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 parliamo di neet

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comp_xt



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MessaggioTitolo: parliamo di neet   Gio Lug 20, 2017 9:15 pm

Promemoria primo messaggio :

http://www.lastampa.it/2017/07/19/italia/cronache/vita-sospesa-di-ernesto-che-ha-finito-di-sperare-ora-non-cerco-pi-lavoro-cX5d9bKevPJXh7MTUMJWvI/pagina.html

Spero che nessuno inizi a dare addosso a questo ragazzo

Mettiamoci invece in discussione noi, come docenti e come cittadini, perché questi sono i frutti sia di una scuola fintamente inclusiva che dei sacri dogmi dell'economia euro-nazista (assenza di ricambio generazionale nel mondo del lavoro grazie alla pessima riforma Fornero, poche persone occupate e quelle poche percepiscono stipendi bassi e sono costrette a lavorare sempre di più, tagli alla spesa pubblica che deprimono l'economia e producono deflazione,...).
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 8:02 pm

Ma scusate, ma secondo voi,lo studente tipico medio italiano, che arriva spesso in ritardo, che taglia la verifiche, che risponde al professore, che la spunta sempre a fine anno con mille pretesti e scuse di problemi personali, dopo il diploma cambia di colpo e diventa diligente, puntuale, rispettosi?
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 9:13 pm

Quando incontro ex studenti diplomati, anche pochi mesi dopo gli esami di stato, noto che sono cambiati molto. E una parte di loro ha successi universitari o di lavoro che vanno al di là delle mie aspettative, tanto che non mi azzardo più a fare previsioni.
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JaneEyre



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 10:50 pm

Certo che cambiano. E' difficile accettare che a scuola siano così perché in fondo il sistema glielo consente. Ho visto studenti con una cinquantina di ritardi/entrate posticipate prendere 8 o addirittura 9 in condotta.

Per quanto riguarda i camerieri o gelatai che siano, che io sappia il vantaggio di lavorare all'estero è che si ha un contratto di lavoro regolare, mentre in Italia è molto più frequente la retribuzione in nero oppure sono sottopagati/sfruttati.
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angie

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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 11:20 pm

In questo Paese, ai giovani,  è stata tolta pure la speranza, la necessità li porta da andare fuori o ad aspettare in attesa di un futuro che poi si prospetta vacillante, senza grandi prospettive.
Insoddisfatti  pure coloro che hanno svolto regolarmente gli studi, riportando esiti eccellenti che spesso vedono disattese le loro aspettative. Sono proprio pochi coloro che si realizzano pienamente.
I ragazzi dovrebbero ritrovarsi in un mondo, che li formi, li educhi, ma che li instradi al mondo del lavoro. Abbiamo buone menti, validi insegnanti,  siamo stati un Paese meraviglioso, invidiato per l'arte, la cultura, la letteratura, non permettiamo che i ragazzi si lascino andare, perdano la speranza!!!!Essi sono il futuro!
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sconcertato_1



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 11:39 pm

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sempreconfusa1



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 11:51 pm

cioè si arriverà a dire, per semplificazione, che se annullano Miss Italia è per colpa dei migranti?
Magari il concorso era già un "morto che camminava"...capirai che perdita. Trovino altri modi per incentivare il turismo; ne esistono.
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sconcertato_1



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Ven Lug 21, 2017 11:59 pm

sempreconfusa1 ha scritto:
cioè si arriverà a dire, per semplificazione, che se annullano Miss Italia è per colpa dei migranti?
Magari il concorso era già un "morto che camminava"...capirai che perdita. Trovino altri modi per incentivare il turismo; ne esistono.

Ne hanno appena trovato uno molto redditizio, a spese della collettività, te compresa.
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sempreconfusa1



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 12:04 am

sconcertato_1 ha scritto:
sempreconfusa1 ha scritto:
cioè si arriverà a dire, per semplificazione, che se annullano Miss Italia è per colpa dei migranti?
Magari il concorso era già un "morto che camminava"...capirai che perdita. Trovino altri modi per incentivare il turismo; ne esistono.

Ne hanno appena trovato uno molto redditizio, a spese della collettività, te compresa.

fino a quando non andranno a fondo con tutta la barca loro compresi.
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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 8:03 am

Concordo con il commento di Angie.

Dare addosso al neet non è solo ingeneroso, è anche stupido.

La rappresentazione del paese che viene fatta da tv e giornali, e che è molto vicina alla realtà delle cose, è quella di un paese dove studiare non serve a niente, dove conta solo la raccomandazione, dove con le proprie forze ce la può fare solo qualche mosca bianca che abbia quell'imponderabile "x-factor", come insegnano i talent show, dove i giovani o sono bamboccioni a casa dei genitori oppure cervelli che fuggono per andare a faticare all'estero, dove non si trova lavoro e se lo si trova è sottopagato e a condizioni al di sotto di una soglia minima di dignità. Non è solo una questione di rappresentazione: in Italia si è evidentemente guastato il famoso ascensore sociale e molti hanno perso la speranza di potersi costruire una propria esistenza libera e serena migliorando la propria condizione di partenza, che è la prima motivazione ad impegnarsi nello studio o nel lavoro.

Escluse felici eccezioni anche chi si laurea, compreso chi lo fa nelle discipline scientifiche e tecniche, fa molta fatica a trovare una posizione lavorativa solida in un contesto produttivo che non è disposto ad accoglierlo, in cui la produzione industriale è ai minimi storici, la richiesta di servizi in calo e gli stessi servizi sono sempre più appannaggio di macchine e algoritmi o di anziani professionisti che sfruttano la propria rendita di posizione, dove stipendi e stabilità lavorativa, specie per i giovani, sono ormai crollati. Mi sembra abbastanza normale che a uno a cui venga dipinto questo scenario, peraltro realistico, possa succedere che passi la voglia di sbattersi o di studiare e subentri una certa dose di rassegnazione nel rimanere a casa con i propri genitori valutando solo le offerte di lavoro meno discordanti dalle proprie aspettative.

Non si può neanche pensare che tutti vadano a fare i camerieri. E’ proprio perché in Italia pochissimi laureati riescono ad affermarsi con le proprie idee e le proprie competenze che il sistema produttivo italiano è in crisi e che gli unici posti di lavoro realmente disponibili siano quelli più dequalificati.

Mi pare troppo facile, dall'alto della nostra fortuna di avere un lavoro fisso da 1500 euro al mese, dare addosso al venticinquenne che rifiuta di andare a lavorare in un call-center per 500 euro, in un bar a 600 o di fare l'università, per la quale magari non è portato o non ha i soldi dei genitori per potersela permettere.

Per motivi economici, sociali e politici si è demandato alla scuola di mascherare una buona dose delle contraddizioni sociali del nostro paese, magari con la falsa inclusività di percorsi facilitati e con un innalzamento dell'obbligo di stampo solo nominalistico. Ma poi la società, dove le contraddizioni esplodono e dove si possono risolvere, si riprende tutto con gli interessi e chi è stato falsamente incluso nella vita reale riprende il suo destino sociale di esclusione.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 9:34 am

Commovente...altri luoghi comuni,banalità, scuse,pretesti ne abbiamo?
Che i mass media riflettano la realtà è una panzana colossale. Invece che guardare il TIGGI ' magari sarebbe meglio dare un'occhiata a "lavora con noi" dei siti delle aziende.
Addirittura giustifichiamo il giovane che rifiuta un lavoro da 600 euro al mese. Perché scomodarsi? Stai a casa con il gatto. Tanto paga papà. ..
Tra l altro parliamo di un semi analfabeta che non ha praticamente formazione scolastica (68 alla maturità artistica) ed esperienza manuale o lavorativa
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 9:42 am

Quando mi sono laureata, altri tempi, d'accordo, ma la scuola privata che mi ha contattato, alla quale avevo inviato il curriculum, per prima cosa mi ha chiesto referenze per la gestione di gruppi di adolescenti poco scolarizzati: si trattava di una scuola privata di formazione professionale. Adesso le scuole di questo tipo sono regionali, ma all'epoca ce n'erano di gestite da privati. Ho parlato della mia attività di volontariato come animatore di gruppi giovanili, si sono informati in parrocchia e dopo pochi giorni ero in classe.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 9:45 am

Tutto fa brodo,tutto fa esperienza. Ma la play è la play!!
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 9:50 am

In questa vicenda, piccola quanto si vuole, non si salva nessuno.

Non si salva il ragazzo, che, certamente non unico della sua generazione, ha scelto probabilmente un indirizzo di studi sbagliato e/o non ci ha messo il giusto impegno. Ha in mano un pezzo di carta inutile.

Non si salva il sistema scolastico, che avrebbe dovuto da una parte chiamarlo a un maggiore impegno nello studio, dall'altra reindirizzarlo in caso di scelta scolastica sbagliata. Ma questo si vuole che sia la scuola di oggi: guai a dire "i suoi talenti sono più adatti a un altro indirizzo di scuola".

E non si salva nemmeno la società e la sua interpretazione dell'economia di mercato. Interpretazione secondo la quale il lavoratore è un costo e va pagato il meno possibile, anziché una risorsa che consente di produrre utili.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 9:51 am

ushikawa ha scritto:
Concordo con il commento di Angie.

Dare addosso al neet non è solo ingeneroso, è anche stupido.

La rappresentazione del paese che viene fatta da tv e giornali, e che è molto vicina alla realtà delle cose, è quella di un paese dove studiare non serve a niente, dove conta solo la raccomandazione, dove con le proprie forze ce la può fare solo qualche mosca bianca che abbia quell'imponderabile "x-factor", come insegnano i talent show, dove i giovani o sono bamboccioni a casa dei genitori oppure cervelli che fuggono per andare a faticare all'estero, dove non si trova lavoro e se lo si trova è sottopagato e a condizioni al di sotto di una soglia minima di dignità. Non è solo una questione di rappresentazione: in Italia si è evidentemente guastato il famoso ascensore sociale e molti hanno perso la speranza di potersi costruire una propria esistenza libera e serena migliorando la propria condizione di partenza, che è la prima motivazione ad impegnarsi nello studio o nel lavoro.

Escluse felici eccezioni anche chi si laurea, compreso chi lo fa nelle discipline scientifiche e tecniche, fa molta fatica a trovare una posizione lavorativa solida in un contesto produttivo che non è disposto ad accoglierlo, in cui la produzione industriale è ai minimi storici, la richiesta di servizi in calo e gli stessi servizi sono sempre più appannaggio di macchine e algoritmi o di anziani professionisti che sfruttano la propria rendita di posizione, dove stipendi e stabilità lavorativa, specie per i giovani, sono ormai crollati. Mi sembra abbastanza normale che a uno a cui venga dipinto questo scenario, peraltro realistico, possa succedere che passi la voglia di sbattersi o di studiare e subentri una certa dose di rassegnazione nel rimanere a casa con i propri genitori valutando solo le offerte di lavoro meno discordanti dalle proprie aspettative.

Non si può neanche pensare che tutti vadano a fare i camerieri. E’ proprio perché in Italia pochissimi laureati riescono ad affermarsi con le proprie idee e le proprie competenze che il sistema produttivo italiano è in crisi e che gli unici posti di lavoro realmente disponibili siano quelli più dequalificati.

Mi pare troppo facile, dall'alto della nostra fortuna di avere un lavoro fisso da 1500 euro al mese, dare addosso al venticinquenne che rifiuta di andare a lavorare in un call-center per 500 euro, in un bar a 600 o di fare l'università, per la quale magari non è portato o non ha i soldi dei genitori per potersela permettere.

Per motivi economici, sociali e politici si è demandato alla scuola di mascherare una buona dose delle contraddizioni sociali del nostro paese, magari con la falsa inclusività di percorsi facilitati e con un innalzamento dell'obbligo di stampo solo nominalistico. Ma poi la società, dove le contraddizioni esplodono e dove si possono risolvere, si riprende tutto con gli interessi e chi è stato falsamente incluso nella vita reale riprende il suo destino sociale di esclusione.

In parte concordo, tuttavia tutti noi nella nostra carriera abbiamo dovuto adattarci ai posti di lavoro concretamente esistenti; anch'io ho fatto, come dicevo, un anno di neet, ma era comunque in vista di un obiettivo (ricevere le chiamate dalle scuole che purtroppo non arrivarono) ma a quel punto, vista la situazione, feci il corso del sostegno e trovai un posto di lavoro.
Al ragazzo quindi va tuttala comprensione, tuttavia è lui a doversi adattare ala situazione, cercando di capire quale attività gli può fornire un reddito, accettando all'inizio di prendere stipendi bassi se non c'è alternativa, oppure formarsi e prepararsi a uno trasferimento, anche all'estero.
In linea generale comunque l'atteggiamento del "non fare" non è una scelta ammissibile e 21 anni sono davvero pochi per potersi deprimersi...
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 9:53 am

mac67 ha scritto:
In questa vicenda, piccola quanto si vuole, non si salva nessuno.

Non si salva il ragazzo, che, certamente non unico della sua generazione, ha scelto probabilmente un indirizzo di studi sbagliato e/o non ci ha messo il giusto impegno. Ha in mano un pezzo di carta inutile.

Non si salva il sistema scolastico, che avrebbe dovuto da una parte chiamarlo a un maggiore impegno nello studio, dall'altra reindirizzarlo in caso di scelta scolastica sbagliata. Ma questo si vuole che sia la scuola di oggi: guai a dire "i suoi talenti sono più adatti a un altro indirizzo di scuola".

E non si salva nemmeno la società e la sua interpretazione dell'economia di mercato. Interpretazione secondo la quale il lavoratore è un costo e va pagato il meno possibile, anziché una risorsa che consente di produrre utili.

In questo caso io non colpevolizzo la scuola; ci sono studenti che, anche adeguatamente spronati, decidono di non studiare (non sto dicendo che sia il caso del ragazzo) e non vedo come si possa pretendere che il sistema scolastico riesca a motivare e valorizzare tutti gli studenti, anche chi non vuole.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 10:02 am

precario_acciaio. ha scritto:

In questo caso io non colpevolizzo la scuola; ci sono studenti che, anche adeguatamente spronati, decidono di non studiare (non sto dicendo che sia il caso del ragazzo) e non vedo come si possa pretendere che il sistema scolastico riesca a motivare e valorizzare tutti gli studenti, anche chi non vuole.

"Chi non vuole" non dovrebbe arrivare al diploma. Semplicemente.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 10:09 am

Masaniello ha scritto:
Commovente...altri luoghi comuni,banalità, scuse,pretesti ne abbiamo?
Che i mass media riflettano la realtà è una panzana colossale. Invece che guardare il TIGGI ' magari sarebbe meglio dare un'occhiata a "lavora con noi" dei siti delle aziende.
Addirittura giustifichiamo il giovane che rifiuta un lavoro da 600 euro al mese. Perché scomodarsi? Stai a casa con il gatto. Tanto paga papà. ..
Tra l altro parliamo di un semi analfabeta che non ha praticamente formazione scolastica  (68 alla maturità artistica) ed esperienza manuale o lavorativa
Il tuo giudizio, come al solito, si basa sulla tua limitatissima esperienza di ex ingegnere dell'indotto FIAT e di abitante di un nord italia nel quale l'economia è ancora viva.

Al centro e al sud la realtà è molto diversa e i mitici posti di operaio neoassunto a 1400 euro al mese (facciamo anche mille) semplicemente non esistono. 

Per un giovane fancazzista, che sicuramente esiste, ce ne sono 100 che non riescono a trovare un posto di lavoro adeguato al proprio percorso di studi, e non solo perché la laurea è troppo velleitaria - come se fosse giusto o utile criminalizzare le scelte degli studenti. Possibile che dobbiamo accettare l'idea che in Italia non servano laureati in economia, in ingegneria edile, in psicologia, in architettura, in legge, in geologia, in restauro tutela e conservazione, in design industriale, ma solo quel migliaio scarso di laureati nei rami del sapere affini alle aree produttive oggi più di moda?

Nel centro sud anche con una laurea apparentemente qualificata sul mercato del lavoro si fatica moltissimo a trovare un'occupazione; anzi di posizioni lavorative vere, giustamente retribuite e stabili ce ne sono pochissime e tutte di basso o bassissimo livello di qualificazione e retributivo. In questa situazione posso capire che qualcuno rinunci ad ammazzarsi di fatica per una laurea che rimarrà inutile, a meno di accettare ripieghi lavorativi o la fuga all'estero.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 10:45 am

A parte che mia sorella stessa è emigrata nel 1996 in Inghilterra e io stesso, avessi potuto,lo avrei fatto.che problema c è ad andare all estero? Te lo digo mi'
Non c è mammina che prepara la pasta, che ti lava le mutande e c è da sbattersi tra documenti, conto corrente,bollette.
Troppa fatica.
Ed inoltre alla estero nessuno ti paga per far nulla.
Infine ti ricordo che il giovane volenteroso è disagggiato è proprio di Torino.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 11:30 am

ushikawa ha scritto:
Concordo con il commento di Angie.

Dare addosso al neet non è solo ingeneroso, è anche stupido.

La rappresentazione del paese che viene fatta da tv e giornali, e che è molto vicina alla realtà delle cose, è quella di un paese dove studiare non serve a niente, dove conta solo la raccomandazione, dove con le proprie forze ce la può fare solo qualche mosca bianca che abbia quell'imponderabile "x-factor", come insegnano i talent show, dove i giovani o sono bamboccioni a casa dei genitori oppure cervelli che fuggono per andare a faticare all'estero, dove non si trova lavoro e se lo si trova è sottopagato e a condizioni al di sotto di una soglia minima di dignità. Non è solo una questione di rappresentazione: in Italia si è evidentemente guastato il famoso ascensore sociale e molti hanno perso la speranza di potersi costruire una propria esistenza libera e serena migliorando la propria condizione di partenza, che è la prima motivazione ad impegnarsi nello studio o nel lavoro.

Escluse felici eccezioni anche chi si laurea, compreso chi lo fa nelle discipline scientifiche e tecniche, fa molta fatica a trovare una posizione lavorativa solida in un contesto produttivo che non è disposto ad accoglierlo, in cui la produzione industriale è ai minimi storici, la richiesta di servizi in calo e gli stessi servizi sono sempre più appannaggio di macchine e algoritmi o di anziani professionisti che sfruttano la propria rendita di posizione, dove stipendi e stabilità lavorativa, specie per i giovani, sono ormai crollati. Mi sembra abbastanza normale che a uno a cui venga dipinto questo scenario, peraltro realistico, possa succedere che passi la voglia di sbattersi o di studiare e subentri una certa dose di rassegnazione nel rimanere a casa con i propri genitori valutando solo le offerte di lavoro meno discordanti dalle proprie aspettative.

Non si può neanche pensare che tutti vadano a fare i camerieri. E’ proprio perché in Italia pochissimi laureati riescono ad affermarsi con le proprie idee e le proprie competenze che il sistema produttivo italiano è in crisi e che gli unici posti di lavoro realmente disponibili siano quelli più dequalificati.

Mi pare troppo facile, dall'alto della nostra fortuna di avere un lavoro fisso da 1500 euro al mese, dare addosso al venticinquenne che rifiuta di andare a lavorare in un call-center per 500 euro, in un bar a 600 o di fare l'università, per la quale magari non è portato o non ha i soldi dei genitori per potersela permettere.

Per motivi economici, sociali e politici si è demandato alla scuola di mascherare una buona dose delle contraddizioni sociali del nostro paese, magari con la falsa inclusività di percorsi facilitati e con un innalzamento dell'obbligo di stampo solo nominalistico. Ma poi la società, dove le contraddizioni esplodono e dove si possono risolvere, si riprende tutto con gli interessi e chi è stato falsamente incluso nella vita reale riprende il suo destino sociale di esclusione.
Fortuna ? Di che stai parlando ? Io mi sono guadagnato la mia posizione, col sudore delle mie meningi, studiando tutte le volte che c'era da studiare.

Alle superiori i miei compagni cazzeggiavano ed io studiavo, all'università i miei compagni studiavano ed io di più, al lavoro in Thyssenkrupp, la mia apertura mentale, ottenuta con gli studi precedenti, mi ha fatto capire che non sarebbe durata per sempre ed ho partecipato ad un concorso ... vincendolo.
Quando siamo arrivati in prossimità del tracollo, io con la mia apertura mentale l'ho riconosciuto mentre altri più fessi lo negavano, io ho deciso di riaccostarmi alla scuola, cosa che altre persone più ignoranti e stupide di me non potevano fare.
Quando ho cominciato a lavorare da GaE con supplenze semiannuali potevo rilassarmi e non l'ho fatto: lo studio non mi spaventava, altri si rifiutavano di fare corsetti riprofessionalizzanti da 200 ore ed io prendevo una seconda laurea in ingegneria.
Quando c'è stato da fare il TFA io mi sono inchiappettato orde barbariche di 25enni che non valevano un pelo dei miei coglioni.

Quando c'è stato da vincere un concorso io sono arrivato sesto, altri non sono arrivati.

Non vedo fortuna nei miei 1450 €/mese, vedo un culo fatto durante 45 anni di vita, giorno dopo giorno, tempo dedicato ai libri e non alla figa (ed ancor meno alla play).

No, non condivido la tua visione di "rappresentazione del paese che viene fatta da tv e giornali, e che è molto vicina alla realtà", non lo è per nulla.

Ci sono persone che si fanno il mazzo e che per pura sfortuna rimangono fottute, ma sono poche.
Ci sono persone che cazzeggiano e per pura fortuna hanno successo, ma sono poche.
Il grosso della popolazione raccoglie quel che semina; il grosso della popolazione fa l'artistico, esce con 68 e non sa disegnare; ha solo tanta fantasia (non misurabile) e se la piglia in culo !

Nel 1970 potrebbe fare il benzinaio, nel 1940 lo spalatore di letame, nel 1900 lo zappatore, nel 1800 il soldato nella legione straniera, nel 2017 il giocatore di playstation, perchè come ampiamente previsto quei lavori non ci sono più.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 11:43 am

avidodinformazioni ha scritto:


Ci sono persone che si fanno il mazzo e che per pura sfortuna rimangono fottute, ma sono poche.
Ci sono persone che cazzeggiano e per pura fortuna hanno successo, ma sono poche.
Il grosso della popolazione raccoglie quel che semina; il grosso della popolazione fa l'artistico, esce con 68 e non sa disegnare; ha solo tanta fantasia (non misurabile) e se la piglia in culo !

Fino a un certo punto. Quelli che in Italia si ritrovano a fare lavori per i quali sono overqualified sono sempre di più. Nel corso di questi ultimi 20 anni ne ho visti (personalmente) anche troppi di italiani qualificati che in Italia andavano avanti con forme di lavoro o studio precario e che una volta all'estero hanno trovato senza grossi sforzi (e senza dovere giocare a calcetto con gli amici di Poletti) lavori adatti alle loro qualifiche.

Tu stesso, pensi di avere il lavoro adatto alla tua preparazione? Per me, ogni ingegnere che insegna a scuola è una sconfitta del sistema.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 11:45 am

ushikawa ha scritto:
Al centro e al sud la realtà è molto diversa e i mitici posti di operaio neoassunto a 1400 euro al mese (facciamo anche mille) semplicemente non esistono. 

Per un giovane fancazzista, che sicuramente esiste, ce ne sono 100 che non riescono a trovare un posto di lavoro adeguato al proprio percorso di studi, e non solo perché la laurea è troppo velleitaria - come se fosse giusto o utile criminalizzare le scelte degli studenti. Possibile che dobbiamo accettare l'idea che in Italia non servano laureati in economia, in ingegneria edile, in psicologia, in architettura, in legge, in geologia, in restauro tutela e conservazione, in design industriale, ma solo quel migliaio scarso di laureati nei rami del sapere affini alle aree produttive oggi più di moda?

Nel centro sud anche con una laurea apparentemente qualificata sul mercato del lavoro si fatica moltissimo a trovare un'occupazione; anzi di posizioni lavorative vere, giustamente retribuite e stabili ce ne sono pochissime e tutte di basso o bassissimo livello di qualificazione e retributivo. In questa situazione posso capire che qualcuno rinunci ad ammazzarsi di fatica per una laurea che rimarrà inutile, a meno di accettare ripieghi lavorativi o la fuga all'estero.
Lo sfiduciato dal sistema ed il fancazzista li riconosci a prima vista dopo i 16 anni:

Lo sfiduciato che ritiene inutili i titoli di studio (e gli studi) smette di andare a scuola e se ne sta a casa ad accarezzare il gatto.

Il fancazzista che non ha voglia di guadagnarsi il titolo di studio al quale ambisce, spippola il cellulare in classe per il resto del triennio, e magari ha anche la spudoratezza di iscriversi all'università.

1 a 100 dici ? I "dispersi" sono meno del 20 %; i ladri di diploma sono più del 50 %, quindi direi 2.5 ad 1 e non 1 a 100.

Siamo tutti marci, ma gli studenti lo sono infinitamente di più, e da 20 anni a questa parte non trovano più letame da spalare nè benzina da distribuire.
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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 11:50 am

mac67 ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:


Ci sono persone che si fanno il mazzo e che per pura sfortuna rimangono fottute, ma sono poche.
Ci sono persone che cazzeggiano e per pura fortuna hanno successo, ma sono poche.
Il grosso della popolazione raccoglie quel che semina; il grosso della popolazione fa l'artistico, esce con 68 e non sa disegnare; ha solo tanta fantasia (non misurabile) e se la piglia in culo !

Fino a un certo punto. Quelli che in Italia si ritrovano a fare lavori per i quali sono overqualified sono sempre di più. Nel corso di questi ultimi 20 anni ne ho visti (personalmente) anche troppi di italiani qualificati che in Italia andavano avanti con forme di lavoro o studio precario e che una volta all'estero hanno trovato senza grossi sforzi (e senza dovere giocare a calcetto con gli amici di Poletti) lavori adatti alle loro qualifiche.

Tu stesso, pensi di avere il lavoro adatto alla tua preparazione? Per me, ogni ingegnere che insegna a scuola è una sconfitta del sistema.
Ma santo cielo, se ci poniamo l'obiettivo nobile di avere tutti il dottorato è ovvio che poi molti lavoreranno sottoutilizzati; non possiamo fare tutti i dirigenti d'azienda, nelle aziende sane c'è un rapporto di 1 a 10 tra dirigenti e quadri, 1 a 5 tra quadri ed impiegati, 1 a 5 tra impiegati ed operai; nelle aziende serie ogni 10 operai c'è un lavoratore di ditta esterna sottopagato che gli pulisce il culo secondo infinite modalità, diverse da attività produttiva ad attività produttiva.
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 12:03 pm

avidodinformazioni ha scritto:

Ma santo cielo, se ci poniamo l'obiettivo nobile di avere tutti il dottorato è ovvio che poi molti lavoreranno sottoutilizzati

In Italia più che altrove. Ripeto: conosco personalmente più di 10 persone, con laurea o dottorato, che in Italia non avevano prospettive o avevano situazioni precarie, all'estero hanno avuto lavori all'altezza della loro preparazione.

Un caso per tutti: dottorando in fisica che lavora su strumentazioni elettroniche ad alto contenuto scientifico. Finito il dottorato inizia il balletto: "vediamo se riusciamo a farti avere un assegno di ricerca per un anno (stiamo intorno ai 1200 euro, da cui togliere i contributi pensionistici), ma se ne parla tra almeno 6 mesi". Nell'attesa l'ormai dottore mette il suo CV su un portale europeo. Lo contatta una ditta straniera, prima gli fa un colloquio telefonico, poi lo fa andare da loro una settimana, tutto pagato, per conoscerlo di persona e fargli fare alcune cose, alla fine della settimana gli danno il contratto "portatelo a casa, se ti piace, firma e rimandacelo, cominci il mese dopo, ti paghiamo il corso di lingua". Non passa nemmeno un anno e la ditta lo manda in uno degli emirati perché hanno vinto un grosso appalto e lui dirigerà il tutto.

Ti sembra che il comportamento di questa ditta somigli alla politica dell'industria italiana?
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avidodinformazioni



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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 12:16 pm

mac67 ha scritto:
In Italia più che altrove. Ripeto: conosco personalmente più di 10 persone, con laurea o dottorato, che in Italia non avevano prospettive o avevano situazioni precarie, all'estero hanno avuto lavori all'altezza della loro preparazione.
Questo sì; in Italia la raccomandazione e le rendite di posizione distorcono il sistema, molto più che nei paesi civili.
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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: parliamo di neet   Sab Lug 22, 2017 12:29 pm

forse andrebbero ribaditi alcuni concetti basilari che non mi sembrano molto chiari né condivisi.

1) La laurea non serve a lavorare e neanche a specializzarsi in un certo settore, ma serve per acquisire le conoscenze e la cultura necessarie a svolgere l'attività intellettuale che si ritiene adatta a sé. Il fatto che ci sia un numero di iscrizioni eccessivo in alcune facoltà con scarsi sbocchi lavorativi è un altro discorso.

2) il dottorato di ricerca nella maggior parte dei casi non è un titolo spendibile sul mercato del lavoro, ma una corsia di accesso alla carriera universitaria, che dovrebbe essere riservata a chi veramente è interessato a quel tipo di carriera.

3) Nel settore privato secondario o terziario uno dei problemi è la scarsa qualificazione dei lavoratori. In una azienda servono anche delle teste e non solo degli esecutori: l'industria italiana è morta quando si è pensato che dovessimo competere sui costi e non sulla qualità. (per non parlare delle dismissioni pubbliche)

4) Neanche in un modello piramidale come quello descritto da Avido si spiegherebbe il motivo per cui non si riescono a collocare i laureati. Abbiamo una percentuale di laureati inferiore a quella degli altri paesi europei, solo che in questi ultimi il lavoro lo trovano (anche i nostri), mentre da noi questo non avviene.

5) Il settore pubblico, tra tagli e blocco del turnover, non assorbe più i giovani laureati in alcune discipline che non hanno un sufficiente mercato privato (psicologi, geologi, restauratori ecc.), ma preferisce tenere in servizio fino a 67/68 anni dipendenti poco aggiornati e ormai privi di qualunque motivazione. Eppure sono lavori di cui ci sarebbe un gran bisogno.

6) Neanche il mondo libero-professionale riesce a collocare in maniera adeguata i laureati, le cui gavette si sono enormemente allungate e presentano condizioni retributive e lavorative molto peggiori rispetto a 30-40 anni. In Italia il 22% dei lavoratori sono autonomi, un dato doppio o triplo rispetto agli altri paesi europei: si tratta in molti casi di finte partite iva, cioè finti liberi professionisti che lavorano come dipendenti per eludere la tassazione sul lavoro.
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