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 Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17

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Rimoto



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MessaggioTitolo: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Sab Apr 29, 2017 7:35 pm

Promemoria primo messaggio :

Dal sito www.corriere.it

(http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_29/scuole-italiane-8a069fae-2c4d-11e7-a45f-5318c0275c1e.shtml)


«Se tutti gli studenti avessero i voti che meritano non verrebbe promosso più del 20 per cento». Spetta a un professore di un istituto tecnico commerciale pugliese il merito di aver ancora una volta portato alla ribalta nel modo più clamoroso, con queste parole (Corriere, 23 aprile), la grande menzogna su cui si regge da anni il sistema dell’istruzione italiano: le promozioni d’ufficio. Proprio perché il suddetto professore non stava al gioco, e viceversa dava ai suoi studenti i voti che meritavano, il dirigente della scuola dove insegnava lo ha sospeso a suo tempo dal servizio: sanzione disciplinare che adesso, dopo ben cinque anni, il giudice del lavoro di Lecce ha però annullato dandogli ragione. Le cose in effetti stanno così: nelle scuole italiane la bocciatura è di fatto bandita, così come è bandito ogni autentico criterio di selezione e quindi di reale accertamento del merito. Gli abbandoni scolastici beninteso ci sono (ad esempio negli istituti tecnico-professionali), ma hanno una spiegazione di altro genere, perlopiù legata alla condizione socio- culturale dell’ambiente familiare. Di fatto, dunque, chi nel nostro Paese inizia il corso di studi è pressoché matematicamente sicuro di arrivare al traguardo. E infatti gli esami di diploma finale fanno regolarmente segnare percentuali di promossi che da anni sfiorano il cento per cento (in che senso possa essere considerato tecnicamente un «esame» una prova che dà abitualmente risultati simili resta per me un mistero).


Quale affidamento possano dare in Italia i voti di diploma si capisce, del resto, considerando che nel 2016, per esempio, gli alunni promossi alla licenza in Puglia e Campania con il massimo dei voti sono stati più numerosi di quelli promossi con la stessa votazione in Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia messi insieme. In Italia, insomma, al momento degli scrutini, in una grande quantità di casi, probabilmente la maggioranza, non si valuta l’effettivo grado di apprendimento degli alunni. Si dà un voto che si può ben dire un voto politico. E si promuove.



Le cause sono molte. Di gran lunga la principale è l’ideologia fondata sulla categoria di «inclusione» che da decenni domina la nostra istituzione scolastica. Cioè l’idea che compito della scuola, anche dopo il percorso dell’obbligo, non sia quello di impartire conoscenze e accertare il grado del loro effettivo apprendimento, bensì soprattutto quello di «non lasciare nessuno indietro». Che detto in parole povere significa appunto procedere alla fine a una promozione generalizzata e indiscriminata. Da decenni, poi, è venuta crescendo nella scuola una tendenza che chiamerei all’«universalismo» (che è l’altra faccia della cosiddetta «autonomia»), in base alla quale la scuola stessa è stata sollecitata a proiettarsi all’esterno o comunque fuori dall’ambito suo proprio, verso una miriade di attività, di iniziative, di interessi — connotati di una valenza che in vario modo finisce per essere sempre quella del «politicamente edificante» — della quale quella che va sotto il nome di «scuola-lavoro» è senz’altro la più significativa. E che inevitabilmente finiscono per condizionare il giudizio anche sul profitto vero e proprio dell’alunno.


Agli occhi delle superiori autorità, del Ministero come del dirigente scolastico regionale, il «successo» di un istituto scolastico — che poi vuol dire la quantità di risorse di cui per i più vari canali esso riuscirà a disporre, nonché la possibilità di carriera del suo dirigente e la stessa possibilità dell’istituto stesso di non essere accorpato ad un altro a causa di un’eventuale perdita di iscrizioni, cioè di «popolarità» — dipende dall’adeguamento ai due orientamenti ideologici di fondo detti sopra. I quali hanno alla fine un riscontro ineludibile in un dato preciso: nel numero dei promossi. Inutile dire quanto apprezzato dalle famiglie, il cui giudizio influisce non poco per stabilire il «gradimento ambientale» dell’istituto in questione: fattore — inutile dire anche questo — sempre assai apprezzato dalle superiori autorità.


Nella scuola italiana, dunque, la promozione del maggior numero possibile di alunni ha finito per avere un valore assolutamente strategico. Essa è un vero pilastro dell’edificio scolastico. Ma come arrivarci in concreto? Non è difficile. Nel nostro sistema scolastico infatti — in base a una disposizione che risale, credo, al lontanissimo 1925 — ma che la voga democraticistica postsessantottesca e le conseguenti disposizioni ministeriali hanno enormemente rafforzato — non è il singolo docente ad assegnare i voti di fine anno che decidono il destino dello studente. I professori hanno in pratica un semplice diritto di proposta, ma chi poi decide è il consiglio di classe a maggioranza. Consiglio presieduto ovviamente dal dirigente scolastico il quale, per le ragioni dette sopra, ha tutto l’interesse alla, diciamo così, massima benevolenza; nonché l’autorità per dar libero corso alla medesima. Con il consenso alla fine, però, degli stessi docenti, i quali, se il numero degli studenti diminuisce troppo, potrebbero veder messo in pericolo il loro posto. Avviene dunque una sorta di profana transustanziazione: le più catastrofiche insufficienze si tramutano in sufficienze, gli alunni più svogliati in bravi ragazzi, i più accidentati itinerari scolastici diventano tranquilli passaggi all’anno successivo. E così via fino all’immancabile successo del diploma finale.


Ma a che cosa serve un sistema d’istruzione simile, che non valutando contraddice ogni idea sensata d’insegnamento e di apprendimento? Serve a una cosa soprattutto: a sollevare da ogni responsabilità i partiti e la classe politica, in particolare chi governa; a liberarli dai problemi, dalle proteste e dalle accuse, dalle rivendicazioni, che per due, tre decenni li hanno tormentati ogni volta che in un modo o nell’altro c’entrava l’istruzione. Rinunciando a istituire una scuola che seleziona in base al merito — e dunque, inevitabilmente, che boccia (una parola poco simpatica, ma un altro modo e un’altra parola, ahimè, ancora non sono stati inventati) — essi riescono a dare a credere, specie alla parte meno avvertita dell’opinione pubblica, che ormai esiste finalmente una scuola davvero democratica. La quale, cioè, riuscendo a tener conto delle esigenze anche dei più sfavoriti, porta in pratica tutti gli iscritti al positivo compimento degli studi. E dando a credere che si è così realizzata anche la più importante funzione dell’istruzione nelle società democratiche: quella di rompere i vincoli dell’appartenenza di classe per nascita, assicurando invece l’ascesa sociale dei capaci e meritevoli; che insomma la scuola è veramente l’ascensore sociale del Paese.


Peccato che come indicano tutte le statistiche ciò non sia più vero da tempo. E non è più vero anche, se non principalmente, proprio perché la scuola promuove tutti, cioè non seleziona, e una scuola che non seleziona, che non accerta il merito, è una scuola che in linea di principio rifiuta di fornire alla società, al mondo del lavoro, qualunque attestato affidabile circa le reali competenze, la volontà d’impegnarsi, le capacità di ingegno e di carattere, dei giovani che le sono stati affidati. Rischia cioè di divenire una scuola autoreferenziale, utile solo come parcheggio e per consentire ai politici di dormire sonni tranquilli, illudendo le classi povere che c’è un’istruzione al loro servizio. Che, grazie all’istruzione, c’è per i loro figli quell’avvenire migliore, che viceversa assai difficilmente ci sarà. Quanto alle classi abbienti invece, loro, ormai, hanno capito bene come stanno le cose, e da tempo sono corse ai ripari. O riuscendo in vari modi a sollecitare in questo o quell’istituto specie delle grandi città la formazione di classi di serie A dove concentrare i propri rampolli, ovvero mandandoli a studiare in una scuola straniera o direttamente all’estero.



***
Ho sottolineato una parte.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 7:48 pm

paniscus_2.0 ha scritto:

Ecco, parliamo anche del contrario: i nostri che vanno a fare intercultura altrove.

Non nego che possa essere una costruttiva esperienza di vita a livello personale, o che (in qualche caso, ma nemmeno sempre) consenta di imparare una lingua straniera nuova o di consolidare quelle che si sono già studiate, ma per il resto, dal punto di vista strettamente didattico, è un anno PERSO.

Eppure, al ritorno, siamo obbligati ad ammetterli lo stesso all'anno successivo, così, sulla fiducia, regalando loro la promozione anche in materie che in quell'anno non hanno mai fatto nemmeno di striscio, e anche quando si tratta di materie fortemente sequenziali, e quindi con contenuti inevitabilmente propedeutici a quelli dell'anno successivo.

Poi si fa una risibile "prova integrativa", quando ormai lo studente è già promosso, e gli si ricostruisce una finta pagella dell'anno precedente, con voti gonfiatissimi che concorreranno ai crediti finali per gli esami.

Ma non solo: nel caso di materie, appunto, fortemente sequenziali, in cui lo studente fa un'enorme fatica a reinserirsi nel programma ordinario della classe perché non ha fatto niente per un anno, bisogna pure preoccuparsi di non dargli le insufficienze nelle verifiche ordinarie, perché "non è colpa sua" se non sa niente, e anzi famiglie e dirigenti sostengono che bisogna premiarlo per avere avuto il coraggio di fare una scelta tanto impegnativa come andare un anno all'estero.


E questa è l'altra faccia della medaglia: vanno fuori, in scuole che chiedono meno della nostra, in cui si fanno cose diverse e in modo diverso, poi è ovvio che al rientro non vada tutto liscio.


paniscus_2.0 ha scritto:

E la perla migliore sta a monte di tutto questo: non solo gli si regala la promozione per l'anno trascorso all'estero, ma anche quella per l'anno precedente. Ho visto personalmente ragazzi che avrebbero dovuto essere bocciati (non solo rimandati a settembre, ma proprio bocciati) con insufficienze gravissime in tutte le materie fondamentali di indirizzo, vedersi magicamente abbuonare 3 o 4 materie insufficienti, con voto a maggioranza del consiglio di classe, perché ormai avevano già preso tutti gli accordi definitivi per partire per l'intercultura, e "che diritto abbiamo noi di interferire in una decisione tanto privata della famiglia?" Se poi si tratta di ragazzi che rischiano solo l'esame di recupero in un paio di materie, e non la bocciatura, allora il regalo delle sufficienze è ancora più scontato, dopo un anno intero in cui i genitori vengono a tampinare gli insegnanti perchè siano buoni e comprensivi e chiudano un occhio, altrimenti il figlio non può partire.

Faccio presente che, se la condizione per poter partire è quella di essere promossi in tutte le materie e di non avere esami di recupero in sospeso, questo è un vincolo posto dall'associazione stessa di Intercultura, e non certo dagli insegnanti guastafeste, e che la famiglia l'ha consapevolmente accettato nel momento di iscrivere il figlio e di farlo partecipare alle selezioni.

Qui però la responsabilità è della scuola.

Da noi devono informarci con largo anticipo che vogliono farlo, e se i voti sconsigliano di farlo, mettiamo le famiglie sull'avviso.
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giobbe



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 8:36 pm

Avidoil diploma non vale nulla e non è spendibile proprio perché lo danno a tutti, ignoranti totali compresi.

mac67 cosa c'entra che i programmi ministeriali chiedono troppo? Il paradosso sta nel fatto che mentre i programmi nazionali chiedono troppo (storicamente è stato sempre così)  la scuola per promuovere non chiede proprio nulla.  Poi non sta scritto da nessuna parte che gli alunni devono sapere tutto ciò che è contenuto nei programmi nazionali. La programmazione, come la valutazione, è pecularieta' delle singole scuole. Purtroppo ci si accontenta sempre di meno, siamo arrivati quasi allo zero assoluto, e questo non certo per colpa dei programmi nazionali.
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avidodinformazioni



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 8:52 pm

giobbe ha scritto:
Avidoil diploma non vale nulla e non è spendibile proprio perché lo danno a tutti, ignoranti totali compresi.

mac67 cosa c'entra che i programmi ministeriali chiedono troppo? Il paradosso sta nel fatto che mentre i programmi nazionali chiedono troppo (storicamente è stato sempre così)  la scuola per promuovere non chiede proprio nulla.  Poi non sta scritto da nessuna parte che gli alunni devono sapere tutto ciò che è contenuto nei programmi nazionali. La programmazione, come la valutazione, è pecularieta' delle singole scuole. Purtroppo ci si accontenta sempre di meno, siamo arrivati quasi allo zero assoluto, e questo non certo per colpa dei programmi nazionali.
Vero, ma per la seconda prova può capitare qualsiasi cosa sia nei programmi; lì conviene andar cauti nei tagli.
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enricat



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 8:58 pm

comp_xt ha scritto:
enricat ha scritto:


E' vero, detesto la persona che ha scritto l'articolo. Ma se conferma con ogni cosa che scrive la pessima idea che ho di lui non posso farci niente. L'articolo è superficiale, la questione richiederebbe un'analisi complessa, ma dalla complessità sfuggono tutti.
Non confondo meritocrazia con competizione, il concetto di competizione è compreso in quello di meritocrazia, ma non vi si esaurisce.
Il concetto di meritocrazia è nato con un significato negativo, ma poi magicamente è diventato positivo. Chi mai oggi sarebbe contro la meritocrazia?

Il termine "meritevole" viene usato nell'articolo 34 della Costituzione con un significato che non include certo la competizione e che è diverso da quello usato oggi dai politici.

La degenerazione a cui fai riferimento è quella di un'ideologia iper-capitalista dove il concetto di merito viene utizzato in senso deteriore per legittimare la competizione, ma anche per dare sfogo all'invidia sociale (si giustifica l'odio verso certe categorie dicendo che non sono "meritevoli" e che quindi certi lavoratori vanno licenziati).

Cerchiamo però di capire di cosa stiamo parlando, se poi vogliamo evitare la confusione possiamo anche decidere di utilizzare un termine diverso.

Quando stiamo parlando di "meritrocrazia" significa che se uno studente merita 4, non devo essere costretto a dargli 6 perché altrimenti mi dicono che sono classista e che alimento la dispersione scolastica.
Significa che non devo dare 6 in latino a uno studente che non è in grado di tradurre alcunché.
Significa che non devo dare il 6 in matematica ha uno studente di prima liceo che non sa sommare o dividere due frazioni o che non è in grado di moltiplicare fra loro due polinomi.
Tutto questo nella scuola attuale funziona e con dei meccanismi che l'antipatico Galli Della Loggia ha ben descritto e che probabilmente si è fatto raccontare prima da qualcuno che la scuola la conosce bene.
Io non aspetto certo che sia Galli Della Loggia a spiegarmi queste cose, perché mi sono assai chiare da tempo.
Non mi metto però a negare l'evidenza perché questo giornalista mi sta sulle palle e non mi metto a sviare il discorso portandolo sul significato ambiguo e deteriore che ha assunto il termine "meritocrazia".
Se Mario Monti, Matteo Renzi o il ministro Fedeli mi parlano di "meritocrazia" gli rispondo a tono, perché so bene che cosa hanno in mente quando usano quel termine.
Se però si usa questo termine per indicare il fatto (vero) che la scuola italiana ha rinunciato a istruire, non vedo perché negare l'evidenza sposando analisi ideologiche sessantottine o giocare furbescamente sul carattere polisemico del termine "merito".

Il termine meritocrazia non ha assunto un significato deteriore, anzi è esaltato come qualcosa di assolutamente positivo. Io metto proprio in discussione la positività del concetto di meritocrazia, nel senso che la meritocrazia non è un bene.
Meritocrazia è un neologismo coniato da Michael Young, ed è nato con un significato negativo. Nel suo romanzo distopico applica il concetto di meritocrazia proprio alla scuola mettendone in evidenza la pericolosità. Perchè è diventato un valore assoluto oggi?
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enricat



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 9:01 pm

giobbe ha scritto:
Enricat non ha capito un tubo di quello che  dice Della Loggia e se lo ha capito e non lo condivide vuol dire che gli piace questa schifezza di scuola.
Ho capito benissimo quello che dice, anche perchè è un discorso proprio terra terra, non ci servono chissà quali capacità di comprensione. Gli rimprovero come prima cosa proprio la mancanza di complessità.
Per il resto questa scuola non mi piace, ma mi piace ancora meno quella che vorrebbe Della Loggia, che poi è quella che c'è. Il fine della retorica della meritocrazia è mantenere lo status quo
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avidodinformazioni



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 9:03 pm

enricat ha scritto:
Per il resto questa scuola non mi piace, ma mi piace ancora meno quella che vorrebbe Della Loggia, che poi è quella che c'è. Il fine della retorica della meritocrazia è mantenere lo status quo

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giobbe



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 9:05 pm

avidodinformazioni ha scritto:
enricat ha scritto:
Per il resto questa scuola non mi piace, ma mi piace ancora meno quella che vorrebbe Della Loggia, che poi è quella che c'è. Il fine della retorica della meritocrazia è mantenere lo status quo

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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 9:08 pm

Cervelli in overflow. .
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Paolo Santaniello



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 10:06 pm

Meritocrazia è una parola che si usa per imporre la legge del più forte in modo burocratico, evitando ribellioni da parte dei deboli qualora fossero troppo numerosi.
Una specie di monito agli "inferiori" che se sono inferiori in fondo è per colpa loro quindi piuttosto che protestare contro le ingiustizie... s'impegnassero a lavorare di più per diventare un po' meno inferiori.
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 10:33 pm

Quindi volenteroso sta a ricchezza come fannullone sta a povertà. ..che ridicolo
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paniscus_2.0



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Dom Apr 30, 2017 11:06 pm

Paolo Santaniello ha scritto:
Meritocrazia è una parola che si usa per imporre la legge del più forte in modo burocratico, evitando ribellioni da parte dei deboli qualora fossero troppo numerosi.
Una specie di monito agli "inferiori" che se sono inferiori in fondo è per colpa loro quindi piuttosto che protestare contro le ingiustizie... s'impegnassero a lavorare di più per diventare un po' meno inferiori.

Io però non trovo corretto confondere il concetto di "meritocrazia" a livello lavorativo, rappresentativo e istituzionale, con quello di cui si stava parlando qua, e cioè il riconoscimento onesto del merito (e del non-merito) in ambito scolastico.

A differenza di quello che avviene (o che potrebbe avvenire, almeno potenzialmente) nelle carriere lavorative, nei concorsi pubblici e nelle selezioni varie in contesti adulti, nella scuola non ci sarebbe nessun limite teorico a riconoscere la buona riuscita individuale a chiunque l'abbia raggiunta davvero.

Voglio dire, se c'è una selezione per un posto di lavoro, pubblico o privato, e  ci sono 100 aspiranti per 10 posti, è inevitabile che gli aspiranti debbano competere tra di loro e fare di tutto per ottenere un piazzamento migliore degli altri, invece che aspirare a essere tutti uguali. Se anche ci fossero 20 soggetti veramente eccellenti, ma i posti sono solo 10, vorrà dire che passeranno i 10 "ancora un po' più eccellenti" anche rispetto alla media delle eccellenze, e gli altri 10 rimangono fuori, anche se sono bravissimi anche loro.

Ma a scuola non c'è mica una norma che mette un limite al numero di promossi o al numero di diplomati con voti alti... se ipoteticamente ci fosse una classe di 20 in cui sono TUTTI eccellenti, potrebbero benissimo diplomarsi tutti e 20 con il massimo, senza bisogno di competere tra di loro e di farsi le scarpe a vicenda. Nessun insegnante e nessuna commissione di esame sono obbligati a stabilire una graduatoria di merito in cui qualcuno deve necessariamente rimanere indietro (ma nemmeno il contrario, ossia dare voti alti a tutti perché devono sentirsi tutti uguali).

Per cui, dovrebbero sentirsi  sostanzialmente liberi di dire la verità, ossia di promuovere con voti alti, di promuovere con voti bassi, o di bocciare, solo in base ai risultati effettivamente raggiunti e non a vincoli imposti da quote numeriche obbligate.

Quindi, parlando di risultati scolastici, che c'entra la "meritocrazia"? Il suffisso -crazia vuol dire "potere", dominio, sovranità. Dove sta scritto che chi prende i voti più alti è destinato ad avere più POTERE? E soprattutto, da quando in qua la scuola deve preoccuparsi di preparare i suoi alunni a raggiungere il potere, o di conquistarsi posizioni predominanti rispetto ad altri?

Se diamo falsamente 6 a uno che ha 4, gli stiamo dando l'opportunità di godere dei privilegi della "meritocrazia", ossia di raggiungere potere, benessere e successo rispetto ad altri che invece staranno su livelli più bassi di lui?
E chi sarebbero questi altri sotto di lui... visto che, con la stessa logica, anche quell'altro che aveva 3 prende 6 lo stesso?
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comp_xt



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 12:42 pm

mac67 ha scritto:


Per quanto riguarda la questione velocità-accelerazione, qui si tocca un'altra questione dolente: quanti docenti di fisica sono consapevoli delle difficoltà oggettive che pone la comprensione di questi due concetti? Quanti conoscono i risultati degli studi pedagogici (quelli seri, fatti da fisici) su questo argomento? Quanti docenti di fisica hanno sul loro scaffale l'Arons o un suo simile?

Tocchi un altro punto dolente.
Il fatto che un contenuto sia classificato come "di base" non significa certo che sia facile insegnarlo o apprenderlo.
Del resto, anche gli ignoti autori di questa simulazione d'esame, hanno dimostrato di avere poco chiara la differenza fra velocità e accelerazione:
http://questionariolsosa.miur.carloanti.it/pdf/2015-2016/matematica2.pdf

In aggiunta alle domande da te poste, mi chiedo (retoricamente) anche quanti siano i corsi di aggiornamento per docenti che trattino di vera didattica e non di chiachiere vuote sulle competenze o sulle potenzialità della lim.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 5:14 pm

comp_xt ha scritto:
mac67 ha scritto:


Per quanto riguarda la questione velocità-accelerazione, qui si tocca un'altra questione dolente: quanti docenti di fisica sono consapevoli delle difficoltà oggettive che pone la comprensione di questi due concetti? Quanti conoscono i risultati degli studi pedagogici (quelli seri, fatti da fisici) su questo argomento? Quanti docenti di fisica hanno sul loro scaffale l'Arons o un suo simile?

Tocchi un altro punto dolente.
Il fatto che un contenuto sia classificato come "di base" non significa certo che sia facile insegnarlo o apprenderlo.
Del resto, anche gli ignoti autori di questa simulazione d'esame, hanno dimostrato di avere poco chiara la differenza fra velocità e accelerazione:
http://questionariolsosa.miur.carloanti.it/pdf/2015-2016/matematica2.pdf


Infatti ne abbiamo discusso a suo tempo.
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lucetta10



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 5:42 pm

Avevo già visto l'editoriale.
Mi pare in linea con la media di Galli della Loggia: una sfilza di banalità e ampia scoperta dell'acqua calda, d'altra parte quando le cose non vanno c'è sempre chi si sveglia e si chiede "ma non sarà colpa dell'andazzo generale?", e per non farla troppo complicata si appuntano sulla fase finale del processo, quella in cui si capitalizza e che tutti sono in grado di capire.
Quando il pensiero critico era più esercitato tali scopritori dell'ovvio venivano trattati con sufficienza, oggi suscitano ampi dibattiti come arguti osservatori delle dinamiche sociali
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 7:00 pm

Diciamo che una buona critica si chiude con quella che l'autore considera una buona proposta risolutiva; l'articolo non mi pare contenga proposte.

Lo si può catalogare sotto la voce "esercizio di dialettica", tanto caro ai "Crociati".
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 7:04 pm

giobbe ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
enricat ha scritto:
Per il resto questa scuola non mi piace, ma mi piace ancora meno quella che vorrebbe Della Loggia, che poi è quella che c'è. Il fine della retorica della meritocrazia è mantenere lo status quo

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Quella che c'è per definizione è questa; questa non gli piace ma questa gli piace ancor meno.

In matematica scriveremmo A minore di A e ci metteremmo a ridere.
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 7:06 pm

L'editor cancella tutto quello che si scrive dopo il minore; chissà perchè !
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 7:34 pm

avidodinformazioni ha scritto:
L'editor cancella tutto quello che si scrive dopo il minore; chissà perchè !

probabilmente perché lo scambia per un simbolo di modifica grafica come quelli che servono per introdurre il grassetto, il corsivo, e simili...
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nakamura



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 8:03 pm

credo che occorra usare il tag code
Codice:
A < A

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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 8:54 pm

avidodinformazioni ha scritto:
giobbe ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
enricat ha scritto:
Per il resto questa scuola non mi piace, ma mi piace ancora meno quella che vorrebbe Della Loggia, che poi è quella che c'è. Il fine della retorica della meritocrazia è mantenere lo status quo

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Quella che c'è per definizione è questa; questa non gli piace ma questa gli piace ancor meno.

In matematica scriveremmo A minore di A e ci metteremmo a ridere.

a < b < c
a = c
a < a
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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 9:45 pm

ushikawa ha scritto:
a < b < c
a = c
a < a
solo se a è infinito
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tizio caio



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 10:37 pm

A Galli della Loggia probabilmente dà fastidio che i figli dei proletari siano promossi a pieni voti. Vorrebbe vedere un maggior numero di bocciati, ma sa bene che molti figli di benestestanti sono degli emeriti ciucci i quali vengono promossi solo perché altrimenti i loro genitori te li trovi in aula scolastica (se non in aula di tribunale) a rimbrottarti del più e del meno. Si guarda bene dal proporre soluzione ai problemi che egli ha sollevato. Del resto da uno che odia il linguaggio degli anni settanta (anni di grandi conquiste sociali: vedi legge diritto di famiglia, statuto lavoratori, riforma sanitaria, divorzio, ecc.), ci si può aspettare solo l'elogio di una scuola che promuove i figli dei ricchi e boccia i figli dei poveri. La scuola, con la legge 107 è stata stravolta e non penso che un articolo di giornale possa metterne a fuoco tutti i disastri conseguenti a tale legge. Si vuole una valutazione oggettiva? allora si potrebbe fare come si fa in Inghilterra per gli A Levels. Ma è ovvio che ai ricchi quel sistema non piace; perché chi corregge non pondera mica il portafoglio dei genitori! Ho motivo di credere che quasi sempre si danno voti alti ai figli dei ricchi quasi come un diritto, indipendentemente se il voto lo meritano o meno. Del resto se ciò non dovesse verificarsi si trova sempre il percorso per far sì che il voto dei figli dei ricchi sia alto. Poi vanno di moda le donazioni alle scuole. Si possono dare voti bassi ai figli di chi fa le donazioni? No, perché altrimenti addio donazioni. Chi legifera per creare tutto questo schifo di cui farnetica Galli della Loggia? I ricchi che siedono in Parlamento che legiferano a favore dei ricchi. Faccia un'autocritica, e sicuramente viene a capo di tutte le storture delle quali ha parlato.
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giobbe



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 10:47 pm

Ho l'impressione che parecchi di voi non abbiano letto l'articolo.
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paniscus_2.0



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 11:14 pm

per tizio caio:

quindi l'alternativa è dare voti alti a tutti, a prescindere da tutto, perché "tanto i figli dei ricchi li otterrebbero comunque", e quindi bisogna darli anche ai figli dei poveri, per compensare lo svantaggio sociale?

Ma l'idea di dare voti VERI un po' a tutti, e di bocciare senza troppe storie chi non sa nulla, COMPRESO anche il figlio del ricco, è proprio improponibile?

Premettendo che personalmente considero Galli della Loggia un figuro intollerabile (e la sua degna compagna di vita, ancora peggio), e che non ho nemmeno letto tutto l'articolo perché mi fa venire l'orticaria a prescindere, ma in generale, santa pazienza, dove sta scritto che chiunque auspichi una scuola seria e capace di valutare onestamente, in realtà debba essere per forza un suprematista classista che "è infastidito dal fatto che vengano promossi i figli dei proletari"?

Io, che appunto non ho nessuna simpatia per Galli della Loggia, sono infastidita dal fatto che vengano promossi gli impreparati e i fancazzisti, che siano di origine ricca o povera cambia poco.

Se l'unica alternativa è quella di regalare lo stesso titolo e lo stesso voto a tutti perché così ci si illude di "compensare le differenze di classe", mi pare che la strada per il baratro sia assolutamente assicurata.
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17   Lun Mag 01, 2017 11:25 pm

Ma veramente ,tizio,il tuo linguaggio anni 70 è leggerissimamente patetico e fuori luogo .
"I proletari "....."i poveri"...
Mi sembra di sentire una vecchia intervista di Franceschini. .
Ma DOVE LI VEDI ,TU, I POVERI OGGI?
guarda che i tempi degli immigrati meridionali al nord che vivevano in sottotetti fatiscenti è finito da un pezzo.
Pensa che qua abbiamo pure un calabrese con due lauree :))))
Oggi anche nel peggiore quartiere popolare hanno iPhone e 3 TV a 50 pollici in casa...
Torna nel 2017..
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Editoriale Galli della Loggia del 28/4/17
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