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AutoreMessaggio
polpetta59



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MessaggioTitolo: fino a che punto   Gio Ott 16, 2014 11:36 am

Promemoria primo messaggio :

Nelle mie classi sono presenti alunno/a che soffrono di epilessia. Ieri abbiamo fatto un incontro con una dottoressa che ci ha spiegato, in modo veloce e approsimativo, come dobbiamo comportarci in caso di attacco epilettico ad uno dei ragazzi.
Ci verrà fornita una peretta con cui praticare un clistere di ,credo, valium .
Ora, sinceramente mi rimane difficile pensare a come in una classe con 26 alunni, si possano effettuare tutte le operazioni preparatorie ad un clistere ad un alunno che sta male con altri 25 che assistono, ma la vera domanda è ma è possibile che una persona come me che non ha alcun tipo di esperienza nel campo sia delegata a gestire una situazione del genere ? 
Come ulteriore consiglio ci hanno detto che nel caso, chiamando il 118 potremo contare su un assistenza specialistica ma solo vocale perchè nell'attesa dell'arrivo di un autoambulanza è vitale intervenire.
Sinceramente sia io che le mie colleghe stiamo penando a come comportarci approfitto di questo forum per vedere se altri colleghi sono nella nostra situazione.
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AutoreMessaggio
Ire



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 6:18 am

http://www.istruzione.it/allegati/protocollo_08012014.pdf


chissà se da qui a tre anni cambierà qualcosa. Almeno la presa di coscienza del MIUR c'è, speriamo riesca a trasmetterla ai suoi dipendenti.
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Ire



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 6:35 am

@spiderman, in attesa di ciò che succederà in base all'accordo che ho postato sopra, trovi la risposta alle tue domande nel dlgs 81/08 modificato dal 106/2009 e nell'accordo stato regioni entrato in vigore il 26 gennaio 2012.

Non ho risposte per la scuola, in altri ambiti lavorativi il lavoratore designato a formarsi, (designazione che avviene su base di valutazione effettuata con le rappresentanze sindacali), non può rifiutarsi a meno di validi e comprovati motivi.

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Cozza

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 8:42 am

ma certo che sono più che suff, stile voto! ;-)
e lo sono perché dette e scritte come opinione personale, anzi e questo ci fa comodo saperlo, potrebbe realmente essere un pensiero personale comune di molti privati (anche genitori) che con la scuola e la legge e tutto quanto gira attorno alla responsabilità legale del docente...non hanno mai nulla a che fare.
mi fa comodo sapere che potrei trovarmi davanti un genitore con queste pretese (umanissime e comprensibili, mica dico di no) ma ora so già come gli risponderei e con quali leggi, carte alla mano, potrei supportare la mia decisione, non solo personale ma legalmente obbligata, a non intervenire.
anche perché se da un lato ho un genitore in stile ire...dall'altro lato moltissimi di noi che con tutti i più vari modelli di genitori hanno a che fare da anni, potrebbero contrapporre il modello antiire, quello del "non si azzardi a toccare mio figlio, non ha competenze in materia, per, magari e non è detto, salvargli la vita gli ha rotto qualche ossicino o gli ha lasciato addosso un livudo e io ora le faccio causa -e la vinco perché lei, noi, siamo docenti e non infermieri o parainfermieri o assistenti alla persona-.
grazie ire (dgtato senza astio, è davvero per argomenti simili che tu, qui, ci servi...ci offri un punto di vista sul mondo con il quale abbiamo, bene o male, quotidianamente a che fare).
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giovanna onnis

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 1:18 pm

Ire ha scritto:
perchè quelli che sanno leggere siete voi.

La mia affermazione la sto argomentando da cinque pagine, e direi che sono più che sufficienti.
Hai ragione Ire, sono io che non so leggere ed è proprio vero che in cinque pagine hai argomentato normativa alla mano!!!
No comment


Ultima modifica di giovanna onnis il Mar Ott 21, 2014 8:57 pm, modificato 1 volta
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Ire



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 2:27 pm

Citazione :
grazie ire (dgtato senza astio, è davvero per argomenti simili che tu, qui, ci servi...ci offri un punto di vista sul mondo con il quale abbiamo, bene o male, quotidianamente a che fare)

La cosa è assolutamente reciproca, senza astio, assolutamente :-).
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carla75

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 2:32 pm

Ire ha scritto:
http://www.istruzione.it/allegati/protocollo_08012014.pdf


chissà se da qui a tre anni cambierà qualcosa. Almeno la presa di coscienza del MIUR c'è, speriamo riesca a trasmetterla ai suoi dipendenti.

attenzione: non fra tre anni, ma entro tre anni.

adesso vediamo se il Miur attivera' questi corsi, come ha fatto per i Centri territoriali di supporto per i Bes, l'aumento delle ore di sos per i disabili con gravita', la messa in sicurezza delle scuole e roba varia.... io resto a disposizione. ma fino ad allora....
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Ire



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 4:19 pm

Aiutami a capire, Carla, qual'è il problema?

Il problema è che non siete formati? da quello che dici sembra ti lamenti di quello.

Non sembrava così nel corso della discussione.

Fin dalle prime battute si è preso atto che non siete formati e che sarebbe necessaria invece una seria formazione perchè, come dice la normativa che ho postato, il primo soccorso in emergenza deve essere fornito immediatamente (emergenza) dal docente presente sul posto.

Per tornare sul caso specifico, fin dalle prime battute è stato evidente l'impegno di famiglia e ds a fornire ai docenti le informazioni necessarie a gestire questo caso particolare e fin dalle prime battute è stato evidente come la cosa sia stata fatta alla ca@@o di cane.

Ciò non toglie che le condizioni di legge per fare in modo che tutti i docenti, in emergenza, siano in grado di somministrare un farmaco, sono state rispettate. E, ancora, voglio vedere come nel caso specifico polpetta e le colleghe si possano rifiutare. Se non andando a prendere per la collottola quel medico e chiedendogli di spiegare bene di che si tratti, chiedendogli di fugare il timore che il farmaco da somministrare sia una procedura intima, sia un "clistere" che richiede una particolare preparazione come i clisteri di popolare memoria - carbone vegetale tre giorni prima, brodino la sera prima e somministrazione del clistere per favorire una completa evacuazione delle feci -

il microclisma di valium non richiede alcuna preparazione.

chiedendogli di spiegare il perchè sia imperativo somministrare il farmaco entro i primi tre- quattro minuti (una convulsione più lunga può danneggiare il cervello per la condizione di anossia che si determina), la rigidità muscolare può far sì che la lingua ostruisca le vie respiratorie e che sia impossibile rimuovere l'ostacolo a causa della rigidità della lingua stessa associata alla rigidità della mascella che impedisce di aprire la bocca

chiedendogli di impartire istruzioni dettagliate sulle procedure da attivare non dicendo che tanto il 118 potrebbe fornire solo aiuto telefonico, o meglio, dicendolo, perchè non è materialmente possibile raggiungere il posto dell'emergenza durante i primi momenti successivi al verificarsi della stessa, che sono i momenti in cui si gioca tutto. Chiedendogli però di ricordare che comunque, a scuola, quando si determini una emergenza il 118 va avvertito e va richiesto il suo intervento. Intanto che si procede alle misure salvavita.

Questo potrebbero fare. Incavolarsi e chiedere una formazione adeguata.



Perchè mi sono trovata nella situazione vorrei passarvi la motivazione che ha dato a me un medico quando gli ho detto: ma scusi, non esiste un'altra forma per somministrare questo farmaco?

Chi non ha una particolare preparazione non sarebbe in grado di iniettarlo proprio a causa della rigidità muscolare che rende difficilissima l'introduzione di un ago, quindi è esclusa la somminsitrazione per via intramuscolare

Non è possibile fare in modo che, anche se ci fosse la bocca aperta, il paziente in crisi inghiotta una qualche compressa o goccia orale, quindi è esclusa anche questa somministrazione, l'unico modo possibile per un soccorritore non professionale è il microclisma
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carla75

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 5:14 pm

il problema che, ad oggi, il Ministero ha disposto delle linee guida che ci danno la possibilita' di dire "non me la sento". quando nuove disposizioni di legge ci imporranno di fare clisteri, punture, dialisi ecc ecc.. ognuno di noi decidera' liberamente se continuare a fare questo lavoro. quello che io ho detto alla collega mi sembra chiaro: il DS all'atto dell'iscrizione del ragazzo, cioe' l'anno prima, avrebbe dovuto :
1° attivare la procedura per la stesura di un protocollo che la collega dice NON ESSERCI;
2° verificare la disponibilita' dei docenti che NON CI SAREBBE STATA (almeno non di tutti).
3° attivarsi per risolvere altrimenti la questione. Come? non sono problemi degli insegnanti. Un dirigente prende uno stipendio adeguato alle sue incombenze.

Non sei d'accordo con il sistema attuale Ire? e' un tuo problema. Che tu venga a sciorinare qui le tue conoscenze lascia il tempo che trova.
aggiungo che:
a) le iniezioni richiedono una preparazione professionale, quindi a meno che non ci diano anche lo stipendio da infermieri, non possiamo farle;
b) il prossimo sistema per la somministrazione del valium, in via di sperimentazione, sara' per bocca, saranno le mucose delle guance ad assorbirlo.
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Indignazione



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 6:07 pm

Ire ha scritto:
http://www.istruzione.it/allegati/protocollo_08012014.pdf


chissà se da qui a tre anni cambierà qualcosa. Almeno la presa di coscienza del MIUR c'è, speriamo riesca a trasmetterla ai suoi dipendenti.

I dipendenti del MIUR NON SONO MEDICI! Obblighiamo gli autisti a effettuare corsi di primo soccorso, visto che gli studenti affollano i mezzi pubblici. Obblighiamo il personale delle poste a fare altrettanto, dato che la vecchietta in fila può sentirsi male!

Il paradosso é che i genitori NON sono obbligati da nessuno a seguire un corso di pronto soccorso! E aggiungiamo nemmeno i nonni!
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Ire



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 6:40 pm



richiamo solo il reato di omissione di soccorso che supera completamente il "non me la sento di portare in bagno il mio alunno perchè se la sta facendo addosso e il ministero mi concede la possibilità di dire di no."

Il reato di omissione di soccorso si configura quando il bene altrui subisce danni, danni gravi, o alienazione e noi presenti al fatto e in possesso degli strumenti per impedirlo non agiamo in quel senso.


Ma ci sono docenti che hanno imparato e l'hanno fatto, speriamo ci sia qualcuno che si sentirà spinto ad agire in caso di bisogno per l'alunno di polpetta e per il resto, come ben detto da Albith, si fa come si può.

E se un ragazzo subisce danni gravi o muore pazienza.

Un giudice poi deciderà colpe e ragioni, qualcuno pagherà qualcuno sarà pagato e festa finita. Il mondo continua.

L'argomento per me è esaurito qui, di altro da dire non c'è nulla.
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Cozza

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 7:03 pm

dopo ciò che hai detto invece...per me il discorso proprio non finisce qui.
anzi.
lanciare minacce a vuoto...in pubblico...
con certezza di pena, con definizione di reato...in un luogo in cui tutti posson leggere e preoccuparsi...mi par decisamente fuoriluogo.
finché ti leggiam noi, della vecchia scuola...possiam far spallucce e lasciarti sparar...............minacce nemmeno troppo velate agendo comunque poi, come sempre facciamo nel nostro quotidiano,  secondo la legge.
ma dovesse leggerti un collega appena entrato in aula...già preda di umane e comprensibilissime ansie da prestazione...
e dovesse mai, dio non voglia, decidere di diventare interventista perché una certa ire, in un forum dedicato alla scuola, ha parlato, con estrema leggerezza aggiungo di mio pugno, di responsabilità, di giudici, di colpe ecc...
dovesse mai questo interventismo di buona volontà, malriposta fiducia (in te ire, sì sì), dovesse mai crear danni fisici a qualche minore...
ire...in quel caso tu, da qui o comunque dalla tua posizione di esterna alla scuola, comunque vivresti serena, lontana da accuse, giudici e colpe, quelle sì in questo caso talmente palesi da crear strascichi giudiziari nei confronti di qualsiasi docente dovesse mai credersi, fosse anche solo per un istante, un supereroe a metà strada tra superman e florence nightingale...


l'omissione di soccorso, spiace doverlo ricordare ma è meglio sottolineare anche quelle che per me sono ovvietà ma per altri magari son piccole scoperte....
l'omissione di soccorso è fingere di non vedere, vedere e mettersi a fare altro...
chiamare soccorsi sul momento...o meglio, pretendere una figura fissa preposta all'intervento in caso di emergenza...non è certo omissione di soccorso.
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giovanna onnis

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Ott 21, 2014 9:18 pm

Brava, anzi bravissima Tellina!!

@Ire
A parte il fatto che non è assolutamente vero quel che sostieni:
Ire ha scritto:
Ciò non toglie che le condizioni di legge per fare in modo che tutti i docenti, in emergenza, siano in grado di somministrare un farmaco, sono state rispettate. E, ancora, voglio vedere come nel caso specifico polpetta e le colleghe si possano rifiutare.
dal momento in cui Polpetta chiarisce bene che nessuno di loro è titolato in quanto dice nel post iniziale: " Ieri abbiamo fatto un incontro con una dottoressa che ci ha spiegato, in modo veloce e approssimativo, come dobbiamo comportarci in caso di attacco epilettico ad uno dei ragazzi.", e un'informazione veloce e approssimativa non può essere considerata alla stregua di un corso formativo che rende i docenti titolati alla somministrazione della peretta, quindi le condizioni di legge NON SONO STATE RISPETTATE.
Certo che Polpetta e le colleghe possono rifiutarsi e l'omossione di soccorso è altra cosa come ti ha egregiamente chiarito Tellina.
Ire continui a dire sempre le stesse cose ma non hai ancora letto bene queste poche righe delle Linee Guida:



Se non si riesce ad ottenere la disponibilità da parte del personale scolastico a somministrare i farmaci ai bambini, il DIRIGENTE SCOLASTICO DOVRA'ADOPERARSI per creare una collaborazione con servizi sociali comunali, con la Croce Rossa Italiana o le Unità mobili di strada, la ASL e i soggetti privati per assicurare un servizio di assistenza infermieristica.
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Ire



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mer Ott 22, 2014 6:49 am

Se c'è una cosa imprescindibile nei rapporti interpersonali, giovanna, è il rispetto.

Siamo in un luogo di discussione, dove ognuno può esprimere il proprio parere, che può essere o meno condiviso dagli altri e questo fatto non cambia assolutamente nulla nell'economia sociale del nostro Paese, nella normativa o nelle iniziative che ciascuno decide di adottare per risolvere i propri problemi qui presentati.

Si presume che chi pone un quesito sul forum legga le risposte ma che prima di seguire qualcosa che gli è stato suggerito verifichi di persona la veridicità di quanto indicato e non che attribuisca più valore a quanto gridato rispetto a quanto esposto nella normale modalità.

Non c'è pertanto alcun motivo di gridare,  se non quello di dimostrare la propria incapacità relazionale e il disprezzo verso i lettori che sono senz'altro infastiditi da grida di prevaricazione.

(netiquette insegna che sul web i caratteri ampliati e le maiuscole corrispondono a grida)
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carla75

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mer Ott 22, 2014 12:19 pm

una collega chiede chiarimenti normativi in merito ad una questione e sono sei pagine che discutiamo delle linee guida che tu fai finta di ignorare, sostenendo che e' meglio cambiare lavoro non ci si attiene alle tue indicazioni. chi, per prima, ha mancato di rispetto?
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giovanna onnis

giovanna onnis

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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mer Ott 22, 2014 1:31 pm

Ire ha scritto:
Se c'è una cosa imprescindibile nei rapporti interpersonali, giovanna, è il rispetto.

Siamo in un luogo di discussione, dove ognuno può esprimere il proprio parere, che può essere o meno condiviso dagli altri e questo fatto non cambia assolutamente nulla nell'economia sociale del nostro Paese, nella normativa o nelle iniziative che ciascuno decide di adottare per risolvere i propri problemi qui presentati.

Si presume che chi pone un quesito sul forum legga le risposte ma che prima di seguire qualcosa che gli è stato suggerito verifichi di persona la veridicità di quanto indicato e non che attribuisca più valore a quanto gridato rispetto a quanto esposto nella normale modalità.

Non c'è pertanto alcun motivo di gridare,  se non quello di dimostrare la propria incapacità relazionale e il disprezzo verso i lettori che sono senz'altro infastiditi da grida di prevaricazione.

(netiquette insegna che sul web i caratteri ampliati e le maiuscole corrispondono a grida)
(Inizio OT di chiarimento)

Allora Ire, con molta pacatezza ci tengo a commentare, spiegare e  chiarire alcuni punti:

1- Non è mia abitudine essere irrispettosa nei confronti dei miei interlocutori, da che pulpito viene la predica, e non vedo in che modo ti ho mancato di rispetto...........come al solito non sapendo cosa rispondere la giri in questo modo e ne prendo atto senza aggiungere altro sulla specifica questione facendomela scivolare addosso come il migliore olio extra vergine d'oliva che dalle mie parti è ottimo!

2 -E' vero che siamo in un luogo di discussione dove ognuno esprime il proprio parere, ma se viene chiesta un'informazione precisa è utile dare risposte certe e oggettive che poggiano sulla normativa vigente (vedi Linee Guida postate da Carla) poichè la soggettività della risposta, quindi i pareri personali, non servono proprio a niente a chi ha posto la domanda e vorrebbe informazioni corrette

3 - Io non ho gridato Ire, ho solo utilizzati caratteri ingranditi per stimolarti nella lettura di poche righe che sono la normativa che inutilmente sia io che Carla abbiamo tentato di farti leggere
Se leggi bene il punto 4 della Netiquette di OS.it "Non usare i caratteri tutti in maiuscolo nel titolo o nel testo dei tuoi messaggi, nella rete questo comportamento equivale ad "urlare ed è altamente disdicevole", non mi pare che i caratteri ingranditi abbiano lo stesso significato dei caratteri tutti in maiuscolo, ergo non ho urlato, ma ti ho solo voluto agevolare la lettura....possibile che te la prendi in questo modo per un mio atto di gentilezza nei tuoi confronti, addirittura avrei dimostrato " incapacità relazionale e il disprezzo verso i lettori....", suvvia Ire non mi sembra il caso di eccedere in questo modo con i complimenti. Tipico esempio di chi non avendo argomenti solidi per rispondere in modo civile e costruttivo si attacca al niente pur di avere ragione e poter dire l'ultima parola!!!

PS) Ma poi i caratteri ingranditi ti hanno stimolato nella lettura e finalmente hai letto le poche righe esplicative della questione?

(Fine OT di chiarimento)
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GiuRW



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Mar Lug 17, 2018 2:31 pm

Scusate se riapro la discussione. ho letto tutto, documenti compresi.
io, a questo punto dico purtroppo, ho fatto il corso di primo soccorso anno fa. Ovviamente era generico! sicuramente non mi ha insegnato a fare perette clisteri o quant'altro..chiedo, l'aver frequentato tale corso automaticamente mi obbliga a somministrare farmaci? mi pare di aver capito e spero di no perchè non mi sento assolutamente on grado. Concordo invece che in alcune situazioni è il caso che a scuola ci sia un inferimiere asl.
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Serendipity79



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Ven Set 21, 2018 4:01 pm

io mai fato corso di primo soccorso
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b.vincenza



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Ven Nov 30, 2018 5:46 pm

Salve, scrivo qui perchè il mio caso è parzialmente simile a questo.
Sto seguendo un/a bambino/a grave con difficoltà motorie e di linguaggio, da quest'anno sono subentrate crisi epilettiche con irrigidimento muscolare, queste crisi sono frequenti e della durata di qualche secondo (crisi che vengono puntualmente registrate).

Il protocollo per la somministrazione dei farmaci (peretta della categoria "indispensabile" e non "salvavita") è in sospeso, non ho capito bene il perchè...
La mamma afferma che le crisi sono così brevi che non è necessario che il farmaco stia anche a scuola e lo stesso le dicono i medici che peraltro si sono premurati di scrivere qualche mese fa prima che la condizione si aggravasse che può frequentare tutte le ore scolastiche. Le condizioni del/la bambino/a sono molto gravi oggi ha avuto un forte attacco sempre di pochi secondi che però l'ha portato/a a dei respiri affannosi come se non respirasse (è stata chiamata la mamma che lo ha portato a casa).

In più frequenta tutte le ore, anche quelle pomeridiane, per cui a mensa è un vero incubo!! perchè proprio nel momento della mensa vuoi per la confusione vuoi per l'ambiente diverso gli vengono crisi quasi sempre. Inutile dire la mia ansia se mentre deglutisce gli viene una crisi. La situazione è molto complessa a casa stanno provando i farmaci e dicono che per trovare la cura giusta ci vuole tempo.

Il pomeriggio il/la bambino/a si trascina stanchissimo/a e anche durante la mattina vuoi per il farmaco vuoi per il malessere è sempre più oppositivo/a oppure alterna momenti di stanchezza a momenti di agitazione.

Ora io mi chiedo: cosa posso fare per tutelarmi? quale procedura, a parte la somministrazione del farmaco e le accortezze durante le crisi, si deve mettere in atto? a chi posso rivolgermi per approfondire la faccenda?
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Marechiaro



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Ven Dic 07, 2018 10:27 am

Da noi (scuola media) hanno recentemente fatto passare un foglio in cui si chiedeva il consenso ad intervenire, tramite somministrazione di farmaco per via orale, nel caso in cui una ragazza dovesse star male.
Non ricordo la patologia, non si trattava comunque di epilessia.
Non ho dato il consenso, non sono stata lì a dire "ma sì, ora firmo per non passare da insensibile" per poi magari tirarmi indietro durante l'emergenza.
Cara Ire, il cambia mestiere lo dici ad altri, anche io ti confermo che tra i nostri doveri non c'è assolutamente quello di prestarci da medici o da infermieri, così come da questi ultimi nessuno pretende che facciano didattica ai loro pazienti.
Spesso si pretende che facciamo da baby sitter, da badanti, da accompagnatori per gite in cui non soltanto non veniamo pagati ma rischiamo anche di finire in gattabuia se qualcosa va storto per colpa del comportamento scorretto e irresponsabile dei minori.
Figurati se mi assumo la responsabilità di somministrare farmaci ad un alunno.
Non sono nostri pazienti e nemmeno figli nostri.
E vai a quel paese, una volta per tutte.


Ultima modifica di Marechiaro il Ven Dic 07, 2018 10:29 am, modificato 1 volta
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Marechiaro



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Ven Dic 07, 2018 10:28 am

GiuRW ha scritto:
Scusate se riapro la discussione. ho letto tutto, documenti compresi.
io, a questo punto dico purtroppo, ho fatto il corso di primo soccorso anno fa. Ovviamente era generico! sicuramente non mi ha insegnato a fare perette clisteri o quant'altro..chiedo, l'aver frequentato tale corso automaticamente mi obbliga a somministrare farmaci? mi pare di aver capito e spero di no perchè non mi sento assolutamente on grado. Concordo invece che in alcune situazioni è il caso che a scuola ci sia un inferimiere asl.

Assolutamente no.
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eragon



Messaggi : 760
Data d'iscrizione : 23.08.10

MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Ven Dic 07, 2018 11:42 am

I docenti sono tenuti a fare quello che c'è nel loro contratto.
Nei protocolli d'intesa è specificato che "per i docenti non esiste l'obbligo di somministrazione".
Gli stessi genitori firmano una liberatoria in cui questo obbligo viene esplicitato.
Personalmente credo che la scuola debba garantire la sicurezza degli alunni nel rispetto dei contratti vigenti.
Io docente non voglio svolgere quella mansione (non sono tenuto a farlo e non sono tenuto a spiegare il perchè) e non voglio avere quella responsabilità.
Se nella scuola nessuno vuole prendersi questo impegno, il dirigente si adopererà per garantirla.
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BioMolec



Messaggi : 84
Data d'iscrizione : 25.08.17

MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Sab Dic 29, 2018 5:02 pm

Una cosa che ho sempre trovato affascinante è come tutti in Italia siano portati al presupporre di saper fare una determinata professione meglio di chi lavora in quel campo. Mi tengo fuori dal coro non perché sia saggio o moralmente superiore ma perché anni e anni di autocritica e insicurezza mi portano a non presupporre di saper fare qualcosa che non ho mai provato a fare.

È vero noi insegnanti abbiamo una responsabilità non indifferente nei confronti dell'incolumità dei nostri allievi.

Questo non implica che dobbiamo assumerci SENZA adeguata preparazione responsabilità come quella della somministrazione farmaci (salvavita o meno).

Ironicamente una delle regole base del primo soccorso (ed è una così importante che viene ripetuta in modo incessante e martellante) è che bisogna evitare di intervenire se non si hanno le conoscenze adeguate.

Che è la situazione in cui moltissimi di noi insegnanti ci troviamo a navigare e che andrebbe tenuta in conto prima di iniziare a parlare di responsabilità etiche, morali piuttosto che giuridiche e legali, ancor di più questa particolarità andrebbe tenuta in mente prima di sparare giudizi, mettersi sull'altare e sentenziare sulle scelte professionali altrui.

(Non che la tentazione non venga anche a me, ma di solito cerco di capire se è un mio pregiudizio o effettivamente la mia idea abbia un minimo di fondamento)

Tornando al discorso insegnamento, questa è una professione che tutti (davvero, ho incontrato persone di tutti i livelli che pensano di sapere come si debba insegnare e che tra il parlare e il fare non ci sia un abisso) sono convinti di saper come vada gestita.

Ero anche io uno di quelli, finché non mi sono trovato una classe davanti. Con la varietà di personalità, umanità, persone che costituiscono i corpi classe con cui ho avuto ed ho a che fare.

È stato il momento in cui ho smesso definitivamente di criticare i miei insegnanti e ho compreso molte delle loro scelte (che da studente non comprendevo).

Un punto di vista esterno è utile quando serve ad evidenziare problemi e criticità e non si limita al semplice atteggiamento "holier than thou" di puntare l'indice asserendo che le cose vanno fatte e basta perché sì, perché è la professione a richiederlo.

In quel caso basta la legislazione citata dai documenti linkati da altri utenti a evidenziare come al personale docente (materia o sostegno) non competano determinate attività (viste però da un esterno come obblighi).

Il tutto senza dimenticare che in molti interventi mi sembra di aver notato la disponibilità dei colleghi a fare il possibile e l'evidenziare come il problema sia nella mancanza di formazione idonea.

È facile dire "siete insegnanti, dovete farlo!" senza ricordarsi che a noi insegnanti nessuna formazione ci educa alla gestione dello stress, al reagire in modo corretto di fronte a situazioni di emergenza.

Forse prima di dire "dovete!" bisognerebbe puntare verso cose tipo il sottolineare come lo stato debba, in questo caso il verbo calza, fare in modo che il corpo insegnanti, ata, abbia una formazione reale nella gestione delle emergenze e assicurarsi che nelle scuole ci sia personale preparato ad hoc per gli interventi provvisori salvavita (provvisori perché in questi casi l'intervento del 118 dovrebbe essere quello conclusivo).

E bisognerebbe anche ricordarsi che i docenti, curricolari o sostegno, sono per l'appunto DOCENTI.

Ovvero professionisti il cui lavoro e obiettivo è l'educazione didattica, l'insegnare e trasmettere conoscenze in vari ambiti disciplinari, con l'insegnante di sostegno che ha in più l'obiettivo di modulare l'insegnamento in modo da sopperire alle problematiche dell'alliev* H.

Come docenti non siamo educatori (l'educazione dovrebbe essere responsabilità della famiglia, notare che ho usato il condizionale), non siamo personale paramedico (in particolare se a fare sostegno siamo noi a tempo determinato senza specializzazione, ma immagino che i/le collegh* specializzate non abbiano avuto una consistente porzione di formazione a indirizzo para medico), non siamo badanti.

Ed è allarmante, inquietante, da far cascare le braccia, e irrazionale pensare il contrario.

Perché quel tipo di pensiero porta ad aspettarsi che il docente sia una specie di tuttologo tuttofare e ad avere aspettative irrealistiche nonché a focalizzarsi sul docente e quel che non soddisfa la personale illusoria visione che si ha di esso invece di focalizzarsi su un legislatore che segue idee concettualmente di alto valore sociale (l'inclusione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità) ma non crea gli strumenti perché questo possa accadere.

Strumenti come formazione e assunzione di personale paramedico, formazione insegnanti ad hoc per la gestione delle emergenze, assunzione e formazione di personale con competenze in psicologia per dare supporto a studenti H (o non) con problematiche in parte legate a disturbi della personalità etc etc.. ...

[E la questione farmaci, salva vita o meno, è così complicata che ricordo la DS dell'IC in cui lavorai la prima volta, lei con circolare firmata di suo pugno ci rammentò, a noi docenti ma anche al personale ATA, che a noi non era concesso in alcun caso il somministrare farmaci, anche salvavita, ma che dovevamo allertare il 118 e lasciare al medico che collaborava con la scuola di occuparsi della somministrazione]
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herman il lattoniere



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MessaggioTitolo: Re: fino a che punto   Dom Dic 30, 2018 4:27 pm

"perchè sei nella posizione giuridica di tutore momentaneo del bene di proprietà altrui"
ah dunque si tratta di proprietà
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