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 Sostegno "in incognito"

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Cinderella



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MessaggioOggetto: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 1:17 pm

Ciao!

Riporto questo argomento da un altro forum.... visto che stavamo andando su questioni OT ;;;-)

giovanna onnis ha scritto:
paniscus ha scritto:
Ma per quale motivo i compagni non dovrebbero sapere che uno di loro ha il sostegno? E' una cosa vergognosa e imbarazzante che deve essere tenuta nascosta?

E soprattutto, come fanno tecnicamente a non vederlo?
L'attività di sostegno non si svolge in classe con tutti gli altri?

Boh...

Lisa

Probabilmente è un insegnante di sostegno FANTASMA !!!!!

La discussione proviene da qui http://www.orizzontescuolaforum.net/t37529p45-studente-minaccia-suicidio

Rispondo brevemente.... In questo caso l'insegnante di sostegno NON è affatto un fantasma... ANZI! ;-)

Come sapete, specialmente alle superiori, ci sono casi di ragazzi che rifiutano l'insegnante di sostegno... non per questioni personali ma perché non accettano di essere considerati in situazione di handicap... Temono il confronto con i compagni, hanno paura di essere derisi e cose del genere...

Questi ragazzi devono essere presi con le pinze: se io mi siedo accanto ad uno di questi ragazzi dicendogli che sono di sostegno e che sono lì per aiutarlo, ottengo un rifiuto...
E' inutile in questo caso insistere o impuntarsi: si ottiene l'opposto.... L'intervento di questo tipo in questo caso non solo NON è efficace ma è addirittura dannoso...

E allora che cosa si fa?

Si cerca di fare in modo di essere accettati... di solito si può procedere in questo modo: io mi presento alla classe dicendo che sono insegnante della classe (e non dico nessuna bugia) e che sono lì per aiutare chi ne avesse bisogno...
E di fatto quindi aiuto tutti... Faccio in modo che tutti mi chiamino quando hanno bisogno di aiuto...
Di solito ciò accade e quindi anche Pierino mi chiama... perché non ha nessun motivo di sentirsi trattato in modo diverso dagli altri...

In altri casi, aiutando i compagni, si può attivare il tutoring... I compagni aiutano Pierino!

Con gli adolescenti assolutamente non bisogna imporsi... ma bisogna procedere con rispetto...

Se volete altri chiarimenti: ne parliamo QUI, non nel forum sugli esami di stato!

Ciao da Cindy ;-)

PS: Per quanto riguarda il "vergognarsi"... Non c'è motivo di vergognarsi, ma ognuno ha diritto ad avere una privacy (!) e di dire agli altri solo le cose che ritiene di dover dire... Lo stesso vale per il ragazzo H: ha diritto di non dire agli altri di avere problemi... ;-)
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meri



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 4:23 pm

a me è accaduto due anni fa.
Non è semplice. Io dicevo che ero lì per aiutare chi si trovasse in difficoltà. L'alunno in questione odiava gli insegnanti di sostegno, per cui lo aiutavo quando si rendeva conto lui stesso di avere bisogno, oppure cercavo di intervenire quando si comportava male (era piuttosto violento), dicendogli che intervenivo su lui come su altri solo perché si comportava male, non perché lui fosse speciale. In un anno posso dire di aver conquistato la sua fiducia, peccato che non ho riottenuto il posto in quella scuola.
Sono casi pesanti, molto meglio l'alunno collaborativo, vicino al quale puoi anche sederti quando serve, senza che si arrabbi....
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Indignazione



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 4:36 pm


La questione delicata riguarda il conseguimento del titolo di studio superiore con valore a tutti gli effetti, quando é stato superato il periodo dell'obbligo scolastico.

Se si chiede la forma di differenziata che consente, comunque, di conseguire un titolo che dia pienamente accesso al mondo del lavoro, la scuola dovrebbe essere trasparente.

Se si tratta di scuola non dell'obbligo, lo studente e la famiglia compiono una libera scelta con le conseguenze del caso, soprattutto se la difficoltà é lieve.
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sweetdream



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 4:44 pm

A dire il vero, io ho sempre fatto come dice Cindy: uno dei miei prof. della Scuola di Sostegno, oltretutto, ci ha sempre caldamente invitati a comportarci così.

Vi spiego una mia (ex?) giornata tipo: arrivo a scuola, vado in sala professori, mi presento e loro già sanno che sono l'insegnante ssos "dell'alunno X/degli alunni X e Y". Al che espongo il mio modo d'intendere l'insegnamento di sostegno e che vorrei presentarmi come insegnante presente per tutti, che aiuta chiunque abbia bisogno.
Così, elaborata la strategia d'ingresso, entro in classe con l'insegnante curricolare.
Se qualche alunno fa il sapientone e dice che sono l'insegnante del compagno disabile, io rimbecco subito, affermando di essere lì per tutta la classe e per aiutare tutti. Di fatto, mi comporto proprio così, evitando il più possibile atteggiamenti che possano sembrare discriminatori (ci sono ancora miei post sparsi in merito, dove mi scaglio contro assurde disposizioni dei DS, o cattive prassi dei docenti, del tipo: sedersi obbligatoriamente accanto al disabile o portarlo sempre fuori) e aiutando tutti, anche quelli più bravi che chiedono spontaneamente un mio intervento (mi è capitato varie volte!).
Magari è una buona cosa organizzare dei gruppi di recupero e/o approfondimento, così da inserire l'alunno disabile in un sistema relazionale che varia di volta in volta i suoi componenti e farlo sentire "in compagnia".
Mi rendo conto che con gli alunni dalle patologie gravi è pressoché impossibile agire a distanza, ma con molti altri (disadattamenti in primis) è una strategia che ha dato buoni, se non ottimi, risultati.

Io, almeno, intendo questo per "agire in incognito". :-)
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 6:05 pm

Carissime Cindarella e Sweetdream è chiaro che voi siete insegnanti della classe a tutti gli effetti come un qualsiasi insegnante curricolare.
Il mio intervento nell'altro topic, che qui ha ripreso Cindarella, è legato al fatto che in una classe di adolescenti, che in quanto tali non devono essere considerati tonti, i ragazzi si rendono subito conto se qualcuno dei loro compagni ha qualche problema e probabilmente nel loro percorso scolastico hanno già avuto modo di conoscere la figura dell'insegnante di sostegno.
Credo, quindi, che nel corso dell'anno sia impossibili tenere nascosta la situazione alla classe. E' vero che l'insegnante di sostegno aiuta tutti gli studenti che ne avessero bisogno, essendo insegnante della classe, ma aiuta e "sostiene" in particolar modo l'alunno diversamente abile.
Poi, io credo, che per educare al rispetto della diversità e disabilità non bisogna nasconderla, ma bisogna rspettarla e imparare a conviverci.
L'insegnante di sostegno "007 in incognito" o "insegnante fantasma", a parer mio, non è utile al ragazzo disabile (che è spinto a nascondersi, quindi a vergognarsi e a non accettarsi), ma neanche ai compagni che non riuscirebbero a "convivere" con lui serenamente, perchè non si deve parlare del "problema"
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Cinderella



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 10:15 pm

Ciao Giovanna e ciao a tutti!

giovanna onnis ha scritto:
Carissime Cindarella e Sweetdream è chiaro che voi siete insegnanti della classe a tutti gli effetti come un qualsiasi insegnante curricolare.
Il mio intervento nell'altro topic, che qui ha ripreso Cindarella, è legato al fatto che in una classe di adolescenti, che in quanto tali non devono essere considerati tonti, i ragazzi si rendono subito conto se qualcuno dei loro compagni ha qualche problema e probabilmente nel loro percorso scolastico hanno già avuto modo di conoscere la figura dell'insegnante di sostegno.


Concordo in parte.... dal momento che il mondo della scuola e quello del sostegno è molto variopinto...
Supponiamo infatti che Pierino abbia cambiato classe o scuola... e che abbia dei compagni nuovi... Se Pierino ha dei problemi non evidenti, è possibile che i suoi compagni non se ne accorgano...
In aggiunta se Pierino è ripetente potrebbe avere già fatto alcuni argomenti... e quindi in qualche occasione... potrebbero essere i compagni quelli più bisognosi di aiuto... Quindi Pierino si può cammuffare bene ;-)
Mi è successo diverse volte nella mia carriera... e in particolare quest'anno ho seguito un ragazzo con discrezione... Lui sapeva ma i compagni apparentemente non si sono accorti di nulla... o perlomeno non glielo hanno fatto pesare...

In un'altro caso di tanti anni fa... Mi è capitato un "pierino" che accettava di essere aiutato... ma che era inserito in una classe difficile... sarebbe stato deriso e la situazione sarebbe diventata insopportabile...
Il mio intervento in quel caso era anche quello di far risaltare ai compagni le sue potenzialità... e quindi valorizzarlo...
Aiutando un po' tutti... e nessuno si era mai accorto di niente...

giovanna onnis ha scritto:
Credo, quindi, che nel corso dell'anno sia impossibili tenere nascosta la situazione alla classe.

Dipende dalle situazioni, dal contesto classe, dalle problematiche del ragazzo: se ha problemi evidenti è ovvio che non si può nascondere...
In altri casi invece sì...


giovanna onnis ha scritto:

E' vero che l'insegnante di sostegno aiuta tutti gli studenti che ne avessero bisogno, essendo insegnante della classe, ma aiuta e "sostiene" in particolar modo l'alunno diversamente abile.

Concordo: è assegnato alla classe per quel ragazzo... ma non necessariamente "aiutarlo" significa "stargli appollaiato sulla spalla"... ;-)
Di solito gli adolescenti NON gradiscono...

Teniamo inoltre presente che l'intervento dell'insegnante di sostegno NON si limita alla didattica....
E quindi l'aiuto può essere di un altro tipo: ad esempio creare il terreno sul quale si può costruire il tutoring tra compagni...

giovanna onnis ha scritto:

Poi, io credo, che per educare al rispetto della diversità e disabilità non bisogna nasconderla, ma bisogna rspettarla e imparare a conviverci.
L'insegnante di sostegno "007 in incognito" o "insegnante fantasma", a parer mio, non è utile al ragazzo disabile (che è spinto a nascondersi, quindi a vergognarsi e a non accettarsi), ma neanche ai compagni che non riuscirebbero a "convivere" con lui serenamente, perchè non si deve parlare del "problema"

E' vero che bisogna insegnare al ragazzo a convivere con la sua diversità.... tuttavia la strada giusta non è quella di dirlo ai compagni...
Ti faccio un esempio: se io sono grassa, non mi sentirei a mio agio se qualcuno spiattellasse in giro che peso 100 Kg... Sarebbe una violazione della mia privacy...
E non sarebbe neanche bello che qualcuno, ogni volta che mi siedo, mi dicesse di sedermi su sedie robuste... Mi arrabbierei!!

Non è che devo fare finta di essere magra andando in giro in minigonna... ma non mi farebbe piacere che qualcuno continuasse a ripetermi che sono grassa...
Questo è ciò che percepiscono alcuni H adolescenti nei confronti di insegnanti di sostegno troppo "appiccicati"... Non so se mi spiego...

Se io sono grassa è giusto che qualcuno mi faccia riflettere sul fatto che non sto bene con la minigonna... ma sarebbe anche una buona cosa che qualcuno mi valorizzasse a prescindere dalla mia "diversità"... Ad esempio che sono simpatica anche se sono grassa...
Se acquisto autostima ciò potrebbe permettermi di inserirmi positivamente nel gruppo dei miei coetanei... e in futuro potrei imparare ad accettarmi... e magari a parlare con loro del fatto che sono grassa...

NOn so se mi sono spiegata... ;-)

Ciao da Cindy
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Cinderella



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 10:20 pm

Indignazione ha scritto:

La questione delicata riguarda il conseguimento del titolo di studio superiore con valore a tutti gli effetti, quando é stato superato il periodo dell'obbligo scolastico.

Se si chiede la forma di differenziata che consente, comunque, di conseguire un titolo che dia pienamente accesso al mondo del lavoro, la scuola dovrebbe essere trasparente.

Se si tratta di scuola non dell'obbligo, lo studente e la famiglia compiono una libera scelta con le conseguenze del caso, soprattutto se la difficoltà é lieve.

Ciao!
Non so se ho capito che cosa intendi e soprattutto con la "trasparenza" della scuola...
Supponiamo di avere un H con programmazione differenziata che fa l'esame di Stato con l'obiettivo di ottenere la certificazione dei crediti.
La scuola NON deve dire ai compagni che H è differenziato... I compagni probabilmente se ne accorgeranno ... ma la scuola non deve dirlo...
Se leggi l'articolo 17 della normativa riguardante gli esami di stato di quest'anno, c'è scritto che il fatto che H sia differenziato NON deve comparire assolutamente sui tabelloni....
Proibitissimo...

Se invece con "trasparenza" intendi che il fatto che H sia differenziato sia comunicato alla SUA famiglia e a lui... Concordo pienamente... Infatti è la famiglia che deve accettare la programmazione differenziata...


Ciao! ;-)
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paniscus



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Ven Lug 06, 2012 11:56 pm

Mah. Io non ho mai lavorato direttamente sul sostegno, ma ovviamente, come quasi tutti noi, ho avuto alunni con sostegno di tutti i tipi (oltre a tutta la categoria borderline di quelli che il sostegno non ce l'hanno ma dovrebbero avercelo), e ho collaborato con colleghi di sostegno di tutti i tipi, parlando sempre di scuola superiore e di ragazzi nella piena adolescenza.

Non ho mai avuto la sensazione che la trasparenza creasse dei problemi, e soprattutto mi è sempre sembrato evidentissimo che i ragazzi siano perfettamente in grado di rendersi conto da soli della situazione. Per cui, negare e nascondere sarebbe molto peggio, perché verrebbe percepito come un messaggio di finzione e di ipocrisia...

Lisa
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Cinderella



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 2:10 pm

Ciao a tutti!.... e ciao a Lisa e Giovanna con le vostre perplessità ;-)

Ieri con Giovanna si parlava con il problema dell'accettazione dell'handicap... Volevo sottolineare che non è facile per gli adolescenti accettare il proprio handicap... spesso cercano di nasconderlo... Non perché ci sia qualcosa da vergognarsi... ma perché l'accettazione è sempre difficile...
Quindi bisogna rispettare la privacy di quegli adolescenti... soprattutto senza imposizioni...

Mi hanno raccontato di una ragazza down che si truccava gli occhi in modo da non sembrarlo... Questo può far sorridere qualcuno... perché nell'opinione comune il down è visto come un eterno bambino spensierato... e invece non è così... Sanno di essere down, si confrontano con gli altri, soffrono esattamente come soffrono gli altri adolescenti "a 46 cromosomi"... forse un po' di più....

Nel caso del down, trucco o no, è difficile nascondere il problema... I suoi compagni se ne accorgeranno sicuramente...

Vi voglio quindi invitare a riflettere su un altro caso: supponiamo di avere un'alunna con sindrome di Turner... Chiamiamola "Maria". Io non ne ho mai avute, ma me ne hanno parlato...
Sapete che cosa è?
Si tratta della mancanza di un cromosoma sulla coppia 23... per cui "tecnicamente" la persona ha "X " invece di "XX" oppure "XY"...
Che cosa significa? Significa che la persona ha "aspetto femminile" ma tecnicamente non è né maschio né femmina...
Si tratta di ragazzine che si sentono ragazzine... e hanno un aspetto normale... Crescono più o meno come tutte le altre ragazzine senza di solito sapere nulla ma... al momento dello sviluppo non si sviluppano... e fanno quindi la scoperta...
Ovviamente non potranno mai avere dei figli... ma questo sembra essere il problema minore...

Ora io non mi sentirei di dire a Maria: "Non c'è niente da vergognarsi ad avere la sindrome di Turner... tu ti devi accettare e non c'è niente da nascondere..."

Se l'insegnante di sostegno sta appiccicata a Maria (che può avere un po' di ritardo mentale) è evidente che Maria potrebbe rifiutarla... Lei vuole infatti sentirsi uguale agli altri... Ha paura che i compagni la scoprano...
L'insegnante di sostegno è vista in questi casi come il proprio handicap personificato... che si vuole allontanare.... e il percorso dell'accettazione è molto lungo e delicato...

Spero di aver chiarito che cosa può essere in alcuni casi accettare un handicap...

E' ovvio che tutto dipende dalle situazioni....

Ciao da Cindy
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paniscus



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 2:56 pm

In realtà non è affatto vero che le persone con sindrome di Turner "non sono né maschi né femmine".

Sono femmine, e basta.

Il fatto che siano quasi sicuramente sterili non c'entra niente con l'identificazione sessuale.

Del resto, c'è un sacco di gente che si scopre sterile da adulta per le ragioni più svariate, senza aver mai avuto il minimo dubbio sul proprio sesso di appartenenza.

Una cosa quasi analoga succede con i maschi con sindrome di Klinefelter: alcuni, combinati particolarmente male per altre ragioni, hanno dei disturbi comportamentali fin dall'infanzia, ma la maggior parte no.

Esistono anche uomini perfettamente sani, abili a tutto, e peraltro anche indubitabilmente eterosessuali e con vita sentimentale e sessuale attiva, che non hanno mai avuto bisogno del sostegno, che studiano, che lavorano, che hanno storie d'amore e si sposano, e che poi scoprono di avere la sindrome di Klinefelter solo quando vanno a fare gli accertamenti perché non capiscono per quale motivo non riescono a diventare padri...

Dal punto di vista anatomico, i soggetti con sindrome di Turner sono delle donne a tutti gli effetti, e non c'è alcun motivo di classificarle come "donne che assomigliano a maschi" o che abbiano caratteristiche da ermafroditi.

Non credo che debbano essere considerate disabili per quello.

Esiste una percentuale delle ragazze con sindrome di Turner che ha problemi di apprendimento di vario genere, in percentuale maggiore rispetto alle ragazze normali, ma questi eventuali problemi non c'entrano affatto con la loro identificazione femminile.

Se la ragazza con sindrome di Turner (o il ragazzo con sindrome di Klinefelter) ha bisogno del sostegno perché ha ANCHE un lieve ritardo mentale, non è che il sostegno venga assegnato "perché ha un cromosoma sballato" che nessuno vede, eh. Viene assegnato perché c'è un lieve ritardo mentale che, a differenza del cromosoma, è anche evidente a tutti.

E quindi, non c'è alcun bisogno di "giustificare" ai compagni la motivazione dettagliata del sostegno, raccontando loro quale sia esattamente il cariotipo cromosomico dell'interessato o i suoi eventuali problemi di identificazione sessuale futura: il sostegno viene assegnato semplicemente perché quella persona ha problemi di ritardo mentale o di apprendimento, indipendentemente da quali siano le cause genetiche.

Se la ragazza con sindrome di Turner è cognitivamente normale, studierà come tutti gli altri, non avrà il sostegno, e non avrà nessuna motivazione di spiegare agli altri quali siano i suoi problemi, se non vuole;

se invece la ragazza con sindrome di Turner NON è cognitivamente normale, e avrà il sostegno, ce l'avrà a causa delle sue difficoltà cognitive, che comunque i compagni avranno già visto chiaramente, e non ci sarà comunque bisogno di giustificarle spiegando la rava e la fava del suo corredo cromosomico...

Lisa
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 4:44 pm

Cinderella ha scritto:

Supponiamo infatti che Pierino abbia cambiato classe o scuola... e che abbia dei compagni nuovi... Se Pierino ha dei problemi non evidenti, è possibile che i suoi compagni non se ne accorgano...

Ma si accorgono sicuramente della presenza dell'insegnante di sostegno.

Cinderella ha scritto:

.................... Quindi Pierino si può cammuffare bene ;-)

E' questo concetto che non capisco......perchè si dovrebbe camuffare e perchè l'insegnante deve aiutarlo in questo?

Cinderella ha scritto:

Mi è successo diverse volte nella mia carriera... e in particolare quest'anno ho seguito un ragazzo con discrezione... Lui sapeva ma i compagni apparentemente non si sono accorti di nulla... o perlomeno non glielo hanno fatto pesare...

APPARENTEMENTE....appunto, ma in realtà se ne sono accorti e non hanno dato tutta quella importanza, proprio per non farlo "pesare" al ragazzo che, quindi, non si è sentito un "diverso" all'interno del gruppo.

Cinderella ha scritto:

Ti faccio un esempio: se io sono grassa, non mi sentirei a mio agio se qualcuno spiattellasse in giro che peso 100 Kg... Sarebbe una violazione della mia privacy...

Scusa Cindarella, ma quale privacy, penso una situazione del genere sia evidente a tutti.

Cinderella ha scritto:

Se acquisto autostima ciò potrebbe permettermi di inserirmi positivamente nel gruppo dei miei coetanei... e in futuro potrei imparare ad accettarmi...

E' propriuo questo il problema, a parer mio. Se un alunno tiene nascosto un "problema" e viene aiutato a tenerlo nascosto, pensa che non si debba sapere, pensa che sia una cosa di cui vergognarsi, allora mi chiedo come può acquistare autostima nel momento in cui tale"problema" diventa di "pubblico dominio"?
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sweetdream



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 5:15 pm

Carissima Giovanna, evidentemente abbiamo posto il caso su binari diversi e quindi devo aver frainteso il messaggio dell' "insegnante in incognito".

Appare quanto mai chiaro che l'insegnante di sostegno c'è, sta in classe, ha la sua presenza che di certo non può passare inosservata. E - aggiungo: purtroppo (lo dico perché grande sostenitrice di lavori in compresenza/classi aperte) - si sa anche che, se c'è un prof in più in classe, è perché in classe c'è qualcuno che ha bisogno di aiuto.

Questo qualcuno può essere chiaramente in difficoltà, e la sua disabilità può essere ben visibile; così come può essere davvero difficile individuare l'handicap. Ti faccio l'esempio di una mia classe dove avevo un caso di ritardo mentale lieve (l'alunno "H") e tutta una serie di alunni con svariati problemi di apprendimento, tra cui più di un sostegno non dichiarato/rifiutato sin dalle elementari (io sono delle medie).
In quel caso, credimi, sarebbe stato davvero difficile per gli alunni capire chi è il "diverso" per cui "la prof sta in classe con italiano e matematica", e molto più facile - così come accadde - lavorare in micro- e macro- gruppi fino a coinvolgere l'intera classe in vari progetti, per favorire apprendimento e socializzazione. Così, si evitarono anche quegli spiacevoli avvenimenti che talvolta capitano ai ragazzi con sostegno: essere additati come quelli che hanno interrogazioni e compiti facili, i "prediletti", quelli promossi senza sforzo, oppure essere allontanati durante l'intervallo...tutte cose che capitano spessissimo senza una vera "cattiveria" da parte dei ragazzi: non si rendono conto dei loro atteggiamenti e di quanto possano ferire gli altri, almeno finché non li si richiama su questi fatti e li si fa riflettere su comportamenti tenuti con molta leggerezza e superficialità.

Credo sia in questo senso possibile l'agire "in incognito". Quando un alunno ha un handicap visibile, è chiaro che i ragazzi facciano 2+2 e capiscano che il compagno si avvale del sostegno: ma lì deve entrare in gioco la sagacia dei docenti, e in modo particolare del docente di sostegno, che deve sempre mostrarsi disponibile per tutti, ed anzi strutturare il più possibile recuperi e potenziamenti per più alunni, evitando di passare per il/la "baby sitter di X". Credimi, non tutti lo fanno, e nella mia pur breve carriera, ne ho visti tanti che preferivano fare i docenti "esclusivi di X" per non lavorare troppo... :-(

Infine, un ultimo appunto sull'incognito della programmazione: è perfettamente chiaro che la tipologia di programmazione assunta per gli alunni con handicap sia un fatto che non deve interessare il resto della classe, e rimanga nel privato scuola - famiglia, come su espresso da Cindy.

Un abbraccio e buone vacanze! :-)
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 6:26 pm

sweetdream ha scritto:

....... Quando un alunno ha un handicap visibile, è chiaro che i ragazzi facciano 2+2 e capiscano che il compagno si avvale del sostegno: ma lì deve entrare in gioco la sagacia dei docenti, e in modo particolare del docente di sostegno, che deve sempre mostrarsi disponibile per tutti, ed anzi strutturare il più possibile recuperi e potenziamenti per più alunni, evitando di passare per il/la "baby sitter di X". Credimi, non tutti lo fanno, e nella mia pur breve carriera, ne ho visti tanti che preferivano fare i docenti "esclusivi di X" per non lavorare troppo... :-(
Ti credo Sweetdream, a voglia che ti credo, anche io ho avuto tanti colleghi di sostegno che facevano tutto in classe , tranne sostegno nel senso corretto che intendi tu.
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sweetdream



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 6:53 pm

;-) tra l'altro, secondo me si lavora meglio in gruppo: come motivazione, socializzazione, confronto, brainstorming...è una bella fonte di gratificazione vedere come i ragazzi apparentemente più in difficoltà possano suggerire soluzioni molto acute, e siano in grado di insegnare agli altri il senso pratico che talvolta a loro manca. :-)

Il macro-gruppo, così, sfocia nella classe: e nel frattempo, Pierino ha lavorato con tutti e ha potuto sfruttare le sue potenzialità esattamente come gli altri.
Diventa "invisibile" il suo handicap e...divento "invisibile" anche io, perché non sono più vista come la "sua prof", ma come "una prof in più", un jolly che aiuta, inventa qualcosa, spiega in modo semplice...

Risultato?
"Che fortuna avere la prof in più!" :-)

P.S.: c'è da dire anche che, talvolta, si preferisce fare il docente esclusivo anche per alunni non gravi, qualora non ci si voglia inimicare curricolari o dirigenti abbastanza fantasiosi, o legati a curiose tradizioni in fatto di sostegno. In quel caso, i colleghi hanno tutta la mia solidarietà: è difficile lavorare in condizioni molto chiuse! :-(
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 7:03 pm

sweetdream ha scritto:
;-) tra l'altro, secondo me si lavora meglio in gruppo: come motivazione, socializzazione, confronto, brainstorming...è una bella fonte di gratificazione vedere come i ragazzi apparentemente più in difficoltà possano suggerire soluzioni molto acute, e siano in grado di insegnare agli altri il senso pratico che talvolta a loro manca. :-)

Il macro-gruppo, così, sfocia nella classe: e nel frattempo, Pierino ha lavorato con tutti e ha potuto sfruttare le sue potenzialità esattamente come gli altri.
Diventa "invisibile" il suo handicap e...divento "invisibile" anche io, perché non sono più vista come la "sua prof", ma come "una prof in più", un jolly che aiuta, inventa qualcosa, spiega in modo semplice...

Risultato?
"Che fortuna avere la prof in più!" :-)

Questo significato di "invisibile" lo condivido pienamente perchè è il risultato della condivisione, dell'accettazione e del rispetto della "diversità".
Queste tue considerazioni mi fanno capire la tua grande serietà professionale...mi piacerebbe averti come collega di sostegno in classe.

sweetdream ha scritto:

P.S.: c'è da dire anche che, talvolta, si preferisce fare il docente esclusivo anche per alunni non gravi, qualora non ci si voglia inimicare curricolari o dirigenti abbastanza fantasiosi, o legati a curiose tradizioni in fatto di sostegno. In quel caso, i colleghi hanno tutta la mia solidarietà: è difficile lavorare in condizioni molto chiuse! :-(

DIPENDE!!
Io personalmente non sono solidale con chi, pur di non inimicarsi docenti curricolari o DS, si adegua, non salvaguardando i diritti e le necessità dell'alunno disabile. E' una scelta di comodo, l'altra (più corretta) sarebbe più difficile e faticosa.
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sweetdream



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 7:26 pm

Sai, a volte capita la scuola dove c'è una delibera chiara e tonda in cui è detto che, per una serie di motivi, il docente di sostegno deve lavorare accanto al disabile (in soldoni, insegnante-baby sitter). Norma che poggia su basi sbagliate e contro legge, ma andiamo con ordine.

Ora, se io arrivo a scuola da precario, magari chiamato da GI, posso anche chiedere lumi e delucidazioni, ma...ci penso su due volte prima di partire in quarta contro dati provvedimenti. E nel frattempo devo stare attento a Pierino e gli altri. :-)

A me è capitata più di una situazione del genere: in un caso, ho potuto trovare una scorciatoia che mi permetteva di rispettare la norma ma, allo stesso tempo, di lavorare in gruppo e in classe; in un altro caso, invece, c'era una compattezza straordinaria dei colleghi già di ruolo sia nelle mie classi, sia in quelle dove c'erano altri SSOS, per cui eravamo "obbligati" a portare fuori gli elementi più "difficili". Fortuna vuole che, nell'aula "di recupero", ci incontrassimo tra noi SSOS, così da organizzare una sorta di lavoro aperto, con alunni dalle difficoltà più svariate (talvolta lavorando davvero bene, perché magari una collega SSOS è di inglese, e quindi il gruppo beneficiava di una corretta pronuncia, per esempio). Tuttavia, e l'ho detto in vecchi post, talvolta mi sono impuntata sulla necessità reale o meno di uscire, ho cercato di far capire il mio punto di vista, ma sono sempre stata liquidata con un autentico muro di gomma.
Lo so, lo dico e non ci si crede, ma è stato proprio così!

Ecco cosa intendo per situazioni chiuse: norme sbagliate, accettate da tutti, arriva il precario che tenta di cambiare le regole, si crea una cortina...e non è facile lavorare in un ambiente così.
Piuttosto si tenta di arginare e trovare soluzioni alternative senza esporsi troppo quando si è precari; ma se io oggi tornassi in quella scuola da docente di ruolo, su sostegno come su materia, logicamente farei di tutto per cambiare la norma, mostrandone le pecche più gravi. Avrei un'altra voce in capitolo. Con questo non voglio assolutamente dire che il compito dei precari è stare in silenzio, eh, io sono la prima linguacciuta che si è esposta - pagando anche care le parole dette; ma in determinate situazioni è davvero dura, e forse paga di più l'alternativa, che la guerra. ;-)

Per il resto, grazie per l'apprezzamento. All'indomani di un comitato di valutazione da dimenticare, mi dà davvero forza e motivazione sentire delle parole di elogio. Grazie! >--(@.@)--<
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Indignazione



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Sab Lug 07, 2012 8:55 pm

Cinderella ha scritto:
Indignazione ha scritto:

La questione delicata riguarda il conseguimento del titolo di studio superiore con valore a tutti gli effetti, quando é stato superato il periodo dell'obbligo scolastico.

Se si chiede la forma di differenziata che consente, comunque, di conseguire un titolo che dia pienamente accesso al mondo del lavoro, la scuola dovrebbe essere trasparente.

Se si tratta di scuola non dell'obbligo, lo studente e la famiglia compiono una libera scelta con le conseguenze del caso, soprattutto se la difficoltà é lieve.

Ciao!
Non so se ho capito che cosa intendi e soprattutto con la "trasparenza" della scuola...
Supponiamo di avere un H con programmazione differenziata che fa l'esame di Stato con l'obiettivo di ottenere la certificazione dei crediti.
La scuola NON deve dire ai compagni che H è differenziato... I compagni probabilmente se ne accorgeranno ... ma la scuola non deve dirlo...
Se leggi l'articolo 17 della normativa riguardante gli esami di stato di quest'anno, c'è scritto che il fatto che H sia differenziato NON deve comparire assolutamente sui tabelloni....
Proibitissimo...

Se invece con "trasparenza" intendi che il fatto che H sia differenziato sia comunicato alla SUA famiglia e a lui... Concordo pienamente... Infatti è la famiglia che deve accettare la programmazione differenziata...


Ciao! ;-)


Grazie per i chiarimenti.


Con trasparenza intendevo trasparenza verso il resto della classe, anche perché é impossibile sottoporre ad accertamenti medici un minorenne senza il consenso e la richiesta dei genitori.

Poniamo l'esempio di Pierino, con una lieve difficoltà, che ottiene la modalità di differenziata che conserva la validità del diploma a tutti gli effetti. Poniamo, poi, Paolino che segue la programmazione normale. Entrambi conseguono il diploma: Pierino con 71 e Paolino con 70. I due ragazzi dovranno competere nel mondo del lavoro e il voto é rilevante anche per eventuali borse e assegni di studio; perché, quindi, Paolino non dovrebbe sapere il motivo per cui Pierino aveva quesiti semplificati e per cui Pierino aveva pure sul banco ausili vari durante le verifiche?

Pierino prende la borsa di studio, Paolino no.

La privacy sulla diagnosi e sulla patologia non si tocca, certo, ma bisogna evitare il rischio di favoritismi e furberie, determinati dall'obbligo di segretezza anche nel caso di richieste di delucidazioni su trattamenti diversi verso gli studenti.

Paolino può fare ricorso se ritiene che il PROPRIO voto sia ingiusto, ma se ha fondati sospetti di favoritismi verso Pierino, non può fare nulla.

Il triennio non costituisce scuola dell'obbligo, se i genitori vogliono il diploma per il figlio se ne assumono le responsabilità e le fanno assumere anche al figlio. Se una persona vuole raggiungere un obiettivo per lei irraggiungibile a meno che l'asticella non venga abbassata, non può, poi, pretendere anche giochi da illusionista perché nessuno deve accorgersene.

Sarebbe come parcheggiare negli spazi per disabili e rifiutarsi di esporre il contrassegno per motivi di privacy.

Tornando a Pierino e al lavoro e alla borsa di studio: lo stipendio e l'assegno non hanno l'asticella abbassata.

Ciao! ;-)




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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Dom Lug 08, 2012 10:05 am

Indignazione ha scritto:

Con trasparenza intendevo trasparenza verso il resto della classe, anche perché é impossibile sottoporre ad accertamenti medici un minorenne senza il consenso e la richiesta dei genitori.

Poniamo l'esempio di Pierino, con una lieve difficoltà, che ottiene la modalità di differenziata che conserva la validità del diploma a tutti gli effetti. Poniamo, poi, Paolino che segue la programmazione normale. Entrambi conseguono il diploma: Pierino con 71 e Paolino con 70. I due ragazzi dovranno competere nel mondo del lavoro e il voto é rilevante anche per eventuali borse e assegni di studio; perché, quindi, Paolino non dovrebbe sapere il motivo per cui Pierino aveva quesiti semplificati e per cui Pierino aveva pure sul banco ausili vari durante le verifiche?

Pierino prende la borsa di studio, Paolino no.

La privacy sulla diagnosi e sulla patologia non si tocca, certo, ma bisogna evitare il rischio di favoritismi e furberie, determinati dall'obbligo di segretezza anche nel caso di richieste di delucidazioni su trattamenti diversi verso gli studenti.

Paolino può fare ricorso se ritiene che il PROPRIO voto sia ingiusto, ma se ha fondati sospetti di favoritismi verso Pierino, non può fare nulla.

Il triennio non costituisce scuola dell'obbligo, se i genitori vogliono il diploma per il figlio se ne assumono le responsabilità e le fanno assumere anche al figlio. Se una persona vuole raggiungere un obiettivo per lei irraggiungibile a meno che l'asticella non venga abbassata, non può, poi, pretendere anche giochi da illusionista perché nessuno deve accorgersene.

Sarebbe come parcheggiare negli spazi per disabili e rifiutarsi di esporre il contrassegno per motivi di privacy.

Tornando a Pierino e al lavoro e alla borsa di studio: lo stipendio e l'assegno non hanno l'asticella abbassata.

Ciao! ;-)

Concordo con te Indignazione perchè centri quello che è il problema, a parer mio, fondamentale e cioè responsabilizzare l'alunno H (con programmazione curricolare) e aiutarlo, insieme alla famiglia (che deve essere collaborativa) a responsabilizzarsi. Proprio per questo credo, come te, che la trasparenza verso il resto della classe sia non solo doverosa, ma utilissima ai fini del raggiungimento degli obiettivi prefissati.
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Cinderella



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Dom Lug 08, 2012 1:42 pm

Ciao!

Sono di fretta e leggerò gli ultimi post con più calma appena possibile...
Faccio poche considerazioni:

Non intendevo offendere le persone con sindrome di turner... era solo un esempio per dire che spesso non è facile per i ragazzi parlare delle proprie patologie, e ho fatto un esempio di una patologia che coinvolge la sfera intima...
Poi non c'entra la questione "maschio-femmina"...
La sindrome di Turner è quindi solo un esempio...

Un ragazzo può avere grosse difficoltà solo ad accettare un foruncolo sul naso... Il fatto è come ci si pone di fronte al proprio handicap (o a ciò che si ritiene tale).
Un esempio è la ragazza down che trucca gli occhi per farli sembrare come gli altri...
Un esempio sono alcune ragazze orientali che fanno operazioni di chirurgia estetica per avere gli occhi all'europea...
Un esempio è una ragazza di statura normale (1,50) che vuole andare a farsi allungare le ossa delle gambe perché ritiene di essere troppo bassa (l'ho incontrata in ospedale!!!!)

Per le colleghe perplesse: volevo chiedervi con quale fascia di età lavorate... Con gli adolescenti si incontrano infatti un sacco di problemi su questioni di accettazione dell'h... Ciò è dovuto soprattutto all'età e al confronto con i compagni... Bisogna quindi non farglielo pesare... e spesso lavorare in incognito o quasi può essere una tecnica...

Con i ragazzi o bambini più piccoli: ho visto bambini accettare con allegria e senza grosse difficoltà anche problematiche evidenti... e quindi se state pensando a ragazzi o bambini più piccoli molte delle vostre considerazioni sono più che corrette! (pur di tutelare la privacy)
Ritengo che anche in questi anni di "grandi fratelli", di social network etc la tutela della privacy sia un sacrosanto diritto per tutti...

Ciao e vi leggo appena posso!

Cindy
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paniscus



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Dom Lug 08, 2012 2:48 pm

Cinderella ha scritto:
Per le colleghe perplesse: volevo chiedervi con quale fascia di età lavorate... Con gli adolescenti si incontrano infatti un sacco di problemi su questioni di accettazione dell'h... Ciò è dovuto soprattutto all'età e al confronto con i compagni... Bisogna quindi non farglielo pesare... e spesso lavorare in incognito o quasi può essere una tecnica...

Ripeto che io personalmente ho SEMPRE lavorato solo alle superiori, quindi parlo solo di ragazzi nella piena adolescenza, della stessa categoria di quelli di cui parli tu.

E ribadisco che in quella fase, a differenza che con i bambini piccoli, si incontrano effettivamente "più problemi sull'accettazione dell'handicap" da parte dell'interessato, ma parallelamente si deve anche fare i conti con una maggior lucidità e consapevolezza, SIA da parte dell'interessato che di tutti gli altri.

Alle elementari, è più facile che il bambino disabile non si ponga grossi problemi... ma è anche più facile che non se li pongano nemmeno gli altri, che non ci siano confronti, che non ci siano domande, e che l'insegnante di sostegno sia semplicemente visto come uno qualsiasi dei tre o quattro insegnanti ordinari che itinerano sulla classe e che qualche volta fanno compresenze comunque, per motivi diversi.

Alle superiori, la storia dell' "insegnante tutor generico che sta lì per aiutare tutta la classe", semplicemente, non se la beve più nessuno. Semplicemente perché non sono scemi, tutto lì. Si parlano, interagiscono tra loro, si confrontano tra di loro (sia all'interno della classe sia con quelli di altre classi), si fanno domande... e la cosa mi sembra perfettamente sana e normale, e GUAI se non fosse così.

Pertanto, si accorgono benissimo di quale sia il compagno che ha dei problemi e quale no; si accorgono benissimo se uno ha il compito diverso dagli altri, ed è perfettamente legittimo che si chiedano il perché; si accorgono benissimo che uno ha le interrogazioni programmate scritte sul registro e gli altri no; si accorgono benissimo se nella classe lavora un insegnante "in più" (che non si capisce bene quale materia faccia e che interviene su più materie diverse) mentre in altre classi questo non c'è. Il disabile stesso, lo sa benissimo che l'insegnante di sostegno sta lì apposta per lavorare "soprattutto" con lui... è disabile ma non è mica necessariamente scemo!

Per cui, il trucchetto di dire che "io sono qui per fare da tutor a tutti, senza seguire nessuno in particolare", semplicemente non funziona. Forse alle elementari va bene, ma alle superiori non ci crede nessuno, tutto lì. Pensare che ci credano, e che questa spiegazione basti, significa sminuire e offendere l'intelligenza di decine di giovani sinceri e in buona fede che hanno dititto alla trasparenza, sia quelli disabili che quelli normodotati.

Poi è chiaro che l'insegnante di sostegno, spesso, lo faccia davvero, di aiutare anche altri, e che questo faccia parte effettiva dei suoi compiti... ma non è un motivo sufficiente per nascondere il suo vero ruolo, raccontando una balla a tutti, e creando un clima di tabù e di ipocrisia.

Lisa
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Dom Lug 08, 2012 3:53 pm

paniscus ha scritto:
Cinderella ha scritto:
Per le colleghe perplesse: volevo chiedervi con quale fascia di età lavorate... Con gli adolescenti si incontrano infatti un sacco di problemi su questioni di accettazione dell'h... Ciò è dovuto soprattutto all'età e al confronto con i compagni... Bisogna quindi non farglielo pesare... e spesso lavorare in incognito o quasi può essere una tecnica...

Ripeto che io personalmente ho SEMPRE lavorato solo alle superiori, quindi parlo solo di ragazzi nella piena adolescenza, della stessa categoria di quelli di cui parli tu.

E ribadisco che in quella fase, a differenza che con i bambini piccoli, si incontrano effettivamente "più problemi sull'accettazione dell'handicap" da parte dell'interessato, ma parallelamente si deve anche fare i conti con una maggior lucidità e consapevolezza, SIA da parte dell'interessato che di tutti gli altri.

Alle elementari, è più facile che il bambino disabile non si ponga grossi problemi... ma è anche più facile che non se li pongano nemmeno gli altri, che non ci siano confronti, che non ci siano domande, e che l'insegnante di sostegno sia semplicemente visto come uno qualsiasi dei tre o quattro insegnanti ordinari che itinerano sulla classe e che qualche volta fanno compresenze comunque, per motivi diversi.

Alle superiori, la storia dell' "insegnante tutor generico che sta lì per aiutare tutta la classe", semplicemente, non se la beve più nessuno. Semplicemente perché non sono scemi, tutto lì. Si parlano, interagiscono tra loro, si confrontano tra di loro (sia all'interno della classe sia con quelli di altre classi), si fanno domande... e la cosa mi sembra perfettamente sana e normale, e GUAI se non fosse così.

Pertanto, si accorgono benissimo di quale sia il compagno che ha dei problemi e quale no; si accorgono benissimo se uno ha il compito diverso dagli altri, ed è perfettamente legittimo che si chiedano il perché; si accorgono benissimo che uno ha le interrogazioni programmate scritte sul registro e gli altri no; si accorgono benissimo se nella classe lavora un insegnante "in più" (che non si capisce bene quale materia faccia e che interviene su più materie diverse) mentre in altre classi questo non c'è. Il disabile stesso, lo sa benissimo che l'insegnante di sostegno sta lì apposta per lavorare "soprattutto" con lui... è disabile ma non è mica necessariamente scemo!

Per cui, il trucchetto di dire che "io sono qui per fare da tutor a tutti, senza seguire nessuno in particolare", semplicemente non funziona. Forse alle elementari va bene, ma alle superiori non ci crede nessuno, tutto lì. Pensare che ci credano, e che questa spiegazione basti, significa sminuire e offendere l'intelligenza di decine di giovani sinceri e in buona fede che hanno dititto alla trasparenza, sia quelli disabili che quelli normodotati.

Poi è chiaro che l'insegnante di sostegno, spesso, lo faccia davvero, di aiutare anche altri, e che questo faccia parte effettiva dei suoi compiti... ma non è un motivo sufficiente per nascondere il suo vero ruolo, raccontando una balla a tutti, e creando un clima di tabù e di ipocrisia.

Lisa

Condivido totalmente

PER CINDERELLA
Anche io come Paniscus lavoro alle superiori e i miei interventi si riferiscono proprio a quella fascia di età
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MessaggioOggetto: Il "professore degli scemi"   Lun Lug 09, 2012 5:43 pm

Ciao a tutti!
Scusate per il titolo del post volutamente provocatorio... E' per far riflettere... ;-)
Prima di rispondere ai vostri interventi volevo evidenziare un aspetto che passa troppo spesso in sordina...


Le scuole superiori PULLULANO (!!!!) di alunni in situazione di handicap che avevano il sostegno alle MEDIE ma che non lo vogliono più alle SUPERIORI.
Il motivo? Provate a chiedere a loro, spesso vi risponderanno: "Sono grande e non voglio avere un insegnante di sostegno che mi affianca in continuazione e che mi dice quello che devo fare" oppure "mi vergogno davanti ai miei compagni..." o similari...
Quindi questi alunni NON HANNO il sostegno e quindi hanno notevoli difficoltà... Spesso ciò comporta ripetenze e/o abbandoni scolastici con colleghi che dicono "ha buona volontà ma non ce la fa..."

Me ne capitano in continuazione.... e uno di questi era un compagno di uno dei miei ragazzi H "in incognito"...
Mi era venuto a parlare con la madre... Mi aveva detto: "Lo scorso anno alle medie avevo il sostegno... e mi vergognavo perché i miei compagni lo sapevano... Quest'anno alle superiori non ho voluto... Ho fatto male perché non sapevo che il sostegno fosse aiutare un po' tutti senza emarginare nessuno... Se le cose stanno così, il prossimo anno faccio le pratiche per ottenerlo!"

Meditate su questo fatto... Anche voi avrete degli alunni che "avrebbero bisogno del sostegno"... ma se provate a proporglielo vi diranno che non vogliono il professore "degli scemi"... che loro non ne hanno bisogno... Altri useranno espressioni più gentili, ma il succo è sempre lo stesso: hanno paura di sentirsi discriminati!!!

Pensate quindi a quanto può essere produttivo lavorare in incognito... o comunque a lavorare più "sulla classe" che sul "singolo"... In modo che nessuno si senta discriminato.... e che non si generino situazione di simbiosi "alunno H, insegnante sos"

Ciao da Cindy
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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Lun Lug 09, 2012 5:47 pm

Leggo che le colleghe perplesse lavorano alle superiori: con quale fascia d'età? I primini (14 15 anni), i 18enni, i 20enni...
Le cose cambiano da una fascia all'altra e il modo di percepire il problema cambia...

Cindy

NB: non tutti ovviamente sono uguali: ci sono ragazzi che comunque accettano il sostegno e con i quali non ci sono particolari problemi di "nascondino"...
Poi bisogna vedere il contesto classe... e poi ci sono anche altre variabili in gioco...
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Cinderella



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Lun Lug 09, 2012 5:59 pm

Mi riaggancio a quello che ha detto Lisa...

paniscus ha scritto:
In realtà non è affatto vero che le persone con sindrome di Turner "non sono né maschi né femmine".

Sono femmine, e basta.

Il fatto che siano quasi sicuramente sterili non c'entra niente con l'identificazione sessuale.

Concordo in pieno... e vi chiedo scusa per essermi espressa male...
Io intendevo dire che in questo caso il sesso non è ben definito dal punto di vista CROMOSOMICO... NON CERTO dal punto di vista fisico, emotivo, etc etc...
In aggiunta nei casi invece di mosaicismo (in cui ci sono cellule normali e cellule Turner) invece il sesso E' DEFINITO ANCHE dal punto di vista cromosico...
Quello che intendevo quindi non ha niente a che vedere con la sterilità, con l'identità sessuale o con l'ermafroditismo...
Ho proposto questo esempio perché questa patologia tocca una sfera molto intima... di cui non è facile parlare...
Idem per Klinefelter e patologie similari...

paniscus ha scritto:

Del resto, c'è un sacco di gente che si scopre sterile da adulta per le ragioni più svariate, senza aver mai avuto il minimo dubbio sul proprio sesso di appartenenza.

Concordo in pieno... ma non era di questo che volevo parlare...

paniscus ha scritto:

Se la ragazza con sindrome di Turner (o il ragazzo con sindrome di Klinefelter) ha bisogno del sostegno perché ha ANCHE un lieve ritardo mentale, non è che il sostegno venga assegnato "perché ha un cromosoma sballato" che nessuno vede, eh. Viene assegnato perché c'è un lieve ritardo mentale che, a differenza del cromosoma, è anche evidente a tutti.

Qui sono d'accordo in parte.... NON è detto che i ritardi mentali lievi siano SEMPRE evidenti...

Inoltre non è detto che abbia il sostegno solo chi ha menomazioni fisiche evidenti e/o problemi di ritardo cognitivo...

Ci sono ragazzi che sono in situazione di handicap perché hanno avuto patologie che NON comportano ritardo cognitivo ma che hanno COMUNQUE problemi ad apprendere:
. se io mi passo l'infanzia in ospedale mi perderò molti giorni di scuola e quindi rimarrò indietro rispetto ai compagni (es leucemia o malattie che prevedano chemio... o non soltanto...)...
- entro in depressione per la mia patologia, non mi impegno sufficientemente nello studio e quindi...
- la mia patologia mi porta problemi di attenzione (es: diabete).... e quindi problemi di apprendimento, anche se sono intelligentissimo
- di tanto in tanto ho delle assenze (es: epilessia) e quindi necessito di svolgere le verifiche nei momenti in cui mi sento bene... eventualmente con tempi più lunghi.

Nonostante ciò io HO DIRITTO alla mia privacy... Se io NON voglio i miei compagni sappiano, i miei compagni NON DEVONO essere messi a conoscenza che IO ho il sostegno... Nessuno deve sapere che sono in situazione di handicap (a meno che non lo scopra da sé)
Nessuno dei miei compagni deve sapere che ho problemi di apprendimento o di depressione o altro... a prescindere dalla loro causa...
Sono fatti miei: se io voglio, sarò io a dirlo ai miei compagni ma non saranno i miei professori a dire che "Pierino ha il sostegno".

Era questo che intendevo dire e mi scuso se prima mi sono espressa male....

Questo discorso comunque si riaggancia sul fatto che ci sono un sacco di H che alle superiori non hanno il sostegno PERCHE' NON LO VOGLIONO.... :-(
Hanno paura di sentirsi discriminati... e quindi in questi casi: massima discrezione e rispetto! Altrimenti gli interventi didattici o educativi non servono a nulla!!!

Ciao da Cindy



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Cinderella



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MessaggioOggetto: Re: Sostegno "in incognito"   Lun Lug 09, 2012 6:08 pm

E rispondo anche a Indignazione! ;-)

Indignazione ha scritto:

Con trasparenza intendevo trasparenza verso il resto della classe, anche perché é impossibile sottoporre ad accertamenti medici un minorenne senza il consenso e la richiesta dei genitori.

Poniamo l'esempio di Pierino, con una lieve difficoltà, che ottiene la modalità di differenziata che conserva la validità del diploma a tutti gli effetti. Poniamo, poi, Paolino che segue la programmazione normale. Entrambi conseguono il diploma: Pierino con 71 e Paolino con 70. I due ragazzi dovranno competere nel mondo del lavoro e il voto é rilevante anche per eventuali borse e assegni di studio; perché, quindi, Paolino non dovrebbe sapere il motivo per cui Pierino aveva quesiti semplificati e per cui Pierino aveva pure sul banco ausili vari durante le verifiche?

Pierino prende la borsa di studio, Paolino no. [...]

Ciao!
Non capisco... :-/

Se Pierino ha una programmazione differenziata alla maturità NON consegue il diploma: la commissione prepara per lui un attestato di crediti che NON è il diploma...
Pierino quindi non può né frequentare l'università né portare via una borsa di studio a Paolino... Perché il suo titolo di studio NON è il diploma...

Mi sembra di aver capito però che tu forse intendevi "Pierino ha gli obiettivi minimi e alla maturità fa prove equipollenti" dove per "equipollenti" si intende "prove che vogliono accertare GLI STESSI obiettivi ma che sono semplificate per essere rese fruibili a Pierino"... Queste prove dovrebbero consentire a Pierino di affrontare l'esame e rendere conformemente alle sue potenzialità...
Può eventualmente avere a disposizione ausili (calcolatrice o altro).

Paolino è perplesso ma si deve fare gli affari suoi... La prova di Pierino vuole accertare le stesse competenze, e quindi è valida alla pari di quella di Paolino...
Se poi Pierino vuole parlare a Paolino della questione delle prove equipollenti, ha diritto di farlo.... ma i professori e la scuola devono stare ben zitti.... altrimenti che privacy sarebbe se tutti potessero raccontare i problemi di salute di tutti?

Ciao! ;-)
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Sostegno "in incognito"
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