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 Il flagello della "flipped school"

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Dulcamara



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MessaggioOggetto: Il flagello della "flipped school"   Ven Set 16, 2016 12:03 am

Una perniciosa tendenza sta invadendo le nostre aule: la calamità delle riforme  e degli ordinamenti pedagogicamente orientati. Il fare le competenze, concetto immanente e transeunte come ho avuto modo di scrivere in altri post, evidenti solo nel momento in cui si manifestano, l'architrave dell'azione pedagogica è folle. Hanno certo importanza e vanno frequentate, ma sono un aspetto secondario rispetto alle nozioni disciplinari, ne sono parti integranti, non il contrario.

A parte tali considerazioni che ripeterò alla nausea, vi sono altri aspetti interessanti: le scuole guardano sempre indietro. Le medie devono guardare ed adattarsi alle elementari, le superiori alle medie e così via... Ne consegue uno sciagurato impuerilimento sociale in cui la scuola si fa complice della maleducazione delle future generazioni, a latere del già ottimo contributo diseducativo dei genitori contemporanei nelle società opulente in crisi.

Le attività di orientamento sarebbero volte in avanti, ma spesso non vengono ascoltate e senza poteri vincolanti servono a ben poco. I tempi e gli sforzi dedicati alla verticalità sono molto maggiori rispetto a quelli dell'orientamento. Sono poi spesso tradotte in una fabbrica dei sogni, false aspettative basate su talenti ed attitudini immaginarie. Sono volte assai poco alla responsabilizzazione dei discenti, attratti dai lustrini e velleitarie possibilità di lavoro e troppo spesso non da un discorso serio sulle loro reali potenzialità e sulle reali prospettive di una scelta di studi per il loro futuro.

Un tema strettamente legato è quello della centralità del discente. Non deve adattarsi lui acquisendo così un atteggiamento più serio e funzionale allo stare al mondo, ma tutti noi andargli dietro illudendolo e facendogli del male in prospettiva, poiché determineremo un adulto ignorante, incapace e pieno di sé che pretende le cose si adattino a lui e non sarà capace di affrontare nulla al di fuori dei suoi desiderata e delle sue miserande capacità o abiette comodità.

Tra l'altro in questo senso i pedagogisti non hanno capito nulla del tanto osannato Vygotsky, che pone il discorso della produzione sociale della conoscenza in senso principalmente gnoseologico, l'aspetto dell'apprendimento risulta secondario, il lavoro di gruppo non è sempre opportuno e non fornisce un valore aggiunto in ogni caso. Idem per la zona di sviluppo prossimale, ambito questo sì principalmente relativo all'apprendimento, ma quello spontaneo, non formalizzato, insomma è un aspetto antropologico più che un orientamento per le politiche e le strategie didattiche. Va certo preso in considerazione ed usato, ma non va basata la progettualità didattica su di esso.

Per tacer poi del dovere di sorveglianza, declinato nella maniera più paranoica possibile, in modo da evitarci qualunque problema e grattacapo, deresponsabilizzandoci dal fare scelte, attività didattiche e regolamenti scolastici in cui si preveda che i minori siano lasciati a sé stessi, essenziali per un loro sano sviluppo. Usiamo la colpa in vigilando come scusa per una colpa assai più grave per quanto ci concerne, quella in educando. Ci si prenda la responsabilità della scelta senza pararsi dietro a regolamenti ed automatismi capestro, se li vogliamo lasciar soli è affar nostro. Si fanno male? Abbiamo impostato male l'attività e il momento e ne pagheremo personalmente le conseguenze, se ci saranno.

Sono i pedagogisti a dover venire dietro a noi, non l'opposto, dobbiamo farli studiare sul serio ed anche studiarli noi, tutti dovrebbero leggersi almeno un'opera di Piaget, Bruner, Vygotsky etc. e sbugiardarli come meritano, quando lo meritino, usarli e ringraziarli allo stesso modo ove lo meritino. Ma no, ormai i pedagogisti tronfi di una scienza inesistente e di una pessima filosofia, non analizzano, non fanno attività sperimentale sul serio, calano dall'alto i loro dogmi invadendo ambiti che non gli competono pretendendo che la realtà si adatti e se va male è la realtà ad essere sbagliata... E' mai venuto in mente a lor signori che se alcuni non si aggiornano non lo facciano solo per accidia, ma perché quanto viene presentato negli aggiornamenti sono amenità ripetute alla nausea, insulse ed inutili se non dannose?

E la colpa di tutto ciò non è del renzi di turno, non è solo, anche se principalmente, dovuta all'imbarbarimento di una società in crisi: è nostra, che non lavoriamo in maniera critica, non ci poniamo alcuni problemi per il quieto vivere e affidiamo tutto a sedicenti esperti che poi magari malediciamo dietro alle spalle, ma che accogliamo con i tappeti rossi senza osare porre una critica o ghettizzando chi osa dire NO alla dottrina delle competenze, della didattica cooperativa o altri mantra vari ed assortiti. Il solito menarogna polemico che ci fa perdere un'ora in più polemizzando...
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Il flagello della "flipped school"   Ven Set 16, 2016 12:37 am

Dulcamara ha scritto:
Sono i pedagogisti a dover venire dietro a noi, non l'opposto, dobbiamo farli studiare sul serio ed anche studiarli noi,
Mi offro volontario per questo studio, a patto di poterli vivisezionare.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Il flagello della "flipped school"   Ven Set 16, 2016 7:03 am

Sono d'accordo: in particolare sono da tempo convinto che l'educazione in ogni ambito sia un processo di adattamento. Pensare che il discente possa stare più o meno fermo mentre la scuola debba adattarsi a lui secondo la sua individualità è folle; questa inversione di approccio contribuisce a creare una generazione di sociopatici iper-individualisti e viziati
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Felipeto



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MessaggioOggetto: Re: Il flagello della "flipped school"   Ven Set 16, 2016 10:08 am

Ottima analisi, ma il tutto si muove con la tacita approvazione della classe docente, notoriamente succube e pavida verso ogni nuova meravigliosa disposizione arrivi dall esterno. .
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: Il flagello della "flipped school"   Ven Set 16, 2016 7:54 pm

quelli della vecchia guardia e i vincitori di concorso resistono; tra chi ha subito l'indottrinamento della ideologia pedagogista spacciata nei vari corsi abilitanti, quelli tenuti da dotti medici e sapienti, qualche esaltato c'è e ci sono pure molti convinti che l'approccio psico-pedagogico sia un tratto distintivo della loro professionalità.
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