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 Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?

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dolcetto



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MessaggioOggetto: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Mer Ott 05, 2016 8:52 pm

Promemoria primo messaggio :

Buonasera,  ho bisogno di alcuni chiarimenti.
Seguo anche quest'anno una allieva con disturbo pervasivo dello sviluppo e ritardo mentale lieve come riportato sula diagnosi funzionale. L'anno scorso, che frequentava il secondo anno di un ITIS ad indirizzo informatico, ha seguito un PEI con obiettivi minimi anche se a fatica; tutto ciò semplicemente per permetterle di conseguire la certificazione delle competenze assolvendo l'obbligo scolastico, ma nella realtà ha presentato fin da subito gravi difficoltà di apprendimento e relazionali tanto da far pensare per quest'anno alla possibilità di un PEI differenziato, essendo in terza con nuove materie specialistiche difficili. Alla fine dell'anno scolastico passato fu solo accennato alla famiglia dell'allieva la possibilità di un cambio di programmazione nel triennio, ma il padre ha subito mostrato contrarietà a causa del mancato conseguimento del diploma da parte della figlia.
Adesso la ragazza è totalmente distratta, non segue le lezioni se non sotto continua sollecitazione da parte del docente di sostegno. Si sta facendo svolgere le verifiche uguali a quelle della classe ma semplificate, tutto ciò per poi dimostrare l'effettiva difficoltà dell'alunna a seguire finanche gli obiettivi minimi alla famiglia.
A breve verrà svolto il GLH durante il quale far presente alla famiglia l'ipotesi della formulazione di un PEI differenziato avendo prove alla mano quali verifiche semplificate insufficienti.
È giusta la procedura? Far svolgere queste verifiche equipollenti che consegna quasi in bianco in modo poi da proporre entro fine novembre un PEI differenziato?
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dolcetto



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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Dom Ott 16, 2016 4:03 pm

eragon ha scritto:
A malincuore devo evidenziare una cosa, tu dici che la ragazza è sempre distratta e segue solo se stimolata dal docente di sostegno...ma il collega curricolare, di comune accordo che il collega di sostegno, ha mai pensato di cambiare la modalità di insegnamento per venire incontro anche alla sua alunna disabile?
Altra cosa, tu fondi il tuo giudizio partendo dall'esito delle verifiche ma dovrebbe essere l'esatto contrario ovvero l'esito delle verifiche dovrebbe farvi capire che a monte dovreste adottare delle strategie diverse. Il fatto che l'individualizzazione dell'azione di insegnamento-apprendimento avvenga solo a valle ciò a livello delle verifiche é un po' ridicolo.
Purtroppo osservo, non senza grosso dispiacere che molti docenti ragionano come il vostro consiglio di classe: se il ragazzo non riesce a fare le verifiche insividualizzate allora si passa alla differenziata, il ché é un modo un po' "meschino" per evitare di ragionare seriamente sull'individualizzazione dell'azione di insegnamento-apprendimento (opera molto più complessa, audace e dispendiosa rispetto al semplice "adattamento" delle verifiche).


L'allieva è distratta in quanto non riesce a seguire le discipline a causa del ritardo mentale presente e delle oggettive difficoltà di apprendimento. Ho cercato di stimolarla e aiutarla al massimo l'anno scorso, facendo mappe concettuali, schemi, riassunti e tanto altro...quest'anno le verifiche in bianco o quasi sono solo la prova tangibile delle reali difficoltà dell'alunna. Non si tratta tanto di cambiare strategie e tecniche di insegnamento quanto di alleggerire e differenziare il programma che ovviamente, in questo caso, rischia di non essere coerente con quello del resto della classe. La terza superiore ITIS è ben diversa dal biennio...certo non decido io, ma l'anno passato ho fatto un lavoraccio per aiutarla e alla fine non so' quanto sia valso, dato che allo stato attuale sembra tabula rasa...alla domanda: "Cosa hai capito di questo argomento?" la sua risposta è sempre la stessa: "Niente".
Tu in questo caso cosa faresti?
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eragon



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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Dom Ott 16, 2016 5:55 pm

Innanzitutto volevo chiarire che non era un'accusa diretta nei tuoi confronti ma piuttosto uno sfogo.
So benissimo la grande mole di lavoro che noi docenti di sostegno ci sobbarchiamo anche facendo il lavoro che invece spetterebbe a TUTTI i docenti facenti parte del consiglio di classe pertanto dopo questa doverosa premessa ti rispondo.
1)Scrivere che L'ALLIEVA E' DISTRATTA IN QUANTO NON RIESCE A SEGUIRE LE DISCIPLINE A CAUSA DEL RITARDO MENTALE PRESENTE (tra l'altro, come tu stesso dici LIEVE) è tautologico.
Sarebbe molto più corretto inserire questa tua considerazione come premessa di un ragionamento più ampio: visto che l'alunna non riesce a seguire a causa del ritardo mentale, come possiamo rendere la lezione stimolante, coinvolgente e vicina al suo livello cognitivo (e con un ritardo mentale lieve se TUTTI, ripeto TUTTI i docenti si mettono sotto si può fare) in modo da permetterle, o almeno darle una speranza di riuscita???
2)Scrivi HO CERCATO DI AIUTARLA AL MASSIMO....., ed appunto io ti sottolineo che i tuoi singoli sforzi, per quanto MASSIMI, non potranno mai essere sufficiente se gli sforzi non sono di TUTTI i docenti. Di fronte ad un ritardo mentale LIEVE è mai possibile che i tuoi colleghi curricolari non riescano davvero a rendere la lezione fruibile per l'alunna? Sono state esperite davvero tutte le strategie didattiche?
3)Scrivi NON SI TRATTA TANTO DI CAMBIARE STRATEGIE MA DI ALLEGGERIRE E DIFFERENZIARE IL PROGRAMMA. Bene, avete davvero definito in modo esatto e puntuale l'obiettivo minimo? Avete cercato con ogni modo (tu e TUTTI i tuoi colleghi) di farglielo perseguire? Posto che l'obiettivo minimo, nonostante gli sforzi congiunti di TUTTI i docenti fosse imperseguibile avete cercato di pensare a degli obiettivi equipollenti prima di passare alla differenziata?
4)Scrivi L'ANNO PASSATO HO FATTO UN LAVORACCIO PER AIUTARLA. Ok, vorrà dire che quest'anno, come sarebbe dovuto essere lo scorso anno, anche TUTTI i tuoi colleghi faranno UN LAVORACCIO PER AIUTARLA.
5)Srivi ALLA DOMANDA "COSA HAI CAPITO DI QUESTO ARGOMENTO?" LA SUA RISPOSTA E' SEMPRE LA STESSA "NIENTE". Ora, capisco che tu abbia voluto iperbolizzare il discorso, ma se davvero la ragazza con un semplice ritardo mentale LIEVE non capisce assolutamente NIENTE delle vostre lezioni, io penso che il problema non sia della ragazza ma VOSTRO, in primis del collega curricolare che "tiene" quella lezione.
Quello che spesso noto, non senza un certo rammarico e sbigottimento, è proprio questo, anche in classi in cui, mi si passi il termine, il livello medio generale della classe è da border line cognitivo succede questo: il resto degli alunni (non certificati), anche se sono degli emeriti somari e con il livello cognitivo di un'ameba, restano un problema dei docenti curricolari (e quindi di TUTTI i docenti).
Se però in quella classe c'è il disabile che ha le stesse difficoltà dei compagni di classe, il disabile diventa un problema del SOLO docente di sostegno.
Gli step che portano alla differenziata sono, purtroppo, meschinamente (e non lo dico nei tuoi confronti) questi:
1)Il docente curricolare fa la classica lezione non cambiando una virgola;
2)Il ragazzo disabile (che magari ha 9 ore di sostegno su 32 ore di lezione) comincia a mostrare gravi difficoltà (ma spesso anche i compagni arrancano);
3)Il collega curricolare, non cambia una mazza del proprio modo di fare lezione, ma si limita a comunicare le difficoltà al docente di sostegno (magari laureato in lettere che si ritrova a seguire il ragazzo in elettrotecnica);
4)Il docente di sostegno comincia ad ammazzarsi di lavoro e non sa come cavolo distribuire le sue 9 ore su 32 ore di lezione;
5)L'alunno disabile, naturalmente, nonostante gli sforzi enormi del docente di sostegno resta maledettamente indietro;
6)Il docente di sostegno chiede aiuto al collega curricolare che risponde "ma io ho già 20 alunni da seguire figurati se...." (caso estremo)...oppure "ed io che devo fare? E' proprio la ragazzina che non ci arriva!!!"...Segue discorso ipocrita, falsamente buonista, secondo il quale "la scelta della differenziata è PER IL BENE della ragazza".
6)Il docente di sostegno getta la spugna e, spesso su pressione dei docenti curricolari, piuttosto che mettersi contro un intero consiglio di classe, accetta di passare il ragazzo disabile alla differenziata.
7)TUTTI SONO FELICI E CONTENTI (anche il docente curricolare che si ritrova una classe di 20 alunni, grazia al disabile, ma che con il disabile non ci lavorerà mai).
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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Dom Ott 16, 2016 6:12 pm

Voglio finire perchè a criticare (mi ci metto io) siamo tutti bravi, ti posso raccontare come abbiamo fatto con una ragazzina anni addietro (sempre ritardo mentale lieve).
Abbiamo trovato davvero gli OBIETTIVI MINIMI, tassonomicamente ordinati e chiarissimamente definiti. In alcune discipline abbiamo stabilito degli obiettivi equipollenti, e ti assicuro che non è facile e non è cosa che si fa in 5 minuti davanti alla macchinetta del caffè o davanti la porta al cambio d'ora.
Di comune accordo, NON seguivo la ragazza in quelle discipline lontane dalla mia formazione "spendendo" le mie ore in maniera intensiva sulle discipline nelle quali il mio aiuto (sono un docente abilitato in filosofia e scienze umane) fosse davvero un aiuto valido.
Ricercai degli obiettivi equipollenti per pedagogia, psicologia, sociologia e filosofia e la ragazza lavorò un anno intero nella modalità uno ad uno, fuori dall'aula con me, lavoro massacrante ma che fortunatamente funzionò (certo il collega curricolare non era uno di quelli un po' stronzi che storcono il loro nasino se "ma la fenomenologia dello spirito deve essere fatta nei dettagli").
Abbiamo richiesto una AEC che avesse voglia di lavorare sulla didattica (dove lavoravo io la cooperativa che forniva il servizio, fortunatamente, aveva come AEC tutte ragazze fresche di laurea davvero valide) e anche l'AEC si faceva il mazzo insieme a tutti noi docenti (prendeva appunti, li rielaborava, schematizzava, faceva ripetere la ragazza, ecc).
Restava il problema di matematica e fisica.
Abbiamo richiesto espressamente alla famiglia di prendere una ragazza (tra l'altro una ex allieva dello stesso liceo ed ex allieva della docente di matematica e fisica) che seguisse la ragazza disabile il pomeriggio.
Quasi quotidianamente la collega di matematica e fisica consegnava del materiale ad hoc alla ragazza; quasi quotidianamente la collega di matematica e fisica telefonava alla sua ex allieva (che seguiva nel pomeriggio la ragazza disabile) e le impartiva precise istruzioni su come aiutare l'allieva nel pomeriggio.
La ragazzo superò il quarto anno, il quinto e conseguì il diploma al liceo socio-psico-pedagogico con 80/100. Fu un massacrante lavoro di squadra.
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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Dom Ott 16, 2016 7:22 pm

So' bene che la tua non era una accusa diretta nei miei confronti. La disabilità intellettiva di cui è portatrice la ragazza risulta da diagnosi funzionale come lieve, ma da quanto osservato negli anni non lo è affatto. Bellissimo il lavoro di collaborazione e condivisione che avete fatto, ma ti chiedo: l'alunna con cui hai lavoratoriusciva a comprendere quanto le veniva spiegato? Nelle verifiche riusciva a lavorare autonomamente oppure no?
Nel mio caso, l'anno scorso, se l'allieva veniva sottoposta alla stessa verifica su cui si era preparata con me (sfruttando la memoria) allora nella sua massima semplificazione riusciva a farla, altrimenti no.
Mi fai un esempio di obiettivo equipollente che hai stabilito insieme ai curricolari?
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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Lun Ott 17, 2016 12:02 am

CLASSE (obiettivo minimo):
Confrontare e contestualizzare differenti risposte di progetti e riflessioni educative agli stessi problemi individuando analogie e differenze tra concetti, modelli e metodi.
ALUNNA DISABILE (obiettivo equipollente):
Rintracciare nel proprio ambiente e tessuto sociale i problemi pedagogici emergenti e le risposte date dalle scuole del territorio e dalle agenzie formative in esso presenti.

CLASSE (obiettivo minimo):
Saper riconoscere i nodi fondamentali del dibattito politico e pedagogico del secolo di riferimento.
ALUNNA DISABILE (obiettivo equipollente):
Saper riconoscere i problemi attuali del mondo della scuola basandosi sulla propria esperienza di vita di studentessa.

CLASSE (obiettivo minimo):
Saper contestualizzare le teorie e i sistemi formativi in rapporto alle situazione storiche.
ALUNNA DISABILE (obiettivo equipollente):
Saper riconoscere, anche a grandi linee, le teorie educative applicate nell'azione di insegnamento-apprendimento vissuta in classe dall'alunna.

Ripeto, non è facile, sono facilmente opinabili, e (l'esempio di sopra è per la disciplina "pedagogia" del quinto anno, una disciplina che ho insegnato per diversi anni) io NON sarei assolutamente in grado AUTONOMAMENTE di trovare obiettivi equipollenti di discipline lontane dalla mia formazione.

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eragon



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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Lun Ott 17, 2016 12:18 am

Tenevo a precisare, soprattutto in ragione della tua cordialità e gentilezza nelle risposte, che:
1)Riuscii a portare in porto quel diploma perchè in quella scuola per diversi anni ero stato titolare di quegli insegnamenti quindi le materie di indirizzo (psicologia, pedagogia, sociologia e metodologia delle ricerca sociale) me le caricai sulle spalle e chiesi ai miei colleghi di fidarsi (e fortunatamente in quella scuola ero abbastanza stimato).
Di filosofia e storia (materie comunque a me vicine) avevo col collega un rapporto di grandissima stima e collaborazione pertanto non fu difficile convincerlo a "rompersi" per bene la testa e tirare fuori degli obiettivi equipollenti.
In biologia, fortuna volle, che l'insegnante era un ex allievo del liceo, che pur di non sfigurare davanti ai suoi ex professori (ora colleghi) si dannò l'anima.
In matematica e fisica la collega riuscì a fare quella splendida triangolazione tra lei, l'alunna e la tutor pomeridiana (sua ex allieva).
L'AEC era una persona laureata con competenze didattiche superiori a molti colleghi "non brillanti" che conosco e che incontro giornalmente. Anche lei si dannò un anno per aiutare l'allieva sorretta dai docenti curricolari.
La cosa andò in porto anche perchè, grazie a Dio, in quella scuola godevo di ampia fiducia e mi ero guadagnato con tanto sudore la stima di tutti. Pertanto quando chiedevo anche loro uno sforzo, non di poco, in più erano contenti di farlo.
2)Ti confesso apertamente che nella scuola dove adesso lavoro per me sarebbe IMPOSSIBILE solo pensare di realizzare una cosa del genere. Se chiedessi ai colleghi quel livello di collaborazione e sforzo che chiesi a quei miei ex colleghi, mi manderebbero calorosamente al diavolo e, come ben si sa, a far "cadere" un alunno disabile dicendo "che poverino non ce la fa" ci vuole poco.
Per realizzare alcune cose ci vuole un intero consiglio di classe che abbia davvero voglia di lavorare molto molto molto molto di più ed abbia delle competenze ed abilità didattiche davvero superiori alla norma. Queste condizioni sono rarissime da trovare (calcola che dove lavoro attualmente alcuni ancora non hanno capito per bene la differenza tra programmazione differenziata e programmazione per obiettivi minimi, figurati se potrei mettermi a parlare di obiettivi equipollenti!).
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dolcetto



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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Mar Ott 18, 2016 6:44 pm

Scusa il ritardo, ma ti ringrazio tantissimo per la tua disponibilità e attenzione.
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MessaggioOggetto: Re: Come far accettare un PEI differenziato alla famiglia?   Mar Ott 18, 2016 7:29 pm

Ciao a tutti,
mi inserisco anche io nella discussione e nel confronto.
Da quest'anno seguo una ragazza di IV di un Istituto Professionale con diagnosi di ritardo medio, disturbi sfera emotiva, scarsa autostima...
La ragazza ha sempre avuto un PEI con obiettivi minimi per insistenza dei genitori e nonostante la contrarietà della maggiorparte dei docenti (non tutti). I genitori sono molto presenti e molto esigenti e soprattutto atttenti a tutte le mancanze da parte dei docenti e della scuola, es. ore di sostegno non sufficienti e non assegnate dall'inizio dell'anno, cambio di docenti ecc.. problemi che sappiamo essere purtroppo atavici e non sempre amputabili alle scuole. Questo per dire che a fronte di proposte di debiti si trinceravno dietro il "voi non avete fatto tutto il possibile, la ragazza non ha usufruito di tutto cio di cui aveva diritto". Premesso questo, la ragazza fa davvero tanta difficoltà e molte verifiche che svolge sono, a mio parere, non semplificate ma proprio differenziate. Diciamo che è stato un modus operandi portato avanti per anni per non avere problemi con la famiglia. Io sono arrivata adesso e la seguo per sole 6 ore, per il momento; dalla mia osservazione reputo che il PEI con obiettivi minimi sia la scelta migliore ma ci vorrebbe un lavoro e uno sforzo congiunto da parte di tutti e purtroppo non c'è. O la si aiuta troppo o troppo poco. Per me è' davvero difficile stare dietro a tutte le discipline, siamo in un professionale e pur essendo il livello in generale non molto alto, tuttavia alcune materie sono piu ostiche sia per lei che per me.

Dopo questo preambolo, volevo dei chiarimenti in merito alle prove/programmazioni equipollenti, di cui lo ammetto, non sono molto esperta. L'esempio portato da Eragaon è stato illuminante, perche non avevo mai programmato un PEI in questa maniera. Ma quali sarebbero i riferimenti normativi? L'art.318 del D.Leg.297/1994 fa riferimento alle prove equipollenti, ma mi sembra si riferisce in particolare agli alunni con disabilità sensoriale.

Grazie!
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