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 Una sentenza dai risvolti critici

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MessaggioOggetto: Una sentenza dai risvolti critici   Dom Ott 26, 2014 3:01 pm

Promemoria primo messaggio :

C'è un interessante articolo su una recentissima sentenza del TAR che riconosce a pieno titolo il diritto dei genitori a visionare i contenuti dei compiti in classe dei propri figli. Riferimento: http://www.orizzontescuola.it/news/genitori-possono-visionare-compiti-classe-controllo-sui-docenti-e-orientamenti-del-figlio

Premetto che sono sempre stato pienamente favorevole, in linea in linea di principio, alla trasparenza in sede di valutazione delle prove scritte. Tant'è che spesso ho fatto vedere ai genitori gli elaborati dei loro figli in occasione dei colloqui generali o individuali. Tuttavia la mia apertura è favorita da una posizione privilegiata: dal momento che la mia area disciplinare si colloca nell'ambito tecnico-scientifico, è praticamente impossibile che i contenuti degli elaborati abbiano una relazione, anche remota, con la sfera intima dell'alunno.
Decisamente diverso è il contesto delle discipline umanistiche e, in modo particolare, per l'italiano. E' noto che i temi d'italiano sono - in modo mirato o meno - fonti preziose per conoscere la sfera intima dei ragazzi, soprattutto gli adolescenti.

E qui mi riallaccio alla considerazione finale riportata nell'articolo di Patrizia Del Pidio che cito:
Citazione :

Un problema fondamentale che si pone, però,  è l’informativa della richiesta d’accesso allo studente. Secondo il Tar, infatti, lo studente minore che subisce la richiesta di accesso, deve essere informato dell’esercizio del diritto d’accesso sui suoi elaborati da parte dei genitori. In questo modo si rischia di compromettere la spontaneità dei ragazzi, i quali, sapendo che i propri genitori possono esercitare tale diritto, potrebbero limitare gli argomenti affrontati nei temi.

La Scuola è un importante anello di congiunzione tra la sfera personale degli adolescenti e la realtà - chiamiamola così - convenzionale. Molti adolescenti manifestano - spesso inascoltati o con la paura di essere sentiti - il bisogno di comunicare con gli adulti, lanciando messaggi più o meno espliciti ma, nel contempo, in un contesto in cui possono sentirsi protetti da possibili conseguenze nella vita quotidiana. E questo si verifica soprattutto per le personalità più fragili, quelle che chiedono un sostegno morale in situazioni delicate con la garanzia che sia tutelata la riservatezza.

Molti ragazzi individuano spontaneamente in un proprio insegnante (attenzione, non in tutti gli insegnanti) la figura ideale a cui affidare la propria intimità. Per chiedere aiuto o, più semplicemente, per sfogarsi o per confrontarsi. Tutto questo purché non sia trapelato all'esterno, tra i compagni, tra gli altri insegnanti, tra i genitori. Il ragazzo che si confida con l'insegnante ripone in esso la massima fiducia. E spesso lo fa proprio attraverso il tema d'italiano!

Credo che la sentenza del TAR sia un'enorme sconfitta. Purtroppo il titolo dell'articolo è fuorviante, in quanto sottolinea la criticità del "controllo sull'insegnante" da parte dei genitori. Sticazzi, mai avuto problemi a confrontarmi su questo piano con i genitori, l'ho sempre fatto con gli studenti per sviluppare in loro la capacità di autovalutazione, figuriamoci se mi nascondo ai genitori... E' molto più grave l'impatto sulla funzione sociale e educativa del percorso scolastico:
1) si mette in discussione la deontologia della figura insegnante-educatore: per definizione, l'insegnante-educatore sarebbe in possesso delle competenze che gli consentono di individuare l'approccio più opportuno per affrontare una criticità emersa dall'acquisizione di informazioni. La segnalazione, secondo il contesto, al dirigente scolastico, al consiglio di classe, ai genitori, agli assistenti sociali, l'indagine di approfondimento attraverso consultazioni informali e riservati con altri colleghi, con i compagni, con il diretto interessato. E così via. Certo, tutto questo lascia ampio margine alla discrezionalità del docente, ma in linea di principio si presume che il docente abbia una competenza e, soprattutto, un codice deontologico che gli consentono di adottare la strategia più opportuna e meno lesiva sulla sfera personale dell'alunno. Attribuire ai genitori il diritto primario e insindacabile di accedere ai pensieri più intimi dell'alunno implica esautorare del tutto il docente della propria funzione educativa.
2) si minano gravemente i presupposti per il confronto e la comunicazione intergenerazionale. In passato i giovani avevano tra gli adulti diversi punti di riferimento: gli anziani in piazza o al bar, un'attività lavorativa occasionale che coinvolgeva varie fasce di età (pensiamo ai lavori nei campi, come la vendemmia, la raccolta della frutta, ecc. occasioni in cui si incrociavano intere generazioni), l'incontro nel circolo culturale o nell'oratorio o nella parrocchia, ecc. Tutto questo si basava sul principio che gli adulti, a prescindere dal loro inquadramento nella comunità, potessero essere una guida per i giovani. Oggi, data la sua complessità, la società è per lo più strutturata, per molti giovani, a compartimenti stagni: la famiglia, la scuola, la sfera dei coetanei e, dulcis in fundo, l'arcipelago internet. Per molti giovani, soprattutto in città, le sole possibilità di relazione tra giovani e adulti si circoscrivono a tre contesti: i genitori, gli insegnanti e la variabile pazza di internet. Si vuole castrare ulteriormente la comunicazione intima di un adolescente verso il mondo adulto lasciandogli come ultima risorsa fiduciaria la confidenza attraverso la rete?
3) si mina ulteriormente la fiducia e il senso di attaccamento (di per sé già deboli) che un alunno dovrebbe riporre nei confronti dell'istituzione scolastica. Che fiducia può sviluppare un adolescente, nella propria sfera intima, in una struttura che viene relegata al mero rango di propaggine meccanica della sfera familiare?

Sono esterrefatto. Pensando a come, in futuro, i nostri adolescenti produrranno temi sterili, privi di personalità, privi di intimità, perché si sentiranno ulteriormente castrati nella loro ricerca di una libera espressione. Pensando a come, in futuro, si chiuderanno ulteriormente nella loro sfera intima, magari cercando più intensamente quei punti di riferimento in persone del tutto estranee e del tutto inaffidabili che si mimetizzano nell'anonimato della rete. Pensando a come sia ulteriormente sminuita la funzione educativa dei docenti, ormai quasi del tutto relegati alla funzione di baby sitter e di sterili interfacce di comunicazione tra giovani e famiglie.

C'è un solo aspetto "positivo" in tutto questo scenario. Finora gli insegnanti sono stati un importante punto di riferimento per il tribunale dei minori in occasione delle indagini conoscitive sulla personalità di un adolescente. In futuro potremo probabilmente essere dispensati dall'essere convocati perché sarà del tutto inutile per acquisire elementi d'informazione che non siano già in possesso dei familiari o della rete.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 3:35 pm

paniscus_2.0 ha scritto:


Ma infatti era proprio quello che mi suscitava dei fortissimi dubbi, ovvero che avessero tutta 'sta voglia di SCRIVERLO in un documento ufficiale.

Non mi stupisce affatto che qualche alunno possa aver voglia di confidarsi con un insegnante, se lo stima e lo apprezza, e se si fida.

Ma appunto, in tal caso mi aspetterei come molto più probabile che il ragazzo cerchi di trovare l'occasione di parlare a voce in privato, oppure al limite di fargli avere un messaggio scritto ma pur sempre PRIVATO...


Sì e no. Per i più timidi può essere più facile scrivere su un foglio di carta che parlare con qualcuno guardandolo, inevitabilmente, negli occhi.
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 5:44 pm

avidodinformazioni ha scritto:
PS esistevano anche i prof reazionari; io presi il mio peggior voto d'italiano scritto (e ho sempre fatto abbastanza schifo) dichiarandomi ateo con una prof cattolica, sostenendo che l'essere umano non è nulla più che un reattore chimico.

Naturalmente a questa prof. non concediamo nemmeno il beneficio del dubbio che non abbia valutato le tue idee, ma il fatto che non hai saputo sostenerle con argomenti coerenti e che magari gli errori erano un po' più numerosi del solito.
Intendiamoci, il dubbio qualche volta è venuto anche a me (in particolare, quando tra un anno e l'altro ho fatto due temi di attualità molto simili, ma ho avuto una valutazione ben diversa e casualmente i due insegnanti avevano idee politiche molto diverse tra loro), ma dovevo difendere la categoria, perché giuro che io davvero provo a tenere ben distinte le mie opinioni e le mie valutazioni; poi non so se ci riesco sempre; infatti, se posso, preferisco dare tracce su cui non ho un'opinione così netta.
E poi chi l'ha detto che un cattolico sia più reazionario di un ateo che è a favore della pena di morte (se non ricordo male) e delle punizioni corporali? :-)
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 5:49 pm

mac67 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:


Ma infatti era proprio quello che mi suscitava dei fortissimi dubbi, ovvero che avessero tutta 'sta voglia di SCRIVERLO in un documento ufficiale.

Non mi stupisce affatto che qualche alunno possa aver voglia di confidarsi con un insegnante, se lo stima e lo apprezza, e se si fida.

Ma appunto, in tal caso mi aspetterei come molto più probabile che il ragazzo cerchi di trovare l'occasione di parlare a voce in privato, oppure al limite di fargli avere un messaggio scritto ma pur sempre PRIVATO...


Sì e no. Per i più timidi può essere più facile scrivere su un foglio di carta che parlare con qualcuno guardandolo, inevitabilmente, negli occhi.
Ci sono stati casi di minori che nei temi hanno esternato un loro specifico disagio che ha rappresentato un campanello d'allarme che ha reso necessari doverosi approfondimenti....quello che si è scoperto poi è stato gravissimo con conseguente intervento immediato degli organi competenti (servizi sociali e forze dell'ordine)
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udl



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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 6:23 pm

Chi, come me, insegna materie scientifiche, nel far “portare a casa” gli elaborati va incontro ad una problematica che non è stata finora sollevata in questa discussione: la possibile “alterazione” del compito.
Mi spiego: io ero solito distribuire le verifiche corrette tutte insieme, i ragazzi la portavano al loro posto, la guardavano e poi chiedevano spiegazioni su correzioni, voti ecc.
Ebbene, l’anno scorso mi sono capitati due casi in cui ho la quasi certezza che una volta portato l’elaborato al loro banco, i ragazzi lo hanno modificato, cancellando parti sbagliate (utilizzando per questo penne con inchiostro apposito) e aggiungendo parti che non avevano fatto, venendo poi a contestare il voto, che sono stato costretto, all’evidenza, ad alzare.
Dopo questi due episodi, verificatisi a due giorni di distanza in classi diverse (probabilmente si erano parlati), ho cambiato strategia: ora distribuisco i compiti alla cattedra, chiamando gli studenti uno ad uno, lo discutiamo insieme, e, se vogliono, lo fotografano con lo smartphone e lo fanno vedere a chi vogliono, compresi (ovviamente) i genitori, ma non lo lascio nelle loro mani
Da quando mi comporto così non ho più avuto la minima contestazione: non so se quello che faccio è corretto al 100% (utilizzo dello smartphone in classe) ma non mi fiderei più a far portare a casa le verifiche senza prima averle fotografate
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 6:29 pm

Io mi rifiuterei di cambiare il voto se avessi anche solo il dubbio che lo studente ha alterato il compito. Il problema ce l'abbiamo anche noi con i compiti di grammatica o di latino, ma di certo non cambio le modalità della correzione in classe (rischiando di impiegare molto più tempo e di farlo perdere a chi rimane a posto) e non incentivo l'uso dello smartphone (che qualcuno potrebbe anche legittimamente non avere; lo so che sogno, ma lasciatemi sognare).
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 6:53 pm

Dec ha scritto:
avidodinformazioni ha scritto:
PS esistevano anche i prof reazionari; io presi il mio peggior voto d'italiano scritto (e ho sempre fatto abbastanza schifo) dichiarandomi ateo con una prof cattolica, sostenendo che l'essere umano non è nulla più che un reattore chimico.

Naturalmente a questa prof. non concediamo nemmeno il beneficio del dubbio che non abbia valutato le tue idee, ma il fatto che non hai saputo sostenerle con argomenti coerenti e che magari gli errori erano un po' più numerosi del solito.
Intendiamoci, il dubbio qualche volta è venuto anche a me (in particolare, quando tra un anno e l'altro ho fatto due temi di attualità molto simili, ma ho avuto una valutazione ben diversa e casualmente i due insegnanti avevano idee politiche molto diverse tra loro), ma dovevo difendere la categoria, perché giuro che io davvero provo a tenere ben distinte le mie opinioni e le mie valutazioni; poi non so se ci riesco sempre; infatti, se posso, preferisco dare tracce su cui non ho un'opinione così netta.
E poi chi l'ha detto che un cattolico sia più reazionario di un ateo che è a favore della pena di morte (se non ricordo male) e delle punizioni corporali? :-)
Dubbio plausibile visto che sono passati tanti anni e che non posso ricordare nè gli errori nè i contenuti, ma consentimi di conservare i miei convincimenti; di 4 e 5 ne ho presi tanti con tanti professori d'italiano e non ho mai gridato allo scandalo; quella volta l'ho fatto (dentro di me), ci sarà un motivo.

Per il resto (pena di morte ecc), si, ricordi bene.
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 7:22 pm

giovanna onnis ha scritto:
mac67 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:


Ma infatti era proprio quello che mi suscitava dei fortissimi dubbi, ovvero che avessero tutta 'sta voglia di SCRIVERLO in un documento ufficiale.

Non mi stupisce affatto che qualche alunno possa aver voglia di confidarsi con un insegnante, se lo stima e lo apprezza, e se si fida.

Ma appunto, in tal caso mi aspetterei come molto più probabile che il ragazzo cerchi di trovare l'occasione di parlare a voce in privato, oppure al limite di fargli avere un messaggio scritto ma pur sempre PRIVATO...


Sì e no. Per i più timidi può essere più facile scrivere su un foglio di carta che parlare con qualcuno guardandolo, inevitabilmente, negli occhi.
Ci sono stati casi di minori che nei temi hanno esternato un loro specifico disagio che ha rappresentato un campanello d'allarme che ha reso necessari doverosi approfondimenti....quello che si è scoperto poi è stato gravissimo con conseguente intervento immediato degli organi competenti (servizi sociali e forze dell'ordine)

Una precisazione su questo punto, che probabilmente già saprete ma è meglio ribadire: ho sentito dire direttamente da un giudice penale che se un insegnante viene a conoscenza di un qualsiasi fatto penalmente rilevamente che interessi un suo alunno, è tenuto a segnalarlo immediatamente alle autorità. In caso contrario, è penalmente perseguibile anche lui
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 7:44 pm

udl ha scritto:
Una precisazione su questo punto, che probabilmente già saprete ma è meglio ribadire: ho sentito dire direttamente da un giudice penale che se un insegnante viene a conoscenza di un qualsiasi fatto penalmente rilevamente che interessi un suo alunno, è tenuto a segnalarlo immediatamente alle autorità. In caso contrario, è penalmente perseguibile anche lui

Significa non limitarsi alla lettera protocollata al Ds, ma bensì quello di chiamare le Forze dell'ordine a scuola oppure di sporgere denuncia in Questura o in Caserma?

Spiegati meglio. Mi interessa. :-)
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 8:21 pm

La procedura deve rispettare una via gerarchica: il docente ha il dovere di informare il dirigente scolastico, quest'ultimo ha il dovere di informare l'autorità di pubblica sicurezza.
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 8:28 pm

gian ha scritto:
La procedura deve rispettare una via gerarchica: il docente ha il dovere di informare il dirigente scolastico, quest'ultimo ha il dovere di informare l'autorità di pubblica sicurezza.

Sì. Vero. Ma la mia comunicazione scritta al Ds basta? E poi se il Ds non ne tiene conto e la situazione non viene risolta?

Faccio un'altra lettera in avverto il Ds che se non avverte le Autorità giudiziarie, entro un certo termine di tempo, lo farò io in quanto "pubblico ufficiale" tenuto a denunciare fatti di rilievo penale?
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 8:33 pm

E comunque, leggere un'affermazione su un tema non è proprio la stessa cosa di "venire a conoscenza di un fatto".

Faccio presente che se un ragazzo scrive su un tema qualcosa di allarmante o di sospetto, con eventuali implicazioni penali, non è affatto automatico che si tratti di una verità assoluta: potrebbe anche essersi inventato tutto, oppure aver esagerato fantasiosamente qualcosa che sembra ambiguo ma che in realtà è innocuo, o magari potrebbe aver riportato in buona fede qualche racconto altrui, che credeva vero ma che non lo è.

Ci mancherebbe pure che si passasse direttamente alle segnalazioni all'autorità giudiziaria, e per di più senza consultarsi prima con preside e colleghi, solo perché un ragazzo ha scritto qualcosa di preoccupante su un tema.


Ultima modifica di paniscus_2.0 il Lun Ott 27, 2014 10:23 pm, modificato 2 volte
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Lun Ott 27, 2014 8:41 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
E comunque, leggere un affermazione su un tema non è proprio la stessa cosa di "venire a conoscenza di un fatto".

Faccio presente che se un ragazzo scrive su un tema qualcosa di allarmante o di sospetto, con eventuali implicazioni penali, non è affatto automatico che si tratti di una verità assoluta: potrebbe anche essersi inventato tutto, oppure aver esagerato fantasiosamente qualcosa che sembra ambiguo ma che in realtà è innocuo, o magari potrebbe aver riportato in buona fede qualche racconto altrui, che credeva vero ma che non lo è.

Ci mancherebbe pure che si passasse direttamente alle segnalazioni all'autorità giudiziaria, e per di più senza consultarsi prima con preside e colleghi, solo perché un ragazzo ha scritto qualcosa di preoccupante su un tema.

Vero. Ho generalizzato la situazione e i provvedimenti da prendere, invece di attenermi alla questione del topic.
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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Mar Ott 28, 2014 12:46 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
E comunque, leggere un'affermazione su un tema non è proprio la stessa cosa di "venire a conoscenza di un fatto".

Faccio presente che se un ragazzo scrive su un tema qualcosa di allarmante o di sospetto, con eventuali implicazioni penali, non è affatto automatico che si tratti di una verità assoluta: potrebbe anche essersi inventato tutto, oppure aver esagerato fantasiosamente qualcosa che sembra ambiguo ma che in realtà è innocuo, o magari potrebbe aver riportato in buona fede qualche racconto altrui, che credeva vero ma che non lo è.

Ci mancherebbe pure che si passasse direttamente alle segnalazioni all'autorità giudiziaria, e per di più senza consultarsi prima con preside e colleghi, solo perché un ragazzo ha scritto qualcosa di preoccupante su un tema.

Ognuno è (ovviamente) libero di comportarsi come meglio crede e ritiene.
Riguardo però al fatto di venire a conoscenza di fatti penalmente rilevanti che riguardano i nostri studenti, so per certo che la procedura corretta per non avere guai è quella.
Sarà poi l'autorità giudiziaria a verificare la veridicità o meno del racconto.
Questa problematica nella mia città è diventata (relativamente) significativa per la presenza di numerosi “consultori”, che offrono assistenza psicologica e alla famiglia. Ebbene, gli operatori di questi centri (perfettamente equiparabili a noi insegnanti dal punto di vista giuridico), dopo aver avuto molti guai nel recente passato, ogni volta che un loro utente espone dei fatti che potrebbero avere una qualche rilevanza penale lo segnalano immediatamente al direttore del centro, che fa una segnalazione alla procura.
In una di queste segnalazioni, poi arrivata in tribunale, il giudice ha appunto detto in udienza che se viene a sapere che un insegnante ha saputo qualcosa dallo studente e non l'ha segnalato viene immediatamente rinviato a giudizio anche l'insegnante.
Quindi la procedura corretta in questi casi è: l'insegnante viene a conoscenza di un fatto, lo riporta al DS, il DS fa una semplice segnalazione in procura che recita, più o meno, così: “Il Prof. Tizio ha saputo dalla studente Caio che sono avvenuti i seguenti fatti: ........”.
Come ho già detto ognuno fa quel che vuole, io che non voglio avere rogne se dovessi sapere notizie di questo tipo mi comporterei così
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Ire



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MessaggioOggetto: Re: Una sentenza dai risvolti critici   Mar Ott 28, 2014 1:00 pm


Ed è corretto così, udl.
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