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 La rimozione della frustrazione

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AutoreMessaggio
ushikawa



Messaggi : 1917
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MessaggioOggetto: La rimozione della frustrazione   Sab Ott 31, 2015 6:45 am

Impariamo a gattonare per la frustrazione di non poter raggiungere un giocattolo; impariamo a stare in piedi e camminare grazie anche alla frustrazione di cadere; impariamo ad essere indipendenti grazie alla frustrazione che ci impone nostra madre lasciandoci da soli; impariamo a stare in gruppo grazie alla frustrazione inflittaci da chi vorrebbe escluderci; impariamo ad avere delle relazioni sentimentali anche grazie alla frustrazione dei due di picche ricevuti.

La frustrazione è il complemento della gratificazione; frustrazione e gratificazione insieme costituiscono le principali molle all'apprendimento e al progresso esistenziale di una persona.
Anche nella scuola la frustrazione riveste un ruolo fondamentale: si migliora nelle varie discipline solo grazie alla frustrazione dei primi insuccessi, e alla gratificazione che consegue all'impegno, al fatto che ci si accorge dei progressi compiuti, del delta esistente tra frustrazione iniziale e gratificazione finale.

La saggezza popolare ha capito benissimo questa ovvietà e l'ha espressa in espressioni come "bastone e carota" o in proverbi del tipo "mazz'e panell' fann'è figli bell'; panella senz mazz' fann'è figli pazz'".

Al contrario la scuola odierna, dominata dal pensiero unico pedagogista, sembra voler operare una vera e propria rimozione della frustrazione. Le ovvietà della saggezza popolare sono state sostituite dalla convinzione che l'ambiente di apprendimento debba essere stimolante, l'insegnamento brillante e divertente, la didattica personalizzata e facilitante; nell'allargamento delle maglie della legge 170, operato da circolari e interpretazioni successive, si annidano le cause dell'aumento dei casi di bisogni educativi speciali o difficoltà specifiche dell'apprendimento, che ormai sembrano riguardare circa il 20% degli alunni, con una tendenza di costante crescita (come crescente è la difficoltà per gli insegnanti di gestire molti modelli di apprendimento/insegnamento differenti). Tutto l'apparato normativo ed ideologico della scuola italiana (e non solo) contemporanea, riassumibile nel famoso "diritto al successo formativo garantito" ruota intorno alla personalizzazione e alla facilitazione, cioè alla progressiva riduzione delle frustrazioni dello studente, prima di tutte quelle della bocciatura o delle insufficienze; e al contemporaneo aumento delle gratificazioni, di carattere sempre più ludico che didattico.

Se la frustrazione degli alunni viene rimossa, nel senso che è diventata tabù, pari rimozione viene riservata alla frustrazione degli insegnanti, ma stavolta nel senso che il solo parlarne è ritenuto socialmente sconveniente e meritevole di stigma sociale. Pare che l'insegnante debba immolarsi al proprio lavoro, ritenuto una missione da vivere col sorriso sulle labbra, senza lamentarsi di cose che conosciamo tutti bene come la diminuzione del potere di acquisto, il progressivo peggioramento dei livelli didattici in entrata che riscontriamo anno dopo anno, l'aumento del carico di lavoro per adempimenti di tipo burocratico, la mancanza di fondi e di organizzazione, le mille riforme peggiorative della scuola e punitive nei confronti degli insegnanti, l'aumento dello stress dovuto all'affollamento delle classi e alla perdita di quel rispetto che in precedenza era riservato all'insegnante.

Si viene quindi a determinare un paradosso per cui la frustrazione dell'insegnante non deve o può esistere e non deve essere narrata, mentre la frustrazione dell'alunno deve essere evitata in tutti i modi e deve essere abbondantemente narrata, come si evince dal modo in cui i media fanno cronaca sulla scuola.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: La rimozione della frustrazione   Sab Ott 31, 2015 8:32 am

"mazz'e panell' fann'è figli bell'; panella senz mazz' fann'è figli pazz'".

Questo è un celeberrimo detto napoletano sul cui contenuto ho sempre dissentito, perché fa riferimento non alle frustrazioni, ma proprio alla violenza fisica nei confronti dei figli.
Ora pur condividendo il principio per cui le sofferenze e le difficoltà aiutano a crescere e non sia sicuramente educativo preparare i ragazzi ad affrontare strade sempre in discesa, ho sempre pensato che le percosse siano anti educative, e le ho sempre attribuite alla necessità, che alcuni genitori hanno, di sfogare la loro rabbia e la loro frustrazione sui figli, piuttosto che scegliere di percorrere le vie certamente più complicate dell'ascolto, del dialogo, della comprensione ed infine della persuasione; certo anche queste ultime non offrono risultati garantiti, ma almeno non alzano una barriera, a volte insuperabile con i nostri ragazzi, spezzando definitivamente quel rapporto di fiducia costruito faticosamente giorno dopo giorno.
Inoltre, non avendo mai fatto l'esperienza della violenza sui miei ragazzi, tanto più inaccettabile quanto più inconsulta ed ingiustificata, e mi riferisco anche ad solo  ceffone, mi chiedo come sia possibile poi, ritessere i fili di un rapporto civile con i nostri figli, senza mendicare il perdono, cosa secondo me, ancora più inaccettabile, diseducativa e poco dignitosa da parte di un genitore.
Quanto poi alla frustrazione di qualche insegnante, la via maestra dovrebbe essere quella di un riconoscimento che parta da loro e si manifesti anche all'esterno, non sono mai stata per il non detto,ed anzi penso che la sua narrazione possa sortire anche un effetto terapeutico, oltre che essere un presupposto ineludibile per provare a cambiare le cose, oltre che a cambiare se stessi.
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