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 Riflessioni sull'anno di formazione.

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MessaggioOggetto: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:16 am

Da un paio di settimane sono un docente abile e arruolato, proteso verso l'abisso della fase C... vorrei aprire un topic sull'utilità delle attività svolte durante l'anno di formazione; inizio con alcune considerazioni personali:
1) La piattaforma Indire avrebbe avuto il suo senso come riflessione sul percorso svolto, tuttavia doveva essere a mio avviso strutturata senza ripetizioni e in modo più libero e snello.
2) Le ore laboratoriali in presenza avevano a mio avviso gli stessi difetti delle lezioni svolte alla ssis: pochi contenuti tecnici e molto allungamento... tutto sommato ho imparato cosa utili ma sintetizzabili in un quarto del tempo.
3) Le ore del peer to peer sono importanti per confrontare la propria didattica con quella di colleghi più esperti, ma è anche vero che chi aveva svolto la ssis le aveva già abbondantemente fatte.

Dite la vostra
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tellina



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:23 am

4) per i precari storici è stato tutto inutile.
L'esperienza sul campo c'era già.
Chi aveva fatto la siss conosceva già la parte di fuffodidattica.
Chi, come me, aveva abilitazione da concorso...era ben felice d'aver potuto saltare questo mare di inutilità burocratica.
5) ritengo utile, soprattutto per eventuali risvolti futuri (mobilità su chiamata diretta) la realizzazione delle esperienze formative. Parte della piattaforma che penso verrà estesa anche ai colleghi in ruolo già da anni.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:26 am

Andrebbe fatta ad inizio carriera, alla prima supplenza annuale, come l'anno di prova del resto; se tutto fila liscio continui ad insegnare anche solo da precario e quando entri in ruolo sei già confermato, altrimenti eviti di far danni per 20 anni di precariato.

Fare la formazione ad un precario ventennale è un cretinata assurda; metterlo in mezzo ad una strada, anche meritatamente, è una cattiveria inaudita.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:38 am

Dallolio ha scritto:
Da un paio di settimane sono un docente abile e arruolato, proteso verso l'abisso della fase C... vorrei aprire un topic sull'utilità delle attività svolte durante l'anno di formazione; inizio con alcune considerazioni personali:
1) La piattaforma Indire avrebbe avuto il suo senso come riflessione sul percorso svolto, tuttavia doveva essere a mio avviso strutturata senza ripetizioni e in modo più libero e snello.
2) Le ore laboratoriali in presenza avevano a mio avviso gli stessi difetti delle lezioni svolte alla ssis: pochi contenuti tecnici e molto allungamento... tutto sommato ho imparato cosa utili ma sintetizzabili in un quarto del tempo.
3) Le ore del peer to peer sono importanti per confrontare la propria didattica con quella di colleghi più esperti, ma è anche vero che chi aveva svolto la ssis le aveva già abbondantemente fatte.

Dite la vostra

Ok, concordo su quasi tutto!
1) La piattaforma Indire avrebbe dovuto essere strutturata in modo più agevole e snello: le ripetizioni abbondavano. Tanto è vero che non ho ritenuto indispensabile compilare l'area delle riflessioni a caldo sulle attività didattiche, ritenendole un inutile duplicazione, seguita in questo da tutti i neoimmessi che conosco.
2) Le ore di formazione obbligatoria sono state particolarmente intense di stimoli didattici e relazionali: i colleghi erano particolarmente motivati e qualificati. Inoltre non mancava l'approccio filantropico al mondo dell'insegnamento ed ho scoperto la bellezza di un testo di Recalcati che mi hanno segnalato: "l'ora di lezione". Consiglio a tutti di prenderne visione perché condensa tutte le problematicità legate al mondo della scuola riscoprendone però il ruolo essenziale nella formazione della persona.
3) Le ore del peer to peer sono state fondamentali, perché proprio non avevo idea delle dinamiche nella gestione della classe, ma ho avuto la fortuna d'imbattermi in una tutor assolutamente determinata ad introdurmi nel vivo della didattica: mi ha spianato l'accesso alla professione più bella del mondo! E non ci sono parole per esprimerle la mia profonda stima e gratitudine.
Ciao Daniela :-)))


Ultima modifica di Francesca4 il Mar Lug 05, 2016 11:49 am, modificato 1 volta
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:39 am

avidodinformazioni ha scritto:
Andrebbe fatta ad inizio carriera, alla prima supplenza annuale, come l'anno di prova del resto; se tutto fila liscio continui ad insegnare anche solo da precario e quando entri in ruolo sei già confermato, altrimenti eviti di far danni per 20 anni di precariato.

Fare la formazione ad un precario ventennale è un cretinata assurda; metterlo in mezzo ad una strada, anche meritatamente, è una cattiveria inaudita.


Naturalmente concordo pienamente su tutto!
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:43 am

avidodinformazioni ha scritto:
Andrebbe fatta ad inizio carriera, alla prima supplenza annuale, come l'anno di prova del resto; se tutto fila liscio continui ad insegnare anche solo da precario e quando entri in ruolo sei già confermato, altrimenti eviti di far danni per 20 anni di precariato.

Fare la formazione ad un precario ventennale è un cretinata assurda; metterlo in mezzo ad una strada, anche meritatamente, è una cattiveria inaudita.

+1.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:54 am

Sfioro l'ot.
Ma vi rendete conto di quello che avrà provato un precario storico (magari con venti e passa anni di lavoro in classe effettivi)...con tutor entrato in ruolo dall'ultimo concorso (uno, due anni di insegnamento pratico?!)
Ne conosco più d'uno in questa situazione. Tra il ridicolo e l'offensivo.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 11:58 am

tellina ha scritto:
Sfioro l'ot.
Ma vi rendete conto di quello che avrà provato un precario storico (magari con venti e passa anni di lavoro in classe effettivi)...con tutor entrato in ruolo dall'ultimo concorso (uno, due anni di insegnamento pratico?!)
Ne conosco più d'uno in questa situazione. Tra il ridicolo e l'offensivo.
Quest'anno ho insegnato matematica per la prima volta; ho sperato tanto, ed inutilmente, di poter fare da tutor ad un precario ventennale della stessa disciplina, così mi avrebbe insegnato qualcosa; sul serio, io glielo avrei proposto.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 1:13 pm

avidodinformazioni ha scritto:
tellina ha scritto:
Sfioro l'ot.
Ma vi rendete conto di quello che avrà provato un precario storico (magari con venti e passa anni di lavoro in classe effettivi)...con tutor entrato in ruolo dall'ultimo concorso (uno, due anni di insegnamento pratico?!)
Ne conosco più d'uno in questa situazione. Tra il ridicolo e l'offensivo.
Quest'anno ho insegnato matematica per la prima volta; ho sperato tanto, ed inutilmente, di poter fare da tutor ad un precario ventennale della stessa disciplina, così mi avrebbe insegnato qualcosa; sul serio, io glielo avrei proposto.

Questa è, secondo me, la giusta prospettiva della funzione docente: scambio di esperienze professionali ed approccio critico alle proprie competenze nella prospettiva di migliorarle.
Ritengo sia giunta l'ora di finirla di arroccarsi su posizioni di chiusura accampando pretese posizioni di privilegio dovute esclusivamente ad anzianità di servizio, indipendentemente dal fatto che derivi da contratti a T.I. o meno.

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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 1:13 pm

tellina ha scritto:
Sfioro l'ot.
Ma vi rendete conto di quello che avrà provato un precario storico (magari con venti e passa anni di lavoro in classe effettivi)...con tutor entrato in ruolo dall'ultimo concorso (uno, due anni di insegnamento pratico?!)
Ne conosco più d'uno in questa situazione. Tra il ridicolo e l'offensivo.

Io sono stato tutor di un collega con più anni di servizio di me. Ne abbiamo riso, la cosa mi ha alleggerito di molto il lavoro, sapeva già tutto della "macchina" (consigli, collegi, programmazioni, relazioni, ecc.).
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 1:26 pm

mac67 ha scritto:
tellina ha scritto:
Sfioro l'ot.
Ma vi rendete conto di quello che avrà provato un precario storico (magari con venti e passa anni di lavoro in classe effettivi)...con tutor entrato in ruolo dall'ultimo concorso (uno, due anni di insegnamento pratico?!)
Ne conosco più d'uno in questa situazione. Tra il ridicolo e l'offensivo.

Io sono stato tutor di un collega con più anni di servizio di me. Ne abbiamo riso, la cosa mi ha alleggerito di molto il lavoro, sapeva già tutto della "macchina" (consigli, collegi, programmazioni, relazioni, ecc.).

Da quel che leggo sul forum, devi essere stato un ottimo tutor!
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 1:44 pm

Personalmente l'anno di formazione fatto in questo modo non mi è servito a niente.
1) Piattaforma: per carità! Ho imparato ad essere più prolissa di quello che già sono. La riflessione prima, durante e dopo l'ho sempre fatta. Non ha aggiunto nulla a ciò che già sapevo.
2) I laboratori: se si chiamano in questo modo è perché dovrebbero essere concretamente collegati "al fare". Magari in altre province sono stati positivi, da me no: Eravamo in tantissimi, era impossibile creare dei gruppi di lavoro fattivi. Un sacco di teoria, inutile, conosciuta a memoria. Il corso sui bes, poi... Speravo in un buon laboratorio di tecnologie, che è l'area in cui sento di avere minori competenze. E' stato come leggere un libro, di quelli non interessanti, che leggi superficialmente e che non ti lasciano niente
3) PTP: esperienza soggettiva. Forse è la sola che potrei, ripeto potrei considerare positiva, specie per chi non ha esperienza e può trarre spunti utili dal confronto con un collega esperto. A me le 4 ore in classe di osservazione della tutor non mi hanno dato niente e da novellina sul sostegno, ne avrei avuto forse bisogno. Il vero PTP l'ho fatto durante l'anno, ogni giorno in classe, confrontandomi con i colleghi o in sala prof. in cui le chiacchiere sono state più propositive ed utili di quelle dei formatori dei laboratori.
Non insegno da una vita, ma dieci anni di esperienza mi danno la consapevolezza che questo anno di formazione non ha aggiunto niente alle mie attuali competenze.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 1:49 pm

Francesca4 ha scritto:
mac67 ha scritto:
tellina ha scritto:
Sfioro l'ot.
Ma vi rendete conto di quello che avrà provato un precario storico (magari con venti e passa anni di lavoro in classe effettivi)...con tutor entrato in ruolo dall'ultimo concorso (uno, due anni di insegnamento pratico?!)
Ne conosco più d'uno in questa situazione. Tra il ridicolo e l'offensivo.

Io sono stato tutor di un collega con più anni di servizio di me. Ne abbiamo riso, la cosa mi ha alleggerito di molto il lavoro, sapeva già tutto della "macchina" (consigli, collegi, programmazioni, relazioni, ecc.).

Da quel che leggo sul forum, devi essere stato un ottimo tutor!

Considerato il poco tempo dedicato alla formazione, posso dire di avere fatto ben poco.

L'osservazione reciproca andrebbe fatta anche dal personale di ruolo, sistematicamente.
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cricco84



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 1:58 pm

tellina ha scritto:
4) per i precari storici è stato tutto inutile.
L'esperienza sul campo c'era già.
Chi aveva fatto la siss conosceva già la parte di fuffodidattica.
Chi, come me, aveva abilitazione da concorso...era ben felice d'aver potuto saltare questo mare di inutilità burocratica.
5) ritengo utile, soprattutto per eventuali risvolti futuri (mobilità su chiamata diretta) la realizzazione delle esperienze formative. Parte della piattaforma che penso verrà estesa anche ai colleghi in ruolo già da anni.

abbiamo capito che sei precaria storica... non importa ripeterlo ogni due per tre.
abbi pazienza..... ma a volte leggo tuoi commenti che si soffermano solo su questo aspetto e alla lunga può risultare pesante.
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tellina



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 2:14 pm

...e il bello è che spesso mi trattengo pure! Ehehehe
Ma anche tu, suvvia, mettiti nei panni di chi lavora da una vita nella scuola...per scelta...
Finalmente arriva il momento tanto atteso: il ruolo.
E zzacchete...ci si ritrova in un calderone ricolmo di nuovi colleghi freschi di nomina, freschi di esperienza, troppo spesso sgomitanti, quasi sempre risplendenti di buone intenzioni e ottima volontà ma con pretese mediamente irritanti.
Cricco...posso prometterti che da oggi in avanti quando mi ritroverò a postare qui dentro o altrove...ti penserò (e mi sentirò "pesaaaaante"). Son soddisfazioni!
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cricco84



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 2:23 pm

ognuno ha le sue!!
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 2:28 pm

Senza alcuna vena polemica e solo per amore di comprensione, ho necessità di alcuni chiarimenti.
E' possibile che nel ventunesimo secolo, caratterizzato da una enorme mobilità professionale, ci sia ancora chi si stracci le vesti per il fatto che ci possa essere qualcuno che abbia scelto legittimamente di intraprendere una  nuova professione, diversa da quella esercitata fino ad un determinato momento della sua vita?
Ripeto, certi arretramenti su posizioni a dir poco medievali, ritengo siano assolutamente fuori luogo e soprattutto fuori tempo. Ricordo sommessamente quanto sia necessario per il bene dei nostri ragazzi educarli, fin d'ora, alla possibilità di cambiare lavoro nel corso della propria esistenza. Naturalmente auguro loro anche di non incrociare colleghi di lavoro arroccati su posizioni pregiudiziali che tanto detrimento arrecano al rapporto lavorativo ed umano.
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giggi



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 3:07 pm

avidodinformazioni ha scritto:


Fare la formazione ad un precario ventennale è un cretinata assurda; metterlo in mezzo ad una strada, anche meritatamente, è una cattiveria inaudita.

non sono d'accordo; secondo la tua opinione, chi è più perseverante alla fine, anche se non ha le capacità, comunque merita il ruolo per il solo fatto che è riuscito a beccare per dieci anni o più delle supplenze annuali grazie ad una serie di combinazioni. Non potrò mai essere d'accordo, non lo ero prima e adesso - dopo quest'anno di prova - ancora di più: ho avuto come collega una precaria storica che fa supplenze da più di dieci anni, ovviamente non laureata in lettere ma insegna lettere alle scuole medie (oddio, insegna...); ha dovuto aspettare la grazia del pas per riuscire ad abilitarsi e con questo concorso riuscirà ad entrare in ruolo (ha provveduto a investire bene), ma nel frattempo avrà acquisito esperienza -dite voi- e sarebbe una cattiveria mandarla fuori dalla scuola dopo tanto tempo, dice anche lei ("dopo tanti anni che insegno ormai, ora devo scoprire che non so insegnare?", detto a proposito della bocciatura al concorso del 2012). Questa precaria storica è l'emblema di quanta ingiustizia ci sia nel reclutamento della scuola italiana che permette per anni a gente non competente di fare danni e occupare posti che non spettano a loro accampando così aspirazioni di "diritti" che non stanno nè in cielo nè in terra. Persona incompetente nelle discipline, ma soprattutto nella pratica, in quell'insieme di cose cioè che si apprendono con l'esperienza -come dicono tutti - ma che evidentemente richiedono una mente aperta e operosa; non basta la buona volontà, la caparbietà, l'illusione. Mai avuto una collega così impreparata anche nella pratica e che vanta una lunga carriera di precaria per cui, a detta di tutti evidentmeente, sarebbe cattiveria mandarla fuori dalla scuola. Io spererei altro, soprattutto per i ragazzi, perchè io me li ricordo ancora i miei pessimi insegnanti, quelli che mi chiedevo come facessero a stare lì in cattedra vista la loro ignoranza e che mi hanno fatto sperare in un futuro in cui ciò non sarebbe stato più possibile. Invece non è così, ma non è colpa dell' anno di prova, nulla potrebbe questa finzione dell'anno di prova (che è forse valido solo per chi è entrato dal concorso e quindi ha necessità di formarsi davvero). Io, duramente formata dalla siss, ho riso di tante cose quest'anno, ma proprio tante.. E poi, finalmente è finito quest'anno: ho contato giorno per giorno aspettando la fine, perchè avere assegnato un tutor che non si stima affatto (e sto usando un eufemismo) rende insopportabile anche la più banale delle formalità.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 3:37 pm

Concordo con giggi.
Il dramma, non solo per il docente però, è ritrovarsi a non dover/poter confermare in ruolo chi lavora, male, da anni.
Ecco perché contesto questo anno di verifica sia per le modalità che per i tempi.
Rispondendo invece a francesca, che immagino ormai sappia bene come la penso perché ricordo di aver già partecipato a discussioni su argomento simile...
Diffido, diffido moltissimo di chi, felicissimo fino a ieri del magnifico lavoro privato ricco di soddisfazioni e opportunità, da un giorno all'altro lo molla "perché un lavoro statale non si rifiuta mai" o, peggio, si terrà ben stretto il lavoro privato dedicando i tempi morti alla professione nel pubblico.
Apprezzo moltissimo il discorso che va a sottolineare la necessità d'essere e crescere una generazione "lavorativamente elastica" e comprendo/apprezzo umanamente chi, senza scelta causa fallimento del lavoro privato, riesce a riciclarsi al meglio come insegnante (e spesso ne escono ottimi docenti).
Ma, nonostante i tanti pareri contrari qui dentro e altrove, continuo a vedere nel nostro lavoro anche una parte che non può limitarsi alla pura definizione lavorativa.
Insegnare è anche un lavoro ma non è solo una professione.
E di questo te ne accorgi solo dopo anni passati a macinar km da una scuola, spesso pessima, all'altra, magari frequentata meglio ma lontana da casa...e non te ne accorgi di certo dopo un anno di osservazione da neoimmesso in ruolo e grazie a una serie di domandine ripetute in varie salse in una piattaforma creata, secondo me, da persone che in classe ci son state, sì, ma solo sui banchi (magari spesso solo a riscaldarli).


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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 5:08 pm

Francesca4 ha scritto:
. Ricordo sommessamente quanto sia necessario per il bene dei nostri ragazzi  educarli, fin d'ora, alla possibilità di cambiare lavoro nel corso della propria esistenza. Naturalmente auguro loro anche di non incrociare colleghi di lavoro arroccati su posizioni pregiudiziali che tanto detrimento arrecano al rapporto lavorativo ed umano.
Dai il buon esempio: licenziati !

Scherzo, me l'hai strappata di bocca.

Educhiamoli al rispetto degli altri ed insegniamogli le tabelline; per il resto sarà maestra la vita.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 5:22 pm

giggi ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:


Fare la formazione ad un precario ventennale è un cretinata assurda; metterlo in mezzo ad una strada, anche meritatamente, è una cattiveria inaudita.

non sono d'accordo;.......
Intendevo dire che se cacci un docente inetto quando ha 25 -30 anni, potrà andare a friggere hamburger, se lo cacci a 45-50 lo condanni alla disoccupazione.

Gli errori si pagano, se lo stato fa l'errore di tenerselo 20 anni la paga tenendoselo fino alla pensione; magari come inidoneo per non far danni, ma se lo tiene; aveva solo da svegliarsi prima.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 5:57 pm

giggi ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:


Fare la formazione ad un precario ventennale è un cretinata assurda; metterlo in mezzo ad una strada, anche meritatamente, è una cattiveria inaudita.

non sono d'accordo; secondo la tua opinione, chi è più perseverante alla fine, anche se non ha le capacità, comunque merita il ruolo per il solo fatto che è riuscito a beccare per dieci anni o più delle supplenze annuali grazie ad una serie di combinazioni. Non potrò mai essere d'accordo, non lo ero prima e adesso - dopo quest'anno di prova - ancora di più: ho avuto come collega una precaria storica che fa supplenze da più di dieci anni, ovviamente non laureata in lettere ma insegna lettere alle scuole medie (oddio, insegna...); ha dovuto aspettare la grazia del pas per riuscire ad abilitarsi e con questo concorso riuscirà ad entrare in ruolo (ha provveduto a investire bene), ma nel frattempo avrà acquisito esperienza -dite voi- e sarebbe una cattiveria mandarla fuori dalla scuola dopo tanto tempo, dice anche lei ("dopo tanti anni che insegno ormai, ora devo scoprire che non so insegnare?", detto a proposito della bocciatura al concorso del 2012). Questa precaria storica è l'emblema di quanta ingiustizia ci sia nel reclutamento della scuola italiana che permette per anni a gente non competente di fare danni e occupare posti che non spettano a loro accampando così aspirazioni di "diritti" che non stanno nè in cielo nè in terra. Persona incompetente nelle discipline, ma soprattutto nella pratica, in quell'insieme di cose cioè che si apprendono con l'esperienza -come dicono tutti - ma che evidentemente richiedono una mente aperta e operosa; non basta la buona volontà, la caparbietà, l'illusione. Mai avuto una collega così impreparata anche nella pratica e che vanta una lunga carriera di precaria per cui, a detta di tutti evidentmeente, sarebbe cattiveria mandarla fuori dalla scuola. Io spererei altro, soprattutto per i ragazzi, perchè io me li ricordo ancora i miei pessimi insegnanti, quelli che mi chiedevo come facessero a stare lì in cattedra vista la loro ignoranza e che mi hanno fatto sperare in un futuro in cui ciò non sarebbe stato più possibile. Invece non è così, ma non è colpa dell' anno di prova, nulla potrebbe questa finzione dell'anno di prova (che è forse valido solo per chi è entrato dal concorso e quindi ha necessità di formarsi davvero). Io, duramente formata dalla siss, ho riso di tante cose quest'anno, ma proprio tante.. E poi, finalmente è finito quest'anno: ho contato giorno per giorno aspettando la fine, perchè avere assegnato un tutor che non si stima affatto (e sto usando un eufemismo) rende insopportabile anche la più banale delle formalità.


Quello che scrivi è sensato ma io mi chiedo: veramente il percorso che abbiamo affrontato poteva far venire i nodi al pettine?
Quando? In che modo?

Io non credo. Personalmente ho trovato tutto prolisso, stucchevole e inutile, dal patto con il DS alla discussione finale passando per i laboratori, la piattaforma e il ptp. Tutta forma e niente sostanza. Quanto al ruolo del tutor, se io non avessi avuto una personale esperienza più che decennale che mi ha consentito di essere autonoma, mi sarei sicuramente attaccata al cofano. Ricordo che avido lo scorso anno raccontò di un neoimmesso che dovette scrivere la relazione del tutor. Quella storia mi fece ridere molto, ora confesso che la stessa cosa è capitata a me.
Ripeto, tutto inutile però, bisogna dirlo: che figurone quei malloppi che ci hanno costretti a stampare in triplice copia, e meno male che si va verso la dematerializzazione, altrimenti ce li avrebbero fatti scolpire nella diorite).
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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 6:01 pm

Salendo prima sul Sinai.
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condor2000



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 6:12 pm

Dallolio ha scritto:
Da un paio di settimane sono un docente abile e arruolato, proteso verso l'abisso della fase C... vorrei aprire un topic sull'utilità delle attività svolte durante l'anno di formazione; inizio con alcune considerazioni personali:
1) La piattaforma Indire avrebbe avuto il suo senso come riflessione sul percorso svolto, tuttavia doveva essere a mio avviso strutturata senza ripetizioni e in modo più libero e snello.
2) Le ore laboratoriali in presenza avevano a mio avviso gli stessi difetti delle lezioni svolte alla ssis: pochi contenuti tecnici e molto allungamento... tutto sommato ho imparato cosa utili ma sintetizzabili in un quarto del tempo.
3) Le ore del peer to peer sono importanti per confrontare la propria didattica con quella di colleghi più esperti, ma è anche vero che chi aveva svolto la ssis le aveva già abbondantemente fatte.

Dite la vostra

E ha avuto senso "costringere" chi, come me, ha già 5 anni di ruolo a rifare la formazione come neo assunto?


Ultima modifica di condor2000 il Mar Lug 05, 2016 8:01 pm, modificato 1 volta
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raganella



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MessaggioOggetto: Re: Riflessioni sull'anno di formazione.   Mar Lug 05, 2016 6:38 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Salendo prima sul Sinai.



Eh, ma tu sei molto ambizioso! Si può sempre scendere a valle e produrre comunque un lavoro decoroso: queste sono le mie copie



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