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 articolo sulla didattica per competenze

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ushikawa

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MessaggioTitolo: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 7:03 am

http://contropiano.org/news/cultura-news/2017/08/05/quel-lato-eversivo-della-didattica-competenze-094506
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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 10:58 am

C'è il solito punto sul quale non concordo con gli illustri commentatori, come l'estensore di questo articolo, cioè il ruolo dei test invalsi.
Il test invalsi non contraddice né la didattica per competenze né quella per conoscenze, ma serve solo come elemento di controllo e normalizzazione del sistema scolastico nazionale che, dopo l'autonomia, non riesce a garantire più livelli sufficienti di alfabetizzazione per tutti gli studenti d'Italia, indipendentemente dalla loro scuola.
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 11:50 am

Interessante.

Sia per l'analisi dei punti critici che per il sottolineare l'immancabile ritardo e l'alienante passività con cui l'Italia arriva alle svolte che avvengono in altri paesi.

ushikawa secondo me il test invalsi gioca un ruolo nel circolo vizioso scatenato non tanto dall'autonomia ma dal meccanismo economico dietro a quello.

Scuole "brave", il che di solito ha un legame con i finanziamenti avuti da quella scuola, ottenevano una riconferma dei fondi, scuole "pessime", vedevano un taglio ai fondi.

Il tutto indipendentemente dai contesti e dalle condizioni al contorno.

Una scuola di una periferia disagiata di una grande città o di un distretto scolastico in un territorio economicamente povero ha delle criticità diverse da quella in un distretto ricco o in una zona residenziale benestante.

Lo scopo dell'autonomia non era quello di garantire reale autonomia alle scuole ma di dirottare fondi mascherando il tutto con una infarinatura di oggettività valutativa legata alle percentuali di promossi, di voti alti, di non abbandono scolastico.

Infatti nell'analisi del crollo qualitativo della scuola va considerato come questa da decenni sia oggetto di tagli.

E Tremonti, la Gelmini e la Moratti erano solo portavoce delle scelte del ministro dell'economia, doveva in qualche modo giustificare il taglio di fondi a istruzione, università e ricerca, in favore di Expo 2015, esodo di soldi che è stato il colpo di grazia a un sistema già sotto attacco.

Contemporaneamente, essendo lui leghista e avendo il governo bisogno del sostegno della Lega, doveva tenersi buone le regioni leghiste.

Quindi se ne uscì con questo artificio dell'autonomia e della valutazione delle scuole (bene o male da sempre sappiamo quali siano i distretti economici più poveri, dove quelli più disagiati e così via) che ha permesso di rimbalzare fondi da scuole piene di falle a scuole meno problematiche.

Il tutto dietro tante belle parole come autonomia, valutazione, collaborazione tra imprese e scuole (nell'idea di Tremonti le imprese dovevano improvvisamente scoprirsi altruiste e fare donazioni alle scuole in modo che queste potessero dotarsi di materiale).

Ma senza un qualcosa che permetta una valutazione oggettiva il giochino di cui sopra salta. Dirigenti e insegnanti non sono allocchi, sono consapevoli dell'importanza di avere fondi perché questi permettono più assunzioni, più materiale, meno classi pollajo e così via, e quindi ecco l'aumentare delle medie, delle eccellenze (ai miei tempi i dieci e i 60/60 erano rarità assolute, non parliamo delle lodi).

E come risposta l'Invalsi. Che è unico in tutta la nazione e fornisce una valutazione della scuola (dietro il test ci sono statistici in grado di valutare se situazioni di eccellenza al test possano essere, con buona probabilità, collegate a un "cheating" della classe ) con conseguenti ricadute visto che basse rese all'invalsi implicano una valutazione negativa della scuola cui però non fa fronte alcuna linea guida su come intervenire.

E questo porta il corpo insegnanti, e quello dirigenziale, a premere perché la didattica verta sulla preparazione dell'Invalsi (in un'ennesima distorsione visto che formalmente la didattica non dovrebbe in alcun modo preparare in modo esplicito all'Invalsi ma preparare i ragazzi in modo tale da essere in grado, con le abilità apprese, di superare l'Invalsi) contribuendo all'impoverimento dell'apprendimento visto che bene o male per l'invalsi le conoscenze e le competenze necessarie sono minime (al di là di quello che pensano gli ideatori).

E questo è al di là delle belle parole o delle buone intenzioni.

L'Invalsi sarebbe uno strumento potentissimo per capire dove intervenire. Ma gli interventi per migliorare le scuole richiedono un approccio diverso da quello innescato ufficialmente dalla riforma Tremonti (Gelmini): investimento nelle scuole, formazione specifica per insegnanti che si trovano a lavorare in distretti disagiati (sospetto che insegnare a Scampia sia diverso che farlo in centro a Pisa, che insegnare in un comprensivo di provincia remota, settentrionale o meridionale che sia, in crisi economica sia diverso che farlo che so a Como città e così via), investire in assunzioni per evitare sovraffollamento (un paese che si nasconde dietro l'UE per qualsiasi cosa dimentica che le guide internazionali ribadiscono come il numero massimo di allievi per classe non debba superare i 15/16), investire in motivazione anche stipendiale adeguando gli stipendi alla media europea, investire in materiale (non è possibile che ci siano scuole, anche all'interno di uno stesso I.C., di cui alcune hanno Lim, wifi, tablet e altre no), dare alle scuole fondi necessari per garantire corsi di recupero e tempo pieno, etc etc.. ...

Invece viene usato per dare una valutazione la cui conclusione è il rischio di tagli dei fondi.

Visto anche che data la politica di base per cui di tasse (sottinteso ai ricchi visto che ogni taglio di tasse corrisponde a un peggioramento dei servizi pubblici ai cittadini e quindi scuola, sanità, trasporti, pubblica amministrazione) non se ne può mai parlare e che la sinistra, e il centro, hanno dimenticato che esistono alternative al liberismo selvaggio, che esiste, nel fare tagli, il raziocinio in alternativa a taglio orizzontale e non ragionato, dicevo visto questo tipo di idea politica è praticamente impossibile tornare indietro per finanziare la scuola (anche i famosi fondi per l'edilizia sono stati dati a pioggia e senza analizzare le varie situazioni).
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ushikawa

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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 1:07 pm

Forse sono male informato io, ma che io sappia nessuna scuola con invalsi cattivi viene privata di fondi; al massimo si premia con qualcosina - credo pochissimo - le scuole con invalsi cattivi che l'anno dopo riescano a migliorare almeno un po' la situazione.

Il meccanismo che oggi come oggi accentua la differenza tra le scuole di serie A e quelle di serie D è complesso e articolato e, più che con l'invalsi, ha molto a che fare con i redditi della fantomatica utenza.

La mia scuola, che direi di serie B, si trova a metà di una retta immaginaria lunga due km che unisce la rinomata scuola di serie A con la tremenda scuola di serie D (entrambe alla stessa distanza dal centro). L'utenza in due km nel fitto della città non può cambiare molto; quello che cambia sono le politiche scolastiche, che da un lato sono positive e innescano un circolo virtuoso improntato al miglioramento dell'offerta formativa, al reperimento di fondi pubblici e anche, ahimè, privati, all'attrazione dei ceti sociali privilegiati, all'appagamento degli insegnanti che rimangono in quella scuola; dall'altro lato invece si praticano politiche scolastiche negative, che non migliorano o peggiorano l'offerta formativa, che non sono in grado di attrarre investimenti, che allontanano i ceti sociali medi e alti e rastrellano quelli bassi e il sottoproletariato urbano, che fanno prendere agli insegnanti la decisione "in questa scuola, mai più", alimentando un turn-over altissimo dei docenti che rende impossibile qualsiasi velleità di miglioramento.

A me pare evidente che in tutte queste dinamiche, tra cui il versamento del contributo volontario gioca un ruolo non indifferente, non sia certo l'Invalsi l'elemento che relega una scuola in serie D e promuove l'altra in serie A.

Anche sul contenuto dei test Invalsi non sono d'accordo. I test invalsi non richiedono una didattica specifica per il superamento, il teaching to test, ma misurano, in una maniera che da docente ritengo affidabile e in linea con le mie valutazioni e con la media di quelle dei colleghi, il grado di alfabetizzazione, cioè la capacità di comprendere un testo e rispondere a semplici domande su di esso e di comprendere e risolvere alcuni semplici esercizi logico matematici.

Una scuola può essere periferica quanto ti pare, ma se non riesce ad insegnare ai propri alunni neanche a leggere un testo e neanche a capire alcuni banali problemini di logica allora stiamo messi proprio male. Lo scopo del test Invalsi non è quello di verificare se il programma sia stato svolto o no, se siano state affrontate o meno le equazioni, né tanto quello di valutare il singolo studente, ma di monitorare la preparazione di base degli studenti italiani e con essi la capacità di docenti e scuole di contribuire alla sua formazione.

Con l'autonomia il rischio principale è che in base all'utenza si tarino i risultati desiderabili, accentuando in questo modo le differenze, anche attraverso l'adozione di politiche scolastiche lassiste che abbassino gli obiettivi e alzino valutazioni e promozioni. In pratica con l'autonomia, e senza alcun momento di verifica su base nazionale, ogni scuola potrebbe fare come meglio crede e certificare risultati mai ottenuti. Quindi in definitiva vedo l'Invalsi più come stimolo per la scuola di serie D per essere promossa in serie c, poi b e poi a che come sentenza definitiva che condanna le scuole in difficoltà e premia quelle benestanti.
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 1:49 pm

Non ho letto tutto lo sbrodolamento .mi basta sapere che contesta l invalsi per capire che è il solito articolo di infimo valore.
Addirittura EVERSIVO. .
ma mi faccia il piacere!
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 1:57 pm

Secondo me non sa esattamente cosa sia la didattica per competenze e quindi non riesce a parlane male adeguatamente.
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 1:58 pm

..il solito esperto del nulla..
Laureato in?
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 2:25 pm

ushikawa ha scritto:
C'è il solito punto sul quale non concordo con gli illustri commentatori, come l'estensore di questo articolo, cioè il ruolo dei test invalsi.
Il test invalsi non contraddice né la didattica per competenze né quella per conoscenze, ma serve solo come elemento di controllo e normalizzazione del sistema scolastico nazionale che, dopo l'autonomia, non riesce a garantire più livelli sufficienti di alfabetizzazione per tutti gli studenti d'Italia, indipendentemente dalla loro scuola.

non è che l'invalsi contraddica un tipo di didattica; piuttosto viene identificata la schizofrenia di un sistema che da una parte garantisce costituzionalmente la libertà di insegnamento, dall'altra impone un metodo didattico specifico (e fumosissimo), e suggerisce di usare uno strumento standardizzato a livello nazionale dopo aver spacchettato le varie località con l'autonomia.
aut-aut, non ci sono terze opzioni.

ecco perché l'impressione che l'invalsi venga usata non come strumento di rilevazione, ma come piede di porco per forzare le resistenze contro l'imposizione delle competenze non è così campata in aria.
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Masaniello



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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 2:35 pm

Dirò di più. Un insegnante che non sappia risolvete le domande e quesiti dell invalsi non dovrebbe nemmeno lavorare come insegnante
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 3:39 pm

m.entula ha scritto:
ushikawa ha scritto:
C'è il solito punto sul quale non concordo con gli illustri commentatori, come l'estensore di questo articolo, cioè il ruolo dei test invalsi.
Il test invalsi non contraddice né la didattica per competenze né quella per conoscenze, ma serve solo come elemento di controllo e normalizzazione del sistema scolastico nazionale che, dopo l'autonomia, non riesce a garantire più livelli sufficienti di alfabetizzazione per tutti gli studenti d'Italia, indipendentemente dalla loro scuola.

non è che l'invalsi contraddica un tipo di didattica; piuttosto viene identificata la schizofrenia di un sistema che da una parte garantisce costituzionalmente la libertà di insegnamento, dall'altra impone un metodo didattico specifico (e fumosissimo), e suggerisce di usare uno strumento standardizzato a livello nazionale dopo aver spacchettato le varie località con l'autonomia.
aut-aut, non ci sono terze opzioni.

ecco perché l'impressione che l'invalsi venga usata non come strumento di rilevazione, ma come piede di porco per forzare le resistenze contro l'imposizione delle competenze non è così campata in aria.

Non sono d'accordo né con le premesse né con le conclusioni. 
1) la libertà di insegnamento purtroppo spesso è stata interpretata come libertà di insegnare meno di quanto necessario, specie in alcune aree d'Italia ritenute a torto o a ragione svantaggiate, quello in cui andrebbe insegnato di più e non di meno.
2) l'invalsi non è un metodo didattico: nelle scuole al più si fa qualche esercizio, ma l'insegnamento dell'italiano e della matematica è quello compiuto nei dieci anni di scuola dell'obbligo.
3) sì, l'invalsi è uno strumento di valutazione standardizzato, per quanto abbia dei limiti precisi e sia tutt'altro che perfetto;
4) l'utilizzo di uno strumento statistico come piede di porco è comunque improprio, ma non credo che il suo intento sia quello di conculcare la didattica per competenze, quanto quello di evitare eccessivi squilibri nella preparazione in uscita degli alunni, che sono il portato della autonomia intesa come autoreferenzialità delle scuole; inoltre in terza media fino ad oggi l'invalsi ha avuto un ruolo di calmiere dei voti troppo severi e di quelli troppo generosi.

Insomma, parliamoci chiaro: se non ci fosse l'invalsi sarebbe molto più facile regalare voti mascherando anche forme di analfabetismo funzionale. Non è un caso che dal prossimo anno l'esame di terza media cambierà con la fuoriuscita dell'invalsi dal voto e l'abolizione del presidente esterno: due modi per diminuire l'attendibilità del voto di uscita.
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 3:39 pm

Masaniello ha scritto:
Dirò di più. Un insegnante che non sappia risolvete le domande e quesiti dell invalsi non dovrebbe nemmeno lavorare come insegnante
Ma scusa, qualcuno ha detto qualcosa del genere?
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 4:00 pm

Masaniello ha scritto:
Non ho letto tutto lo sbrodolamento .mi basta sapere che contesta l invalsi per capire che è il solito articolo di infimo valore.
Addirittura EVERSIVO. .
ma mi faccia il piacere!

l'invalsi si può e si "deve" contestare. O si imposta tutta la didattica del triennio (per esempio alle medie) e anche prima, su quella linea di preparazione e di valutazione, oppure è un pugno nell'occhio, e per quanto possa essere apprezzabile "oggettivamente", nel contesto in cui viene applicato è solo una digressione che abbassa le medie ( e poi bisogna fare i salti mortali per farli uscire come devono uscire)
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 4:24 pm

sempreconfusa, non è affatto vero quello che dici.

Un ragazzo che abbia normalmente fatto letteratura e matematica a scuola al livello normale e abbia raggiunto gli obiettivi e i traguardi suggeriti dalle indicazioni nazionali, ha già gli strumenti per superare e andare bene all'Invalsi. Se proprio i docenti vogliono possono dedicare un paio di sessioni all'esercizio, più che altro per la gestione dello stress durante la prova.

Dire che i docenti delle due materie principali debbano impostare tutta la didattica del triennio con l'obiettivo dell'invalsi è una forzatura bella e buona.

A meno che non si consideri la vera forzatura quella di insegnare a leggere, scrivere e fare di conto agli alunni.

Se gli invalsi abbassano le medie, scusa se te lo dico, è segno che italiano e matematica negli otto anni non sono stati insegnati in maniera sufficiente al conseguimento degli obiettivi minimi, oppure che certi bei voti nelle due materie sono regalati. Da noi in media gli invalsi confermano i voti del triennio e non si discostano neanche da quelli di uscita.

Anche il discorso di "farli uscire come devono uscire" mi crea raccapriccio e da solo giustifica l'esistenza dell'invalsi. Se una classe è di ciucci non puoi pensare "di fare uscire" con un dieci un alunno che in un contesto normale meriterebbe non più di sette. E' proprio questa forma di autoreferenzialità - quanto siamo buoni quanto siamo belli quanto vanno bene i nostri ragazzi - che l'Invalsi tende a stanare e che legittima l'istituto di statistica scolastica.
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 4:29 pm

Guarda, su quello che dici, il fatto è che concordiamo. Ma nella realtà pratica io vedo che in molte scuole (probabilmente alle superiori è diverso, non ho esperienza) escono proprio ciucci. O al di sotto delle loro reali potenzialità.
Non parlo di ciò che penso io dell'invalsi, ma di ciò che vedo quando lo somministrano. Su una cosa sola non concordo, quando dici che leggere, scrivere e fare di conto equivalga all'esame invalsi. Questa prova è data da un insieme di quesiti posti in un modo molto rigoroso con tempi di svolgimento decisamente rigorosi.
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 4:35 pm

ushikawa ha scritto:
sempreconfusa, non è affatto vero quello che dici.

Un ragazzo che abbia normalmente fatto letteratura e matematica a scuola al livello normale e abbia raggiunto gli obiettivi e i traguardi suggeriti dalle indicazioni nazionali, ha già gli strumenti per superare e andare bene all'Invalsi. Se proprio i docenti vogliono possono dedicare un paio di sessioni all'esercizio, più che altro per la gestione dello stress durante la prova.

Dire che i docenti delle due materie principali debbano impostare tutta la didattica del triennio con l'obiettivo dell'invalsi è una forzatura bella e buona.

A meno che non si consideri la vera forzatura quella di insegnare a leggere, scrivere e fare di conto agli alunni.

Se gli invalsi abbassano le medie, scusa se te lo dico, è segno che italiano e matematica negli otto anni non sono stati insegnati in maniera sufficiente al conseguimento degli obiettivi minimi, oppure che certi bei voti nelle due materie sono regalati. Da noi in media gli invalsi confermano i voti del triennio e non si discostano neanche da quelli di uscita.

Anche il discorso di "farli uscire come devono uscire" mi crea raccapriccio e da solo giustifica l'esistenza dell'invalsi. Se una classe è di ciucci non puoi pensare "di fare uscire" con un dieci un alunno che in un contesto normale meriterebbe non più di sette. E' proprio questa forma di autoreferenzialità - quanto siamo buoni quanto siamo belli quanto vanno bene i nostri ragazzi - che l'Invalsi tende a stanare e che legittima l'istituto di statistica scolastica.

anche su questo punto ho qualche dubbio. Non a tutti i ds piace che si stanino tanti ciucci nel proprio istituto...
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MessaggioTitolo: Re: articolo sulla didattica per competenze   Dom Ago 06, 2017 7:08 pm

l'argomento e' complesso (molte parti) e complicato (relazioni tra le parti difficili) pero' sicuramente le competenze esistono dato tutto quello che in pratica si costruisce

case, caldaie, ospedali, auto, barche, navi, aerei, missili ...

come poi implementare la didattica per competenze e' un problema del sistema composto tipo_scuola /docente /materia /classe

per me poi la valutazione oggettiva a livello nazionale e quella del singolo docente devono coesistere e non sono neanche lontanamente confrontabili e quindi tutti i discorsi una (una delle due) e' buona, giusta, perfetta e la nemica e' cattiva, sbagliata e satanica ... sono tutti sbagliati in partenza

se uno studente di un professionale e' un bravo meccanico ha tutto il diritto di prendere all'esame di stato un voto medio/alto e non e' scandaloso o incoerente se sulle prove nazionali di italiano e matematica e' disastroso
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