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 SAGA DEL TRENO pt.3

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Felipeto



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MessaggioOggetto: SAGA DEL TRENO pt.3   Mar Lug 19, 2016 9:34 am

Promemoria primo messaggio :

Continua la saga degli adolescenti investiti dal treno. Dopo i selfie sui binari,i ballerini a Milano Centrale ed i vari investiti ai passaggi a livello,oggi raggiungiamo vette mai viste.!
Una 15 enne attraversa in stazione in Calabria i binari,cosa folle e vietatissima,con due amici. Gli altri due raggiungono per un pelo la banchina,lei,IMPEGNATA A CONTROLLARE IL SUO SMARTPHONE,viene travolta dal treno.
Nell articolo di cronaca viene detto che appena prima aveva pubblicato la nuova a foto profilo.verosimilmente era impegnata ossessivamente a controllare i "mi.piace". Forse manco sapeva di trovarsi sui binari..
Forse manco sapeva di trovarsi sulla Terra
Ora io mi chiedo: è colpa di qualcuno? A parte ovviamente del macchinista che non ha fatto decollare il suo treno per evitarla.
Cosa non funziona in questo sistema sociale ed educativo, dove le ragazzine,dai 12 anni un su,perdono ogni contatto con il mondo reale e vivono ossessivamente per l esibizione , il sentirsi belle,le foto, la vanità più assoluta?
Cosa non funziona se arrivati all adolescenza questi alieni, fantasmi,o mostri di adolescenti non conoscono non solo la lingua italiana e il contare con le dita, ma nemmeno le regole base di sopravvivenza e la percezione del pericolo che andrebbero date per scontate a 6-7 anni?
A quale età un essere umano impara a non attraversare i binari? A quale età impara a non guardare il cellulare mentre attraversa i binari alla cieca in una stazione ferroviaria?
Abbiamo creato dei mostri, delle creature distaccate dalla realtà e viventi in un loro mondo.
Cosa fare?riaprire ospedali psichiatrici? Corsi di disintossicazione dai social?provare,ad insegnare alle ragazze che la vita non è 100% bellezzamipiaceseibellailragazzolex..?
Con buona pace di chi si preoccupava che avessero troppi compiti da fare..
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Mer Lug 20, 2016 12:42 pm

Bequadro ha scritto:
Ma la morte improvvisa è un evento nel quale io incappo per fatalità, non per grave responsabilità personale.
Se attraverso i binari mentre arriva un treno sono irresponsabile, se perdo tempo a guardare lo smartphone è colpa mia e basta.
La morte improvvisa è attraversare col semaforo verde ed essere investiti da un criminale che arriva a tutta velocità e passa col rosso, e mille altre possibilità di questo genere.
Parecchi anni fa (ero ancora una ragazzina) ci sono passata veramente vicina, alla morte improvvisa. Era una giornata di vento molto forte, io passavo sul marciapiedi, qualche distratto aveva lasciato una finestra aperta all'ultimo piano del palazzo davanti al quale passavo, la finestra sbatté violentemente, il vetro si ruppe, una pioggia di "pugnali" di vetro mi cadde intorno provenendo dal settimo piano in un fragore che non scorderò mai. Nessun frammento mi colpì, ma avrei anche potuto morire di infarto, due possibilità di morte improvvisa.

Da un punto di vista della responsabilità individuale i due effetti sono differenti (tu non avevi nessuna responsabilità mentre la ragazza è stata pesantemente disattenta) tuttavia ai fini esistenziali secondo me le due cose non possono essere distinte: è comunque nella natura umana il poter incappare nella morte improvvisa e per questa ragione non concordo completamente sull'instaurazione di un nesso tra le nuove tecnologie e questo evento, sebbene l'idea in sè sia comunque ragionevole.
Secondo me il rischio che hai corso tu e la tragedia della ragazza sono molto simili e sono entrambi causati dalle condizioni esistenziali date e non modificabili.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Mer Lug 20, 2016 12:44 pm

Bequadro ha scritto:
Ti rispondo, anche sapendo che interpreterai male quello che dico: gli insegnanti delle superiori possono soltanto cercare di risultare più attraenti e interessanti di FB, di Netflix, di Pokemon Go. Impresa quasi impossibile, ma che va tentata lo stesso.

E il compito di "insegnare ai ragazzi a vivere nel mondo reale" dovrebbe essre alla portata di chi dimostra di avere una visione tanto irrealistica del funzionamento del mondo stesso?

Pensare di rendersi più interessanti di FB, di Netflix, di Pokemon Go, è oggettivamente impossibile, ma non per rassegnazione fatalistica, bensì per un motivo molto semplice: che quelle attrazioni, come pure tutte le altre consimili, hanno dietro un investimento immenso di sforzi, di ricerche, di preparazione e di gestione aziendale mirato apposta per VENDERE un prodotto e ricavarne un sacco di soldi, strafregandosene dell'effetto culturale, psicologico o educativo sull'utente... il che è l'esatto opposto dell'approccio dell'insegnante idealista ed entusiasta che cerca disperatamente di trasmettere il proprio esempio perché ci crede davvero, e si preoccupa anche di farlo in modo etico e rispettoso verso l'allievo.

Mettiamoci poi l'osservazione che queste attrazioni commerciali appaiono interessanti ai ragazzi soprattutto perché offrono una gratificazione istantanea, senza sforzo, e senza necessità di stare troppo a concentrarsi, a ragionare e a stabilire una strategia a lungo termine, mentre il percorso proposto dall'insegnante, per quanto possa apparire sinceramente interessante anche agli occhi dello studente, implica per sua stessa natura una certa lentezza, pazienza, atteggiamento riflessivo e obiettivi non immediati.

Aggiungiamoci inoltre il fatto che le gratificazioni istantanee garantite dalle attrazioni commerciali vengono modificate e aggiornate continuamente da staff di centinaia o migliaia di tecnici specializzati, pagati apposta per monitorare continuamente le preferenze dei clienti e produrre più varianti possibili in base a quelle, in modo da continuare a tenere alta l'attenzione del maggior numero possibile di clienti che altrimenti dopo pochi giorni si annoierebbero di fare sempre lo stesso giochino... mentre l'insegnante è uno alla volta, e deve fare tutto con le risorse personali che si ritrova.

Per cui, su grande scala statistica, non c'è confronto: l'insegnante batte i pokemon SOLO per quella piccola minoranza di studenti (che esistono, ma sono pochi) che hanno già la predisposizione a quel tipo di approccio per carattere personale, ma la cosa NON PUO' funzionare su scala generale.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Mer Lug 20, 2016 12:48 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Dallolio ha scritto:
Io rimasi colpito da una preghiera di un gruppo di fanatici che incrociai qualche anno fa: "salvaci dalla morte improvvisa"

Se si trattava della preghiera di un gruppo di fanatici religiosi, credo che il significato fosse puramente teologico e per nulla psicologico o sentimentale: secondo la dottrina ufficiale del cattolicesimo presa alla lettera, alla morte bisognerebbe "prepararsi" con calma in modo da essere sicuri di avere l'anima pulita, e quindi la morte improvvisa mette l'anima in pericolo, perché il malcapitato non fa in tempo a pentirsi delle proprie malefatte e rischia l'inferno.

Penso che tra i cattolici mediamente "normali" non ci sia più nessuno che ci creda davvero (e che il folklore sull'argomento venga lasciato appunto a qualche gruppetto particolare di fanatici), ma non è che la teologia ufficiale sia cambiata, semplicemente la chiesa non ne parla più perché sarebbe imbarazzante...

Concordo; ma quella che è, in ultima analisi, una ragione teologica, nasce a mio avviso da una motivazione esclusivamente psicologica: la paura della morte improvvisa, del dover lasciare tutto e tutti senza un congedo e il terrore del nulla hanno poi condotto alla costruzione della narrazione del rischio di non morire con la coscienza a posto; ogni teologia (imho) non è altro che una psicologia mediata dalla classe intellettuale.
La chiesa in effetti tace spesso su queste fantasione teorie (mai fantasiose peraltro quanto l'esistenza di Satana, argomento che mette in difficoltà anche il credente più coriaceo) tuttavia ogni tanto è costretta a ribadirle nelle encicliche, sperando probabilmente che la maggior parte dei credenti non le senta o che sia distratta a fare altro.

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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 12:50 am

Bequadro ha scritto:
Il problema è che adesso, oggi, qui, ora, i genitori dei bambini e dei ragazzini non insegnano loro più a vivere. E' un dato di fatto che vediamo ogni giorno.
Dunque abbiamo due possibilità; insegnare soltanto l'elettronica/la matematica/l'inglese/l'informatica/la fisica e assistere impotenti allo sfascio lamentandoci, oppure lavorare il doppio e cercare di insegnare loro anche a vivere, almeno un poco.

Non vuoi farlo per adempiere a una missione, perché alla missione non ci credi? Fallo per una ragione molto più terra-terra: questi ragazzini, questi adolescenti, poi voteranno, ti piccheranno per strada quando sarai vecchio e sgradevole da guardare, avranno figli a 11 anni e dovrai crescerglieli tu... e molte altre belle cose.

La responsabilità è di tutti, ma in modo particolare, secondo me, di chi fa l'insegnante, perché insegnare non è un lavoro come gli altri, è un compito che racchiude anche la formazione della persona, oltre alla trasmissione del sapere.

Una persona che tu hai formato e che hai abituato a ragionare, potrà anche recuperare qualche carenza nella matematica, perché sarà motivata a farlo, ma una persona che sa la matematica ma non ha ricevuto un'adeguata formazione come "persona", non recupererà mai, contribuendo al peggioramento delle condizioni di vita e sociali.
OK, ma ad una condizione: in elettronica (o qualsiasi altra cosa) rimarranno più ignoranti; saranno bravi cittadini ma disoccupati, perchè altrove le cose le imparano e chi non è bravo cittadino viene rinchiuso in gabbia.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 11:35 am

A Paniscus: la tua analisi delle meccaniche consumistiche e pubblicitarie è corretta e non la contesto, ma non sono d'accordo con la conclusione alla quale arrivi. Voglio dire: io sono un'insegnante, non una pubblicitaria o un sales manager, ho scelto di avere a che fare con gruppi piccoli (se facciamo però il calcolo di quanti allievi avrò avuto a fine carriera, il numero non è tanto risibile), e se in ognuno di questi gruppi avrò insegnato qualcosa di valido ad alcuni, e magari anche ad uno solo dei "refrattari", mi riterrò non inutile né velleitaria.
Non ricordo in quale interessante libro "motivazionale" non disprezzabile ho trovato un ragionamento sensato: confrontarsi con la propria sfera di "influenza impossibile" serve soltanto a generare frustrazione e diminuzione della motivazione personale, mentre agire all'interno della propria sfera effettiva di influenza, per quanto piccola sia, rende il lavoro efficace e aumenta in modo abbastanza ovvio l'autostima, dando la forza di affrontare difficoltà e sconfitte.

Ad Avido: ho una cara amica (insegnante) tedesca, ogni volta che mi parla delle differenze fra noi e loro, la mia risposta è di una banalità probabilmente irritante, ma lapalissiana: noi, però siamo qui e lavoriamo qui, e qui dobbiamo cercare di lavorare al meglio, nonostante................................ (la fila dei puntini di sospensione è lunghissima).
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 12:08 pm

...nonostante le ragazze da Facebook in poi siano diventate ossessivamente vanitose ed esibizioniste. Con la complicità delle famiglie.e c è gente che desidera a tutti i costi una figlia femmina....
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 12:39 pm

Felipeto ha scritto:
...nonostante le ragazze da Facebook in poi siano diventate ossessivamente vanitose ed esibizioniste. Con la complicità delle famiglie.e c è gente che desidera a tutti i costi una figlia femmina....
Maschi e femmine sono sempre stati vanitosi, facebook ha convogliato la vanità su binari nuovi, ma nulla più.

Maschi palestrati ai tuoi tempi non ce n'erano ?

Armani da quanto tempo vende mutande firmate ?

La Ritmo 105 TC poteva portarti in posti preclusi alla Panda 30 ? Se no allora perchè era al centro dei sogni erotici della mia generazione ?
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Dulcamara



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 1:17 pm

Bequadro ha scritto:
Il problema è che adesso, oggi, qui, ora, i genitori dei bambini e dei ragazzini non insegnano loro più a vivere. E' un dato di fatto che vediamo ogni giorno.
Dunque abbiamo due possibilità; insegnare soltanto l'elettronica/la matematica/l'inglese/l'informatica/la fisica e assistere impotenti allo sfascio lamentandoci, oppure lavorare il doppio e cercare di insegnare loro anche a vivere, almeno un poco.

Non vuoi farlo per adempiere a una missione, perché alla missione non ci credi? Fallo per una ragione molto più terra-terra: questi ragazzini, questi adolescenti, poi voteranno, ti piccheranno per strada quando sarai vecchio e sgradevole da guardare, avranno figli a 11 anni e dovrai crescerglieli tu... e molte altre belle cose.

La responsabilità è di tutti, ma in modo particolare, secondo me, di chi fa l'insegnante, perché insegnare non è un lavoro come gli altri, è un compito che racchiude anche la formazione della persona, oltre alla trasmissione del sapere.

Una persona che tu hai formato e che hai abituato a ragionare, potrà anche recuperare qualche carenza nella matematica, perché sarà motivata a farlo, ma una persona che sa la matematica ma non ha ricevuto un'adeguata formazione come "persona", non recupererà mai, contribuendo al peggioramento delle condizioni di vita e sociali.

Non sono d'accordo perché non si può insegnare a vivere, men che meno la scuola può farlo, non ne ha i mezzi, neppure le potenzialità. A vivere si impara da soli, in tutti gli ambiti della propria esistenza ed anche a scuola, anche se non è finalizzata a ciò, anzi a maggior ragione se non è finalizzata a ciò.

Tentare di insegnarlo porta ad una farsa, come è poi la scuola di oggi con queste assurde pretese missionarie, il dover motivare, la centralità del discente e dogmi vari. La cultura, la più astratta, anche fine a sé stessa, cui si sia costretti ad adeguarsi, ecco una buona scuola di vita. Bisogna adattarvisici cercando compromessi e facendolo si impara molto.

Cito un commovente passo dal film "Quando tutto cambia" di Hellen Hunt:

C’è una piccola storiella ebraica:

Un padre vuole insegnare a suo figlio ad essere coraggioso. A non avere paura.

Salta! Gli dice; ti prendo io. Il bambino si fida di lui e salta; e quando lo prende al volo si sente pieno d’ amore. Ma quando non lo prende, si sente pieno di qualcos’ altro. Qualcosa in più.

Di vita.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 1:48 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Felipeto ha scritto:
...nonostante le ragazze da Facebook in poi siano diventate ossessivamente vanitose ed esibizioniste. Con la complicità delle famiglie.e c è gente che desidera a tutti i costi una figlia femmina....
Maschi e femmine sono sempre stati vanitosi, facebook ha convogliato la vanità su binari nuovi, ma nulla più.

Maschi palestrati ai tuoi tempi non ce n'erano ?

Armani da quanto tempo vende mutande firmate ?

Ho notato pochi giorni fa che gli scaffali dei supermercati dedicati ai cosmetici (ripeto, dei supermercati di massa, NON della profumeria sfiziosa e costosa) sono strapieni di prodotti specifici da uomo che fino a pochissimi anni fa non esistevano. Ad esempio, i rasoi e le schiume in cui c'è scritto esplicitamente che non sono destinati alla barba, ma "specializzati" per la depilazione del corpo. Poi, le creme depilatorie apposta per maschi, i balsami per capelli per maschi, la crema antirughe per maschi, e amenità del genere. Da quando c'è la moda delle barbe vittoriane (credo che tecnicamente si chiamino da "hipster"), sono stati buttati sul mercato prodotti surreali, tipo il balsamo ammorbidente per la cura della barba, il gel modellante per facilitare l'arrotolamento dei baffi ottocenteschi, e altre cose che "voi umani non potete immaginare".

Com a dire che i maschi non sono vanitosi, no? : - )
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 1:49 pm

Avido sarà processato dal Tribunale Dell Aia.il capo d accusa: confronto panda 30-ritmo 105 tc. E comunque la 130 abarth era ancora più selvaggia.per la Camporella c era la Cabrio, quella di Benigni...
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 1:51 pm

Le barbe al rogo. Comunque mi sono sempre depilato il petto con rasoi Venus da donna,non c era necessità di crearne altri..
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 2:14 pm

Felipeto ha scritto:
Le barbe al rogo. Comunque mi sono sempre depilato il petto con rasoi Venus da donna,non c era necessità di crearne altri..

Ecco, altra bella bufala commerciale, i "rasoi da donna". In che cosa si differenzierebbero dai rasoi da uomo, proprio non l'ho mai capito. Ultimamente si sono inventati quelli aromatizzati all'aloe o all'olio di mandorla, ma mi sembra evidente che si tratti di dettagli sfiziosi che servono solo a far sentire la cliente "più coccolata" e quindi ad aumentare il prezzo. E non ho mai nemmeno capito in che cosa si differenzierebbero (per un maschio) i rasoi da utilizzare solo per la barba da quelli da utilizzare per altre parti del corpo. A me sembra che QUALSIASI lametta vada bene esattamente allo stesso modo, purché utilizzata con prudenza e delicatezza opportune, che ognuno (sia maschio che femmina) dovrebbe essere in grado di calibrarsi da solo...
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 2:23 pm

Felipeto ha scritto:
Avido sarà processato dal Tribunale Dell Aia.il capo d accusa: confronto panda 30-ritmo 105 tc. E comunque la 130 abarth era ancora più selvaggia.per la Camporella c era la Cabrio, quella di Benigni...

Ma solo io ho frequentato felicemente uomini che non guidavano (o a cui non importava niente delle macchine), ma che evidentemente avevano altre buone qualità lo stesso? : - )
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Bequadro



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 2:36 pm

A Dulcamara: sinceramente trovo strano e fondamentalmente errato il punto di vista secondo il quale in un luogo in cui i bambini/ragazzi trascorrono dalle sei alle otto ore per cinque o sei giorni la settimana dai (3) 6 ai (16) 18 anni, per circa 10 mesi all'anno, possa essere un luogo in cui non si deve insegnare a vivere.

In una scuola che funzioni, anche l'insegnante dice al bambino di buttarsi e, se lo reputa utile educativamente, non lo prende. Chi l'ha detto che la scuola debba essere il luogo dell'iperprotettività? Io non l'ho mai detto, sono contraria a questa idea e anzi trovo che sia e debba essere il luogo in cui si allena e si forma il bambino al lavoro serio, al sacrificio, a sopportare le frustrazioni, e ad amare il sapere!
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 4:28 pm

Paniscus quindi tu negli anni ottanta andavi con l auto sotto casa del tuo spasimante senza patente? Che tristezza......
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Dulcamara



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 4:52 pm

Bequadro ha scritto:
A Dulcamara: sinceramente trovo strano e fondamentalmente errato il punto di vista secondo il quale in un luogo in cui i bambini/ragazzi trascorrono dalle sei alle otto ore per cinque o sei giorni la settimana dai (3) 6 ai (16) 18 anni, per circa 10 mesi all'anno, possa essere un luogo in cui non si deve insegnare a vivere.

In una scuola che funzioni, anche l'insegnante dice al bambino di buttarsi e, se lo reputa utile educativamente, non lo prende. Chi l'ha detto che la scuola debba essere il luogo dell'iperprotettività? Io non l'ho mai detto, sono contraria a questa idea e anzi trovo che sia e debba essere il luogo in cui si allena e si forma il bambino al lavoro serio, al sacrificio, a sopportare le frustrazioni, e ad amare il sapere!  

Il discorso è più articolato, secondo me è impossibile insegnare a vivere, ogni esistenza è diversa, ognuno deve imparare il suo modo di vivere. Anche a scuola si deve imparare a vivere, ma non si può insegnarlo direttamente: si insegnano le discipline, si fanno esperienze. La ricaduta esistenziale c'è, ma è indiretta e tale deve rimanere, se no avremo scuole confessionali o settarie. Poi è chiaro che qualche consiglio materno/paternale lo dai, ma non deve essere il fine.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 5:47 pm

Felipeto ha scritto:
Paniscus quindi tu negli anni ottanta andavi  con l auto sotto casa del tuo spasimante  senza patente? Che tristezza......

Negli anni ottanta la patente non ce l'avevo nemmeno io.

E finiscila di pensare di essere l'unico giovanotto pimpante in un branco di vecchi rincoglioniti, no?

E comunque, no, non stavo parlando degli anni ottanta, stavo parlando di adesso.

L'uomo con cui sto felicemente da 18 anni, e con cui ho fatto due figli, non guida.

E' davvero un problema?

Per me no, per lui no, e per i nostri figli no.

Se è un problema per te, pazienza.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 7:48 pm

Dulcamara ha scritto:

Il discorso è più articolato, secondo me è impossibile insegnare a vivere, ogni esistenza è diversa, ognuno deve imparare il suo modo di vivere. Anche a scuola si deve imparare a vivere, ma non si può insegnarlo direttamente: si insegnano le discipline, si fanno esperienze. La ricaduta esistenziale c'è, ma è indiretta e tale deve rimanere, se no avremo scuole confessionali o settarie. Poi è chiaro che qualche consiglio materno/paternale lo dai, ma non deve essere il fine.

Ogni esistenza è diversa, ma esistono regole del comune viver civile e di responsabilità personale, che non hanno sddolutamente nulla di confessionale o di settario, e che si insegnano astenendosi - per carità - dal dare consigli di qualsiasi tipo, profondamente inutili e anche ipocriti, praticandole in prima persona ed esigendo che in classe e a scuola vengano praticate, come in qualsiasi altro luogo.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 9:51 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Felipeto ha scritto:
Le barbe al rogo. Comunque mi sono sempre depilato il petto con rasoi Venus da donna,non c era necessità di crearne altri..

Ecco, altra bella bufala commerciale, i "rasoi da donna". In che cosa si differenzierebbero dai rasoi da uomo, proprio non l'ho mai capito. Ultimamente si sono inventati quelli aromatizzati all'aloe o all'olio di mandorla, ma mi sembra evidente che si tratti di dettagli sfiziosi che servono solo a far sentire la cliente "più coccolata" e quindi ad aumentare il prezzo. E non ho mai nemmeno capito in che cosa si differenzierebbero (per un maschio) i rasoi da utilizzare solo per la barba da quelli da utilizzare per altre parti del corpo. A me sembra che QUALSIASI lametta vada bene esattamente allo stesso modo, purché utilizzata con prudenza e delicatezza opportune, che ognuno (sia maschio che femmina) dovrebbe essere in grado di calibrarsi da solo...
Nel colore; le donne si autoconvincono che hanno peli più piccoli se il rasoio che li taglia è rosa.

E poi dicono che gli esseri umani sono gli animali più intelligenti del pianeta ! Non posso credere che l'ornitorinco sia più imbecille ....... oddio ...... forse l'ornito-rinco ...... OK ho sbagliato esempio.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 10:33 pm

Bequadro ha scritto:
Dulcamara ha scritto:

Il discorso è più articolato, secondo me è impossibile insegnare a vivere, ogni esistenza è diversa, ognuno deve imparare il suo modo di vivere. Anche a scuola si deve imparare a vivere, ma non si può insegnarlo direttamente: si insegnano le discipline, si fanno esperienze. La ricaduta esistenziale c'è, ma è indiretta e tale deve rimanere, se no avremo scuole confessionali o settarie. Poi è chiaro che qualche consiglio materno/paternale lo dai, ma non deve essere il fine.

Ogni esistenza è diversa, ma esistono regole del comune viver civile e di responsabilità personale, che non hanno sddolutamente nulla di confessionale o di settario, e che si insegnano astenendosi - per carità - dal dare consigli di qualsiasi tipo, profondamente inutili e anche ipocriti, praticandole in prima persona ed esigendo che in classe e a scuola vengano praticate, come in qualsiasi altro luogo.

Questo indubbiamente, ma a scuola non andrebbero insegnate, andrebbero pretese! Quantomeno dopo la prima elementare.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 11:00 pm

Si potrebbero pretendere qualora venissero insegnate al momento giusto, ma siccome ahimè questo non succede, qualunque momento diventa quello necessario.
Senza contare che comunque il rispetto delle regole e la maturazione personale alla responsabilità durano tutta la vita.
La qualità dell'insegnamento, a mio parere, non è data soltanto dai contenuti disciplinari e dalla metodologia, ma anche dalle qualità umane del docente, che per primo deve praticare i comportamenti e gli atteggiamenti che pretende dagli studenti. Si insegna soprattutto con l'esempio.
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 11:07 pm

...eravamo comunque partiti da una 15 enne che attraversa i binari di una stazione a piedi mentre controlla il suo smartphone
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 11:19 pm

avidodinformazioni ha scritto:
E poi dicono che gli esseri umani sono gli animali più intelligenti del pianeta ! Non posso credere che l'ornitorinco sia più imbecille ....... oddio ...... forse l'ornito-rinco ...... OK ho sbagliato esempio.

Ti sbagli con il signor Ionito Rinco per l'elenco anagrafico formale, ma nella vita privata Rinco Ionito.
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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 11:21 pm

Felipeto ha scritto:
...eravamo comunque partiti da una 15 enne che attraversa i binari di una stazione a piedi mentre controlla il suo smartphone

Hai ragione, ho il vizio di divagare, in tutti i campi... In parte vi do ragione sulla svagatezza dei giovani d'oggi e sull'impuerilimento culturale, visibile peraltro in tutte le fasce di età e in tutti gli ambiti. In parte sono relativista: quante stupidaggini facciamo e abbiamo fatto in gioventù, anche rischiando la vita, e ci va/è andata bene? Il problema è sociale, prima ancora che giovanile.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: SAGA DEL TRENO pt.3   Gio Lug 21, 2016 11:45 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Felipeto ha scritto:
Avido sarà processato dal Tribunale Dell Aia.il capo d accusa: confronto panda 30-ritmo 105 tc. E comunque la 130 abarth era ancora più selvaggia.per la Camporella c era la Cabrio, quella di Benigni...

Ma solo io ho frequentato felicemente uomini che non guidavano (o a cui non importava niente delle macchine), ma che evidentemente avevano altre buone qualità lo stesso?  : - )

Il fatto è, cara paniscus, che ci sono uomini che amano a tal punto le loro auto da servirle  più che essere serviti dalle stesse.
A volte sono davvero maniacali nel culto del proprio mezzo di locomozione.
Da ragazza mi sono sempre divertita a notare come qualcuno di loro misurasse la sua presunta virilità dall'intensità della pressione del  piede sull'acceleratore e dalla relativa sgommata. E la cosa, pur non avendo alcuna valenza sul loro appeal, mi faceva morire di risate!

Tornando però all'argomento del topic devo convenire con mac67! Si tratta di un problema di educazione familiare. Entrambe i miei figli avevano, fin dalla tenera età, il limite del marciapiede: sapevano che per nessun motivo avrebbero potuto attraversare senza l'accompagnamento di un adulto, e si bloccavano automaticamente prima di attraversare. Successivamente, e per gradi, gli ho insegnato a farlo con estrema circospezione, non facendo mai affidamento sul fatto che tutti seguano le prescrizioni di fermata. Ad oggi, sebbene siano grandi, pretendo la loro attenzione quando attraversano la strada...senza se e senza ma.
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SAGA DEL TRENO pt.3
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