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 se la scuola non riesce a formare le competenze di base...

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ushikawa



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MessaggioOggetto: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 7:26 pm

... crescono le diseguaglianze...

Articolo di Luca Ricolfi.

http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2016-06-13/la-disuguaglianza-studia-all-ultimo-banco-172921.php?uuid=ADmvcGb
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 7:35 pm

" le risposte che mi accade di ascoltare sono terrificanti: quello che i tanti studenti in difficoltà raccontano sugli insegnanti che hanno avuto, sul numero di supplenti che si sono alternati in certe materie, sui programmi svolti e non svolti, sulle licenze didattiche che tanti prof si sono presi, tutto questo restituisce un quadro della scuola mortificante"

E te pareva che quegli stronzetti non davano la colpa alla scuola ed ai docenti; nessuno di loro dice che non ha mai voluto studiare, che spippolava il cellulare, che copiava e che quando lo hanno segato in una scuola seria è andato a diplomarsi in una scuola in debito di ossigeno che per non chiudere prendeva cani e porci.

Mi fanno schifo !
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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 7:39 pm

Condivido in pieno l'articolo e capisco perfettamente lo sconcerto dell'autore.
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 7:53 pm

La risposta è univoca: VOTO DI CONSIGLIO. Quel cancro metastatico e subdolo in forza del quale per criteri aziendali e di iscrizioni si regalano voti promozioni e di conseguenza diplomi (ma vorrai mica bocciare uno in quinta no?lavatelo dalle palle)a cani e porci.. La situazione è drammatica, università e mondo del lavoro sono sconcertati dall ignoranza dei diplomati,CAUSA PRIMARIA DELLA DISOCCUPAZIONE!
Ma quei coglioni di docenti continuano a brindare al numero di prime che formano e al numero di diplomati analfabeti che sfornano.
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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 8:07 pm

A proposito di italiano...
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 8:29 pm

Si,, mi dica
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 8:34 pm

La cosa ridicola è che i docenti della statale hanno ancora la faccia tosta di definire in modo spregiativo "diplomifici" le scuole private, quando di fatto diplomifici sono pure le scuole statali.
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Cloretta



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 9:18 pm

"Per non parlare del titanico lavoro di correzione dell'italiano che incombe sui docenti quando giunge il tragico momento della tesi di laurea (o meglio di quell'esercizio che ci ostiniamo ancora a chiamare tesi)".

Si sa che la colpa è sempre del docente che è venuto prima. Questo tizio qua consente a studenti semianalfabeti di arrivare fino alla tesi di laurea e la colpa, ovviamente, è dei docenti delle superiori che non ci hanno saputo fare; i quali docenti delle superiori incolperanno, a loro volta, l'incompetenza dei docenti delle medie, i quali incolperanno i maestri elementari, e così via, fino a mettere in giusta evidenza l'inettitudine didattica delle ostetriche, incredibilmente assunte in ruolo senza possedere alcuna abilitazione all'insegnamento.

E se invece qualcuno provasse a ipotizzare che il problema attuale è la totale mancanza di selettività in scuole e atenei, non certo il degrado del livello culturale medio degli italiani, che si è invece mantenuto più o meno costante nei decenni?
Non è che oggi ci siano più minorati mentali e completi somari che in passato: è solo che un tempo a questa fuffa umana non era consentito accedere alle università e spesso nemmeno alle scuole superiori.


Ultima modifica di Cloretta il Sab Giu 18, 2016 9:25 pm, modificato 1 volta
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 9:25 pm

Ricolfi spesso riesce a irritarmi.

Non stavolta (anche se non ho capito che sono le licenze didattiche).
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Sab Giu 18, 2016 10:53 pm

La capacità della scuola di "formare le competenze di base" non è né migliorata né peggiorata, ma è rimasta più o meno la stessa rispetto a 20, 30 o 50 anni fa.

L'unica differenza è che, in passato, quelli che 'ste famigerate competenze, nonostante il tentativo di formarle, NON le avevano raggiunte lo stesso, li bocciava... mentre adesso li promuove comunque.

Cosa c'è di tanto difficile da capire?
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 8:41 am

La scarsa propensione a bocciare non ha solo un effetto diretto (meno bocciati = più studenti impreparati che accedono ai cicli superiori di istruzione) ma anche una conseguenza più sottile e indiretta nel produrre, in un effetto a catena, un progressivo abbassamento del livello generale di preparazione di tutti gli alunni e una riduzione delle aspettative da parte dei docenti e della scuola in generale.

L'alunno ingiustamente promosso, infatti, non danneggia solo la propria istruzione, ma anche quella di tutti i suoi compagni perché costringe i docenti a seguire percorsi didattici sempre meno approfonditi; inoltre diffonde tra studenti e famiglie la convinzione niente affatto peregrina che la promozione sia una sorta di diritto e che per essere bocciati occorra averla fatta davvero grossa.

Purtroppo queste promozioni generose non sono episodi isolati poco rilevanti sull'andamento generale della scuola, ma sono diventate la norma, in ossequio al motto ministeriale del successo formativo garantito. Ministeri e governi hanno messo in atto tutta una serie di leggi, raccomandazioni più o meno esplicite e altri meccanismi, che noi conosciamo bene, per i quali il docente è fortemente dissuaso ad esprimersi per la bocciatura nelle sedi dove essa viene decisa, anche in nome di un concetto piuttosto estensivo di "inclusione".

Un conto è trovarsi in classe un unico alunno che non abbia raggiunto le competenze di base previste per la sua età, un altro è trovarsene 6/7, oltre agli alunni con BES o con DSA. L'inevitabile adattamento della didattica che ne consegue crea un danno agli alunni medi, quelli che, pur senza essere cime, messi in altre condizioni potrebbero imparare il doppio di quanto avviene realmente.

E' abbastanza inutile andare a cercare i motivi di questa situazione nei cambiamenti dei contesti sociali e familiari. Il problema è nella scuola che ha rinunciato a selezionare e che ha paura di svolgere il proprio compito istituzionale di trasmettere conoscenza, in ossequio alle teorie pedagogiche più alla moda.

Per me la responsabilità maggiore va attribuita alla scuola primaria nel suo complesso (non ai singoli docenti). La primaria è il ciclo che più di tutti ha risentito della penetrazione delle varie teorie pedagogiche e nel quale più di ogni altro il singolo docente riceve pressioni da parte di genitori, dirigenti e colleghi per alzare i voti a tutti e non bocciare nessuno. In prima media una buona parte degli alunni non è solo molto lontana dall'aver raggiunto le competenze di base previste dalle indicazioni nazionali, ma soprattutto non è diventata in cinque anni capace di stare in classe senza disturbare, di partecipare attentamente alla lezione, prendere appunti, essere capace di studiare autonomamente a casa.

Tutte queste carenze incidono tantissimo sull'andamento di tutto il triennio della scuola media e si ripercuotono anche sui cicli successivi.
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Bequadro



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 9:55 am

In realtà, si dovrebbe allargare la riflessione alla scuola dell'infanzia, dove, grazie al fatto che non esistono programmi vincolanti ma traguardi di competenza da raggiungere, molti insegnanti si limitano più alla cura che al lavoro didattico, intendendo ancora la scuola dell'infanzia come luogo in cui i bambini sono "troppo piccoli per..." e dove "non bisogna prematuramente scolarizzarli".

Le vituperate teorie pedagogiche in realtà hanno anche qualcosa di buono, e questo qualcosa è proprio in riferimento al segmento di età della scuola dell'infanzia, dove, utilizzando la modalità ludica, è possibile gettare le basi e sviluppare l'ordine mentale, il ragionamento logico, la capacità di stare insieme agli altri in modo civile e produttivo, la resistenza alla fatica e contemporaneamente la gioia orgogliosa di lavorare, le abilità verbali, la capacità di ascolto, un lessico che non sia formato da venti parole soltanto, e tantissime altre cose fondamentali per il lavoro scolastico che verrà poi.

Però se le maestre non sanno organizzare le attività vedendone il potenziale, si perde il periodo magico in cui la mente è duttile al massimo e può acquisire preziosi schemi logici e abitudini di lavoro.

Non mi piace la polemica sterile e il lamento perenne, ma in tanti anni di lavoro da precaria "migrante" prima di entrare in ruolo ho visto molte insegnanti con grande anzianità di servizio, alcune con grandi capacità umane e anche didattiche (nel senso più completo del temine), e molte altre che invece si adagiano nella routine della cura e perdono preziose occasioni di far lavorare i bambini. Bambini che sono capaci, se adeguatamente stimolati e guidati, di apprendere moltissimo in termini di schemi mentali e anche di contenuti. Giocando, ma in modo meravigliosamente ricco di contenuti didattici, se la maestra ha la competenza per farlo.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 10:06 am

Sulla scuola d'infanzia (asilo) non sono d'accordo; si può arrivare a scuola (vera) senza essere andati all'asilo e trovarsi comunque bene; basta essere stati educati al rispetto ed al timore degli adulti; basta aver preso qualche scappellotto da piccoli.

Io qualche (pochi) scappellotto l'ho preso, non ho fatto l'asilo, e sono sempre stato un alunno modello.

L'asilo è il posto dove si smollano i bambini prima di andare a lavorare, nella consapevolezza che

1) saranno ben accuditi
2) si divertiranno con altri bambini
3) faranno attività intelligenti.

Questa è la mia (vecchia) visione.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 10:09 am

Su questo non so che risponderti: per l'esperienza avuta con i miei figli so che nelle loro classi e in tutta la loro scuola, alla materna, le maestre hanno sempre proposto molto di più della semplice cura.

E' assolutamente vero che bisogna sfruttare il periodo magico di massima duttilità di mente dei bambini, ma per farlo occorre uscire dagli schemi del "sono troppo piccoli per" e "non bisogna prematuramente scolarizzarli", e questo vale sia per la materna che per le elementari.

Purtroppo questo tipo di cultura che infantilizza oltre la loro età i bambini e anche gli adolescenti è diffusissima e sostenuta anche da noti pedagogisti. Ad esempio ho sentito maestre che decidevano, in ossequio alle presunte capacità ridotte dei bambini, della presenza di DSA-BES e a una lettura frettolosa dei testi sacri della pedagogia, che le tabelline andavano rimandate alla terza e il corsivo alla fine della seconda.
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Bequadro



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 10:20 am

avidodinformazioni ha scritto:

L'asilo è il posto dove si smollano i bambini prima di andare a lavorare, nella consapevolezza che
[...]
3) faranno attività intelligenti.

Appunto, Avido, mi stai dando ragione, almeno in parte. Chi arriva alla primaria senza essere andato prima alla scuola dell'infanzia (come la sottoscritta, per esempio) può tranquillamente essere un alunno modello, se è stato seguito e stimolato a casa, se ha imparato l'educazione e la capacità di rispondere adeguatamente a richieste da parte dell'adulto.
Chi invece va alla scuola dell'infanzia deve appunto fare attività intelligenti, ben preparate e ben organizzate dalla maestra.

@Ushikawa: l'interpretazione dei testi sacri come alibi per non fare certe cose è, appunto, un alibi; qualunque maestra in buonafede sa benissimo che, nonostante le affermazioni di Piaget, per esempio, ci sono molti bambini di 4 anni perfettamente capaci di capire che se travaso dell'acqua da un recipiente alto e stretto in uno largo e basso la quantità di acqua non cambia affatto. Certo, non tutti, ma molti sì.
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geo&geo



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 10:43 am

Il contenuto dell'articolo non era proprio relativo alle bocciature, ma pare che sempre lì si vada a parare.
Di discussioni sulla necessità di bocciare ne ho lette molte, in questa sezione.
Quello che ancora non ho capito è QUANTO vorreste bocciare, per risolvere il problema evidenziato nell'articolo (lo ricordo: OLTRE LA META' non ha competenze di base).
Due o tre per classe? Dieci? Metà classe?
Comunque, leggendovi si notano delle sfumature diverse, azzardo qualche numero:
#Cloretta boccerebbe metà classe dei suoi colleghi, forse qualcuno di più;
#ushikawa vorrebbe che il lavoro sporco lo facessero le maestre, ma leggendo le sue descrizioni degli scrutini azzarderei un cinque o sei bocciati per classe e fanculo don Milani;
#avidodinformazioni segherebbe almeno un terzo degli studenti, ri-orientandoli verso una buona scuola tecnica (ah no! sono già in una buona scuola tecnica), oppure a studiare musica o pedagogia;
#Paniscus  sembrerebbe una bocciatrice convinta e con un piano strategico: bocciarne cento oggi vuol dire non bocciarne dieci domani. La matematica non è un'opinione.
#Mac67 condivide il principio, ma (così, a pelle) direi che 2-3 potrebbero bastare
#Felipeto boccia una generazione alla volta.
Per tutti quanti ovviamente "la bocciatura non è una punizione", però ha un effetto educativo sul resto della classe.

OK, sto sc@77ando, lo so
Io, d'altra parte, boccerei solo quelli che pur avendo le capacità, DECIDONO di non studiare. Per gli altri, resta il problema della QUALITA' di quanto viene fatto a scuola. E di questo (inutile girarci intorno) dobbiamo rispondere noi. Le inefficienze del sistema, la girandola di supplenti, lo stipendio inadeguato, la burocrazia asfissiante sono responsabilità del miur, la didattica è roba nostra.
Se a 18 anni non si sanno fare semplici operazioni a mente (esempio dell'articolo), non basta dire che lo dovevamo bocciare. Dovevamo insegnargli a fare le operazioni, e verificare che le sapesse fare, e trovare il modo di fargliele imparare. Dalla scuola dell'infanzia (vedi Daniela Lucangeli su youtube, e concordo con Bequadro sull'importanza della scuola dell'infanzia) per tutto il primo ciclo. Se scrive come parla, cioè male, gli dobbiamo insegnare a scrivere e a parlare bene. I ragazzi devono imparare a parlare, dobbiamo prevedere specifici momenti in cui loro parlano agli altri, in pubblico, con l'obiettivo di farsi capire (non sto parlando di interrogazioni alla cattedra) e di esporre CONCETTI COMPLESSI.
E così via, lo sapete meglio di me.
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 10:44 am

avidodinformazioni ha scritto:


L'asilo è il posto dove si smollano i bambini prima di andare a lavorare,

(...)

Questa è la mia (vecchia) visione.

Sono anni che la ripeti,e sono anni che molti di noi ti fanno notare che è, appunto, una visione VECCHIA.

Oggi non è più così (tranne forse che per l'asilo nido, che è DIVERSO dalla scuola dell'infanzia) - e comunque anche all'asilo nido o all'inizio della scuola dell'infanzia, i bambini, anche se sicuramente non "studiano", vengono educati a sviluppare capacità pratiche e relazionali DIVERSE da quelle che imparerebbero a casa, quindi una componente di azione didattica diretta c'è eccome.

Il fatto che l'asilo (nel senso di scuola materna) costituisca anche un comodo aiuto per i genitori che devono andare a lavorare, non vuol dire che il suo scopo istitutivo sia solo quello. Altrimenti non si spiegherebbe come mai oggi ci vadano TUTTI, senza eccezione, anche quelli che hanno la mamma casalinga o che hanno schiere di nonni disponibili. A me sembra che negli ultimi 30 o 40 anni tutti siano regolarmente andati alla materna a partire dai tre anni, indipendentemente dal lavoro dei genitori. Tranne qualche caso di mamma invasata bio-eco-esoterica-newage, che teorizza la necessità di simbiosi assoluta tra madre e figlio fino a età inimmaginabili (o qualche complessata soffocante, che è lei in persona ad avere problemi col distacco e li attribuisce erroneamente al figlio)... ho mai conosciuto nessuna, ma proprio nessuna, che non mandasse il figlio alla materna "perchè non c'è bisogno, tanto sto a casa io".
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 10:50 am

geo&geo ha scritto:
Il contenuto dell'articolo non era proprio relativo alle bocciature, ma pare che sempre lì si vada a parare.
Di discussioni sulla necessità di bocciare ne ho lette molte, in questa sezione.
Quello che ancora non ho capito è QUANTO vorreste bocciare, per risolvere il problema evidenziato nell'articolo (lo ricordo: OLTRE LA META' non ha competenze di base).
Due o tre per classe? Dieci? Metà classe?
Comunque, leggendovi si notano delle sfumature diverse, azzardo qualche numero:
#Cloretta boccerebbe metà classe dei suoi colleghi, forse qualcuno di più;
#ushikawa vorrebbe che il lavoro sporco lo facessero le maestre, ma leggendo le sue descrizioni degli scrutini azzarderei un cinque o sei bocciati per classe e fanculo don Milani;
#avidodinformazioni segherebbe almeno un terzo degli studenti, ri-orientandoli verso una buona scuola tecnica (ah no! sono già in una buona scuola tecnica), oppure a studiare musica o pedagogia;
#Paniscus  sembrerebbe una bocciatrice convinta e con un piano strategico: bocciarne cento oggi vuol dire non bocciarne dieci domani. La matematica non è un'opinione.
#Mac67 condivide il principio, ma (così, a pelle) direi che 2-3 potrebbero bastare
#Felipeto boccia una generazione alla volta.
Per tutti quanti ovviamente "la bocciatura non è una punizione", però ha un effetto educativo sul resto della classe.

OK, sto sc@77ando, lo so
Io, d'altra parte, boccerei solo quelli che pur avendo le capacità, DECIDONO di non studiare. Per gli altri, resta il problema della QUALITA' di quanto viene fatto a scuola. E di questo (inutile girarci intorno) dobbiamo rispondere noi. Le inefficienze del sistema, la girandola di supplenti, lo stipendio inadeguato, la burocrazia asfissiante sono responsabilità del miur, la didattica è roba nostra.
Se a 18 anni non si sanno fare semplici operazioni a mente (esempio dell'articolo), non basta dire che lo dovevamo bocciare. Dovevamo insegnargli a fare le operazioni, e verificare che le sapesse fare, e trovare il modo di fargliele imparare. Dalla scuola dell'infanzia (vedi Daniela Lucangeli su youtube, e concordo con Bequadro sull'importanza della scuola dell'infanzia) per tutto il primo ciclo. Se scrive come parla, cioè male, gli dobbiamo insegnare a scrivere e a parlare bene. I ragazzi devono imparare a parlare, dobbiamo prevedere specifici momenti in cui loro parlano agli altri, in pubblico, con l'obiettivo di farsi capire (non sto parlando di interrogazioni alla cattedra) e di esporre CONCETTI COMPLESSI.
E così via, lo sapete meglio di me.

Geo&Geo, io credo che continuare a richiamarsi a Don Milani in un'Italia che non è più quella rurale di 50 anni fa sia un clamoroso errore. Oggi l'esclusione ha altre forme, tra cui quella citata da Ricolfi: chi è andato avanti malgrado le lacune è in una situazione di oggettivo svantaggio, a meno che, come succede da noi, non disponga dei giusti agganci.
Io non vorrei bocciare cinque o sei alunni a classe, basterebbe bocciare anche solo una parte di quelli più "deboli" per dare un preciso messaggio educativo a tutti: se non studi non raggiungi le competenze richieste non puoi essere ammesso alla classe successiva. Chi ripete deve impegnarsi maggiormente. Se noi docenti non riusciamo ad insegnare ad insegnare quello che dovremmo è perché ci troviamo a dover combattere con quelli che non dovrebbero stare in quella classe e a dover adattare la didattica a loro per favorirne recupero, inclusione e per contrastare l'abbandono.
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geo&geo



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 11:23 am

ushikawa ha scritto:
io credo che continuare a richiamarsi a Don Milani in un'Italia che non è più quella rurale di 50 anni fa sia un clamoroso errore. Oggi l'esclusione ha altre forme, tra cui quella citata da Ricolfi: chi è andato avanti malgrado le lacune è in una situazione di oggettivo svantaggio, a meno che, come succede da noi, non disponga dei giusti agganci.
Io non vorrei bocciare cinque o sei alunni a classe, basterebbe bocciare anche solo una parte di quelli più "deboli" per dare un preciso messaggio educativo a tutti: se non studi non raggiungi le competenze richieste non puoi essere ammesso alla classe successiva. Chi ripete deve impegnarsi maggiormente. Se noi docenti non riusciamo ad insegnare ad insegnare quello che dovremmo è perché ci troviamo a dover combattere con quelli che non dovrebbero stare in quella classe e a dover adattare la didattica a loro per favorirne recupero, inclusione e per contrastare l'abbandono.

Appunto, mi ricordavo in qualche post la tua poca simpatia per quelli che citano don Milani.
Io ricordo di aver trovato la "lettera ad una professoressa" su uno scaffale di casa in seconda media, nessuna foto in copertina, niente che mi potesse invogliare a leggerlo e nessun obbligo di lettura (anzi, un certo disappunto dei genitori per averlo lasciato troppo in vista), e di averlo divorato. Rispondeva in pieno, nel linguaggio e nei contenuti, alla mia incazzatura di adolescente (pre-adolescente?) con il mondo intero, i professori, la scuola, le ingiustizie. Con il tempo, il giudizio si è affinato e le prospettive sono cambiate, le incazzature hanno preso delle strade più costruttive (spero) ecc. ecc. Eppure, la frase "Non c'è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali" per me è sempre valida, indipendentemente dalle cause che determinano disuguaglianze ed esclusioni.
Per il numero di bocciati che ti/vi ho attribuito, era un maldestro tentativo (scherzoso!) di tradurre in numero l'enfasi con la quale proponete la soluzione "bocciatura".
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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 12:02 pm

geo&geo ha scritto:
Quello che ancora non ho capito è QUANTO vorreste bocciare,
Non bisogna bocciare un quantitativo prestabilito ma coloro che non hanno raggiunto le competenze necessarie al proseguimento; da 0 a tutti.

Si deve bocciare dall'ultima classe dell'asilo se il bambino non è (senza patologie) in grado di stare fermo sulla sedia per più di mezz'ora.

Bisogna bocciare in prima elementare se il bambino non è in grado di scrivere sotto dettatura, ecc ecc.

Prima bocci e meno dovrai bocciare; le classi zoo dove non si riesce a fare lezione sarebbero piene di bravi ragazzi se avessero visto i compagni peggiori bocciati nelle classi precedenti.
La bocciatura alle medie è una rarità, in prima superiore riguarda il 25 % degli alunni; è evidente che si tratta solo di aver abbassato l'asticella; possiamo discutere se prima fosse troppo bassa o se dopo fosse troppo alta, ma è evidente che non sono cambiati i ragazzi, è cambiata la scuola nella sua severità.

Qualora fosse giusto (come credo) il rigore delle superiori, pensi che un ragazzo che sostanzialmente non ha fatto le medie e gli ultimi anni di elementari, sia in qualche modo recuperabile ? Non lo è; quel ragazzo è perso definitivamente, forse prenderà il diploma ma sarà regalato e quindi inutile; i suoi docenti per non bocciarlo a scuola l'hanno bocciato nella vita.
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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 12:02 pm

geo&geo ha scritto:

#Mac67 condivide il principio, ma (così, a pelle) direi che 2-3 potrebbero bastare

Se il dibattito si focalizza su "dobbiamo bocciare, quanti ne dobbiamo bocciare?" siamo lontani da una proposta di soluzione. Le cose da aggiustare sono ben più di una.

Primo punto cruciale: l'educazione impartita dai genitori. Nei miei ricordi di bambino alle elementari, non c'è traccia di 20 piccoli mostri ingovernabili. A quel che leggo, oggi pare che succeda troppo spesso.

Secondo punto cruciale: la formazione dei docenti di ogni grado, soprattutto della primaria. Non perché loro siano i principali colpevoli, ma si sa che se si parte male, poi è difficile raddrizzare la barca. Della scuola primaria non ho esperienza, ma come già raccontato, mi è capitato di dovere aiutare in matematica uno studente di scienze della formazione e quello che doveva studiare mi ha lasciato moooolto perplesso (per inciso, metodi a me sconosciuti per calcolare il minimo comune multiplo o il massimo comune divisore: a che gli serve?).

Terzo punto cruciale: stabilità. Di personale, di obiettivi formativi, di linee di indirizzo. Qua ogni anno ci sono classi che vedono 4 supplenti, ogni 3 anni cambia o l'ordinamento, o la tipologia d'esame, o gli obiettivi da raggiungere.

Quarto punto cruciale: un ministero con le idee chiare e una visione culturale. Stendiamo un velo pietoso.

Alla luce di tutto questo, vogliamo ancora parlare delle bocciature?
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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 12:14 pm

mac67 ha scritto:
geo&geo ha scritto:

#Mac67 condivide il principio, ma (così, a pelle) direi che 2-3 potrebbero bastare

Se il dibattito si focalizza su "dobbiamo bocciare, quanti ne dobbiamo bocciare?" siamo lontani da una proposta di soluzione. Le cose da aggiustare sono ben più di una.

Primo punto cruciale: l'educazione impartita dai genitori. Nei miei ricordi di bambino alle elementari, non c'è traccia di 20 piccoli mostri ingovernabili. A quel che leggo, oggi pare che succeda troppo spesso.

Secondo punto cruciale: la formazione dei docenti di ogni grado, soprattutto della primaria. Non perché loro siano i principali colpevoli, ma si sa che se si parte male, poi è difficile raddrizzare la barca. Della scuola primaria non ho esperienza, ma come già raccontato, mi è capitato di dovere aiutare in matematica uno studente di scienze della formazione e quello che doveva studiare mi ha lasciato moooolto perplesso (per inciso, metodi a me sconosciuti per calcolare il minimo comune multiplo o il massimo comune divisore: a che gli serve?).

Terzo punto cruciale: stabilità. Di personale, di obiettivi formativi, di linee di indirizzo. Qua ogni anno ci sono classi che vedono 4 supplenti, ogni 3 anni cambia o l'ordinamento, o la tipologia d'esame, o gli obiettivi da raggiungere.

Quarto punto cruciale: un ministero con le idee chiare e una visione culturale. Stendiamo un velo pietoso.

Alla luce di tutto questo, vogliamo ancora parlare delle bocciature?
Sì.

Io non ho avuto alcuna continuità didattica eppure sono venuto su bene (almeno dal punto di vista degli apprendimenti).
Sei bene che noi docenti ce ne sbattiamo delle linee d'indirizzo del MIUR; chi insegna "per competenze" ? Chi fa "rubriche di valutazione" ? Chi si impegna sulle "competenze trasversali" e sulle "soft skill" ? Se non crediamo alla bontà di qualcosa noi la ignoriamo, quindi non è il cambiare di quel qualcosa il problema della scuola.

Il problema della scuola non possono neanche essere gli insegnanti inadeguati, a meno di pensare che lo siano più del 10 % (soglia oltre la quale il fenomeno non sarebbe trascurabile); se nella nostra vita abbiamo avuto 50 insegnanti e solo 3 o 4 non erano "buoni" non possiamo avere avuto danni irreparabili, tranne che uno di quelli non fosse la nostra maestra unica de 5 anni di elementari.
Il fatto che così tanti ragazzi abbiano problemi non può essere correlato ad un eccessivo numero di maestre incapaci.

Il problema è che i ragazzi non si impegnano a dovere, tutti o quasi tutti, e lo fanno perchè l'asticella è sempre stata posta troppo in basso.
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 12:17 pm

Bravi.
.bis.... Ma CONCRETAMENTE quando c è da votare agli scrutini per la bocciatura o per alzare o meno i voti di altre materie quanti hanno le palle/ovaie di applicare queste giustissimo vostre idee mettendosi in contrasto con ds e rinunciando a quel "ma con me vanno benissimo" che fa tanto figo?
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 12:57 pm

Felipeto ha scritto:
Bravi.
.bis.... Ma CONCRETAMENTE quando c è da votare agli scrutini per la bocciatura o per alzare o meno i voti di altre materie quanti hanno le palle/ovaie di applicare queste giustissimo vostre idee mettendosi in contrasto con ds e rinunciando a quel "ma con me vanno benissimo" che fa tanto figo?

Insegno matematica e fisica al liceo scientifico. Secondo te, gli alunni che vanno male, in quali materie hanno i voti più bassi? In quali materie hanno più spesso il giudizio sospeso?
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: se la scuola non riesce a formare le competenze di base...   Dom Giu 19, 2016 4:15 pm

Le promozioni immeritate, Felipeto, non dipendono dal voto di consiglio, perché quelli che oggi nella propria disciplina mettono quattro o cinque, ma poi in consiglio votano per portarlo a sei, lo farebbero direttamente sui propri registri. Le cause vanno cercate altrove, per esempio nella normativa ipocrita che imporrebbe, alle medie, di bocciare anche con una sola insufficienza e quindi di fatto costringe i docenti a portare tutte le materie al sei.

Il problema vero è, a mio avviso, di tipo culturale. Alle medie, ma ancora di più alle elementari, se fai una didattica che pretende impegno, che li responsabilizza sul loro voto, che non fa sconti agli scansafatiche, che oltre ad aiutare gli alunni più deboli premia le eccellenze, che non ha il timore di insegnare cose "troppo difficili", sai cosa succede? Che arriva qualcuno ad accusarti dicendo che la tua didattica non è per niente "inclusiva", magari citando Don Milani.

Ma se l'alunno da bocciare è figlio di buona famiglia cosa c'entra Milani? Se l'alunno di origine straniera ti dice che non ha denaro per comprare il quaderno, ma sfoggia uno smartphone da 400 euro, dove sta Don Milani? Se il figlio di genitori separati con il suo bel PDP per BES perfettamente attuato non combina nulla, è davvero così "anti-inclusivo" chiederne la bocciatura?

Se la scuola deve fare assistenza sociale allora tutti avanti. Se invece, come ancora mi ostino a credere, deve preoccuparsi dell'istruzione della massa dei cittadini, allora non può non assicurarsi che tutti maturino come minimo le competenze base previste alle varie età, anche a costo di far ripetere l'anno a qualcuno. La costituzione prevede che a raggiungere i più alti gradi degli studi siano i meritevoli e i capaci, non tutti.

Fino a qualche anno fa all'università arrivavano anche studenti provenienti da famiglie non ricche, aiutati dall'istruzione che erano riusciti a farsi alle elementari, alle medie, alle superiori, e se la battevano con i figli di buona famiglia; magari dopo, per il lavoro, sarebbero stati nuovamente discriminati, ma almeno all'università no, con il loro impegno raggiungevano risultati anche superiori in termini di voti e di tempi ai figli di papà.

Adesso la forbice è tornata ad allargarsi perché tra la provenienza sociale anche umile e la laurea si è frapposto il sistema scolastico pubblico, che non ha garantito agli alunni la maturazione di competenze tali da annullare il gap sociale. Se la scuola pubblica abbassa sempre di più l'asticella dei risultati, se si pensa che ci si debba adeguare a un'utenza considerata difficile, aumenterà sempre di più il divario tra chi la cultura ce l'ha già bell'e pronta vivendo in una famiglia che riempie gli scaffali di libri e che usa i congiuntivi e chi invece la cultura avrebbe dovuto farsela negli anni della scuola. E questo succederà ancora di più dove invece ci sarebbe più bisogno di una scuola con la S maiuscola.
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