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 Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?

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Scuola70



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MessaggioOggetto: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Mar Ott 20, 2015 11:00 pm

Promemoria primo messaggio :

Come mai non si insegna ai ragazzi il valore dell'impegno e della fatica, del DOVERE? Tutte le teorie pedagogiche dicono che lo studio dev'essere piacere, quasi divertimento ludico, ma non è così nella realtà perché non è possibile che piaccia sempre, anzi: eppure io dico sempre ai miei alunni che, anche quando non ne hanno voglia, loro DEVONO farlo perché quella cosa ha valore, li rende più istruiti e li fa crescere. Ora, io non capisco, in altri ambiti come lo sport gli allenatori dicono chiaramente agli allievi che essi devono faticare per raggiungere l'obiettivo e magari l' l'obiettivo è almeno per me futile (fare goal o canestro), perché non dobbiamo farlo anche noi in quell'altra palestra che è la scuola? Io ho deciso di dire NO alla cultura del piacere e di far abbracciare ai miei allievi quella del dovere e del sacrificio anche a costo di non essere amato, non mi interessa ma alla fine mi apprezzeranno. Condividete?
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 6:46 am

Che palle con questa storia che la società è cambiata, che ci sono i computer, amici e Grande Fratello!
Cerchiamo pure noi di andare oltre, sforziamo un po' il cervello!
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sololapenna



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 10:53 am

nakamura ha scritto:
sololapenna ha scritto:
Sì parla spesso di demotivazione e "mancanza di voglia" da parte degli studenti. Forse è questo un punto da cui trarre le proprie considerazioni...

Ricordo comunque il mio ciclo di studi di liceo concluso a XXI secolo appena iniziato: Questi concetti di piacere ovviamente non entravano in classe. Andava avanti solo chi "stava al gioco" o comunque si applicava costantemente alle "regole"... Alcuni avevano davanti la carota del regalino a fine anno (cellulare, motorino, viaggio...)... Io (fortunatamente, dico) non avevo nulla e mi ritengo "resiliente"

Concordo con chi ha detto che questo senso di dovere/necessità (senso della realtà?) vada disseminato già dalla scuola primaria.

Sono d'accordo. E ti posso assicurare che, già quando tu concludevi il liceo, le preoccupazioni di cui si discute, irrompevano ovunque nel primo ciclo e venivano utilizzate per giustificare qualsiasi nefandezza.
È ovvio che se il soggetto in fase di formazione è motivato, tutti i soggetti coinvolti nel processo di insegnamento/apprendimento ne trarranno giovamento. Ma il problema sollevato nel primo post è però correlato all'uso del verbo "dovere" (gli stessi ragazzini vanno all'allenamento di calcio e sanno che dovranno anche faticare) e al fatto che si stiano affermando strane teorie secondo le quali (mamma-guarda-come-mi-diverto) sarebbe meglio avere un clown piuttosto che un docente.

su queste "preoccupazioni": quando durante il TFA ci propinavano tutte queste teorie umanistico-affettive-empatiche bla bla, più o meno tutti ci guardavamo attorno perplessi. La maggior parte si chiedeva se questa pappa fosse frutto di reali esperienze a scuola... Eh be'. Il professorone di turno poi a fine corso rivelava l'arcano: "comunque se non hanno la voglia non si può fare niente" -bentornati alla realtà!-.

Cmq Davide, quello che dici tu c'è sempre stato da decenni. Cambiano solo le forme e gli strumenti di diffusione. Non credo che i giovani abbiano come priorità la sovversione delle regole... Forse delle imposizioni ottuse e incomprensibili (e qua forse le cose rispetto a 15 anni fa sono cambiate (e forse è bene).

Sul concetto (fondamentale, a mio avviso) di dovere: un ruolo determinante ce l'ha la famiglia e più in generale l'ambiente di provenienza... E naturalmente anche il docente deve creare l'ambiente virtuoso in cui questa parola abbia senso. Credo insomma che "l'esempio" (anche quelli negativi) sia determinante. Altrimenti appunto si rischia (se va bene) di non andare oltre un estemporaneo impegno (?!) nozionistico strumentale ai fini all'interrogazione/verifica di turno.
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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 12:48 pm

ushikawa ha scritto:
Che palle con questa storia che la società è cambiata, che ci sono i computer, amici e Grande Fratello!
Cerchiamo pure noi di andare oltre, sforziamo un po' il cervello!

quoto, è assurdo che degli insegnanti pensino questo, la società ovviamente cambia continuamente, non può essere questo il punto. Anzi visto che è il periodo di amarcord con Ritorno al Futuro, probabilmente la società è molto più cambiata dal '55 all'85 rispetto agli ultimi 30 anni, nonostante le enormi invenzioni di internet e telefonini.
Se la Scuola si arrende davanti ai "cambiamenti della società" allora tanto vale che chiuda i battenti e si trovi un altro modo di istruire i ragazzi.
Quasi un milione di insegnanti impotenti davanti a dei ragazzini, ma di che parliamo...
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 2:11 pm

E poi arrivi tu,Humboldt, che riesci ad interessare alla tua materia stuoli di ragazzine scosciate che a 15anni pensano solo a fidanzato,capelli,unghie e farsi le foto. E stanno al cellulare mentre visitano gli uffizi... Meno male che ci sei tu.....
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precario.acciaio



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 5:45 pm

Felipeto ha scritto:
E poi arrivi tu,Humboldt, che riesci ad interessare alla tua materia stuoli di ragazzine scosciate che a 15anni pensano solo a fidanzato,capelli,unghie e farsi le foto. E stanno al cellulare mentre visitano gli uffizi... Meno male che ci sei tu.....

Io ho la seguente esperienza: in svariati anni all'alberghiero (ripeto: alberghiero, non liceo classico) i docenti veramente bravi facevano appassionare eccome alla loro materia, anche se, ovviamente, non sempre e non con la stessa intensità. Ho visto ragazzi provenienti dalle situazioni più disagiate e inimmaginabili appassionarsi (e quasi menarsi, ma vabbhè) per trovare una soluzione a un problema, ho visto ragazzine scosciate come dici tu restare a bocca aperta di fronte alla descrizione del carattere di Emma Bovary... ho visto ragazzi con ritardo mentale medio agitarsi sulla sedia prima dell'ora di Storia, dall'ansia di conoscere gli eventi delle guerre mondiali.

Erano tre abili comunicatori, persone sensibili, demagoghi e soprattutto, molto umani, e essere stato nelle loro ore mi ha dato molto e ha forgiato quello che è diventato poi il mio metodo.

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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 5:58 pm

demagoghi nel senso etimologico del termine? :-)

è assurdo che per diventare insegnanti non sia richiesta alcuna qualità comunicativa.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 6:32 pm

Si può scalare una montagna per due motivi: per il piacere dell'alpinismo (inteso come sport e affermazione del proprio Io) e per necessità (sfuggire alle persecuzioni, alle guerre, alle inondazioni, ecc.).
Lo studio è come la montagna: se ti piace lo fai, se ne comprendi la necessità lo fai lo stesso.
Se non hai né l'una e né l'altra motivazione non studierai mai, metodologia didattica a parte.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 6:59 pm

Davide ha scritto:
La società è cambiata. Ciò che esiste fuori dalle mura scolastiche va direttamente all'opposto di ciò che tu puoi professare a livello di impegno, sacrificio etc. etc. C'è una società dell'effimero, dell'edonismo, dell'estetica fine a se stessa, bel bello e non del bravo, di Amici e Maria De Filippi, del Grande Fratello, e ahimè dello sballo (fumo, droga e chissà cos'altro). Dentro le mura scolastiche tutte le belle parole legate al merito e allo studio saranno solo pesanti e noiose ramanzine da sopportare in attesa che la campana suoni e che l'alunno possa dire finalmente: "Che palle, anche oggi per fortuna è finita".

Ok, ma perché la scuola deve automaticamente adeguarsi e assecondare queste tendenze, invece di contrastarle, o almeno provarci?

Cioè, mi spiego in maniera più spiccia:

PERCHE' la scuola non può dire: "Bene, figliolo, capiamo benissimo che tu abbia in testa l'effimero, l'edonismo, il-bello-e-non-il-bravo, il Grande Fratello, Maria de Filippi, il fumo, la discoteca e il cellulare, però se tu pretendi di metterle al primo posto rispetto allo studio, e di trascurare lo studio perché preferisci quelle, noi ti bocciamo senza troppe cerimonie."??????

PERCHE' la scuola deve prestarsi a fare da passerella sdoganatrice e assolutrice di tutta quella fuffa di cui sopra?

L.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 8:39 pm

Davide ha scritto:
La società è cambiata. Ciò che esiste fuori dalle mura scolastiche va direttamente all'opposto di ciò che tu puoi professare a livello di impegno, sacrificio etc. etc. C'è una società dell'effimero, dell'edonismo, dell'estetica fine a se stessa, bel bello e non del bravo, di Amici e Maria De Filippi, del Grande Fratello, e ahimè dello sballo (fumo, droga e chissà cos'altro). Dentro le mura scolastiche tutte le belle parole legate al merito e allo studio saranno solo pesanti e noiose ramanzine da sopportare in attesa che la campana suoni e che l'alunno possa dire finalmente: "Che palle, anche oggi per fortuna è finita". La mente dei giovani non è la nostra, non hanno come priorità il rispetto delle regole, bensì il contrario, quello di sovvertirle. Su questo poco di può fare, soprattutto nei confronti delle brutture di cui è permeata la nostra
società tecnocentrica e funzionalistica. Una società in cui sembra
esserci spazio esiguo per la fatica e il merito, e tanto spazio per lo studio arido e ripetitivo.
società di oggi e chissà ... del futuro.


Ma per favore!!!!
Tutte cose che si dicevano anche quando ero ragazzina io! "Sballo" è un parola che ha almeno 40 anni, abusata e ridicola come "spinello", tutte e due credo mai pronunciate da qualcuno che non avesse meno di 45 anni. L'edonismo è talmente vecchio che mi tocca rievocare la Milano da bere (primi anni 80!).
Il Grande Fratello (mi sono documentata) data ormai all'anno 2000, 15 anni fa: nessuno dei miei attuali studenti era ancora nato. Maria De Filippi era in circolazione da molto prima.
Quella che è cambiata è la nostra (in)capacità di analizzare la nostra (inutile) società al punto che le appiccichiamo definizioni UmbertoEchizzanti anni '70.
Che questi giovani pecoroni che telefonano a mamma ogni 3 secondi siano dei sovvertitori di regole mi fa veramente ridere. Sarò la sola, ma vedo semmai tanta fragilità: emotiva, intellettuale, morale. Credo sia la generazione più addomesticata della storia, al punto che abbiamo dilatato la sfera del bullismo sforando dall'adolescenza alle soglie dei trent'anni (è di qualche giorno fa la notizia di cronaca di un perseguitato dai bulli di 26 anni). Per il futuro non prevedo nessun maggio parigino, stiamo sereni!
Per chi invece è d'accordo, mi domando. Come ci si può ostinare a proporre a degli edonisti dediti allo "sballo" categorie come "sacrificio", "dovere", "fatica"? Perché lo si fa sapendo che cadranno di fronte a un'utenza inadatta a riceverle? E' masochismo o qualcuno ci crede veramente?
Attenzione: la fatica e il sacrificio vanno assolutamente proposte ai ragazzi, ma come si fa a farlo partendo dalle premesse che leggo sopra?
E ancora, perché non focalizzarci di più sul piacere della conoscenza piuttosto che sul sacrificio? Dove sta l'obbligo a dover privilegiare questa logica della macerazione della carne (io ne indicherei un paio di ragioni, ma mi taccio per bontà di patria) piuttosto che quella dello stimolo culturale, della bellezza della scoperta, del delirio di onnipotenza faustiano della conoscenza?
Certe volte ho la sensazione che stiamo diventando delle anziane signore che deprecano la "gioventù" d'oggi e insistono a riproporre un radioso passato (inesistente per altro)


Ultima modifica di lucetta10 il Gio Ott 22, 2015 9:16 pm, modificato 1 volta
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Paolo Tuguri



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 9:01 pm

Dovere e piacere sono due facce della stessa medaglia nella vita, nella scuola, nello sport.

Il primo senza il secondo è vano, il secondo senza il primo è effimero.

Una didattica fondata sul dovere per il dovere, così come una improntata al puro divertissement, è destinata a naufragare.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 9:15 pm

Paolo Tuguri ha scritto:
Dovere e piacere sono due facce della stessa medaglia nella vita, nella scuola, nello sport.

Il primo senza il secondo è vano, il secondo senza il primo è effimero.

Una didattica fondata sul dovere per il dovere, così come una improntata al puro divertissement, è destinata a naufragare.



Ecco. su questo sono d'accordo.
Non vogliamo una cultura decorativa, per carità, ma a me pare che chi si incaponisce col dovere e il sacrificio finisca col non averne nessuna e che si pasca solo della etica saggezza dell'assunto (che mi puzza tanto di morale cattolica retriva. Sacrificati! soffri! bevi l'amaro calice dello studio! Vergognati come Agostino se ne percepisci il fascino "edonistico"!)
E' importante (e utile) o no sviluppare una motivazione intrinseca nell'apprendimento? Se non lo è, tanto vale minacciarli col bastone o rincorrerli con una croce al grido di "deus vult" per farli studiare: tanto più efficace!
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 9:48 pm

Scusa, lucetta, ma che c'entra l'incoraggiamento alla curiosità, alla ricerca e al piacere di imparare, con il dovere di impegnarsi?

Non sono due concetti diversi, e indipendenti?

E non possono convivere pacificamente insieme, invece di essere considerati antitetici?

Voglio dire, PERCHE' è considerata tanto inconcepibile l'idea di portarli avanti entrambi allo stesso modo?

Ovvero:

a) a te, studente, è richiesto di fare un certo sforzo per imparare certe cose e ti è anche richiesto di essere valutato per come le hai imparate;

b) io, insegnante, mi sforzo di fare di tutto per rendertele ANCHE gradevoli, ma non ho il potere di rendertele gradevoli in assoluto, a forza, anche se tu non vuoi o non puoi apprezzarle in alcun modo;

c) ma anche nel caso che proprio nessuno riesca a rendertele gradevoli, un minimo indispensabile di sforzo per impararle anche se non ti piacciono ti è richiesto lo stesso, altrimenti ti si boccia.

Dove starebbe il problema di principio?
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Scuola70



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 10:44 pm

Io non sono per nulla d'accordo con l'affermazione di Avido secondo cui se una persona non ha voglia non può studiare e si blocca il cervello, non è nemmeno da lui fare un'affermazione del genere. Che diavolo si dovrebbe fare allora? Uno studente dice che non ha voglia e non si motiva dovresti dirgli: "Mi arrendo, fai ciò che vuoi?"........
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 10:45 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Scusa, lucetta, ma che c'entra l'incoraggiamento alla curiosità, alla ricerca e al piacere di imparare, con il dovere di impegnarsi?

Non sono due concetti diversi, e indipendenti?

E non possono convivere pacificamente insieme, invece di essere considerati antitetici?

Voglio dire, PERCHE' è considerata tanto inconcepibile l'idea di portarli avanti entrambi allo stesso modo?

Ovvero:

a) a te, studente, è richiesto di fare un certo sforzo per imparare certe cose e ti è anche richiesto di essere valutato per come le hai imparate;

b) io, insegnante, mi sforzo di fare di tutto per rendertele ANCHE gradevoli, ma non ho il potere di rendertele gradevoli in assoluto, a forza, anche se tu non vuoi o non puoi apprezzarle in alcun modo;

c) ma anche nel caso che proprio nessuno riesca a rendertele gradevoli, un minimo indispensabile di sforzo per impararle anche se non ti piacciono ti è richiesto lo stesso, altrimenti ti si boccia.

Dove starebbe il problema di principio?


Ma certo.
Si diceva però male della cultura intesa come piacere, quale secondo me è banale che sia e debba essere

Non sono però d'accordo sul punto b)
A me insegnante non è richiesto di RENDERLE gradevoli, ma di mostrare che SONO gradevoli.
Mi pare invece che spesso la scuola si impegni a renderle sgradevoli quali non sono.
Faccio un esempio che riguarda la mia disciplina. Lo strutturalismo e la narratologia non hanno avuto tanto successo nella critica quanto nella scuola, che se ne è fatta, non capisco perché, seguace fedele e ortodossa. Per anni è parso obbligatorio nascondere il testo dietro tassonomie e dissezioni tra narratore, narratario, dieresi, sintagma e paradigma...: du' palle! Come si pretende che co' tutti si preservativi uno sopra l'altro un ragazzo si avvicini al testo?
Non voglio assolutamente sdoganare metodologie didattiche ludiche e burlone, che considero in larghissima parte ridicole e inutili, ma riscoprire quella che una volta era la vanità intellettuale, e che contagiava per lo più i giovani. Non tanto il richiamo al "dovere" di studiare, quanto l'appello alla bellezza di sapere. E dico bellezza e sottintendo NON l'utilità, che semmai ne ha fatto la rovina, dal momento che ormai i ragazzi si sentono giustificati a scegliere quello che gli SERVE come al supermercato.
La cultura è otium e come tale andrebbe riscoperta. L'averla incrostata di negotium non le ha giovato. Mi pare di intuire che insistere sulla necessità di frustarsi mentre la si SUBISCE non le gioverà in futuro
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 10:49 pm

Scuola70 ha scritto:
Io non sono per nulla d'accordo con l'affermazione di Avido secondo cui se una persona non ha voglia non può studiare e si blocca il cervello, non è nemmeno da lui fare un'affermazione del genere. Che diavolo si dovrebbe fare allora? Uno studente dice che non ha voglia e non si motiva dovresti dirgli: "Mi arrendo, fai ciò che vuoi?"........


se ragioniamo col singolo ragazzo gli si dice "ti boccio" e ciao.
se ragioniamo sull'approccio generale che dovremmo avere nei confronti della trasmissione del sapere, dovremmo ragionare forse sui numeri. Parliamo di una percentuale alta ormai di ragazzi senza voglia di studiare
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 11:23 pm

lucetta10 ha scritto:
Parliamo di una percentuale alta ormai di ragazzi senza voglia di studiare

La percentuale di "ragazzi senza voglia di studiare" è diventata alta NON perché ci sia stata una mutazione genetica imprevedibile e incomprensibile, ma semplicemente perché hanno constatato che anche senza studiare li promuovono lo stesso.

E quindi hanno interiorizzato l'idea che sia NORMALE stazionare per parecchi anni a scuola anche senza studiare, e sfangarsela lo stesso senza nessun obbligo e nessuno sforzo... perché la promozione e il diploma sono percepiti come un automatismo che arriva da solo, e non come un obiettivo da raggiungere.

Se ricominciassimo a bocciare in massa tutti quelli che non hanno raggiunto livelli minimi decenti, anche i mitologici membri di quella presunta "percentuale alta di ragazzi senza voglia di studiare", si vedrebbe che miracolosamente la voglia di studiare gli ritorna, almeno un po'.

Certo che se invece facciamo di tutto per far percepire il messaggio che siamo NOI ad essere interessati a promuovere più gente possibile a qualsiasi costo, nessuna strategia educativa funziona.

I ragazzi, anche i più cialtroni e demotivati, continueranno a venire a scuola convinti di essere loro a star facendo un favore a noi, accontentandoci in questa nostra bizzarra pretesa di tenerli a scuola il più possibile e di promuoverne il più possibile, e ricevendo il mitico attestato finale come merce di scambio.

E ci si chiede come mai la percentuale di ragazzi senza voglia di studiare sia diventata alta??????

L.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Gio Ott 22, 2015 11:56 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
Parliamo di una percentuale alta ormai di ragazzi senza voglia di studiare

La percentuale di "ragazzi senza voglia di studiare" è diventata alta NON perché ci sia stata una mutazione genetica imprevedibile e incomprensibile, ma semplicemente perché hanno constatato che anche senza studiare li promuovono lo stesso.

E quindi hanno interiorizzato l'idea che sia NORMALE stazionare per parecchi anni a scuola anche senza studiare, e sfangarsela lo stesso senza nessun obbligo e nessuno sforzo... perché la promozione e il diploma sono percepiti come un automatismo che arriva da solo, e non come un obiettivo da raggiungere.

Se ricominciassimo a bocciare in massa tutti quelli che non hanno raggiunto livelli minimi decenti, anche i mitologici membri di quella presunta "percentuale alta di ragazzi senza voglia di studiare", si vedrebbe che miracolosamente la voglia di studiare gli ritorna, almeno un po'.

Certo che se invece facciamo di tutto per far percepire il messaggio che siamo NOI ad essere interessati a promuovere più gente possibile a qualsiasi costo, nessuna strategia educativa funziona.

I ragazzi, anche i più cialtroni e demotivati, continueranno a venire a scuola convinti di essere loro a star facendo un favore a noi, accontentandoci in questa nostra bizzarra pretesa di tenerli a scuola il più possibile e di promuoverne il più possibile, e ricevendo il mitico attestato finale come merce di scambio.

E ci si chiede come mai la percentuale di ragazzi senza voglia di studiare sia diventata alta??????

L.


E siamo perfettamente d'accordo. Abbiamo perso in credibilità.
Ma oggi mi gira male e ce l'ho con la scuola da stamattina: parlavo da sola in macchina mentre andavo a lezione e schiumavo dalla rabbia verso i colleghi più che verso i ragazzi.
Sei veramente convinta che la soluzione sia così semplice? Non lo so. Te lo chiedo senza nessuna ironia o malanimo, ma come a una persona più saggia e lucida di me. E se scoprissimo che abbiamo superato il limite (docenti e discenti) per cui a ripristinare una bocciatura seria (che certo va fatto IN OGNI CASO) non si risolve niente e serve invece la tabula rasa? E se ormai tutto fosse compromesso e noi ci attaccassimo alla bocciatura come a un secchiello per spegnere la casa che brucia?
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 1:11 am

E la tabula rasa in cosa consisterebbe??
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mordekayn



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 1:30 am

Mi sembra evidente che un clienti della scuola (quelli che un tempo erano gli alunni)  debbano svolgere solo ed esclusivamente quello che gli piace...esattamente come quando io vado al cinema...al cinema mica vado a vedere film che non apprezzo.

Come può far piacere studiare la grammatica che poi è propedeutica a futuri piaceri, come ad es. la scrittura di un testo?

Ciò che non piace va abolito per legge...qualora fosse disdicevole eliminare alcune materie sgradite che le si adatti come un vestito su misura al bambino, espungendo tutto quanto non è di suo gradimento.
A me personalmente non é mai andata a genio l'ipotenusa..quindi mi sarebbe piaciuto un programma personalizzato che non la prevedesse. Ok i cateti..ma niente ipotenusa..grazie.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 6:31 am

Io la tabula rasa la farei di tutte le idiozie che si sono incrostate negli ultimi quindici anni, a partire dall'idea di "utenza" e del suo presunto diritto al "successo formativo garantito", e di tutte le riforme che hanno attuato queste idiozie. Forse così si riuscirebbe a restituire un po' della dignità e della credibilità perdute dalla scuola.

Poi concedetemi di fantasticare di come attuare questa tabula rasa: tornerei ai vecchi programmi e bilancerei meglio il rapporto elementari-medie (a cui restituirei il vecchio nome) puntando molto più sul lavoro didattico e sulle competenze basi alle elementari; per quanto riguarda le medie restituirei loro il respiro tolto dalla riforma Gelmini, calibrando diversamente le discipline e (tanto sognare non costa nulla) inserendo un insegnante di sostegno sulla classe, oltre a quelli sugli alunni.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 11:25 am

paniscus_2.0 ha scritto:
La percentuale di "ragazzi senza voglia di studiare" è diventata alta NON perché ci sia stata una mutazione genetica imprevedibile e incomprensibile, ma semplicemente perché hanno constatato che anche senza studiare li promuovono lo stesso.
paniscus_2.0 ha scritto:
Certo che se invece facciamo di tutto per far percepire il messaggio che siamo NOI ad essere interessati a promuovere più gente possibile a qualsiasi costo, nessuna strategia educativa funziona.
Io, quasi quasi, incomincio a farti la corte :-))) Purtoppo sono già impegnato con Giovanna Onnis....;-)))
In quelle due frasi hai racchiuso la radice di tutti i mali della scuola.
Tutti nella nostra vita di studenti ci siamo confrontati con materie pallose ma le studiavamo comunque, anzi ci impegnavamo di più, risultati a parte.
Erano tempi, però, in cui il titolo di studio aveva ancora la sua spendibilità sul mercato del lavoro. Erano tempi in cui in famiglia si facevano sacrifici un pò per tutto. Erano tempi in cui i ragazzi facevano ancora il servizio militare. Anzi, su quest'ultimo punto voglio aprire una parentesi.
Io ho fatto il servizio militare di leva (15 mesi) e allora li ritenevo 15 mesi "rubati" alla mia gioventù. Dopo, ma solo dopo, ho capito che quel sevizio militare mi aveva preparato alla vita. Fare il militare non mi piaceva ma lo dovevo fare. Come studiare non piaceva neppure a me, ma sapevo e capivo che lo dovevo fare. Erano tempi in cui si era abituati al dovere. Quel servizio militare e quegli studi mi hanno permesso, in futuro, di muovermi con le mie gambe.
Oggi non c'è più il servizio militare di leva e non c'è più la "valenza" del titolo di studio. Studiano quelli che sono il grado di capire che oggi come ieri, e come sarà domani, lo studio serve a se stessi. Quello che è precipitato è il senso del dovere.
Qui chiamo in causa direttamente i docenti (paniscus_2.0 l'ha fatto indirettamente). Conosco tanti docenti che non fanno nulla perché non valgono nulla, prima come persone e poi come docenti. Sono docenti che insegnano poco e male; che danno cattivi esempi ai ragazzi perché si domostrano contraddittori, superficiali e fancazzisti; che arrivano spesso in ritardo a scuola; che fanno pettegolezzi sui colleghi (anche davanti ai ragazzi), ecc.. E sono proprio questi docenti, che alla fine dell'anno scolastico si parano il deretano promuovendo tutti con ottimi voti, così nessuno li deplora e mantengono le classi per l'anno successivo....Poi c'è quall'altra categoria di docenti, quella dove vedo inserite Paniscus_2.0 e Giovanna Onnis. Sono quelle docenti (e si, che le ho conosciute pure io) che lavorano in modo altamente professionale, elastiche, disponibili, solidali, ma che alla fine dell'anno tirano le somme. Queste poche docenti si ritrovano però, nei Consigli di classe, con la maggioranza dei colleghi "stronzi"...
Ecco, la scuola di oggi è in mano ai colleghi "stronzi"!
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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 11:37 am

giobbe ha scritto:

Ecco, la scuola di oggi è in mano ai colleghi "stronzi"!

i quali peraltro hanno tutti studiato duramente, spesso fatto il militare a Cuneo, così come hanno studiato e fatto il militare i genitori stronzi degli alunni fancazzisti.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 11:56 am

Humboldt ha scritto:
giobbe ha scritto:
 
Ecco, la scuola di oggi è in mano ai colleghi "stronzi"!

i quali peraltro hanno tutti studiato duramente, spesso fatto il militare a Cuneo, così come hanno studiato e fatto il militare i genitori stronzi degli alunni fancazzisti.
La tua ironia non mi fa per niente ridere giacché dalla parte della maggioranza ti ci sei messo tu!
P.S. Al posto tuo ci andrei più cauto perché sia i docenti che i genitori sono quasi tutti under 50 (quindi conoscono poco il senso del dovere e non hanno fatto il militare. Forse hanno fatto molti master on line....).
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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 12:10 pm

giobbe ha scritto:

P.S. Al posto tuo ci andrei più cauto perché sia i docenti che i genitori sono quasi tutti under 50 (quindi conoscono poco il senso del dovere e non hanno fatto il militare. Forse hanno fatto molti master on line....).

in compenso i loro genitori lo hanno fatto ma questo non gli ha insegnato ad educare i figli.
anzi no, i figli hanno studiato duramente, sono diventati professionisti, insegnanti, ma "quest'abitudine al dovere" non ha impedito loro di diventare "insegnanti stronzi" e genitori incapaci.
Complimenti per l'acuta analisi
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 12:45 pm

ma smettila humboldt... su questo forum intervengono tutte persone, anche di opinioni opposte alla mia, che sanno argomentare e che rispettano l'interlocutore malgrado i contrasti. Poi ci sei tu.
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Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?
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