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 Riflessione critica sui DSA.

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Scuola70



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MessaggioOggetto: Riflessione critica sui DSA.   Ven Ago 19, 2016 8:28 pm

Promemoria primo messaggio :

Vorrei proporre una mia analisi critica sul mondo dei DSA. Innazitutto, dopo la legge del 29 settembre 2010 sulla dislessia e sui DSA che impone alle scuole di preparare un PDP per chi ha disturbi di apprendimento, sono aumentati a dismisura i casi di DSA riconosciuti da certificazioni e l'associazione AID (Associazione italiana dislessia) ha iniziato ad affermare che non è mai troppo presto per sottoporre i bambini fin dalle elementari a test per la dislessia. Ora, possibile che siano diventati tutti dislessici o discalculici? Non solo, possibile che non si riconosca che le difficoltà di lettura possano dipendere anche da fattori emotivi (ansia della prestazione) oppure da scarsità di stimoli culturali? Se sei deprivato culturalmente leggerai poco o nulla, e quindi non è necessario essere Einstein per comprendere che la tua abilità di lettura non sarà eccelsa. Invece no, le difficoltà devono dipendere da disfunzioni cerebrali, ma del resto non viene detto quale area del cervello è interessata dal problema, si dice solo che il problema è presente e durerà a vita, ma poi quando il DSA viene inserito nel mondo lavorativo non gli viene redatto il PDP, leggerà come tutti. E soprattutto, ammesso che la dislessia ci sia, gli strumenti compensativi SISTEMATICI (adottati sempre) non possono essere perfino controproducenti? Essi impediscono di fatto alla persona di fare quello sforzo mentale che favorirebbe una concentrazione maggiore, perché non è affatto vero secondo me che il cervello non possa recuperare l'assenza eventuale di connessioni, tanto più gli scienziati studiano il cervello tanto più notano come esso può stabilire nuove connessioni grazie all'impegno, può migliorare le connessioni neurali esistenti, quindi io sono convinto che possa anche recuperare deficit esistenti. Soprattutto se non mi si fa toccare con mano la natura FISICA del problema con dati obiettivi io sarò sempre scettico sulla sua reale natura neurobiologica e irrimediabile.
Soprattutto ritengo che il fatto di sottoporre a test in massa bambini di sei anni sia espressione di un approccio assolutamente freddo e insensibile all'essere umano, è come trattare la persona come una macchina che se in un tempo stabilito non risponde a determinati imput (stimoli a leggere o a calcolare) con degli output ( risultati) allora è GUASTA, ma ragazzi stiamo delirando forse? In questo modo ragazzi secondo me soltanto deprivati culturalmente vengono considerati come portatori di una disfunzione, sono etichettati come dislessici/discalculici, ci sono sempre di più casi di depressione dovuta a questo, casi di ragazzi che non hanno studiato più per questo, io ho avuto tre anni fa un alunno che piangeva sistematicamente ogni qualvolta gli si davano gli strumenti compensativi, li rifiutava dicendo di essere esattamente come gli altri, ma intanto i genitori li pretendevano. No, per me è tutto sbagliato, voi come la pensate?
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 12:42 pm

Ire ha scritto:
mac67 ha scritto:
Ire ha scritto:

per quale motivo mac  pensi che il fatto che il ragazzino simulasse  cambi qualcosa?

Perché il test è fenomenologico, e quindi simulando si possono ottenere gli stessi risultati di chi un DSA ce l'ha davvero.

Credi a me, se questa persona ha davvero certificato un dsa nel figlio della signora che stava simulando, sapeva benissimo di star certificando un dsa inesistente


E si stava appunto dicendo che questo professionista è disonesto, non che sia ingenuo o distratto, ma che sia disonesto.

E che, come è stato ben disponibile a certificare un dsa inesistente sapendo benissimo che era inesistente, senza nemmeno provare a sollevare il dubbio e dire chiaramente al ragazzo e ai genitori che secondo lui il dsa era inesistente... allora, quasi sicuramente ne avrà fatte molte altre, di diagnosi false, e che le abbia fatte consapevolmente sapendo di mentire. Tutte queste diagnosi false, ovviamente, agli occhi di chi le legge dopo, e che deve usarle come documentazione a scuola, sono completamente indistinguibili da quelle autentiche.

A questo punto, la domanda ovvia: quale motivo spinge un professionista a mentire su una diagnosi del genere? Ossia a dire alla madre del ragazzo che suo figlio ha effettivamente un dsa, anche se sa di mentire? Solo perchè la madre del ragazzo lo paga? Ma l'avrebbe pagato comunque, trattandosi di un normale consulto di un professionista privato. I soldi previsti per la visita e per i test, il medico li avrebbe incassati lo stesso, non mi risulta che ci sia lo sconto a seconda di quale sia l'esito del test, no? Se vado a farmi le analisi del sangue per vedere se ho l'anemia o no, mica me lo fanno pagare SOLO se l'anemia ce l'ho davvero! Quindi, torniamo a noi: a meno di non pensare che sia uno squilibrato mentale che si diverte a ingannare i propri pazienti per puro e semplice godimento personale, vuol dire che l'ha fatto perché ha pensato che gli convenisse, che ne avrebbe ricavato qualche vantaggio.

Ora, se il vantaggio non sta nei soldi intascati per quel consulto, visto che li avrebbe intascati lo stesso, allora dove sta?

Insomma, per quale motivo GLI CONVIENE?
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 1:06 pm

a scuola hai 13 anni   (a 18 lo stress lo reggi e mandi a quel paese almeno mentalmente chi vuoi)

al colloquio di lavoro se ti va bene ne hai 20 e lo stress hai imparato a reggerlo.

Restituisco la gentilezza, che non porta a nulla ma hai cominciato tu quindi mi adeguo:

balle, tellina, solo balle.


Ultima modifica di Ire il Dom Ago 28, 2016 1:17 pm, modificato 1 volta
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 1:13 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Ire ha scritto:
mac67 ha scritto:
Ire ha scritto:

per quale motivo mac  pensi che il fatto che il ragazzino simulasse  cambi qualcosa?

Perché il test è fenomenologico, e quindi simulando si possono ottenere gli stessi risultati di chi un DSA ce l'ha davvero.

Credi a me, se questa persona ha davvero certificato un dsa nel figlio della signora che stava simulando, sapeva benissimo di star certificando un dsa inesistente


E si stava appunto dicendo che questo professionista è disonesto, non che sia ingenuo o distratto, ma che sia disonesto.

E che, come è stato ben disponibile a certificare un dsa inesistente sapendo benissimo che era inesistente, senza nemmeno provare a sollevare il dubbio e dire chiaramente al ragazzo e ai genitori che secondo lui il dsa era inesistente... allora, quasi sicuramente ne avrà fatte molte altre, di diagnosi false, e che le abbia fatte consapevolmente sapendo di mentire. Tutte queste diagnosi false, ovviamente, agli occhi di chi le legge dopo, e che deve usarle come documentazione a scuola, sono completamente indistinguibili da quelle autentiche.

A questo punto, la domanda ovvia: quale motivo spinge un professionista a mentire su una diagnosi del genere? Ossia a dire alla madre del ragazzo che suo figlio ha effettivamente un dsa, anche se sa di mentire? Solo perchè la madre del ragazzo lo paga? Ma l'avrebbe pagato comunque, trattandosi di un normale consulto di un professionista privato. I soldi previsti per la visita e per i test, il medico li avrebbe incassati lo stesso, non mi risulta che ci sia lo sconto a seconda di quale sia l'esito del test, no? Se vado a farmi le analisi del sangue per vedere se ho l'anemia o no, mica me lo fanno pagare SOLO se l'anemia ce l'ho davvero! Quindi, torniamo a noi: a meno di non pensare che sia uno squilibrato mentale che si diverte a ingannare i propri pazienti per puro e semplice godimento personale, vuol dire che l'ha fatto perché ha pensato che gli convenisse, che ne avrebbe ricavato qualche vantaggio.

Ora, se il vantaggio non sta nei soldi intascati per quel consulto, visto che li avrebbe intascati lo stesso, allora dove sta?

Insomma, per quale motivo GLI CONVIENE?




La risposta è che se questo professionista è così disonesto gli può convenire fare quello che ha fatto perchè un professionista non si occupa solo di dsa e se è compiacente qui è compiacente anche lì.

ma la domanda non è questa.

la domanda rimane: perchè una persona seria e onesta e che desidera sì mettersi in gioco per una didattica inclusiva ma non desidera essere presa in giro e doversi sbattere per chi non avrebbe bisogno di nulla , una persona che spende qualche centinaia di euro per provarlo poi si guarda bene dal denunciare?



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tellina



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 1:45 pm

Ire ha scritto:
a scuola hai 13 anni   (a 18 lo stress lo reggi e mandi a quel paese almeno mentalmente chi vuoi)

al colloquio di lavoro se ti va bene ne hai 20 e lo stress hai imparato a reggerlo.

Restituisco la gentilezza, che non porta a nulla ma hai cominciato tu quindi mi adeguo:

balle, tellina, solo balle.
Riballe ireeee (specifico per chi non ci conosce: noi due in fondo ci vogliamo quasi bene eheheh)
Allo stress ci si allena anno per anno... Non è una questione anagrafica.
E lo stesso a "far di conto" come diceva la mia nonna.. .
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 2:00 pm

lo vedi che mi dai ragione?

allo stress ci si allena anno per anno non tutto in una volta.

Non sono magia gli strumenti compensativi.

Non è che non c'è fatica usandoli

c'è solo fatica come per gli altri.


ririballe tellina : - )
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disorientata71



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 2:55 pm

Mamma mia... confesso che a volte mi gira la testa a leggere questi topic sui DSA.......
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 3:15 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Ire ha scritto:
vorrei dire una cosa ad avido:     frequentando una persona il deficit cognitivo si individua, vero?

ci siamo capiti.
A dire il vero non ho capito; intuisco che tu stia dando dello scemo a qualcuno, non escludo di essere io, è presumibile che sia qualcuno che ha scritto dopo il tuo ultimo post delle 8.43 PM e lo abbiamo fatto in 3.

Escluderei francesca che non si rivolgeva a te; il cerchio si chiude su di me e su paniscus; se è per me allora riguarda il mio "sì", altrimenti riguarda il post delle 8.52, che essendo un'accusa di falsità si porta diverse lunghezze davanti a me.

Questa faccenda del deficit cognitivo dovrebbe essere approfondita perché ho ragionato esattamente come te, anche se, ahimè ,non sono arrivata alla stessa conclusione!
Poi mi sono chiesta se ne valesse davvero la pena, e mi sono risposta con determinazione: no!
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serpina



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 3:59 pm

scusate se torno alla banale pratica ma la questione mi sembra rilevante.
in queste pagine c'è chi riesce a usare vantaggiosamente con tutta la classe strategie adatte ai dsa.
quali?
paolotuguri ha citato il lavoro di gruppo. è vero, anch'io ho avuto ottimi risultati col lavoro di gruppo (si perde molto tempo ad organizzarlo ma se non lo si usa in modo episodico poi ci si guadagna) ma l'ho potuto usare massicciamente solo in geografia, materia che affronta questioni molto complesse ma anche molto attuali, per le quali non è difficile far costruire la conoscenza agli studenti: così come si fa a scuola la geografia non ha uno statuto epistemologico nè una storia, è un insieme di concetti eterogenei importanti però per leggere soprattutto il presente. certo,geografia ha un'ora a settimana,anzi, come disciplina autonoma non esiste neanche più.
ma già in storia col lavoro di gruppo ci faccio poco: certo, si possono confrontare le solite fonti, si può fare qualche lavoro di mitografia o iconografia, qualche approfondimento ma sono aspetti molto marginali della disciplina. qui che strategie si possono usare? mappe, linee del tempo, organizzatori grafici di ogni tipo ci sono già nei libri di testo, anzi ormai i testi son fatti solo di questa roba, hanno già le parole evidenziate e i riassuntini a bordo pagina. e per italiano che ci faccio col lavoro di gruppo? le abilità grammaticali(che comunque per un dsa...) o di scrittura non si implementano in gruppo, per lo meno all'età dei miei studenti. per non parlare della letteratura, dato che la semplice analisi del testo (abilità centrale per questa disciplina) richiede ovviamente una buona capacità di comprensione dello stesso (cosa ormai rara per la prosa e immaginate per la poesia). e col latino? ok, abbiamo detto che in teoria il latino non è un problema ma nella pratica, invece, lo è, soprattutto in prima, perchè i dsa ci sono anche negli indirizzi tradizionali. qui in gruppo cosa possono fare? certo non tradurre, dato che chi ha un gap significativo in queste circostanze si siede; certo, possono fare traduzione contrastiva, scelte lessicali ma sono cose che hanno poco a che fare con le abilità fondamentali che la disciplina richiede.
voglio dire che nelle mie materie il lavoro di gruppo, come molte altre strategie, risulta spesso pretestuoso perchè non è funzionale allo sviluppo delle competenze base. forse nella primaria non è così ma alle superiori le cose sono diverse, e non è un caso che non esistano materiali seri di didattica "inclusiva" per le superiori
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 4:18 pm

Difficile avere fiducia nel lavoro di gruppo quando per tutta la vita di studente (prima elementare - tesi seconda laurea) si è sempre lavorato da soli.

La base del lavoro di gruppo è avere tutti gli stessi obiettivi; vedremo quest'anno (liceo) ma gli anni scorsi (IPSIA ITIS) i gruppi avrebbero avuto una suddivisione netta: quello bravo che lavora e gli altri che aspettano per mettere il proprio nome al fondo del foglio.
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cha



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 4:19 pm

serpina ha scritto:
non è un caso che non esistano materiali seri di didattica "inclusiva" per le superiori

sono propensa a pensarla anch'io così (hai dimenticato le lezioni audio e video precedentemente suggerite).
D'altronde Ire ha ben chiarito che

Ire ha scritto:
"a scuola hai 13 anni (a 18 lo stress lo reggi e mandi a quel paese almeno mentalmente chi vuoi)
al colloquio di lavoro se ti va bene ne hai 20 e lo stress hai imparato a reggerlo.

quindi immagino che anche lei sia d'accordo che un conto è il lavoro in classe a 6/9/12/15 anni e un altro è alla fine del triennio delle superiori di cui qui stiamo parlando (dopo anni di strumenti dispensativi e compensativi, l'alunno DSA (se volenteroso) si è costruito le sue compensazioni)) ed eventualmente all'università dove le conoscenze si sono sedimentate e su di esse si appoggeranno quelle nuove e la personalità si è abbastanza strutturata da poter fronteggiare non soltanto l'eventuale stess della scuola, ma anche gli eventuali problemi di accettazione identitaria davanti alla propria certificazione DSA

di certificazioni strategiche è pieno il mondo (magari quelle che arrivano in extremis alla vigilia della maturità)
mi arrendo alla presenza della legge 170 (e seguirò la legge, of course), sono scettica sulla scientificità dell'argomento che la 170 norma e continuo a dubitare che la presenza degli strumenti citati nella 170 porti ad un reale apprendimento

cha
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 5:35 pm

ì


Ultima modifica di Ire il Dom Ago 28, 2016 7:02 pm, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 5:36 pm

cha ha scritto:
serpina ha scritto:
non è un caso che non esistano materiali seri di didattica "inclusiva" per le superiori

sono propensa a pensarla anch'io così (hai dimenticato le lezioni audio e video precedentemente suggerite).
D'altronde Ire ha ben chiarito che

Ire ha scritto:
"a scuola hai 13 anni (a 18 lo stress lo reggi e mandi a quel paese almeno mentalmente chi vuoi)
al colloquio di lavoro se ti va bene ne hai 20 e lo stress hai imparato a reggerlo.

quindi immagino che anche lei sia d'accordo che un conto è il lavoro in classe a 6/9/12/15 anni e un altro è alla fine del triennio delle superiori di cui qui stiamo parlando (dopo anni di strumenti dispensativi e compensativi, l'alunno DSA (se volenteroso) si è costruito le sue compensazioni)) ed eventualmente all'università dove le conoscenze si sono sedimentate e su di esse si appoggeranno quelle nuove e la personalità si è abbastanza strutturata da poter fronteggiare non soltanto l'eventuale stess della scuola, ma anche gli eventuali problemi di accettazione identitaria davanti alla propria certificazione DSA

di certificazioni strategiche è pieno il mondo (magari quelle che arrivano in extremis alla vigilia della maturità)
mi arrendo alla presenza della legge 170 (e seguirò la legge, of course), sono scettica sulla scientificità dell'argomento che la 170 norma e continuo a dubitare che la presenza degli strumenti citati nella 170 porti ad un reale apprendimento

cha

sono d'accordo sottolineando il

dopo anni di strumenti dispensativi compensativi e didattica adeguata
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cha



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Dom Ago 28, 2016 6:24 pm

Ire ha scritto:
didattica adeguata

cha


Ultima modifica di cha il Dom Ago 28, 2016 6:39 pm, modificato 1 volta (Ragione : inutilmente provocatorio)
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Scuola70



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 2:07 pm

Io crederò sempre nel valore dell'apprendimento individuale, e MAI nel lavoro di gruppo. E se dico MAI è perché l'ho sperimentato con i miei alunni,se dico MAI è perché vedo che quando faccio fare lavori di gruppo sistematicamente ci si distrae di più e poi si apprende meno,si perde il tempo in chiacchiere inutili, i più bravi (a volte deboli di carattere, anzi sovente...) vengono sovente usati dai più sfaticati e SCAFATI, che si appoggiano comodamente a loro ed allora chi è bravo non ne avvantaggia comunque e chi è carente ne viene svantaggiato. Più ci si affida all'altro meno si pensa autonomamente, meno si elaborano soluzioni originali, semplicemente si dipende dall'altro come da una comoda spalla, affidarsi al leader di un gruppo avvantaggia il senso critico? No, assolutamente, ti porta solo a conformarti, ad essere gregario, e gli istinti gregari addormentano il cervello razionale, lo rendono pigro e conformista, più è forte l'affidamento al leader e meno si è liberi di pensare con la propria testa, è come se si dicesse: "Mi affido a te, non ho bisogno quindi di riflettere".Quando si è da soli invece si è costretti a fare appello a tutte le proprie risorse cognitive, perché non c'è nessuno a darti la soluzione e quindi il cervello è costretto dall'impegno maggiore ad attivare più aree e a padroneggiare in prima persona la realtà. Gli istinti gregari vanno superati in nome della stessa evoluzione dell'uomo e l'apprendimento cooperativo io lo lascio volentieri ai bonobo, che intellettualmente sono inferiori agli stessi scimpanzè, che guarda caso sono molto più competitivi. Maria Miceli, direttrice del CERN di Ginevra, una volta ha detto: "ISOLANDOSI si sviluppano tutte le superiori facoltà mentali, si sviluppa la capacità di concentrazione, poiché la presenza di altre persone inevitabilmente distrae, si sivluppano le capacità di problem solving, di analisi e di critica", altroché cooperazione.
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serpina



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 3:07 pm

il lavoro di gruppo, se organizzato bene, funziona in alcuni casi ma non funziona affatto in altri. continuo a credere che molto dipenda dalle discipline e dal tipo di scuola, e c'è la concreta possibilità che alle superiori il lavoro di gruppo sia del tutto inutile o addirittura controproducente nella maggior parte delle discipline.
cha mi ha ricordato che più indietro erano state suggerite video e audio lezioni: fortunatamente in rete ce ne sono fin che si vuole. la domanda è sempre la solita: servono? ne fornisco sempre una selezione in piattaforma alle mie classi ma non posso certo dire che abbiano fatto la differenza nella mia didattica. certo, per un dsa o uno straniero è più semplice ascoltare che leggere (per uno straniero non sempre, a dire il vero), ma se serve solo a questo l'audiolezione è uno mero strumento, mica una strategia didattica.
e il punto è questo: cos'è che funziona davvero con i dsa a livello di strategia didattica?
qui ci sono insegnanti e genitori, qualcuno di voi ha mai visto una strategia didattica funzionare (alle superiori)? me la descrive? (assicuro che la domanda non è ironica né polemica)
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 3:37 pm

Scuola70 ha scritto:
Iai bonobo, che intellettualmente sono inferiori agli stessi scimpanzè,

E questa da dove esce?

Facendo la tara (per entrambe le specie) al fatto che gli esempi studiati dettagliatamente siano POCHI (e che quindi con un numero di esempi molto limitato la statistica si fa abbastanza male), ma a me non risulta proprio.

E il nick che uso sta a significare che mi interesso di questi argomenti da parecchi anni...
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 4:19 pm

serpina ha scritto:

e il punto è questo: cos'è che funziona davvero con i dsa a livello di strategia didattica?
qui ci sono insegnanti e genitori, qualcuno di voi ha mai visto una strategia didattica funzionare (alle superiori)? me la descrive? (assicuro che la domanda non è ironica né polemica)

guarda, lo vorrei veramente sapere anch'io, per ora non ho trovato risposta alcuna

cha
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 4:26 pm

discutiamo sulla didattica per i bonobo, piuttosto
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cha



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 5:03 pm

modalità rompi@@@@@ on

ushikawa ha scritto:
discutiamo sulla didattica per i bonobo, piuttosto

aggiungo e rilancio: ma perchè non della didattica del sarchiapone

l'ha gia notato Ire: quando si passa dall'astratto al concreto e si chiedono esempi attuabili nelle nostre classi (e non nelle classi ideali), declinate sul latino, la matematica, l'inglese, la chimica..., con alunni al di fuori dell'obbligo scolastico, con capacità cognitiva integra, con disturbi con cui convivono da anni, l'interlocutore che sino ad allora aveva raccomandato l'uso di una didattica apposita si trova ad eludere l'argomento, a glissare, a cambiare discorso e a lasciare la domanda (legittima!) a penzolare nel vuoto

penserò male (ma magari ci azzecco): sembra quasi che questa didattica (non so neanche più come chiamarla... apposita? speciale? inclusiva?) sia come l'araba fenice... che ci sia ciascun lo dice, quale sia nessun lo sa


cha

questo non collide che ciascuno di noi già svolga il proprio programma con un mix inestricabile di lezioni frontali, attive, partecipate, laboratoriali, usando la peer to peer, il learning by doing, la flipped lesson… no, guardate, per quest’ultima non ce la posso fare!
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Lun Ago 29, 2016 5:49 pm

ushikawa ha scritto:
discutiamo sulla didattica per i bonobo, piuttosto

E ai diritti dei bonobo con DSA non ci pensi?

Il concetto di "scimpanzé dislessico" o di "orango discalculico" l'avevo già proposto parecchi giorni fa: vorresti discriminare il bonobo disgrafico o il gorilla disortografico?

RAZZISTA!!!!!! SPECISTA!!!!! ANTIDEMOCRATICO!!!!!!
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 9:16 am

cha ha scritto:
modalità rompi@@@@@ on

ushikawa ha scritto:
discutiamo sulla didattica per i bonobo, piuttosto

aggiungo e rilancio: ma perchè non della didattica del sarchiapone

l'ha gia notato Ire: quando si passa dall'astratto al concreto e si chiedono esempi attuabili nelle nostre classi (e non nelle classi ideali), declinate sul latino, la matematica, l'inglese, la chimica..., con alunni al di fuori dell'obbligo scolastico, con capacità cognitiva integra, con disturbi con cui convivono da anni, l'interlocutore che sino ad allora aveva raccomandato l'uso di una didattica apposita si trova ad eludere l'argomento, a glissare, a cambiare discorso e a lasciare la domanda (legittima!) a penzolare nel vuoto

penserò male (ma magari ci azzecco): sembra quasi che questa didattica (non so neanche più come chiamarla... apposita? speciale? inclusiva?) sia come l'araba fenice... che ci sia ciascun lo dice, quale sia nessun lo sa


cha

questo non collide che ciascuno di noi già svolga il proprio programma con un mix inestricabile di lezioni frontali, attive, partecipate, laboratoriali, usando la peer to peer, il learning by doing, la flipped lesson… no, guardate, per quest’ultima non ce la posso fare!

E' quasi impossibile che qualcuno possa dirti in concreto quale sia il metodo migliore, è impossibile perchè le caratteristiche generali dei dsa (poi ti indico un link nel quale puoi trovare in linea di massima qualcosa) e dei docenti devono incastrarsi con le caratteristiche peculiari di ciascun dsa, di ciascun docente e di ciascuna classe, e questo solo il docente interessato può saperlo fare.

Se tu non avessi detto, ad esempio, che non arrivi alla flipped, io ti avrei consigliato di provare qualche argomento in quel modo, lo sento molto vicino alle possibilità di dsa già grandi ed è sicuramente piacevole anche per chi non ha quel tipo di caratteristica.  Tu però non ce la puoi fare, e ne hai anche diritto, direi : - )  allora bisogna trovare un modo diverso.

Vero  anche che con alunni grandi che non sono mai stati seguiti, con le diagnosi tardive, o ci troviamo di fronte a ragazzi devastati psicologicamente per i quali l'intervento non può che essere un supporto psicologico associato a pesanti misure compensative e dispensative per dedicarsi solo in seguito a vedere cosa ancora si possa fare per aiutarli nell'apprendimento (ma siamo davanti a casi limite, che ci sono ma non sono significativi come numero)  o ci troviamo di fronte a ragazzi veramente molto dotati, magari patologicamente stanchi (e per questo in cedimento davanti all'apprendimento) che hanno già in qualche modo trovato strategie utili e che ancora hanno solo bisogno di compensativi e qualche dispensa.

Vero anche che ci sono alcune materie in cui è più semplice proporre qualcosa di alternativo.

Ma in rete e di lì con contatti personali si trovano, per fortuna, docenti che condividono la propria esperienza e i propri tentativi.  Cercando qualcosa si trova e qualcosa d'altro invece va proprio inventato partendo dalle caratteristiche note e comuni e arrivando al proprio particolare.  Siete specialisti in didattica siete voi che dovete lavorare su questo.



mi spiace se metto il link lo segnala come malware in realtà non lo è

volevo indicare  I-7-punti-chiave-Erickson-per-una-didattica-realmente-inclusiva


Ultima modifica di Ire il Mar Ago 30, 2016 9:51 am, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 9:46 am


c'è un gruppo che si sta costituendo su fb a cura di Sabina Tartaglia vi invito a dare una occhiata ci sono tante idee e molta professionalità


Didattica in movimento
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 10:52 am

Ire ha scritto:
volevo indicare  I-7-punti-chiave-Erickson-per-una-didattica-realmente-inclusiva
http://www.malware-site.www/Pagine/I-7-punti-chiave-Erickson-per-una-didattica-realmente-inclusiva.aspx

"L’apprendimento non è mai un processo solitario, ma è profondamente influenzato dalle relazioni, dagli stimoli e dai contesti tra pari"

Balle ! Io non ho mai collaborato con gli altri, mi si può dare dello stronzo ma ho imparato (quasi) sempre più di tutti.

"Per valorizzare le differenze individuali è necessario essere consapevoli e adattare i propri stili di comunicazione, le forme di lezione e gli spazi di apprendimento.

Inoltre, adattare significa variare i materiali rispetto ai diversi livelli di abilità e ai diversi stili cognitivi presenti in classe."

E siamo alle solite, se vuoi fare una didattica inclusiva devi fare il precettore, ma con 30 ragazzi in classe devi fare il multiprecettore ovvero ....... scopa nel culo.

"Per gli alunni con maggiori difficoltà sono di grande aiuto tutte le forme di schematizzazione e organizzazione anticipata della conoscenza"

Vero, vale per tutti però, quindi un buon insegnante offre a tutti alla lavagna uno schema di quello che fa; ai DSA o H che non sono capaci di copiare offre una fotocopia.

"4. Processi cognitivi e stili di apprendimento"

Quindi ? Ha copiaincollato da una lezione di fuffodidattica ?

"L’insegnante agisce su quattro livelli di azione metacognitiva, per sviluppare strategie di autoregolazione e mediazione cognitiva e emotiva, per strutturare un metodo di studio personalizzato e efficace, spesso carente negli alunni con difficoltà.

Io non so quali siano i miei processi cognitivi; tu conosci i tuoi ? Quali processi hai sviluppati e quali no ? Moltiplica per 30 e poi per 10 (la testa non trasparente) ed avrai un'idea del lavoro da fare ..... e poi bisogna farlo.

" 6. Emozioni e variabili psicologiche nell’apprendimento"

Ma vaffanculo !

"In una prospettiva inclusiva la valutazione deve essere sempre formativa, finalizzata al miglioramento dei processi di apprendimento e insegnamento. È poi necessario personalizzare le forme di verifica nella formulazione delle richieste e nelle forme di elaborazione da parte dell’alunno. "

La valutazione deve essere sempre formativa, punto e basta; le disequazioni si risolvono sempre nello stesso modo, non c'è nulla da personalizzare; infine la didattica per competenze tanto osannata dai didattofuffologi consente di risolvere in modi diversi lo stesso problema di vita e lavoro; quindi io ti do lo stesso problema che do agli altri (perchè la vita ed il lavoro quelli sono) e poi tu lo risolvi come cazzo ti pare e piace.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 11:07 am

ma stai parlando con me?

Il mio lavoro si è orientato ben diversamente rispetto all'insegnamento in una scuola.
Sapevo che non sarebbe stato per me

Sono anni, avido, che convengo con la difficoltà di fare qualcosa di buono per tanti diversi, sono anni che dico che in alcuni casi sarebbe opportuno un docente in affiancamento perchè tutto non si può fare. Non è dato e allora l'unico sistema è quello di provare a trovare qualcosa che vada bene per tutti e abbastanza bene per qualcuno.

Chi ha un dsa di grado medio o severo può avere specialisti o famigliari o associazioni che dicono quello che vogliono ma se non è seguito personalmente anche a casa difficilmente riesce e a scuola può ottenere solo la promozione regalata.

Detto questo: state cercando qualcosa di diverso ma criticate tutto. Non è il modo per andare avanti. Provateci.

Tu dici che hai sempre appreso da solo ma tu non sei dsa, non fermarti alla generalizzazione necessaria in un elenco di punti. analizza la cosa e cerca di uscire dal limite del tuo modo di essere. Non è detto che per altri sia sbagliato ciò che è sbagliato per te.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 11:24 am

Ire ha scritto:
ma stai parlando con me?
Il post era per te, il "vaffanculo" era per la Erickson.
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