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 concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"

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francika



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MessaggioOggetto: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 15:52

Ad anno scolastico avviato ricordo la nuova ambiziosa iniziativa per portare l'adozione in classe.
Nasce il concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola" per la scuola dell'infanzia, primaria e secondaria, pensato per avvicinare un numero sempre maggiore di persone ad una corretta conoscenza dell’essere famiglia adottiva.
Partecipare è semplice e sono in palio interessanti premi.


Venite sul sito a leggere il bando
L'adozione fra i banchi di scuola
ed aiutateci a farlo conoscere nelle vostre scuole!
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 16:20

"La tematica dell’adozione ben si inserisce nella programmazione didattica in quanto frequentemente si parla di nascita e di famiglia in ambiti e discipline differenti."

Devo essere ottuso perchè non vedo proprio in quali discipline si parli di nascita se non in scienze ed eventualmente in italiano (letteratura).
Certo in geografia si dice che il Po nasce sul Monviso ecc ma non credo che questo aiuti a parlare di adozioni.

In ogni caso non capisco che senso abbia parlare di adozioni a scuola nè perchè (novità di questi giorni) i bambini/ragazzi adottati debbano essere in qualche modo favoriti.

I bambini adottati si dividono in due categorie: quelli che parlano italiano e che secondo me non necessitano di alcun intervento e quelli che non lo parlano e che necessitano di intervento linguistico per nulla diverso da quello previsto per gli "immigrati non parlanti".

Certamente i bimbi adottati potrebbero avere un trascorso preadottivo critico, ma anche in questo caso sarebbero BES nè più nè meno di qualsiasi bambino non adottato con lo stesso percorso (ad esempio violenze o carenze affettive).

Stiamo diventando iperprotettivi e stiamo distruggendo le capacità di reazione dei nostri ragazzi; stiamo crescendo una generazione di "privi di spina dorsale".

Se l'intento è promuovere l'adozione si ricordi che non mancano i potenziali genitori adottivi ma i bambini da adottare.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 18:55

Ma roba da matti, in questo modo non si promuove la percezione consapevole di una nuova diversità?
Ci sono molti ragazzi adottati che vivono quotidianamente e senza alcun condizionamento il loro status di adottati. E tanto meno ne sono condizionati i loro coetanei. Un concorso del genere, invece, fa acquisire la consapevolezza, sia per loro sia per i loro coetanei, che in quanto adottati sono "diversi".

Le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 22:19

Perdonatemi ma personalmente, prima di trarre conclusioni, mi assicuro sempre di essere ben informata rispetto a ciò che dico.
Nella scuola primaria, nel momento in cui, in Scienze o in Storia, si parla di nascita è doveroso affrontare anche la nascita adottiva, creando i presupposti perché l’alunno figlio adottivo, se lo desidera, possa condividere la sua esperienza con i compagni. Ma perché non parlarne comunque? Favorire la conoscenza di questo differente e ricco percorso familiare significa riflettere sui valori dell’accoglienza e dell’accettazione del “diverso” che nell’adozione sono espressi nella loro forma più alta.


Le linee guida da poco pubblicate dal MIUR sono frutto della collaborazione di tecnici e famiglie adottive e danno indicazioni concrete non per favorire i figli adottivi ma per salvaguardare il diritto allo studio di questi alunni. Non si tratta di iperprotezione ma di sottolineare la specificità di bambini che portano con sé, per tutta la loro vita, la ferita dell'abbandono e una prima infanzia non certo comune.

Se di adozione non si parla si finisce per alimentare stereotipi e pregiudizi che non rispondono ovviamente alla realtà e che di certo non migliorano la scarsa cultura dell'adozione che c'è nella nostra società.

Una veloce e sommaria lettura del sito Italiaadozioni potrebbe essere d'aiuto ma cercando liberamente dal motore di ricerca a voi preferito poteste trovare molte informazioni su questa tematica.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 22:49

francika ha scritto:
nel momento in cui, in Scienze o in Storia, si parla di nascita è doveroso affrontare anche la nascita adottiva,

La nascita adottiva non esiste, esiste l'adozione che è un atto legale; in storia non credo si parli di nascita, se non dicendo che tale personaggio è nato il ... e morto il ... giusto per inquadrarlo nel suo tempo.

In scienze si parla di riproduzione, che porta ovviamente alla nascita; fatto che l'adottato ha sperimentato su di se, ma non il giorno dell'adozione.


Favorire la conoscenza di questo differente e ricco percorso familiare significa riflettere sui valori dell’accoglienza e dell’accettazione del “diverso” che nell’adozione sono espressi nella loro forma più alta.

Mi sfugge cos'abbia di diverso un bambino adottato; io in linea di principio potrei essere adottato; una volta i genitori adottivi tendevano a nasconderlo; come dovrei accorgermi di esserlo o non esserlo ? Quante mani hanno i bambini adottati ? Perchè io ne ho 2 !

per salvaguardare il diritto allo studio di questi alunni. ... Non si tratta di iperprotezione ma di sottolineare la specificità di bambini che portano con sé, per tutta la loro vita, la ferita dell'abbandono e una prima infanzia non certo comune.

Chi lo mette in dubbio ? Chi vorrebbe privare i bambini adottati del diritto allo studio ?
Se li si vuole aiutare a superare il trauma dell'abbandono (sempre che ce l'abbiano) bisognerebbe farlo prima dell'adozione, non dopo quando ormai è acqua passata.


Se di adozione non si parla si finisce per alimentare stereotipi e pregiudizi che non rispondono ovviamente alla realtà e che di certo non migliorano la scarsa cultura dell'adozione che c'è nella nostra società.

Non capisco di quali stereotipi parli; me ne indichi qualcuno esplicitamente ?
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 22:53

"tratto dal sito che indichi:

"una ricerca spagnola promossa dalla Junta de Andalucìa, ha evidenziato come rendimento e motivazione scolastica degli alunni adottati e non, siano molto simili ma si distanzino invece da quelli dei bambini istituzionalizzati"

Quindi di cosa stiamo parlando ?
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 23:01

Sempre da quel sito mi ha incuriosito la storia della quattordicenne alle elementari; il suo problema non ha nulla a che vedere con l'adozione ma con l'essere una migrante; viene da un paese che non si sa prendere cura dei propri bambini e si ritrova in Italia; che abbia viaggiato in aereo o in barcone non ha alcuna importanza.
Bisogna inserirla in una classe adatta alle sue conoscenze ed insegnargli la nostra lingua; questo già si fa con gli stranieri non parlanti.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   28/1/2015, 23:24

avido:

(a parte che ormai l'adozione del neonato non esiste quasi più, e che quasi tutti i figli adottivi arriviano nella nuova famiglia a un'età in cui sono perfettamente in grado di percepire il fortissimo cambiamento di vita complessiva e di ricordarsi come hanno vissuto prima...)

...ma comunque il fatto che un bambino, anche ipoteticamente adottato da neonato, "non si ricordi" consciamente di aver subito un abbandono, non vuol dire che non ci faccia i conti in seguito e che non si ponga domande.

Quello su cui sono abbastanza d'accordo con te, è che NON DEBBA necessariamente spettare alla scuola occuparsi di tali problematiche, ma alla famiglia e alle persone legate direttamente alla famiglia nella vita privata... a meno che non sia il ragazzo stesso a manifestare un disagio di confronto con gli altri legato espressamente alle proprie origini, o che non sia lui stesso a chiedere di parlarne a scuola, quello sì. E comunque, sono anche d'accordo con te nel pensare che non sia vero, in generale, che "il diritto allo studio" dei figli adottivi sia talmente minacciato da meritare dei progetti apposta.

Però liquidare sbrigativamente la questione dicendo che il ragazzino adottato, siccome ormai è adottato, non ha assolutamente nessuna differenza con i figli delle altre famiglie che li hanno prodotti biologicamente, e pensare che portarsi dietro il fardello psicologico dell'abbandono originario sia "acqua passata" solo perché "tanto ormai sono stati adottati"... mi sembra quanto meno iper-semplicistica.

L.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 00:16

Nei casi in cui ha turbe psichiche di accettazione lo si tratta come qualsiasi altro BES.

Cosa questo voglia dire francamente non l'ho mai capito; come possa una mappa concettuale, un tempo maggiorato per le verifiche, l'uso della calcolatrice o la programmazione delle interrogazioni, risolvere i suoi problemi di accettazione (o altro BES) rimarrà sempre un mistero.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 00:36

francika ha scritto:
Perdonatemi ma personalmente, prima di trarre conclusioni, mi assicuro sempre di essere ben informata rispetto a ciò che dico.
Verissimo. E confesso che non sono affatto informato sui contenuti e aspetti collaterali di questo concorso. Sono tuttavia entrato nel merito del principio di fondo. Se, come dici, c'è qualcosa di più che bolle in pentola, sarebbe stato opportuno mettere qualche collegamento o riferimento più esaustivo di una generica menzione in un forum, non trovi?

Citazione :
Nella scuola primaria, nel momento in cui, in Scienze o in Storia, si parla di nascita è doveroso affrontare anche la nascita adottiva, creando i presupposti perché l’alunno figlio adottivo, se lo desidera, possa condividere la sua esperienza con i compagni. Ma perché non parlarne comunque?
Permettimi di ribaltare la questione: perché parlarne? È forse un'anomalia? Hai citato le Scienze. Ebbene, in Zoologia e, più specificamente, in Etologia c'è una vasta letteratura che documenta la cosiddetta "adozione" come fatto del tutto naturale nelle specie ad attitudine gregaria, specialmente in quelle con strategia biologica di tipo K (in cui, a tutti gli effetti, rientra la specie umana). La perpetuazione della specie, nel contesto specifico, non si affida alla "supremazia" dell'individuo nella trasmissione del suo pool genico, bensì alla sinergia della comunità nel garantire la sopravvivenza dei giovani e il superamento della fase di sviluppo. I piccoli non sono patrimonio della famiglia consanguinea, ma patrimonio della popolazione e, come tali, tutelati dall'intera comunità a prescindere dai rapporti di consanguineità. Tanto per fare degli esempi, potrei citarti il caso del gruppo di elefantesse che curano tutti i cuccioli indipendentemente dai rapporti di parentela, della gatta che allatta i cuccioli del suo gruppo che hanno perso la loro madre, dei ruminanti che mantengono in gruppo tutti i cuccioli all'interno della mandria per fare da barriera naturale nei confronti dei predatori, ecc. Nella specie umana potrei citarti il caso di molte popolazioni "primitive" in cui il concetto di famiglia si identifica meglio in quello di clan tribale, ovvero di popolazione in cui l'aspetto fondamentale è la struttura della piramide d'età più che la struttura di consanguineità. Tant'è che in queste popolazioni, storicamente, si ricorreva anche al "furto" della prole, pur di garantire l'arricchimento della piramide d'età alla base.
Nella specie umana l'adozione, da fatto naturale sotto l'aspetto biologico ed ecologico, diventa un'anomalia perché scaturita da un'alterazione culturale: la riduzione dell'entità di clan tribale (sotto l'aspetto antropologico) o di popolazione (sotto l'aspetto ecologico) al concetto di famiglia consanguinea sensu stricto, peraltro trasformando la naturale base di derivazione matriarcale in quella patriarcale. La nostra struttura sociale è un'aberrazione sotto l'aspetto ecologico al punto da alterare il concetto di adozione facendolo percepire non come condizione del tutto naturale ma, addirittura, anomala!

Citazione :
Favorire la conoscenza di questo differente e ricco percorso familiare significa riflettere sui valori dell’accoglienza e dell’accettazione del “diverso” che nell’adozione sono espressi nella loro forma più alta.
A mio modesto parere è sbagliato il principio di fondo. I bambini sono naturalmente predisposti all'accoglienza e all'accettazione del "diverso", perché questa predisposizione è biologicamente innata nell'istinto primordiale della specie umana. Immagino che nella tua esperienza di scuola primaria (o dell'infanzia?) dovresti avere una maggiore consapevolezza in merito a quanto scrivo. In ogni modo, se c'è una necessità di favorire l'accoglienza e l'accettazione del "diverso", questa si deve al fatto che esiste un'alterazione prodotta da un artificio culturale, nelle prime fasi di vita, di quello che è l'imprinting biologico. A mio modesto parere, i destinatari di questo progetto dovrebbero essere gli adulti, i genitori, non i bambini. E poco può fare la scuola se non si interviene più drasticamente sull'humus culturale che produce questa aberrazione.

Citazione :
Le linee guida da poco pubblicate dal MIUR sono frutto della collaborazione di tecnici e famiglie adottive e danno indicazioni concrete non per favorire i figli adottivi ma per salvaguardare il diritto allo studio di questi alunni. Non si tratta di iperprotezione ma di sottolineare la specificità di bambini che portano con sé, per tutta la loro vita, la ferita dell'abbandono e una prima infanzia non certo comune.
Sarà che sono abituato a ragionare con la mia testa, ma non riesco a togliermi dalla testa il fatto che trovo aberrante la necessità di sottolineare questa specificità, fino a incorrere nel rischio di introdurre de facto una diversità invece di prevenirla. Ho avuto molti alunni "adottati" (e ne ho tuttora) e nella generalità dei casi si tratta di ragazzi del tutto integrati, a prescindere dalle problematiche indiduali che colpiscono tutti i giovani, adottati o non. Mi riferisco, comunque, alla mia esperienza di insegnante della scuola superiore. Un solo caso manifestava una evidente problematicità correlata alla condizione di adottato in età avanzata, si trattava di un ragazzino che ha trascorso la sua prima infanzia nelle famigerate favelas brasiliane e la sua personalità, problematica, portava gli evidenti segni lasciati da questa drammatica esperienza.
Ma, come ha detto Avido, qui si entra nel campo generico del BES e come tale va affrontato.

Citazione :
Se di adozione non si parla si finisce per alimentare stereotipi e pregiudizi che non rispondono ovviamente alla realtà e che di certo non migliorano la scarsa cultura dell'adozione che c'è nella nostra società.
In linea con quanto ho detto in precedenza, ribadisco che questa impostazione rischia di provocare la nascita di stereotipi e pregiudizi anche quando non vi sono le condizioni. Perché non affrontare il problema quando si presenta effettivamente, invece di promuoverne la percezione come problema anche nei contesti in cui non si presenta la necessità? Quello che dovremmo fare, a mio parere, non è promuovere un'idea nei nostri giovani, bensì rimuovere un'idea dalla nostra testa di adulti.



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ipercarmela



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 07:10

1) la scuola dell'obbligo italiana sta diventando una scuola per tuttologi, andandosi a occupare di qualsiasi argomento dello scibile umano. Si parla di tutto, anche di temi importanti, ma spesso trascurando la cosa più importante che, a mio avviso, dovrebbe essere l'educazione allo studio, all'impegno, anche alla convivenza con il diverso nel semplice esempio e nella banalità di azioni quotidiane di accoglienza che si possono benissimo sperimentare in classe senza bisogno di organizzarci sopra il progetto, il concorso, la lezione a tema e quant'altro.
2) personalmente non credo che funzioni questo genere di educazione a un "politicamente corretto" che, presentato così, viene fortemente depotenziato. Come avviene per le materie disciplinari, la tendenza mi pare sia quella di portare la famosa "pappa pronta" in bocca al ragazzo, che recepisce quindi passivamente ciò che altri hanno ritenuto giusto che egli recepisca: in questo senso anche il concorso è una attività in fin dei conti passivizzante. Nell'altro post si parlava della giornata della memoria, in cui all'atto pratico i ragazzi vengono imbottiti di film e conferenze a tema. Da una parte queste esperienze possono essere l'inizio o la base di una consapevolezza critica dell'orrore che ha colpito il mondo solo 75 anni fa; dall'altra rischiano di produrre una sorta di effetto "promessi sposi", il libro credo più odiato d'Italia perché imposto nelle scuole; potrebbe succedere quindi che, se va bene, il futuro cittadino ricorderà quelle celebrazioni e quelle riflessioni imposte con un pizzico di fastidio; e se va male il ragazzo potrebbe, come atto di ribellione, sviluppare idee radicalmente opposte a quelle che gli vengono, nei fatti, imposte.
Su questo genere di questioni, a differenza delle discipline che richiedono uno studio astratto, credo che non ci sia niente che insegni di più dell'esperienza diretta e quotidiana.
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 10:46

Gian io lavoro alla scuola primaria e mi sono laureata anni fa con una tesi sull'adozione internazionale nella scuola primaria; non sono mamma adottiva né figlia adottiva quindi la mia attenzione a questa tematica non parte da un coinvolgimento fortemente personale ma dalla semplice sensibilità verso dei bambini che portano nello zaino una storia non certo facile, a prescindere dall'età di entrata in famiglia.

In linea di massima qualsiasi cosa che insegniamo ai nostri alunni porta in parte il nostro timbro, la nostra lettura della realtà; in classe si parla e ci si confronta su moltissime cose e trovo che parlare di adozione sia possibile e certo arricchente.

Ipercarmela sono d'accordo che molto è richiesto a noi insegnanti e che non possiamo essere anche esperti di adozione ma le linee guida puntano proprio a dare gli input essenziali per non incorrere in banali quanto profondi errori. Nella primaria, solo per fare un esempio, si chiede, a volte, ancora agli alunni figli adottivi di portare le ecografie, di raccontare la loro nascita senza pensare quanto questa richiesta assurda possa ferire questi bambini.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 16:00

francika ha scritto:
Nella primaria, solo per fare un esempio, si chiede, a volte, ancora agli alunni figli adottivi di portare le ecografie, di raccontare la loro nascita senza pensare quanto questa richiesta assurda possa ferire questi bambini.
Immagino che la maestra che lo chiede non sia informata sullo status di adottato del bambino, altrimenti è da ricoverare !

Anche nel caso di disinformazione e di inopportuna richiesta ...... quanto possono essere feriti questi bambini ?
Sicura che i bambini siano fragili quanto li facciamo ? Se esistono bambini capaci di impugnare un mitra ed essere più spietati degli adulti significa che non sono così fragili; manipolabili si, ma non fragili.

In questi casi il genitore dice al figlio "spiega alla maestra che la tua ecografia non è stata mai fatta o quantomeno si è smarrita" e non credo che caschi il mondo.

Ricordo che da bambino ino ino mia madre mi diceva di non prendermela se eventualmente qualche compagno di scuola mi avesse chiamato "quattrocchi", che non bisognava vergognarsi degli occhiali ed altre cose simili.
Ricordo che quelle indicazioni mi sembravano molto strane e non ne capivo completamente il senso; ora finalmente capisco che mia madre si preoccupava, ancor prima che sorgesse il problema, che io potessi rimanere traumatizzato da eventuali discriminazioni dei compagni; io a quel tempo sapevo benissimo che i miei occhiali non facevano parte di me, che non contribuivano a definire il mio valore e che se qualche bambino mi avesse preso in giro avrebbe dimostrato di essere lui un coglione e non io; non ero fragile quanto mi faceva mia mamma.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 16:42

La storia dell'ecografia o delle "foto di quando eri neonato", però, dovrebbe far riflettere non solo sull'adozione, ma su TUTTE le abitudini e gli automatismi "mainstream" che si ritiene di poter applicare a tutti solo perché risultano "diffuse" nella società che abbiamo attorno, e che quindi diventano dei puri e semplici luoghi comuni, con la massima facilità.

Io non sono madre adottiva, ma ad esempio avrei potuto sbranare... se qualcuno, nel corso del lavoro di ricostruzione delle storie personali e delle origini, si fosse sognato di chiedere ai miei figli "la foto del battesimo" (come se non esistessero bambini non battezzati), oppure "un ciuccio" o "un biberon" di quando erano piccoli (come se non potessero esistere bambini che non li hanno mai usati)... ingenuità che fino a pochissimi anni fa erano abbastanza normali!

L.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 16:52

Sbranati, e se te li avessero picchiati ? E se te li avessero stuprati ? E se te li avessero uccisi ?

Vogliamo convertire quello "sbranati" con un più moderato "ripresi" ?
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 17:11

Certo, la didattica e le lezioni proposte non possono rispondere al "si è sempre fatto così" ma vanno adeguate al gruppo classe al quale sono rivolte. Purtroppo questo non viene sempre fatto e credo ne abbiamo tutti esperienza.

Un bambino che subisce un abbandono non sarà un minore "fragile"? Potrei scrivere milioni di cose rispetto alla specificità dell'essere figlio adottivo ma credo che la semplice lettura di questo articolo della dott.ssa Corrias sia esauriente in relazione alle perplessità poste Apprendimento ed affettività: quale relazione?
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 18:21

francika ha scritto:
Certo, la didattica e le lezioni proposte non possono rispondere al "si è sempre fatto così" ma vanno adeguate al gruppo classe al quale sono rivolte. Purtroppo questo non viene sempre fatto e credo ne abbiamo tutti esperienza.

Un bambino che subisce un abbandono non sarà un minore "fragile"? Potrei scrivere milioni di cose rispetto alla specificità dell'essere figlio adottivo ma credo che la semplice lettura di questo articolo della dott.ssa Corrias sia esauriente in relazione alle perplessità poste Apprendimento ed affettività: quale relazione?
fuffologia da psicologi.

"Se io imparo che la realtà è un potenziale pericolo da cui devo proteggermi, con che spirito imparerò la lezione o  le cose nuove che l’insegnante cercherà di insegnarmi?  Che tipo di approccio avrò nei confronti della vita?"

Questo vale per qualsiasi bambino, cosa dobbiamo fare, nascondere l'esistenza dei "cattivi" ? Comunque fino in quinta elementare per lo più si insegna a leggere, scrivere e far di conto (almeno nelle scuole serie); non mi risulta che si evidenzino i pericoli del mondo nelle addizioni con riporto o nel riconoscimento degli aggettivi.

"Il bambino adottato è portatore, sempre e in ogni caso, di sofferenze legate alla separazione dalla figura materna e a  esperienze di vita pregresse, a qualunque età sia avvenuta la perdita delle figure genitoriali e a qualunque età sia avvenuta l’adozione."

Sempre ed in ogni caso ? Anche se è adottato prima di un anno ? Ma non diciamo fesserie !
Comunque siamo abituati a questioni peggiori, bambini non adottati che vengono picchiati dai genitori, con genitori tossicodipendenti, mamme prostitute, genitori in galera ecc; por loro c'è il BES, non basta anche per gli adottati traumatizzati ?
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 19:21

Avido, scusa, ma perché insisti tanto sulla storia dell'adozione precoce?

Il fatto di dover fare i conti con un passato segnato dall'abbandono NON C'ENTRA NIENTE con il ricordarselo consapevolmente o no.

A meno di non auspicare il ritorno alle modalità di 40 o 50 anni fa, quando addirittura si teneva nascosto al figlio il fatto di essere stato adottato (oppure glielo si spiegava bruscamente da un giorno all'altro dopo parecchi anni, quando si pensava che finalmente fosse abbastanza grande per capire, e il risultato era ancora peggio), il bambino lo sa benissimo di essere stato adottato, anche se consapevolmente non se lo ricorda. E quindi sa benissimo di essere stato rifiutato alla nascita, e le domande se le fa eccome, tutto lì.

Che poi questo debba ricadere o meno sulle spalle della scuola, è un altro discorso, sul quale ti avevo anche dato ragione.

Ma dire che un figlio adottivo NON SI PONGA il problema delle proprie origini e del fatto di aver subito un abbandono, solo perché "è stato adottato da piccolo", è una scemenza, fidati!


Ultima modifica di paniscus_2.0 il 29/1/2015, 21:01, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   29/1/2015, 20:33

francika ha scritto:
Gian io lavoro alla scuola primaria e mi sono laureata anni fa con una tesi sull'adozione internazionale nella scuola primaria; non sono mamma adottiva né figlia adottiva quindi la mia attenzione a questa tematica non parte da un coinvolgimento fortemente personale ma dalla semplice sensibilità verso dei bambini che portano nello zaino una storia non certo facile, a prescindere dall'età di entrata in famiglia.
Infatti ho sottolineato che sicuramente hai un'esperienza più significativa della mia. Ciò non inficia la ratio delle mie considerazioni: il problema non è l'educazione dei bambini, il problema è l'educazione degli adulti.

Citazione :
In linea di massima qualsiasi cosa che insegniamo ai nostri alunni porta in parte il nostro timbro, la nostra lettura della realtà; in classe si parla e ci si confronta su moltissime cose e trovo che parlare di adozione sia possibile e certo arricchente.
Su questo sono d'accordo solo in parte. È buono che se ne parli, ma se ne deve parlare solo come di un fatto del tutto naturale e non come di una condizione che richiede un approccio educativo. È il modo migliore per non far sentire "diverso" l'adottato. Se invece esiste una condizione di diversità de facto, allora il problema va affrontato oltre le mura scolastiche, perché sicuramente non si è generato dentro l'aula.

Citazione :
Nella primaria, solo per fare un esempio, si chiede, a volte, ancora agli alunni figli adottivi di portare le ecografie, di raccontare la loro nascita senza pensare quanto questa richiesta assurda possa ferire questi bambini.
Ecco, questo è un esempio di come il problema sia generato dall'imbecillità degli adulti. Da genitore mi rivolgerei a chi fa una simile richiesta dicendogli che sono disposto a fargli visionare le mie ecografie solo dopo aver preso visione del referto della sua TAC al cervello. C'aveva ragione, Einstein, a nutrire dubbi sull'infinità dell'universo.
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   10/2/2015, 23:36

Avidodi informazioni il nickname farebbe riflettere sull'importanza di conoscere... Un bambino adottato a 1 giorno di vita rimane un bambino che ha subito un abbandono e sentirsi rifiutati dalla propria madre biologica in qualche modo, per mille e più differenti motivi, segna profondamente.

Molti studi analizzano come il rapporto madre-bambino nasca già nel corso della gravidanza e di certo chi ha fatto queste ricerche non intendeva supportare la mia tesi.

Le linee guida non vogliono richiederci di essere esperti di adozione ma vogliono anzi, a mio avviso, aiutare concretamente chi ha in classe alunni figli adottivi. Questi bambini possono rientrare nei BES ma potrebbero anche non averne alcun bisogno...rimane una specificità di vita che richiede quantomeno sensibilità e buon senso.

Gian l'idea è proprio quella di parlare di adozione con molta serenità come di un altro modo di "nascere" in una famiglia; un bambino può nascere dalla pancia ma anche dal cuore della mamma e sarà figlio a tutti gli effetti per sempre.
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mordekayn



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   20/2/2015, 10:12

Secondo me sono BES...anzi BESA..bisogni educativi speciali adottati.
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   21/2/2015, 11:21


Bene! Possiamo incasellarli come preferite però credo che trenta pagine di nota diano davvero le conoscenze basilari per lavorare al meglio con questi alunni e per rispettare la loro storia.

Linee guida alunni adottati

E il concorso L'adozione fra i banchi di scuola punta semplicemente a favorire una migliore cultura dell'adozione che ad oggi non abbiamo. Non è possibile raccontare o parlare di adozione senza conoscerne le caratteristiche o utilizzando terminologie inappropriate.

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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   21/2/2015, 15:14

in un famoso film di un notissimo regista,, di altissimo livello culturale e sociale, cioè KUNG FU PANDA,
la vecchia tartaruga saggia dice: A VOLTE INCONTRIAMO IL NOSTRO NEMICO PROPRIO SULLA STRADA CHE ABBIAMO SCELTO PER EVITARLO...
questa iniziativa potrebbe effettivamente portare a bollare , a evidenziare, a segnare e contrassegnare, qualcosa che non ha nessun bisogno e necessità di essere compatita, giustificata, conosciuta e tollerata, cioè il bambino adottato.
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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   21/2/2015, 15:58

La strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni; senza scomodare i film d'autore
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francika



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MessaggioOggetto: Re: concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"   21/2/2015, 16:14


Un bambino, figlio adottivo, che acquisisce una buona familiarità con compagni ed insegnanti potrebbe avere desiderio di raccontarsi così come fanno tanti bambini ogni giorno nelle nostre classi.

Quale effetto può avere trovare nell'adulto di riferimento la volontà di sviare l'argomento o enfatizzarlo come fosse chissà quale premio? Mi dispiace, continuo a pensare fermamente che queste Linee guida siano necessarie e molto importanti per capire e lavorare al meglio. Non ci è richiesto di diventare professionisti dell'adozione...ma di LEGGERLE ed APPLICARLE).

Il concorso punta a prendere le distanze dagli stereotipi e pregiudizi legati all'adozione che producono frasi altamente infelici (es. "Hai conosciuto i tuoi VERI genitori?" Quelli adottivi son forse di cartapesta?) e a conoscere, così come si imparano moltissime cose a scuola, questo ricco e differente percorso che porta alla nascita di una nuova famiglia.

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concorso nazionale "L'adozione fra i banchi di scuola"
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