Scuola, insegnanti, docenti, dirigenti scolastici, personale ATA
 
IndiceIndice  CercaCerca  FAQFAQ  RegistrarsiRegistrarsi  AccediAccedi  

Ultimi argomenti
Link sponsorizzati
Condividere | 
 

 Scuola del pensare?

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso 
AutoreMessaggio
Rimoto



Messaggi : 237
Data d'iscrizione : 12.07.11

MessaggioOggetto: Scuola del pensare?   Mer Ago 31, 2011 5:01 pm

Oggi ho letto un interessante intervento di un certo Marco Lodoli su Repubblica. Ve lo cito e poi vi pongo una domanda:

IL SOLITO SACROSANTO coro di lamentele accompagna come tutti gli anni la riapertura delle scuole: manca questo e manca quello, hanno tagliato di su e di giù, i programmi sono troppo così e poco cosà, e come se non bastasse molti servizi stanno diventando a pagamento, tanto da far assomigliare, nei costi, la scuola pubblica a quella privata.

Certo la Gelmini non ha aiutato granché il pericolante edificio dell'istruzione statale, anzi quando ha potuto ha mollato qualche bel colpo di piccone. E se il pesce puzza dalla testa, il resto del corpo è già abbastanza fradicio: gli insegnanti non riescono a insegnare, i ragazzi faticano a imparare, le famiglie delegano, ondeggiano, latitano e tutto l'acquario sembra ormai piuttosto torbido.

Ma vogliamo provare, invece di piagnucolare al vento, a dire come andrebbe corretta la scuola italiana, quali sono i deficit e quali i possibili rimedi? In che modo lo spirito del tempo ha inquinato l'idea della conoscenza, e come si potrebbe rilanciare il sogno di un mondo che studia, apprende, diventa comunità già nelle aule e nelle palestre e nei cortili della scuola? Ho una convinzione, forse può apparire un po' antipatica ma non importa, credo di aver analizzato bene in questi anni i nostri adolescenti e di aver individuato il punto dolente.

Tutto è cominciato a precipitare nel momento in cui qualcuno ha stabilito che l'emotività è l'unico campo in cui si realizza il giovane. Sappiamo bene l'importanza delle ragione del cuore di Pascal, del pensiero emotivo, della forza creativa che vive nei sentimenti e certo non vogliamo che i nostri ragazzi a scuola divengano dei robot: però ho l'impressione che sia stata una debolezza micidiale la rinuncia alla logica, alla razionalità, all'analisi e alla sintesi, all'intelligenza che sa muovere i pezzi sulla scacchiera e le parole nel discorso e i numeri nei quaderni a quadretti.

La cultura è il tentativo di dare una forma e un ordine al caos. Per questo studiamo le tabelline e la sintassi, Aristotele e il sonetto, Dante e Kant e la storia e la chimica e la biologia. Chiunque ama l'arte sa che il disordine del dolore può essere la materia bruta dell'opera: ma perché ci sia un valore e un senso l'artista deve tirare fili invisibili, cucire, legare e slegare, mettere in prospettiva, unire ciò che pare crudelmente diviso. E la scuola questo deve riprendere a fare, contro la cultura del desiderio che vive di smanie istantanee, puntiformi e distruttive, contro chi agita nei ragazzi solo l'emotività, come se la vita fosse solo sballo, divertimento, notti da inghiottire e giorni da dormire e corri dove ti porta il cuore.

Tutta la pubblicità si muove nella direzione dei sentimenti più fasulli e ridicoli: la scuola deve andare nella direzione opposta, verso la ratio e il logos e l'arte dei nessi e delle consonanze. Il pensiero piccolo divide, il pensiero grande unisce, dice Lao-Tze. Intendiamoci: dare corso ai desideri fu un pensiero "rivoluzionario", 40 anni fa. Ma oggi, quando tutto si è ridotto a slogan suggestivo e vuoto, la vera rivoluzione è riappropriarsi della sostanza.

E allora, come ridare forza al pensiero, oggi calpestato dall'orda trionfante e barbara delle sensazioni spicciole, dall'impressionismo e dalla destrutturazione? La lettura è fondamentale perché tuffa lo studente nello scorrere progressivo del tempo, nell'evoluzione dei caratteri, nella riflessione sulle piccole esistenze individuali e sulla vita grande che le contiene. Il prima e il poi segnano una strada. Ovviamente la matematica è la base del pensiero logico: i nostri ragazzi faticano moltissimo anche per risolvere una semplice equazione, spesso respingono l'universo dei numeri proprio perché li obbliga a pensare, a mettere in fila i passaggi, a trovare la soluzione esatta. Più letture, più matematica, dunque, ma anche più filosofia e più traduzioni dalle lingue straniere. Sarebbe bellissimo, poi, se tutti i ragazzi studiassero la musica capirebbero come nelle note si sposano la precisione e la sensibilità.

Questa è la prima mossa da fare, la più importante. Poi si tratta di ricostruire un rapporto tra le generazioni. La maggior parte degli insegnanti pensa che gli studenti siano dei decerebrati volgari e ignoranti, e la maggior parte degli studenti pensa che gli insegnanti siano dei vecchi amareggiati e inutili. Anche qui temo che grandi danni siano venuti dalla malizia dell'economia, quella del marketing che pensa agli esseri umani in termini di target, che separa le età per poter vendere meglio i prodotti più adatti ai ventenni e alle sessantenni, musica e dentiere. La piazza si è frantumata, la comunità si è sbriciolata in calcinacci generazionali, ogni gruppo sta per conto suo, sospettoso, diffidente, scorbutico. Bisognerebbe ritornare all'unica grande divisione, quella tra i vivi e i morti, e forse nemmeno questa è così inevitabile. Siamo tutti qui, tutti vivi finché dura, e allora nella scuola gli adulti e i ragazzi hanno ancora tanto da scambiarsi, da regalarsi, tanto da discutere e litigare.

Ancora qualche idea per ricominciare in modo positivo: la scuola italiana deve essere legata al grande patrimonio culturale della nazione e allo stesso tempo deve mantenersi aperta al futuro. Deve essere il punto di contatto tra la Storia e il Divenire, tra ieri e domani. Dunque tutti i ragazzi italiani dovrebbero aver letto i dieci libri fondamentali per la nostra identità nazionale, e aver visto e studiato i pittori che da tutto il mondo vengono a vedere, ma la scuola non può vivere col torcicollo, tutta rivolta al passato: deve attrezzarsi per capire il presente, dunque abbonarsi a riviste e giornali, aprire alle nuove forme di comunicazione, la tecnologia è qualcosa che si può usare e studiare insieme, facendo capire come nasce, perché funziona, tenendo vivo il contatto con quello che accade oggi.

Se non è così, non ci sarà alcuna speranza di conquistare i ragazzi. Per questo mi auguravo che ogni professore fosse fornito di un tesserino per avere veri sconti in libreria e al cinema e a teatro e nei musei. Mi sembrava che la Gelmini avesse accettato l'idea, poi non se n'è più parlato. Gli insegnanti devono essere intellettuali del nostro tempo, non tristi pappagalli spennacchiati che ripetono la stessa lezione da trent'anni. Insomma, la scuola deve tornare a essere un luogo dove pulsano l'intelligenza e la curiosità, non può ridursi a un ospizio di nonni malinconici che provano invano a tenere a bada torme di nipotini urlanti.


fonte: http://www.repubblica.it/scuola/2011/08/31/news/scuola_emozioni_ragione-21064877/#commentatutti


*****************


domanda: siete d'accordo? Io da professore vorrei fare il professore, non il cacciatore di punti, non l'azzeccagarbugli della burocrazia, non il sindacalista. Cosa significa fare il professore oggi?





Tornare in alto Andare in basso
Dec
Moderatore
Moderatore


Messaggi : 47878
Data d'iscrizione : 23.08.10

MessaggioOggetto: Re: Scuola del pensare?   Mer Ago 31, 2011 5:41 pm

Intanto non è un certo Marco Lodoli, ma un noto scrittore ed intellettuale, oltre che un insegnante.
Come non essere d'accordo? La riscoperta della logica e della capacità di ragionamento sono fondamentali: io mi divertivo con l'analisi logica, il latino, la matematica e la filosofia, perchè era tutta una sfida; magari ero un po' strano io, ma io credo che ci siano ancora ragazzi che, adeguatamente stimolati, vorrebbero fare queste cose e cercare di crescere intellettualmente (io ne ho incontrati e ne incontro tutti gli anni); poi magari si perdono nella mediocrità generale (e non mi riferisco solo ai ragazzi).
Tutti vorremmo fare i professori e volare alto, però bisogna occuparsi anche della burocrazia e delle graduatorie e cercare di conciliare le due cose.
Tornare in alto Andare in basso
Rimoto



Messaggi : 237
Data d'iscrizione : 12.07.11

MessaggioOggetto: Re: Scuola del pensare?   Mer Ago 31, 2011 7:10 pm

Ironia portami via.

Era ironico l'aggettivo «certo». Poi basta guardare: http://www.ibs.it/code/9788806177713/lodoli-marco/professori-e-altri-professori.html


Sulla frase in merito alla mediocrità generale, non aveva poi torto Manganelli (un altro tipo di professore rispetto a Lodoli) quando nelle sue Interviste impossibili asseriva che l'essere umano si corrompe naturaliter superati i vent'anni di età. Detto così sembra sciocco, prendendo il passo e citandolo per intero invece non c'è sciocchezza ma verità.


Non ho capito però un'altra cosa: come faccio a volare alto e fare il professore quando la graduatoria è in sé il primo motore (per certi versi immobile) di ogni mediocrità?

Ancora mi chiedo - e non mi riferisco a te, Dec - perché appena solo si pronuncia la parola «concorsi» accade che

1) la discussione viene chiusa senza spiegazioni
2) qualcuno puntualmente si indigna
3) in tv compare la gelmini o chi per lei asserendo che hanno fatto la riforma della scuola e ora i professori sono tutti bravi.


Chiudiamo chiarendo che nelle mie parole non c'è alcuna volontà polemica.
Tornare in alto Andare in basso
Dec
Moderatore
Moderatore


Messaggi : 47878
Data d'iscrizione : 23.08.10

MessaggioOggetto: Re: Scuola del pensare?   Mer Ago 31, 2011 7:45 pm

Scusa se non avevo colto l'ironia, ma non conoscendoti e vista la modalità di comunicazione può capitare.
Non è vero che non si possa parlare di concorsi: molte volte lo abbiamo fatto. Diciamo che in passato ci sono stati episodi poco qualificanti e quindi c'è un certo pregiudizio. Inoltre ti ricordo che chi è inserito nelle graduatorie ad esaurimento ha già sostenuto un concorso oppure ha superato un esame di stato che aveva valore concorsuale; perciò parlare di un concorso per le stesse persone o metterli sullo stesso piano di chi un concorso non l'ha mai superato a mio avviso non è corretto.
Comunque a quanto pare, anche se molti (io per primo) sono contrari, pare che si tornerà all'assunzione per concorso sul 50% dei posti (e se mai le Gae si esauriranno anche sul 100%). Vedremo se questo ci risolleverà dalla mediocrità (io credo che le ragioni siano altre).
Tornare in alto Andare in basso
 
Scuola del pensare?
Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto 
Pagina 1 di 1
 Argomenti simili
-
» Religione nella scuola materna
» lettera scuola materna
» Giudizio sulla scuola...
» SEM-Scuola Estetica Moderna (To)
» Fa cantare "Faccetta Nera" e "Giovinezza" a SCUOLA

Permesso di questo forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
OrizzonteScuola :: Didattica-
Andare verso: