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 DSA e metodi (Articolo su OS.it)

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Lenar



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MessaggioOggetto: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 9:45 am

Promemoria primo messaggio :

Interessantissimo articolino quest'oggi in home page.

Io condivido molto ma non tutto.

http://www.orizzontescuola.it/news/dsa-lorigine-sarebbe-colpa-dal-metodo-insegnamento-nei-primi-anni-scuola

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AutoreMessaggio
paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 10:17 pm

Citazione :

La scuola dura 13 anni, i bambini/ragazzi leggono quintali di pagine; mi rifiuto di credere che li si possa danneggiare così irrimediabilmente al primo anno.

Ma l'ipotesi dell'articolo non è che li si danneggia davvero irrimediabilmente, al primo anno.

A quanto ho capito l'ipotesi è che, se al primo anno succede qualcosa che induce nel bambino qualche ritardo e qualche difficoltà di apprendimento (che non è affatto irrimediabile, ma che potrebbe benissimo essere provvisoria e correggersi dopo), e però poi subito, appena notata la prima difficoltà, lo si spinge a sottoporsi ad accertamenti che in caso affermativo avranno come esito automatico un verdetto di irrimediabilità definitiva per tutta la vita...

...allora tutti quelli che in quel momento manifestano tali difficoltà (che appunto, potrebbero anche essere provvisorie, e quindi regredire spontaneamente in seguito, o essere corrette con interventi opportuni), verranno invece bollati a vita con una diagnosi che non lascia spazio a nessun ripensamento e a nessun progresso, ma che dovrà obbligatoriamente essere riconfermata a vita, con il risultato di passare tutto il resto del percorso scolastico a propinare al ragazzo strategie "di aiuto" di cui non ha più bisogno, o che magari lo danneggiano pure.

Ora, io sulla seconda parte del discorso concordo abbastanza.

Ossia, la corsa alla certificazione sempre più precoce, e sempre più incoraggiata anche in caso di difficoltà LIEVISSIME, che non impediscono affatto un apprendimento normale e con cui si può convivere senza conseguenze... porta inevitabilmente a diagnosticare come DSA anche delle difficoltà che in quel momento esistono davvero, ma che in realtà sono transitorie e destinate a essere superate col tempo (e che quindi, secondo una definizione coerente, non sarebbero dei veri DSA).

Ma siccome, secondo il dogma corrente, il DSA è per definizione eterno e immodificabile, e una volta che un "qualcosa-che-non-si-sa-bene-che-cos'è" è stato diagnosticato come DSA allora è inammissibile pensare che possa "guarire" o essere superato... la conseguenza è che questi ragazzi, una volta diagnosticati, saranno considerati DSA per sempre, anche se in futuro quei problemi non li manifestassero più.

Supponiamo che un bambino abbia mostrato segni di potenziale DSA quando aveva otto anni, e che poi a 14 non li mostri più. Nessun diagnosta si azzarderebbe mai a dichiarare che prima il DSA c'era, mentre adesso è sparito; e nessuno si azzarderebbe nemmeno a dire che il DSA adesso non risulta, e quindi in realtà non poteva esserci mai stato nemmeno prima, e che allora la diagnosi precedente era sbagliata.

Per cui, anche se il ragazzo di problemi di apprendimento non ne ha più, vale sempre il dogma che se è stato DSA una volta è DSA per sempre, e quindi giù con il prolungamento all'infinito del loop di differenziazione, di facilitazione, di compensazione, di dispensazione, di piani didattici personalizzati, anche se in realtà NON NE HA bisogno.

Quello su cui non sono d'accordo, invece, è la prima parte del discorso, ovvero che questo apparente dilagare eccessivo di presunti DSA sia davvero dovuto ai metodi di insegnamento nei primi anni. Può darsi che anche quelli influiscano un po', non lo nego... ma penso che la maggior parte dei casi di sovradiagnosi precoci e inutili possa spiegarsi semplicemente con le normali differenze nella rapidità di maturazione tra un individuo e l'altro.

Ci sono bambini che maturano le capacità di lettura e scrittura un po' più tardi degli altri, ma che una volta che le hanno raggiunte si mettono subito alla pari con gli altri e non hanno problemi.

Che io sappia, la maturazione delle capacità di lettura avviene intorno ai 6 anni, ma con un intervallo di variabilità molto ampio, diciamo dai 4 agli 8. Ci può essere facilmente il bambino che "sembra indietro" per tutta la prima e la seconda elementare, ma che poi si sblocca tutto insieme, e in terza è esattamente come gli altri e non manifesta più nessun problema in seguito (ne ho conosciuti anch'io).

Se questi vengono inviati immediatamente a fare gli accertamenti alla fine della seconda, a 7 anni e mezzo, si beccano una diagnosi di DSA eterno e inguaribile per sempre, mentre se l'accertamento l'avessero fatto un anno dopo non sarebbe stato trovato assolutamente nulla!

E questo non c'entra necessariamente col metodo usato dalle maestre per l'insegnamento della lettura, se non per il fatto che il metodo globale, effettivamente, può RITARDARE un po' l'acquisizione della padronanza, per tutti e non solo per i DSA (almeno in un contesto di madrelingua italiana, altrove non lo so).

Quindi, il bambino che non ha un DSA ma solo un lieve ritardo temporaneo di acquisizione della lettura, a 7 anni potrebbe sembrare gravemente indietro in una classe che usa il metodo globale, e potrebbe invece non esserlo se avessero usato il fonematico.

Ma in ogni caso, prima o poi si assesta... solo che nel primo caso potrebbe essere spedito a fare i test prima, e quindi entrare nel loop, nel secondo ha qualche possibilità in più di scamparsela!

L.


Ultima modifica di paniscus_2.0 il Mer Set 09, 2015 11:22 pm, modificato 2 volte
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 10:43 pm

avidodinformazioni ha scritto:

Penso che esistano Dislessia, disgrafia e disortografia; ho dubbi su discalculia e deficit d'attenzione; quest'ultimo tenderei a derubricarlo come immaturità.

Penso che siano del tutto inventati ADHD e disturbo oppositivo provocatorio;

Qualcuno sa se esistono studi scientifici seri su casi di deficit di attenzione o di ADHD negli adulti?

Non parlo di followup su "cosa hanno poi combinato in età adulta" i ragazzini che avevano avuto quelle diagnosi da piccoli.

Parlo proprio di casi diagnosticati per la prima volta in età adulta, e che non fossero già sotto osservazione per disturbi psichiatrici di altro tipo.

L.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Mer Set 09, 2015 11:09 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Penso che esistano Dislessia, disgrafia e disortografia;

Ah, aggiungo, io personalmente ho dei seri dubbi anche sulla disortografia, almeno sulla disortografia come disturbo AUTONOMO a parte.

Penso che:

a) nella maggior parte dei casi possa essere ricondotta a una conseguenza della dislessia, o a una forma lieve di dislessia stessa. Cioè, se non si riesce ad acquisire correttamente in lettura l'automatismo della corrispondenza tra suono e grafia, allora è facile che non si riesca ad applicarlo nemmeno alla scrittura, ma non vuol dire che debba esserci un disturbo apposito per definire solo questo aspetto. Se in italiano si fa confusione tra il gruppo di lettere GN e il gruppo GL (perché la pronuncia tutto sommato sembra simile, e perché la prima spiegazione scolastica viene fornita in modo simile, con due pagine simili di libro), e quindi si finisce col leggere "cigno" invece di "ciglio", o "foglia" invece di "fogna"... allora mi aspetto che lo stesso errore si possa fare anche in scrittura, semplicemente perché non si è acquisito l'automatismo, ma non vuol dire che si tratti di due disturbi diversi.

b) in altri casi, può essere ricondotta a una sorta di difformità tra le regole scritte presentate a scuola e le abitudini sulla pronuncia orale acquisite in famiglia molto prima di cominciare a scrivere. I sardi e i veneti sarebbero MOLTO più soggetti a essere "disortografici" sulle doppie lettere rispetto ai toscani, non ci vedrei nulla di strano. Per non parlare degli inglesi e di tutti i parlanti di altre lingue (che sono la maggioranza) in cui le doppie si scrivono ma non si sentono proprio, e non c'è nessun legame diretto tra il numero di copie della lettera scritta e la pronuncia effettiva! Un ragazzino cresciuto da padre veneto e madre sarda, o viceversa, potrebbe aver ricevuto in famiglia esempi talmente dissonanti tra loro, da creargli una confusione pazzesca al momento di tradurli sulla carta, ma non vuol dire che sia disortografico...

L.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Gio Set 10, 2015 7:23 am

Io invece vedo un mucchio di "disgrafici" non certificati, ma con grafie peggiori di quelli che lo sono, che forse non hanno mai avuto delle maestre che hanno insistito sulla qualità della produzione grafica e sul corsivo; qui il metodo globale, o quanto meno la sua applicazione, effettivamente potrebbe avere delle colpe.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Gio Set 10, 2015 3:28 pm

ushikawa ha scritto:
Io invece vedo un mucchio di "disgrafici" non certificati, ma con grafie peggiori di quelli che lo sono, che forse non hanno mai avuto delle maestre che hanno insistito sulla qualità della produzione grafica e sul corsivo; qui il metodo globale, o quanto meno la sua applicazione, effettivamente potrebbe avere delle colpe.
Quando scrivo con impegno la mia calligrafia è leggibilissima, quindi non posso essere catalogato come disgrafico, tuttavia non sono assolutamente capace di scrivere in bella calligrafia.

Per quanto io mi sforzi non riesco a fare tutte le lettere uguali (a con a identiche) o perfettamente allineate o con tratto perfettamente omogeneo.

Non può essere colpa della mia maestra, da allora ho scritto molto ed anche con impegno, ma senza progressi.

Non mi risulta difficile pensare che qualcuno possa avere un problema simile al mio ma così accentuato da diventare illeggibile.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: DSA e metodi (Articolo su OS.it)   Gio Set 10, 2015 3:56 pm

Io comunque non parlavo di disgrafia, ma di disortografia.

Non ho nessun dubbio sul fatto che la disgrafia vera e propria esista, perché NON E' un problema legato specificamente alla percezione della parola scritta, ma è un difetto meccanico nella coordinazione dei movimenti fini della mano.

Ha sempre radici neurologiche, quello sì, ma appunto è un problema neuro-meccanico, NON un problema neuro-percettivo, né tantomeno un problema di abbinamento simbolico tra suoni e caratteri.

Il disgrafico vero e proprio non è quello che sbaglia il suono GLI con il suono GN, o che confonde la b con la p perché si assomigliano visivamente... è semplicemente quello che ha la grafia "brutta", quello che "scrive a zampe di gallina", che non riesce a tenere il rigo dritto, che non calibra la pressione della mano sul foglio. Il disgrafico non ha nessun problema specifico di interpretazione dei suoni (che quindi influenzerebbero la scrittura in quanto tale), ma ha solo problemi meccanici con la scrittura, che sono gli stessi problemi che avrebbe anche con il ricamo, con l'intaglio, o con l'arte della filigrana d'argento.

Non ho alcun problema a credere che questo problema esista davvero come problema AUTONOMO, ma non vedo neanche cosa c'entri con l'alfabetizzazione in quanto tale, con le regole ortografiche o con la sillabazione. Poi, possono esistere anche dei "presunti" disgrafici che non hanno alcun problema neurologico di coordinazione della mano, ma che hanno "la scrittura brutta" per altri motivi, soprattutto per lo scarso esercizio... ma anche quelli, non è che facciano necessariamente errori di ortografia o che confondano un suono consonantico con un altro.

L'esistenza della disortografia come disturbo specifico IN SE', invece, mi crea parecchi dubbi, come ho detto sopra. A mio avviso, o è un effetto collaterale di una forma lieve di dislessia, oppure è semplicemente ignoranza o noncuranza dell'ortografia corretta (e non solo per "colpa" dello scrivente, ma eventualmente anche di un insegnamento inadeguato da piccolo, o per le conseguenze di una situazione personale di bilinguismo o di esposizione al dialetto che gli ha creato confusione in passato).

L.
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