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 DISASTRI e responsabilità. ..

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Masaniello



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MessaggioOggetto: DISASTRI e responsabilità. ..   Sab Ott 29, 2016 9:55 pm

Promemoria primo messaggio :

Propongo qualche spunto di riflessione,anche in classe, al di fuori dei soliti triti e ritriti e inflazionati temi discussi a scuola.
Dopo la tragedia di Lecco, riflettevo sul fatto che in Italia,ormai, escluse autostrade recentissime come la Torino Savona in raddoppio ,la torino milano e qualche altro tratto, la STRAGRANDE maggioranza delle infrastrutture viarie ha tra i 40 e gli 80 anni. Mi riferisco in particolare a ponti e viadotti. La scorsa estate feci caso alle pile del viadotto autostradale sopra recco. Ma in rete di foto di strutture in cemento armato danneggiate, crepate e con I FERRI D ARMATURA ESPOSTI ED ARRUGGINITI a seguito del disgregarsi del cemento di copertura ce ne sono a bizzeffe.
Gli anni passano,le strutture hanno bisogno di manutenzione che quasi sempre è ASSENTE.
non si rattoppano più le buche, n on si puliscono né tombini né alvei dei fiumi, guard rail divelti lasciati senza alcun intervento.
E prima o poi qualcosa succede.ed è successo.
Da Bolzano a Ragusa i flussi di denaro provenienti da tasse imposte ecc spariscono. "Non ci sono i soldi"
Cadono i soffitti nelle scuole,Cadono i ponti.
Lo stato di abbandono e degrado ,e quindi corruzione e lavori mal fatti è inquietante.
Dopo la tragedia del cavalcavia,si muove la macchina giudiziaria.
Guardiamo al passato italiano.
GLENO 1923, MOLARE 1935, VAJONT 1963, E IL PIÙ RECENTE DISASTRO DELLA VAL DI STAVA 1985 hanno in comune una cosa: il disastro colposo in Italia è impunito o punito in maniera estremamente lieve.
Molti dei responsabili dei disastri di cui sopra,consapevoli in pieno di ciò che sarebbe successo, non hanno mai fatto un giorno in carcere.qualcun altro poca roba.
Quindi, NON SI IMPARA MAI DAGLI ERRORI,CHE NON SI PAGANO NEMMENO.
L esempio del clamoroso crollo del muro in terra della diga delle miniere prestavel a Stava,val di fiamme, c on 270 morti a soli 22 anni dal Vajont è esempio clamoroso
Ciò che è successo a Lecco,con il solito rimpallo di responsabilità, penso non farà eccezione.
Forse l italiano è geneticamente portato a queste cose..non mi viene in mente altra spiegazione. ...
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AutoreMessaggio
Masaniello



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Lun Ott 31, 2016 9:44 pm

Possiamo tornare in tema? Cosa c è dietro l' impunità del reato di disastro colposo?
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Lun Ott 31, 2016 9:45 pm

vabbè almeno informarsi...
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Lun Ott 31, 2016 9:57 pm

Masaniello ha scritto:
Possiamo tornare in tema? Cosa c è dietro l' impunità del reato di disastro colposo?


... prescrizione?
Il reato si prescrive in 6 anni, gli accertamenti sono lunghi e il processo dura ben oltre, gli avvocati lo sanno e tirano per le lunghe.
Per L'Aquila si è prescritto pressoché tutto, anche le condanne di primo grado (Verdini)
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Lun Ott 31, 2016 10:01 pm

mac67 ha scritto:
ushikawa ha scritto:
avido, se fosse vero quello che dici l'Italia non avrebbe mai avuto il boom economico e poi la progressiva espansione del benessere andata avanti fino al 1993.

Il boom economico è finito prima del 1970.


... e fino al 1993 DC e PSI hanno taroccato i conti, tanto che ancora stiamo pagando i bagordi degli sciagurati anni '90 della Milano da bere. Non eravamo una potenza economica, giocavamo a far finta di esserlo, come dei patetici parvenue
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Lun Ott 31, 2016 10:42 pm

comp_xt ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:

Lo stato emette moneta per costruire il ponte, i lavoratori del ponte lo incassano e possono comprare beni e servizi; cosa ? Il ponte ? Loro voglio pane ed automobili ma di questi beni ce ne sono pochi perchè i lavoratori non ne hanno prodotti di più, hanno prodotto più ponti, quindi il prezzo del pane e delle automobili cresce fin quando le automobili ed il pane costano quanto il ponte.

Avido, secondo te i trasporti non influiscono sul fatturato di un'azienda e quindi su ciò che essa produce?
Percorrere una distanza in due ore o percorrerla in dieci ore incide allo stesso modo sui costi che essa deve sostenere? Un'azienda che produce di più può assumere di più e via dicendo.
Una spesa ben fatta ritornerà producendo risparmi nel tempo, significa che ulteriore denaro sarà disponibile per acquistare ulteriori beni ... non prodotti. I risparmi generano inflazione (con questo non dico che non vadano fatti).

Mi fai venire in mente la FIOM quando sosteneva che l'occupazione FIAT andava sostenuta con investimenti ad opera della FIAT, senza considerare che gli investimenti si traducono in acquisto di macchine più automatizzate (e quindi più remunerative) ma che creano disoccupazione.
Investendo la FIAT avrebbe prodotto e venduto il 10% di auto in più utilizzando il 20% di personale in meno.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Mar Nov 01, 2016 8:38 am

Almeno però informatevi, prima di ridire la solita trita tiritera, ripetuta così tante volte nei telegiornaloni e dai giornaloni da riuscire a convincere tutto il popolobbue.

Il bilancio di una nazione non è affatto come quello di una famiglia, ma semmai ha più a che vedere con la parabola dei talenti di evangelica memoria: il padrone chiama i servi e affida loro i beni, ma non tutti riescono a farli fruttare. Il problema oggi in Italia è che il padrone non premia più chi fa fruttare i talenti ricevuti, ma il servo stolto che li mette sottoterra.

Il risparmio non provoca inflazione, perché non si traduce in consumo e diminuisce la massa del denaro circolante.

L'automazione del processo produttivo ha risvolti negativi sull'occupazione solo all'interno di una visione dell'economia come sistema chiuso; in verità, senza l'automazione e senza i massicci investimenti in ricerca degli anni scorsi, non ci sarebbe rimasto neanche uno straccio di fabbrica Fiat sul suolo italiano. Questo perché l'economia si muove su scala globale, le macchine vanno vendute anche e soprattutto all'estero...

Restiamo tutti convinti che il sistema economico ancora funzioni come ai tempi del "gold standard", cioè quando le riserve auree di un paese erano equivalenti alla massa di denaro circolante. Siamo invece più vicini al tempo in cui le monete erano le conchiglie Cypraea Moneta, facilmente rinvenibili sulle spiagge e quindi di nessun valore particolare, alle quali il valore monetario veniva attribuito convenzionalmente dall'autorità. Anche oggi la moneta si inventa dal nulla... solo che oggi la moneta inventata dal nulla sono i prestiti che la BCE fa alle banche nazionali, e non più quella che finisce nella saccoccia del cittadino. Se la gente si rendesse conto di quanti milioni di miliardi sono stati creati dal nulla e dati alle banche, senza che neanche una parte finisse nelle loro tasche, ci sarebbe la rivoluzione...

L'investimento infrastrutturale ha sempre un effetto anticiclico, di stimolo all'economia, perché distribuisce redditi. Un buon investimento infrastrutturale non è quello che fa risparmiare allo stato, ma quello che fa spendere i cittadini; ovvio che prima deve aver assolto al requisito dell'utilità e aver fatto, anche di poco, aumentare la produttività del sistema paese.

Resta valido il paradosso di Keynes, per cui anche la buca fatta scavare e ricoprire, senza alcuna utilità, ha un effetto positivo sull'economia reale (che non è quella teorica dei neoclassici).

E' però anche vero che se faccio costruire i ponti a chi non sa o non può realizzarli correttamente, se nel sistema degli appalti l'irregolarità è più frequente della regolarità, oltre a provocare disastri come quello del topic, creo un enorme danno di sistema: faccio cioè lavorare imprese corrotte e incapaci e non faccio lavorare imprese onesti e capaci. Il sistema delle imprese si è adeguato velocemente. E' stato proprio il mantenimento del consenso politico attraverso le elargizioni ad aver creato il maggior danno al paese, che non è quello dell'aumento della spesa pubblica, e neanche quello della sua scarsa efficacia, ma l'abbassamento della capacità produttiva (più imprese corrotte = meno imprese produttive, meno infrastrutture efficienti)

Le ruberie e gli sprechi degli anni '80 sono stati davvero poco sostenibili, ma l'enorme aumento del debito pubblico in quel periodo non fu affatto causato da un'impennata della spesa pubblica, ma dall'impennata degli interessi sul debito: il perché è molto complesso.

La crisi attuale, o meglio la insoddisfacente reazione italiana alla crisi finanziaria del 2008, non è affatto causata da ataviche colpe italiche e neanche dall'inefficienza del nostro sistema, ma da un insieme di fattori sintetizzabili nella penalizzazione del lavoro rispetto alla rendita; tra queste un ruolo determinante è stato giocato dai vincoli europei. Ricordate che la Grecia è stata fatta fallire e l'Italia viene tenuta per le palle; l'Italia si tiene in piedi per due fattori, la presenza di un risparmio privato tra i più alti al mondo e le misure draconiane alle quali siamo talmente assuefatti da richiederle noi stessi (ad esempio, quando invochiamo la cacciata dei fannulloni)

Ora continuiamo a dirci che noi italiani facciamo schifo oppure, che è la stessa cosa, a baloccarci con le eccellenze italiane, quell'1% di casi che non risolve la situazione del restante 99%. Continueremo così a non capire che la situazione dell'Italia non è esclusivamente dovuta alle colpe di noi italiani, ma a precise scelte di politica finanziaria internazionale, e che se continuiamo ad invocare noi stessi rigore andremo alla catastrofe.

Secondo voi è funzionale agli interessi della Nazione che i giovani vadano via di casa a 30 o 40 anni e che non riescano a produrre redditi sufficienti all'acquisto di una casa e alla formazione di una famiglia, e quindi alla nascita di bambini che almeno bilancino il saldo demografico con le morti? O davvero dobbiamo diventare tutti islamici?

Gli assurdi assunti dell'economia neoclassica ricordano quelli della fuffa psicopedagogica: più ti adegui a questi assunti, peggio vanno le cose; peggio vanno le cose più i fondamentalisti (dell'economia neoclassica come della pedagogia) ti rispondono che non è colpa delle tesi da loro sostenute, ma del fatto che non sono state sufficientemente implementate. Manca del tutto, in entrambi i casi, la capacità direi "scientifica" di cambiare il punto di vista all'evidenza empirica che le cose vadano nel verso opposto al desiderato, cioè di rendersi conto realmente del carattere fallimentare delle proprie proposte.
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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Mar Nov 01, 2016 10:18 am

ushikawa ha scritto:
Almeno però informatevi, prima di ridire la solita trita tiritera, ripetuta così tante volte nei telegiornaloni e dai giornaloni da riuscire a convincere tutto il popolobbue.
E da chi dovremmo informarci ? L'economia non è una scienza, ognuno dice la sua e qualcuno (tu) la dice bene, tanto da sembrare giusta.

Se pensi veramente che la buca da scavare e ricoprire sia buona allora facciamolo; disoccupati ne abbiamo territorio pure, diamoci dentro e superiamo la Cina.

Il passaggio da moneta-oro a moneta-fantasia è reale, ma non per questo perseguibile senza freni; se esageri poi vai in giro con le carriole di denaro per comprare il giornale, sempre che tu abbia carriole di denaro.

La BCE presta un sacco di soldi alle banche ? E allora ? Se li restituiscono non c'è problema, peccato che il rischio di non restituirli sia concreto, ma questo non significa nè furto nè regalia, significa farsi carico (la BCE) del debito pubblico degli stati (le banche con i soldi acquistano titoli di stato).

Il risparmio riduce la massa monetaria e riduce l'inflazione ? Vero, purchè sia risparmio vero e non finto, purchè derivi da denaro che già c'era, che è stato guadagnato e che è stato estratto dal ciclo, messo sotto il materasso.
Se il denaro è fresco di stampa, stampato a quello scopo, allora non riduce nulla; se il denaro non viene messo sotto il materasso ma viene messo in banca e questa lo presta in giro allora non riduce la massa monetaria e non riduce l'inflazione; se il prestito serve a produrre nuovi beni allora OK, se il prestito viene sprecato c'è inflazione perchè viene generato nuovo denaro (interessi) a fronte del nulla.

La FIAT deve investire per rimanere competitiva, su questo non c'è dubbio, ma non saranno gli investimenti a creare nuova occupazione, semplicemente argineranno l'emorragia di vecchia; la nuova occupazione si ottiene inventando nuovi lavori che producano nuovi beni e nuovi servizi; per farlo servono nuove professionalità ovvero un popolo sveglio, dinamico, intelligente, che non si arrocchi su rendite di posizione; un popolo con poche tutele (quelle giuste, non gli abusi) e conseguentemente operoso.
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ushikawa



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MessaggioOggetto: Re: DISASTRI e responsabilità. ..   Mar Nov 01, 2016 12:02 pm

Le "poche tutele" le stiamo sperimentando da circa 25 anni con esiti disastrosi.

Quello che dici può valere nel settore industriale avanzato orientato all'export, ma già non vale per i servizi o anche per le industrie tradizionalmente legate al soddisfacimento della domanda interna.

Normalmente in Italia un 35enne, anche se dotato di professionalità reale, viene ancora considerato un bamboccione che può essere pagato 600-1000 euro al mese e ovviamente mandato via a piacimento del datore di lavoro.

Questo dato di fatto, esteso a un paio di generazioni, non migliora né le condizioni del singolo, né quelle del paese, né tanto meno l'andamento dei conti pubblici; al contrario peggiora ciascuno di questi aspetti, fino di portarli alla catastrofe.

Finché si penserà di aumentare la competitività senza migliorare la produttività, ma soltanto abbassando i salari, continueremo ad avvitarci in questa spirale negativa senza fondo.

Questa crisi è peggio del 1929 perché in quel caso, almeno, qualcuno ebbe il coraggio di dire basta, così non si può più andare avanti; oggi invece si dice, nonostante le smentite dei fatti, che non sono stati fatti abbastanza sacrifici, che non si sono tagliati abbastanza gli stipendi, che bisogna ulteriormente ridurre la spesa pubblica per investimenti. Non riusciremo mai a uscire dalla spirale del debito finché non si ricomincerà a produrre reddito, ma servono investimenti.
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