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 un amico, giorni fa

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ufo polemico



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MessaggioOggetto: un amico, giorni fa   Lun Dic 22, 2014 6:41 am

Promemoria primo messaggio :

"eh, sì, mio figlio ha appena ricevuto la sua prima pagella di trimestre delle medie... ma tanto lo studio a cosa serve? E' inutile! E' tutto nozionismo, a cosa serve imparare le città? E poi, quel 5 in geografia spuntato all'improvviso, non si sa da dove... Quanto ci è rimasto male! Ma chissà quella professoressa..."
Si tratta di persona laureata con lode e con un buono stipendio, una persona buona e generosa, ma a volte incline al luogo comune.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 12:33 am

avidodinformazioni ha scritto:


La cultura non paga ? Non paga sempre, non paga tantissimo (se di acculturati ce n'è molti) e non paga qualsiasi cultura, ma certamente l'ignoranza e la stupidità pagano ancora peggio.

Viva la cultura, viva l'intelligenza, viva lo studio.

Solo qualche controdeduzione che, così a occhio, mi viene da dire che qualcuno potrebbe avanzarti.

Qualcuno potrebbe obiettare che uno ignorante, comunque, non avrebbe contezza della propria malcapitata situazione e, magari, potrebbe essere più felice dell'acculturato.

Inoltre l'ignorante scaltro potrebbe avere molto più successo del dottore onesto. Per verificarlo basta vedere quanti scaltri ignoranti cavalcano ed hanno cavalcato la cresta dell'onda. Se proprio non vogliamo osservare il panorama da basso impero che ci circonda, ricordiamo semplicemente che il Conte di Cavour aveva due figli, uno studioso ed uno scapestrato... indovina chi era Camillo.

Infine non è detto che la cultura che serve venga dalla scuola. Un buon piastrellista guadagna riccamente anche se, magari, ha solo la terza media. Se si misura la cultura col metro dell'utile forse uno stage presso un buon artigiano potrebbe rivelarsi più utile di un corso universitario.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 1:00 am

Legge della domanda e dell'offerta, di presidenti della repubblica ne serve solo uno se tutti gli italiani vanno a scuola di presidenza della repubblica tranne uno che va a scuola di raccolta letame, avremo due persone ricche in tutta Italia: il presidente e il raccoglitore di letame, e quest'ultimo in misura maggiore perchè il presidente si sarà svenduto.
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 8:16 am

Avido, la tua analisi mi convince poco e a mio avviso manca di profondità e di dati aggiornati, al di là dell'interessante e singolare percorso di vita personale. Innanzitutto anche le mitiche "università del fare" non garantiscono più un bel nulla, almeno ora che c'è la crisi - che prima o poi dovremmo iniziare a chiamare in altro modo, visto che non è più una metamorfosi transitoria, ma una condizione permanente. Neanche le cosiddette "lauree forti" come ingegneria e chimica, permettono di coltivare il sogno di un orizzonte lavorativo certo sul territorio, in un quadro in cui l'Italia sta subendo un rapido processo di de-industrializzazione, accelerato anche da alcuni geni che siedono nel parlamento nazionale e soprattutto in quello Europeo, dove si promuovono politiche economiche suicide a livello continentale.
Poi mi dirai che se sei davvero particolarmente dotato, oppure se decidi di andare all'estero, un lavoro lo trovi sempre; ma è una considerazione che non riguarda la gran massa dei laureati, quelli bravi, ma magari non sufficientemente geniali o fortunati, oppure quelli che non vogliono/possono trasferirsi all'estero.
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chicca70



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 9:40 am

Forse, a causa della mia età, ho iniziato a lavorare in tempi piu felici di questi ma non sono pessimista riguardo a nessun tipo di laurea. Il problema non è la laurea ma il tipo di specializzazione ed il carattere del laureato. Io mi sono laureata in lettere ed ho conseguito poi una specializzazione in archeologia. Come l'ingegnere Avido non ho fatto un giorno di disoccupazione. Ovviamente non mi hanno assunta come ricercatore universitario a tempo indeterminato: ho lavorato per una cooperativa. Ma era comunque il lavoro per il quale avevo studiato. Lavorando ho frequentato la ssis, passando le notti sui libri. Poi mi sono iscritta nelle graduatorie permanenti ed ho cominciato ad insegnare, abbandonando l'archeologia. Ora sono al terzo anno di ruolo. Altri colleghi di università avevano il sogno di diventare scrittori, artisti, docenti universitari ed hanno puntato tutto sulle loro ambizioni. Alcuni di loro si trovano tuttora con il fondoschiena a terra. Tutte le ambizioni sono legittime ma occorre preparare anche un piano B. E, per far questo, occorre studiare ( specializzazioni, abilitazioni etc). La laurea da sola non garantisce nulla, soprattutto a chi si sente già arrivato. Al contrario, anche una laurea "debole" può garantirti un lavoro se associata ad una preparazione specialistica
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geo&geo



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 11:36 am

ufo polemico ha scritto:
(...) Oggi non so se, quando sarà il tempo, consiglierei ai miei figli di iscriversi all'Università, ad esempio. Per cosa? Per ritrovarsi nella guazza di cui sopra come i diplomati, anzi peggio di loro, solo con cinque o dieci anni di ritardo? Per farli studiare, quando oggi si deve "imparare ad imparare" per un "long life learning", cioè imparare a diventare saldatori a cinquant'anni, dopo aver fatto i grafici o i contabili o i pony express o gli "impiegati di concetto", e adattarsi al prossimo mini-job?
Ti piace studiare? Lo devi fare solo perché ti piace farlo. L'ascensore sociale è guasto e lo studio non rappresenta più la monetina per riattivarlo. Oggi laurearsi non garantisce un lavoro, come prendere i voti per fare il curato non garantisce due pasti al giorno. (...)

Dati ISTAT (letti oggi qua: http://www.orizzontescuola.it/news/istat-listruzione-e-formazione-nel-2014)

"Per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro, nel 2011, lavora il 48,8 per cento dei diplomati del 2007; in misura maggiore i diplomati degli istituti professionali (69,5 per cento) e tecnici (60,1 per cento); gli uomini (54,7 per cento) più delle donne (43,0 per cento).
Migliore la situazione per i laureati: nel 2011, dopo circa quattro anni dal conseguimento del titolo lavora il 69,3 per cento dei laureati dei corsi triennali e il 74,5 per cento di quelli dei corsi lunghi. Fra gli addottorati nel 2004 e nel 2006 la quota di coloro che, nel 2009, ha un lavoro supera il 92 per cento."

Sembrerebbe che comunque per i laureati la situazione sia migliore che per i diplomati.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 12:51 pm

geo&geo ha scritto:
ufo polemico ha scritto:
(...) Oggi non so se, quando sarà il tempo, consiglierei ai miei figli di iscriversi all'Università, ad esempio. Per cosa? Per ritrovarsi nella guazza di cui sopra come i diplomati, anzi peggio di loro, solo con cinque o dieci anni di ritardo? Per farli studiare, quando oggi si deve "imparare ad imparare" per un "long life learning", cioè imparare a diventare saldatori a cinquant'anni, dopo aver fatto i grafici o i contabili o i pony express o gli "impiegati di concetto", e adattarsi al prossimo mini-job?
Ti piace studiare? Lo devi fare solo perché ti piace farlo. L'ascensore sociale è guasto e lo studio non rappresenta più la monetina per riattivarlo. Oggi laurearsi non garantisce un lavoro, come prendere i voti per fare il curato non garantisce due pasti al giorno. (...)

Dati ISTAT (letti oggi qua: http://www.orizzontescuola.it/news/istat-listruzione-e-formazione-nel-2014)

"Per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro, nel 2011, lavora il 48,8 per cento dei diplomati del 2007; in misura maggiore i diplomati degli istituti professionali (69,5 per cento) e tecnici (60,1 per cento); gli uomini (54,7 per cento) più delle donne (43,0 per cento).
Migliore la situazione per i laureati: nel 2011, dopo circa quattro anni dal conseguimento del titolo lavora il 69,3 per cento dei laureati dei corsi triennali e il 74,5 per cento di quelli dei corsi lunghi. Fra gli addottorati nel 2004 e nel 2006 la quota di coloro che, nel 2009, ha un lavoro supera il 92 per cento."

Sembrerebbe che comunque per i laureati la situazione sia migliore che per i diplomati.
Non dimentichiamo che un laureato è un diplomato.
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 12:59 pm

E' una statistica farlocca: nel 2011 i diplomati del 2007 avrebbero avuto una età di circa 23 anni, mentre i laureati del 2007 un'età di circa 27-32 anni, con media intorno ai 29. Tenuto conto dei tassi di disoccupazione per fasce di età non mi sembra che ci sia questa differenza; inoltre nel 2011 non era ancora iniziata la seconda fase della crisi, quella più dura. Sarebbe più interessante invece vedere quanto guadagna in media un laureato a 35 anni e un diplomato alla stessa età (ovviamente in settori quanto meno affini), quali sono le percentuali di disoccupazione e anche quelle di sotto-occupazione.
Detto questo sarei quanto meno stupito se in media un laureato avesse prospettive lavorative peggiori di un diplomato, dopo essersi sacrificato per almeno altri quattro anni di studio in più.
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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 1:26 pm

Ripeto il concetto: dopo che prendi il dottorato di ricerca, se vuoi, puoi fingerti analfabeta; il viceversa è impossibile.
Perchè mai un laureato dovrebbe avere maggiori difficoltà nel trovare lavoro se non perchè s'incaponisce a cercarlo adatto ai suoi studi, sebbene non ci sia ?
Se avesse concordato i suoi studi con la società, potrei capire le sue pretese, ma se non lo ha fatto no.

Poi ci lamentiamo delle facoltà universitarie a numero chiuso.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 2:20 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Ripeto il concetto: dopo che prendi il dottorato di ricerca, se vuoi, puoi fingerti analfabeta; il viceversa è impossibile.
Perchè mai un laureato dovrebbe avere maggiori difficoltà nel trovare lavoro se non perchè s'incaponisce a cercarlo adatto ai suoi studi, sebbene non ci sia ?
Se avesse concordato i suoi studi con la società, potrei capire le sue pretese, ma se non lo ha fatto no.

Poi ci lamentiamo delle facoltà universitarie a numero chiuso.

In realtà, IMHO, qui tu tocchi un punto saliente della questione. Stante la situazione attuale, per come la vedo io, il numero chiuso dovrebbe essere imposto a tutte le facoltà universitarie (si, anche ad ingegneria... è piena l'aria di ingegneri a spasso o usati per fare il lavoro di un perito). D'altra parte il numero chiuso ha dimostrato di funzionare benissimo per Medicina. Medicina, negli anni '90, dal punto di vista lavorativo, era una delle facoltà meno appetibili. Ricordo statistiche che parlavano di tassi di disoccupazione attorno al 60% per i neo medici. Con l'introduzione del numero chiuso la situazione è gradatamente migliorata e oggi il Dottore è ancora il Dottore con la "D" più che maiuscola. Non a caso oggi Medicina attira i migliori studenti e non a caso, pur di entrarci, anche ragazzi diplomatisi con ottime valutazioni trascorrono l'estate post-maturità sui libri a prepararsi per il test. Perché ci tengono. Perché essere medici da soldi e prestigio. Perché essere ammessi a Medicina è un vanto riservato a pochi, generalmente ai migliori.

Personalmente sono un grande fan del numero chiuso. Anche per quanto riguarda l'accesso ai corsi per ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Personalmente ritengo molto più giusto, conveniente e corretto filtrare gli aspiranti in ingresso piuttosto che lasciar laureare/abilitare una pletora di persone quando si sa benissimo che non c'è posto per tutti.

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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 2:58 pm

Lenar ha scritto:
si, anche ad ingegneria... è piena l'aria di ingegneri a spasso o usati per fare il lavoro di un perito
Il fatto è che i periti di oggi sono quello che sono, almeno la triennale ci vuole per fare un perito degli anni 70.
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Paolo Santaniello



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 3:07 pm

Non sempre chi è andato a scuola ha un vantaggio su chi è rimasto ignorante.
Perchè per studiare ha perso un sacco di tempo che magari l'altro intanto ha usato in un altro modo, per esempio ha imparato a rubare.
Se il successo si misura da quanto guadagna un uomo, è meglio essere mafiosi che laureati.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 4:08 pm

avidodinformazioni ha scritto:
Lenar ha scritto:
si, anche ad ingegneria... è piena l'aria di ingegneri a spasso o usati per fare il lavoro di un perito
Il fatto è che i periti di oggi sono quello che sono, almeno la triennale ci vuole per fare un perito degli anni 70.

Da insegnante dell'ITIS debbo dire "triste verità".
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 4:13 pm

Paolo Santaniello ha scritto:

Se il successo si misura da quanto guadagna un uomo, è meglio essere mafiosi che laureati.

Anche in questo caso mi verrebbe da dire "triste verità"... mi trattengo solo perché si parla di mafia. Sostituirei alla parola "mafioso" (che, per altro, è abbastanza generica ed abbraccia tanto il picciotto dal coltello facile che gestisce la piazza di spaccio quanto l'avvocato tributarista che si occupa di ripulire il grano) con l'espressione "scaltro opportunista con agganci politici".

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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: un amico, giorni fa   Ven Dic 26, 2014 8:17 pm

Paolo Santaniello ha scritto:
Non sempre chi è andato a scuola ha un vantaggio su chi è rimasto ignorante.
Perchè per studiare ha perso un sacco di tempo che magari l'altro intanto ha usato in un altro modo, per esempio ha imparato a rubare.
Se il successo si misura da quanto guadagna un uomo, è meglio essere mafiosi che laureati.
Il successo si misura da quanto è felice un uomo; i soldi sono indispensabili in modica quantità, poi ci vuole altro; non è poesia, non sarebbe da me, è verità assoluta, evidente di per sè; oserei dire assiomatica.
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un amico, giorni fa
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