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 Il sapere epistemico come base dell’insegnamento nelle scuole

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MessaggioOggetto: Il sapere epistemico come base dell’insegnamento nelle scuole   Sab Ago 18, 2012 12:55 pm

Negli anni ’90 leggevo il saggio di Carmelo Vigna “Episteme”, poi pubblicato col titolo di “Sapere stabile”. Si tratta di un’apologia del sapere epistemico contro i sui detrattori, la quale illustra come questo sapere può essere tollerante, ed è presente in gran parte della storia della filosofia. La stessa storia della filosofia di Emanuele Severino è una storia dell’episteme, presente tanto nelle grandiose sintesi platonica, aristotelica e hegeliana [oltre che agostiniana e tomistica], quanto nella scienza e della tecnica, di per sé sapere ipotetico e fallibile [a parte la parentesi positivistica, come poneva la scienza come sapere assoluto e la tecnica come progresso infinito]. Il sapere epistemico introdotto nelle scuole come base della didattica può essere strutturato in questo modo: presentare la passione per la verità di Platone e per la scienza di Aristotele e Galileo Galilei, con un raffronto tra i due scienziati. Presentare Hegel, anche nella lettura che ne dà Popper [fino a giungere all’illustrazione dei totalitarismi storici e quindi con un insegnamento dell’Olocausto]. Un percorso quindi culturale e civico, interdisciplinare e etico. Questo insegnamento, integrato con l’educazione civica, potrebbe avere un’ora dedicata alla settimana, e così consentire l’introduzione della filosofia in ogni tipo di istituto scolastico. E’ il tema classico dell’introduzione della filosofia in tutte le scuole, che non si vuole, perché la filosofia raffina l’intelligenza e acuisce il senso critico, predisponendo un popolo che non si fa più ingannare dai raggiri della politica e del potere culturale e economico. Naturalmente l’insegnamento della filosofia nelle scuole come materia, che è prettamente definito “sapere epistemico” o “episteme” [non quindi una generica filosofia o storia della filosofia], include Marx [positivamente], e una sintesi della storia, sottolineando specialmente il rapporto tra democrazia [libertà] e dittatura [la quale si presenta in diverse forme, presenti anche nella democrazia, si pensi alla plutocrazia delle lobbies]. Quindi Nietzsche, Heidegger e Severino. Il Ministero non potrebbe opporsi. Si può opporre a una generica storia della filosofia, ma non all’insegnamento dell’episteme, perché ogni giovane ha diritto ad accedere alla “verità” [intesa come si vuole: sapere assoluto, o scetticismo, agnosticismo, ateismo]. Da ciò potrebbe dipendere il destino dell’istruzione. Giulio Portolan
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Il sapere epistemico come base dell’insegnamento nelle scuole   Sab Ago 18, 2012 3:25 pm

Scusa LM perchè batti e continui a ribattere sullo stesso tasto?
Quanti topic hai aperto su questa tematica??????
Ormai tutti noi utenti del Forum abbiamo capito che hai un tuo sito personale. ma fai di tutto per cercare di sponsorizzarlo...questo non mi sembra corretto per lo spirito e le finalità del Forum
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Il sapere epistemico come base dell’insegnamento nelle scuole   Sab Ago 18, 2012 3:28 pm

Aggiungo un'altra cosa, il Forum di OrizzonteScuola non deve essre utilizzato, a parer mio, per farsi pubblicità!

PS) Chiedo scusa ai moderatori se mi sono permessa di intervenire in questo modo....ma non se ne può più di "episteme"!!!!!!!!!!!!
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MessaggioOggetto: Re: Il sapere epistemico come base dell’insegnamento nelle scuole   Sab Ago 18, 2012 3:46 pm

Comprendo perfettamente le finalità del forum. Ma qui non sponorizzo il mio sito, ma il testo di Carmelo Vigna, finito nel dimenticatoio. Esso si trova nei due libri "Pensare l'essere", e "Il frammento e l'Intero". Questi testi non sono solo di "filosofia cattolica". Si tratta delle ricerche più avanzate - io credo - della neoscolastica in Italia, a partire da Bontadini. Per essere chiari: autori come Berti e Vigna si rifanno direttamente a Aristotele, prescindendo dal tomismo. Essi dicono che il Dio di Aristotele può essere il Dio della fede anche prescindendo dalla Rivelazione. Berti è critico sull'integralismo cattolico [è stato anche contestato da Avvenire]. Vigna addirittura può aver influenzato certe posizioni della CEI che, per la loro "apertura", hanno addirittura dato l'impressione che l'ateo devoto Giuliano Ferrara fosse più papista di essa. Io desidero "sponsorizzare" su questo formu questi maestri del pensiero, cattolico sì, ma anche molto laico. Le punte avanzate del dialogo dei credenti verso la società civile. Perchè ? Perchè i giovani necessitano di riferimenti, che siano forti. Berti è conosciuto, ma Vigna potrebbe esserlo di più. [Per quanto riguarda il mio sito, ti dico apertamente che esso, aperto da sei anni, totalizza mediamente non più di cinquanta visite al giorno. Io sono un "autore", o meglio più modestamente un blogger, pressochè del tutto sconosciuto.]
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