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 Riflessione critica sui DSA.

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Scuola70



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MessaggioOggetto: Riflessione critica sui DSA.   Ven Ago 19, 2016 8:28 pm

Promemoria primo messaggio :

Vorrei proporre una mia analisi critica sul mondo dei DSA. Innazitutto, dopo la legge del 29 settembre 2010 sulla dislessia e sui DSA che impone alle scuole di preparare un PDP per chi ha disturbi di apprendimento, sono aumentati a dismisura i casi di DSA riconosciuti da certificazioni e l'associazione AID (Associazione italiana dislessia) ha iniziato ad affermare che non è mai troppo presto per sottoporre i bambini fin dalle elementari a test per la dislessia. Ora, possibile che siano diventati tutti dislessici o discalculici? Non solo, possibile che non si riconosca che le difficoltà di lettura possano dipendere anche da fattori emotivi (ansia della prestazione) oppure da scarsità di stimoli culturali? Se sei deprivato culturalmente leggerai poco o nulla, e quindi non è necessario essere Einstein per comprendere che la tua abilità di lettura non sarà eccelsa. Invece no, le difficoltà devono dipendere da disfunzioni cerebrali, ma del resto non viene detto quale area del cervello è interessata dal problema, si dice solo che il problema è presente e durerà a vita, ma poi quando il DSA viene inserito nel mondo lavorativo non gli viene redatto il PDP, leggerà come tutti. E soprattutto, ammesso che la dislessia ci sia, gli strumenti compensativi SISTEMATICI (adottati sempre) non possono essere perfino controproducenti? Essi impediscono di fatto alla persona di fare quello sforzo mentale che favorirebbe una concentrazione maggiore, perché non è affatto vero secondo me che il cervello non possa recuperare l'assenza eventuale di connessioni, tanto più gli scienziati studiano il cervello tanto più notano come esso può stabilire nuove connessioni grazie all'impegno, può migliorare le connessioni neurali esistenti, quindi io sono convinto che possa anche recuperare deficit esistenti. Soprattutto se non mi si fa toccare con mano la natura FISICA del problema con dati obiettivi io sarò sempre scettico sulla sua reale natura neurobiologica e irrimediabile.
Soprattutto ritengo che il fatto di sottoporre a test in massa bambini di sei anni sia espressione di un approccio assolutamente freddo e insensibile all'essere umano, è come trattare la persona come una macchina che se in un tempo stabilito non risponde a determinati imput (stimoli a leggere o a calcolare) con degli output ( risultati) allora è GUASTA, ma ragazzi stiamo delirando forse? In questo modo ragazzi secondo me soltanto deprivati culturalmente vengono considerati come portatori di una disfunzione, sono etichettati come dislessici/discalculici, ci sono sempre di più casi di depressione dovuta a questo, casi di ragazzi che non hanno studiato più per questo, io ho avuto tre anni fa un alunno che piangeva sistematicamente ogni qualvolta gli si davano gli strumenti compensativi, li rifiutava dicendo di essere esattamente come gli altri, ma intanto i genitori li pretendevano. No, per me è tutto sbagliato, voi come la pensate?
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 1:28 pm

cha ha scritto:
Ire ha scritto:
sicura che nessuno lo stia facendo?

probabilmente lo si sta facendo, bisognerà poi vedere se quanto osservato è utilizzabile in un contesto completamente diverso, come la scuola. diverso in tempi, organizzazioni, richieste... o anche nelle necessità di alunni e docenti

cha

certo.

Cominciano ad essere ora confronti in questo senso.

Io però qui mi fermo. Non è un mondo che conosco bene.

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cha



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 1:40 pm

Ire ha scritto:
Cominciano ad essere ora confronti in questo senso

guarda, se tanto mi da tanto, l'esempio di come andrà a finire (o sta già finendo) l'università ce l'abbiamo sotto gli occhi: prendi una qualsiasi buona scuola superiore e trascinala per altri 3 anni... solo che mi vien difficile pensare alla personalizzazione della didattica, anzi, mi vien difficile pensare ad alcuni mostri sacri (ognuno ne ha qualcuno nel suo percorso di studente, non parlo di stronzi, ma di carismatici) che facciano didattica diversa da quella frontale

se invece mi parli di stili di apprendimento, non si potrà che osservare ovvietà: è ovvio che se motivato lo studente migliorerà nel prendere appunti, nel copiare schemi, nel costruire mappe financo a perfezionarsi anche nell'esposizione orale; in più uno studente di quell'età ha completato al formazione del pensiero astratto e logico/formale

quindi, bisognerà vedere se e come, gli stili di apprendimento dei ventenni motivati possano essere utili ad adolescenti che non sempre sono motivati

cha
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 1:52 pm

ti confesso che faccio fatica anche io a pensare a come sia possibile.

Ci sto ragionando perchè mi si chiede di scendere in campo a fianco di chi sta operando sulle università ma sto ancora cercando di capire cosa si voglia ottenere.

Sicuramente sì a tutti i mezzi compensativi possibili e immaginabili ma per il resto se si vuole sostenere che alla fine una persona trova strategie per fronteggiare comunque il problema bisognerà dimostrarlo.
Si deve utilizzare il tempo della scuola dell'obbligo per trovare il modo.

Inoltre all'università, tranne pochi pochissimi esami, tutto lo studio è incentrato su materie scelte dallo studente, su cose che gli piacciono, che gli interessano e che dovrebbero essere per questo più semplici. Ancora non ci sono obblighi all'università nè ci sono impedimenti. Il lavoro è principalmente autonomo, nessuno vieta la registrazione della lezione. Lì davvero non importa il come si fa.

Ma come dicevo prima sto solo ragionando a voce alta perchè è quello che succede ai miei figli ed è l'unica cosa che conosco dell'università. Sto cercando di capire se mantenendo la certezza dell'apprendimento vero può succedere anche qualcosa di diverso ai ragazzi e se per questo ci sia qualcosa da fare.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 2:03 pm

Ire ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
cha ha scritto:
Ire ha scritto:
E' quasi impossibile che qualcuno possa dirti in concreto quale sia il metodo migliore, è impossibile perchè le caratteristiche generali dei dsa (poi ti indico un link nel quale puoi trovare in linea di massima qualcosa) e dei docenti devono incastrarsi con le caratteristiche peculiari di ciascun dsa, di ciascun docente e di ciascuna classe, e questo solo il docente interessato può saperlo fare.

mi aspettavo una risposta del genere: in classe c'è di tutto, quindi dobbiamo fronteggiare tutto

Ire ha scritto:
Se tu non avessi detto, ad esempio, che non arrivi alla flipped

se ci sono colleghi matematicosi che usano la flipped... mi inchino, qui quando scrivo alla lavagna chiamiamo -2x un monomio mi dicono non ho capito, figurati se do del materiale non premasticato dalla spiegazione...

Ire ha scritto:
alunni grandi che non sono mai stati seguiti, con le diagnosi tardive

in effetti qui non stiamo parlando della scuola dell'obbligo

Ire ha scritto:
volevo indicare  I-7-punti-chiave-Erickson-per-una-didattica-realmente-inclusiva

ti ringrazio, ma non serve, non è calibrato su quanto avevo chiesto e sulla piega che ha preso il topic: qui ci si ferma al biennio delle superiori

cha


ma visto che la legge riguarda anche l'università, come mai nessuno pretende mai una bella riflessione sugli stili di apprendimento agli accademici?

sicura che nessuno lo stia facendo?


Se ci fossero fuffologi che si sprecano anche per l'università sarebbe confermata l'ipotesi che la debolezza della scuola ha favorito notevolmente la diffusione di molte pedagogie farlocche, che non hanno trovato argini adeguati e soprattutto che non si sono sentiti inibiti nel proporre
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Scuola70



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 2:17 pm

Invece secondo me sarebbe giusto dare anche del materiale non spiegato dall'insegnante in modo tale che gli studenti possano far lavorare la mente in maniera autonoma, e non solo guidata dall'insegnante, significa renderli più liberi e padroni del proprio sapere e di se stessi. Tuttavia sull'applicabilità di tale metodo ho dei dubbi, non sempre le cose giuste sono anche facili.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 2:25 pm

Ire ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
L'altro giorno un mio caro amico professore universitario in una materia scientifica mi ha girato la mail di una sua studentessa al secondo anno di università e me ne ha chiesto ragione: ma lo insegnate ancora l'italiano a scuola?
A prescindere dalla scelta del registro completamente sbagliato per la circostanza, la cara ragazza lasciava in sospeso un'ipotetica (con "siccome"!), sbagliava tutta la sintassi (parliamo di tre righe di mail), last but not least scriveva il suo nome e cognome minuscolo.
Ora, non dovrebbe costituire un appunto come questo, fatto da un docente universitario, l'incapacità di scrivere una lettera formale per ottenere una banalissima informazione, la percezione di un insuccesso? Non è questo che dovremmo evitare invece della lacrimuccia davanti al compitino di scuola media tutto rosso? Se facciamo occhiacci cattivi invece di pacche sulle spalle, non ci penseranno magari due secondi in più prima di premere invio?

Il ragazzo cui fai occhi cattivi riesce a fare senza problemi il passaggio fonema grafema o per qualche motivo non riesce ad azzeccare le doppie o altro?

Se lo riesce a fare puoi anche fargli gli occhi cattivi e ci penserà forse due volte prima di scrivere che il calciatore calcia la pala.

Se proprio non ci riesce perchè è disortografico e se ci pensa mille volte e una ogni tanto l'azzecca perchè sa che ci vuole ma non sempre riesce poi a trasferire bene il suo pensiero (molto banalizzato non facciamo le pulci su questo) cosa gli dici in continuazione che sbaglia?  lo mortifichi e lo fai desistere.

La soluzione e smettere di dirglielo, non dirglielo in inglese; la soluzione è smettere di segnare gli errori, non segnarli con la penna verde.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 2:34 pm

Ire ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
L'altro giorno un mio caro amico professore universitario in una materia scientifica mi ha girato la mail di una sua studentessa al secondo anno di università e me ne ha chiesto ragione: ma lo insegnate ancora l'italiano a scuola?
A prescindere dalla scelta del registro completamente sbagliato per la circostanza, la cara ragazza lasciava in sospeso un'ipotetica (con "siccome"!), sbagliava tutta la sintassi (parliamo di tre righe di mail), last but not least scriveva il suo nome e cognome minuscolo.
Ora, non dovrebbe costituire un appunto come questo, fatto da un docente universitario, l'incapacità di scrivere una lettera formale per ottenere una banalissima informazione, la percezione di un insuccesso? Non è questo che dovremmo evitare invece della lacrimuccia davanti al compitino di scuola media tutto rosso? Se facciamo occhiacci cattivi invece di pacche sulle spalle, non ci penseranno magari due secondi in più prima di premere invio?

Il ragazzo cui fai occhi cattivi riesce a fare senza problemi il passaggio fonema grafema o per qualche motivo non riesce ad azzeccare le doppie o altro?

Se lo riesce a fare puoi anche fargli gli occhi cattivi e ci penserà forse due volte prima di scrivere che il calciatore calcia la pala.

Se proprio non ci riesce perchè è disortografico e se ci pensa mille volte e una ogni tanto l'azzecca perchè sa che ci vuole ma non sempre riesce poi a trasferire bene il suo pensiero (molto banalizzato non facciamo le pulci su questo) cosa gli dici in continuazione che sbaglia?  lo mortifichi e lo fai desistere.



Questa è una banalità condita di stucchevolezza e francamente di queste prefigurazioni di scenette tristi che dovrebbero costituire un argomento tranciante, ne ho piene le scatole.
Se vogliamo discutere facciamolo su un piano adeguato, da professionisti, e non come fossimo all'oratorio.

Da fuori si immaginano schiere di ragazzini depressi PER un tratto di penna.
I docenti cercano di spiegare che il problema sta invece proprio nell'indifferenza di fronte al tratto rosso, alla segnalazione dell'errore, alla mancanza totale di vergogna di non saper dialogare su un piano formale fuori dal contesto scolastico, per TUTTI, dsa e normoletti.

Verosimilmente questo significa una non corretta valutazione dell'errore, una mancata elaborazione delle proprie difficoltà (di ogni tipo esse siano), un mancanza di volontà di intervenire per rimuoverle, una assoluta incapacità di autovalutazione: in soldoni fragilità.

Nessuno vuole imporre la tabellina a un discalculico, ma imporre al discalculico la consapevolezza di non sapere le tabelline è nostro dovere, e questo, con ragazzi che, lo ribadisco, vivono nella bambagia e non si mortificano AFFATTO per la segnalazione di una difficoltà ma anzi alzano le spalle e blaterano "e vabbèèèèèèè", significa spesso restituire valore all'errore, farne elaborare lo statuto, non sminuirlo.

Costruire teorie in vitro significa anche ignorare un dato generazionale molto banale. Al ragazzino di 50 anni fa la segnalazione dell'errore da parte della maestra comportava ansia e mortificazione, oggi questo aspetto si è modificato: non ci sono più i genitori autoritari di una volta né gli insegnanti autoritari di una volta, e nessuno li rimpiange. Ma certo le strategie di approccio devono essere altre per essere efficaci.

Se credi sia più efficace posso anche coccolare il disortografico e il normoletto senza segnalargli (non parliamo di valutare perché per quello parla la legge e il PDP, ma di segnalazione) ogni volta l'errore, ma alla lunga questo comporterà una sua rimozione come errore, e non avrò fatto un buon servizio al ragazzo, che non ci penserà nemmeno le mille volte che indicano corretta valutazione delle proprie difficoltà, se non il loro impossibile superamento.
Ecco allora che il ragazzino premerà invio prima di aver attivato il correttore ortografico, o aver riletto le doppie, o aver messo le maiuscole
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 2:36 pm

Se non rileggessi i miei post ........
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:05 pm


Citazione :
La soluzione e smettere di dirglielo, non dirglielo in inglese; la soluzione è smettere di segnare gli errori, non segnarli con la penna verde.

Non hai colto il discorso sulla percezione visiva e la simbologia.

E' su questo che è basato il consiglio (al quale non varrebbe nemmeno la pena di dedicare più di un post data la sua marginalità) di segnare gli errori in un colore che non significhi "sbagli tutto".

E' un piccolo stratagemma suggerito per non infierire su bambini con problemi di autostima.

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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:22 pm

Ire ha scritto:
Citazione :
.. e di usare la penna verde speranza per correggere?
Chissà se ci avreste pensato da soli che essendo la penna rossa il simbolo dell'errore un compito tutto rosso dà all'alunno la percezione visiva del suo insuccesso e gli dice stop
mentre un compito tutto verde lo fa stare meno peggio guardando agli errori col pensiero di dire via c'è da correggere

Ma non hai sempre detto che si tratta di ragazzi di capacità cognitive normali, e che non sono scemi?

Francamente, pensare che un ragazzo di intelligenza normale, che appunto non è scemo, di fronte a un compito con venti errori e con il voto 4, lo considera DAVVERO meno deprimente solo perché i 20 errori e il voto 4 sono segnati in verde invece che in rosso, vuol dire una sola cosa: che di fatto, gli si sta dando di scemo. E non solo allo studente, ma si sta dando di scemi anche agli interlocutori, ai quali si vorrebbe ammannire questa stupefacente teoria...

...intendendo "stupefacente" proprio nel senso di psichedelico, come si addice a bizzarre visioni di simboli contorti, pieni di tanti colori vivaci diversi. .
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:33 pm

Ire ha scritto:

E' su questo che è basato il consiglio (al quale non varrebbe nemmeno la pena di dedicare più di un post data la sua marginalità) di segnare gli errori in un colore che non significhi "sbagli tutto".

E invece, limitarsi a spiegargli esplicitamente che NON E' VERO che il rosso significhi "sbagli tutto", e che il verde significhi "non ti preoccupare, sbagli di meno" (cosa che effettivamente non è vera), non ti sebrerebbe più onesto e più costruttivo?
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serpina



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:34 pm

Ire ha scritto:

E' quasi impossibile che qualcuno possa dirti in concreto quale sia il metodo migliore, è impossibile perchè le caratteristiche generali dei dsa (poi ti indico un link nel quale puoi trovare in linea di massima qualcosa) e dei docenti devono incastrarsi con le caratteristiche peculiari di ciascun dsa, di ciascun docente e di ciascuna classe, e questo solo il docente interessato può saperlo fare.

non dico il metodo migliore, dico un metodo qualunque, alcuni metodi che funzionino.
certo che ogni alunno con dsa è diverso dagli altri, così come ogni docente e ogni altro alunno, ma questo non vuol dire che non esistano metodologie abbastanza valide per tutti!
se mi si dice che devo cambiare metodologia didattica ed adottarne una valida per tutti mi si deve poter fare almeno qualche esempio che poi io adatterò alla mia situazione specifica.

Ire ha scritto:
Se tu non avessi detto, ad esempio, che non arrivi alla flipped, io ti avrei consigliato di provare qualche argomento in quel modo, lo sento molto vicino alle possibilità di dsa già grandi ed è sicuramente piacevole anche per chi non ha quel tipo di caratteristica.

sulla flipped sono intervenuta nel topic dedicato: ho partecipato ad una seria sperimentazione di flipped durata anni e i risultati sono stati molto deludenti. tra l'altro non capisco cosa abbia la flipped di innovativo, è esattamente la stessa cosa della lezione frontale -che però si segue da soli a casa anzichè in classe-.
perchè secondo te la flipped sarebbe adatta ai dsa? davvero sarebbe più facile per loro seguire una spiegazione teorica da soli (video o quel che sia)? a me pare piuttosto il contrario.

di solito nei licei gli alunni con dsa non hanno disturbi severi e fino alle medie non hanno avuto necessità di grandi supporti per cavarsela: poi però si trovano di fronte al muro di alcune discipline (che presentano difficoltà secondo me insormontabili per loro) e del carico di lavoro in generale.

Ire ha scritto:
Vero anche che ci sono alcune materie in cui è più semplice proporre qualcosa di alternativo.

di solito sono sempre le materie che comunque pongono meno problemi... cioè le materie che non prevedono l'acquisizione di una abilità specifica, di un fare pratico che abbia come esito giusto/sbagliato

Ire ha scritto:
Ma in rete e di lì con contatti personali si trovano, per fortuna, docenti che condividono la propria esperienza e i propri tentativi.  Cercando qualcosa si trova

come ho già scritto sono in caccia da un paio d'anni. per le superiori e per le mie discipline non c'è niente -niente di serio e pochissimo in generale-

Ire ha scritto:
e qualcosa d'altro invece va proprio inventato partendo dalle caratteristiche note e comuni e arrivando al proprio particolare

una metodologia didattica si può certamente inventare andando per tentativi ma una volta inventata deve essere replicabile, e i suoi risultati misurabili. altrimenti, anche se ha funzionato, non è una metodologia didattica, è una botta di culo.

i sette-punti-chiave mi paiono un cumulo di fuffa generica che non entra nella pratica, che invece è quello che ci interessa.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:36 pm

non si dà un quattro ad un disortografico per gli errori di ortografia.

E smontiamo una scemenza

non ho parlato di ragazzo ma ho parlato di bambino

e smontiamo la seconda scemenza

la terza è che chi ha problemi di autostima o altre nevrosi ha sicuramente bisogno di aiuto, vede sicuramente la realtà falsata ma questo non ha nulla a che fare con le abilità cognitive.

Uno degli aiuti per i piccoli può essere vedere il verde e non il rosso. Uno degli aiuti ripeto non l'aiuto solutivo
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:50 pm

sucsami serpina non ricordo cosa insegni.

Per quanto riguarda la replicabilità: per un alunno se un metodo funziona una volta probabilmente funzionerà anche la successiva, quindi è un metodo replicabile.

E se si trattasse di una botta di fortuna, che problema ci sarebbe? Non avresti insegnato?

Niente di particolarmente innovativo in effetti per la flipped ma visto che per i dsa può essere un problema mantenere in memoria una intera lezione frontale senza possibilità di staccare per fare schemi, di prendere appunti l'opportunità di applicarsi da soli come e quando e quanto si vuole e poi discuterne con il professore può essere un aiuto. (un po' lo stesso principio dell'apprendimento universitario)



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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 3:55 pm

come al solito si parla di cose diverse contemporaneamente, con grande confusione.

Un conto sono i dsa (veri) nelle età da scuola elementare, media, superiore e università, con i vari strumenti compensativi e dispensativi, a volte efficaci, a volte no. Imparano meno degli altri? Può essere, ma alla fine rimane un problema loro.

Ben altra cosa è il fatto che la proliferazione dei PDP (per dsa e bes veri e falsi) è diventata il grimaldello per assecondare una spinta collettiva a facilitare e banalizzare il percorso scolastico per tutti, creando un abbassamento generalizzato delle competenze richieste, con esiti catastrofici sulla preparazione culturale e le capacità lavorative di una generazione di italiani: un vero e proprio problema collettivo.

Se i PDP, formalizzati o anche solo attuati informalmente, rimanessero nell'ambito di una soglia fisiologica del 5%, per quei pochissimi veri DSA e per quei pochi veri BES, non staremmo qui a discutere.

Se in una classe di 20-15 persone, oltre ai disabili, ci sono 3 DSA e 4 BES (sparo numeri a caso), c'è un problema serio di carattere statistico e sociale.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 4:07 pm

Ire ha scritto:
sucsami serpina non ricordo cosa insegni.
lettere, lo scrivo in tutti i miei interventi proprio per rimanere sui problemi concreti...

Ire ha scritto:
Per quanto riguarda la replicabilità:  per un alunno se un metodo funziona una volta probabilmente funzionerà anche la successiva, quindi è un metodo replicabile.

ire, porta pazienza: va bene che ogni alunno dsa è unico e diverso dagli altri, ma questo vale per ogni alunno!
un metodo, anche restando sulla didattica tradizionale, non può funzionare per un solo alunno! altrimenti che fine fa la didattica inclusiva che deve andar bene per tutti?

Ire ha scritto:
E se si trattasse di una botta di fortuna, che problema ci sarebbe?  Non avresti insegnato?
avrei insegnato, certo: infatti è quello che faccio tutti i giorni. ma non avrei una metodologia da poter ripetere o condividere con altri.
per favore, basta giri di parole. di andar per tentativi siamo già capaci, grazie. se qualcuno può proporre strategie valide e replicabili bene, altrimenti silenzio e lasciateci lavorare.

Ire ha scritto:
Niente di particolarmente innovativo in effetti per la flipped ma visto che per i dsa può essere un problema mantenere in memoria una intera lezione frontale senza possibilità di staccare per fare schemi, di prendere appunti  l'opportunità di applicarsi da soli come e quando e quanto si vuole e poi discuterne con il professore può essere un aiuto. (un po' lo stesso principio dell'apprendimento universitario)

mi pare che questo si possa fare registrando la lezione in classe senza tutto l'enorme sbattimento della flipped.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 4:22 pm

Ire ha scritto:
non si dà un quattro ad un disortografico per gli errori di ortografia.

E smontiamo una scemenza

non ho parlato di ragazzo ma ho parlato di bambino

e smontiamo la seconda scemenza

la terza è che chi ha problemi di autostima o altre nevrosi ha sicuramente bisogno di aiuto, vede sicuramente la realtà falsata ma questo non ha nulla a che fare con le abilità cognitive.

Uno degli aiuti per i piccoli può essere vedere il verde e non il rosso.  Uno degli aiuti ripeto non l'aiuto solutivo  

Punto primo: io ho sempre ammesso di aver lavorato solo alle superiori e di non avere nessuna esperienza di insegnamento a BAMBINI, tranne qualche intervento occasionale di laboratori esterni, in cui comunque non spettava a me rispondere a una programmazione didattica e mettere il voto.

Punto secondo: non sta scritto da nessuna parte che un bambino, agli inizi del suo percorso scolastico e che sta appena imparando a leggere e a scrivere (con difficoltà o senza) abbia un istinto biologico innato a perpercepire il rosso come umiliante mentre il verde no. Questa è una pura e semplice fantasia che si sono inventati gli adulti, e che l'hanno scaricata indebitamente sul bambino, che invece originariamente non ne aveva idea, e di certo non l'ha ideata da solo. Quindi, basterebbe che tali adulti (che non sono certo gli insegnanti, ma i genitori o i fuffodidattologi) smettessero di attribuire al bambino fantasie che sono soltanto proprie, e smettessero di mettere in testa al bambino che la segnalazione degli errori in verde sia più gentile e meno severa di quella in rosso, e il problema si risolverebbe subito.

Punto terzo: se qualcuno ha problemi di NEVROSI, come dici tu, il professionista qualificato ad aiutarlo a risolvere la nevrosi è il medico o lo psicologo, NON l'insegnante. Pensare che un insegnante debba farsi carico di  risolvere i problemi di nevrosi di un allievo, mi sembra veramente delirante. Al contrario, è il medico o psicologo che lo segue, e che sta lì apposta per provare a risolvergli i problemi di nevrosi e non quelli di ortografia, a dovergli spiegare che la sua (eventuale) percezione del rosso come giudizio negativo più grave rispetto al verde, è priva di qualsiasi fondamento, e che appunto non è vera. E che una delle componenti della nevrosi sta proprio lì, ossia nell'abbarbicarsi a tutti i costi a una convinzione che non è vera.


Ultima modifica di paniscus_2.0 il Mar Ago 30, 2016 9:55 pm, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 4:27 pm

Ire ha scritto:

Citazione :
La soluzione e smettere di dirglielo, non dirglielo in inglese; la soluzione è smettere di segnare gli errori, non segnarli con la penna verde.

Non hai colto il discorso sulla percezione visiva e la simbologia.

E' su questo che è basato il consiglio (al quale non varrebbe nemmeno la pena di dedicare più di un post data la sua marginalità) di segnare gli errori in un colore che non significhi "sbagli tutto".

E' un piccolo stratagemma suggerito per non infierire su bambini con problemi di autostima.
Non so, forse sono ing, ma quando mi dicono che sono un coglione sorridendomi io mi rattristo lo stesso.

Come dice Tellina io sono arido; per questo non riesco ad apprezzare il valore del sorriso.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 4:38 pm

serpina ha scritto:
Ire ha scritto:
Niente di particolarmente innovativo in effetti per la flipped ma visto che per i dsa può essere un problema mantenere in memoria una intera lezione frontale senza possibilità di staccare per fare schemi, di prendere appunti  l'opportunità di applicarsi da soli come e quando e quanto si vuole e poi discuterne con il professore può essere un aiuto. (un po' lo stesso principio dell'apprendimento universitario)

mi pare che questo si possa fare registrando la lezione in classe senza tutto l'enorme sbattimento della flipped.

Ire, ti svelerò un segreto: il problema della flipped classroom (e NON certo solo per i dsa, ma anche per tutti gli altri) è che la stragrande maggioranza dei ragazzi non ci pensa nemmeno di striscio, a utillzzare DAVVERO costruttivamente una qualsiasi forma di materiale didattico che "non è mai stato spiegato in classe".

I casi realistici sono questi:

- quei quattro gatti di studenti brillanti e motivati personalmente l'avranno fatto (ma poi si saranno trovati umiliati e annoiati appunto dal fatto di essere in quattro gatti, e di trovarsi in mezzo a una maggioranza di gente che non ha idea di cosa si parli);

- il gruppetto dei più cialtroni dirà (falsamente) di non essere nemmeno riuscito ad aprirlo, o di non aver capito come accedervi;

- ma la maggior parte del gruppone di livello medio, semplicemente dirà di aver provato a guardarlo ma di non averci capito niente e quindi chiederà che sia rispiegato in classe da capo, esattamente come se la flipped classroom non ci fosse mai stata!

Questo non c'entra affatto con i dsa, vale allo stesso modo per tutti!!!!!


Ultima modifica di paniscus_2.0 il Mar Ago 30, 2016 4:39 pm, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 4:38 pm

serpina ha scritto:
una metodologia didattica si può certamente inventare andando per tentativi ma una volta inventata deve essere replicabile, e i suoi risultati misurabili. altrimenti, anche se ha funzionato, non è una metodologia didattica, è una botta di culo.
Magie dell'omeopatia:

Mio padre aveva un forte dolore alla spalla da mesi, con la sua dottoressa le aveva provate tutte; un giorno ne parla con mia cugina al telefono e lei medico rinnegato e fan dell'omeopatia gli invia per posta medicine (si fa per dire) e disposizioni; dall'invio all'arrivo (circa una settimana) il dolore inaspettatamente cessa (prima dell'arrivo delle medicine), definitivamente; se le medicine fossero arrivate prima mio padre si sarebbe convinto che mia cugina è persona seria e che l'omeopatia serve a qualcosa.

Di tanto in tanto anche i nostri interventi didattici fanno imparare qualcosa ai ragazzi; per stabilire se un'attività didattica funziona bisogna fare una sperimentazione seria e diffusa, basata su confronti, su classi equivalenti e su contenuti equivalenti; non è roba da didattofuffologi, servono scienziati veri, non dell'educazione.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 4:45 pm

Ire ha scritto:
Niente di particolarmente innovativo in effetti per la flipped ma visto che per i dsa può essere un problema mantenere in memoria una intera lezione frontale senza possibilità di staccare per fare schemi, di prendere appunti  l'opportunità di applicarsi da soli come e quando e quanto si vuole e poi discuterne con il professore può essere un aiuto. (un po' lo stesso principio dell'apprendimento universitario)
L'idea di base della scuola è che ogni giorno si debbano "passare sui libri" circa 8 ore, di cui 6 a scuola e 2 a casa (compiti)

Invertendo le attività e considerando che la lezione a casa avviene senza l'aiuto del docente (cazzo serviremo a qualcosa ?) ci vorranno 8 ore a casa e 6 a scuola.

I DSA reggeranno ogni giorno questo carico ? O pensi che quello che noi insegniamo a scuola in 6 ore se ci leviamo dai coglioni i ragazzi possono farlo da soli a casa in 2 ?
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 5:29 pm

Ire ha scritto:
non si dà un quattro ad un disortografico per gli errori di ortografia.

il quattro non è nient'altro che la valutazione della performance richiesta e significa solamente che tu, alunno (dsa o meno) non hai soddisfatto i requisiti che il compito ti richiedeva
se sei disortografico puoi usare gli strumenti del PDP, ma se la tua performance non rientra in quanto richiesto (cioè scrivere senza errori ortografici), la valutazione della performance resta insufficiente e NON HAI APPRESO

Ire ha scritto:
non ho parlato di ragazzo ma ho parlato di bambino

qui, invece, si sta parlando di ragazzi e per me questa distinzione è importante. In ogni caso, la sincerità (non la brutalità) è generalmente apprezzata: se il bambino produce una performance che non va, glielo si dice, o glielo si scrive (magari usando il rosso, ma il colore è un di cui), ANCHE SE ha studiato tanto, perchè è la prova che NON HA APPRESO

Ire ha scritto:
la terza è che chi ha problemi di autostima o altre nevrosi ha sicuramente bisogno di aiuto, vede sicuramente la realtà falsata ma questo non ha nulla a che fare con le abilità cognitive.

chi ha problemi di autostima, DSA o meno, ha certamente bisogno di aiuto, ma questo non rileva sul fatto che se la performance non va, non va... e una performance negativa è il segnale che l'alunno NON HA APPRESO


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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 5:31 pm

ushikawa ha scritto:
un vero e proprio problema collettivo.

sono d'accordo: quando quanto non si è appreso ti/ci ritorcerà contro, hai voglia a sventolare PDP e certificazioni...

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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 7:33 pm

un disortografico che fa errori usa il correttore ortografico e presenta un lavoro senza errori di ortografia.

Ha appreso?

Il disortografico non fa errori perchè non ha appreso (altrimenti non sarebbe disortografico ma "asino") il disortografico fa errori per problemi diversi che vengono correrti dal correttore ortografico e il lavoro viene presentato senza errori.

Che senso ha, in un momento di mancato uso del correttore, segnare gli errori di ortografia ad un disortografico e considerarli penalità?

Si parlava del suggerimento di non segnare in rosso gli errori per non gravare su autostime un po' fragili, niente a che vedere con l'apprendimento.
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MessaggioOggetto: Re: Riflessione critica sui DSA.   Mar Ago 30, 2016 8:12 pm

Ire, per favore, FINISCILA di attribuire al correttore ortografico (come pure alla calcolatrice, o al computer, o al dizionario elettronico) tutti 'sti poteri magici, che non esistono.

Il correttore ortografico, al massimo, segnala delle singole assurdità su alcuni singoli gruppi di lettere, ma col cavolo che risistema la struttura complessiva di un'intera frase, o che sostituisce una parola inadeguata, se questa esiste comunque.

Nella mia scuola, siamo andati avanti per due o tre anni con dei verbali prestampati che prevedevano l'assegnazione del voto stabilito dal "CONIGLIO DI CLASSE".

Giuro che a un certo punto mi ero ripromessa che, se l'anno prossimo si fosse ancora ripresentato, mi sarei portata in borsa un coniglio di peluche da tirare fuori durante gli scrutini.

Non era un errore di disortografia, ma un banale errore di battitura, solo che il correttore ortografico non è intervenuto, perchè la parola "coniglio" esiste. Se l'errore di battitura fosse stato "CONSGLIO" o  "CNSIGLIO", il correttore ortografico avrebbe suggerito qualcosa di meglio, ma siccome il nome del roditore in questione (anzi, non roditore, ma "lagomorfo") è perfettamente rispettabile nel vocabolario italiano, non se n'è manco accorto.

E la stessa identica cosa succede con la calcolatrice, che è vero che velocizza i calcoli a chi altrimenti sarebbe troppo lento, purché i dati siano digitati correttamente, ma che non può fare assolutamente nulla per chi sbaglia a digitare i dati iniziali, anche sui tasti della calcolatrice stessa!

Se le cose stessero davvero come dici tu, come si spiegherebbe il fatto (INDUBBIO) che questi ragazzi continuano a fare un sacco di errori anche con la calcolatrice, o anche con la scrittura a computer????
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