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 Compiti autentici

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g.stival



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MessaggioOggetto: Compiti autentici   Dom Dic 13, 2015 8:41 am

Promemoria primo messaggio :

Qualcuno saprebbe spiegarmi la differenza tra compiti autentici e compiti di relatà? Mi sembra di capire che i primi sono più lunghi e complessi.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Dom Dic 13, 2015 5:03 pm

Felipeto ha scritto:
CORSO MNEMONINE ultimi posti! Riservato ai laureati in SCIENZE DELLA PACE. GRATUITO.il candidato si dovrà recare due settimane in Siria come scudo umano
Al termine del corso di specializzazione (crediti 37.)chi non si sarà fatto decapitare dall isis o vaporizzare dai missili air to ground di Putin otterrà il MASTER IN SCIENZE DELLA PACE.Affrettarsi ultimi posti!
Gratuito nel senso che ci si iscrive con i 500 € del MIUR immagino !
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precario.acciaio



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Dom Dic 13, 2015 9:18 pm

Mi tiro su di morale. Non ho osato nemmeno intervenire temendo di essere l'unico al mondo a non aver nemmeno sentito quei termini, ma avevo fin da subito un vago sentore di "sòla" ...
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 12:53 pm

Per me:
Compiti autentici = compiti svolti dall'alunno scrivendo di suo pugno e ragionando con la sua testa dopo aver accuratamente studiato; in pratica si tratta di un articolo molto raro e di gran valore, al pari del quadro di un pittore famoso.
Compiti realtà = compiti copiati da internet o svolti da mamma/fratello/compagno/etc., cioè la realtà quotidiana che possiamo vedere tutti i giorni con i nostri occhi, vale poco ma ne è pieno il mondo.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 12:59 pm

Valerie ha scritto:
Per me:
Compiti autentici = compiti svolti dall'alunno scrivendo di suo pugno e ragionando con la sua testa dopo aver accuratamente studiato; in pratica si tratta di un articolo molto raro e di gran valore, al pari del quadro di un pittore famoso.
Compiti realtà = compiti copiati da internet o svolti da mamma/fratello/compagno/etc., cioè la realtà quotidiana che possiamo vedere tutti i giorni con i nostri occhi, vale poco ma ne è pieno il mondo.

Compiti realtà = la buona scuola

Compiti autentici = la migliore scuola
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precario.acciaio



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 2:50 pm

Mi piace questo gioco. La fuffaggine è bella perchè ognuno dà la sua interpretazione.

Compiti di realtà = compiti che si basano su un apprendimento in situazione (comprare le mele e pesarle ecc...).

Compiti autentici = compiti tradizionali.

Aggiungo:

Compiti desaurizzati = compiti che hanno la peculiarità della desaurizzazione.

Compiti alfa = compiti speciali, denotati da everanismo

Così mi sembra più completo.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 3:10 pm

mi piace questa cosa dell'everanismo, credo che la adotterò.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 4:10 pm

precario.acciaio ha scritto:
Mi piace questo gioco. La fuffaggine è bella perchè ognuno dà la sua interpretazione.

Compiti di realtà = compiti che si basano su un apprendimento in situazione (comprare le mele e pesarle ecc...).

Compiti autentici = compiti tradizionali.

Aggiungo:

Compiti desaurizzati = compiti che hanno la peculiarità della desaurizzazione.

Compiti alfa = compiti speciali, denotati da everanismo

Così mi sembra più completo.
L'aggettivo (ti prego dimmi che è un aggettivo) "autentico" in didattichese non significa tradizionale, ma "legato al mondo delle competenze".

Una verifica autentica è una verifica che non valuta conoscenze ed abilità ma il raggiungimento delle competenze; tutto è tranne che tradizionale.

PS ovviamente desaurizzati ed everanismo li hai inventati vero ?
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Garamond



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 4:40 pm

Premesso che non me ne intendo affatto, la distinzione che fa Marconato nell'articolo mi ha ricordato questo TED talk di Dan Meyer, che propone di riformulare i classici problemi di matematica dei libri di testo in modo da esercitare il problem solving. Ne consiglio la visione anche a chi insegna altre discipline, l'idea di base è universale e personalmente la ritengo molto valida.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 4:49 pm

perché la ritieni molto valida?
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 5:16 pm

Garamond ha scritto:
Premesso che non me ne intendo affatto, la distinzione che fa Marconato nell'articolo mi ha ricordato questo TED talk di Dan Meyer, che propone di riformulare i classici problemi di matematica dei libri di testo in modo da esercitare il problem solving. Ne consiglio la visione anche a chi insegna altre discipline, l'idea di base è universale e personalmente la ritengo molto valida.

Carino.

Bisogna anche dire che l'insegnamento della matematica nelle scuole USA non è da prendere a modello.
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precario.acciaio



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 5:16 pm

avidodinformazioni ha scritto:
precario.acciaio ha scritto:
Mi piace questo gioco. La fuffaggine è bella perchè ognuno dà la sua interpretazione.

Compiti di realtà = compiti che si basano su un apprendimento in situazione (comprare le mele e pesarle ecc...).

Compiti autentici = compiti tradizionali.

Aggiungo:

Compiti desaurizzati = compiti che hanno la peculiarità della desaurizzazione.

Compiti alfa = compiti speciali, denotati da everanismo

Così mi sembra più completo.
L'aggettivo (ti prego dimmi che è un aggettivo) "autentico" in didattichese non significa tradizionale, ma "legato al mondo delle competenze".

Una verifica autentica è una verifica che non valuta conoscenze ed abilità ma il raggiungimento delle competenze; tutto è tranne che tradizionale.

PS ovviamente desaurizzati ed everanismo li hai inventati vero ?

Naturalmente; non c'è nessun significato in tutto ciò...
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Garamond



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Lun Dic 14, 2015 11:19 pm

ushikawa ha scritto:
perché la ritieni molto valida?

Forse "valida" non era la parola giusta: se qualcuno mi mostrasse, dati alla mano, che la tipologia di esercizi tradizionale è "più efficace" (per far apprendere cosa esattamente non si sa), sarei pronto a ricredermi. Diciamo che, per quanto riguarda la matematica, tra le due opzioni:
1) far ripetere agli studenti lo stesso identico esercizio a meno di variazioni nei dati e inversione delle formule, e verificare poi che sappiano ripetere gli stessi passaggi possibilmente senza che abbiano la minima idea di cosa vogliano dire, oppure
2) mostrare agli studenti una varietà di situazioni reali in cui quello che si è studiato nella teoria può essere usato per ricavare informazioni interessanti, e verificare poi che sappiano analizzare autonomamente un problema e impostarne una possibile risoluzione con un modello matematico,
ho l'impressione che con la seconda gli studenti acquisiscano una capacità più durevole e più spendibile nella vita reale, e quindi che tale metodo sia preferibile.

Per le altre discipline penso si possano fare discorsi analoghi, ponendosi le domande: cosa rimarrà allo studente dopo tot anni? cosa invece verrà dimenticato?
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 7:06 am

Non per citarlo sempre, ma il compianto Giorgio Israel era molto scettico riguardo all'opportunità di un insegnamento della matematica attraverso il problem-solving per due motivi:

1) non è affatto detto che gli studenti imparino meglio
2) disabitua al pensiero logico astratto

Anche io credo che sia necessario prendere il toro con le corna, cioè insegnare prima un procedimento astratto, poi le situazioni concrete in cui tale procedimento risulta utile. Personalmente ho imparato prima il significato e la tecnica delle derivate e solo dopo mi è stata presentata la loro utilità nella soluzione di alcuni problemi concreti, come quelli del moto. Sono convinto che se si fosse seguito l'ordine inverso avrei pensato che le derivate fossero solo un modo complicato per risolvere un problema semplice, e oggi, al contrario di quanto avviene, neanche me ne ricorderei più.

http://gisrael.blogspot.it/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html
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Garamond



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 10:24 am

ushikawa ha scritto:
Non per citarlo sempre, ma il compianto Giorgio Israel era molto scettico riguardo all'opportunità di un insegnamento della matematica attraverso il problem-solving per due motivi:

1) non è affatto detto che gli studenti imparino meglio
2) disabitua al pensiero logico astratto

Anche io credo che sia necessario prendere il toro con le corna, cioè insegnare prima un procedimento astratto, poi le situazioni concrete in cui tale procedimento risulta utile. Personalmente ho imparato prima il significato e la tecnica delle derivate e solo dopo mi è stata presentata la loro utilità nella soluzione di alcuni problemi concreti, come quelli del moto. Sono convinto che se si fosse seguito l'ordine inverso avrei pensato che le derivate fossero solo un modo complicato per risolvere un problema semplice, e oggi, al contrario di quanto avviene, neanche me ne ricorderei più.

http://gisrael.blogspot.it/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html

Ma infatti sono assolutamente d'accordo con te: non volevo suggerire un totale ripensamento della didattica a favore di procedimenti meccanici per risolvere esercizi come si fa in Finlandia, è proprio il contrario! E la teoria è imprescindibile, anche se a mio avviso andrebbe motivata e non semplicemente calata dall'alto; ad esempio, dato che nomini le derivate: invece di introdurre dal nulla la derivata come limite del rapporto incrementale per poi mostrarne l'intepretazione geometrica, come fa qualcuno, io preferisco che la definizione si ottenga dalla risoluzione del problema di come calcolare la retta tangente al grafico in un punto.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 11:29 am

ushikawa ha scritto:
Non per citarlo sempre, ma il compianto Giorgio Israel era molto scettico riguardo all'opportunità di un insegnamento della matematica attraverso il problem-solving per due motivi:

1) non è affatto detto che gli studenti imparino meglio
2) disabitua al pensiero logico astratto

Anche io credo che sia necessario prendere il toro con le corna, cioè insegnare prima un procedimento astratto, poi le situazioni concrete in cui tale procedimento risulta utile. Personalmente ho imparato prima il significato e la tecnica delle derivate e solo dopo mi è stata presentata la loro utilità nella soluzione di alcuni problemi concreti, come quelli del moto. Sono convinto che se si fosse seguito l'ordine inverso avrei pensato che le derivate fossero solo un modo complicato per risolvere un problema semplice, e oggi, al contrario di quanto avviene, neanche me ne ricorderei più.

http://gisrael.blogspot.it/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html
La differenza tra un musicista dilettante ed un professionista è che il dilettante si è cimentato subito con canzoncine semplici per proseguire su quelle complesse, il professionista ha prima acquisito gli automatismi manuali facendo le scale; le scale (due coglioni !) sono l'equivalente dell'esercizio astratto.
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comp_xt



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 2:50 pm

Garamond ha scritto:
ushikawa ha scritto:
perché la ritieni molto valida?

Forse "valida" non era la parola giusta: se qualcuno mi mostrasse, dati alla mano, che la tipologia di esercizi tradizionale è "più efficace" (per far apprendere cosa esattamente non si sa), sarei pronto a ricredermi. Diciamo che, per quanto riguarda la matematica, tra le due opzioni:
1) far ripetere agli studenti lo stesso identico esercizio a meno di variazioni nei dati e inversione delle formule, e verificare poi che sappiano ripetere gli stessi passaggi possibilmente senza che abbiano la minima idea di cosa vogliano dire, oppure
2) mostrare agli studenti una varietà di situazioni reali in cui quello che si è studiato nella teoria può essere usato per ricavare informazioni interessanti, e verificare poi che sappiano analizzare autonomamente un problema e impostarne una possibile risoluzione con un modello matematico,
ho l'impressione che con la seconda gli studenti acquisiscano una capacità più durevole e più spendibile nella vita reale, e quindi che tale metodo sia preferibile.

Per le altre discipline penso si possano fare discorsi analoghi, ponendosi le domande: cosa rimarrà allo studente dopo tot anni? cosa invece verrà dimenticato?

Concordo ovviamente sul fatto che un approccio secondo la tipologia 1) debba essere bandito dalla scuola.
Ho dei dubbi però su quanto proponi relativamente alla tipologia 2. Da quello che scrivi (e mi scuso anticipatamente per eventuali fraintendimenti) sembrerebbe che:

a) gli unici problemi della matematica che meritano di essere trattati nella scuola sono quelli legati a situazioni reali;

b) una teoria matematica ha senso di esistere solo in quanto esistono delle situazioni reali modellizzabili utilizzando gli strumenti forniti da tale teoria.

A mio parere una tale visione distorce il senso della matematica, sia perché i problemi teorici hanno comunque una importanza fondamentale (anche nell'insegnamento secondario), sia perché la storia del pensiero scientifico ci dice chiaramente che uno strumento matematico non sempre viene creato ad hoc per risolvere un preciso problema concreto. Tanto per fare un esempio, il cosiddetto "calcolo differenziale assoluto" di Levi-Civita e Ricci-Curbastro fornì ad Einstein l'apparato matematico adeguato per sviluppare la teoria della relatività generale, tuttavia i due matematici italiani fecero diedero avvio ai loro studi per rispondere a determinati problemi posti dalla matematica teorica.

Fatte queste precisazioni, concordo con te sul fatto che nella scuola italiana si dia troppo spazio a esercizi ripetitivi e a procedure di calcolo tanto lunghe quanto inutili (calcolo di espressioni, verifica di laboriose identità goniometriche,...) e poco spazio ai problemi. Questo tuttavia non significa che i problemi proposti debbano essere solo di tipo "contestualizzato" e che, in nome di un approccio ideologico diretto esclusivamente verso problem-solving, si eliminino le dimostrazioni e qualsiasi riferimento ai legami fra la matematica e la filosofia.
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Garamond



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 3:37 pm

comp_xt ha scritto:
Concordo ovviamente sul fatto che un approccio secondo la tipologia 1) debba essere bandito dalla scuola.
Ho dei dubbi però su quanto proponi relativamente alla tipologia 2. Da quello che scrivi (e mi scuso anticipatamente per eventuali fraintendimenti) sembrerebbe che:

a) gli unici problemi della matematica che meritano di essere trattati nella scuola sono quelli legati a situazioni reali;

b) una teoria matematica ha senso di esistere solo in quanto esistono delle situazioni reali modellizzabili utilizzando gli strumenti forniti da tale teoria.

È un argomento complesso e rischiamo di andare fuori tema.

Ci tengo però a precisare che non credo affatto che gli unici problemi interessanti siano quelli applicati alla realtà. Sinceramente, da matematico puro che più puro non si può, farei anzi solo problemi astratti. Purtroppo, ho l'impressione che i problemi matematici legati a situazioni matematiche siano raramente alla portata degli studenti. Certo, in una classe di liceo scientifico abbastanza capace, sarebbe bello proporre un problema come quello di calcolare la tangente al grafico di una funzione in un punto e farli arrivare da soli all'invenzione delle derivate – ma temo sia un'idea troppo ambiziosa.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 4:20 pm

ushikawa ha scritto:
Non per citarlo sempre, ma il compianto Giorgio Israel era molto scettico riguardo all'opportunità di un insegnamento della matematica attraverso il problem-solving per due motivi:

1) non è affatto detto che gli studenti imparino meglio
2) disabitua al pensiero logico astratto

Anche io credo che sia necessario prendere il toro con le corna, cioè insegnare prima un procedimento astratto, poi le situazioni concrete in cui tale procedimento risulta utile. Personalmente ho imparato prima il significato e la tecnica delle derivate e solo dopo mi è stata presentata la loro utilità nella soluzione di alcuni problemi concreti, come quelli del moto. Sono convinto che se si fosse seguito l'ordine inverso avrei pensato che le derivate fossero solo un modo complicato per risolvere un problema semplice, e oggi, al contrario di quanto avviene, neanche me ne ricorderei più.

La matematica nasce come risposta a soluzioni concretissime. Poi si è evoluta ed è diventata quel che è: un linguaggio fortemente strutturato e complesso, coerentemente logico. Che continua però a cercare risposte a domande.

A scuola, nella scuola di oggi, quale dei due aspetti privilegiare?

Dopo avere introdotto per alcuni anni la derivata come limite e avere chiesto a che cosa corrisponde nel grafico di una funzione, ho invertito la spiegazione, partendo dal problema della retta tangente. Mi pare funzioni meglio.

A che cosa serve l'insegnamento della matematica nella scuola di oggi? L'obiettivo è sapere dimostrare teoremi e ragionare in astratto, oppure saperla usare per risolvere un problema che viene posto? Naturalmente entrambi. Ma in quale proporzione? Se bisogna privilegiare uno solo di questi due, quale?

Io non ho dubbi: non si cava sangue dalle rape. Gli alunni portati per il primo obiettivo sono una netta minoranza. Se i miei alunni sono in grado di usare la matematica per problemi "concreti", ritengo di avere fatto un buon lavoro. Poi qualcuno, magari, studierà matematica. Ma lo studente del liceo non dev'essere un "matematico in miniatura".
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comp_xt



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 5:01 pm

Innanzi tutto ringrazio Garamond per aver chiarito meglio il suo pensiero.

Io comunque non ne faccio una questione di conflitto fra i due approcci, quello che temo sono le mode pedagogiche e la deriva verso problemi stereotipati.
Mi spiego meglio.
Le conoscenze teoriche necessarie per lavorare consapevolmente con problemi originati da situazioni reali non sono affatto inferiori a quelle richieste per un problema astratto. Il rischio però è che il problema "contestualizzato" venga preferito solo perché congruente con l'idea di far acquisire "competenze" utili per destreggiarsi in situazioni concrete.
Il rischio di dover contestualizzare a tutti i costi porta a elaborare problemi fintamente reali (come quelli proposti nelle simulazioni della prova di matematica per l'esame di stato del liceo scientifico) che nel giro di qualche anno potrebbero persino diventare stereotipati, vale a dire da risolvere secondo tecniche sempre uguali che lo studente apprende senza avere reale consapevolezza (le rape a cui si riferisce mac67 esistono sia che si lavori per problemi "teorici" che per problemi "concreti").

Faccio notare che il problema dei problemi stereotipati si era già posto negli anni '60, e allora riguardava un certo modo di proporre i problemi teorici.
Mi riferisco alla battaglia di Bruno De Finetti contro la trinomite:
mathesisnazionale.it/archivio-storico-articoli-mathesis/Trinomite%20da%20MACERATA.pdf
Il problema allora non era ovviamente legato al problema in sé, quella che De Finetti contestava era invece una visione della matematica a senso unico che, a lungo andare, era diventata ideologica e ripetitiva. Un po' quello che, a parti invertite, si vorrebbe fare oggi.
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Garamond



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MessaggioOggetto: Re: Compiti autentici   Mar Dic 15, 2015 6:47 pm

comp_xt ha scritto:
Le conoscenze teoriche necessarie per lavorare consapevolmente con problemi originati da situazioni reali non sono affatto inferiori a quelle richieste per un problema astratto. Il rischio però è che il problema "contestualizzato" venga preferito solo perché congruente con l'idea di far acquisire "competenze" utili per destreggiarsi in situazioni concrete.
Il rischio di dover contestualizzare a tutti i costi porta a elaborare problemi fintamente reali (come quelli proposti nelle simulazioni della prova di matematica per l'esame di stato del liceo scientifico) che nel giro di qualche anno potrebbero persino diventare stereotipati, vale a dire da risolvere secondo tecniche sempre uguali che lo studente apprende senza avere reale consapevolezza (le rape a cui si riferisce mac67 esistono sia che si lavori per problemi "teorici" che per problemi "concreti").

Giusta osservazione.

A ben vedere, ciò che Dan Meyer contesta davvero nel talk che ho linkato, è un modo di strutturare i problemi tale che lo studente non debba fare il minimo sforzo nel riconoscere quali procedimenti meccanici seguire per risolverli. La contestualizzazione, in realtà, non dovrebbe servire di per sé a far acquisire competenze particolari, ma dovrebbe semplicemente fornire lo stimolo per ragionare con la propria testa; della serie, se davanti a una disequazione goniometrica lo studente potrebbe non sapere che pesci pigliare (ad es. per "shock da eccessiva simbologia"), davanti a un problema contestualizzato potrebbe almeno sforzarsi di pensare a come lo risolverebbe se fosse un problema reale in cui gli fosse capitato di imbattersi. In entrambi i casi la competenza da verificare è: saper analizzare il problema, individuare un metodo di risoluzione adatto e metterlo in pratica.

comp_xt ha scritto:
Faccio notare che il problema dei problemi stereotipati si era già posto negli anni '60, e allora riguardava un certo modo di proporre i problemi teorici.
Mi riferisco alla battaglia di Bruno De Finetti contro la trinomite:
mathesisnazionale.it/archivio-storico-articoli-mathesis/Trinomite%20da%20MACERATA.pdf
Il problema allora non era ovviamente legato al problema in sé, quella che De Finetti contestava era invece una visione della matematica a senso unico che, a lungo andare, era diventata ideologica e ripetitiva. Un po' quello che, a parti invertite, si vorrebbe fare oggi.

Grazie del link, lettura molto interessante!
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