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 Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi

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MessaggioOggetto: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Ven Nov 28, 2014 8:22 pm

http://www.orizzontescuola.it/news/clil-miur-ha-soldi-formare-solo-2700-docenti

Ma assumere il coraggio di prendere atto che non si può cavare vino dalle rape no? Solo gli idioti si intestardiscono a cercare di riempire un vascone usando un colapasta.
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 12:06 am

Quanto hai ragione Gian e il bello è che il MIUR con la circolare luglio 2014 ha stabilito le norme transitorie per l'attuazione della metodologia CLIL, per quest'anno 2014/15, nel triennio del Liceo Linguistico e nel quinto anno degli altri istituti superiori, senza provvedere prima a formare i docenti e abbassando gradualmente il livello di competenza linguistica richiesta dal livello C, al B2 fino al B1.
Non posso entrare nel dettaglio, ma ci sono scuole che grazie ai loro DS stanno cercando di attivare fantomatici CLIL, tanto per salvare la faccia agli occhi delle alte dirigenze e a discapito deli studenti ai quali verrebbero richieste competenze senza prima ricevere la dovuta formazione e preparazione. Altro che colapasta, ti garantisco che ci sono scuole dove si utilizza un piccolo colino e il vascone da riempire è enorme. Sono letteralmente disgustata!!
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 12:18 am

l'altro giorno, al collegio, la nostra DS ha fatto un intervento in proposito: da un lato ha presentato l'importanza della formazione e caldeggiato l'invito a aderire ai corsi di formazione che si attiveranno, per una prospettiva futura. Al tempo stesso credo che riconosca la serietà di non intraprendere formali procedure di attivazione del CLIL in sede di programmazione, ma al tempo stesso ha espresso in via ufficiosa un auspicio: cercate, se possibile, di attivare almeno un argomento, magari con in collaborazione con i docenti di inglese.
Non ha chiesto nulla, solo di valutare se ci sono le condizioni per fare un minimo.
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 12:23 am

Questa farsa la chiamano interdisciplinarità e ci sono DS che pretendono di attivarla con docenti che giustamente dichiarano di non possedere le competenze adeguate in quanto non sono stati formati e la metodologia CLIL, come ben sai, richiede formazione specifica
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 8:05 am

Infatti, per evitare che diventi la solita pagliacciata all'italiana, il CLIL va boicottato in assenza delle condizioni che lo rendono applicabile (formazione). Va boicottato dagli insegnanti delle quinte che devono dedicarsi a portare avanti le loro discipline usando il linguaggio di comunicazione più opportuno per le finalità didattiche, va boicottato dai commissari che devono ignorare il CLIL in sede di esame.
Da parte mia è inevitabile che faccia uso di termini o locuzioni inglesi perché fanno parte del linguaggio tecnico, ma dato che il mio inglese parlato fa schifo (pronuncia ad minchiam) mi limito sempre a scrivere i termini alla lavagna. Cosa ben diversa dal fare lezione in inglese. Ho già difficoltà a far apprendere argomenti ostici in italiano, figuriamoci quali risultati posso raggiungere facendolo in una lingua che non mi è familiare.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 11:32 am

Il CLIL è una bufala dalle fondamenta; si sostiene che ascoltando una lezione in lingua straniera vengono attivati meccanismi cognitivi tali da aumentare l'apprendimento degli argomenti della lezione.

E' una delle tante teorie fuffologiche della (pseudo)scienza dell'educazione; un'opinione di un sedicente scienziato dell'educazione, copiaincollata in un numero imprecisato di testi ma che non ha mai avuto un riscontro misurabile (e come potrebbe).

Nel 2010 un mio professore universitario (seconda laurea) ci chiese se volevamo metterci tutti (anche lui) alla prova con una lezione in inglese, acconsentimmo; lui parlava benino (per quello che vale il mio giudizio), io compresi quasi tutto, oggi non mi ricordo nemmeno quale fosse l'argomento di quella lezione; alla faccia dei meccanismi cognitivi attivati.

Se noi docenti facciamo così schifo in inglese, che dire dei nostri alunni ?
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 2:12 pm

Per me, invece, il CLIL è una buona idea. Però non va approcciato con spirito ideologico. Non necessariamente fare il CLIL signigica "insegnare in inglese e solo in inglese", anzi, tale approccio è molto riduttivo. Si possono fornire materiali in inglese. Si possono fare in inglese alcune parti di un argomento ed in italiano le altre. Si può dosare l'uso della lingua madre e della L2. Si possono vedere dei video in inglese. Ci sono vari livelli di immersione nella lingua che si possono sperimentare e tutti sono, a rigor di definizione, CLIL.

Personalmente devo dire che, dopo un iniziale rifiuto, la classe dove sto sperimentando il CLIL si trova abbastanza bene. Col passare del tempo hanno anche sempre meno difficoltà ad approcciare il materiale didattico in inglese, sia esso un testo o un filmato o un audio. Non posso neppure dire di aver rallentato il ritmo in maniera significativa o di aver tagliato argomenti.

Se dovessi tirare un bilancio a questo punto trarrei un bilancio positivo. Detto questo, accetto che quest'anno sia sperimentale e che non mi venga in tasca nulla. L'anno venturo se non mi incentivano in qualche maniera si attaccano al tram.
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 2:40 pm

Concordo con Lenar. Credo che il CLIL sia semplicemente una metodologia da usare insieme alle altre e non una materia a sè come vuole farla intendere il ministero.
Ho sempre proposto ai miei alunni di terza media l'Impressionismo in francese. Una lettura con domande di comprensione scritta, un video e delle attività orali di descrizione dei quadri. Lo faccio come insegnante di francese per applicare le conoscenze linguistiche a un argomento di cultura-civiltà.
Se fatto così, come abbiamo fatto DA SEMPRE noi docenti di lingue straniere, è un'opportunità.
Si può fare anche al contrario, per esempio un'insegnante di arte può far vedere dei video in francese sull'Impressionismo o dare da studiare il movimento su un testo in francese. La sua interrogazione, però, sarà in italiano e valuterà i contenuti artistici così come la mia sarà in francese e valuterà le competenze linguistiche.
Fatto alla carlona insegnando tutta una materia sempre e solo in lingua da parte di un insegnante che non ha la padronanza linguistica necessaria o da un insegnante che parla perfettamente la lingua straniera ma non conosce l'argomento nè la didattica dell'argomento, non porta da nessuna parte!
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 3:35 pm

Io insegno fisica e ho deciso, insieme alla collega di inglese, a livello assolutamente ufficioso, di far leggere ai ragazzi in lingua originale un racconto di fantascienza (e abbastanza poco noto da sperare ragionevolmente che non si trovi subito la traduzione in italiano scaricabile da internet, almeno io non l'ho vista) che è basato sull'interpretazione fantasiosa di fenomeni fisici realmente studiati nel mio programma, per poi far fare loro una verifica mista in cui dovranno rispondere in inglese SIA a domande sull'analisi del testo SIA a domande sui fenomeni fisici.

Ma infatti ci siamo guardati bene dal chiamare tale attività "CLIL", visto che non lo è...  : )
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 3:58 pm

Scusate, ma se la mettiamo in questi termini, da insegnante di scienze agrarie, il CLIL l'ho adottato per ben 20 anni a partire dall'inizio degli anni novanta. Con una piccola differenza: invece dell'inglese, come lingua di supporto, ho sempre usato il sardo. Perché nel mio contesto tematico e operativo, il sardo è più funzionale dell'inglese. Evito di fare riferimenti pratici perché potrei scrivere un trattato in proposito.
Solo un piccolo esempio. Se tratto dei metodi di raccolta dell'olivo e voglio far capire in cosa consiste la "brucatura", in una scuola del Medio Campidano mi basta usare un termine banalissimo: "spibirai". Apprendere il concetto di brucatura, la cui formulazione verbale e la cui acquisizione concettuale richiedono pochi secondi per il 99% dei ragazzi che frequentano un istituto agrario nel Medio Campidano, richiede 10 minuti di fuffa prosaica in italiano e un'ora (se non ci si mette la legge di Murphy in mezzo) di maldestri e patetici tentativi di comunicazione in inglisc.
Ritorniamo a monte: qual è l'obiettivo primario del CLIL? L'apprendimento di un contenuto o l'acquisizione delle competenze in un contenuto in altra lingua? Se l'obiettivo primario è il primo ritengo che sia il docente a valutare la seconda lingua più opportuna in cui adottare il CLIL, comprese le lingue "minori" e i cosiddetti dialetti e, non ultimo, l'italiano regionale. Se invece l'obiettivo primario è il secondo, allora esigo 1) di essere formato sulla lingua imposta 2) di essere formato sulla metodologia CLIL.
Nel punto 1 ho solo una competenza elementare e solo nell'inglese scritto (per quanto in possesso di un attestato "Intermediate"). Ho seguito due corsi a metà anni novanta presso una scuola d'inglese qualificata, ma sono passati 20 anni e non ho più avuto occasione di coltivare e migliorare il mio inglese orale. Nell'arco degli ultimi 10 anni ho avuto spesso modo di comunicare con altre persone in forma scritta e usando un inglese informale, ma è da emeriti imbecilli pretendere che possa applicarlo in un processo didattico. Mi rifiuto a priori di fare violenza alla mia intelligenza e all'intelligenza dei miei discenti.
Nel punto 2 non ho alcuna competenza, a parte quella che ho acquisito da autodidatta con la mia esperienza quotidiana. Ben poco per pretendere di applicarla in modo autoreferenziale in una metodologia che dovrebbe adottare determinati standard.

Quindi, prendendo atto di quello che Lenar e Valerie dicono, non metto in discussione la validità del CLIL, ma ribadisco l'opportunità di non applicare una metodologia in assenza degli strumenti e delle competenze e, comunque, secondo determinati standard. Una Ferrari Testarossa è una signora macchina che ti permette di fare tanta strada in breve tempo, ma anche avendola a disposizione non la userei, domani, per fare 30 km di una strada di penetrazione forestale su manto sterrato e dissestato per vedere se questi dannati ovoli si decidono finalmente a spuntare, mannaggia a questo clima del cacchio.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 4:28 pm

Io lo sto facendo in quinta, perché l'inglese lo so (ma non sono certificato), il materiale ce l'ho, la normativa lo impone. Mi guarderei bene dal farlo se non ne fossi in grado e penso che siamo un paese davvero disgraziato, con una classe dirigente penosa, se non sono riusciti in 5 anni a formare i docenti e a non vere nemmeno i soldi per farlo. Se decidi che si deve fare, trova i soldi, se non ci sono i soldi, rinuncia a farlo. Troppo banale, vero?

Faccio lezione in inglese anche quando ho ragazzi stranieri del nord europa che vengono a fare un anno di scuola da noi, almeno nei primi tempi, quando ancora non sanno l'italiano (l'inglese invece è fluentissimo).

Ai miei alunni in genere piace sentire la lezione in inglese, la curiosità ha il sopravvento.

Non sono ancora riuscito a comprendere che cosa possa mai contenere un corso di metodologia CLIL che non sia valido anche per la didattica in lingua madre. Certo, devo curare in modo particolare l'acquisizione del lessico, cosa a cui dedicherei meno tempo in italiano. Ma oltre quello, che differenza c'è? Davvero non riesco a capire il bisogno, dopo la certificazione linguistica, di seguire pure un corso metodologico di centinaia di ore. E la perplessità mi rimane dopo averne seguito uno di una ventina di ore presso un centro linguistico.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 4:52 pm

gian ha scritto:
Scusate, ma se la mettiamo in questi termini, da insegnante di scienze agrarie, il CLIL l'ho adottato per ben 20 anni

In questo punto ho cominciato ad intuire dove saresti andato a parare

a partire dall'inizio degli anni novanta. Con una piccola differenza: invece dell'inglese,

Qui ho cominciato a sorridere

come lingua di supporto, ho sempre usato il sardo.

E qui mi sono rotolato

Perché nel mio contesto tematico e operativo, il sardo è più funzionale dell'inglese.

Comunque il CLIL va fatto in Lultima; di solito L1 è l'italiano ed L2 è l'inglese, in sardegna (almeno nelle campagne) L1 è il sardo, L2 l'italiano e l'inglese è L3.

Per attivare i processi cognitivi superiori (come si dice ? Estiquazzi ?) bisogna immergersi nel linguaggio meno familiare.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 4:53 pm

mac67 ha scritto:
Io lo sto facendo in quinta, perché l'inglese lo so (ma non sono certificato), .
Io sono certificato ma non lo so; in due ne facciamo uno buono.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 4:57 pm

mac67 ha scritto:
Se decidi che si deve fare, trova i soldi, se non ci sono i soldi, rinuncia a farlo. Troppo banale, vero?.
E la creatività italiana dove sta ?
Così si comporterebbero i tedeschi .... gente noiosa.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 5:37 pm

avidodinformazioni ha scritto:
mac67 ha scritto:
Io lo sto facendo in quinta, perché l'inglese lo so (ma non sono certificato), .
Io sono certificato ma non lo so; in due ne facciamo uno buono.

Beh, se sei riuscito a ottenere il certificato, ne devi sapere un po'.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 7:34 pm

Si, un po si; in lettura sono bravo, a parlare mi faccio capire, per il resto ci provo.

Io ho un IELTS 6 o 6.5 non ricordo, comunque equivalente ad un B2, la cosa che ho trovato incredibile è che per la lettura fosse altamente sconsigliabile leggere il testo; bisognava fare lo skim and scan; pazzesco non leggere per dimostrare di saper leggere.

Acqua passata.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 8:25 pm

mac67 ha scritto:
Io lo sto facendo in quinta, perché l'inglese lo so (ma non sono certificato), il materiale ce l'ho, la normativa lo impone. Mi guarderei bene dal farlo se non ne fossi in grado e penso che siamo un paese davvero disgraziato, con una classe dirigente penosa, se non sono riusciti in 5 anni a formare i docenti e a non vere nemmeno i soldi per farlo. Se decidi che si deve fare, trova i soldi, se non ci sono i soldi, rinuncia a farlo. Troppo banale, vero?

No, non è banale. Al tuo posto farei anch'io così. Ma la mia conoscenza dell'inglese non è tale da permettermi il lusso di fare il docente. L'inglese scritto lo uso spesso per interloquire via mail con entomologi di altri paesi o con studenti o amatoriali dell'entomologia che mi contattano attraverso il mio sito. Oppure occasionalmente in forum di siti tematici attinenti a Linux e al software libero. E' un inglese informale, sicuramente pieno di strafalcioni, a parte la terminologia specifica, ma sufficiente a permettere di capirci reciprocamente e pervenire all'obiettivo finale.
Nell'inglese parlato è tutto un altro paio di maniche: per capire ho bisogno che il mio interlocutore usi un linguaggio abbastanza elementare e parli lentamente e mi esprimo in modo stentato e con una pronuncia degna delle gag più esilaranti di Totò e De Filippo.
A metà degli anni 90 ho seguito due corsi presso l'Anglo American Centre di Cagliari (partendo da zero perché a scuola ho studiato il francese) e ho conseguito rispettivamente un livello B/elementary e B/pre-intermediate. In altri termini ho una certificazione A2, addirittura inferiore a quella minima attualmente richiesta in calcio d'angolo per adottare il CLIL. Quel poco d'inglese che avevo imparato 20 anni fa l'ho praticamente perso perché non ho mai avuto modo di coltivarlo e migliorarlo, a parte l'inglese scritto, che resta comunque piuttosto informale.

In definitiva ho la dignità di affermare che non conosco l'inglese e di non avere la competenza, né linguistica né metodologica per applicare il CLIL nella mia professione. Perché la mia professione, come previsto dal contratto che inizialmente ho sottoscritto con lo Stato, mi impone l'obiettivo primario di far apprendere le scienze naturali o le scienze agrarie prima delle scienze veicolate attraverso l'inglese. Vent'anni fa, in largo anticipo sui voli pindarici di ministri e primi ministri, mi sono adoperato per migliorare la mia competenza, anche se non rischiesto. Ma lo Stato non lo riteneva utile e se avessi adottato qualcosa di assimilabile al CLIL avrei violato il codice deontologico dell'epoca, perché non prevedeva l'uso della seconda lingua per migliorare l'apprendimento. Anzi, nella metodologia didattica avrei introdotto un ostacolo linguistico al processo di apprendimento.

Se, a distanza di 20 anni lo Stato ha cambiato idea, deve darmi la possibilità di convertire o integrare la mia competenza. Deve perciò permettermi di ri-formare la mia competenza linguistica e la mia competenza metodologica. Anzi, su quest'ultima, potrei anche farne a meno della formazione e adottare un approccio autodidattico. Sono disponibile a seguire un percorso formativo, ma deve essere il mio datore di lavoro a sobbarcarsi l'onere finanziario, dal momento che questa competenza non è richiesta dai miei bisogni personali ma dai bisogni della scuola. Lo Stato non ha i soldi per formarmi? Be', che si attacchi al tram, oppure mi licenzi.

D'altra parte, se i nostri governanti hanno la mente meno ottusa di quello che lasciano percepire, potrebbero approfittare di un contesto per colmare almeno in parte una lacuna del corpo docente italiota. L'anno prossimo saranno immessi in ruolo X docenti di lingue. Molti di loro finiranno nel famigerato "organico funzionale", presumibilmente a fare i tappabuchi per le supplenze o chissà per cosa. Ebbene, perché non utilizzarli esclusivamente per fare formazione linguistica ai loro colleghi? Perché non impiegarli in un processo di formazione autogestita sulla metodologia CLIL, dal momento che la maggior parte dei colleghi di lingue hanno già una competenza in questa metodologia? Perché fare a meno di queste risorse interne destinandoli a compiti meno produttivi?
Si prenderebbero tre piccioni con una fava:
1) si potenzierebbe il know how linguistico e metodologico del corpo docente attraverso una rete capillare
2) si avrebbe una migliore allocazione delle risorse umane rendendo più razionale l'applicazione del concetto di organico funzionale
3) si risparmierebbero dobloni da riversare all'esterno del mondo della scuola per foraggiare sedicenti esperti, centri di formazione e sofisticate piattaforme digitali di i-lening (<-- storpiatura di e-learning, nel caso non si fosse capito)
Anche questo è "investimento" e "spending review", anche se di basso profilo. Ma io sono solo un vecchio insegnante ottuso, purtroppo non ho la mente creativa, brillante e innovativa di un parlamentare, di un ministro o di un tecnoburocrate del ministero.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 9:14 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Comunque il CLIL va fatto in Lultima; di solito L1 è l'italiano ed L2 è l'inglese, in sardegna (almeno nelle campagne) L1 è il sardo, L2 l'italiano e l'inglese è L3.
Anche se siamo OT, vorrei illuminarti su un aspetto. Contrariamente a tante altre regioni, la realtà linguistica in Sardegna ha una particolare specificità. Tolta qualche piccola realtà circoscritta, il sardo non esiste come lingua madre. E nella maggior parte dei luoghi pubblici (uffici, esercizi pubblici, scuola, ecc.), quando ci si rivolge in modo più o meno formale, si usa l'italiano. Anche perché il sardo "ortodosso" è una lingua in via di estinzione.
Perché il sardo è sempre stato, storicamente, una lingua di sostrato. La lingua più diffusa in Sardegna è l'italiano regionale. Un italiano informale ricco di strutture sintattiche e di intercalari lessicali scaturiti dalla sovrapposizione strutturale di una lingua esterna introdotta nell'arco di circa due secoli in una struttura sociale in cui per secoli vigeva un bilinguismo funzionale, basato sul sardo di sostrato a livello orale e sullo spagnolo a livello formale.
Nella nostra parlata comune (almeno nella Sardegna meridionale), non diciamo "Ajò a su zilleri, ca ti cumbidu una birra" e non diciamo "Orsù, andiamo al bar perché ti offro una birra". Diciamo "ajò al bar che ti invito una birra". A scuola, non si dice "ho la nausea", si dice "ho brutta voglia", non si dice "è possibile rimandare la verifica?", si dice "fa a spostare il compito?". E così via. In altri termini, nelle frasi più comuni tendiamo ad usare la struttura sintattica del sardo usando - spesso anche a sproposito - i termini in italiano. Magari trasformando in transitivo un verbo intransitivo o viceversa.
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 9:20 pm

Ma è meraviglioso Gian!
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paniscus_2.0



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 10:06 pm

No, io invece non sono assolutamente d'accordo con chi afferma di essersi preso ugualmente la responsabilità di fare l'attività CLIL formalizzata, senza averne i titoli, solo perché "tanto l'inglese lo so", e "la normativa lo impone".

Al contrario, non è affatto vero che la normativa imponga di farlo LO STESSO anche se non si hanno i titoli: anzi, la cosa è potenzialmente irregolare sul piano giuridico, e potrebbe rappresentare un comodissimo appiglio per vincere un ricorso da parte di utenti polemici e agguerriti (anche se magari la vera motivazione del ricorso è tutt'altra, come al solito).

E oltretutto, lo trovo anche controproducente sul piano sindacale, perché diventa l'ennesima occasione per NON concedere risorse per fare le cose, "perché tanto ci sarà sempre il missionario che lo fa sottobanco per volontariato, anche senza che ce ne siano le condizioni".

Io l'inglese lo so (pur non avendo nessuna certificazione), il materiale ce l'ho, e qualche volta lo uso, quando ritengo che sia utile e opportuno: ma appunto la considero una normale variabile libera delle scelte di programmazione individuali all'interno della singola materia, NON CERTO un'attività di CLIL deliberata dal consiglio di classe. Qualche volta lo faccio, ma non mi sogno di chiamarlo CLIL, e tantomeno di far scrivere sui documenti ufficiali che io sono quella che fa l'attività CLIL in quella classe, e che la mia materia sia stata svolta con modalità CLIL...
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 10:13 pm

Valerie ha scritto:
Ma è meraviglioso Gian!
Ehm... cosa?
Nella mia logorrea da tastiera sparo parecchie caxxate, vorrei capire a quale caxxata ti riferisci :-D
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 11:43 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
No, io invece non sono assolutamente d'accordo con chi afferma di essersi preso ugualmente la responsabilità di fare l'attività CLIL formalizzata, senza averne i titoli, solo perché "tanto l'inglese lo so", e "la normativa lo impone".

Al contrario, non è affatto vero che la normativa imponga di farlo LO STESSO anche se non si hanno i titoli: anzi, la cosa è potenzialmente irregolare sul piano giuridico, e potrebbe rappresentare un comodissimo appiglio per vincere un ricorso da parte di utenti polemici e agguerriti (anche se magari la vera motivazione del ricorso è tutt'altra, come al solito).

Alla luce della circolare (o come si chiama) del 25 Luglio scorso, direi proprio di no.
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 11:53 pm

gian ha scritto:
Valerie ha scritto:
Ma è meraviglioso Gian!
Ehm... cosa?
Nella mia logorrea da tastiera sparo parecchie caxxate, vorrei capire a quale caxxata ti riferisci :-D
Immagino alla "vitalità" della lingua sarda; una lingua viva si evolve, il sardo a quanto pare si sta ibridando, il che vuol dire che è vivissima (tanto da trombare con le lingue straniere).

Cattiveria gratuita: il latino è sempre lo stesso da 1500 anni a questa parte vero ?
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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Sab Nov 29, 2014 11:55 pm

mac67 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:
No, io invece non sono assolutamente d'accordo con chi afferma di essersi preso ugualmente la responsabilità di fare l'attività CLIL formalizzata, senza averne i titoli, solo perché "tanto l'inglese lo so", e "la normativa lo impone".

Al contrario, non è affatto vero che la normativa imponga di farlo LO STESSO anche se non si hanno i titoli: anzi, la cosa è potenzialmente irregolare sul piano giuridico, e potrebbe rappresentare un comodissimo appiglio per vincere un ricorso da parte di utenti polemici e agguerriti (anche se magari la vera motivazione del ricorso è tutt'altra, come al solito).

Alla luce della circolare (o come si chiama) del 25 Luglio scorso, direi proprio di no.
Al calore della circolare suddetta.

Sono bastardo dentro.
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russele



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MessaggioOggetto: Re: Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi   Dom Nov 30, 2014 12:20 am

Da docente di lingua inglese non condivido il concetto di clil così come imposto dal miur. Temo che questi corsi di certificazione si rivelino poi il disastro che hanno prodotto alla primaria. Con tutto rispetto per le maestre, alcune di loro fanno danni che poi da riparare non sono una cretinata. Ma vi sembra normale che basti una certificazione pari alla terza media/ prima liceo per parlare fluentemente?? Per sostenere un'intero corso! Talvolta con alunni che ne sanno di più ma anche di meno..Non nascondiamoci, a conoscenza delle lingue siamo giá un disastro!! Allora alziamo il livello della certificazione per il docente, potenziamo l'insegnamento delle lingue e poi parliamone.
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Siamo alle solite: nozze con i fichi secchi
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