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 DSA e metodi (Articolo su OS.it)

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Lenar



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MessaggioOggetto: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:45 am

Interessantissimo articolino quest'oggi in home page.

Io condivido molto ma non tutto.

http://www.orizzontescuola.it/news/dsa-lorigine-sarebbe-colpa-dal-metodo-insegnamento-nei-primi-anni-scuola

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Ire



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 10:06 am

Grazie lenar per averlo postato, qui mi sarebbe sfuggito (sono però certa che l'avrei recuperato nella mia sezione di "sorveglianza" degli articoli in uscita da una particolare setta)

Lasciamo perdere quello che penso io della provenienza di questo articolo e passiamo alla discussione, se ti va.
Credimi, ho dato una scorsa veloce e faccio molta fatica a soffermarmici perchè quello che ho letto mi irrita tanto, tanto, tanto ed è vecchio vecchio vecchio.

So però che per molti non è immediato trovare le inesattezze e allora ti chiedo: hai voglia di dire quello che condividi in questo articolo? (alcune cose condivisibili ci sono, in effetti)

In ogni caso, a mio parere: no, l'origine della dislessia non è da individuare nel metodo di insegnamento

(se ci pensi, già sostenere questo ti dice che secondo chi lo sostiene c'è qualcuno che invece saprebbe insegnare nel modo corretto e magari proprio gli appartenenti a quella setta che è poi la stessa cui appartiene una certa Margherita che un paio di volte l'anno esce in Italia con gli stessi argomenti o quasi)
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 10:13 am

Secondo me la cosa più interessante di quel pezzo NON E' il fatto che "sia colpa del metodo di insegnamento o no", ma il fatto che finalmente si comincia a mettere in discussione certe definizioni autoreferenziali e velleitarie, che di scientifico avevano ben poco, e che ci sono state imposte in maniera dogmatica negli ultimi anni.

Il che non vuol dire "affermare che i DSA non esistano"... ma significa avere il coraggio di dire che esistono, ma che possano anche essere qualcosa di diverso, con cause diverse e con possibilità di intervento diverse da quelle che ci sono state presentate come un dogma assoluto fino a ieri.

Comunque, stiamo a vedere: se è vero che cominciano a esserci delle ipotesi scientifiche nuove, e diverse da quelle che sono andate per la maggiore negli ultimi anni, ci saranno delle discussioni intense a livello scientifico, appunto, e sono interessatissima a vederne gli sviluppi.

Personalmente sono anni che dico che me lo aspettavo, che di qui a poco ci sarebbe stato qualche ripensamento del mondo della ricerca, dopo l'ondata precedente...

E non mi riferisco certamente ai deliri di una setta (sulla quale personalmente ritengo di sapere abbastanza, essendo stata attiva già quasi 20 anni fa nel monitoraggio delle balle che raccontavano su altri temi), ma a studi e ricerche scientifiche autentiche.

Questo qui, ad esempio, non mi risulta che sia mai stato accusato di appartenere ad alcuna setta, ma un po' di cose interessanti le dice:

https://www.dur.ac.uk/education/staff/profile/?id=2004


L.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 10:28 am

Ah, aggiungo: per quanto riguarda il metodo fonematico rispetto al metodo globale, mi sembra assurdo NON fare una distinzione abissale tra le diverse lingue. Probabilmente per l'italiano è più opportuno associare gradualmente i suoni delle singole lettere, ma non vedo in che modo questo possa funzionare con l'inglese. Per cui, mi pare abbbastanza strano che tali affermazioni, riferite all'italiano, arrivino da studi compiuti negli Stati Uniti...
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 10:37 am

Citazione :
Secondo me la cosa più interessante di quel pezzo NON E' il fatto che "sia colpa del metodo di insegnamento o no", ma il fatto che finalmente si comincia a mettere in discussione certe definizioni autoreferenziali e velleitarie, che di scientifico avevano ben poco, e che ci sono state imposte in maniera dogmatica negli ultimi anni


che sarebbero, paniscus?
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 11:06 am

Senza polemica, e senza voler offendere nessuno, credo di aver già detto ampiamente quali sono i dettagli che non mi quadrano affatto nelle definizioni e nelle prassi attuali, e dov'è che ravviso caratteristiche di autoreferenzialità e di pseudoscientificità.

In particolare, ripeto quello che mi ha sempre convinto poco:

il fatto che le diagnosi siano sostanzialmente fenomenologiche (ossia, misurano solo gli EFFETTI dell'eventuale disturbo, non possono certo andare a indagare le cause profonde) e che però, contemporaneamente, appena si misura un effetto si pretende di tirare delle conclusioni assolutistiche sulle cause, o almeno su misteriose "conformazioni neurofisiologiche immodificabili" che però finora nessuno ha visto. Il che non vuol dire che non possano esistere, però vuol dire che al momento attuale, se esistono, NON SONO distinguibili da eventuali altre cause.

L'autoreferenzialità, a mio avviso, consiste proprio nel voler negare completamente la possibilità di altre cause (e di altre conclusioni sugli interventi da fare).

Cioè, non appena il ragazzino riporta risultati scarsi, che so, nei test di velocità di lettura o di correttezza ortografica (cioè, si misurano i SINTOMI dell'eventuale disturbo, quelli che erano già evidenti anche prima, altrimenti nessuno gli avrebbe consigliato di andare a fare il test)... giù, immediatamente si salta alla conclusione che siano dovuti a una caratteristica neurologica immodificabile, che per principio non può guarire, non può migliorare, non può peggiorare, non può essere corretta ma solo aggirata e compensata.

Nessuno mi ha mai spiegato in maniera convincente da dove arrivi questa deduzione.

Ossia, come si faccia a distinguere con certezza quello che "scrive male" (scusa se ipersemplifico) perchè effettivamente ha una caratteristica neurologica immodificabile, da quell'altro che scrive male allo stesso modo, ma PER ALTRI MOTIVI, che non hanno niente a che fare con l'immodificabilità neurologica. Oppure si vuole semplicemente negare che questi altri esistano?

Nel primo caso, è effettivamente vero che al ragazzino in questione non serva a niente "essere costretto a esercitarsi di più finché non si corregge", e che ha bisogno di strategie compensative di altro genere... ma nel secondo, proprio no, è esattamente il contrario: il primo non può correggersi con l'esercizio, mentre il secondo sì, e anzi quello di essere messo sotto a esercitarsi di più, è proprio l'unico intervento che gli sarebbe davvero utile.

Le strategie compensative e dispensative che sono realmente utili al primo ragazzo (e io a questo ci credo, non è che voglia negarlo)... al secondo non fanno altro che peggiorare la situazione (perché, invece di insistere per farlo sforzare a correggersi, si fa il contrario, ossia lo si ESONERA da quell'esercizio che gli manca, e quindi è sicuro che non si correggerà mai, nemmeno potendo).

Il mio problema sull'autoreferenzialità e sulla pseudoscientificità è principalmente questo: in base a quale fondamento, appena si osserva un risultato critico sulla lettura o scrittura (che appunto è un risultato visibile dall'esterno, non un'informazione sulle cause), si DEDUCE in automatico un'interpretazione sulle cause, che guarda caso è sempre la stessa per tutti, e che è tutt'altro che diagnosticabile in maniera diretta?

E in base a quale logica si consigliano a tutti le stesse strategie, senza alcuna certezza che le motivazioni del risultato critico siano le stesse per tutti, e siano effettivamente utili a tutti?

L.

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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 11:31 am

ne abbiamo parlato tante volte.

Vediamo se la puoi accettare così.

Il primo caso lo diamo entrambe per pacificio, il secondo caso lo prendiamo per quello che è cioè un ragazzo che a parità di capacità cognitive e a differenza della maggioranza dei compagni, nonostante le strategie messe in atto prima della diagnosi continua a scrivere male.

Diciamo che siamo quasi arrivati a trovare le evidenze per immagini che ci sia effettivamente una diversa configurazione funzionale cerebrale negli individui con dsa ma diciamo che questo ragazzo che scrive male non vi sia sottoposto quindi alla fine non esiste la certezza ma solo il fondato sospetto.

Il fatto è che: sono stati compiuti tentativi fino alla terza elementare per superare le difficoltà di scrivere, tentativi che per altri hanno funzionato e per lui no

il fatto è che: questo individuo scrive male pur avendo qi nella norma

a questo punto cosa ti importa, in pratica, sapere se è dsa o no?

Si adotteranno per lui le misure idonee e il ragazzo procederà

Natura vuole che se non fosse dsa e se ci saranno le condizioni prima o poi il blocco si supererà e il ragazzo comincerà a scrivere bene. Riuscendolo a fare proprio per l'aiuto al superamento del blocco che avrà avuto, per la mancata insistenza in un momento che lo avrebbe mortificato e bloccato di più.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 12:07 pm


In pratica tu dici: di fronte a qualsiasi difficoltà di apprendimento di qualsiasi genere, nel dubbio trattiamole tutte come se fossero sicuramente DSA strutturali, anche se non fosse vero, perchè comunque "male non può fare", e l'unica cosa importante è che il ragazzino si senta meno a disagio possibile.

Quando invece io non sono affatto convinta che "male non faccia", per i motivi che ho detto sopra.

E queste considerazioni mi rafforza molto nell'impressione che io avevo sempre avuto, e cioè che le scelte didattiche pratiche che vengono diffusamente adottate oggi, derivino più da pressioni ed esigenze di tipo emozionale che da evidenze scientifiche. Ossia, l'ansia di proteggere il bambino da qualsiasi eventuale mortificazione o disagio personale in quel momento... viene messa al primo posto, rispetto all'esigenza di una disamina seria di quali siano i provvedimenti veramente più EFFICACI per aiutarlo ad apprendere meglio, in funzione di un percorso a lungo termine.

Scusa se faccio un paragone un po' tirato, eh: immagina che ci sia un bambino (o magari una ragazzina nella preadolescenza, che è in situazione psicologica ancora più delicata) che soffre di scoliosi, e che questa scoliosi che potrebbe essere completamente risolta, o comunque attenuata di moltisismo, portando un busto per un anno o due. Ma siccome la ragazzina (comprensibilmente) si vergogna a morte di portare il busto e si lamenta che le dà fastidio, allora per non farla sentire mortificata, la si accontenta e le si consente di non portarlo, perché l'unica cosa importante è che lei non si senta a disagio in quel momento... con il risultato che il problema alla schiena (che con un certo periodo provvisorio di sacrificio e di fatica avrebbe potuto essere risolto), invece se lo tiene per tutta la vita.

Boh, mi sembra che il ragionamento sia simile...

L.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 12:28 pm

Non mi sembra simile il ragionamento.

Essendo un problema muscolare scheletrico e meccanico (accettalo, non sono un medico) ci sono evidenti riscontri che un sostegno esterno sia indispensabile per risistemare l'equilibrio.
La ragazzina si vergogna, certo, ha disagio indubbiamente ma il risultato è certo, o quanto meno è certo che non portando il busto ci saranno problemi.

A dire la verità ora come ora so che l'orientamento è quello di lavorare con la muscolatura evitando il busto.

In fin dei conti hai preso un esempio che non c'entra nulla con il dsa ma che possiamo tenere dicendo che:

SCOLIOSI: non sapendone ancora più di tanto si fornivano strumenti compensativi per risolvere il problema e la ricerca sta dimostrando che il problema invece deve essere risolto con l'esercizio

DSA: non sapendone tanto, anzi non sapendone nulla, si facevano fare esercizi su esercizi su esercizi perchè solo quelli, si pensava, potevano risolvere il problema e la ricerca (ripeto inequivocabile per immagini rmn) sta dimostrando che ci sono diverse modalità neuronali che impediscono la risoluzione del problema con l'esercizio e che per risolvere (compensare,aggirare) debbono essere usati strumenti esterni.

Per quanto riguarda il tuo secondo caso di quel ragazzo che non avesse immagini certe ma che scrivesse male nonostante, sai anche tu che la natura cerca l'economia e il massimo risultato con il minor sforzo. Non esiste un essere vivente che , superato il problema, continui ad utilizzare la via più faticosa per raggiungere un risultato. Un non dislessico ritenuto dsa imparerà a leggere bene per fare prima (anche inconsapevolmente) un non discalculico ritenuto dsa imaprerà a far velocemente i conti (le tabelline) perchè nella vita quotidiana alcune cose servono e servono veloci (e lo farà inconsapevolmente) e così per gli altri (non) dsa ai quali eventualmente nella scuola siano comunque stati concessi strumenti.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 12:45 pm


Citazione :
il fatto è che: questo individuo scrive male pur avendo qi nella norma
a questo punto cosa ti importa, in pratica, sapere se è dsa o no?
Si adotteranno per lui le misure idonee e il ragazzo procederà



Perché tu assumi a priori che le compensazioni e dispensazioni assortite siano sempre e comunque "misure idonee", anche per chi NON E' davvero DSA. E questo francamente non ha senso.

Se un ragazzo non ha un vero DSA, ma il suo problema consiste nella mancanza di esercizio o nella mancanza di concentrazione (ossia, si correggerebbe se si sforzasse di più), il fatto di ESONERARLO dallo sforzo che dovrebbe fare per correggersi lo danneggia, invece di aiutarlo. Se gli si dice "non ti preoccupare di fare lo sforzo per scrivere questa parola correttamente, tanto anche se la scrivi sbagliata l'errore non te lo contiamo", come si fa a dire che quella sia una misura idonea? Continuerà a sforzarsi sempre meno e a scrivere sempre peggio...
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 2:50 pm

Citazione :
Se un ragazzo non ha un vero DSA, ma il suo problema consiste nella mancanza di esercizio o nella mancanza di concentrazione (ossia, si correggerebbe se si sforzasse di più), il fatto di ESONERARLO dallo sforzo che dovrebbe fare per correggersi lo danneggia, invece di aiutarlo. Se gli si dice "non ti preoccupare di fare lo sforzo per scrivere questa parola correttamente, tanto anche se la scrivi sbagliata l'errore non te lo contiamo", come si fa a dire che quella sia una misura idonea? Continuerà a sforzarsi sempre meno e a scrivere sempre peggio...

No, non lo danneggia.

Al massimo non lo favorisce e c'è una bella differenza.

Ma poi, non lo favorisce a fare cosa? tutto bene subito?

Se ha un motivo di blocco dell'apprendimento che, se è diagnosticato dsa non può essere dovuto a deficit funzionali o cognitivi, in ogni caso non riuscirebbe a fare tutto bene subito a causa del suo blocco di natura diversa.

Quindi non c'è assolutamente nessun danno e nemmeno nessun mancato favore nel permettere ad un ragazzo diagnosticato dsa che eventualmente non lo fosse di usare sistemi compensativi, dispensativi e didattica personalizzata.

Inoltre tu dici che si suggeriscono strumenti standard da utilizzare per tutti. Ciò è vero nella semplificazione che fanno le scuole, le famiglie, le associazioni ecc ecc ecc (e anche questo è un discorso che abbiamo già affrontato) in realtà gli strumenti che si suggeriscono d'ufficio sono appunto solo suggerimenti e la parola chiave è PDP personalizzazione che può e deve comprendere quelli tra gli standard che vengano ritenuti idoneei e quelli tra i possibili (che sono a dire la verità infiniti o quasi) che ugualmente vengano ritenuti adatti a raggiungere compensazione e ad acquisire tecniche metacognitive per sviluppare compensazione personale.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 3:53 pm

concordo totalmente con paniscus...

Purtroppo non è affatto vero che una diagnosi "generosa" di DSA, in assenza del fantomatico ostacolo neurobiologico, non crei alcun danno; al contrario impedisce lo sviluppo delle piene potenzialità dell'alunno, cronicizza il disturbo di apprendimento, crea un permanente abbassamento dell'autostima e influisce sul rendimento scolastico complessivo dell'alunno, che, come capita di vedere a noi insegnanti, può passare dall'avere dei problemi "specifici" su una particolare area funzionale (es. la scrittura) a diventare "tardo", lento e debole in generale nel processo di apprendimento.

Ma anche supponendo che il disturbo di apprendimento sia dovuto al famoso ostacolo neurobiologico, la cui esistenza è tutt'altro che un dato scientifico, non sarebbe affatto detto e non ci sarebbe alcuna evidenza scientifica che il trattamento migliore dell'alunno che ne fosse portatore debba essere quello delle compensazioni e dispense in chiave "facilitativa", come vuole la prassi pseudoscientifica in materia.

Gli unici dati certi sono quelli statistici, che ci mettono di fronte a una inspiegabile esplosione del fenomeno. Mi sembra del tutto ragionevole, come ipotesi scientifica da confermare o falsificare, ipotizzare una correlazione tra questo fenomeno e i metodi di apprendimento adottati sin dalla scuola elementare, come suggerisce l'articolo riportato.

Se questa ipotesi risultasse attendibile, ci troveremmo di fronte a un circolo vizioso per cui più il fenomeno avanza, più lo si cerca di correggere attraverso strategie a posteriori (quelle dei pdp) e a priori (metodi didattici delle elementari) che invece lo aggravano (un po' come le sanguisughe usate in medicina nei secoli passati); ciò spiegherebbe l'esplosione esponenziale dei disturbi dell'apprendimento, causata dagli stessi, erronei rimedi che si cerca di opporre.

In assenza di certezze scientifiche ci si dovrebbe fermare: curare un tumore con il bicarbonato, se non peggiorasse la salute del paziente, rappresenterebbe sicuramente una perdita di tempo rispetto all'attuazione di strategie di cura realmente efficaci.


Ultima modifica di ushikawa il Mer Set 09, 2015 4:55 pm, modificato 1 volta
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 4:08 pm

IMHO il problema di fondo, che emerge anche dall'articolo linkato, è la medicalizzazione delle problematiche. In questo caso si parla di problemi e disturbi dell'apprendimento ma il discorso potrebbe essere generale (c'era, a tal proposito, un agile volumetto in qualche maniera significativo ed intitolato "le radici culturali della diagnosi").

Paniscus, IMHO, ha ragione quando si parla di pseudoscientificità di certi approcci.

Personalmente aggiungerei un atteggiamento (che definirei "burocratico/sindacale") nei confronti del disturbo spesso non orientato alla ricerca delle strategie per risolverlo ma semplicemente alla messa in atto delle procedure formali necessarie per "essere a posto", indipendentemente dalla loro efficacia concreta. In questo contesto farei rientrare, ad esempio, la moda delle mappe concettuali: il docente si sente "a posto" se fornisce al ragazzo la "mappa concettuale" della lezione. Ma la mappa concettuale elaborata dall'insegnante spesso non serve a nulla al ragazzo. Quello che servirebbe, al limite, sarebbe insegnare al ragazzo come creare una mappa concettuale (o uno schema logico o un riassunto o un altro supporto che sia utile per lui, non che sia utile in generale "perché lo dice la norma"). Invece l'insegnante si sente "a posto" scaricando la mappa da qualche sito e propinandola al ragazzo e poi semplificando le prove di verifica quanto basta per regalare una sufficienza. In questo contesto, inoltre, farei rientrare anche l'approccio di quelle famiglie che accolgono "con gioia" la diagnosi di DSA interpretandola come un modo economico per facilitare la carriera scolastica del figlio e che, spesso, si rendono complici proprio degli atteggiamenti più sfacciatamente deleteri e degli approcci più riduzionistici dei docenti stessi.

Giustamente Ire parla di centralità del PDP. IMHO però anche il PDP finisce molto spesso con essere un semplice atto formale, una collezione di "sentito dire" e di "lo dice la norma". Qualcuno, addirittura, ha creato modelli di PDP che si compilato "a crocette".

Non credo sia questo il modo di approcciare il problema.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 4:34 pm

medicalizzazione? dove il dsa è medicalizzato?

Sai perchè lenar si va dal medico, in team con psicologo e logopedista, per diagnosticare dsa?

Perchè prima di diagnosticarlo vengono esclusi eventuali cause patologiche e solo un medico può farlo.

Concordo con te sul pdp. Ma noi dobbiamo puntare alla buona pratica e quella che dici tu (e che va per la maggiore) non è buona pratica.
Col dsa non c'entra nulla.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 4:46 pm

Invece secondo me bisogna tenere in seria considerazione il fatto che la dislessia possa dipendere dal metodo d'insegnamento, può essere eccome. Ritornando all'esempio dell'articolo, se io uso un approccio visivo e invito l'alunno a memorizzare l'immagine visiva della parola, egli si concentrerà più sul riconoscimento visivo che sul SUONO delle singole lettere, andrà quindi a tentoni dal punto di vista fonetico con difficoltà ad associare il suono al grafema (lettera). Non solo, se all'immagine visiva della parola deve associare un suono complesso (quello di tutte le lettere) le cose si complicano, perché deve memorizzare più suoni simultaneamente. Se invece io gli mostro le lettere singolarmente e gli faccio associare alla lettera il suono SINGOLO, ecco che egli appena vede la lettera gli viene in mente il suono e riuscirà a leggere meglio. A me sembra evidente.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 5:02 pm

Ire ha scritto:
medicalizzazione?  dove il dsa è medicalizzato?


Sbaglio o si parla di "diagnosi" di DSA?

Ire ha scritto:

Concordo con te sul pdp. Ma noi dobbiamo puntare alla buona pratica e quella che dici tu (e che va per la maggiore) non è buona pratica.
Col dsa non c'entra nulla.

Al di la del PDP, IMHO è proprio l'atteggiamento e sono proprio le pratiche impiegate per affrontare il problema che fanno acqua (vedi il discorso delle "mappe concettuale" che ho riportato nel mio precedente intervento).
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 5:12 pm

lenar ha scritto:
Sbaglio o si parla di "diagnosi" di DSA?

Ai tempi ci insegnavano a non chiamarle assolutamente diagnosi (ed infatti è un termine improrio)
sono Relazioni. Ma parliamo di parole.

Il discorso è che la diagnosi la fa un medico (necessario per escludere patologie) uno psicologo (che non fa propriamente diagnosi) e un logopedista che non fa diagnosi.

L'atteggiamento sbagliato, le pratiche frettolose e tutto quanto di negativo c'è e ce ne è tanto, non tolgono nulla al fatto che il dsa non è un disturbo di insegnamento e che i dsa non esisterebbero se..
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 5:16 pm

Ire ha scritto:


L'atteggiamento sbagliato, le pratiche frettolose e tutto quanto di negativo c'è e ce ne è tanto, non tolgono nulla al fatto che il dsa non è un disturbo di insegnamento e che i dsa non esisterebbero se..

E no, qui ti contraddici... nei post precedenti parlavi di correlazione tra il disturbo e specifiche conformazioni del cervello di chi ne soffre. Ora dici che, invece, si tratta di un problema legato al modo di insegnare (come, per altro, sostiene, in un certo qual modo, l'articolo).

Allora bisogna che ti chiarisci: o il disturbo è un problema, in qualche maniera, legato alla natura del ragazzo (e quindi, non si può far nulla per correggerlo, si devono semplicemente adottare le misure per "aggirare" il problema) o è legato al modo di insegnare. Nel secondo caso torna in ballo il punto di vista dell'articolo linkato all'inizio.


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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 5:29 pm

Citazione :
non tolgono nulla al fatto che il dsa non è un disturbo di insegnamento e che i dsa non esisterebbero se..

Può darsi che sia sbagliato il mio modo di scrivere (perdonami, cerco di essere precisa ma sono fondamentalmente ignorante)
secondo me dire
che non tolgono nulla al fatto che non sia un disturbo di insegnamento
significa che non è un disturbo di insegnamento.

Secondo me il dsa non è un disturbo di insegnamento
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 7:59 pm

Un'altra cosa che non ho mai capito è come si concili la tesi della "conformazione neurologica assolutamente immutabile" che non può scomparire da sola, né può essere corretta artificialmente in alcun modo... con l'affermazione che questa NON SIA assolutamente un handicap, ma solo un normale modo di essere alla pari di qualsiasi altro, e un'allegra manifestazione di pluralismo su quanto è bello essere tutti diversi. Cioè, perché non si vuole ammettere che tale situazione, se è vera, è oggettivamente uno svantaggio e una manifestazione di sfortuna, esattamente come lo sarebbe un deficit visivo o un'altra disabilità del genere.

Ma santo cielo, supponiamo che uno abbia un braccio paralizzato, che non gli impedisce di fare una vita normale, ma che comunque gli crea grosse difficoltà in determinate azioni quotidiane che invece gli altri compiono senza sforzo. Beh, se non è scemo lo sa benissimo che il suo è davvero un problema, che è un oggettivo svantaggio sia biologico che sociale, e che avrebbe di gran lunga preferito non avercelo. Magari è anche inq*zzato nero per il fatto avere il braccio paralizzato, e ne ha tutte le ragioni, specialmente se si sente dire che per il suo problema non c'è assolutamente niente da fare e che dovrà tenerselo così per tutta la vita. E così per qualsiasi altro problema che impedisce o limita fortemente delle attività normali che invece alla maggior parte degli altri riescono spontaneamente.

Solo per i DSA, la scoperta di avere una condizione strutturale immodificabile che non si può correggere dovrebbe risultare un sollievo?

Non ho mai capito questo discorso ricorrente secondo cui il ragazzo, dopo essersi scoraggiato e arrabbiato perché certe cose non gli riuscivano, dopo aver avuto una diagnosi del genere dovrebbe sentirsi rinfrancato e rifiorire psicologicamente. Questo è un discorso che ho sentito ripetere mille volte, ma continua a non convincermi.

Cioè, se una cosa non ti riesce, PERCHE' il sentirsi dire "prova a sforzarti di più e vedrai che ti riuscirà meglio" dovrebbe essere umiliante e disperante... mentre il sentirsi dire "è inutile che ti sforzi, tanto non potrà mai riuscirti perché sei nato così e resterà così per sempre" dovrebbe essere fonte di consolazione e incoraggiamento? Boh, giuro che mi spiazza! Non dovrebbe essere il contrario? Non metto in dubbio che, se fosse sicuramente vero che l'immodificabilità è accertata, si deve dire la verità... ma PERCHE' l'effetto immediato di un tale verdetto dovrebbe essere addirittura "consolante"? Su di me farebbe l'effetto di deprimermi ancora di più, di frustrarmi ancora di più, e di farmi smadonnare a mille per la sfortuna che mi è capitata, non certo quello di innescarmi un sentimento di riscatto e di sollievo...
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:09 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Ah, aggiungo: per quanto riguarda il metodo fonematico rispetto al metodo globale, mi sembra assurdo NON fare una distinzione abissale tra le diverse lingue. Probabilmente per l'italiano è più opportuno associare gradualmente i suoni delle singole lettere, ma non vedo in che modo questo possa funzionare con l'inglese. Per cui, mi pare abbbastanza strano che tali affermazioni, riferite all'italiano, arrivino da studi compiuti negli Stati Uniti...
E' esattamente quello che ho pensato io, ma di quei metodi non so assolutamente nulla quindi non mi sono sbilanciato.

Per il resto non credo che i DSA non esistano, penso che siano sovrastimanti.

Troppe volte sbaglio ne e nè pur sapendo perfettamente quando dovrei usare uno o l'altro, per poter dire "non esiste la disortografia".
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:18 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Un'altra cosa che non ho mai capito è come si concili la tesi della "conformazione neurologica assolutamente immutabile" che non può scomparire da sola, né può essere corretta artificialmente in alcun modo... con l'affermazione che questa NON SIA assolutamente un handicap, ma solo un normale modo di essere alla pari di qualsiasi altro....
Io ho gli occhiali perchè ci vedo poco; è un difetto fisico, non guaribile (forse col laser sul cristallino da un po' di tempo a questa parte), che impatta almeno un po' sulla mia vita; io francamente mi sento sia disabile che handicappato; non in maniera grave certo, meglio questo che tante altre cose, ma non mi sognerei mai di dire "sono perfettamente normale".

Del resto m'incazzerei come una iena se mi vietassero di sedermi davanti in un'aula; farlo è il mio "metodo compensativo".

Non capisco perchè nascondersi dietro ad un dito.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:23 pm

Scuola70 ha scritto:
Invece secondo me bisogna tenere in seria considerazione il fatto che la dislessia possa dipendere dal metodo d'insegnamento, può essere eccome. Ritornando all'esempio dell'articolo, se io uso un approccio visivo e invito l'alunno a memorizzare l'immagine visiva della parola, egli si concentrerà più sul riconoscimento visivo che sul SUONO delle singole lettere, andrà quindi a tentoni dal punto di vista fonetico con difficoltà ad associare il suono al grafema (lettera). Non solo, se all'immagine visiva della parola deve associare un suono complesso (quello di tutte le lettere) le cose si complicano, perché deve memorizzare più suoni simultaneamente. Se invece io gli mostro le lettere singolarmente e gli faccio associare alla lettera il suono SINGOLO, ecco che egli appena vede la lettera gli viene in mente il suono e riuscirà a leggere meglio. A me sembra evidente.
Mi dicono che dislessici lo si è per tutta la vita; pensi veramente che i danni fatti da un metodo errato attuato in prima elementare non possano essere corretti in alcun modo dall'esercizio che si fa per tutta la vita ?

La scuola dura 13 anni, i bambini/ragazzi leggono quintali di pagine; mi rifiuto di credere che li si possa danneggiare così irrimediabilmente al primo anno.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:35 pm

In realtà la dislessia è considerata evolutiva, nel senso che può anche migliorare, non è detto che sia grave per tutta la vita. Inoltre ti chiedo: è stato trovato il gene della dislessia? E' stata trovato il punto del cervello che funziona male nel caso del dislessico? La risposta è negativa, quindi il sospetto che la dislessia derivi da cause ambientali è molto forte.
Inoltre, sempre tornando all'articolo, lo stesso discorso si può fare con il disturbo dell'attenzione o ancor di più con il disturbo oppositivo provocatorio (DOP): Dov'è l'area del cervello lesionata che causa il disturbo? Se si fa una TAC a un bambino simile risulta tutto normale, quindi anche in questo caso parlare di disturbo è fuorviante.
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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:42 pm

Scuola70 ha scritto:
In realtà la dislessia è considerata evolutiva, nel senso che può anche migliorare, non è detto che sia grave per tutta la vita. Inoltre ti chiedo: è stato trovato il gene della dislessia? E' stata trovato il punto del cervello che funziona male nel caso del dislessico? La risposta è negativa, quindi il sospetto che la dislessia derivi da cause ambientali è molto forte.
Inoltre, sempre tornando all'articolo, lo stesso discorso si può fare con il disturbo dell'attenzione o ancor di più con il disturbo oppositivo provocatorio (DOP): Dov'è l'area del cervello lesionata che causa il disturbo? Se si fa una TAC a un bambino simile risulta tutto normale, quindi anche in questo caso parlare di disturbo è fuorviante.
Infatti io penso che si esageri con i DSA.

Penso che esistano Dislessia, disgrafia e disortografia; ho dubbi su discalculia e deficit d'attenzione; quest'ultimo tenderei a derubricarlo come immaturità.

Penso che siano del tutto inventati ADHD e disturbo oppositivo provocatorio; penso che in questi casi si sia semplicemente in presenza di rompicoglioni per i quali l' ospedalizzazione sarebbe risolutiva, nel senso che gliene darei così tante da mandarli all'ospedale e poi la smetterebbero.
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DSA e metodi (Articolo su OS.it)
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