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 Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17

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Rimoto



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MessaggioTitolo: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Sab Apr 29, 2017 5:35 pm

Promemoria primo messaggio :

Dal sito www.corriere.it

(http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_29/scuole-italiane-8a069fae-2c4d-11e7-a45f-5318c0275c1e.shtml)


«Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento». Spetta a un professore di un istituto tecnico commerciale pugliese il merito di aver ancora una volta portato alla ribalta nel modo più clamoroso, con queste parole (Corriere, 23 aprile), la grande menzogna su cui si regge da anni il sistema dell’istruzione italiano: le promozioni d’ufficio. Proprio perché il suddetto professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione. Le cose in effetti stanno così: nelle scuole italiane la bocciatura è di fatto bandita, così come è bandito ogni autentico criterio di selezione e quindi di reale accertamento del merito. Gli abbandoni scolastici beninteso ci sono (ad esempio negli istituti tecnico-professionali), ma hanno una spiegazione di altro genere, perlopiù legata alla condizione socio- culturale dell’ambiente familiare. Di fatto, dunque, chi nel nostro Paese inizia il corso di studi è pressoché matematicamente sicuro di arrivare al traguardo. E infatti gli esami di diploma finale fanno regolarmente segnare percentuali di promossi che da anni sfiorano il cento per cento (in che senso possa essere considerato tecnicamente un «esame» una prova che dà abitualmente risultati simili resta per me un mistero).


Quale affidamento possano dare in Italia i voti di diploma si capisce, del resto, considerando che nel 2016, per esempio, gli alunni promossi alla licenza in Puglia e Campania con il massimo dei voti sono stati più numerosi di quelli promossi con la stessa votazione in Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia messi insieme. In Italia, insomma, al momento degli scrutini, in una grande quantità di casi, probabilmente la maggioranza, non si valuta l’effettivo grado di apprendimento degli alunni. Si dà un voto che si può ben dire un voto politico. E si promuove.



Le cause sono molte. Di gran lunga la principale è l’ideologia fondata sulla categoria di «inclusione» che da decenni domina la nostra istituzione scolastica. Cioè l’idea che compito della scuola, anche dopo il percorso dell’obbligo, non sia quello di impartire conoscenze e accertare il grado del loro effettivo apprendimento, bensì soprattutto quello di «non lasciare nessuno indietro». Che detto in parole povere significa appunto procedere alla fine a una promozione generalizzata e indiscriminata. Da decenni, poi, è venuta crescendo nella scuola una tendenza che chiamerei all’«universalismo» (che è l’altra faccia della cosiddetta «autonomia»), in base alla quale la scuola stessa è stata sollecitata a proiettarsi all’esterno o comunque fuori dall’ambito suo proprio, verso una miriade di attività, di iniziative, di interessi — connotati di una valenza che in vario modo finisce per essere sempre quella del «politicamente edificante» — della quale quella che va sotto il nome di «scuola-lavoro» è senz’altro la più significativa. E che inevitabilmente finiscono per condizionare il giudizio anche sul profitto vero e proprio dell’alunno.


Agli occhi delle superiori autorità, del Ministero come del dirigente scolastico regionale, il «successo» di un istituto scolastico — che poi vuol dire la quantità di risorse di cui per i più vari canali esso riuscirà a disporre, nonché la possibilità di carriera del suo dirigente e la stessa possibilità dell’istituto stesso di non essere accorpato ad un altro a causa di un’eventuale perdita di iscrizioni, cioè di «popolarità» — dipende dall’adeguamento ai due orientamenti ideologici di fondo detti sopra. I quali hanno alla fine un riscontro ineludibile in un dato preciso: nel numero dei promossi. Inutile dire quanto apprezzato dalle famiglie, il cui giudizio influisce non poco per stabilire il «gradimento ambientale» dell’istituto in questione: fattore — inutile dire anche questo — sempre assai apprezzato dalle superiori autorità.


Nella scuola italiana, dunque, la promozione del maggior numero possibile di alunni ha finito per avere un valore assolutamente strategico. Essa è un vero pilastro dell’edificio scolastico. Ma come arrivarci in concreto? Non è difficile. Nel nostro sistema scolastico infatti — in base a una disposizione che risale, credo, al lontanissimo 1925 — ma che la voga democraticistica postsessantottesca e le conseguenti disposizioni ministeriali hanno enormemente rafforzato — non è il singolo docente ad assegnare i voti di fine anno che decidono il destino dello studente. I professori hanno in pratica un semplice diritto di proposta, ma chi poi decide è il consiglio di classe a maggioranza. Consiglio presieduto ovviamente dal dirigente scolastico il quale, per le ragioni dette sopra, ha tutto l’interesse alla, diciamo così, massima benevolenza; nonché l’autorità per dar libero corso alla medesima. Con il consenso alla fine, però, degli stessi docenti, i quali, se il numero degli studenti diminuisce troppo, potrebbero veder messo in pericolo il loro posto. Avviene dunque una sorta di profana transustanziazione: le più catastrofiche insufficienze si tramutano in sufficienze, gli alunni più svogliati in bravi ragazzi, i più accidentati itinerari scolastici diventano tranquilli passaggi all’anno successivo. E così via fino all’immancabile successo del diploma finale.


Ma a che cosa serve un sistema d’istruzione simile, che non valutando contraddice ogni idea sensata d’insegnamento e di apprendimento? Serve a una cosa soprattutto: a sollevare da ogni responsabilità i partiti e la classe politica, in particolare chi governa; a liberarli dai problemi, dalle proteste e dalle accuse, dalle rivendicazioni, che per due, tre decenni li hanno tormentati ogni volta che in un modo o nell’altro c’entrava l’istruzione. Rinunciando a istituire una scuola che seleziona in base al merito — e dunque, inevitabilmente, che boccia (una parola poco simpatica, ma un altro modo e un’altra parola, ahimè, ancora non sono stati inventati) — essi riescono a dare a credere, specie alla parte meno avvertita dell’opinione pubblica, che ormai esiste finalmente una scuola davvero democratica. La quale, cioè, riuscendo a tener conto delle esigenze anche dei più sfavoriti, porta in pratica tutti gli iscritti al positivo compimento degli studi. E dando a credere che si è così realizzata anche la più importante funzione dell’istruzione nelle società democratiche: quella di rompere i vincoli dell’appartenenza di classe per nascita, assicurando invece l’ascesa sociale dei capaci e meritevoli; che insomma la scuola è veramente l’ascensore sociale del Paese.


Peccato che come indicano tutte le statistiche ciò non sia più vero da tempo. E non è più vero anche, se non principalmente, proprio perché la scuola promuove tutti, cioè non seleziona, e una scuola che non seleziona, che non accerta il merito, è una scuola che in linea di principio rifiuta di fornire alla società, al mondo del lavoro, qualunque attestato affidabile circa le reali competenze, la volontà d’impegnarsi, le capacità di ingegno e di carattere, dei giovani che le sono stati affidati. Rischia cioè di divenire una scuola autoreferenziale, utile solo come parcheggio e per consentire ai politici di dormire sonni tranquilli, illudendo le classi povere che c’è un’istruzione al loro servizio. Che, grazie all’istruzione, c’è per i loro figli quell’avvenire migliore, che viceversa assai difficilmente ci sarà. Quanto alle classi abbienti invece, loro, ormai, hanno capito bene come stanno le cose, e da tempo sono corse ai ripari. O riuscendo in vari modi a sollecitare in questo o quell’istituto specie delle grandi città la formazione di classi di serie A dove concentrare i propri rampolli, ovvero mandandoli a studiare in una scuola straniera o direttamente all’estero.



***
Ho sottolineato una parte.
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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mar Mag 02, 2017 8:06 pm

lucetta10 ha scritto:
ushikawa ha scritto:

Mi sembra una lettura totalmente sballata rispetto alla realtà di oggi che si basa su un equivoco vecchio di cinquant'anni.

Da quasi mezzo secolo una certa sinistra  chiama "classista" la scuola che è semplicemente esigente, e propone come "anticlassista, democratica, aperta" una scuola che, al contrario, è semplicemente lassista.

Queste tesi hanno fortemente influenzato le politiche scolastiche degli ultimi cinquant'anni, da una parte smussando certi eccessi di elitarismo, dall'altra favorendo un progressivo abbassamento dei contenuti e dei livelli didattici raggiunti dagli alunni (ben oltre il punto di equilibrio, secondo la mia opinione personale).

.

... ci spiegherà poi magari come faccia un equivoco sulla scuola (sulla società?) a essere valido oggi e cinquant'anni fa (1967-2017!): grana grossa direi!

Ma infatti, già era sballato cinquant'anni fa, oggi oltre che sballato è anche preistorico: eppure c'è chi ancora vede le cose come allora. Ma tu, invece, pensi che scuola esigente equivalga a scuola classista? E che l'abbandono scolastico sia dovuto alle richieste degli insegnanti?
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mar Mag 02, 2017 8:12 pm

ushikawa ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
ushikawa ha scritto:

Mi sembra una lettura totalmente sballata rispetto alla realtà di oggi che si basa su un equivoco vecchio di cinquant'anni.

Da quasi mezzo secolo una certa sinistra  chiama "classista" la scuola che è semplicemente esigente, e propone come "anticlassista, democratica, aperta" una scuola che, al contrario, è semplicemente lassista.

Queste tesi hanno fortemente influenzato le politiche scolastiche degli ultimi cinquant'anni, da una parte smussando certi eccessi di elitarismo, dall'altra favorendo un progressivo abbassamento dei contenuti e dei livelli didattici raggiunti dagli alunni (ben oltre il punto di equilibrio, secondo la mia opinione personale).

.

... ci spiegherà poi magari come faccia un equivoco sulla scuola (sulla società?) a essere valido oggi e cinquant'anni fa (1967-2017!): grana grossa direi!

Ma infatti, già era sballato cinquant'anni fa, oggi oltre che sballato è anche preistorico: eppure c'è chi ancora vede le cose come allora. Ma tu, invece, pensi che scuola esigente equivalga a scuola classista? E che l'abbandono scolastico sia dovuto alle richieste degli insegnanti?

Penso francamente che tu abbia mal posto i termini della questione, partendo da una premessa assolutamente inaccettabile.
Non si possono piegare tesi di cinquant'anni fa al contesto attuale, senza nemmeno sfiorare i dati, il tasso di dispersione, la composizione del tessuto sociale.
Era uno come Pasolini a dire che al scuola italiana era classista (anche se fa sempre più comodo citare don Milani) e andava abbattuta: quando lo diceva aveva ragione, come avevano ragione quanti hanno sostenuto la scuola democratica e hanno contribuito enormemente al lavoro che la scuola, in questi 50 anni ha fatto per portarci dove siamo, che bene o male è molto più in là di dove eravamo. Se poi vogliamo tornare a un passato che piace tanto celebrare aprioristicamente, diamo ragione ai gallidellaloggia che non sanno nulla di scuola e rinneghiamo le nostre radici
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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mar Mag 02, 2017 8:32 pm

Per come la vedo io una parte della sinistra, storicamente, ha sostenuto l'abbattimento o la radicale trasformazione della scuola pubblica italiana non tanto perché classista ed esclusiva (e in quegli anni lo era pure), ma perché vista come un'istituzione autoritaria e lontana dalle esigenze reali e dalla cultura del proletariato. Pasolini ha scritto molte cose acute, ma secondo me non avrebbe avuto così in antipatia un ipotetico secchione occhialuto calabrese, figlio di operai, che nell'università degli anni '70, invece di schierarsi con i fasci o con i compagni a menar le mani, si fosse dedicato semplicemente allo studio per guadagnarsi un posto nella società migliore di quello dei suoi genitori.

La parte migliore di quelle istanze è stata recepita e ha contribuito, nel tempo, alla formazione di una scuola più aperta, integrata, democratica, costituzionale, che ha avuto il suo apice tra gli anni '80 e '90. E' diminuito l'abbandono scolastico, sono diminuite le discriminazioni, si è raggiunta piano piano anche l'integrazioni dei disabili e così via, sono state formulate molte riforme importanti che hanno aperto la scuola (a partire dai decreti delegati), c'è stato spazio per la sperimentazione e per il protagonismo della classe docente.

Il sentimento antiscolastico che animava quella parte della sinistra più radicalmente anarchica e individualista non si è fermato a questi risultati e, secondo la mia personalissima opinione, si è alleato con una parte del pensiero liberista per continuare in un'opera di destrutturazione della scuola, di annacquamento del suo carattere pubblico, universale e costituzionale: un filo rosso da Berlinguer a Renzi-Giannini ha unito tutti i governi di centro destra e di centro sinistra in un'opera di progressivo stravolgimento della scuola, sempre con l'intenzione dichiarata di renderla più moderna, o meglio, "più al passo con i tempi".

L'anacronismo a me pare quello di certe letture tardive di Don Milani, come se ancora oggi esistessero i figli dei contadini e una scuola classista a respingerli con assurde richieste nozionistiche; oggi ci sono i figli dei cassieri e degli operatori di call-center ai quali la scuola pubblica sta negando sempre più le conoscenze, e con esse le possibilità di un riscatto sociale.

Se prima la scuola discriminava attraverso il linguaggio e le conoscenze, oggi discrimina attraverso la povertà linguistica e culturale; resta il fatto che ad essere discriminati siano sempre gli stessi. Magari oggi vengono "inclusi", ma questa inclusione non si traduce in uno sbocco lavorativo e sociale; come è stato dimostrato, ad esempio, da una ricerca sui disabili.
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mar Mag 02, 2017 8:48 pm

e se ci poniamo così è già molto diverso.
Ma non c'è continuità, anzi profonda discontinuità con quanti hanno contribuito al ripensamento e poi al rinnovamento di una scuola assolutamente inadatta come era quella di 50 anni fa, che non ci avrebbe portato da nessuna parte, che stavano quindi assolutamente sul pezzo, formulavano ipotesi dati alla mano.
Chi oggi si mette a scimmiottare don Milani non è molto diverso da chi oggi si mette ad attaccarlo e ad attribuirgli colpe che sono tutte nostre.
Oggi ci sono teorici di un nuovo corso? Esistono idee, teorie generali per ripensare una scuola che si critica tanto alla luce dei suoi insuccessi attuali? Non direi. E quindi le uniche cose che leggo su questo forum e altrove sono tutte relative al passato, che almeno partoriva qualche idea, che lo si voglia nostalgicamente recuperare (come quelli che si gongolano nella rassicurante certezza che la salvezza verrà dal recupero di un mitico rigore, di bocciature a manetta e mele all'insegnante, e non si capisce a quando si voglia risalire, visto che a quanto pare 50 anni fa eravamo già alla deriva: 60? 70? prima o dopo la Legge Casati?) o accusare dei mali presenti (anche questo straordinariamente rassicurante: tutta colpa di don Milani, se none fosse stato per lui avremmo ancora le mele rosse sulla cattedra e i pischelli si cagherebbero sotto solo a guardarci!)
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mar Mag 02, 2017 9:51 pm

lucetta10 ha scritto:
considerando che 50 anni fa c'erano ancora l'avviamento professionale, un analfabetismo quasi al 10%, il grembiulino col fiocco, i ceci e il cappello a cono, possibilissimo

50 anni fa l'avviamento professionale già non c'era più.

Il grembiulino col fiocco è stato riproposto meno di 10 anni fa, ma fortunatamente non se l'è filato quasi nessuno (tranne qualche mamma che era a favore perché sosteneva che fosse più comodo e più igienico, e non certo gli insegnanti reazionari).
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 3:40 am

Comunque, Lucetta, come si dice a Roma: de che stamo a parlà?

Sposti la discussione su un piano che non le è proprio, andando a ripescare i mitici anni '60 e '70, i ceci e i grembiulini e il fantastico miglioramento che c'è stato tra la scuola cattiva di allora e quella di oggi (buona?); forse anche tu, come hanno fatto altri, hai notato come l'editoriale di EGDL sia connotato (come al solito) dalla sua consueta avversione verso una certa sinistra e verso qualsiasi retaggio degli anni '70.

Fatto sta che, nel merito, mi pare difficile contestare che la fotografia della scuola attuale fatta da EGDL sia sostanzialmente corretta e che una malintesa "inclusione" basata sul "successo formativo garantito", cioè sull'idea di non bocciare mai nessuno, non stia affatto funzionando.

Essere d'accordo con l'analisi di EGDL, constatare lo sfascio della scuola attuale, non vuol dire affatto rimpiangere i ceci e i grembiulini (questo è solo un artificio dialettico per fare un po' di ammuina), né essere costretti per forza a immaginare una scuola del futuro più bella e più grande che pria, basata su presupposti ideologici che debbano essere per forza diversi da quelli della scuola di oggi o di una delle tante scuole degli ultimi lustri.

Per quanto mi riguarda credo che per far funzionare la scuola di oggi e di domani sia necessario troncare di netto con l'idea del "successo formativo garantito" e andare (o tornare) a una scuola esigente, anche a costo di tollerare una quota di insuccesso scolastico: meglio l'insuccesso scolastico di un 5-10% degli alunni che l'esclusione sociale di un 20-30% della popolazione, favorita dal "successo formativo garantito".

La scuola di oggi è più classista di quella di trent'anni fa, sicuramente più funzionale al mantenimento dello status quo e all'inceppamento dell'ascensore sociale, più che al suo funzionamento. Una prova evidente ne è la deriva dell'istruzione professionale, che è diventato una specie di campo di concentramento sociale, più di quanto lo sia mai stato, come il fortissimo degrado che ha colpito l'istruzione tecnica.

Io non penso che il figlio dell'immigrata single, che a scuola non fa nulla, che ha un sacco di problemi, e che probabilmente terminerà l'obbligo con un biennio in un professionale abbia più possibilità esistenziali venendo promosso anche quando non lo merita.
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 4:42 am

Quando si ragiona a botte di cinquantenni non si dovrebbero poi contestare pochi anni avanti o indietro. Oppure il 1967 è una qualche data fatidica che non ho colto? E comunque la riforma è del 1963 applicazione l'anno dopo quindi immagino che nel 67 qualcuno fosse ancora in corso all'avviamento... Contestazione oziosa, contro contestazione ancora più oziosa.
Che 10 anni fa qualcuno abbia riproposto il grembiulino è una conferma di quello che dicevo: si riesce a discutere solo di ritorni all'età dell'oro proposte originali non se ne vedono. Aboliamo questo o quello e la scuola sarà un paradiso.
La scuola è stata riformata così d'altra parte, la 170 cosa ha cambiato di sostanziale nella didattica? La Gelmini? E allora adattiamoci anche noi... Ma se i piccoli smantellamenti ideologici non bastassero? Se iniziassimo ad esempio a dire che se vogliamo superare sto mantra del successo formativo garantito non c'è nulla di sostanziale da riformare negli ordinamenti se non lo stile ormai radicato degli insegnanti (che ora ovviamente vi affretrerete a scagionare da ogni addebito)?
Il figlio dell'immigrato single rappresenta un'utenza completamente nuova che dovrebbe sollecitare un nuovo dibattito e che meriterebbe ad esempio una classe di insegnanti che sappiano insegnare in un contesto di L2, per esempio. Invece non sappiamo fare quella promozione sociale che la scuola ideologica di cinquant'anni fa ha fatto con gli immigrati italiani e ce la prendiamo con loro che invece lo hanno saputo fare capendo una banalità: che nuova utenza = nuova scuola (come allora vuol dire nuova lingua... Ma noi contestiamo anche quello!).
Pensare di affrontare la sfida di una nuova utenza con soluzioni stantie e un rigore di facciata mi pare poco produttivo. Almeno i democratici degli anni 70 sapevano proporre soluzioni al passo coi loro tempi. Noi ci attardiamo. La scuola ha perso il contatto con la realtà che aveva un tempo. Pensiamo a recuperare quello e a trovare soluzioni ler l'oggi invece di criticare chi 50 anni fa ce lo aveva solo perché oggi quelle teorie non sono più valide!

Riguardo a galli della loggia, ha fatto centro con un facile argomento, si è buttato su un tema sollevato dalla lettera dei 600 e ha detto ovvietà... E infatti siano qui a scrivere commenti letti cento volte, un altro che si accoda all'andazzo del (non)dibattito sulla scuola. Grazie veramente
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 5:38 am

Lucetta propone di formare, e pagare,insegnanti l2 dedicati agli immigrati..
Come non averci pensato prima. Ecco cosa mancava per una vera scuola di qualità
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 5:42 am

Cvd. Poi mi raccomando, con quello che abbiamo in classe andiamocela a prendere col bonanima di don Milani
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giobbe



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 10:32 am

ushikawa ha scritto:

Fatto sta che, nel merito, mi pare difficile contestare che la fotografia della scuola attuale fatta da EGDL sia sostanzialmente corretta e che una malintesa "inclusione" basata sul "successo formativo garantito", cioè sull'idea di non bocciare mai nessuno, non stia affatto funzionando.
Essere d'accordo con l'analisi di EGDL, constatare lo sfascio della scuola attuale, non vuol dire affatto rimpiangere i ceci e i grembiulini (questo è solo un artificio dialettico per fare un po' di ammuina), né essere costretti per forza a immaginare una scuola del futuro più bella e più grande che pria, basata su presupposti ideologici che debbano essere per forza diversi da quelli della scuola di oggi o di una delle tante scuole degli ultimi lustri.
Per quanto mi riguarda credo che per far funzionare la scuola di oggi e di domani sia necessario troncare di netto con l'idea del "successo formativo garantito" e andare (o tornare) a una scuola esigente, anche a costo di tollerare una quota di insuccesso scolastico: meglio l'insuccesso scolastico di un 5-10% degli alunni che l'esclusione sociale di un 20-30% della popolazione, favorita dal "successo formativo garantito".
Io non penso che il figlio dell'immigrata single, che a scuola non fa nulla, che ha un sacco di problemi, e che probabilmente terminerà l'obbligo con un biennio in un professionale abbia più possibilità esistenziali venendo promosso anche quando non lo merita.
Ho messo in grassetto la parte che più condivido.
Ma che cxxxo c'entra la scuola di prima, la scuola di oggi e quella di domani. A scuola, per avere un titolo di studio, che non sia quello della scuola dell'obbligo, si deve studiare, SEMPRE!
Ma si sa che molti insegnanti non vogliono fare un tubo durante l'anno, fanno tutti promossi, si salvano dalle rogne e formano...le classi. W l'Italia dell'ignoranza e dei ponti che crollano (in senso lato...).

http://www.orizzontescuola.it/non-ce-bocciatura-non-ce-crescita-formativa-lettera/
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comp_xt



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 12:21 pm

lucetta10 ha scritto:
.
La scuola è stata riformata così d'altra parte, la 170 cosa ha cambiato di sostanziale nella didattica? La Gelmini? E allora adattiamoci anche noi... .

Il pensare che certe riforme siano solo di facciata è che nulla di sostanziale cambi nella didattica è la classica sottovalutazione del problema che consente al riformatore di centrare in pieno il bersaglio.
Del resto, pensi forse che ci facciano due palle così con la didattica per competenze, con le tecnologie digitali, con dsa e bes, per poi lasciarci liberi di gettare alle ortiche tutto questo ambaradan di idiozie?
La 170 vincola, come del resto tutte le leggi.
Ma è tipico dei docenti italiani credere che certe norme siano innocue perché tanto loro continueranno a insegnare come sempre hanno fatto.
E così, tanto per fare un esempio fra i tanti possibili, i docenti di matematica della scuola media si sono ritrovati ad adeguarsi all'Invalsi, senza accorgerseme, sottovalutando il problema. E oggi perdono tempo prezioso ad addestrare i ragazzi a leggere dati e tabelle e trascurano altre cose, ben più importanti nella formazione matematica di base. Ma se chiedi al docente di matematica medio ti dirà che nulla è cambiato.
Lo stesso vale per le superiori, dove il "problema contestualizzato", cavallo di battaglia della didattica per competenze, modifica il modo di insegnare la disciplina.
Sia chiaro, non penso che le metodologie didattiche siano eterne e immutabili, credo tuttavia che qualsiasi nuovo orientamento dovrebbe partire da una riflessione culturale dei docenti e dei cultori della disciplina e non essere imposto da circolari ministeriali che inseguono le mode didattiche del momento, spesso fra loro in contraddizione.

La scuola comunque è sempre cambiata, perché nessuno è tanto sciocco da pensare che il 1967  sia una data limite.
La scuola degli anni sessanta era diversa da quella degli anni trenta e da quella degli anni ottanta e novanta.
La scuola odierna però non è in crisi perché  cambiata rispetto al passato, ma perché per la prima volta nella storia il suo ruolo è stato snaturato facendola divenire un centro di aggregazione sociale in cui il processo di apprendimento, oltre che passare in secondo piano, è diventato un qualcosa che dipenderebbe soltanto dalla metodologia didattica adottata, ragion per cui anche lo studente nullafacente dovrebbe, suo malgrado, apprendere, basta che l'insegnante adotti il metodo giusto.


Ultima modifica di comp_xt il Mer Mag 03, 2017 1:09 pm, modificato 1 volta
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 1:07 pm

giobbe ha scritto:
ushikawa ha scritto:

Fatto sta che, nel merito, mi pare difficile contestare che la fotografia della scuola attuale fatta da EGDL sia sostanzialmente corretta e che una malintesa "inclusione" basata sul "successo formativo garantito", cioè sull'idea di non bocciare mai nessuno, non stia affatto funzionando.
Essere d'accordo con l'analisi di EGDL, constatare lo sfascio della scuola attuale, non vuol dire affatto rimpiangere i ceci e i grembiulini (questo è solo un artificio dialettico per fare un po' di ammuina), né essere costretti per forza a immaginare una scuola del futuro più bella e più grande che pria, basata su presupposti ideologici che debbano essere per forza diversi da quelli della scuola di oggi o di una delle tante scuole degli ultimi lustri.
Per quanto mi riguarda credo che per far funzionare la scuola di oggi e di domani sia necessario troncare di netto con l'idea del "successo formativo garantito" e andare (o tornare) a una scuola esigente, anche a costo di tollerare una quota di insuccesso scolastico: meglio l'insuccesso scolastico di un 5-10% degli alunni che l'esclusione sociale di un 20-30% della popolazione, favorita dal "successo formativo garantito".
Io non penso che il figlio dell'immigrata single, che a scuola non fa nulla, che ha un sacco di problemi, e che probabilmente terminerà l'obbligo con un biennio in un professionale abbia più possibilità esistenziali venendo promosso anche quando non lo merita.
Ho messo in grassetto la parte che più condivido.
Ma che cxxxo c'entra la scuola di prima, la scuola di oggi e quella di domani. A scuola, per avere un titolo di studio, che non sia quello della scuola dell'obbligo, si deve studiare, SEMPRE!
Ma si sa che molti insegnanti non vogliono fare un tubo durante l'anno, fanno tutti promossi, si salvano dalle rogne e formano...le classi. W l'Italia dell'ignoranza e dei ponti che crollano (in senso lato...).

http://www.orizzontescuola.it/non-ce-bocciatura-non-ce-crescita-formativa-lettera/

eh si... dovremmo studiare tutti
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 1:18 pm

comp_xt ha scritto:
lucetta10 ha scritto:
.
La scuola è stata riformata così d'altra parte, la 170 cosa ha cambiato di sostanziale nella didattica? La Gelmini? E allora adattiamoci anche noi... .

La scuola comunque è sempre cambiata, perché nessuno è tanto sciocco da pensare che il 1967  sia una data limite.
La scuola degli anni sessanta era diversa da quella degli anni trenta e da quella degli anni ottanta e novanta.
La scuola odierna però non è in crisi perché  cambiata rispetto al passato, ma perché per la prima volta nella storia il suo ruolo è stato snaturato facendola divenire un centro di aggregazione sociale in cui il processo di apprendimento, oltre che passare in secondo piano, è diventato un qualcosa che dipenderebbe soltanto dalla metodologia didattica adottata, ragion per cui anche lo studente nullafacente dovrebbe, suo malgrado, apprendere, basta che l'insegnante adotti il metodo giusto.


è proprio la riflessione che manca, sostituita da uno sterile e pigro lamento di sottofondo e dal tentativo, che leggo anche qui, di liberare gli insegnanti da qualsiasi possibile addebito.
Non capisco però come si possa chiedere il contributo di una categoria di tali smidollati e sprovveduti, che addirittura adottano una didattica "senza nemmeno accorgersene"... che acume critico! Meglio scemi che colpevoli.

Che non c'entri niente la scuola di 50 anni fa mi pare abbastanza evidente, anche senza conoscere la questione, è propio quello che contestavo.
Che i tempi siano cambiati mi pare ancora più ovvio, solo che una volta la scuola si sentiva investita del compito di modificare il corso degli eventi e appariva sicura dei propri mezzi, oggi invece si vittimizza e rimpiange in maniera totalmente sterile il tempo che fu, rimanendo attaccata a un rassicurante passato mitico in cui si presume avesse maggiore incidenza, attaccandosi a strumenti rassicuranti.
La metodologia didattica è pienamente nelle mani degli insegnanti, a loro scegliere se applicarla o meno, a loro aggiornarsi e fare lezione nel modo che credono più efficace, a loro la responsabilità
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 1:57 pm

Tutti i discorsi sulla didattica, sulle nuove metodologie, sull'inclusione etc. sono tutta fuffa, fumo negli occhi per distrarre opinione pubblica e addetti ai lavori dal VERO cambiamento che sta caratterizzando la scuola degli ultimi anni.
Il vero cambiamento è a livello economico. Stanno sparendo i soldi dalla scuola pubblica. Le scuole diventeranno tutte private o semi-private, con metodi di finanziamento "a sponsor" e/o "a concorso". Quello che non esisterà più sarà l'istruzione gratuita. Non so se sarà sostituita da un'istruzione finta, che promuove tutti e non insegna niente, ma credo di no: semplicemente tutti saranno obbligati a pagare per far studiare i figli. Le scuole saranno tutte private. Sia le vecchie private vere e proprie, a pagamento da sempre, sia le scuole statali, che chiederanno il "contributo volontario" oppure offriranno comunque la maggior parte dei servizi a pagamento (cosa che già avviene per molti progetti, anche di alternanza scuola-lavoro, nonchè per tutte le gite e stage).

Ci sarà chi sceglierà di pagare per avere un diploma senza imparare niente; e chi sceglierà di pagare (molto di più) per avere le competenze che gli servono (al 99% niente a che vedere con gli attuali programmi). Ma tutti dovranno pagare. Quello che interessa ai governi (almeno tutti quelli che si sono avvicendati negli ultimi 10 anni) è esclusivamente il risparmio. La "buona scuola" è quella che costa poco, possibilmente niente.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 1:58 pm

lucetta10 ha scritto:


è proprio la riflessione che manca, sostituita da uno sterile e pigro lamento di sottofondo e dal tentativo, che leggo anche qui, di liberare gli insegnanti da qualsiasi possibile addebito.
Non capisco però come si possa chiedere il contributo di una categoria di tali smidollati e sprovveduti, che addirittura adottano una didattica "senza nemmeno accorgersene"... che acume critico! Meglio scemi che colpevoli.

Che non c'entri niente la scuola di 50 anni fa mi pare abbastanza evidente, anche senza conoscere la questione, è propio quello che contestavo.
Che i tempi siano cambiati mi pare ancora più ovvio, solo che una volta la scuola si sentiva investita del compito di modificare il corso degli eventi e appariva sicura dei propri mezzi, oggi invece si vittimizza e rimpiange in maniera totalmente sterile il tempo che fu, rimanendo attaccata a un rassicurante passato mitico in cui si presume avesse maggiore incidenza, attaccandosi a strumenti rassicuranti.
La metodologia didattica è pienamente nelle mani degli insegnanti, a loro scegliere se applicarla o meno, a loro aggiornarsi e fare lezione nel modo che credono più efficace, a loro la responsabilità

I docenti che fanno addestramento per le prove Invalsi ti sembrano professionisti autonomi nelle loro scelte didattiche?
Vogliamo dire che sono degli smidollati?
Diciamolo pure, lo sono.
Gli ignavi comunque ci sono sempre stati, solo che un tempo nessuno pensava di sfruttare la loro debolezza caratteriale  per imporre un determinato indirizzo didattico.
L'anno scorso  tre docenti che non hanno voluto fare addestramento all'Invalsi sono state sospese dal DS. Motivo?
Nel Pof della loro scuola era prevista tale attività di addestramento, chi non era d'accordo (secondo il DS) doveva adeguarsi. A parte il delirio giuridico di chi pretende che un atto amministrativo possa prevalere sulla Costituzione, resta il fatto che quelle tre docenti, a differenza dei loro colleghi, hanno le palle e in tribunale vedranno riconosciuta la correttezza del loro comportamento. Dopo quanti anni, però?
Gli insegnanti che si sono espressi a favore di quel pof erano persone che, come te, ritenevano ingenuamente che un pof non può modificare il modo con cui si insegna. Probabilmente non lo avevano nemmeno letto perché non ritenevano utile farlo, tanto cosa cambia in concreto nel nostro lavoro?
È che dire di quel docente sanzionato dal DS perché dava voti troppo bassi? Dopo cinque anni ha avuto ragione.
Possiamo pretendere che tutti abbiano la vocazione al martirio?
È assurdo poi pensare che sia sufficiente che i docenti si oppongano a certe linee di indirizzo, quando è la normativa vigente che legittima questi orientamenti.
Il rav, ad esempio, prevede come criteri di miglioramento una serie di scelte e indirizzi la cui impronta ideologica è abbastanza netta.
Il rav però è previsto da una legge dello stato,  tu pensi forse che il legislatore si sia inventato questo "rapporto di autovalutazione" per il solo gusto di pubblicare qualcosa in Gazzetta Ufficiale? Mi pare evidente che chi legifera su questi temi, voglia anche agire concretamente, obbligando chi opera nella scuola a muoversi in una ben precisa direzione.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 3:36 pm

comp_xt ha scritto:
lucetta10 ha scritto:


è proprio la riflessione che manca, sostituita da uno sterile e pigro lamento di sottofondo e dal tentativo, che leggo anche qui, di liberare gli insegnanti da qualsiasi possibile addebito.
Non capisco però come si possa chiedere il contributo di una categoria di tali smidollati e sprovveduti, che addirittura adottano una didattica "senza nemmeno accorgersene"... che acume critico! Meglio scemi che colpevoli.

Che non c'entri niente la scuola di 50 anni fa mi pare abbastanza evidente, anche senza conoscere la questione, è propio quello che contestavo.
Che i tempi siano cambiati mi pare ancora più ovvio, solo che una volta la scuola si sentiva investita del compito di modificare il corso degli eventi e appariva sicura dei propri mezzi, oggi invece si vittimizza e rimpiange in maniera totalmente sterile il tempo che fu, rimanendo attaccata a un rassicurante passato mitico in cui si presume avesse maggiore incidenza, attaccandosi a strumenti rassicuranti.
La metodologia didattica è pienamente nelle mani degli insegnanti, a loro scegliere se applicarla o meno, a loro aggiornarsi e fare lezione nel modo che credono più efficace, a loro la responsabilità

I docenti che fanno addestramento per le prove Invalsi ti sembrano professionisti autonomi nelle loro scelte didattiche?
Vogliamo dire che sono degli smidollati?
Diciamolo pure, lo sono.
Gli ignavi comunque ci sono sempre stati, solo che un tempo nessuno pensava di sfruttare la loro debolezza caratteriale  per imporre un determinato indirizzo didattico.
L'anno scorso  tre docenti che non hanno voluto fare addestramento all'Invalsi sono state sospese dal DS. Motivo?
Nel Pof della loro scuola era prevista tale attività di addestramento, chi non era d'accordo (secondo il DS) doveva adeguarsi. A parte il delirio giuridico di chi pretende che un atto amministrativo possa prevalere sulla Costituzione, resta il fatto che quelle tre docenti, a differenza dei loro colleghi, hanno le palle e in tribunale vedranno riconosciuta la correttezza del loro comportamento. Dopo quanti anni, però?
Gli insegnanti che si sono espressi a favore di quel pof erano persone che, come te, ritenevano ingenuamente che un pof non può modificare il modo con cui si insegna. Probabilmente non lo avevano nemmeno letto perché non ritenevano utile farlo, tanto cosa cambia in concreto nel nostro lavoro?
È che dire di quel docente sanzionato dal DS perché dava voti troppo bassi? Dopo cinque anni ha avuto ragione.
Possiamo pretendere che tutti abbiano la vocazione al martirio?
È assurdo poi pensare che sia sufficiente che i docenti si oppongano a certe linee di indirizzo, quando è la normativa vigente che legittima questi orientamenti.
Il rav, ad esempio, prevede come criteri di miglioramento una serie di scelte e indirizzi la cui impronta ideologica è abbastanza netta.
Il rav però è previsto da una legge dello stato,  tu pensi forse che il legislatore si sia inventato questo "rapporto di autovalutazione" per il solo gusto di pubblicare qualcosa in Gazzetta Ufficiale? Mi pare evidente che chi legifera su questi temi, voglia anche agire concretamente, obbligando chi opera nella scuola a muoversi in una ben precisa direzione.

I colleghi sospesi avevano fatto ricorso in collegio docenti alla cosiddetta "opzione di minoranza",prevista dalla 107?
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 5:48 pm

balanzoneXXI ha scritto:

I colleghi sospesi  avevano fatto ricorso in collegio docenti alla cosiddetta "opzione di minoranza",prevista dalla 107?

Non lo so.

Credo comunque che sia irrilevante visto che l'esercizio di opzioni metodologiche o didattiche di minoranza è garantito dall'articolo 33 della Costituzione, senza che sia necessario dichiararlo in collegio docenti.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 5:52 pm

Ecco. Lo sapevo. L'ombrello della costituzione esce fuori quando fa comodo. Decidiamoci allora: siamo liberi nel nostro esercizio e quindi responsabili della decadenza oppure siamo coartati dal legislatore e quindi schiavi inermi?
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 6:27 pm

lucetta10 ha scritto:
Ecco. Lo sapevo. L'ombrello della costituzione esce fuori quando fa comodo. Decidiamoci allora: siamo liberi nel nostro esercizio e quindi responsabili della decadenza oppure siamo coartati dal legislatore e quindi schiavi inermi?

E dove sarebbe la contraddizione?
Esistono leggi, note e circolari che si pongono in aperto contrasto con l'articolo 33 della Costituzione.
Ci sono docenti che subiscono e si adeguano, ci sono docenti che non ci stanno e lottano contro questi abusi.
O pensi forse di poter trattare la categoria degli insegnanti come se fosse un corpo unico?
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Mer Mag 03, 2017 6:47 pm

No. Figuriamoci!... Solo quando c'è da attribuire responsabilità. In quel caso siamo tutti innocenti.
Per il resto solo l'intera categoria dei legislatori degli ultimi 50 anno può essere considerato un corpo unico. E sì che pure quella ha un bell'ombrello costituzionale
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Sab Mag 06, 2017 2:28 pm

lucetta10 ha scritto:
Ecco. Lo sapevo. L'ombrello della costituzione esce fuori quando fa comodo. Decidiamoci allora: siamo liberi nel nostro esercizio e quindi responsabili della decadenza oppure siamo coartati dal legislatore e quindi schiavi inermi?

scusa ma dal punto di vista argomentativo questo aut-aut è chiaramente una forzatura.
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