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 Il buco nero della scuola italiana: le elementari

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ushikawa



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MessaggioOggetto: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 6:30 am

http://gisrael.blogspot.it/2011/12/proposta-per-le-nuove-indicazioni.html
https://books.google.it/books/about/Aboliamo_la_scuola_media.html?id=GPiRrgEACAAJ&redir_esc=y

Questa nel titolo del thread è la tesi che Giorgio Israel, di recente scomparso, ha espresso nel libro "Abolire la scuola media", scritto insieme a Cesare Cornoldi, di idee diametralmente opposte. Si tratta di una tesi che ribalta il classico luogo comune secondo il quale il "buco nero" della scuola italiana sarebbero le scuole medie.

Personalmente concordo con il compianto Israel, e non parlo sulla base di una convinzione ideologica, ma sulla constatazione del materiale umano che ci troviamo in prima media. Ora lo so che quanto dirò farà infuriare tutte le sicuramente bravissime maestre che seguono il forum, ma io mi chiedo come siano possibili una serie di cose:

- i ragazzi in prima media non sono capaci di dare del lei ai professori;

- sono, come si dice senza che l'espressione abbia un significato preciso, "poco scolarizzati", cioè convinti che durante le ore di lezione possano fare un po' ciò che vogliono, distrarsi, chiacchierare, fare baccano, saltare tra i banchi, lanciare oggetti, prendere in giro compagni, consumare cibi e bevande, parlare senza alzare la mano, che possano dimenticare a casa il materiale e inventarsi le scuse più assurde, piangere per una interrogazione andata maluccio; aggiungamoci anche che non sanno segnarsi i compiti sul diario, svolgere i compiti a casa (magari da soli), ascoltare con attenzione, prendere appunti e così via;

- sono quasi sempre disastrosi sotto il profilo delle competenze: ignorano il significato di retta, di angolo, non ricordano le tabelline, non hanno quelle nozioni base in storia, geografia e scienze che pure dovrebbero avere, hanno grossi limiti dal punto di vista della costruzione della frase, sia nell'espressione scritta che, ancor di più, nell'espressione orale, fanno errori grammaticali marchiani e così via. Soprattutto, anche se all'apparenza svegli e intelligenti, difettano di quelle "competenze trasversali" così frequentemente nominate nei documenti ministeriali, cioè della capacità di usare le conoscenze in contesti diversi, di fare collegamenti, di usare il cervello per risolvere un problema.

- Sono sempre più scarsi dal punto di vista dell'espressione grafica, dal corsivo ai disegni, al punto che molti di loro sono al limite della disgrafia, pur non essendo minimamente disgrafici;

- Anche dal punto di vista della socializzazione, che dovrebbe essere un punto di forza della scuola primaria traboccante di prescrizioni pedagogiche, sono molto carenti, per non parlare dell'educazione e del rispetto tout-court.

- Gli obiettivi e i traguardi fissati dalle indicazioni nazionali per la fine della scuola primaia sembrano molto lontani dall'essere raggiunti.

Quello che è peggio è che questo quadro disastroso non riguarda tutti gli alunni: ci sono anche alunni, una minoranza, che hanno buone competenze in termini di socializzazione e didattici e in ogni classe e, a seconda della "maestra" di provenienza, le doti degli alunni variano di molto.

Personalmente trovo intollerabile proprio questa variabilità, come se alle elementari, pur con tutti gli interclasse del mondo, ogni maestra se ne andasse per conto proprio, da quella rigidissima (e rara) che inizia con il corsivo nei primi giorni della prima a quella che invece "l'importante è che si divertano".

Quindi alle medie ci troviamo con un materiale umano molto differenziato e di livello didattico anno dopo anno più basso.

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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 10:00 am

ushikawa ha scritto:
- Anche dal punto di vista della socializzazione, che dovrebbe essere un punto di forza della scuola primaria traboccante di prescrizioni pedagogiche, sono molto carenti, per non parlare dell'educazione e del rispetto tout-court.
Se il problema fosse proprio questo ?

Traboccante significa "tutto pieno, non c'è posto per altro, anzi il posto manca pure"; non c'è posto ad esempio per l'istruzione.

Poi l'idea che esistano delle prescrizioni finalizzate alla socializzazione non vi fa accapponare la pelle ? La socializzazione non dovrebbe essere proprio l'ambito più spontaneo della nostra vita ?
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 10:12 am

Non so dove sta il problema, insegno al liceo. Bisognerebbe stare un po' nelle classi della scuola primaria e vedere quel che si fa.

Per quel che ne so, i dati dei test internazionali (che non sono oro colato, ma nemmeno privi di significato) non evidenziano situazioni di ritardo al livello della scuola primaria. Questo smentirebbe l'affermazione che la scuola primaria sia il problema.

Una volta mi hanno raccontato di una maestra che insegnava ai suoi alunni che "lo zero è l'elemento neutro dell'addizione" e lo dovevano sapere ripetere. Mah!

Anni fa, venne a chiedermi dei chiarimenti uno studente di scienza della formazione. Stava preparando l'esame di matematica. Ebbi così modo di vedere alcune delle cose che studiavano: roba a me sconosciuta (ricordo un metodo cervellotico per calcolare il massimo comune divisore: assolutamente inutile alla scuola primaria).

Diciamo che qualche dubbio sulla matematica che insegnano alla scuola primaria, su chi la insegna, e su che cosa si insegna, ce l'ho.
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 10:45 am

mac67 ha scritto:
Non so dove sta il problema, insegno al liceo. Bisognerebbe stare un po' nelle classi della scuola primaria e vedere quel che si fa.

Per quel che ne so, i dati dei test internazionali (che non sono oro colato, ma nemmeno privi di significato) non evidenziano situazioni di ritardo al livello della scuola primaria. Questo smentirebbe l'affermazione che la scuola primaria sia il problema.

Una volta mi hanno raccontato di una maestra che insegnava ai suoi alunni che "lo zero è l'elemento neutro dell'addizione" e lo dovevano sapere ripetere. Mah!

Anni fa, venne a chiedermi dei chiarimenti uno studente di scienza della formazione. Stava preparando l'esame di matematica. Ebbi così modo di vedere alcune delle cose che studiavano: roba a me sconosciuta (ricordo un metodo cervellotico per calcolare il massimo comune divisore: assolutamente inutile alla scuola primaria).

Diciamo che qualche dubbio sulla matematica che insegnano alla scuola primaria, su chi la insegna, e su che cosa si insegna, ce l'ho.
Forse hai sbagliato a scrivere; zero è l'elemento neutro dell'addizione.

Dire che l'Italia è allineata con le altre nazioni nell'istruzione/educazione primaria non significa che la primaria in Italia sia buona; esiste la possibilità che faccia schifo ovunque; del resto i didattofuffologi hanno invaso tutto il mondo.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 10:53 am

avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:


Una volta mi hanno raccontato di una maestra che insegnava ai suoi alunni che "lo zero è l'elemento neutro dell'addizione" e lo dovevano sapere ripetere. Mah!

Forse hai sbagliato a scrivere; zero è l'elemento neutro dell'addizione.


Ehm ... dov'è la differenza?

EDIT: forse ho capito solo ora la tua frase. L'affermazione sullo zero è corretta, ma a un bambino di 7 anni serve in quel modo?

avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:

Per quel che ne so, i dati dei test internazionali (che non sono oro colato, ma nemmeno privi di significato) non evidenziano situazioni di ritardo al livello della scuola primaria. Questo smentirebbe l'affermazione che la scuola primaria sia il problema.


Dire che l'Italia è allineata con le altre nazioni nell'istruzione/educazione primaria non significa che la primaria in Italia sia buona; esiste la possibilità che faccia schifo ovunque; del resto i didattofuffologi hanno invaso tutto il mondo.

Ci lamentiamo sempre che nei test OCSE-PISA, rivolto ai 15enni, siamo indietro. Ma nei test internazionali ai bimbi di 9 anni siamo in linea. Facile concludere che tra i 9 e i 15 anni ai bambini-ragazzi italiani succede qualcosa di tragico, scolasticamente parlando. Sono le basi che vengono meno? Le basi sono buone ma non ci si costruisce sopra?Io non lo so.
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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 12:10 pm

Non sono d'accordo, indipendentemente dalle competenze acquisite alle elementari, alle medie ci sarebbe tutto il tempo per recuperare e allo stesso tempo non far annoiare i più scolarizzati.
ed è su questo che devono puntare gli insegnanti delle medie invece di lamentarsi di quello come lavorano alle elementari.
Alle superiori il tempo per recuperare certe competenze di base non ci sarà più, le medie sono decisive soprattutto per i meno preparati.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 2:01 pm

ushikawa ha scritto:
- sono, come si dice senza che l'espressione abbia un significato preciso, "poco scolarizzati", cioè convinti che durante le ore di lezione possano fare un po' ciò che vogliono, distrarsi, chiacchierare, fare baccano, saltare tra i banchi, lanciare oggetti, prendere in giro compagni, consumare cibi e bevande, parlare senza alzare la mano, che possano dimenticare a casa il materiale e inventarsi le scuse più assurde, piangere per una interrogazione andata maluccio; aggiungamoci anche che non sanno segnarsi i compiti sul diario,  svolgere i compiti a casa (magari da soli), ascoltare con attenzione, prendere appunti e così via;

Ah, perché alle superiori no?

E mica solo al primo anno, eh, anche dopo.
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Davide



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 2:07 pm

La società è cambiata. Nulla può fare la scuola, se poi appena si esce fuori dall'edificio scolastico, tutto si dimostra contrario alle regole impartite in classe: famiglie incapaci, modelli di sregolatezza dati dai mass media, uso di droghe leggere e così via. La scuola sia essa elementare o media possono tentare di dare regole, che ovviamente vengono disattese poichè i modelli esterni mostrano una realtà opposta. non ci sono responsabili, è la società che muta...
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 2:24 pm

mac67 ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:


Una volta mi hanno raccontato di una maestra che insegnava ai suoi alunni che "lo zero è l'elemento neutro dell'addizione" e lo dovevano sapere ripetere. Mah!

Forse hai sbagliato a scrivere; zero è l'elemento neutro dell'addizione.


Ehm ... dov'è la differenza?

EDIT: forse ho capito solo ora la tua frase. L'affermazione sullo zero è corretta, ma a un bambino di 7 anni serve in quel modo?

Ok sono d'accordo, è terminologia becera che non serve neanche alle superiori; quel che conta è saper fare l'addizione.
Avevo interpretato che la maestra in questione avesse detto che l'uno è elemento neutro dell'addizione o che lo zero lo è del prodotto, ma che tu avessi sbagliato a scrivere.

Due giorni fa due ragazze compagne di classe delle medie hanno sostenuto che la loro professoressa gli aveva insegnato che (ad esempio) due alla terza PIU' due alla quarta fa due alla settima; quando gli ho fatto un controesempio sono rimaste scandalizzate; avrà sbagliato la professoressa ? Avranno imparato male loro due ? Non lo sapremo mai.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 2:30 pm

Beh, giustificare la propria ignoranza dicendo che "l'insegnante dell'anno scorso ce l'aveva spiegata così", oppure che "con l'insegnante dell'anno scorso questo argomento non l'avevamo mai fatto" è uno sport nazionale, anche all'interno della stessa scuola, con colleghi che continuano a incontrarsi e che possono facilmente confrontarsi tra di loro. Mica succede solo al primo anno di una scuola nuova...
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 2:37 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Beh, giustificare la propria ignoranza dicendo che "l'insegnante dell'anno scorso ce l'aveva spiegata così", oppure che "con l'insegnante dell'anno scorso questo argomento non l'avevamo mai fatto" è uno sport nazionale, anche all'interno della stessa scuola, con colleghi che continuano a incontrarsi e che possono facilmente confrontarsi tra di loro. Mica succede solo al primo anno di una scuola nuova...
Si ma la matematica alle medie è anche insegnata dagli agronomi; unita al fatto che erano in due ho voluto concedere il beneficio del dubbio.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 2:59 pm

Concordo con avido: probabilmente il problema è che la pedagogia alle elementari è traboccante e non è più uno strumento per ottenere una migliore istruzione degli alunni, ma al contrario è diventata essa il vero fine dell'istruzione. I test Invalsi spesso sono con l' "aiutino" e comunque, essendo piuttosto settoriali e limitati nel tempo, non credo possano essere più significativi della sperimentazione diretta delle reali competenze degli alunni da parte dei professori di scuola media.
Non risponde a verità l'affermazione secondo cui i professori alle medie avrebbero tutto il tempo per recuperare: a parte chiedersi perché i professori delle medie dovrebbero essere costretti a recuperare il lavoro che si sarebbe dovuto fare in precedenza, ricordo che le indicazioni nazionali prescrivono determinati obiettivi tali che gli alunni alla fine della terza media devono raggiungere il corrispettivo livello di competenze e non quello atteso per la fine della quinta elementari. C'è da aggiungere che certe competenze, al di fuori del contesto e dell'età adeguati, non vengono più recuperate e si trasformano in lacune che si protraggono per molto tempo, come ad esempio la capacità di scrittura in corsivo.

Ma anche se volessimo sostenere che le competenze didattiche raggiunte in quinta elementare siano normalmente sufficienti (e non è così), ci sarebbe da discutere sulle competenze sociali, sul grado di scolarizzazione e sull'educazione dei ragazzi, tutte qualità in picchiata la cui rarità da sola rappresenta un serio ostacolo per i docenti delle medie rispetto all'obiettivo di raggiungere un certo livello didattico con cui consegnare gli alunni all'istruzione superiore.

E nemmeno mi basta la considerazione su un imprecisato cambiamento della società, come se la scuola non fosse responsabile neanche del suo compito istituzionale minimo di insegnare agli alunni a leggere, scrivere e fare di conto.

PS tutto ciò lo dico non perché mi sia messo a chiedere agli alunni di prima media cosa avessero fatto negli anni precedenti, col rischio di ascoltare inesattezze o bugie, ma perché ho osservato la loro grafia, la loro sintassi, la loro ortografia, le loro capacità logiche e di calcolo, la loro capacità di espressione orale, oltre che scritta, le loro conoscenze disciplinari nelle materie come storia, geografia, scienze ecc. ecc.
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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 4:44 pm

Ushikawa, non so in che scuole tu insegni, io ho sempre trovato alunni di prima media con competenze mediamente sufficienti, tranne ovviamente alcuni casi particolari.
Non so cosa ti aspetti che sappiano fare, in ogni caso non mi sembra efficace un approccio di questo tipo che recrimina sul "materiale a disposizione".
Per ogni classe, per ogni alunno ci sono degli obiettivi, altro che le indicazioni nazionali.
Che in migliaia di ore di lezione alle medie non si possa provare a far raggiungere anche a ragazzi con lacune un livello decente non è vero.
Ovviamente non è detto che ci si riesca, il lavoro al solito è particolarmente duro.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 7:11 pm

Il problema non è tanto che le competenze in ingresso siano basse o sufficienti: è che sono estremamente variabili. Cambiano di scuola in scuola e di maestra in maestra. Ci sono medie "rifornite" di alunni provenienti da elementari che funzionano e quindi mediamente sufficienti; altre i cui alunni provengono da elementari meno efficaci e che quindi devono faticare molto di più e ti assicuro che ci sono alcune lacune che non si colmano neanche in tre anni perché non si può appiattire la didattica di una classe sugli alunni più lacunosi. Ovviamente ci si prova, nessuno in buona fede parte con l'idea che ci siano alunni irrecuperabili sui quali non valga la pena perdere tempo.
Paradossalmente sarebbe meglio se partissero tutti da un livello più basso ma più omogeneo, in cui a fare la differenza non siano maestre e metodi sperimentati nei cinque anni di elementari ma le predisposizioni innate. Uno dei grossi problemi riguarda l'acquisizione di un metodo di studio autonomo, che con la diffusione del tempo pieno è una dote molto rara.
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Gio Ott 15, 2015 10:45 pm

Confermo tutto quello che dice Ushikawa.
Quest'anno ho tre prime medie che sembrano tre prime elementari. Anzi, sembrano ragazzi che fino a ieri hanno vissuto sugli alberi con le scimmie. E non parlo nemmeno delle competenze scolastiche di base, ma delle esperienze di vita sociale di base del tipo salutare, chiedere permesso, ringraziare... A queste ci possono arrivare tutti nei 5 anni di elementare!!!!
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 6:23 am

ecco la recente intervista a Radio Radicale di Cesare Cornoldi, coautore del volume sopracitato con Israel
https://www.radioradicale.it/scheda/455722/intervista-al-professor-cesare-cornoldi-sul-suo-libro-scritto-insieme-con-giorgio
Purtroppo non c'è Israel a difendere le proprie tesi
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Simone_Panzavolta



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 7:48 am

ushikawa ha scritto:
http://gisrael.blogspot.it/2011/12/proposta-per-le-nuove-indicazioni.html
https://books.google.it/books/about/Aboliamo_la_scuola_media.html?id=GPiRrgEACAAJ&redir_esc=y

Questa nel titolo del thread è la tesi che Giorgio Israel, di recente scomparso, ha espresso nel libro "Abolire la scuola media", scritto insieme a Cesare Cornoldi, di idee diametralmente opposte. Si tratta di una tesi che ribalta il classico luogo comune secondo il quale il "buco nero" della scuola italiana sarebbero le scuole medie.

Personalmente concordo con il compianto Israel, e non parlo sulla base di una convinzione ideologica, ma sulla constatazione del materiale umano che ci troviamo in prima media. Ora lo so che quanto dirò farà infuriare tutte le sicuramente bravissime maestre che seguono il forum, ma io mi chiedo come siano possibili una serie di cose:

- i ragazzi in prima media non sono capaci di dare del lei ai professori;

- sono, come si dice senza che l'espressione abbia un significato preciso, "poco scolarizzati", cioè convinti che durante le ore di lezione possano fare un po' ciò che vogliono, distrarsi, chiacchierare, fare baccano, saltare tra i banchi, lanciare oggetti, prendere in giro compagni, consumare cibi e bevande, parlare senza alzare la mano, che possano dimenticare a casa il materiale e inventarsi le scuse più assurde, piangere per una interrogazione andata maluccio; aggiungamoci anche che non sanno segnarsi i compiti sul diario,  svolgere i compiti a casa (magari da soli), ascoltare con attenzione, prendere appunti e così via;

- sono quasi sempre disastrosi sotto il profilo delle competenze: ignorano il significato di retta, di angolo, non ricordano le tabelline, non hanno quelle nozioni base in storia, geografia e scienze che pure dovrebbero avere, hanno grossi limiti dal punto di vista della costruzione della frase, sia nell'espressione scritta che, ancor di più, nell'espressione orale, fanno errori grammaticali marchiani e così via. Soprattutto, anche se all'apparenza svegli e intelligenti, difettano di quelle "competenze trasversali" così frequentemente nominate nei documenti ministeriali, cioè della capacità di usare le conoscenze in contesti diversi, di fare collegamenti, di usare il cervello per risolvere un problema.

- Sono sempre più scarsi dal punto di vista dell'espressione grafica, dal corsivo ai disegni, al punto che molti di loro sono al limite della disgrafia, pur non essendo minimamente disgrafici;

- Anche dal punto di vista della socializzazione, che dovrebbe essere un punto di forza della scuola primaria traboccante di prescrizioni pedagogiche, sono molto carenti, per non parlare dell'educazione e del rispetto tout-court.

- Gli obiettivi e i traguardi fissati dalle indicazioni nazionali per la fine della scuola primaia sembrano molto lontani dall'essere raggiunti.

Quello che è peggio è che questo quadro disastroso non riguarda tutti gli alunni: ci sono anche alunni, una minoranza, che hanno buone competenze in termini di socializzazione e didattici e in ogni classe e, a seconda della "maestra" di provenienza, le doti degli alunni variano di molto.

Personalmente trovo intollerabile proprio questa variabilità, come se alle elementari, pur con tutti gli interclasse del mondo, ogni maestra se ne andasse per conto proprio, da quella rigidissima (e rara) che inizia con il corsivo nei primi giorni della prima a quella che invece "l'importante è che si divertano".

Quindi alle medie ci troviamo con un materiale umano molto differenziato e di livello didattico anno dopo anno più basso.




cioè.. stiamo parlando dell'italia, mica di un paese civilizzato.
Secondo voi quello che si vede nelle aziende o a livello di amministrazione pubblica o di comunicazione sui media è meglio del mondo della scuola?
Basta vivere 6 mesi all'estero per aprire un minimo gli occhi.
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dami



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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 8:26 am

ushikawa ha scritto:
http://gisrael.blogspot.it/2011/12/proposta-per-le-nuove-indicazioni.html
https://books.google.it/books/about/Aboliamo_la_scuola_media.html?id=GPiRrgEACAAJ&redir_esc=y

Questa nel titolo del thread è la tesi che Giorgio Israel, di recente scomparso, ha espresso nel libro "Abolire la scuola media", scritto insieme a Cesare Cornoldi, di idee diametralmente opposte. Si tratta di una tesi che ribalta il classico luogo comune secondo il quale il "buco nero" della scuola italiana sarebbero le scuole medie.

Personalmente concordo con il compianto Israel, e non parlo sulla base di una convinzione ideologica, ma sulla constatazione del materiale umano che ci troviamo in prima media. Ora lo so che quanto dirò farà infuriare tutte le sicuramente bravissime maestre che seguono il forum, ma io mi chiedo come siano possibili una serie di cose:

- i ragazzi in prima media non sono capaci di dare del lei ai professori;

- sono, come si dice senza che l'espressione abbia un significato preciso, "poco scolarizzati", cioè convinti che durante le ore di lezione possano fare un po' ciò che vogliono, distrarsi, chiacchierare, fare baccano, saltare tra i banchi, lanciare oggetti, prendere in giro compagni, consumare cibi e bevande, parlare senza alzare la mano, che possano dimenticare a casa il materiale e inventarsi le scuse più assurde, piangere per una interrogazione andata maluccio; aggiungamoci anche che non sanno segnarsi i compiti sul diario,  svolgere i compiti a casa (magari da soli), ascoltare con attenzione, prendere appunti e così via;

- sono quasi sempre disastrosi sotto il profilo delle competenze: ignorano il significato di retta, di angolo, non ricordano le tabelline, non hanno quelle nozioni base in storia, geografia e scienze che pure dovrebbero avere, hanno grossi limiti dal punto di vista della costruzione della frase, sia nell'espressione scritta che, ancor di più, nell'espressione orale, fanno errori grammaticali marchiani e così via. Soprattutto, anche se all'apparenza svegli e intelligenti, difettano di quelle "competenze trasversali" così frequentemente nominate nei documenti ministeriali, cioè della capacità di usare le conoscenze in contesti diversi, di fare collegamenti, di usare il cervello per risolvere un problema.

- Sono sempre più scarsi dal punto di vista dell'espressione grafica, dal corsivo ai disegni, al punto che molti di loro sono al limite della disgrafia, pur non essendo minimamente disgrafici;

- Anche dal punto di vista della socializzazione, che dovrebbe essere un punto di forza della scuola primaria traboccante di prescrizioni pedagogiche, sono molto carenti, per non parlare dell'educazione e del rispetto tout-court.

- Gli obiettivi e i traguardi fissati dalle indicazioni nazionali per la fine della scuola primaia sembrano molto lontani dall'essere raggiunti.

Quello che è peggio è che questo quadro disastroso non riguarda tutti gli alunni: ci sono anche alunni, una minoranza, che hanno buone competenze in termini di socializzazione e didattici e in ogni classe e, a seconda della "maestra" di provenienza, le doti degli alunni variano di molto.

Personalmente trovo intollerabile proprio questa variabilità, come se alle elementari, pur con tutti gli interclasse del mondo, ogni maestra se ne andasse per conto proprio, da quella rigidissima (e rara) che inizia con il corsivo nei primi giorni della prima a quella che invece "l'importante è che si divertano".

Quindi alle medie ci troviamo con un materiale umano molto differenziato e di livello didattico anno dopo anno più basso.

Da insegnante della primaria rilevo che le classi con cui ci si confronta oggi non sono le stesse di quelle di un tempo.
Lo sento dire da colleghe "navigate", con anche quarant'anni di esperienza.
Siamo nella scuola delle eccezioni: la scuola dove l'eterogeneità regna sovrana e dove i genitori spesso chiedono agli insegnanti di "lasciar correre" rispetto ai comportamenti devianti dei propri figli.
E' quindi difficile ottenere la collaborazione delle famiglie per gestire situazioni complesse.
La maggioranza dei genitori è pronta ad accusare l'insegnante di turno di non essere abbastanza comprensivo, di non tener conto della psicologia del proprio pargolo e così via.
Ai colloqui è tutto un chiedere uno sguardo particolare, una sensibilità particolare nel trattare i bisogni di ogni singolo alunno.
In questo contesto gli insegnanti della primaria sono sempre sull'orlo di essere considerati troppo severi o duri con i bambini nel rispetto delle regole.
Le reazioni a questo "andazzo" sono solitamente due: ci sono quelli che comunque cercano di portare avanti la propria azione di insegnamento-apprendimento, partendo dal requisito di base che senza un minimo di rispetto delle regole da parte di tutti non si può fare azione didattica; ci sono quelli che si lasciano condizionare dalla richiesta imperante di fare da "chioccia" a tutti.
Probabilmente gli insegnanti della secondaria preferiscono trovarsi con delle classi gestite in precedenza dai primi.
Ribadisco però che non è facile trovare il giusto equilibrio riguardo a cosa si può o non si può "concedere".
Inoltre bisogna tener conto che alla primaria non è praticamente possibile bocciare alunni non preparati. Quando gli alunni non riescono ad acquisire conoscenze, abilità e competenze, ci viene richiesto di abbassare i requisiti minimi per il passaggio alla classe successiva.
In un simile contesto, quindi, molti abbassano le "pretese" per tutta la classe. In alternativa si può procedere a personalizzare tutto, ma con classi numerose è difficile gestire tutti i casi particolari.
Forse alle secondarie si dà per scontato che esista anche una responsabilità del ragazzo nello scarso rendimento e nella scarsa capacità di attenzione, di ascolto e di elaborazione concettuale delle discipline di studio, alla primaria invece sembra quasi che il "materiale umano" sia tutto simile, quando invece non è così, e si tende ad accentuare molto la responsabilità dell'insegnante nella riuscita complessiva dei propri alunni.
Avendo in questi anni frequentato più classi come insegnante di sostegno, ho notato come dall'esterno non sia facile dare una valutazione corretta dell'azione didattica degli insegnanti.
Francamente posso dire che le classi non sono tutte uguali: con classi difficili è difficile operare bene, nonostante le buoni intenzioni. Agli insegnanti della primaria vengono richieste doti "psicologiche" e umane, di cui non tutti sono dotati, e grande flessibilità.
Teniamo però conto che buona parte dei maestri ha solo il titolo di scuola media superiore e conoscenze di psicologia che risalgono a molti anni addietro.
O, in certi contesti, ci si mette nell'ottica di dare un supporto di qualche genere alla gestione delle situazioni critiche, o non rimane che accontentarsi del buon senso delle persone e dell'esperienza accumulata negli anni...
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 11:39 am

La risposta di Dami è molto interessante e rivela quella che è a mio avviso la contraddizione della scuola italiana dell'obbligo, e in particolare della primaria:
- da un lato una serie di pressioni sugli insegnanti da parte delle famiglie, del ministero, della società nel suo complesso e dei pedagogisti per un lasciar correre, per la comprensione, per l'utilizzo di strategie pedagogiche, per il rapporto basato sulla psicologia, per non escludere nessuno e portare avanti tutti;
- dall'altro la richiesta di raggiungere delle competenze di base minime per tutti, in modo da permettere a tutti livelli di comprensione e di competenza minimi da permettere di affrontare con profitto i cicli di istruzione successivi e il mondo del lavoro.

La prima tendenza è rappresentata dai pedagogisti e psicologi come Cornoldi e verte sull'inclusione e su un rafforzamento del rapporto psicologico maestra-scolaro, la seconda è rappresentata da uno scienziato, epistemologo e studioso della scuola come Israel, che invece punta sull'accrescimento delle competenze. La società, l'economia, la partecipazione democratica dei cittadini chiedono competenze, come credo sia chiaro a tutti, a partire dalle competenze relazionali alias educazione.

La causa di questa contraddizione apparentemente inesistente -perché l'uso di strumenti pedagogici e psicologici dovrebbe essere, per l'appunto, strumentale all'apprendimento- e dell'eccessiva voce in capitolo di figure extra-scolastiche come i pedagoghi va a mio avviso cercata nel discredito generalizzato intorno al mondo della scuola e alle sciagurate politiche dell'autonomia che hanno fortemente indebolito la visione della scuola come Istituzione volta all'innalzamento dei livelli di istruzione della popolazione, facendola apparire invece un servizio ai cittadini non troppo dissimile dal trasporto pubblico locale o dal baby-sitting. In sostanza la società nel suo complesso, sempre più individualista e liberista, non riconosce più all'insegnante e alla scuola una autorevolezza tale da consentirgli l'utilizzo della severità nei confronti dei propri individui-figli, ed è sempre più scettica anche sulla possibilità di interferire con la loro educazione, come si evince dalla polemica scatenata intorno a quel misterioso oggetto teoretico che è la presunta ideologia gender.

Sarebbe a mio avviso già un passo avanti se gli insegnanti della primaria accogliessero le direttive ministeriali volte al rafforzamento del potere delle famiglie, all'inclusività e a quella emerita sciocchezza del "successo formativo garantito" con una maggiore consapevolezza dell'importanza del proprio ruolo.

Con una consapevolezza del genere si potrebbe adottare un più proficuo bilanciamento tra le esigenze di inclusione e quelle di istruzione, tra i problemi dell'ultimo della classe, spesso di origine familiare, economica e sociale sui quali la scuola poco può, e la necessità di portare alle competenze base l'intero gruppo classe.

Invece vedo, anche in alcune risposte qui sopra, il gioco dello scaricabarile: la società è cambiata, i politici sono corrotti, la scuola è comunque meglio della cosiddetta società civile. Si tratta di una dichiarazione di impotenza della scuola, che rinuncia al suo compito istituzionale di raggiungere, attraverso i propri mezzi e limitatamente al proprio campo di azione, un miglioramento complessivo della società. Detto in soldoni: se i genitori sono maleducati e si raccomandano per avere un occhio di riguardo speciale per i propri figli, i docenti dovrebbero essere fermi sull'idea che è anche nell'interesse di alunni e famiglie che le competenze sociali e didattiche vengano migliorate, e che non venga lasciato correre nulla.

Aggiungiamoci pure l'esplosione delle diagnosi DSA o del riconoscimento dei BES che rappresentano un approccio difensivo da parte delle famiglie nei confronti di una scuola vista non come autorità, ma come matrigna crudelmente cattiva.
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 1:01 pm

dami ha scritto:

Da insegnante della primaria rilevo che le classi con cui ci si confronta oggi non sono le stesse di quelle di un tempo.
Da insegnante di scuola secondaria superiore mi sembra invece che non sia cambiato nulla. Quando ero studente, oltre 30 anni fa, con 3 prima facevi una terza e poi in terza segavi ancora, quanto meno all'ITIS; e non tutti quelli che uscivano dalle medie (dove si promuovevano cani e porci) andavano a scuola, quindi c'era una preselezione autonoma.

Ne deduco che le teste di cazzo sono sempre esistite e sono sempre state molto numerose, solo che una volta le si prendeva a calci nel culo.
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 1:48 pm

avidodinformazioni ha scritto:
 
Ne deduco che le teste di cazzo sono sempre esistite e sono sempre state molto numerose, solo che una volta le si prendeva a calci nel culo.

Ora invece tocca ai figli vendicare i padri prendendo a calci gli insegnanti teste di cazzo
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 2:32 pm

Humboldt ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
 
Ne deduco che le teste di cazzo sono sempre esistite e sono sempre state molto numerose, solo che una volta le si prendeva a calci nel culo.

Ora invece tocca ai figli vendicare i padri prendendo a calci gli insegnanti teste di cazzo
Non sei andata lontano dalla mia teoria: le teste di cazzo di 30 anni fa hanno avuto figli, li hanno tirati su come hanno potuto, ed ora questi ultimi vanno a scuola; quando tornano a casa con note, sospensioni o bocciature i genitori, memori del loro vissuto, ne prendono le parti, li difendono a spada tratta, proiettando in loro se stessi.

Grazie a Dio il 42 % di disoccupazione giovanile farà giustizia.
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 2:32 pm

ushikawa ha scritto:
Concordo con avido: probabilmente il problema è che la pedagogia alle elementari è traboccante e non è più uno strumento per ottenere una migliore istruzione degli alunni, ma al contrario è diventata essa il vero fine dell'istruzione. I test Invalsi spesso sono con l' "aiutino" e comunque, essendo piuttosto settoriali e limitati nel tempo, non credo possano essere più significativi della sperimentazione diretta delle reali competenze degli alunni da parte dei professori di scuola media.
Non risponde a verità l'affermazione secondo cui i professori alle medie avrebbero tutto il tempo per recuperare: a parte chiedersi perché i professori delle medie dovrebbero essere costretti a recuperare il lavoro che si sarebbe dovuto fare in precedenza, ricordo che le indicazioni nazionali prescrivono determinati obiettivi tali che gli alunni alla fine della terza media devono raggiungere il corrispettivo livello di competenze e non quello atteso per la fine della quinta elementari. C'è da aggiungere che certe competenze, al di fuori del contesto e dell'età adeguati, non vengono più recuperate e si trasformano in lacune che si protraggono per molto tempo, come ad esempio la capacità di scrittura in corsivo.



Aggiungo di più: questa concezione di una primaria che getterebbe le basi è ormai sfumata dalla nascita del primo ciclo.
Le indicazioni nazionali unificano gli obiettivi dell'intero primo ciclo e i nostri curricola si costruiscono in verticale.
Con evidenti problemi: come costruire competenze di storia se da 0 a Medioevo spetta alla primaria e da Medioevo a Età contemporanea spetta alle medie? La morfologia della lingua dovrebbe, secondo le indicazioni nazionali essere appannaggio delle sola scuola primaria, la matematica della primaria non è la stessa della secondaria, non solo per i contenuti ma anche per i metodi, eppure anche qui si costruisce in verticale e lo stesso vale per tutte le discipline.
Il risultato è che la scuola è lungi dal poter recuperare alcuna competenza di base (visto anche che la scuola media è il ciclo più breve, che non ha materialmente il tempo per recuperare un quinquennio precedente e gettare le basi per quello successivo, oltre che fare il suo).
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 2:38 pm

lucetta10 ha scritto:

Il risultato è che la scuola è lungi dal poter recuperare alcuna competenza di base (visto anche che la scuola media è il ciclo più breve, che non ha materialmente il tempo per recuperare un quinquennio precedente e gettare le basi per quello successivo, oltre che fare il suo).
E non dimentichiamo che i preadolescenti, essendo più bambini, sono persino più difficili degli adolescenti; hanno perso la paura dei bambini e sono lontanissimi dal progettare il proprio futuro, tipico degli adulti.
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MessaggioOggetto: Re: Il buco nero della scuola italiana: le elementari   Ven Ott 16, 2015 2:55 pm

dami ha scritto:

Da insegnante della primaria rilevo che le classi con cui ci si confronta oggi non sono le stesse di quelle di un tempo.
Lo sento dire da colleghe "navigate", con anche quarant'anni di esperienza.
Siamo nella scuola delle eccezioni: la scuola dove l'eterogeneità regna sovrana e dove i genitori spesso chiedono agli insegnanti di "lasciar correre" rispetto ai comportamenti devianti dei propri figli.
E' quindi difficile ottenere la collaborazione delle famiglie per gestire situazioni complesse.
La maggioranza dei genitori è pronta ad accusare l'insegnante di turno di non essere abbastanza comprensivo, di non tener conto della psicologia del proprio pargolo e così via.
Ai colloqui è tutto un chiedere uno sguardo particolare, una sensibilità particolare nel trattare i bisogni di ogni singolo alunno.
In questo contesto gli insegnanti della primaria sono sempre sull'orlo di essere considerati troppo severi o duri con i bambini nel rispetto delle regole.
Le reazioni a questo "andazzo" sono solitamente due: ci sono quelli che comunque cercano di portare avanti la propria azione di insegnamento-apprendimento, partendo dal requisito di base che senza un minimo di rispetto delle regole da parte di tutti non si può fare azione didattica; ci sono quelli che si lasciano condizionare dalla richiesta imperante di fare da "chioccia" a  tutti.
Probabilmente gli insegnanti della secondaria preferiscono trovarsi con delle classi gestite in precedenza dai primi.
Ribadisco però che non è facile trovare il giusto equilibrio riguardo a cosa si può o non si può "concedere".
Inoltre bisogna tener conto che alla primaria non è praticamente possibile bocciare alunni non preparati. Quando gli alunni non riescono ad acquisire conoscenze, abilità e competenze, ci viene richiesto di abbassare i requisiti minimi per il passaggio alla classe successiva.
In un simile contesto, quindi, molti abbassano le "pretese" per tutta la classe. In alternativa si può procedere a personalizzare tutto, ma con classi numerose è difficile gestire tutti i casi particolari.
Forse alle secondarie si dà per scontato che esista anche una responsabilità del ragazzo nello scarso rendimento e nella scarsa capacità di attenzione, di ascolto e di elaborazione concettuale delle discipline di studio, alla primaria invece sembra quasi che il "materiale umano" sia tutto simile, quando invece non è così, e si tende ad accentuare molto la responsabilità dell'insegnante nella riuscita complessiva dei propri alunni.
Avendo in questi anni frequentato più classi come insegnante di sostegno, ho notato come dall'esterno non sia facile dare una valutazione corretta dell'azione didattica degli insegnanti.
Francamente posso dire che le classi non sono tutte uguali: con classi difficili è difficile operare bene, nonostante le buoni intenzioni. Agli insegnanti della primaria vengono richieste doti "psicologiche" e umane, di cui non tutti sono dotati, e grande flessibilità.
Teniamo però conto che buona parte dei maestri ha solo il titolo di scuola media superiore e conoscenze di psicologia che risalgono a molti anni addietro.
O, in certi contesti, ci si mette nell'ottica di dare un supporto di qualche genere alla gestione delle situazioni critiche, o non rimane che accontentarsi del buon senso delle persone e dell'esperienza accumulata negli anni...

Che la scuola "di massa" sia diventata quella dove l' "eterogeneità regna sovrana" è un problema enorme.
Cosa preservare? La minima decenza del raggiungimento delle competenze di base o le esigenze particolari di apprendimento dei singoli? Nella riflessione tra questi due esterni si è ormai optato per la seconda soluzione, ma costruendoci su un sistema irrazionale, per cui si chiede agli "eterogenei" in su di "omologarsi/massificarsi" agli "eterogenei" in giù, con un paradossale livellamento verso il basso di tutti.
Questo in tutte le scuole, a tutti i livelli, in qualunque ciclo.
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