadisco che non ha senso ed è riduttivo fare affermazioni apodittiche quali: "Assolutamente falso. Le competenze sono molto più importanti delle conoscenze.", o similari, per creare priorità artificiose e nuovi mirabolanti orpelli autodichiarati come tali.

Siamo su un forum. Non mi metto a scrivere un papiro per spiegare perché saper usare un concetto è più importante che semplicemente conoscerlo. Tra uno che sa ripetere mnemonicamente cosa si intende per "conservazione della quantità di moto" ed uno che non solo conosce quel concetto ma sa anche applicarlo per risolvere un problema di urti io, anche se rischio di essere tacciato di assurdo modernismo da parte tua, preferisco il secondo.

Dulcamara ha scritto:

Non so se tu abbia fatto il TFA o se tu l'abbia fatto in un università dove non dominano i pedagogisti, per me che l'ho fatto a Padova, dove domina la potentissima professoressa Lerida Cisotto, direttrice del corso di pedagogia è stato allucinante e le cose che ho scritto erano all'ordine del giorno

Ho fatto due TFA in due diverse università per due diverse classi di concorso. Ho fatto anche la SISS per un'altra classe di concorso in un'altra differente università. In mezzo ho avuto a che fare con il catalogo delle competenze dell'istruzione professionale definite dalla Regione Lombardia. Credo, molto immodestamente, di avere un'idea di cosa significhi, nel concreto, didattica per competenze. Concordo invece sul fatto che chi insegna presso le università, spesso e volentieri, non ha la minima idea di quello che racconta ed ha un'esperienza pratica davvero limitata. In particolare la conoscenza e la comprensione della realtà dei Professionali per quella gente è sotto zero.
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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 9:58 am

Lenar, rispondi sinceramente: una teoria pedagogica, un metodo educativo o un approccio di "ricerca accademica in scienza dell'educazione" che si presenti con il linguaggio tipico di quel deprimente documento postato da dulcamara, ti sembra roba da prendere sul serio?

A me pare una presa in giro bella e buona.
E non mi sento affatto in colpa a dirlo.

Non solo un grosso concentrato di ignoranza, ma una vera e propria presa in giro per i lettore o l'interlocutore, consapevole e deliberata.

Sono sicura che ALan Sokal e Jean Bricmont (ma purtroppo nessuno dei due è di madrelingua italiana) avrebbero qualcosa di eloquentissimo da dire in proposito.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: La scuola cattiva   Sab Ago 29, 2015 10:10 am

paniscus_2.0 ha scritto:
Lenar, rispondi sinceramente: una teoria pedagogica, un metodo educativo o un approccio di "ricerca accademica in scienza dell'educazione" che si presenti con il linguaggio tipico di quel deprimente documento postato da dulcamara, ti sembra roba da prendere sul serio?

Rispondo subito e nettamente "no". Quel documento fa letteralmente accapponare la pelle.

Quel documento rappresenta la dimostrazione di come un apparato burocratico/accademico abbia preso un concetto giusto e l'abbia trasformato in una immane supercazzola.

paniscus_2.0 ha scritto:

Non solo un grosso concentrato di ignoranza, ma una vera e propria presa in giro per i lettore o l'interlocutore, consapevole e deliberata.

Sono sicura che ALan Sokal e Jean Bricmont (ma purtroppo nessuno dei due è di madrelingua italiana) avrebbero qualcosa di eloquentissimo da dire in proposito.

Credo non solo loro.
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