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 concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"

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francika



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MessaggioOggetto: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Gio Nov 26, 2015 2:27 pm

Promemoria primo messaggio :

l'Associazione Italiaadozioni (http://www.italiaadozioni.it/) bandisce per l'anno scolastico 2015/2016 la seconda edizione del concorso "L'adozione fra i banchi di scuola". Obiettivo del concorso è avvicinare le nuove generazioni alla realtà adottiva.

In ottemperanza all’art.1 comma7 della legge sulla Buona Scuola, che ha reso ad  oggi Legge le “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni figli adottivi” emanate dal Miur, il presente progetto intende rappresentare un'occasione per conoscere l'adozione; favorire la conoscenza di come questo differente percorso familiare significa riflettere sui valori dell’accoglienza e dell’accettazione del diverso che nell’ adozione sono espressi nella loro forma più alta.


Il concorso è GRATUITO e rivolto a tutte le classi di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado.
Sono ammesse al concorso tutte le classi che ne faranno richiesta, tramite modulo allegato al bando , indipendentemente dalla presenza o meno di un alunno figlio adottivo; consapevoli che l’esperienza diretta dell’adozione sia oggettivamente una ricchezza confidiamo nella capacità di ogni insegnante d’individuare il percorso conoscitivo più idoneo al proprio gruppo classe. In relazione all’obiettivo del concorso, in realtà, si auspicherebbe proprio la
partecipazione di classi nelle quali non vi sono alunni figli adottivi perché conoscere cosa significhi profondamente la parola Adozione appare ancor più necessario laddove non si ha minimamente esperienza di questo differente e ricco percorso familiare.

La Giuria del concorso eleggerà, entro fine aprile 2016, una classe vincitrice per ognuna delle tre categorie. Il primo premio per ciascuna delle tre categorie sarà un ricco pacco di materiale
didattico. Gli elaborati che si classificheranno al secondo e terzo posto, in ognuna delle tre categorie, verranno invece premiati con uno speciale attestato di “Scuola amica di Italiaadozioni”.

Qui il bando > http://www.italiaadozioni.it/wp-content/uploads/2015/10/bando-concorso-2015-2016.pdf
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Ven Nov 27, 2015 4:16 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:

Forse la confusione nasce da questo: TUTTE le adozioni (di italiani) nascono come affidi, ma questo non significa che tutti gli affidi diventino adozioni.

La maggior parte degli affidi si sa a priori che non diventerà mai adozione, le adozioni hanno un periodo di prova iniziale che passa sotto la forma di affido.

No, le cose non stanno proprio così.

L'affido pre-adottivo e l'affido "generico" sono due cose diversissime.

Non è che all'inizio li diano tutti in affido allo stesso modo e con la stessa procedura, e poi in alcuni casi viene confermata l'adozione e in altri no.

E' vero che anche il periodo "di prova" iniziale di un'adozione si chiama affido, ma si tratta di due forme di affido diverse che passano fin dall'inizio da canali diversissimi.

Chi intraprende il percorso dell'adozione non lo fa per prendersi intanto, provisoriamente, un bambino in affido, e poi sperare che glielo riconfermino in adozione: lo fa peché vuole adottare, con la ragionevole certezza che l'adozione sia confermata sempre... a meno che non insorgano problemi gravissimi di incompatibilità personale che impediscano completamente la riuscita dell'adozione, che per la verità sono molto rari.

Chi intraprende il percorso dell'affido, invece, parte già fin dall'inizio con il presupposto che la cosa sia temporanea, e che quindi NON SIA una potenziale adozione. Poi, ci sono anche dei singoli casi in cui l'affido dura talmente tanto che poi il ragazzo, quando diventa maggiorenne, si fa adottare per scelta sua... ma appunto dovrebbero essere eccezioni rarissime, talmente rare che a nessuno dovrebbe nemmeno venire in mente di usarle come "scorciatoia" per provare a scavalcare le pratiche per l'adozione.

L'affido non adottivo, per definizione, dovrebbe essere temporaneo, e tutti i soggetti coinvolti dovrebbero saperlo benissimo fin dall'inizio.

E siccome, appunto, non è affatto vero che "chiunque chieda di prendere un bambino in affido viene accontentato subito", come è stato descritto qui, ma deve comunque (GIUSTAMENTE) superare un impegnativo percorso di selezione e di formazione, mi pare piuttosto improbabile che queste cose tanto elementari gli interessati non le sappiano. Se qualcuno lascia intendere di voler provare a chiedere l'affido "perché spera che un giorno possa trasformarsi in adozione", l'idoneità all'affido non gliela danno, e fanno bene a non dargliela...

Sono proprio due obiettivi (e due forme mentali) diversissime, non vedo perché confonderle.

L.
E' quello che intendevo, solo sono forse stato troppo sintetico nell'esporlo.
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Mer Dic 02, 2015 2:30 pm

Fra persone che, come me , insegnano ogni giorno e hanno scelto di fare questo lavoro...ancora non capisco come si possa star qui a parlare di bianchi, neri e radical chic.

Non sto qua a rispondere ad ogni virgola perché non avrebbe proprio senso; non ho intenzione di alimentare alcuna polemica.

Il concorso l'ho creato io perciò possiamo parlarne fino a notte ma francamente dire che si parla di adozione e non si valuta l'affido è superficiale. Per prima cosa l'associazione si chiama Italiaadozioni e si occupa di fare cultura dell'adozione (nazionale ed internazionale) e non trovo alcun nesso nello sminuire l'affido. Personalmente ho partecipato, nemmeno un mese fa, alla Cattolica di Milano ad un convegno internazionale proprio sull'affido e prossimamente uscirà un articolo su questo importante incontro proprio sul sito www.italiaadozioni.it nonostante il nostro focus sia l'adozione.


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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Mer Dic 02, 2015 3:26 pm

per francika:

quello che si stava (seriamente) criticando dell'idea iniziale, prima che il thread degenerasse e venissero fuori delle vette supreme di ridicolo, consisteva proprio nell'invenzione artificiale di una diversità e di una problematicità che potrebbero anche non esserci.

Voglio dire, capisco che la costruzione di un rapporto familiare adottivo abbia delle specificità tutte sue, che è giusto che siano approfondite da chi è personalmente coinvolto nella cosa... ma che c'entra con il SOLLEVARE artificiosamente l'attenzione collettiva degli alunni delle scuole su un "problema" che da loro non era mai stato vissuto come un problema?

Posso capire benissimo un progetto di sensibilizzazione particolare su un caso singolo.

Ossia, ad esempio, coinvolgere tutta la classe sull'accoglienza a un nuovo compagno che è appena arrivato nella sua nuova famiglia dopo una trafila complessa, magari da un paese lontanissimo e sconosciuto ai più;

oppure, intervenire per evitare eventuali tendenze al fraintendimento e al pregiudizio che si sono effettivamente notate in una singola classe...

Ma in tutti gli altri casi, PERCHE' attirare l'attenzione sul fatto che il compagno di classe sia "diverso dagli altri perché figlio adottivo", anche quando nessuno si sognava di considerarlo diverso, e tutti i compagni la consideravano già una situazione perfettamente normale?

A me fa tanto pensare a quelle iniziative maldestre e superflue (ancorché effettuate in perfetta buona fede) che rischiano di avere come unico effetto quello di creare un problema laddove non c'era.

Tipo, alcuni patetici "corsi di prevenzione contro il bullismo", presentati completamente fuori contesto, in classi in cui i problemi di bullismo non c'erano mai stati...

...e che hanno avuto come unico risultato quello di sollevare verso l'argomento la curiosità morbosa di qualcuno che ancora non ce l'aveva, o la voglia di trasgressione di qualche furbetto attratto dalla sfida delle cose "proibite", ossia quello di INDURRE fenomeni di bullismo che prima non c'erano.

In questo contesto, sentirsi ripetere come un mantra l'incoraggiamento moralistico secondo cui "non è giusto discriminare il vostro compagno solo perché è un figlio adottivo", fa venire in mente tale possibilità, per la prima  volta, anche a gente a cui non era mai minimamente passata per l'anticamera del cervello.

Va a finire che il compagno di classe che ha una storia di adozione (e di cui tutti sapevano che fosse adottato, ma non lo consideravano affatto un problema, né tantomeno un motivo di discriminazione) COMINCIA a venire visto come diverso, strano o anomalo, anche se prima non era affatto visto così.

Perché complicarsi la vita (e complicarla agli alunni) inutilmente?

L.
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Gio Dic 03, 2015 11:14 am

Capisco perfettamente le criticità evidenziate. Il concorso non vuole puntare i riflettori su un singolo bambino ed infatti si incentiva la partecipazione di classi nel quale non vi sia esperienza della realtà adottiva.

Nelle nostre aule si parla di tante cose; fare cultura dell'adozione significa eliminare stereotipi e facili pregiudizi e, nel corso della vita, si spera che questa esperienza conoscitiva aiuterà gli adulti di domani a interagire adeguatamente con l'esperienza ed il mondo dell'adozione.

Nel nostro Paese, in alcuni casi, si pensa ancora che l'adozione sia sostanzialmente una buona azione, che esistano "genitori veri", che si possa pensare di "adottare" qualsiasi cosa...dall'aiuola del parco comunale ad un ulivo pugliese. Tra persona "addette ai lavori", tra insegnanti, credo sia significativo aiutare gli alunni ad utilizzare le parole per il loro reale significato o quantomeno farli riflettere su una realtà, a mio parere ricca di sfaccettature, che attualmente ignorano.

Il concorso vorrebbe valorizzare anche la conoscenza dell'adozione da parte dei docenti che sarebbero chiamati ad attenersi alle "Linee guida per favorire il diritto allo studio degli alunni figli adottivi", pubblicate dal Miur lo scorso anno, ed ancora largamente disattese.

Linee guida Miur 18.12.2014 (video) >
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 4:19 pm

Buongiorno a tutti, mi chiamo Monica e Vi seguo sul forum. Apprezzo molto le Vostre opinioni e ne traggo continui spunti di riflessione .
Io non sono un docente, vogliate pertanto scusare " forma e intrusione".
Sono mamma adottiva di un ragazzino di ormai 15 anni, arrivato all'età di 5 anni e quindi catapultato alla velocità della luce nel mondo della scuola. Dico sempre che lui nella vita ha vissuto sereno " solo un anno di scuola materna ", precedentemente a questa era in orfanotrofio Russo e poi il delirio della scuola vera e propria.

Parlo di deliro non per la scuola in se o per gli insegnanti ( ragazzo fortunato ha trovato insegnanti fantastici sia nella scuola pubblica che nella privata ) , ma proprio per il fatto che a dispetto di quanto si voglia credere o pensare questi bambini e poi ragazzi una difficoltà a scuola la vivono.
Vivono ogni giorno immersi in una sorta di bombardamento di richieste, le performance devono essere uguali a quelle fornite dal gruppo dei pari : ma loro dei pari hanno (forse) la data di nascita. Non hanno esperienze pregresse che facilitino l'apprendimento , spesso sono vivaci molte volte sono dislessici.
Mio figlio è uno di quegli studenti che Voi chiamate "capre" : dsa tosto , madrelingua inesistente eppure Lui a scuola va volentieri ( seconda superiore ovviamente in un professionale regno di fancazzisti, poco dotati intelletualmente e mezzi delinquenti ) . Studia si impegna e se rispettato il PDP - interrogazioni progammate su tutto - riesce a cavarsela . E' serio rispettoso e sereno finalmente . Resiliente, non molla studia ed è determinato e noi genitori con lui.

Questo era solo un contributo per dire che non serve sensibilizzare i ragazzini nelle scuole ( mai avuto problemi con nessuno nell'essere accolto , non ne conosco uno di ragazzi adottivi che abbia vissuto situazioni di difficoltà per questo e ne conosco e frequento tanti di ogni colore e provenienza) . Il lavoro è da fare con gli insegnanti ed educatori . Sono loro , scusatemi, che a volte non sono pronti a cogliere la differenza tra esperienza di abbondono e successiva adozione e bambini ad esempio stranieri. ( quante volte proposto corso di italiano per ragazzi adottivi equiparati a ragazzi stranieri).
Non comprendono l'immaturità dei bimbi appena arrivati che spesso non accettano e non riconoscono l'autorità, spesso sono vivaci, altri invece sono chiusi e sospettosi : Vi guardano, Vi osservano , cercano di capire se si possono fidare ad aprire il loro cuore. Il loro cuore, che si voglia riconoscerlo o no poco cambia, è segnato dalla loro "vita precedente". E non lo dico per dire:spiegate lo scorrere del tempo a vostro figlio che vi guarda e vi dice "ma come faccio ad avere" n." anni che sono nato nel 2005 quando sono arrivato in italia ?". Poi si supera e ci si ride su , ma Vi rendete conto di cosa hanno nel cuore questi figli?

I ragazzi stranieri arrivano con le loro famiglie i nostri la famiglia la costruiscono giorno per giorno.
Una cosa su tutte : a 5 anni mio figlio non sapeva abbracciare e non aveva mai visto l'ombra del suo corpo su un marciapiede.
Ora lo zar esprime con maturità superiore ai suoi 15 anni sentimenti e , giusto per far sorridere Panicus che adoro per i suoi interventi fa bene le verifiche di fisica

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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 4:47 pm

rispetto ha scritto:
Buongiorno a tutti, mi chiamo Monica e Vi seguo sul forum.  Apprezzo molto le Vostre opinioni e ne traggo continui spunti di riflessione .
Io non sono un docente, vogliate pertanto scusare " forma e intrusione".
Sono mamma adottiva di un ragazzino di ormai 15 anni, arrivato all'età di 5 anni e quindi catapultato alla velocità della luce nel mondo della scuola. Dico sempre che lui nella vita ha vissuto sereno " solo un anno di scuola materna ", precedentemente a questa era in orfanotrofio Russo e poi il delirio della scuola vera e propria.

Parlo di deliro non per la scuola in se o per gli insegnanti ( ragazzo fortunato ha trovato insegnanti fantastici sia nella scuola pubblica che nella privata ) , ma proprio per il fatto che a dispetto di quanto si voglia credere o pensare questi bambini e poi ragazzi una difficoltà a scuola la vivono.
Vivono ogni giorno immersi in una sorta di bombardamento di richieste, le performance devono essere uguali a quelle fornite dal gruppo dei pari : ma loro dei  pari hanno (forse) la data di nascita. Non hanno esperienze pregresse che facilitino l'apprendimento , spesso sono vivaci molte volte sono dislessici.
Mio figlio è uno di quegli studenti che Voi chiamate "capre" : dsa tosto , madrelingua inesistente eppure Lui a scuola va volentieri ( seconda superiore ovviamente in un professionale regno di fancazzisti, poco dotati intelletualmente e mezzi delinquenti ) . Studia si impegna e se rispettato il PDP - interrogazioni progammate su tutto - riesce a cavarsela . E' serio rispettoso e sereno finalmente . Resiliente, non molla studia ed è determinato e noi genitori con lui.

Questo era solo un contributo per dire che non serve sensibilizzare i ragazzini nelle scuole ( mai avuto problemi con nessuno nell'essere accolto , non ne conosco uno di ragazzi adottivi che abbia vissuto situazioni di difficoltà per questo e ne conosco e frequento tanti di ogni colore e provenienza) . Il lavoro è da fare con gli insegnanti ed educatori . Sono loro , scusatemi, che a volte non sono pronti a cogliere la differenza tra esperienza di abbondono e successiva adozione e bambini ad esempio stranieri. ( quante volte proposto corso di italiano per ragazzi adottivi equiparati a ragazzi stranieri).
Non comprendono l'immaturità dei bimbi appena arrivati che  spesso non accettano e non riconoscono l'autorità, spesso sono vivaci, altri invece sono chiusi e sospettosi : Vi guardano, Vi osservano , cercano di capire se si possono fidare ad aprire il loro cuore. Il loro cuore, che si voglia riconoscerlo o no poco cambia, è segnato dalla loro "vita precedente". E non lo dico per dire:spiegate lo scorrere del tempo a vostro figlio che vi guarda e vi dice "ma come faccio ad avere" n." anni che sono nato nel 2005  quando sono arrivato in italia ?". Poi si supera e ci si ride su , ma Vi rendete conto di cosa hanno nel cuore questi figli?

I ragazzi stranieri arrivano con le loro famiglie i nostri la famiglia la costruiscono giorno per giorno.
Una cosa su tutte : a 5 anni mio figlio non sapeva abbracciare e non aveva mai visto l'ombra del suo corpo su un marciapiede.
Ora lo zar esprime con maturità superiore ai suoi 15 anni sentimenti e , giusto per far sorridere Panicus che adoro per i suoi interventi fa bene le verifiche di fisica

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I problemi che ha avuto suo figlio all'inizio non sono stati di tipo "adottivo" ma di tipo linguistico-culturale; qui nessuno dice che non ci si debba impegnare ad aiutare un ragazzo con questi problemi, sempliceente qualcuno dice che l'essere adottati non è motivo ulteriore di aiuto.

Mi spiego meglio con un esempio/domanda: un bambino russo che arriva con i genitori in Italia a 5 anni e che in Russia è stato trascurato (dai genitori) deve essere trattato diversamente da un bambino russo che all'età di 5 anni giunge in Italia a seguito di adozione dopo essere stato trascurato dai tutori dell'orfanotrofio ?

Secondo me no.

Le faccio un altro esempio/domanda: un bambino adottato (sempre russo) all'età di 2 mesi e accudito con cura dai genitori italiani necessita di cure particolari rispetto ad un bambino italiano "DOC" ?

Secondo me no.

PS in insegnatichese capra non significa ignorante ma ignorante che non ambisce a colmare la propria ignoranza; capra è chi disprezza la cultura; purtroppo le capre hanno spesso la pessima abitudine a pretendere trattamenti di favore, ed è sostanzialmente questo che ci infastidisce.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 5:11 pm

Ecco ho sempre capito male il termine capre... Allora ritiro la parola. Io capisco perfettamente quello che intende dire, capisco mi creda : ho un rapporto molto buono con tutti gli insegnanti e molti ex insegnanti di mio figlio si interessano alla sua faticosa avventura scolastica. Non chiediamo facilitazioni ( oggi sono arrabbiata per una interrogazione non programmata ,ma domani me ne sono già dimenticata) ma di capire, specialmente alle "elementari". Non so rispondere alle sue domande ,posso portare esempio : due sorelle una figlia biologica e una figlia adottiva arrivata in Italia a otto mesi ,la loro mamma mi dice sempre " cavoli mancano tutti gli 8 mesi". Sul dsa io vi capisco e spesso vengo ripresa da genitori che scusi, spaccano le balle ai prof ogni stupidata ( leggi rosso sul registro). Io non rompo, mi fido collaboro e pretendo dal mio biondissimo figlio studio serietà ed educazione.se "sgarra" e prende 3 sono affaracci suoi. Avido veramente io si dice "quoto?" ogni suo singolo intervento sul dsa
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 5:16 pm

Secondo me, ad entrambe le domande, la risposta è si. Non occorre un trattamento di favore ovviamente ma è fondamentale capire la specificità della storia di vita di questi bambini.

Posso proporre un approfondimento? solo uno spunto...Apprendimento e affettività: quale relazione?
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 9:28 pm

francika ha scritto:
Secondo me, ad entrambe le domande, la risposta è si. Non occorre un trattamento di favore ovviamente ma è fondamentale capire la specificità della storia di vita di questi bambini.

Posso proporre un approfondimento? solo uno spunto...Apprendimento e affettività: quale relazione?
"Il bambino adottato, come qualunque bambino traumatizzato, ha bisogno di costruire un pensiero sulla sua storia e sulle sue esperienze di vita, dando un senso a ciò che gli è accaduto. Deve poter ritrovare la fiducia in se stesso e nel mondo attraverso la relazione positiva con l’adulto."

Che è quello che dico io: il bimbo adottato può avere traumi ma non è l'unico; esistono procedure per i bambini traumatizzati; se il bimbo adottato è traumatizzato gli si applica quella procedura, se è sereno calci me culo e studia come tutti gli altri.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 9:31 pm

rispetto ha scritto:
Ecco ho sempre capito male il termine capre... Allora ritiro la parola. Io capisco perfettamente quello che intende dire, capisco mi creda : ho un rapporto molto buono con tutti gli insegnanti e molti ex insegnanti di mio figlio si interessano alla sua faticosa avventura scolastica. Non chiediamo facilitazioni ( oggi sono arrabbiata per una interrogazione non programmata ,ma domani me ne sono già dimenticata) ma di capire, specialmente alle "elementari". Non so rispondere alle sue domande ,posso portare esempio : due sorelle una figlia biologica e una figlia adottiva arrivata in Italia a otto mesi ,la loro mamma mi dice sempre " cavoli mancano tutti gli 8 mesi". Sul dsa io vi capisco e spesso vengo ripresa da genitori che scusi, spaccano le balle ai prof ogni stupidata ( leggi rosso sul registro). Io non rompo, mi fido collaboro e pretendo dal mio biondissimo figlio studio serietà ed educazione.se "sgarra" e prende 3 sono affaracci suoi. Avido veramente io si dice "quoto?" ogni suo singolo intervento sul dsa
Diamoci pure del tu.

Quest'anno ho mandato ai giochi di Archimede (olimpiadi di matematica per il biennio) un discalculico; in tre avevano due voti, o 8 o 9 ed uno era lui; ma come le fanno ste diagnosi ?
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Sab Dic 05, 2015 10:33 pm

E infatti, come ho sempre sostenuto, e come sostengono persone molto più autorevoli di me, ad esempio il compiantissimo Giorgio Israel... la diagnosi di "discalculia" pura e semplice è quasi sempre una costruzione artificiosa e priva di fondamento (cioè, un modo politicamente corretto per dire "bufala"), oppure, nel migliore dei casi, una situazione di ritardo provvisorio di apprendimento di abilità tecniche, che poi viene compensato in seguito.

La definizione di "discalculia", stando ai criteri stessi degli esperti in materia e non certo a quelli dei detrattori malfidenti, dovrebbe riguardare esclusivamente le pratiche CONCRETE di calcolo meccanico, e non dovrebbe avere niente a che fare con le difficoltà generali di comprensione logica della matematica.

Ovvero, dovrebbe essere limitata alla difficoltà nello scrivere materialmente i numeri, nell'incolonnare correttamente le cifre delle unità, decine e centinaia, nel riconoscere istintivamente i simboli delle operazioni, e così via. Ma non ha senso che venga usata come definizione-ombrello per indicare semplicemente chi "è debole in matematica" o chi "non è portato per la matematica".

Ma anche in quei casi detti sopra, di discalculia vera molto settoriale (ossia, quello che capisce perfettamente il ragionamento matematico, ma fa solo fatica a fare i calcoli)... quasi sempre, non si tratta di un disturbo isolato, ma è una conseguenza di altre difficoltà più generali di decodifica di simboli, e infatti quasi sempre si presenta in associazione alla dislessia, magari non grave, ma sempre di dislessia si tratta. Cioè, io personalmente ho forti dubbi che esista la discalculia pura come disturbo specifico ISOLATO... la discalculia è semplicemente una forma di dislessia o di disgrafia applicata ai numeri, e se uno è già dislessico o disgrafico in generale, non c'è nulla di strano che lo sia anche per i numeri.

Un vero classico della motivazione delle diagnosi precoci di discalculia, già alle elementari, ad esempio, è il fatto che il ragazzino abbia fortissime difficoltà nel memorizzare le tabelline.

Ma guarda caso, quegli stessi che hanno difficoltà a memorizzare le tabelline hanno quasi sempre anche difficoltà a memorizzare anche altro, che non c'entra niente con la matematica, per esempio le poesie, le canzoni, o le liste alfabetiche, quindi non è vero che sia un problema specifico coi numeri.

Se un bambino capisce perfettamente cosa voglia dire moltiplicare 5 per 7, ma non si ricorda a memoria quanto fa 5 per 7, non vuol dire che sia discalculico, al limite vuol dire che ha un disturbo di memoria, ma NON specifico sui numeri.

E se un bambino (o anche un ragazzo delle superiori) non riesce a fare una moltiplicazione scritta a mano, ma capisce benissimo quale moltiplicazione ci vuole, può darsi che sia discalculico davvero...

...ma se invece il suo vero problema è che, in una procedura strutturata, non capisce quali siano le quantità da moltiplicare e le sceglie a caso, oppure arriva in fondo al calcolo e non si accorge che il risultato è assurdo, allora non è affatto discalculia, è carenza strutturale di capacità logiche (ossia debolezza di comprendonio, che è ben diversa da un DSA).

Quello che è intollerabile è che si facciano diagnosi di discalculia solo per spiegare come mai il ragazzo "vada male in matematica" in generale, o addirittura per giustificare "il blocco emotivo davanti alla matematica", che è ancora più patetico.

Se la discalculia specifica esiste davvero, questa tendenza a utilizzarla ovunque come definizione generica per qualsiasi debolezza in matematica è il modo migliore per screditare le diagnosi e per renderle poco credibili.

L.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Dom Dic 06, 2015 10:38 am

per avido: io non la farei troppo semplice sul fatto che ipotizzi tu, ossia che un bambino adottato da neonato, e che quindi "non si ricordi" di essere stato adottato, diventi automaticamente identico a un figlio biologico in tutto e per tutto, e che quindi per lui alcune problematiche specifiche dell'adozione non esistano, e non esisteranno mai più per tutta la vita.

Mi permetto con ragionevole sicurezza di affermare che non sia vero.

O meglio, è vero che il rapporto PERSONALE che si costituisce in famiglia diventa tanto più "indistinguibile" da quello di un figlio biologico, tanto più l'adozione è stata precoce. Ma non vuol dire che l'argomento venga completamente rimosso e che sia come se non fosse mai esistito.

Al momento della costruzione dell'identità di un adolescente, le riflessioni sulle proprie origini tornano fuori inevitabilmente, e possono prendere le forme più imprevedibili.

Dietro a qualsiasi adozione, per quanto serena e ben riuscita, alle origini, c'è sempre il fatto che il bambino sia stato inizialmente abbandonato. Il bambino adottato, per quanto possa essere felicissimo con la sua famiglia attuale, è sempre un bambino che sa di essere stato rifiutato dalla propria madre naturale, anche se consapevolmente non se lo ricorda.

E quanto più è stato abbandonato da piccolo, tanto più la cosa può risultare emotivamente incomprensibile e inspiegabile, PROPRIO perché delle circostanze e delle motivazioni che hanno indotto a quel gesto, non si può sapere niente, e non c'è alcun modo modo di ricostruirle. Paradossalmente, se la cavano meglio quelli che hanno qualche forma di ricordo consapevole della famiglia di origine, anche se magari si trattava di una famiglia totalmente inadeguata, alla quale è stato tolto per motivi gravi. I bambini adottati subito alla nascita, peraltro, una delle domande classiche che fanno in continuazione, quando cominciano a porsi il problema delle proprie origini, è proprio quella del "Ma perché la mamma naturale mi ha rifiutato subito? Perché non ha voluto provarci nemmeno per un attimo, a tenermi con sé? Le facevo così schifo? Per lei ero una disgrazia?" e tanti altri dubbi deprimenti del genere.

La consapevolezza di aver subìto un rifiuto categorico, come primissimo evento della propria stessa esistenza, è un fardello con cui prima o poi i conti si fanno, anche se nella memoria diretta non ce n'è nessuna traccia.

A meno che non si voglia sostenere che sia meglio "come si faceva prima", ossia NON DIRE la verità ai figli adottivi, il che spero che ormai sia considerato inaccettabile da qualsiasi persona civile

(a parte il fatto che la maggior parte dei figli adottivi, oggi, ha lineamenti e colori talmente diversi da quelli dei genitori, che la cosa sarebbe ridicola... se io e mio marito adottassimo un biondissimo e pallidissimo russo con gli occhi azzurri, farlo passare per nostro figlio biologico sarebbe ancora più difficile che con un bambino africano!)

Tutto questo, preciso bene, non c'entra molto con eventuali problemi scolastici, o con la necessità di predisporre interventi speciali a scuola (che invece sono assolutamente opportuni nel caso del bambino grandicello appena arrivato, che deve essere inserito con cautela, non solo a scuola, ma anche in tutto il resto della sua nuova vita).

Però, alla domanda di avido, se ci possa essere qualche differenza, nel corso degli anni, nella costruzione dell'identità di adulto, tra un figlio naturale e un figlio "adottato a due mesi", beh, sì, ritengo che qualche differenza ci possa essere.

Però non vuol dire che gli si debba fare il BES a scuola solo perché 10 anni prima è stato adottato, o che si debba richiamare l'attenzione di tutti i suoi compagni sul fatto che 10 anni prima sia stato adottato, solleticando curiosità morbose che prima non c'erano.

scusate la prolissità
L.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Dom Dic 06, 2015 11:11 am

Sarà che ero ingegnere anche da piccolo, ma se mi avessero detto "guarda che tua mamma avrebbe rifiutato qualsiasi altro bambino non solo te, perchè il problema risiedeva in lei e non in te", io avrei capito; se poi avessero rinforzato il concetto con "guarda che per averti ci siamo dovuti fare un mazzo tanto ed abbiamo speso pure molti soldi, significa che tanto schifo non facevi", non avrei avuto più alcun dubbio.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Dom Dic 06, 2015 11:37 am

Francamente, l'idea di rinfacciare a un figlio "quanti soldi si sono spesi per lui" e "quante fatiche si sono fatte per lui", mi sembra disgustosa, indipendentemente che sia adottivo o no. E soprattutto, il pensare che questa simpatica battuta abbia su di lui un effetto rassicurante e rafforzante sull'autostima, mi pare proprio fuori dal mondo.
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Mar Dic 08, 2015 2:09 pm

Non posso che essere d'accordo con Paniscus_2.0

Proprio l'anno scorso un mio alunno, figlio adottivo, sosteneva di "essere costato tanto"...aveva travisato un discorso fra genitori e nonni e certo non era buona cosa quello che aveva capito e riportato a scuola...il figlio adottivo non è un acquisto...come gli si può sottolineare quanto si è speso per lui? Ovviamente la famiglia ha lavorato perché il malinteso fosse risolto.

Credere che un bambino, a prescindere dall'età di adozione, possa considerare l'essere stato abbandonato come un capitolo chiuso è veramente superficiale. Puoi crescere in una famiglia meravigliosa ma una donna che ti ha portato in grembo per nove mesi, per milioni di motivi, non ha voluto/potuto essere tua mamma...è un passaggio non banale che prende sfumature differenti nel percorso di vita di una persona. Non sottovalutiamolo nemmeno a scuola!
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   Dom Dic 13, 2015 4:43 pm

Giuliainvisita ecco l'articolo sull'AFFIDO di cui avevo precedentemente accennato
Qui
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concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"
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