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 I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno

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MessaggioOggetto: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 13, 2013 11:26 am

1.) Il sostegno è un lavoro molto particolare (non credo che ne esista uno di uguale per questo aspetto negativo): esso si svolge con continue "richieste" da parte del sostegno verso la disciplina: in questa “dipendenza", la disciplina ne approfitta instaurando dinamiche di potere, dominio e ricatto.
2.) Il sostegno è la figura di un docente-non-docente: A) non può insegnare (perchè l'allievo non vuole spiegazioni, ma solo appunti, non accettando di riconoscerlo "vero docente". Proprio disprezzando il proprio insegnante, l’allievo disabile dà a se stesso autostima); B) non mette il voto. Egli finisce con l’essere solo l'“assistente” del disabile.
3.) C'è poi questa contraddizione: il sostegno non dà voto nè al suo allievo né agli allievi della classe. Questo perchè (si dice) egli non è “competente” della materia (non è "sua"). Però, invece, essa è anche "sua", perchè gli si chiede di impararla per insegnarla e riassumerla. Da un lato, il sostegno non mette voto perchè la materia non è sua, dall'altro però è sua, perchè la deve conoscere. Ma non gli è consentito di dare voto.
4.) Non mettendo voto, il sostegno non è "temuto", nè dal suo allievo nè dalla classe: ciò lo espone all'aggressività di tutti i discenti. (L'anno scorso, appena entrato in classe, tutti si sono messi a ridere di me ... senza neppure conoscermi !). Questo “timore” è semplicemente la condizione insita al rapporto educativo. L’allievo e tutta la classe non rispetta il docente per “amore”, per un rapporto di correttezza, per “eticità” (tutte cose che in ambito lavorativo aziendale fanno ridere). L’allievo (ogni allievo) rispetta il docente perché lo teme, e lo teme perché è “ricattato”: se l’allievo nuoce al docente, egli sa che il docente può nuocere all’allievo in sede di valutazione (sono considerazione sociologiche elementari). Il docente di sostegno è del tutto privo di questo deterrente: egli entra nella “fossa dei leoni” (l’aula scolastica), senza “armi” per difendersi dai leoni … Non si può mettere una nota per i “sorrisini”: ma i “sorrisini”, perpetrati per un intero anno scolastico, possono erodere la salute mentale.
5.) Egli inoltre è “ricattato”: la materia sa che il sostegno è legato, anche affettivamente, al destino dell'allievo, e così un voto basso può "punire" sia il disabile, sia anche il sostegno, e il docente di materia lo sa e per questo non “lascia correre” (visto la disabilità), ma può esigere fino all’ultimo spicciolo ... Nella bocciatura dell'allievo, il sostegno stesso si sente bocciato. E un docente di materia può bocciare appositamente l’allievo disabile anche solo per dare un segnale squalificante al sostegno in ordine al suo lavoro. Sono, queste, dinamiche "elementari". La scuola è un insieme di relazioni sociali, nel quale ci si difende e ci si fa rispettare. Il sostegno è in condizione strutturale di debolezza: se pretende rispetto dalla materia, accade che questa si vendica (come detto) e anche che l’allievo, così punito, protesta col sostegno. Ciò significa che il sostegno deve solo “subire”. Se cerca di farsi rispettare, danneggia il suo allievo.
6.) Non si può fare, d’altra parte, che a dare il voto sia il sostegno: premierebbe il suo allievo e non "farebbe nulla". Questa condizione, per la quale la valutazione è solo della materia, è funzionale al “controllo” dell’operato del sostegno. Il rimedio sarebbe che il voto lo dà il sostegno, e a controllare il suo operato sia la materia o il dirigente scolastico, a posteriori. Ma d’altra parte non si comprende perché la materia usi il voto per valutare l’allievo, mentre il sostegno lo userebbe solo per premiare allo scopo di non lavorare. Se il voto è usato per farsi rispettare, certamente il sostegno insegnerebbe e poi metterebbe la valutazione in modo oggettivo. Ciò può non essere così, ma certamente (è ovvio) dare la valutazione al disabile alla materia significa due cose: esporre il sostegno al ricatto della materia, e porre nella materia una funzione di controllo sull’operato del sostegno che sarebbe giustificata in un rapporto di lavoro subordinato, mentre la materia non è “di più” del sostegno, e quindi appare ingiustificato che sia la materia a controllare il sostegno, con le conseguenze che si sono dette. Occorre capire che il MIUR queste cose le sa, perché a costruire la figura del sostegno hanno partecipato anche gli psicologi. Essi quindi sono consapevoli di aver costruito una figura lavorativa “strutturalmente” assoggetta a stress e mobbing, a causa della sua posizione (didatticamente parlando) “debole”. In contraccambio, si sono creati 100 mila posti di lavoro, ma a quale prezzo … osservo.
7.) Se un qualunque adolescente ti prende in giro, nella società, tu non gli rivolgi neppure la parola. Invece a scuola il sostegno è pagato per "sopportare" l’allievo diabile tutto l’anno, a prescindere da qualunque sia il suo comportamento, e il sostegno è obbligato a “subire” (ogni forma di comportamento non solo molesto, ma anche maleducato e cafone). Non si può protestare col dirigente scolastico: si è pagati per rapportarsi all’allievo a prescindere da qualunque condizione, e il sostegno diviene lo “schiavetto” del disabile, che può molestarlo, e si deve solo subire. A me è capitato che il mio allievo facesse per 200 giorni scena muta e rifiutasse spiegazioni e appunti. In una tale condizione lo manderesti “al diavolo”, e invece sei pagato per subire queste umiliazioni.
8.) Un altro aspetto assai "grave" e dirompente. Il sostegno è un docente ed è “solo” un docente (insegnante tipo “Cuore”, e non tipo “Rambo” …). Egli non è un infermiere da clinica psichiatrica, di quelli che hanno pronta la camicia di forza e devono stare attenti acchè il “bestione”, che si aggira per i corridoi del manicomio, non prende in mano qualche coltello … Il sostegno non ha fatto studi in proposito di psichiatria. Questi stessi studi sono fatti non da chiunque, ma da parte di persone psicologicamente "forti" e preparate. Se il docente è “più” di un educatore, un educatore però è già "avvertito" di tale condizione, di dover fare cioè anche l’infermiere. Cosa succede allora ? Succede che il disabile può essere "stressante" (ad esempio, avere la forbice nell'astuccio pronta per tirarla), e cioè essere fisicamente pericoloso. Nella riunione di fine anno nel mio Istituto il coordinatore H dice che “questo nuovo anno entrerà a scuola un ragazzo soggetto ad autismo e anche piuttosto “pericoloso”. I volti delle mie colleghe erano preoccupati ... Ma esse non sono solo delle "insegnanti" ? E’ mai possibile (neanche si fosse in azienda, dove comune è il mobbing, o in ospedale, dove al pronto soccorso l’infermiera deve essere pronta di fronte a qualunque condizione anche disagiante o impressionante), che la scuola diventi per i docenti (per la nostra categoria di docenti) un luogo che desta disagio e preoccupazione ? Il docente di sostegno è pagato per insegnare o per andare “al fronte” ?
9.) A ciò si aggiunge il problema della conoscenza delle discipline. Come si può apprendere un programma, già avanzato, di quarta e di quinta, di meccanica o elettronica, per chi viene ad esempio da economia o addirittura storia dell’arte ? (entrambe AD03 !!!). Ricordo che un mio collega, laureato in storia dell'arte, mi disse: "guarda che io, che sono nella classe di sostegno AD03, ho solo la preparazione di un educatore. Ti chiederei quindi di prenderti tu le materie difficili). Se si dice che non si può conoscere tutto, invece questo è proprio quello che l’allievo e i genitori si aspettano, si è pagati per questo, e si è responsabili dell’esito scolastico dell’allievo.
10.) Infine (ci si collega qui al punto 1), per semplificare e riassumere un testo scolastico serve parlare con la materia ogni giorno, ad ogni inizio di ora, ed essa si sente scocciata e concede pochi secondi …: allora, se non ti informi ti dicono che non fai il tuo dovere e all’allievo è impreprato; se ti informi costantemente, pensano che tu sia uno scocciatore …

A me a scuola quest’anno è andato tutto molto bene. Ho trovato un ambiente meraviglioso ed estremamente corretto, con colleghi di materia molto bravi e corretti. Ho riportato questa mia testimonianza per dare ai docenti di sostegno (100 mila in Italia) consapevolezza e, spero, incoraggiamento. GP (PN, 2013)
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vinz



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 13, 2013 11:55 am

Boh, vista la qualità della tua prosa ("il sostegno è un docente"???) mi verrebbe da dire soltanto che è una fortuna che tu non debba esprimere valutazioni, almeno per quanto riguarda la disciplina "italiano".
Ma voglio aggiungere che questo tuo papiello di lagnanze è veramente stucchevole, sentito fino alla nausea, e mi pare che riveli una professionalità annacquata dal rancore. L'appello alla "sociologia di base" è poi davvero divertente: cosa sarebbe, santa pace degli angeli, la "sociologia di base"? Attendo lumi. E i voti "preoccupati"? E che dire della descrizione della scuola come di un ambiente "selvaggio" in cui sistematicamente i docenti della materia vessano i "poverini" che lavorano sul sostegno? Ah ah, che ridere.
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docente63



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 13, 2013 11:14 pm

Non sono d'accordo con vinz - e poi non si ride dei colleghi. Credo che LM2012 abbia postato questa lettera-sfogo perchè cerca di lavorare con impegno e, come tutti noi, soffre per gli ostacoli che incontra. Riteneva forse che condividere il suo vissuto potesse essere un aiuto per altri, o semplicemente desiderava condividere i suoi pensieri... Il sostegno c'è chi lo prende in un modo chi in un altro (un sacrificio per passare poi alla materia.... la missione per la vita.... un formativo periodo di gavetta.... un modo per lavorare finalmente...) - il mondo è vario. Cerchiamo di rispettarci vicendevolmente, noi che lavoriamo nella scuola. Almeno tra di noi!! Tra l'altro, lavorando  su sostegno medie, immaginavo già che fare sostegno alle superiori fosse psicologicamente difficilissimo... Ne ho la conferma!  Comunque, su questa benedetta inclusione bisogna ancora lavorarci parecchio... l'alunno disabile non è compito esclusivo  del docente di sostegno!! Che non ha pertanto l'obbligo di conoscere tutto lo scibile umano...
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vinz



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mer Ago 14, 2013 11:25 am

Non ho riso affatto della persona né di una esperienza personale, bensì di un saggio in dieci punti in cui, attraverso la “sociologia di base”, si fissano i punti deboli del sostegno (che è un insegnante). I malumori personali e le personali esperienze, sempre rispettabili e degni di attenzione, quando vengono elevati al rango di scombinato saggio socio-pedagogico oggettivo, rischiano sempre di imbattersi in qualche cafone-maleducato-incivile come il sottoscritto che, abituato com’è a mettersi le dita nel naso e a vessare i colleghi in tutti i modi, recensisce il pretenzioso aborto intellettuale con una risata. Con questo non intendo negare che a volte i docenti della materia siano cattivelli e che trascurino le esigenze sacrosante del sostegno: il mondo è pieno di stronzi e se ne trovano quindi un certo numero anche nella categoria alla quale mi onoro di appartenere. Tuttavia mi pare che a volte anche i docenti di sostegno (lo sono stato, mica parlo per sentito dire) siano cattivelli e che uno dei punti più deboli del loro lavoro sia talvolta il modo sciatto e svogliato con cui lo portano avanti. Anche il sostegno (che è un insegnante) contiene un certo numero di stronzi, non c’è che fare. La sociologia di base, come tutti sanno, insegna che la stronzaggine è una qualità ontologica equamente distribuita tra tutte le categorie. Al lagnoso papiro in dieci punti se ne potrebbe perciò contrapporre un altro, altrettanto lagnoso, per fare le pulci ai colleghi di sostegno dal punto di vista degli insegnanti della materia. Una roba così, per intenderci:

1) Il sostegno (che è un insegnante) invece di buscarsi lo stipendio in qualche modo, se ne sta seduto a guardare la mia lezione, e sbadiglia, e pensa che al mare c’è il sole.
2) Il sostegno (che è un insegnante) pensa che può venire in classe quando gli pare e piace, e andarsene quando gli pare e piace, e uscire a metà lezione perché gli squilla il cellulare, e non fare sorveglianza durante la ricreazione.
3) ecc ecc.

Un simile elenco, proprio perché il mondo è vario, non avrebbe alcun valore statistico o sociologico. E meriterebbe la risata franca di tutti quei colleghi di sostegno (così ad occhio, direi la maggioranza) che lo stipendio se lo guadagnano e che non vanno in classe con il cellulare appeso alla cintura.
In sintesi : nessuna “sociologia di base” può santificare  e trasformare in dato oggettivo il rancore e le frustrazioni che ho accumulato. Ai colleghi, di sostegno e no, che si lamentano e che stendono contrapposti cahiers de doléances io consiglio sempre di cambiare mestiere. Mai che mi ascoltino.  Anzi quel consiglio probabilmente andrà ad impinguare l’elenco delle “vessazioni” che nella loro esistenza tapina di perseguitati hanno dovuto sopportare.
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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mer Ago 14, 2013 7:52 pm

Sono l'autore dell'intervento. Il prof. "vinz" è stato rispettoso della mia analisi. Vorrei fare alcune precisazioni. Io ho inteso esporre una condizione "oggettiva". Inoltre è proprio una "sociologia di base" [come dice"vinz"], attenzione però da non confondere con una "psicologia di base". Infatti a me non interessa che ci siano a scuola gli "stronzi". Io ho rilevato che queste persone interferiscono, in senso strettamente deontologico, con il sostegno. Uno è libero di essere "cattivello", ma ne va di mezzo il lavoro del sostegno, perchè se ad esempio il "cattivello" non mi dà le informazioni e dà un voto basso non solo per punire l'allievo, ma per lanciare un messaggio al sostegno, le conseguenze sono gravissime [sotto il profilo didattico, non relazionale]. Anch'io, ma solo se ho un buon rapporto con la materia, approfitto col cellulare, ma è grave, perchè non faccio chiamate: si può navigare a scuola didattici, e io spesso mi leggo le mail [nei momenti in cui davvero ci si rilassa tutti quanti in classe ...]. Poi il docente di materia si dementica di spegnerlo, e capita anche chi risponda [se lo può permettere se ha presa sulla classe]. Sono minuzione al confronto ... Circa il "non fare nulla" in classe, riporto la mia testimonianza. Capita che durante italiano io dica: "che bello, l'insegnante è bravo e mi godo un momento di alta cultura". Se prendo appunto, gli allievi dicono, sogghignando: "ma che fa ? che cosa scrive ? ... mica serve scrivere ...". Se non scrivo, dicono: "ecco, non fa nulla". Certo non ci si sente giudicati da essi, ma una risatina di sottofondo che dura tutto l'anno ... logora ! Due ore di cucito: io non posso imparare, perchè la prof. non mi insegna. Allora il mio unico contributo all'allievo è infilare il filo nell'ago ! Due ore solo a guardare [devo imparare a fare il sarto ? e chi mi insegna ...]. Sentenza della classe: ecco uno che non fa nulla ... [e sono dottore commercialista, a cui si chiede di imparare cutito, da solo ...]. Meccanica: si usa projedcad ... chi mi insegna a farlo ? non il docente di materia, allora [io che devo assolutamente insegnare al mio allievo] me lo faccio spiegare da un altro prof.: ma questa "via di uscita" deriva da una mia iniziativa: la legge non lo prevede ... è il sostegno tutto una tattica di sopravvivenza ... allo scopo di fare sopravviere l'allievo [ovviamente]. E' una arte dell'arrangiarsi. Ma nessuno di impone di farlo, e c'è chi non ci arriva ... e per questo è passivo, e viene giudicato che non fa nulla. Mica la legge 104/92 mi dice che devo farmi spiegare la materia da un altro prof. perchè il "mio" prof. si scoccia e non me la insegna ... Ma se non faccio così, come posso insegnarla all'allievo ? [io che sono responsabile !]. Altro esempio: elettronica. Alla fine dell'anno [in cui, non si a come, sono riuscito a cavarmela, anche con i trucchetti ...] sento il prof. dire: "non ci sono più i manuali di una volta, con questo che la scuola ha adottato come si faa capire la materia ?". Lo dice lui per se stesso e la sua classe ... e allora io ? che ho dovuto impararla proprio da un manuale che lui stesso ha detto essere difficile e inconsistente ?
Io ho insegnato per otto anni. I primi due non ho avuto alcun problema. Poi ho avuto problemi di salute, indipendenti dalla scuola, e ciò ha inciso sul mio rendimento ... Quindi i docenti di sostegno non sono affatto in sofferenza: lo sono solo quelli che hanno già per se stessi problemi di salute ...
[che la struttura del sostegno fa emergere e aggrava].
Ma è anche vero che il sostegno può crearli, come anche alla materia. Lo psichiatra [che conosco e mi ha scritto] Lodolo, non parlado del sostegno, ha riconosciuto la condizione generalizzata di stress a cui sono soggetti tutti i docenti italiani a causa delle condizioni della disciplina in classe. Le ho esposte in altra sede su questo forum. Il sostegno in più ha il problema che non ha le difese [= deterrente] della valutazione.
Circa la pigrizia "strutturale" del sostegno rilevo una sola osservazione. Nessuna normativa ti dice che cosa devi fare per il tuo allievo. Io faccio i salti mortali, perchè ho l'intelligenza di capire come posso aiutarlo [ho parlato di "trucchetti"]. Non tutti quelli del sostegno hanno questa caratteristica, e così, di fronte a difficoltà di ogni tipo, assumono un comportamento passivo. Per questo sono disprezzati anche esplicitamente, ma non sene fanno cura perchè non sono soggetti a depressione. Un docente di sostegno, soggetto a depressione, mi è stato riferito che è morto [nel sonno][questo nel 2010]. Era stato mio collega alla SSIS e alla SOS.
Il sostegno è pigro perchè demotivato, ed è tale perchè non sa far fronte alle condizioni "strutturali" che ho delineato. Non è psicologia [non mi interessano le caratteristiche umane dei docenti], ma è sociologia: questi loro comportamento creano difficoltà che vanno a impattare direttamente sulla didattica dei soggetti coinvolti. Concludo con un ultima nota. Pur essendo il disabile svantaggiato, ci sono docenti di materia che guardano il pelo nell'uovo [nelle verifiche]. Ho conosciuto docenti di sostegno che, poichè il loro allievo è stato bocciato, hanno avuto molta sofferenza in termini di salute mentale, perchè il sostegno di lega anche affettivamente al suo allievo [il che è un vero e proprio errore ...], e percepisce la sua bocciatura come la propria, ovvero come la squalificazione del proprio lavoro, con pesanti ricadute nell'autostima. E' vero che ciò, come ho detto, dipende da già date condizioni di stati depressivi, ma è anche vero che la depressione [come riportano le statisitche], colpisce migliaia di docenti, di sostegno e anche di materia [non in quanto docenti, ma solo in quanto categorie lavorative, essendo condizione di salute mentale ormai di massa]. In questo senso, il docente di materia ha davvero "molto potere", e gli psicologi del MIUR hanno pensato di usare la materia per sottoporre il sostegno a "controllo" [ma questa è solo una mia ipotesi].
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vinz



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mer Ago 14, 2013 10:09 pm

"Inoltre è proprio una "sociologia di base" [come dice"vinz"] ..."

Ma che Vinz e Vinz:. la "sociologia di base" l'hai tirata in ballo tu (dev'essere la sociologia che si insegna alle elementari, non so...)

Mmmm
Ma niente niente sei quello dell' "asse cattolico"? La tua prosa caotica e demenziale me lo ricorda in modo impressionante. Se ricordo male, ti chiedo scusa. E in ogni caso per me il dibattito finisce qui, perché sparare sulla Croce rossa mi annoia.
Ciao
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corso.sostegno



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 17, 2013 6:58 pm

.
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Dom Ago 18, 2013 1:16 am

Leggo tanta tristezza e solitudine...
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LucaPS



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Dom Ago 18, 2013 1:28 am

Albith ha scritto:
Leggo tanta tristezza e solitudine...
Ohhhhh : (
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LucaPS



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Dom Ago 18, 2013 1:31 am

vinz ha scritto:
Ma niente niente sei quello dell' "asse cattolico"? La tua prosa caotica e demenziale me lo ricorda in modo impressionante
"Quello dell'asse cattolico" - se è lui - a suo tempo disse cose molto intelligenti sulla Scuola - anche se inedite - e l'ho pure ascoltato su youtube una volta e disse cose molto intelligenti. Ora non ricordo più chi sia...
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Nessunpericolo



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Lun Ago 19, 2013 4:59 pm

Io credo che questa testimonianza sia la dimostrazione, ahime, dei perversi meccanismi che possano instaurarsi in una classe, tra i colleghi e lavorando nel sostegno.
Ho letto come diceva giustamente un collega tanta solitudine, ed in quelle condizioni, un lavoro già logorante diventa davvero un inferno.
Molto spesso quello che logora sono le richieste confuse, le situazioni ambigue, lo scaricare su una singola persona compiti che dovrebbero essere gestiti dal gruppo.
A volte bisogna un po' puntare i piedi, se il collega curricolare non collabora, mi spiace tanto, ma è inutile e massacrante (oltre che psicologicamente devastante) che il docente di sostegno, per amore del proprio ragazzo, provi a fare quello che altri debbano fare. A volte è il caso di far fare il corso agli eventi...se il collega curricolare non collabora il ragazzo andrà male, poi si discuterà sulle responsabilità ma intanto non mi logoro a provare a fare cose che non mi competono e/o che non so fare. Per esperienza ho capito che se sei incondizionatamente disponibile senza chiarire i ruoli (io faccio il mio ma tu fai il tuo) finisce che tutti scaricano su di te tutte le responsabilità, a volte perfino l'alunno (capita spesso quando il docente di sostegno si sente troppo responsabile dell'alunno in un contesto di "isolamento").
E' necessario distribuire la responsabilità ed essere chiari con tutti: colleghi, famiglia e alunno.
Il ragazzo va male in matematica? Bene segnaliamolo al curricolare e richiediamo il suo aiuto, se non ce lo dà facciamogli notare che in questo modo pregiudichiamo la riuscita del ragazzo, e poi BASTA, non sostituiamoci a nessuno...il ragazzo verrà bocciato ma noi il nostro lo abbiamo fatto (per esperienza poi quando il collega curricolare ha il carbone bagnato poi non boccia nessuno!)
Il sostegno funziona ed è "umano" se ognuno fa il suo, e, nel caso questo non avvenisse, se il docente di sostegno NON prova a fare quello che tocca agli altri.

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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Lun Ago 19, 2013 6:05 pm

C'è molta verità nelle parole di LM2012, anche se non me la sentirei di sottoscrivere tutti i dieci punti.
Il sostegno, a volerlo far bene, logora.
Credo che ci voglia molta resilienza per sopportare le vessazioni di alcuni colleghi curricolari, le pretese di alcuni genitori, le disabilità di alcuni alunni.
Se una persona ha un minimo di sensibilità, soffre.
Poi ci sono i menefreghisti, quelli che non fanno nulla e dicono che per quello che guadagnano fanno anche troppo.
Vorrei appartenere a quest'ultima categoria!
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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Lun Ago 19, 2013 8:20 pm

Ciò che afferma LM 2012 nel primo post è semplicemente rispondente al vero; il sostegno è vittima di mobbing continuo, ma non per colpa dei colleghi o degli alunni, ma per colpa di un ruolo non strutturato e progettato in modo corretto; chi ha parlato di "cattivelli" ha capito ben poco... il problema è che la struttura-sostegno porta inevitabilmente alle derive illustrate o ad altre altrettanto gravi (come la complicità nel non fare tra curricolare e sostegno).
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Marcos2k



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Lun Ago 19, 2013 8:57 pm

l'esperienza aiuta a gestire certe situazioni. quest'anno la prima volta che ho fatto supplenza in una mia classe perché mancava il docente curricolare un'alunna mi ha detto di andarmene perché non ero suo professore, ma solo dell'alunna x. Ho avuto sempre difficoltà di gestione di quella classe durante le supplenze ma meglio che ti rispettano come persona che per il semplice voto.
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filosofa82



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 10:39 am

Io sottoscrivo quello che ha scritto LM2012, se il sostegno lo si fa in un certo modo è logorante e sfibrante. Dal punto di vista psicologico è massacrante o almeno io lo vivo così.
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alessia giulia



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 9:18 pm

cara filosofa, come ti capisco! io sono di ruolo su sostegno e ti dico che il primo anno ero così demoralizzata e frustrata che mettevo meno cura del solito nel vestirmi per andare a scuola e non mi truccavo... per gli alunni non ero un'insegnante e quando sostituivo la collega della mia materia assente trovavo la solita alunna saputella che, a torto, pretendeva di saperne più di me... una contestazione continua... non ti dico la mia rabbia... una cosa mai successa quando ero su materia.
ha ragione marcos, l'esperienza aiuta e anche io ho capito cosa fare e cosa non fare fermo restando che è tutto il sistema che condanna il docente di sost. alla marginalità. questa è la mia esperienza e perciò, fatti i 5 anni, tornerò a far materia.

lm, il tuo post dovrebbe incoraggiare? ma a che cosa scusa? forse a non presentarsi alle nomine annuali su sost e ad aspettare supplenze brevi su materia!
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mara88



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 10:08 pm

Scusate, io francamente non vi capisco, siete tutti specializzati sul sostegno, giusto ?
Ma prima di specializzarvi non vi siete chiesti se ve la sentivate, non vi siete informati dai colleghi già su sos, insomma vi siete specializzati a scatola chiusa senza sapere cosa vi aspettava ? Ora non potete recriminare più di tanto o lamentarvi del logoramento psicologico, a mio avviso.
Il Miur vi ha dato l'accesso alla specializzazione in funzione di un determinato fabbisogno, avete sottratto a suo tempo un posto ad un'altra persona.
Da qualche giorno è uscito il decreto per l'attivazione dei nuovi corsi di specializzazione, posso chiedere a tutti voi che cosa consigliereste ai tanti aspiranti che stanno iniziando a prepararsi per le pesanti prove selettive e che intendono formarsi per questa professione ?
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jazzist



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 10:36 pm

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.
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filosofa82



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 10:59 pm

Guarda che una cosa sono i bei principi che ti insegnano all'università quando ti specializzi sul sostegno, la neuropsichiatria che studi, un'altra è la realtà a scuola. Sono due mondi diversi o almeno io così l'ho vissuta. Non pensi che ci saranno dei motivi seri per i quali l'80% degli insegnanti di sostegno è così demotivato? Ti insegnano tante belle cose e poi ti scontri con le sole 9 ore "concesse" all'ipovedente o all'ipoacusico o al ritardo mentale. E cosa pensi di fare con sole 9 ore? Quando ti specializzi sul sostegno nessuno ti dice che la vicepreside dia per scontato che tu insegnante di sostegno debba sapere tutto di tutte le materie. La legge indica le aree per le superiori, umanistica, scientifica, tecnica ecc... Nelle scuole dove sono stata ti obbligano quasi o comunque ti fanno sentire una merda se tu rivendichi il diritto di fare solo le materie della tua area come da norma. Vi prego non banalizzate la situazione con la solita frase lo sapevate a cosa andavate incontro perché non è così automatico, né così facile come si pensa.
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mara88



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 11:16 pm

Intuisco che la teoria all'università è cosa completamente diversa dalla realtà a scuola, questo accade per la materia, figuriamoci per il sostegno.
Io però sinceramente prima di formarmi avrei svolto prima almeno un anno su sostegno da non specializzata, in modo da capire concretamente a cosa andavo incontro.
Io sono un'aspirante docente di sostegno, l'ho fatto per un anno senza specializzazione ed è stato l'anno più bello della mia vita !  Tutti mi rispettavano ed ho ottenuto discreti risultati con i miei due alunni 9 + 9 (casi gravissimi). Purtroppo devo attendere il prossimo treno per specializzarmi, ma intendo farlo e con la giusta consapevolezza.
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mara88



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 11:21 pm

jazzist ha scritto:
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.
Troppo forte jazzist !  Apri un topic rivolto a tutti gli aspiranti sostegnisti
e falli rinsavire dai loro folli propositi prima che arrivino al punto di non ritorno !!!!
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filosofa82



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 11:24 pm

Anche qui ci tengo a dire che sei stata molto fortunata a lavorare sul sostegno senza essere specializzata. Ci sono città dove non puoi permetterti di dire lavoro un annetto sul sostegno per vedere com'è, semplicemente perché non lavorano nemmeno gli abilitati. Inoltre un anno è un anno, nel senso che un solo anno è troppo poco per dire è il lavoro della mia vita. Ci sono troppe variabili: i casi che ti danno, i colleghi, la scuola (fare l'insegnante di sostegno in un liceo non è la stessa cosa che farlo alle elementari o alle scuole medie o in un istituto professionale). Comunque fai bene a provare a specializzarti se pensi che possa piacerti
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jazzist



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 11:39 pm

in bocca al lupo a Mara e a chi vorrà affrontare questo percorso di specializzazione con lo spirito giusto.
Come dice Carlo Scataglini nel suo libro, Il sostegno è un caso calmo e io no ncambio mestiere: «Faccio l’insegnante di sostegno e credo che sia un lavoro fantastico. Le fatiche, le tribolazioni, la paura e la noia ogni tanto ritornano, ma sono niente rispetto alla soddisfazione di un percorso di integrazione che ha avuto successo. niente di fronte allo sguardo dei colleghi e degli alunni di una classe che condividono con te quel successo e quella soddisfazione, dopo aver lavorato duramente per poterli realizzare».

http://www.youtube.com/watch?v=VHvux1bwdNM


Ultima modifica di jazzist il Mar Ago 20, 2013 11:41 pm, modificato 1 volta
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mara88



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 11:40 pm

Io l'ho fatto alla secondaria di 1° grado, quindi scuola dell'obbligo, frequentata da tutti gli alunni diversamente abili.Al 1° grado è molto comune essere chiamati per sostegno, mi hanno chiamata altre volte per spezzoni ma ero già impegnata su materia al 30/06.   A mio avviso, al 2° grado è più semplice perchè c'è una selezione naturale, i casi gravissimi spesso scelgono di fermarsi alla licenza media e bocciati in accordo con i genitori per concludere l'obbligo formativo fino a 16 anni.  Comunque posso dire che i miei adorati due alunni mi hanno insegnato tanto a livello umano, sono passati diversi anni ma appena mi vedono da lontano tentano di corrermi incontro ed agitano le braccia, il loro affetto è davvero commovente....


Ultima modifica di mara88 il Mar Ago 20, 2013 11:47 pm, modificato 1 volta
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Marcos2k



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 20, 2013 11:45 pm

ogni situazione è diversa. Molto dipende dai casi. Io ho accettato tutto e fatto tutto, sul sostegno non mi trovo male, ma odio quando vengo usato come tappabuchi perché la mia professionalità scende sotto zero. Questo non è giusto, approfittarsi di noi docenti, che abbiamo una specializzazione in più, per coprire i colleghi assenti sempre e comunque. Questo ti demoralizza molto e ti fa veramente pensare a fare i 5 anni e scappare subito. Oltre alla scarsa considerazione di alunni e colleghi. Colleghi che ti dicono: che ci vieni a fare al consiglio di classe, tanto sei di sostegno. Oppure che si meravigliano quando si fanno gli scrutini che puoi votare per tutti. E gli alunni che fanno un bordello allucinante quando sei in supplenza perché tanto non metti voti. Finora solo le soddisfazioni che ti danno nel loro piccolo gli alunni coi loro progressi ti aiutano ad andare avanti, per il resto veramente il ruolo del docente di sostegno è difficile. Ma tanto noi non facciamo niente, non dobbiamo correggere compiti a casa e preparare le lezioni. Sarà ma io passo sempre quel paio d'ore al giorno a preparare attività tarete per gli alunni che seguo oltre a fare tutte le verifiche differenziate, perché non esiste materiale ad hoc per ogni persona valido al 100%.
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