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 Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI

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AutoreMessaggio
haran banjo



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Data d'iscrizione : 07.05.12

MessaggioOggetto: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Ven Ott 04, 2013 3:41 pm

Promemoria primo messaggio :

Chiedo consiglio su come comportarmi per un alunno che attualmente frequenta la quarta,ma che nehli ultimi giorni dell'anno scolastico scorso, ovvero al termine del terzo anno, si è viso riconoscere dall'ASL alcuni disturbi specifici dell'apprendimento (fine maggio).
Il Consiglio di Classe, di cui faccio parte, non ha ancora approntato il PEI (se si chiama così il documento in cui si specificano le modalità di verifica). Nei prossimi giorni dovrò somministrare alla classe una verifica scritta e mi chiedo se trattarlo come gli altri oppure no, dato che il CDC non ha ancora realmente affrontato il problema per iscritto.
D'altra parte credo che abbia diritto ad una verifica differenziata, dato che la scuola è stata informata (e con essa anche il sottoscritto) per iscritto.

1)Secondo voi dovrei differenziare la sua verifica e se sì, come?
2)So che sarebbe necessario conoscere il tipo di DSA per rispondere in modo completo e corretto, ma in generale quali accorgimenti si adottano?
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AutoreMessaggio
chiarastella



Messaggi : 430
Data d'iscrizione : 31.08.10

MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 8:20 pm

giovanna onnis ha scritto:
chiarastella ha scritto:
Sì Ire anch'io non capisco! non capisco questi colleghi che invece di capire continuano a mantenere le loro posizioni critiche  e non costruttive.  Non sono un'esperta e non credo di essermi dichiarata tale. Sono solo una docente che cerca di fare al meglio il proprio lavoro, mettendosi sempre in discussione cercando il confronto. Ma vedo che c' è troppa prevenzione al riguardo!  Cara Ire grazie della tua risposta ma tutte queste risposte quasi rabbiose, mi demoralizzano non poco e mi sembra di lottare contro i mulini al vento.
Scusa Chiarastella, ma se scrivi post come il tuo precedente sono scontate le risposte di reazione che hai avuto...forse sei tu a non aver compreso a fondo i nostri interventi...sai spesso le critiche vengono fatte in modo costruttivo e non per partito preso o perchè non "si vuole capire"...pensaci!!!
Scusa Giovanna, ma cosa avrei scritto di così terribile da provocare l'ira dei colleghi ? me lo spieghi?
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Ospite
Ospite



MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 8:26 pm

Mi permetto di fare una piccola integrazione del discorso di Ire.

Ire ha giustamente detto che c'è un problema di organizzazione "spaziale" delle informazioni. Mi sembra però che ci sia un altro dettaglio: non è soltanto che le informazioni vengono associate ad altre informazioni e "consolidate" in una rete personale delle conoscienze e delle esperienze secondo un'altra logica (dove la dimensione cronologica di ciascuna informazione è di una importanza secondaria) - e quindi questo influisce anche sulle modalità di recupero delle informazioni (e qui siamo alle solite) - ma c'è anche una differenza qualitativa nelle informazioni stesse.

Nel processo dell'assimilazione delle informazioni, le informazioni anche di tipo verbale per me diventano "visuali". Non immagini, ma vere e proprie costruzioni spaziali 3D che ho nella mia testa.
Le informazioni che constituiscono la mia rete personale mentale NON SONO "disperse", "sconnesse" ecc. Tutt'altro. Però, il modo in cui si collegano le une ad altre è molto intricato, con tanti filoni e interconnessioni, e io le "vedo dal fuori", come se entrassi in una costruzione architettonica, VEDO le connessioni invece di pensare attraverso parole, e di conseguenza MI PERDO durante il processo del recupero delle informazioni di cui ho bisogno.
Quindi, mentre faccio un discorso dove cerco di recuperare informazioni specifiche, devo essere molto concentrata e non sempre ci arrivo con precisione, senza confusione cronologica o con eleganza. Nello scritto è un po' più facile perché ho del tempo, non è una comunicazione immediata.

Ho imparato a esprimermi - anzi, per un'ironia della sorte ho fatto lingue :), ma questo è un altro discorso - però mi ci sono voluti anni ad arrivarci, e tutt'ora spesso non riesco a esprimermi in modo CHIARO e CONCISO. Con il tempo ho cominciato a fare una specie di "overcompensating" per quel difetto, per cui ho la tendenza di parlare TROPPO, di ripetermi, di fare discorsi non troppo chiari. Non sono quasi mai soddisfatta del modo in cui comunico un'idea, un messaggio, perché esprimerlo in qualsiasi lingua è già parlare una lingua straniera per me, perché nella mia mente queste cose sostanzialmente non sono verbali.

Questa forte inclinazione visuale 3D mi ha facilitato l'apprendimento di alcune materie, soprattutto matematica e scienze, però appunto con alcune rappresentazioni visuali 2D ho avuto qualche problema.
Non sono mai stata una dislessica vera e propria, però mi ci è voluto un po' di tempo per capire che con q - p - b - d importava l'orientamento: per me, erano la STESSA lettera e, "visuale" com'ero, io potevo manipolarla nella mia testa e "vedere" un testo da diversi angoli, in diversi orientamenti... mi ci è voluto un po' di tempo per capire che certe cose sono fissate in certe combinazioni. Quando mi chiedevano se vedevo uno "sbaglio", io non lo vedevo perché per me era la lettera corretta, solo orientata nello spazio diversamente, e non capivo che cosa c'è di male. Ripeto, mai avuto problemi seri o diagnosi ufficiali, ma qualche incomprensione iniziale di come funziona la scrittura c'era (idem per la musica, ma non vorrei ampliare troppo il discorso).

Le mie difficoltà, quali che fossero, avevano anche a che fare con altre cose. Inoltre, penso di non essere mai stata un caso grave, anzi per lo più andavo benissimo a scuola. Le mie esperienze però forse possono aiutare a capire come alcuni alunni con DSA potrebbero funzionare: trovo che sia un po' come se fosse un grado più avanzato dello stesso problema di fondo, ovvero la propensione fondamentale al funzionamento visuale-spaziale.


Ultima modifica di Chocolate il Mer Ott 09, 2013 1:00 am, modificato 1 volta (Ragione : per rendere il discorso più chiaro)
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Woland



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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 8:44 pm

chiarastella ha scritto:
Vedo che anche sul forum è una lotta continua per far capire ai colleghi cosa è un DSA. e siamo alle solite con i consigli  di classe con i soliti colleghi che " diffidano" della legge (che forse non conoscono) [...]
Davvero non so spiegarmi tanta irritazione di fronte a un ingresso così garbato e privo di vis polemica, in un thread in cui tre o quattro cattivissimi orchi, travestiti da docenti, cercavano di chiarire le proprie posizioni in merito all'epidemia di DSA che da qualche anno ha colpito la scuola.
Immagino che sia stato molto gratificante per tutti quelli che hanno partecipato, citando con precisione leggi, commi, definizioni, diagnosi, strategie didattiche messe in atto da anni, scoprire di essere degli inguaribili testoni, ottusi al punto da non riuscire, non dico a capire, ma nemmeno a immaginare che cosa un DSA sia e come vada affrontato il problema in sede didattica.
Ci ha comunque rassicurato la consapevolezza di poter contare su colleghi che possono spiegarcelo... sfugge loro, soltanto, la differenza tra didattica individualizzata e personalizzata; ma, via, è una cosuccia da nulla, la si può recuperare facilmente. Dove? Proprio nelle linee guida per il diritto allo studio degli studenti con dsa. Pensa un po' che bizzarria.

([/Mode ironic off] sarebbe bello se chi viene a parlarci di umiltà e comprensione desse, non dico sempre, ma almeno ogni tanto il buon esempio.)
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jazzist



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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 8:53 pm

Sempre più necessario un po' di aggiornamento per tutti con corsi qualificanti e seri. Riporterò alcuni concetti scritti da Flavio Fogarolo in un capitol intitolato Il piano didattico personalizzato per gli alunni con BES.

Primo punto
Essendo uno strumento il pdp deve essere efficace, deve funzionare, ossia essere idoneo a raggiungere gli obiettivi prefissati. In uno strumento di pianificazione didattica l'efficaica è connessa innanzitutto alla sua capacità di modificare il modo di insegnare, qunidi i comportamenti e i procedimenti attivati a casa e a scuola da parte dei docenti, e per quanto di loro competenza, dei genitori. Se un pdp non è in grado di modificare nulla, se tutti continuano a insegnare e sostenere l'apprendimento come hanno sempre fatto o quasi, è purtroppo inefficace e non possiamo stupirci se in questi casi viene vissuto come un'inutile imcombenza burocratica perchè, così fatto, probabilmente lo è davvero. Per essere efficace, indipendentemente dai contenuti, il piano dovrebbe contenere indicazioni significative, realistiche, coerenti, concrete e verificabili.

Secondo punto: misure compensative e dispensative.
Il primo obiettivo del pdp è quello di individuare un sistema efficace per portare l'alunno a superare I propri limiti e arrivare veramente a imparare. Il primo intervento è proprio una didattica efficace, ossia un modo di fare scuola che tenga conteo delle sue specificità, valorizzandone le potenzialità.
Interventi di tipo abilitativo, compensativo e in ultima analisi dispensativo.
Esempio: se un bambino ha difficoltà a imparare ad allacciarsi le scarpe abbiamo tre strategie d'intervento.
Una di tipo abilitativo, ossia con metodo e pazienza sosteniamo il bambino a imparare la sequenza dei movimenti per allacciare autonomamente le scarpe. E' la soluzione migliore perchè interviene direttamente sull'area di difficoltà e dà autonomia.
Una di tipo compensativo, ossia usiamo le scarpe con gli strappi. Non abbiamo risolto il problema alla radice ma riusciamo a renderlo autonomo, pur se con alter strategie.
Infine una di tipo dispensativo, ossia è l'adulto che allaccia le scarpe. In mancanza di valide alternative rappresenta una soluzione ievitabile, in grado di soddisfare I bisogni più evidenti. Il bambino potrà camminare con le scarpe allacciate senza inciampare ma all'autonomia e alle competenze penseremo più avanti.
Nel caso di difficoltà a eseguire un calcolo possiamo prevedere: intervento abilitativo, si individuano strategie didattiche il più possibile efficaci per insegnare a eseguire da solo quell calcolo; intervento compensativo, si fornisce un aiuto per bypassare la difficoltà. In findo il calcolo serve a risolvere delle problematicità legate alla vita reale e se lo stesso risultato posso ottenerlo ad es con un calcolatrive la limitazione funzionale è ridotta  comunque accettabile. Ovviamente se l'alunno avesse imparato ad essere autonomo nel calcolo sarebbe stato meglio perchè avrebbe potuto servirsene anche in mancanza dello strumento compensativo; infine l'ipotesi dispensativa, se non ce la fai troviamo il modo di farti sopravvivere a scuola. Non è la stassa cosa, evidentemente. Questo non significa che le misure dispensative non devono essere usate ma devono essere tenuti sempre in considerazione I limiti di questo approccio.

Terzo punto: criteri di valutazione e livelli minimi attesi
Cosa significa adattare e personalizzare I criteri di valutazione degli apprendimenti? Troviamo una esemplificazione nel DM 5669 del 2011, art. 6 comma 2. In breve dice che l'obiettivo è quello di poter dimostrare il livello di apprendimento raggiunto senza essere penalizzati da procedure che non considerano le difficoltà specifiche, sperando quindi le competenze da valutare dalle difficoltà di accesso o di gestione legate al disturbo.
Questi criteri di valutazione possono essere estesi anche agli altri bes, vedere CM 8/2013 quando parla di livelli minimi attesi. Essi vengono definiti dagli insegnanti e nessuna disposizione ministeriale indica una soglia minima di competenze al di sotto della quale il percorso scolastico non può proseguire mentre è più volte ribadito l'obiettivo generale del successo formative per tutti e il ruolo anche formativo della valutazione.
Al momento degli esami l'aspetto formative della valutazione viene fortemente ridimensionato a vantaggio di quello puramente sommativo, e questo non aiuta gli alunni in difficoltà. Le modalità di esame per I DSA sono definite dal terzo comma dell'art. 6 del DM 5669. In pratica ci sono due indicazione generali: la commissione deve tener conto della specifica situazione e del percorso formalizzato nel pdp; la valutazione deve tener conto più dei contenuti che della forma. Sono previste però solo due tutele (tempi più lunghi e uso di strumenti compensative); non c'è traccia di dispensa e della possibilità di adattare o strutturare le prove, come contenuto nel comma precedente per le verifiche intermedie. Se poi consideriamo la definizione di strumenti compensative che danno le Linee guida, intesi come supporto strumentale e mai come facilitazione, i margini di manovra sono ridotti.
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rominav



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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 9:18 pm

jazzist ha scritto:
Ce ne sono stati molti, economici o addirittura gratis, a numero chiuso organizzati dall'AID o dale ASL in tutta Italia. A volte basta poco ma mi rendo conto che è meglio aspettare che lo Stato si ricordi di noi...
In realtà da due anni il MIUR finanzia master di primo livello sulla la didattica per i DSA. Io lo sto seguendo a Verona e i relatori sono della "scuola" di G . Stella, psicologi, logopedisti che lavorano con ragazzi con diagnosi di DSA.
Il master, rispetto ai corsi inutili proposti dai vari puntifici, costa poco ed è utilissimo. Bisogna tenere d'occhio i siti degli USR, sono loro che pubblicano i bandi di ammissione a questi master.
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lucetta10



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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 9:39 pm

jazzist ha scritto:
Sempre più necessario un po' di aggiornamento per tutti con corsi qualificanti e seri. Riporterò alcuni concetti scritti da Flavio Fogarolo in un capitol intitolato Il piano didattico personalizzato per gli alunni con BES.

Primo punto
Essendo uno strumento il pdp deve essere efficace, deve funzionare, ossia essere idoneo a raggiungere gli obiettivi prefissati. In uno strumento di pianificazione didattica l'efficaica è connessa innanzitutto alla sua capacità di modificare il modo di insegnare, qunidi i comportamenti e i procedimenti attivati a casa e a scuola da parte dei docenti, e per quanto di loro competenza, dei genitori. Se un pdp non è in grado di modificare nulla, se tutti continuano a insegnare e sostenere l'apprendimento come hanno sempre fatto o quasi, è purtroppo inefficace e non possiamo stupirci se in questi casi viene vissuto come un'inutile imcombenza burocratica perchè, così fatto, probabilmente lo è davvero. Per essere efficace, indipendentemente dai contenuti, il piano dovrebbe contenere indicazioni significative, realistiche, coerenti, concrete e verificabili.

Secondo punto: misure compensative e dispensative.
Il primo obiettivo del pdp è quello di individuare un sistema efficace per portare l'alunno a superare I propri limiti e arrivare veramente a imparare. Il primo intervento è proprio una didattica efficace, ossia un modo di fare scuola che tenga conteo delle sue specificità, valorizzandone le potenzialità.
Interventi di tipo abilitativo, compensativo e in ultima analisi dispensativo.
Esempio: se un bambino ha difficoltà a imparare ad allacciarsi le scarpe abbiamo tre strategie d'intervento.
Una di tipo abilitativo, ossia con metodo e pazienza sosteniamo il bambino a imparare la sequenza dei movimenti per allacciare autonomamente le scarpe. E' la soluzione migliore perchè interviene direttamente sull'area di difficoltà e dà autonomia.
Una di tipo compensativo, ossia usiamo le scarpe con gli strappi. Non abbiamo risolto il problema alla radice ma riusciamo a renderlo autonomo, pur se con alter strategie.
Infine una di tipo dispensativo, ossia è l'adulto che allaccia le scarpe. In mancanza di valide alternative rappresenta una soluzione ievitabile, in grado di soddisfare I bisogni più evidenti. Il bambino potrà camminare con le scarpe allacciate senza inciampare ma all'autonomia e alle competenze penseremo più avanti.
Nel caso di difficoltà a eseguire un calcolo possiamo prevedere: intervento abilitativo, si individuano strategie didattiche il più possibile efficaci per insegnare a eseguire da solo quell calcolo; intervento compensativo, si fornisce un aiuto per bypassare la difficoltà. In findo il calcolo serve a risolvere delle problematicità legate alla vita reale e se lo stesso risultato posso ottenerlo ad es con un calcolatrive la limitazione funzionale è ridotta  comunque accettabile. Ovviamente se l'alunno avesse imparato ad essere autonomo nel calcolo sarebbe stato meglio perchè avrebbe potuto servirsene anche in mancanza dello strumento compensativo; infine l'ipotesi dispensativa, se non ce la fai troviamo il modo di farti sopravvivere a scuola. Non è la stassa cosa, evidentemente. Questo non significa che le misure dispensative non devono essere usate ma devono essere tenuti sempre in considerazione I limiti di questo approccio.

Terzo punto: criteri di valutazione e livelli minimi attesi
Cosa significa adattare e personalizzare I criteri di valutazione degli apprendimenti? Troviamo una esemplificazione nel DM 5669 del 2011, art. 6 comma 2. In breve dice che l'obiettivo è quello di poter dimostrare il livello di apprendimento raggiunto senza essere penalizzati da procedure che non considerano le difficoltà specifiche, sperando quindi le competenze da valutare dalle difficoltà di accesso o di gestione legate al disturbo.
Questi criteri di valutazione possono essere estesi anche agli altri bes, vedere CM 8/2013 quando parla di livelli minimi attesi. Essi vengono definiti dagli insegnanti e nessuna disposizione ministeriale indica una soglia minima di competenze al di sotto della quale il percorso scolastico non può proseguire mentre è più volte ribadito l'obiettivo generale del successo formative per tutti e il ruolo anche formativo della valutazione.
Al momento degli esami l'aspetto formative della valutazione viene fortemente ridimensionato a vantaggio di quello puramente sommativo, e questo non aiuta gli alunni in difficoltà. Le modalità di esame per I DSA sono definite dal terzo comma dell'art. 6 del DM 5669. In pratica ci sono due indicazione generali: la commissione deve tener conto della specifica situazione e del percorso formalizzato nel pdp; la valutazione deve tener conto più dei contenuti che della forma. Sono previste però solo due tutele (tempi più lunghi e uso di strumenti compensative); non c'è traccia di dispensa e della possibilità di adattare o strutturare le prove, come contenuto nel comma precedente per le verifiche intermedie. Se poi consideriamo la definizione di strumenti compensative che danno le Linee guida, intesi come supporto strumentale e mai come facilitazione, i margini di manovra sono ridotti.

va bene... non capisco dove la tua lunga citazione sarebbe in contraddizione con quello che ho scritto e con diversi altri interventi.
Punto primo: scusa ma mi pare un concentrato di ovvietà (per favore, non rispondere che per tanti colleghi queste cose non sono così ovvie: non è vero!). Qualcuno vorrebbe forse un PDP inefficace, inidoneo, incoerente con gli obiettivi prefissati?
Punto secondo: giusto! gli strumenti devono essere calibrati e, certo, si può prevedere anche la dispensa (è quello che intendevo parlando del punto 7 del pdp), ma mirata e limitata (anche dalla tua citazione si evince che non c'è assolutamente chiarezza da parte del ministero per la validità degli esami finali sostenuti senza le prove di lingua, per esempio, al punto che finora si è sempre preferito non dispensare nell'esame, con lunga preparazione e rassicurazione di alunni e famiglie)
punto terzo: Obiettivo di OGNI valutazione è quello di "poter dimostrare il livello di apprendimento raggiunto". Va da sé che se l'alunno è dispensato da una prova, in questa non verrà valutato; se è dispensato dalla valutazione dell'ortografia, non verrà valutato l'errore di ortografia; se utilizza la calcolatrice per i compiti di matematica come strumento compensativo, una volta consegnata, la prova verrà valutata come quella di tutti gli altri (siamo d'accordo su questo punto?). Ventilare la possibilità che l'alunno possa essere "penalizzato da procedure che non considerano le difficoltà specifiche" significa accusare gli insegnanti di fregarsene di quanto loro stessi hanno scritto nel pdp.
Detto questo, riconosciuta l'innegabile difficoltà degli alunni con DSA, e respinto perchè scorretto qualunque tentativo di appellarsi a una presunta impreparazione o indifferenza rispetto alla materia, credo anche io che si confonda la didattica personalizzata con quella individualizzata, e credo anche che in questa confusione ci sia, da parte di alcuni pedagogisti e di alcuni "soggetti" (insegnanti, genitori, alunni stessi, operatori sanitari...) un po' di malafede e un po' di pietismo
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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mar Ott 08, 2013 11:48 pm

Ho postato questo intervento, estrapolato da un lungo capitolo scritto da Fogarolo, non per contraddire il tuo intervento o quello di altri colleghi. Ho solo ribadito alcuni concetti auspicando che tutti I docenti possano (ri)formarsi su aspetti concernenti la didattica speciale e l'integrazione scolastica.
Spero possa risultare comprensibile questo mio ultimo messaggio.
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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mer Ott 09, 2013 8:50 am

@chocolate, è evidentissimo che ragioni per immagini!

Ha illustrato (nel senso proprio) il tuo processo mentale talmente bene che lo vedo anche a colori!
Grazie del tuo intervento, tra le tante cose da dire sull'argomento l'avevo dimenticato. E' tra l'altro uno dei motivi per cui per un dsa può essere più semplice studiare su "figure".
Per i bimbi, quei raccontini dove le parole sono anche illustrate sono fantastici.
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mer Ott 09, 2013 1:16 pm

chiarastella ha scritto:
giovanna onnis ha scritto:
chiarastella ha scritto:
Sì Ire anch'io non capisco! non capisco questi colleghi che invece di capire continuano a mantenere le loro posizioni critiche  e non costruttive.  Non sono un'esperta e non credo di essermi dichiarata tale. Sono solo una docente che cerca di fare al meglio il proprio lavoro, mettendosi sempre in discussione cercando il confronto. Ma vedo che c' è troppa prevenzione al riguardo!  Cara Ire grazie della tua risposta ma tutte queste risposte quasi rabbiose, mi demoralizzano non poco e mi sembra di lottare contro i mulini al vento.
Scusa Chiarastella, ma se scrivi post come il tuo precedente sono scontate le risposte di reazione che hai avuto...forse sei tu a non aver compreso a fondo i nostri interventi...sai spesso le critiche vengono fatte in modo costruttivo e non per partito preso o perchè non "si vuole capire"...pensaci!!!
Scusa Giovanna, ma cosa avrei scritto di così terribile da provocare l'ira dei colleghi ? me lo spieghi?  
Se scrivi :"Sì Ire anch'io non capisco! non capisco questi colleghi che invece di capire continuano a mantenere le loro posizioni critiche  e non costruttive."
I "colleghi", tra i quali anche io, capiscono benissimo e ribadisco che le critiche possono essere costruttive, a voglia!!!  

E ancora sostieni:"Non sono un'esperta e non credo di essermi dichiarata tale. Sono solo una docente che cerca di fare al meglio il proprio lavoro, mettendosi sempre in discussione cercando il confronto."
Dicendo questo sembra che noi altri siamo in un versante opposto...non è così!!!

E continui :"Ma vedo che c' è troppa prevenzione al riguardo!  Cara Ire grazie della tua risposta ma tutte queste risposte quasi rabbiose, mi demoralizzano non poco e mi sembra di lottare contro i mulini al vento."  
Di quale prevenzione parli non si capisce, uno può pensarla in modo differente da te, ma non per questo è prevenuto nei tuoi confronti, si tratta solo di un confronto tra posizioni diverse, confronto che può essere costruttivo se da una parte non si ritiene di essere il Don Chisciotte della situazione||

Forse è per questi motivi che ci sono state le risposte di cui ti lamenti!!
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Dsa riconosciuto, ma ancora senza PEI   Mer Ott 09, 2013 1:37 pm

@Chiarastella, non ti demoralizzare e prosegui per la tua strada.

Nella realtà fai quello che puoi per i ragazzi che incontri, ogni giorno più esperta del giorno prima.
Grande rammarico nel vedere tanti errori, grande rammarico perchè sono errori e sofferenze evitabili, ma non possiamo controllare gli altri. Possiamo solo fare del nostro meglio.

Per quanto riguarda le risposte rabbiose qui, beh, sai, quando una discussione ti prende, quando onestamente credi in quello che scrivi (che tu abbia ragione o no non importa) quando soprattutto non vedi in viso l'interlocutore sei portato ad allentare i freni che ti tengono ancorata alla diplomazia nel mondo reale. Poi c'è qualcuno che si diverte e soffia e quando la tensione sale è facile assecondarla piuttosto che riuscire a mantenerla bassa.
Ci sta tutto.
La cosa strabella di un forum è che ciascuno è il capitano. Basta un click e la rabbia sparisce.

:-)
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