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 Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17

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Rimoto



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MessaggioTitolo: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Sab Apr 29, 2017 7:35 pm

Promemoria primo messaggio :

Dal sito www.corriere.it

(http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_29/scuole-italiane-8a069fae-2c4d-11e7-a45f-5318c0275c1e.shtml)


«Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento». Spetta a un professore di un istituto tecnico commerciale pugliese il merito di aver ancora una volta portato alla ribalta nel modo più clamoroso, con queste parole (Corriere, 23 aprile), la grande menzogna su cui si regge da anni il sistema dell’istruzione italiano: le promozioni d’ufficio. Proprio perché il suddetto professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione. Le cose in effetti stanno così: nelle scuole italiane la bocciatura è di fatto bandita, così come è bandito ogni autentico criterio di selezione e quindi di reale accertamento del merito. Gli abbandoni scolastici beninteso ci sono (ad esempio negli istituti tecnico-professionali), ma hanno una spiegazione di altro genere, perlopiù legata alla condizione socio- culturale dell’ambiente familiare. Di fatto, dunque, chi nel nostro Paese inizia il corso di studi è pressoché matematicamente sicuro di arrivare al traguardo. E infatti gli esami di diploma finale fanno regolarmente segnare percentuali di promossi che da anni sfiorano il cento per cento (in che senso possa essere considerato tecnicamente un «esame» una prova che dà abitualmente risultati simili resta per me un mistero).


Quale affidamento possano dare in Italia i voti di diploma si capisce, del resto, considerando che nel 2016, per esempio, gli alunni promossi alla licenza in Puglia e Campania con il massimo dei voti sono stati più numerosi di quelli promossi con la stessa votazione in Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia messi insieme. In Italia, insomma, al momento degli scrutini, in una grande quantità di casi, probabilmente la maggioranza, non si valuta l’effettivo grado di apprendimento degli alunni. Si dà un voto che si può ben dire un voto politico. E si promuove.



Le cause sono molte. Di gran lunga la principale è l’ideologia fondata sulla categoria di «inclusione» che da decenni domina la nostra istituzione scolastica. Cioè l’idea che compito della scuola, anche dopo il percorso dell’obbligo, non sia quello di impartire conoscenze e accertare il grado del loro effettivo apprendimento, bensì soprattutto quello di «non lasciare nessuno indietro». Che detto in parole povere significa appunto procedere alla fine a una promozione generalizzata e indiscriminata. Da decenni, poi, è venuta crescendo nella scuola una tendenza che chiamerei all’«universalismo» (che è l’altra faccia della cosiddetta «autonomia»), in base alla quale la scuola stessa è stata sollecitata a proiettarsi all’esterno o comunque fuori dall’ambito suo proprio, verso una miriade di attività, di iniziative, di interessi — connotati di una valenza che in vario modo finisce per essere sempre quella del «politicamente edificante» — della quale quella che va sotto il nome di «scuola-lavoro» è senz’altro la più significativa. E che inevitabilmente finiscono per condizionare il giudizio anche sul profitto vero e proprio dell’alunno.


Agli occhi delle superiori autorità, del Ministero come del dirigente scolastico regionale, il «successo» di un istituto scolastico — che poi vuol dire la quantità di risorse di cui per i più vari canali esso riuscirà a disporre, nonché la possibilità di carriera del suo dirigente e la stessa possibilità dell’istituto stesso di non essere accorpato ad un altro a causa di un’eventuale perdita di iscrizioni, cioè di «popolarità» — dipende dall’adeguamento ai due orientamenti ideologici di fondo detti sopra. I quali hanno alla fine un riscontro ineludibile in un dato preciso: nel numero dei promossi. Inutile dire quanto apprezzato dalle famiglie, il cui giudizio influisce non poco per stabilire il «gradimento ambientale» dell’istituto in questione: fattore — inutile dire anche questo — sempre assai apprezzato dalle superiori autorità.


Nella scuola italiana, dunque, la promozione del maggior numero possibile di alunni ha finito per avere un valore assolutamente strategico. Essa è un vero pilastro dell’edificio scolastico. Ma come arrivarci in concreto? Non è difficile. Nel nostro sistema scolastico infatti — in base a una disposizione che risale, credo, al lontanissimo 1925 — ma che la voga democraticistica postsessantottesca e le conseguenti disposizioni ministeriali hanno enormemente rafforzato — non è il singolo docente ad assegnare i voti di fine anno che decidono il destino dello studente. I professori hanno in pratica un semplice diritto di proposta, ma chi poi decide è il consiglio di classe a maggioranza. Consiglio presieduto ovviamente dal dirigente scolastico il quale, per le ragioni dette sopra, ha tutto l’interesse alla, diciamo così, massima benevolenza; nonché l’autorità per dar libero corso alla medesima. Con il consenso alla fine, però, degli stessi docenti, i quali, se il numero degli studenti diminuisce troppo, potrebbero veder messo in pericolo il loro posto. Avviene dunque una sorta di profana transustanziazione: le più catastrofiche insufficienze si tramutano in sufficienze, gli alunni più svogliati in bravi ragazzi, i più accidentati itinerari scolastici diventano tranquilli passaggi all’anno successivo. E così via fino all’immancabile successo del diploma finale.


Ma a che cosa serve un sistema d’istruzione simile, che non valutando contraddice ogni idea sensata d’insegnamento e di apprendimento? Serve a una cosa soprattutto: a sollevare da ogni responsabilità i partiti e la classe politica, in particolare chi governa; a liberarli dai problemi, dalle proteste e dalle accuse, dalle rivendicazioni, che per due, tre decenni li hanno tormentati ogni volta che in un modo o nell’altro c’entrava l’istruzione. Rinunciando a istituire una scuola che seleziona in base al merito — e dunque, inevitabilmente, che boccia (una parola poco simpatica, ma un altro modo e un’altra parola, ahimè, ancora non sono stati inventati) — essi riescono a dare a credere, specie alla parte meno avvertita dell’opinione pubblica, che ormai esiste finalmente una scuola davvero democratica. La quale, cioè, riuscendo a tener conto delle esigenze anche dei più sfavoriti, porta in pratica tutti gli iscritti al positivo compimento degli studi. E dando a credere che si è così realizzata anche la più importante funzione dell’istruzione nelle società democratiche: quella di rompere i vincoli dell’appartenenza di classe per nascita, assicurando invece l’ascesa sociale dei capaci e meritevoli; che insomma la scuola è veramente l’ascensore sociale del Paese.


Peccato che come indicano tutte le statistiche ciò non sia più vero da tempo. E non è più vero anche, se non principalmente, proprio perché la scuola promuove tutti, cioè non seleziona, e una scuola che non seleziona, che non accerta il merito, è una scuola che in linea di principio rifiuta di fornire alla società, al mondo del lavoro, qualunque attestato affidabile circa le reali competenze, la volontà d’impegnarsi, le capacità di ingegno e di carattere, dei giovani che le sono stati affidati. Rischia cioè di divenire una scuola autoreferenziale, utile solo come parcheggio e per consentire ai politici di dormire sonni tranquilli, illudendo le classi povere che c’è un’istruzione al loro servizio. Che, grazie all’istruzione, c’è per i loro figli quell’avvenire migliore, che viceversa assai difficilmente ci sarà. Quanto alle classi abbienti invece, loro, ormai, hanno capito bene come stanno le cose, e da tempo sono corse ai ripari. O riuscendo in vari modi a sollecitare in questo o quell’istituto specie delle grandi città la formazione di classi di serie A dove concentrare i propri rampolli, ovvero mandandoli a studiare in una scuola straniera o direttamente all’estero.



***
Ho sottolineato una parte.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 1:53 pm

mac67 ha scritto:

Mi spiace, ma la mia esperienza professionale non mi fa intuire che cosa porta a un alto tasso di non diplomati in un sistema di istruzione che promuove tutti.

Mi pare che non hai capito la questione che pongo. Posso solo richiamare l'attenzione al mio primo intervento.

Io credo di aver capito la questione che poni.
In sostanza stai affermando che il fatto che molti studenti non arrivino al diploma significa che non è affatto vero che la nostra scuola promuove tutti.
Mi pare però che io e altri abbiamo già risposto a questa obiezione quando abbiamo osservato che:

- oggi in Italia basta veramente poco per arrivare al diploma e che questo poco non può essere considerato accettabile

- nonostante ciò esiste  una grossa fetta di studenti che per motivi solitamente ascrivibili alla condizione socio-culturale dell'ambiente familiare, non sono disposti a fare nemmeno quel poco che viene richiesto.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 2:22 pm

comp_xt ha scritto:
mac67 ha scritto:

Mi spiace, ma la mia esperienza professionale non mi fa intuire che cosa porta a un alto tasso di non diplomati in un sistema di istruzione che promuove tutti.

Mi pare che non hai capito la questione che pongo. Posso solo richiamare l'attenzione al mio primo intervento.

Io credo di aver capito la questione che poni.
In sostanza stai affermando che il fatto che molti studenti non arrivino al diploma significa che non è affatto vero che la nostra scuola promuove tutti.
Mi pare però che io e altri abbiamo già risposto a questa obiezione quando abbiamo osservato che:

- oggi in Italia basta veramente poco per arrivare al diploma e che questo poco non può essere considerato accettabile

- nonostante ciò esiste  una grossa fetta di studenti che per motivi solitamente ascrivibili alla condizione socio-culturale dell'ambiente familiare, non sono disposti a fare nemmeno quel poco che viene richiesto.
Quelli che ritengono il diploma così inutile da non degnarsi neanche di frequentare 5 anni; sarebbero 5 anni di inutile galera
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 2:26 pm

comp_xt ha scritto:
giocare furbescamente sul carattere polisemico del termine "merito".
non avevo mai sentito questa parola, ma ho capito da solo che significa "con tanti significati"; ALLA FACCIA DI CHI SOSTIENE CHE SENZA LATINO NON SI PUO' CAPIRE L'ITALIANO
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 2:35 pm

mac67 ha scritto:
Mi spiace, ma la mia esperienza professionale non mi fa intuire che cosa porta a un alto tasso di non diplomati in un sistema di istruzione che promuove tutti.

Boh, ma questo non mi sembra in contraddizione con il resto.

Proprio perché il sistema tende a promuovere tutti, l'unico modo possibile per riuscire a NON prendere il diploma è quello di smettere definitivamente di andare a scuola, per scelta deliberata. In tutti gli altri casi, anche nelle scuole dove si boccia di più rispetto ad altre, chiunque abbia la costanza di continuare a iscriversi e continuare a frequentare, anche se non si impegna a fare nulla, non impara nulla, e frequenta la scuola come un puro e semplice atto di presenza, alla lunga il diploma lo prende. Il peggio che può succedergli è di prenderlo con un anno di ritardo, eccezionalmente anche due o tre, oppure di prenderlo dopo aver girovagato per più scuole diverse, ma alla fine lo prende, anche se col minimo dei voti. Ma questo, appunto, comporta un minimo di costanza nell'accettare ritmi e abitudini di vita caratteristici di uno studente, anche se non si studia nulla... ossia, almeno, frequentare regolarmente, adeguarsi a certi orari, tenere un comportamento minimamente accettabile, e vivere immerso in un certo ambiente di socializzazione piuttosto che in un altro. Se a qualcuno non piace nemmeno questo, e non ha altre motivazioni (né pratiche né simboliche) per aspirare al diploma, non mi stupisce affatto che, non appena uscito dall'età dell'obbligo, o dopo essersi trascinato ancora per un anno o due in più tra una bocciatura e l'altra, scelga di darci un taglio. 

Per cui, la motivazione per cui alcuni non si diplomano è abbastanza semplice, ovvero che esiste una certa quota di persone disinteressate a prendere il diploma e che non attribuiscono nessun valore al diploma (e tantomeno allo studio e all'apprendimento in sé). Per cui, smettono di venire a scuola in maniera abbastanza spontanea, e in molti casi direi anche serena, a modo loro, semplicemente perché non hanno voglia di venirci e non vedono nessun motivo positivo per continuare a farlo, e non perchè abbiano chissà quali ragioni drammatiche di rifiuto o di ribellione.

E' chiaro che a quel punto la palla passa alla famiglia, perché a quell'età comunque le decisioni importanti le prendono i genitori, che hanno ancora un forte potere di condizionamento sul figlio, anche quando è maggiorenne.

E siccome esistono famiglie che costringono il figlio a continuare la scuola (o con l'imposizione, o con il condizionamento psicologico, o con compromessi e patti scellerati vari), in quel caso l'abbandono non lo si vede, e il ragazzo prima o poi entrerà a sua volta nel novero di quelli che vengono promossi anche senza fare nulla e senza sapere nulla e di "quelli che non si sa come abbiano fatto a prendere il diploma" eppure l'hanno preso... e d'altra parte, esistono anche famiglie per le quali è abbastanza indifferente se il figlio si diploma o no, e che accettano senza troppi problemi il fatto che non voglia più andare a scuola.

E sia chiaro che NON SI TRATTA necessariamente di famiglie socialmente degradate, che vivono nella marginalità, nella miseria o nell'illegalità. A volte è anche vero questo, ma non sempre.

Anzi, fino a pochi anni fa era un atteggiamento relativamente diffuso anche tra famiglie normalissime, magari molto semplici sul piano culturale, con genitori che a loro volta non avevano studiato, ma ben integrate in tutto il resto, con lavori onesti, vita relazionale normale e anche un certo piccolo benessere economico (cioè, non è che non potessero permettersi di far studiare i figli, semplicemente consideravano lo studio un "di più" che si può fare per scelta, e non una necessità).

Tra le famiglie di artigiani e di piccoli commercianti, con attività in proprio, era un vero classico: "Se hai voglia di studiare, bene, ti sosteniamo... altrimenti vieni a lavorare con noi e non c'è nessun problema". Ne conosco anche personalmente, che hanno fatto così, e non si tratta nemmeno di gente della mia età o più vecchia, ma di ragazzi che adesso hanno poco più di 30 anni, e che fanno vite personali e sociali assolutamente sane. Non hanno smesso di studiare per ribellione, per "essere stati rifiutati dalla scuola", e nemmeno per bisogno economico, hanno smesso perché hanno preferito smettere, tutto lì...

Che ci si creda o no, un certo zoccolo di questo tipo di popolazione esiste ancora; poi ci si aggiungono anche gli emarginati e i problematici veri, ed ecco come si spiega complessivamente il fenomeno dell'abbandono scolastico.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 2:37 pm

avidodinformazioni ha scritto:
comp_xt ha scritto:
giocare furbescamente sul carattere polisemico del termine "merito".
non avevo mai sentito questa parola, ma ho capito da solo che significa "con tanti significati"; ALLA FACCIA DI CHI SOSTIENE CHE SENZA LATINO NON SI PUO' CAPIRE L'ITALIANO

"polisemico" avrebbe origini LATINE?

Se fosse latino sarebbe "multisensico" o una roba del genere...
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 2:49 pm

Aggiungo: io penso sinceramente che le persone che avrebbero voglia di studiare comunque, perché sinceramente attratte dal fascino della cultura e del sapere, ci siano sempre state, ma siano sempre state poche.

Solo che, fino a pochi anni fa, esisteva anche una larga parte di popolazione che non era particolarmente interessata alla cultura in sé, ma che comunque ci teneva moltissimo a studiare, o a far studiare i figli (anche a costo di anni di noia, fatiche, frustrazioni e arrabbiature) perché sinceramente convinta che prendere titoli di studio più elevati convenisse, che fosse vantaggioso dal punto di vista pratico, perché consentiva di accedere a lavori migliori, guadagnare di più, e fare una vita più soddisfacente.

Se adesso è venuto a cadere anche questo, cosa c'è da stupirsi se esiste una significativa percentuale di gente disinteressata non solo allo studio, ma anche al titolo di studio formale?
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 3:17 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
comp_xt ha scritto:
giocare furbescamente sul carattere polisemico del termine "merito".
non avevo mai sentito questa parola, ma ho capito da solo che significa "con tanti significati"; ALLA FACCIA DI CHI SOSTIENE CHE SENZA LATINO NON SI PUO' CAPIRE L'ITALIANO

"polisemico" avrebbe origini LATINE?

Se fosse latino sarebbe "multisensico" o una roba del genere...
Dunque io ho competenze anche di greco antico .... a mia insaputa ?

Meglio una casa in centro a Roma !
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 4:49 pm

comp_xt ha scritto:
mac67 ha scritto:

Mi spiace, ma la mia esperienza professionale non mi fa intuire che cosa porta a un alto tasso di non diplomati in un sistema di istruzione che promuove tutti.

Mi pare che non hai capito la questione che pongo. Posso solo richiamare l'attenzione al mio primo intervento.

Io credo di aver capito la questione che poni.
In sostanza stai affermando che il fatto che molti studenti non arrivino al diploma significa che non è affatto vero che la nostra scuola promuove tutti.
Mi pare però che io e altri abbiamo già risposto a questa obiezione quando abbiamo osservato che:

- oggi in Italia basta veramente poco per arrivare al diploma e che questo poco non può essere considerato accettabile

- nonostante ciò esiste  una grossa fetta di studenti che per motivi solitamente ascrivibili alla condizione socio-culturale dell'ambiente familiare, non sono disposti a fare nemmeno quel poco che viene richiesto.

"Basta poco per arrivare al diploma" è già diverso da "il diploma lo diamo a tutti". Facciamo un passo ulteriore? "Basta anche fare meno (a volte parecchio meno) di quanto sulla carta si dovrebbe fare per ottenere un diploma" e siamo d'accordo.

Continuo a non capire perché non tenerci a ottenere un diploma sia una "condizione socio-culturale". Non volere animali in casa è una condizione socio-culturale pure quella? Comunque, è un problema mio.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 5:28 pm

mac67 ha scritto:
Continuo a non capire perché non tenerci a ottenere un diploma sia una "condizione socio-culturale". Non volere animali in casa è una condizione socio-culturale pure quella? Comunque, è un problema mio.
Non dare peso alla cultura pura è una condizione culturale; vivere in un luogo dove con o senza diploma sei disoccupato lo stesso è una condizione sociale, quindi concordo che è una condizione socioculturale.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 5:36 pm

Enricat non ha capito un tubo di quello che dice Della Loggia e se lo ha capito e non lo condivide vuol dire che gli piace questa schifezza di scuola.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 5:39 pm

avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:
Continuo a non capire perché non tenerci a ottenere un diploma sia una "condizione socio-culturale". Non volere animali in casa è una condizione socio-culturale pure quella? Comunque, è un problema mio.
Non dare peso alla cultura pura è una condizione culturale; vivere in un luogo dove con o senza diploma sei disoccupato lo stesso è una condizione sociale, quindi concordo che è una condizione socioculturale.
Non giochiamo sulle parole, quello che dice Della Loggia è sacrosanto. Dopo la scuola dall'obbligo se vuoi un diploma devi possederne gli adeguati strumenti finali. Qua invece si promuove tutti per finì deprecabili.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 5:56 pm

giobbe ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:
Continuo a non capire perché non tenerci a ottenere un diploma sia una "condizione socio-culturale". Non volere animali in casa è una condizione socio-culturale pure quella? Comunque, è un problema mio.
Non dare peso alla cultura pura è una condizione culturale; vivere in un luogo dove con o senza diploma sei disoccupato lo stesso è una condizione sociale, quindi concordo che è una condizione socioculturale.
Non giochiamo sulle parole, quello che dice Della Loggia è sacrosanto. Dopo la scuola dall'obbligo se vuoi un diploma devi possederne gli adeguati strumenti finali. Qua invece si promuove tutti per finì deprecabili.

Che non si gioca sulle parole sono d'accordissimo. Per questo vorrei capire quali sono le condizioni socio-culturali che impediscono a una percentuale rilevante di studenti di prendere un diploma in una scuola che promuove tutti (secondo GDL).
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:20 pm

Mac67, ma la tua obiezione invece quale sarebbe? Sostieni che non sia vero che la scuola attuale promuove (potenzialmente) tutti... e che se c'è gente che non prende il diploma, è perché la nostra scuola è davvero troppo richiedente e troppo selettiva?
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:33 pm

Ohsignur , ancora con questa storia del sessantotto?Andiamo pure avanti a forza di cliché.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:35 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Mac67, ma la tua obiezione invece quale sarebbe? Sostieni che non sia vero che la scuola attuale promuove (potenzialmente) tutti... e che se c'è gente che non prende il diploma, è perché la nostra scuola è davvero troppo richiedente e troppo selettiva?

Ho avuto diversi alunni arrivati con Intercultura, da diversi paesi. Aggiungo quelli che hanno avuto gli altri colleghi. Nessuno ha brillato, soprattutto nelle materie scientifiche. Ho visto quel che studiano di matematica nei paesi scandinavi, in UK, in sudamerica (certo, quest'ultimo non è il nostro punto di riferimento. O sì?). Fanno in un anno quel che qui facciamo in quadrimestre al massimo.

La nostra scuola chiede molto sulla carta, troppo, senza fornire i mezzi (non solo il ministero, anche noi docenti). Quindi è naturale che molti non ce la facciano a raggiungere quegli standard. D'altro canto, abbiamo molti laureati italiani che si fanno strada all'estero, non sarà mica solo merito delle università? Quindi, la stessa scuola che prepara bene i "cervelli in fuga" è anche quella che promuove tutti e ne disperde tanti. Troppe cose che contrastano tra di loro.

Promuoviamo anche quando non hanno raggiunto i livelli fissati? Certo. Quanti? Facciamo un 15%? 20%?

Leggetevi le Indicazioni Nazionali dei licei. Di tutte le discipline. In questo forum chi insegna alla primaria e alle medie si lamenta delle Indicazioni nazionali piene di una quantità inverosimile di argomenti.

E' come quando prepari male un compito, facendolo più difficile di quanto dovrebbe essere, e poi ti meravigli del risultato negativo e te la prendi con gli studenti.

La nostra scuola richiede troppo, e non potendolo ottenere (per molti motivi, tra cui una naturale impossibilità degli studenti a fare quanto richiesto) si autoriduce gli obiettivi (anche perché premono in questo senso tutti).

E così torniamo alla questione di fondo: l'Italia ce l'ha un'idea di scuola? Ha chiaro a che serve, chi la deve fare (in cattedra e sui banchi), che cosa deve ottenere? A giudicare dall'incoerenza di quanto vedo, direi proprio di no.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:49 pm

mac67 ha scritto:
La nostra scuola richiede troppo, e non potendolo ottenere (per molti motivi, tra cui una naturale impossibilità degli studenti a fare quanto richiesto)

Perché pensi questo?
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:54 pm

mac67 ha scritto:

Ho avuto diversi alunni arrivati con Intercultura, da diversi paesi. Aggiungo quelli che hanno avuto gli altri colleghi. Nessuno ha brillato, soprattutto nelle materie scientifiche. Ho visto quel che studiano di matematica nei paesi scandinavi, in UK, in sudamerica (certo, quest'ultimo non è il nostro punto di riferimento. O sì?). Fanno in un anno quel che qui facciamo in quadrimestre al massimo.

La nostra scuola chiede molto sulla carta, troppo, senza fornire i mezzi (non solo il ministero, anche noi docenti). Quindi è naturale che molti non ce la facciano a raggiungere quegli standard. D'altro canto, abbiamo molti laureati italiani che si fanno strada all'estero, non sarà mica solo merito delle università? Quindi, la stessa scuola che prepara bene i "cervelli in fuga" è anche quella che promuove tutti e ne disperde tanti. Troppe cose che contrastano tra di loro.

Promuoviamo anche quando non hanno raggiunto i livelli fissati? Certo. Quanti? Facciamo un 15%? 20%?

Leggetevi le Indicazioni Nazionali dei licei. Di tutte le discipline. In questo forum chi insegna alla primaria e alle medie si lamenta delle Indicazioni nazionali piene di una quantità inverosimile di argomenti.

E' come quando prepari male un compito, facendolo più difficile di quanto dovrebbe essere, e poi ti meravigli del risultato negativo e te la prendi con gli studenti.

La nostra scuola richiede troppo, e non potendolo ottenere (per molti motivi, tra cui una naturale impossibilità degli studenti a fare quanto richiesto) si autoriduce gli obiettivi (anche perché premono in questo senso tutti).

E così torniamo alla questione di fondo: l'Italia ce l'ha un'idea di scuola? Ha chiaro a che serve, chi la deve fare (in cattedra e sui banchi), che cosa deve ottenere? A giudicare dall'incoerenza di quanto vedo, direi proprio di no.

Tutto questo è vero.
Da una parte si prentende  che i nostri studenti liceali siano in grado di risolvere complicati problemi di fisica moderna o che riescano a scrivere e ricolvere l'equazione differenziale che modellizza una complicata situazione reale.
Dall'altra si è costretti a dare il diploma  ragazzi che non sanno risolvere un sistema lineare di due equazioni in due incognite o che non sanno che differenza ci sia fra un'accelerazione e una velocità.
Possibile che non esista una via di mezzo?
Nel passato questa via di mezzo c'è stata, in un tempo in cui il liceo non scimmiottava l'università e l'università non scimmiottava il liceo. E queste due istituzioni funzionavano egregiamente.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:56 pm

comp_xt ha scritto:

Tutto questo è vero.
Da una parte si prentende  che i nostri studenti liceali siano in grado di risolvere complicati problemi di fisica moderna o che riescano a scrivere e ricolvere l'equazione differenziale che modellizza una complicata situazione reale.
Dall'altra si è costretti a dare il diploma  ragazzi che non sanno risolvere un sistema lineare di due equazioni in due incognite o che non sanno che differenza ci sia fra un'accelerazione e una velocità.
Possibile che non esista una via di mezzo?
Nel passato questa via di mezzo c'è stata, in un tempo in cui il liceo non scimmiottava l'università e l'università non scimmiottava il liceo. E queste due istituzioni funzionavano egregiamente.

La via di mezzo si trova quando si ha chiaro che cosa deve essere la scuola in questo paese, in questi tempi.

Per quanto riguarda la questione velocità-accelerazione, qui si tocca un'altra questione dolente: quanti docenti di fisica sono consapevoli delle difficoltà oggettive che pone la comprensione di questi due concetti? Quanti conoscono i risultati degli studi pedagogici (quelli seri, fatti da fisici) su questo argomento? Quanti docenti di fisica hanno sul loro scaffale l'Arons o un suo simile?


Ultima modifica di mac67 il Dom Apr 30, 2017 7:05 pm, modificato 2 volte
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nakamura



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 6:58 pm

Quindi la scuola pretende troppo e, siccome pretende troppo, allora noi pretendiamo poco.

Secondo te dovrebbe intervenire qualcuno per superare questa imbarazzante situazione e per trovare "la via di mezzo" o dovremmo continuare a fingere che i ragazzi abbiano raggiunto l'irraggiungibile troppo anche quando ciò non è avvenuto?
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:00 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
mac67 ha scritto:
La nostra scuola richiede troppo, e non potendolo ottenere (per molti motivi, tra cui una naturale impossibilità degli studenti a fare quanto richiesto)

Perché pensi questo?

Non tutti, naturalmente.

Tra le mie conoscenze, di persone intelligenti a cui si squaglia il cervello quando si parla di fisica ne ho a mazzi. Penso pure tu. Ognuno di noi ha i suoi limiti.

Non ci lamentiamo sempre che al liceo scientifico si iscrivono anche studenti che non hanno alcuna attitudine a quel tipo di studi? Che farebbero bene a scegliere altri indirizzi? E tra "non aver attitudine" e "naturale impossibilità" (un po' esagerato, lo ammetto) che differenza c'è?
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franco71



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:13 pm

Io non mi preoccuperei solo del diploma facile, ormai, per naturale conseguenza, anche il sistema universitario è stato contagiato, e lì parliamo dei futuri medici, docenti etc. Motivo in più per cui è necessario agire a livello di sistema.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:23 pm

nakamura ha scritto:
Quindi la scuola pretende troppo e, siccome pretende troppo, allora noi pretendiamo poco.

Secondo te dovrebbe intervenire qualcuno per superare questa imbarazzante situazione e per trovare "la via di mezzo" o dovremmo continuare a fingere che i ragazzi abbiano raggiunto l'irraggiungibile troppo anche quando ciò non è avvenuto?

Mi pare di essere stato chiaro: ritengo che si dovrebbero rivedere seriamente gli obiettivi della scuola. Cosa dobbiamo fare noi ora è molto difficile da dire in linea di principio. Trovare la giusta misura non è per niente facile.
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paniscus_2.0



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:31 pm

mac67 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:
Mac67, ma la tua obiezione invece quale sarebbe? Sostieni che non sia vero che la scuola attuale promuove (potenzialmente) tutti... e che se c'è gente che non prende il diploma, è perché la nostra scuola è davvero troppo richiedente e troppo selettiva?

Ho avuto diversi alunni arrivati con Intercultura, da diversi paesi. Aggiungo quelli che hanno avuto gli altri colleghi. Nessuno ha brillato, soprattutto nelle materie scientifiche. Ho visto quel che studiano di matematica nei paesi scandinavi, in UK, in sudamerica (certo, quest'ultimo non è il nostro punto di riferimento. O sì?). Fanno in un anno quel che qui facciamo in quadrimestre al massimo.

Ecco, parliamo anche del contrario: i nostri che vanno a fare intercultura altrove.

Non nego che possa essere una costruttiva esperienza di vita a livello personale, o che (in qualche caso, ma nemmeno sempre) consenta di imparare una lingua straniera nuova o di consolidare quelle che si sono già studiate, ma per il resto, dal punto di vista strettamente didattico, è un anno PERSO.

Eppure, al ritorno, siamo obbligati ad ammetterli lo stesso all'anno successivo, così, sulla fiducia, regalando loro la promozione anche in materie che in quell'anno non hanno mai fatto nemmeno di striscio, e anche quando si tratta di materie fortemente sequenziali, e quindi con contenuti inevitabilmente propedeutici a quelli dell'anno successivo.

Poi si fa una risibile "prova integrativa", quando ormai lo studente è già promosso, e gli si ricostruisce una finta pagella dell'anno precedente, con voti gonfiatissimi che concorreranno ai crediti finali per gli esami.

Ma non solo: nel caso di materie, appunto, fortemente sequenziali, in cui lo studente fa un'enorme fatica a reinserirsi nel programma ordinario della classe perché non ha fatto niente per un anno, bisogna pure preoccuparsi di non dargli le insufficienze nelle verifiche ordinarie, perché "non è colpa sua" se non sa niente, e anzi famiglie e dirigenti sostengono che bisogna premiarlo per avere avuto il coraggio di fare una scelta tanto impegnativa come andare un anno all'estero.

E la perla migliore sta a monte di tutto questo: non solo gli si regala la promozione per l'anno trascorso all'estero, ma anche quella per l'anno precedente. Ho visto personalmente ragazzi che avrebbero dovuto essere bocciati (non solo rimandati a settembre, ma proprio bocciati) con insufficienze gravissime in tutte le materie fondamentali di indirizzo, vedersi magicamente abbuonare 3 o 4 materie insufficienti, con voto a maggioranza del consiglio di classe, perché ormai avevano già preso tutti gli accordi definitivi per partire per l'intercultura, e "che diritto abbiamo noi di interferire in una decisione tanto privata della famiglia?" Se poi si tratta di ragazzi che rischiano solo l'esame di recupero in un paio di materie, e non la bocciatura, allora il regalo delle sufficienze è ancora più scontato, dopo un anno intero in cui i genitori vengono a tampinare gli insegnanti perchè siano buoni e comprensivi e chiudano un occhio, altrimenti il figlio non può partire.

Faccio presente che, se la condizione per poter partire è quella di essere promossi in tutte le materie e di non avere esami di recupero in sospeso, questo è un vincolo posto dall'associazione stessa di Intercultura, e non certo dagli insegnanti guastafeste, e che la famiglia l'ha consapevolmente accettato nel momento di iscrivere il figlio e di farlo partecipare alle selezioni.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:42 pm

mac67 ha scritto:
Quanti docenti di fisica hanno sul loro scaffale l'Arons o un suo simile?
L'ho inserito in un ordine Amazon ma è esaurito da una vita; evidentemente non ha mercato
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:46 pm

mac67 ha scritto:
giobbe ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:
Continuo a non capire perché non tenerci a ottenere un diploma sia una "condizione socio-culturale". Non volere animali in casa è una condizione socio-culturale pure quella? Comunque, è un problema mio.
Non dare peso alla cultura pura è una condizione culturale; vivere in un luogo dove con o senza diploma sei disoccupato lo stesso è una condizione sociale, quindi concordo che è una condizione socioculturale.
Non giochiamo sulle parole, quello che dice Della Loggia è sacrosanto. Dopo la scuola dall'obbligo se vuoi un diploma devi possederne gli adeguati strumenti finali. Qua invece si promuove tutti per finì deprecabili.

Che non si gioca sulle parole sono d'accordissimo. Per questo vorrei capire quali sono le condizioni socio-culturali che impediscono a una percentuale rilevante di studenti di prendere un diploma in una scuola che promuove tutti (secondo GDL).
L'ho spiegato (interpretato); ripeto:

Non prendono il diploma solo quelli che non lo vogliono e si ritirano

Non lo vogliono e si ritirano quelli che del diploma non sanno cosa farsene

Del diploma non sanno cosa farsene quelli che disprezzano la cultura (condizione culturale pessima della famiglia di provenienza)

e contemporaneamente

non sanno cosa farsene perchè disprezzano la sua spendibilità lavorativa (condizione sociale pessima del luogo di residenza)
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Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17
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