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 Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?

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AutoreMessaggio
Scuola70



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MessaggioOggetto: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Mar Ott 20, 2015 11:00 pm

Promemoria primo messaggio :

Come mai non si insegna ai ragazzi il valore dell'impegno e della fatica, del DOVERE? Tutte le teorie pedagogiche dicono che lo studio dev'essere piacere, quasi divertimento ludico, ma non è così nella realtà perché non è possibile che piaccia sempre, anzi: eppure io dico sempre ai miei alunni che, anche quando non ne hanno voglia, loro DEVONO farlo perché quella cosa ha valore, li rende più istruiti e li fa crescere. Ora, io non capisco, in altri ambiti come lo sport gli allenatori dicono chiaramente agli allievi che essi devono faticare per raggiungere l'obiettivo e magari l' l'obiettivo è almeno per me futile (fare goal o canestro), perché non dobbiamo farlo anche noi in quell'altra palestra che è la scuola? Io ho deciso di dire NO alla cultura del piacere e di far abbracciare ai miei allievi quella del dovere e del sacrificio anche a costo di non essere amato, non mi interessa ma alla fine mi apprezzeranno. Condividete?
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AutoreMessaggio
giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 12:47 pm

Humboldt ha scritto:
giobbe ha scritto:

P.S. Al posto tuo ci andrei più cauto perché sia i docenti che i genitori sono quasi tutti under 50 (quindi conoscono poco il senso del dovere e non hanno fatto il militare. Forse hanno fatto molti master on line....).

in compenso i loro genitori lo hanno fatto ma questo non gli ha insegnato ad educare i figli.
anzi no, i figli hanno studiato duramente, sono diventati professionisti, insegnanti, ma "quest'abitudine al dovere" non ha impedito loro di diventare "insegnanti stronzi" e genitori incapaci.
Complimenti per l'acuta analisi
La tue replica mi hanno lasciato perplesso. Cosa ho scritto che non va per questo interlocutore?
a) ho detto che prima i ragazzi erano più portati al senso del dovere e al sacrifico per stile di vita e per necessità;
b) ho detto che ieri il titolo di studio aveva un'importanza nettamente superiore a quella di oggi.
Fatti innegabili.
Oggi invece, secondo la mia convinzione, tutti avanzano i propri diritti ma pochi conoscono i propri doveri. Da questo non si esimono nemmeno i docenti. Si sta diffondendo, sempre più, nella nostra società un lassismo e un paraculismo da far paura. Il servizio militare voleva essere solo un corollario per dismotrare che alla fine pure serviva a qualcosa, ma non era certamente la condizione imprescindibile.
Detto questo è altrettanto innegabile che molti docenti oggi........ecc.ecc.
Come vedi in quello che ho detto il titolo di studio non c'azzecca un tubo. Ma tu l'hai tirato in ballo in modo del tutto gratuito pur di fare l'ironico saputello, carattersitica che già si è appalesata in diversi tuoi interventi.
Questo tuo fare lo posso capire solo se uno, con la coda di paglia, si ritrova nella categoria dei docenti "stronzi". Ma questi sono fatti tuoi.
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Humboldt



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 1:03 pm

ahahahahahahah

ieri oggi, una volta, tutti, i buoni, i cattivi, ne hai per tutti ma bravo
peccato che tutto quello che dici non serva a un fico secco.
Tutte analisi da quattro soldi.
"Ora c'è troppo benessere e i giovani non si impegnano come una volta"
"Ah no c'è la crisi, non  c'è lavoro quindi il diploma non serve e i giovani non si impegnano"
"il giovane va all'università e fa l'erasmus? non va bene, il militare quello sì che formava"

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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 1:07 pm

Troll...
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 1:30 pm

Personalmente non ho mai attribuito alcun valore educativo alla leva militare obbligatoria, ma comunque gli ultimi a esservi rientrati sono i nati del 1986 o 1987, quindi non c'è bisogno di porre un limite generazionale all'età di 50 anni attuali... un maschio che oggi abbia 35 o 40 anni, mediamente, l'ha fatta eccome, e una donna della stessa generazione avrà ricordi molto nitidi del fatto che il proprio fratello o il proprio marito, a suo tempo, l'abbiano fatta.

E' vero che negli ultimi tempi prima dell'abolizione definitiva, era stata gradualmente dismessa di fatto, quindi un'alta percentuale di ragazzi veniva esentata anche senza nessun motivo grave, o moltissimi altri facevano il servizio civile sostitutivo, però il reclutamento generale esisteva per tutti.

La quasi totalità degli uomini nella fascia di età tipica da essere attualmente padri di bambini delle elementari ha conosciuto benissimo l'obbligo della leva militare.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 1:58 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Personalmente non ho mai attribuito alcun valore educativo alla leva militare obbligatoria, ma comunque gli ultimi a esservi rientrati sono i nati del 1986 o 1987, quindi non c'è bisogno di porre un limite generazionale all'età di 50 anni attuali... un maschio che oggi abbia 35 o 40 anni, mediamente, l'ha fatta eccome, e una donna della stessa generazione avrà ricordi molto nitidi del fatto che il proprio fratello o il proprio marito, a suo tempo, l'abbiano fatta.

E' vero che negli ultimi tempi prima dell'abolizione definitiva, era stata gradualmente dismessa di fatto, quindi un'alta percentuale di ragazzi veniva esentata anche senza nessun motivo grave, o moltissimi altri facevano il servizio civile sostitutivo, però il reclutamento generale esisteva per tutti.

La quasi totalità degli uomini nella fascia di età tipica da essere attualmente padri di bambini delle elementari ha conosciuto benissimo l'obbligo della leva militare.
Lasciamo perdere il servizio militare, che ripeto, è solo una parentesi del mio intervento. Infatti l'ho pure detto. Entriamo piuttosto nel merito della questione.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 2:01 pm

Humboldt ha scritto:
....peccato che tutto quello che dici non serva a un fico secco.
Infatti, gli stronzi sono fisiologici e non c'è verso di cambiarli...
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trumma



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 2:02 pm

Quella del militare e' un luogo comune, uno studente comincia dalle elementari, da li che comincia a formarsi, quindi scuola iniziale, famiglia, compresi amici, parenti, sono fondamentali per dare una giusta educazione di base.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 2:04 pm

trumma ha scritto:
Quella del militare e' un luogo comune, uno studente comincia dalle elementari, da li che comincia a formarsi, quindi scuola iniziale, famiglia, non solo quella base, sono fondamentali per dare una giusta educazione di base.
E' un luogo comune ma vero.
Comunque rientrate nel solco della questione......
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 3:01 pm

Allora, il merito della questione è questo, a mio avviso, anche se purtroppo comporta un'evidenza ANCORA più triste di quelle ipotizzate da te: ovvero, che si tratti di una semplice questione di "mercato".

Ossia, parliamoci chiaro: quello che tu chiami "docente stronzo" (intendendo quello poco preparato, poco aggiornato, superficiale, che ha pochissima voglia di lavorare, e che compensa tali mancanze  regalando la sufficienza a tutti e facendo il simpaticone o il missionario svenevole che risulta "tanto amato dai ragazzi" perché è 'bbbuooonoooooooo"), c'è sempre stato... solo che, normalmente, una o due generazioni fa, non era particolarmente apprezzato.

Avrebbe avuto vita dura, durissima, sia di fronte ai colleghi, sia di fronte ai diretti superiori, ma ANCHE davanti alle famiglie degli studenti, che innanzi tutto si sarebbero subito lamentate perché "non sapeva tenere la disciplina" e poi anche perché "non insegnava nulla".

Per cui, di insegnanti che riuscivano a tenersi a galla lavorando in quel modo, ce n'erano pochi, e comunque subivano una pressione NEGATIVA tale da dover tenere per forza un profilo basso, e mascherare un po' il proprio atteggiamento.

Oggi, siccome quell'atteggiamento, contrariamente a prima, è diffusamente apprezzato dai ragazzi, richiesto (e in qualche caso preteso) dalle famiglie, ed è addirittura PREMIATO dai dirigenti e dall'opinione pubblica in quanto considerato un vanto, è inevitabile che si manifesti in chiaro, molto più spesso di prima....

L.
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Davide



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 5:52 pm

lucetta10 ha scritto:
Davide ha scritto:
La società è cambiata. Ciò che esiste fuori dalle mura scolastiche va direttamente all'opposto di ciò che tu puoi professare a livello di impegno, sacrificio etc. etc. C'è una società dell'effimero, dell'edonismo, dell'estetica fine a se stessa, bel bello e non del bravo, di Amici e Maria De Filippi, del Grande Fratello, e ahimè dello sballo (fumo, droga e chissà cos'altro). Dentro le mura scolastiche tutte le belle parole legate al merito e allo studio saranno solo pesanti e noiose ramanzine da sopportare in attesa che la campana suoni e che l'alunno possa dire finalmente: "Che palle, anche oggi per fortuna è finita". La mente dei giovani non è la nostra, non hanno come priorità il rispetto delle regole, bensì il contrario, quello di sovvertirle. Su questo poco di può fare, soprattutto nei confronti delle brutture di cui è permeata la nostra
società tecnocentrica e funzionalistica. Una società in cui sembra
esserci spazio esiguo per la fatica e il merito, e tanto spazio per lo studio arido e ripetitivo.
società di oggi e chissà ... del futuro.


Ma per favore!!!!
Tutte cose che si dicevano anche quando ero ragazzina io! "Sballo" è un parola che ha almeno 40 anni, abusata e ridicola come "spinello", tutte e due credo mai pronunciate da qualcuno che non avesse meno di 45 anni. L'edonismo è talmente vecchio che mi tocca rievocare la Milano da bere (primi anni 80!).
Il Grande Fratello (mi sono documentata) data ormai all'anno 2000, 15 anni fa: nessuno dei miei attuali studenti era ancora nato. Maria De Filippi era in circolazione da molto prima.
Quella che è cambiata è la nostra (in)capacità di analizzare la nostra (inutile) società al punto che le appiccichiamo definizioni UmbertoEchizzanti anni '70.
Che questi giovani pecoroni che telefonano a mamma ogni 3 secondi siano dei sovvertitori di regole mi fa veramente ridere. Sarò la sola, ma vedo semmai tanta fragilità: emotiva, intellettuale, morale. Credo sia la generazione più addomesticata della storia, al punto che abbiamo dilatato la sfera del bullismo sforando dall'adolescenza alle soglie dei trent'anni (è di qualche giorno fa la notizia di cronaca di un perseguitato dai bulli di 26 anni). Per il futuro non prevedo nessun maggio parigino, stiamo sereni!
Per chi invece è d'accordo, mi domando. Come ci si può ostinare a proporre a degli edonisti dediti allo "sballo" categorie come "sacrificio", "dovere", "fatica"? Perché lo si fa sapendo che cadranno di fronte a un'utenza inadatta a riceverle? E' masochismo o qualcuno ci crede veramente?
Attenzione: la fatica e il sacrificio vanno assolutamente proposte ai ragazzi, ma come si fa a farlo partendo dalle premesse che leggo sopra?
E ancora, perché non focalizzarci di più sul piacere della conoscenza piuttosto che sul sacrificio? Dove sta l'obbligo a dover privilegiare questa logica della macerazione della carne (io ne indicherei un paio di ragioni, ma mi taccio per bontà di patria) piuttosto che quella dello stimolo culturale, della bellezza della scoperta, del delirio di onnipotenza faustiano della conoscenza?
Certe volte ho la sensazione che stiamo diventando delle anziane signore che deprecano la "gioventù" d'oggi e insistono a riproporre un radioso passato (inesistente per altro)


La società è mutata radicalmente negli ultimi 15 anni. E a nulla possono essere rapportati i confronti con i mutamenti precedenti. Si parla di mutamento globale e tecnocratico. Ben vengano i docenti che spronano all'impegno e al sacrificio negli studi. Vedremo i frutti...


Ultima modifica di Davide il Ven Ott 23, 2015 5:58 pm, modificato 1 volta
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 5:57 pm

Ma è proprio necessario quotare integralmente trenta o quaranta righe di testo per aggiungerne una sola, e oltre tutto anche vaghissima e poco comprensibile?

Le funzioni taglia, copia e incolla ti sono completamente sconosciute?
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Davide



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 6:07 pm

Il mutamento sociale è inesorabile. I primi a risentirne sono i giovani. La scuola predica le regole, i giovani hanno all'esterno il messaggio contrario, oggi più che mai.
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 6:38 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
...parliamoci chiaro: quello che tu chiami "docente stronzo" c'è sempre stato... solo che, normalmente, una o due generazioni fa, non era particolarmente apprezzato.
(omissis)
Avrebbe avuto vita dura, durissima, sia di fronte ai colleghi, sia di fronte ai diretti superiori, ma ANCHE davanti alle famiglie degli studenti perché "non insegnava nulla".
Oggi, siccome quell'atteggiamento, contrariamente a prima, è diffusamente apprezzato dai ragazzi, richiesto (e in qualche caso preteso) dalle famiglie, ed è addirittura PREMIATO dai dirigenti e dall'opinione pubblica in quanto considerato un vanto, è inevitabile che si manifesti in chiaro, molto più spesso di prima....
L.
Sono d'accordo. Il punto sta proprio nel fatto che questa nuova "situazione sociale" degli insegnanti, invece di farli coesi nel reclamare la propria funzione e la propria dignità, li ha frammentati ancora di più. Gli insegnanti buooooooooooni e fancazzisti di una volta si sono visti "riabilitare" e, quindi, sono venuti tutti fuori a capo scoperto: ammazza quanti ne sono! Sono venuti allo scoperto proprio grazie a questa nuova considerazione che si ha di loro. Quelli che oggi soffrono sono gli insegnanti a tutto tondo, quelli che hanno sempre fatto le cose seriamente oggi come ieri.
Questo era lo spirito del mio post.
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Paolo Tuguri



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 7:20 pm

Attenzione a non cadere nel "si stava meglio quando si stava peggio".

Una volta ( ormai diversi lustri or sono) si studiava per non venir bocciati.

Oggi non si studia perché non si viene (quasi) più bocciati.

Atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con senso del dovere e piacere per lo studio, Atteggiamenti che non elevano menti e non smuovono coscienze.

La motivazione allo studio, attraverso piacere e dovere, deve essere interiore e mai imposta.
Come riuscire a smuovere i fanciulli dal torpore?

Condizione necessaria, ma non sufficiente, è conoscere la disciplina che si insegna.
Condizione necessaria, ma non sufficiente, è sapere insegnare la disciplina che si insegna.
Condizione necessaria, ma non sufficiente, è amare la disciplina che si insegna.

Bisogna recuperare quel ruolo degno di stima sociale che oggi i docenti hanno smarrito.
Cominciare a farlo dipende da me. Da noi.

Troppo soli in classi troppo piene, in ambienti deprimenti, soffocati dai tentacoli della burocrazia.

Eppur si muove...
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Ven Ott 23, 2015 8:21 pm

Paolo Tuguri ha scritto:

Una volta ( ormai diversi lustri or sono) si studiava per non venir bocciati.

Oggi non si studia perché non si viene (quasi) più bocciati.

Una rivoluzione copernicana.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Dom Ott 25, 2015 4:08 pm

Davide ha scritto:


La società è mutata radicalmente negli ultimi 15 anni. E a nulla possono essere rapportati i confronti con i mutamenti precedenti. Si parla di mutamento globale e tecnocratico. Ben vengano i docenti che spronano all'impegno e al sacrificio negli studi. Vedremo i frutti...


Appunto.
E' MOLTO cambiata, ma se la analizziamo con le categorie di 30 anni fa vuol dire che non abbiamo capito niente di questo cambiamento, lo fiutiamo, percepiamo, ma non sappiamo descriverlo e quindi nemmeno gestirlo
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Dom Ott 25, 2015 4:22 pm

ushikawa ha scritto:
Io la tabula rasa la farei di tutte le idiozie che si sono incrostate negli ultimi quindici anni, a partire dall'idea di "utenza" e del suo presunto diritto al "successo formativo garantito", e di tutte le riforme che hanno attuato queste idiozie. Forse così si riuscirebbe a restituire un po' della dignità e della credibilità perdute dalla scuola.

Poi concedetemi di fantasticare di come attuare questa tabula rasa: tornerei ai vecchi programmi e bilancerei meglio il rapporto elementari-medie (a cui restituirei il vecchio nome) puntando molto più sul lavoro didattico e sulle competenze basi alle elementari; per quanto riguarda le medie restituirei loro il respiro tolto dalla riforma Gelmini, calibrando diversamente le discipline e (tanto sognare non costa nulla) inserendo un insegnante di sostegno sulla classe, oltre a quelli sugli alunni.



Però lo vedi che torniamo sempre a guardare al passato: vecchi programmi, leva qua leva là?
Possibile che, arrivati al 21esimo secolo si siano esaurite le proposte innovative di riforma del sistema scolastico? Capisco l'urgenza di scrollarsi di dosso le ultime orribili riforme, ma perché non siamo in grado di esprimere più nessuna idea di cambiamento reale, anche coraggioso, visto che sognare non costa nulla?

Per quanto riguarda i cicli, non c'è dubbio che si dovrebbe iniziare da lì. L'articolazione attuale non ha semplicemente senso: la scuola media è "secondaria" ma aggregata alla primaria, il biennio delle superiori è ancora dell'obbligo ma aggregato alla superiore e quindi di indirizzo, con una impepata di cultura generale. Come cambiarlo? Non lo so: so però che così non funziona
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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Dom Ott 25, 2015 10:00 pm

Non può esistere una società in cui tutti i membri sono colti, hanno studiato, studiano, amano la cultura. Ci deve essere anche chi svolge lavori piu umili è fisiologico direi...quindi questa teoria del successo formativo per tutti su cosa si basa?
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Dom Ott 25, 2015 10:53 pm

stefy1879 ha scritto:
Non può esistere una società in cui tutti i membri sono colti, hanno studiato, studiano, amano la cultura. Ci deve essere anche chi svolge lavori piu umili è fisiologico direi...quindi questa teoria del successo formativo per tutti su cosa si basa?
Ho trovato questo documento sul successo formativo:
http://www.istruzione.lombardia.gov.it/bergamo/wp-content/uploads/2011/05/sintesi-doc-succ-formativo.pdf
Lo trovo scontato ed intriso di belle parole e di ottimi intendimenti. Purtroppo presuppone la disponibilità dell'interagire positivamente da parte dei docenti, degli alunni e soprattutto delle famiglie. Se così fosse sarebbe veramente una bellissima cosa ed i docenti non avrebbero di che lamentarsi. Nella realtà ci sono famiglie assenti, alunni recalcitranti e una società esterna destabilizzante.
Quindi il successo formativo non è altro che l'inseguimento di un sogno...
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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Dom Ott 25, 2015 11:37 pm

giobbe ha scritto:
stefy1879 ha scritto:
Non può esistere una società in cui tutti i membri sono colti, hanno studiato, studiano, amano la cultura. Ci deve essere anche chi svolge lavori piu umili è fisiologico direi...quindi questa teoria del successo formativo per tutti su cosa si basa?
Ho trovato questo documento sul successo formativo:
http://www.istruzione.lombardia.gov.it/bergamo/wp-content/uploads/2011/05/sintesi-doc-succ-formativo.pdf
Lo trovo scontato ed intriso di belle parole e di ottimi intendimenti. Purtroppo presuppone la disponibilità dell'interagire positivamente da parte dei docenti, degli alunni e soprattutto delle famiglie. Se così fosse sarebbe veramente una bellissima cosa ed i docenti non avrebbero di che lamentarsi. Nella realtà ci sono famiglie assenti, alunni recalcitranti e una società esterna destabilizzante.
Quindi il successo formativo non è altro che l'inseguimento di un sogno...
Fine e sterile esercizio di dialettica; tipico dei didatto fuffologi, che sanno fare una sola cosa: travisare il significato che le parole hanno in lingua italiana e costruirne di nuovi per il didattichese.

http://archivio.pubblica.istruzione.it/argomenti/autonomia/documenti/regolamento.htm

"Art.1 (Natura e scopi dell'autonomia delle istituzioni scolastiche)

2. L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento."

Poche balle ! Non è il sistema d'istruzione a garantire il successo formativo ma l'istituzione autonoma; non è un obiettivo di lungo periodo ma di breve; come potrebbe la scuola primaria garantire il successo dell'individuo in età adulta ?

Secondo le teste di cazzo che l'hanno inventato il successo formativo significa "meritata promozione" punto e basta.
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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Dom Ott 25, 2015 11:53 pm

Per capire quanto siano inconsistenti le cazzate che scrivono proviamo ad immaginare un mondo senza il documento in oggetto, immaginiamo la scuola fatta al contrario di come la descrive il documento e vediamo se il documento porta un valore aggiunto; se la scuola al contrario risulta imperfetta allora il documento l'ha migliorata; se la scuola al contrario non è mai esistita perchè inimaginabile allora il documento è tutta fuffa; proviamo.

"La scuola:
- è una comunità educante, che accoglie, si fa carico, si prende cura della crescita di minori
per farne cittadini;

la scuola è un'accozzaglia di incapaci che rovina le nuove generazioni traviandole e tarpandone le potenzialità

- è fatta di persone che intrecciano relazioni indispensabili per apprendere;

è fatta di cani sciolti che puntano all'ignoranza dei ragazzi

- è luogo dove ognuno deve fare bene la propria parte: mette in gioco competenze, esperienze
diverse; esercita consapevolmente/riconosce i ruoli;

è il regno dell'inettitudine, branco di fancazzisti, omologati, senza arte nè parte; se per disgrazia ne fanno una buona è per puro culo

- offre spazi/tempi di confronto per cooperare, progettare-costruire insieme

impedisce ogni forma di comunicazione tra i discenti

- è un sistema dinamico (cresce facendo crescere, forma se si trasforma), flessibile
nell’organizzazione; capace di governare il cambiamento (autonomia) e tenuto ad auto
valutarsi (a rendere conto) in modo trasparente (bilancio sociale)

nella scuola non deve mai cambiare nulla, deve essere chiusa ad ogni influenza esterna; deve assumere una forma settaria ed opaca anche dal punto di vista finanziario

- è un sistema che trova il suo timone nel Piano dell’Offerta Formativa e nel patto educativo
della comunità educante

Tutto è improvvisato, anche le materie che vengono insegnate le si decide la mattina



Allora ? Quali rivelazioni sono contenute in quell'insulso documento ? Non è intriso di ovvietà ?
Non è un'accozzaglia di belle e vuote parole ?
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Lun Ott 26, 2015 6:27 am

lucetta10 ha scritto:
Però lo vedi che torniamo sempre a guardare al passato: vecchi programmi, leva qua leva là?
Possibile che, arrivati al 21esimo secolo si siano esaurite le proposte innovative di riforma del sistema scolastico? Capisco l'urgenza di scrollarsi di dosso le ultime orribili riforme, ma perché non siamo in grado di esprimere più nessuna idea di cambiamento reale, anche coraggioso, visto che sognare non costa nulla?

Per quanto riguarda i cicli, non c'è dubbio che si dovrebbe iniziare da lì. L'articolazione attuale non ha semplicemente senso: la scuola media è "secondaria" ma aggregata alla primaria, il biennio delle superiori è ancora dell'obbligo ma aggregato alla superiore e quindi di indirizzo, con una impepata di cultura generale. Come cambiarlo? Non lo so: so però che così non funziona

Lucetta, concordo con te che servirebbe un reale cambiamento, ma come te non vedo chi potrebbe attuarlo. E' da pochi mesi in vigore una riforma pessima, che ha ulteriormente vessato gli insegnanti senza introdurre alcun miglioramento in ambito strettamente didattico; non erano da meno (in senso negativo) le riforme precedenti targate Gelmini, Moratti e Berlinguer. Con ciò escludo la possibilità che la politica sia interessata ad avere una scuola efficace e di qualità.

Inoltre, durante la discussione sulla 107, sono emerse per l'ennesima volta le divisioni della categoria; facendo anche la tara tra quelle alimentate ad arte, sembra che ci siano posizioni difficilmente conciliabili, come si vede anche nel piccolo di questo forum. In alcuni casi è prevalso il calcolo sull'interesse personale rispetto alla volontà di miglioramento generale per la scuola e l'intera categoria. Dubito quindi anche del fatto che una categoria priva di "coscienza di classe", disunita e mossa da tanti interessi divergenti, possa autoriformarsi e produrre una elaborazione culturale così forte da poter essere tradotta in una riforma.

Quello che resta è allora il minimo comun denominatore, che può essere, ad esempio, il buon senso della LIP che in sostanza propone di ridurre il rapporto insegnanti/alunni e di ritornare ai programmi nazionali, con una visione della scuola inclusiva e istituzionale-costituzionale, legata alle sperimentazioni degli anni 80/90; una scuola quindi "innovativa" secondo la visione di allora, mentre dobbiamo rassegnarci al fatto che la parola "innovativa" associata alla scuola nella visione mainstream di oggi significa privatizzazione, de-istituzionalizzazione, gerarchizzazione, in un'ottica neoliberista.

Sul ritorno ai programmi nazionali sono d'accordo anche io: se ho usato l'aggettivo "vecchi" è solo per esprimere la nostalgia verso uno strumento che prima c'era e oggi non c'è più, non per propugnare il ritorno ai contenuti previsti trent'anni fa. Oggi abbiamo solo le indicazioni nazionali, che sono molto alterne e a volte molto vaghe, risultando per lo più insufficienti a garantire il reale raggiungimento delle competenze di base e minime previste per i vari cicli.

Innovare la scuola è un'impresa ardua: nel passato, grazie a riforme e direttive confliggenti, a occhi a volte aperti e a volte chiusi, sono stati fatti talmente tanti guasti, create talmente tante situazioni diverse e tanti interessi confliggenti che diventa impossibile accontentarli tutti. Per esempio non ci si riesce a mettere d'accordo neanche sul concorso come unico canale di accesso ai pubblici uffici; pensa che confusione se qualcuno osasse proporre per elementari e medie la stessa durata di quattro anni. Per questo trovo più realistico procedere per piccoli aggiustamenti, un po' come provò a fare con alterne fortune Fioroni con il suo "cacciavite".

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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Lun Ott 26, 2015 7:36 am

ushikawa ha scritto:

Quello che resta è allora il minimo comun denominatore, che può essere, ad esempio, il buon senso della LIP che in sostanza propone di ridurre il rapporto insegnanti/alunni e di ritornare ai programmi nazionali, con una visione della scuola inclusiva e istituzionale-costituzionale, legata alle sperimentazioni degli anni 80/90;

Se si pensa che il problema della scuola di oggi sia quello di non essere abbastanza INCLUSIVA, stiamo vermente alla frutta.
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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Lun Ott 26, 2015 2:39 pm

stefy1879 ha scritto:
Non può esistere una società in cui tutti i membri sono colti, hanno studiato, studiano, amano la cultura. Ci deve essere anche chi svolge lavori piu umili è fisiologico direi...quindi questa teoria del successo formativo per tutti su cosa si basa?



E posso chiedere in base a quale assunto chi svolge lavori utili non potrebbe essere anche "colto" e studiare? Temi ti sturerebbe peggio il cesso se ne sapesse di geometria?
Ma siamo insegnanti o selezionatori di razze da monta?
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MessaggioOggetto: Re: Perché si dice sempre di più che lo studio dev'essere PIACERE?   Lun Ott 26, 2015 2:42 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Per capire quanto siano inconsistenti le cazzate che scrivono proviamo ad immaginare un mondo senza il documento in oggetto, immaginiamo la scuola fatta al contrario di come la descrive il documento e vediamo se il documento porta un valore aggiunto; se la scuola al contrario risulta imperfetta allora il documento l'ha migliorata; se la scuola al contrario non è mai esistita perchè inimaginabile allora il documento è tutta fuffa; proviamo.

"La scuola:
- è una comunità educante, che accoglie, si fa carico, si prende cura della crescita di minori
per farne cittadini;

la scuola è un'accozzaglia di incapaci che rovina le nuove generazioni traviandole e tarpandone le potenzialità

- è fatta di persone che intrecciano relazioni indispensabili per apprendere;

è fatta di cani sciolti che puntano all'ignoranza dei ragazzi

- è luogo dove ognuno deve fare bene la propria parte: mette in gioco competenze, esperienze
diverse; esercita consapevolmente/riconosce i ruoli;

è il regno dell'inettitudine, branco di fancazzisti, omologati, senza arte nè parte; se per disgrazia ne fanno una buona è per puro culo

- offre spazi/tempi di confronto per cooperare, progettare-costruire insieme

impedisce ogni forma di comunicazione tra i discenti

- è un sistema dinamico (cresce facendo crescere, forma se si trasforma), flessibile
nell’organizzazione; capace di governare il cambiamento (autonomia) e tenuto ad auto
valutarsi (a rendere conto) in modo trasparente (bilancio sociale)

nella scuola non deve mai cambiare nulla, deve essere chiusa ad ogni influenza esterna; deve assumere una forma settaria ed opaca anche dal punto di vista finanziario

- è un sistema che trova il suo timone nel Piano dell’Offerta Formativa e nel patto educativo
della comunità educante

Tutto è improvvisato, anche le materie che vengono insegnate le si decide la mattina



Allora ? Quali rivelazioni sono contenute in quell'insulso documento ? Non è intriso di ovvietà ?
Non è un'accozzaglia di belle e vuote parole ?


A parte il fatto che non capisco perché mai non possa (e non debba) un documento del genere essere intriso di cose ovvie ma di creative originalità, il problema è: la scuola realizza queste, che pure sono delle OVVIETA'? Smettere di pronunciarle è la soluzione? Veramente brillante. Al posto della tabula rasa la testa sotto la sabbia
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