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 Metodologie didattiche alternative e non

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AutoreMessaggio
ufo polemico



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MessaggioOggetto: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 09, 2015 6:30 am

Promemoria primo messaggio :

Mi piacerebbe aprire un piccolo dibattito sul tema delle metodologie didattiche, che è stato solo sfiorato all'interno del topic sulla programmazione delle lezioni.
Quanti di voi adottano la cara, vecchia lezione frontale, seguita dallo studio a casa individuale e dalle verifiche orali e scritte?
Quanti invece utilizzano metodi alternativi (lezione partecipata, metodo cooperativo, prestazione autentica, lezione capovolta eccetera)? Davvero riescono a motivare maggiormente gli alunni, come la teoria pedagogica insegna?
In che contesti ritenete opportuno usare metodologie tradizionali e in quali funzionano meglio le metodologie alternative? A quali età, in quali scuole, in quali materie, in quali contesti socio-culturali sono preferibili le une o le altre?
In che misura usate gli strumenti informatici per fare lezione (lim, powerpoint, film ecc.)? Li ritenete efficaci ai fini dell'apprendimento?

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AutoreMessaggio
Lenar



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Sab Feb 14, 2015 9:27 pm

paniscus_2.0 ha scritto:
Citazione :
Per me non funziona. Dopo che li hai bastonati, bocciati, sospesi e via dicendo quale miglioramento in termini di apprendimento hai ottenuto? Zero.

Ma invece, dopo che li hai coccolati, aiutati, intrattenuti, condonati, sospinti, li hai convinti a rimanere a scuola per qualche anno in più, e alla fine li hai promossi lo stesso anche se non avevano imparato niente, quale sarebbe il miglioramento che si è ottenuto in termini di apprendimento?

Al massimo si è ottenuto un miglioramento (illusorio) in termini di certificazioni formali di apprendimento, ossia si potrà vantare che "il livello di scolarizzazione medio della popolazione è aumentato" perché che c'è in giro più gente diplomata rispetto a qualche decennio fa... ma se queste certificazioni sono fasulle e questi diplomati sono analfabeti lo stesso, quale sarebbe il vantaggio per loro o per la società in generale?

Non dico che non si debba bocciare, sospendere o richiamare. Anzi, in determinati casi ed in determinati contesti, questi strumenti sono l'unica spuntatissima arma che rimane al povero pirla che cerca di sopravvivere dietro la cattedra come un fante in trincea. Dico però che, alla fine, si tratta di sbattimento inutile in quanto produce un delta di miglioramento nelle prestazioni del ragazzo pari a zero. Molto meglio sarebbe per tutti (per gli insegnanti e per i ragazzi) se  si potesse proporre al ragazzo un percorso formativo diverso, che non lo obblighi, "manu militari", a stare dietro ad un banco: il docente non impazzirebbe (letteralmente, il burn out tra i docenti è un problema gravissimo e drammaticamente sottovalutato... personalmente credo che se la neuro facesse una retata in qualche aula insegnanti finirebbe col riempire plotoni di ambulanze di nuovi pazienti) e il ragazzo sarebbe, probabilmente, più sereno e felice.

Certamente, come evidenzi tu, tenerli dietro ad un banco per 5 anni a vegetare (o peggio) per poi dar loro un diploma sostanzialmente fasullo (in quanto in realtà loro hanno imparato ben poco) è la cosa peggiore che si possa fare... ed è infatti quello che regolarmente capita, purtroppo.
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felipezz



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Sab Feb 14, 2015 9:40 pm

percorso formativo diverso?
lasci libero arbitrio di scelta ad un 14 enne di oggi?
l'unico percorso formativo che sceglierebbero è quello del tabaccaio all'angolo , per poi fare sosta tutta la mattina alle panchine in piazza a fumare, fare i coglioni e pubblicare foto ridicole su facebook...
i giovani di oggi non hanno sostanzialmente voglia di fare un cazzo..
non hanno dei GUSTI..questo si, questo no...
semplicemente hanno tutto ciò che serve a loro per divertirsi o annoiarsi...
se non lo obblighi, questi svaccano...punto se non li obblighi a stare dietro a un banco, questi dormirebbero o fumerebbero nei corridoi...

l'adolescenza, per definizione, è un'età in cui i ragazzi hanno bisogno di guide, anche di fucili puntati quando è il caso..non hanno autonomia decisionale...tantomeno negli ultimi anni..
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Sab Feb 14, 2015 10:09 pm

Francese scuola media.
Lezione frontale praticamente mai. Sempre lezione partecipata. Io do solo indizi. Uso molto il metodo 'pose, pause, pounce, bounce'. Alla fine riassumo i concetti o le idee, eventualmente chiarisco i dubbi o sottolineo le particolarità.
Lavoro tantissimo sulla motivazione.
Uso una sorta di flipped teaching molto rudimentale di cui vi ho già parlato. Esercizi di ogni genere solo in classe. Cooperative learning per i casi di difficoltà, visto che non ho alternative (handicap non riconosciuto o insegnante di sostegno non presente nelle mie ore). Piccoli progettini di fine unità che consistono nel produrre qualcosa di concreto utilizzando ciò che abbiamo imparato. Uso spesso video, canzoni, film. Lim quindi molto utile per me, anche se non preparo presentazioni powerpoint. Uso però un blog didattico su cui inserisco materiale da scaricare o da ascoltare o link a esercizi interattivi.
Ultimamente però sto ridimensionando lo spazio destinato al digitale e riscoprendo vecchie attività cartacee. Mi sembra che il digitale abbia un po' stancato anche i miei alunni visto che passano le giornate con ipad, smartphone, video giochi. Ultimamente la carta rappresenta per loro una 'novità' e quindi li intriga.
Propongo attività di autovalutazione. Per ogni unità verifica sulle 4 competenze. Prima di consegnare le verifiche corrette e valutate, chiedo una sorta di 'esame di coscienza' individuale, scritto.
Confermo che fare lezione così per me è molto più faticoso che fare la classica lezione frontale, soprattutto perché è difficile gestire la disciplina in classi da 28-29 alunni durante attività non strutturate con alunni di ogni genere (bes et similia). Ma quando insegno mi deve piacere ciò che faccio, e poiché la lezione frontale mi annoia, la evito.
Ammetto che la mia materia è 'particolare', io non insegno contenuti, ma competenze linguistiche.
Inoltre posso contare su uno strumento utile quanto prezioso come il QCER.
I risultati arrivano nei tempi e nei modi che ho più volte raccontato.

Interessante questo argomento, complimenti Ufo.
Peccato che ultimamente riusciamo ad andare off topic nel giro di 4-5 post...


Ultima modifica di Valerie il Sab Feb 14, 2015 10:25 pm, modificato 1 volta
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Sab Feb 14, 2015 10:22 pm

Lenar ha scritto:
giobbe ha scritto:
ufo polemico ha scritto:
...
...

....
In realtà non si può obbligare nessuno a studiare così come non si può obbligare un asino a bere se non ha sete. E non conta quanta acqua gli metti davanti.

Ma esattamente no, il compito principale di un docente è rendere interessante lo studio, rendere evidente  che lo studio è vera realizzazione personale. Altrimenti, meglio cambiare mestiere.

Lenar ha scritto:


L'assurdo è che moltissimi ragazzi vorrebbero semplicemente imparare un mestiere ed andare a lavorare. Invece vengono costretti dietro un banco a studiare cose che loro non vogliono studiare, nozioni, concetti e competenze che non gli interessano e che considerano inutili. Io definisco questa cosa con un solo termine: violenza. E, alla fine dell'anno, in nome del principio del "successo formativo" ad ogni costo, i consigli deliberano promozioni su promozioni, in barba alle reali competenze. .

che le cose che insegni siano vissute come nozioni che non gli interessano è in un certo senso scontato. La battaglia è rendere evidente che lo studio e la ricerca intellettuale sono interessanti. Ovviamente se vuoi imporre un stock di nozioni prefissate non ci riuscirai.
Lenar ha scritto:

Ma la verità è che stiamo brutalizzando un'intera generazione di adolescenti. E che ci stiamo stressando nel farlo. La verità è che i ragazzi dovrebbero essere "liberi" di scegliere se davvero vogliono studiare o se, liberamente, preferiscono cercarsi altrove un modo per formarsi. Magari loro preferiscono semplicemente imparare a saldare, a riparare una macchina, a montare un PC o a cablare un impianto elettrico. Magari preferiscono imparare come si fa il gelato o come si ricama un fazzoletto. Magari in questi diversi contesti sarebbero felici e produttivi... mentre dietro un banco sono svogliati e strafottenti. .

di fatto, questa riconoscimento di libertà è fittizio e anche parecchio classista, non essendo un minore (delle classi per cui la pressione sociale è di rinunciare allo studio) nelle condizioni di scegliere. Sono posizioni rinunciatarie. La tua argomentazione ha anche qualcosa di contradditorio: se pensi che quella tipologia di alunni in certi ambienti e situaziioni possono essere felici e produttivi, perchè non potrebbero esserlo a Scuola? (la domanda non è retorica, please esplicita la tua argomentazione sul punto)
Lenar ha scritto:

D'altra parte basta osservare un'aula piena di studenti del TFA per leggere sui loro volti e nei loro atteggiamenti la stessa svogliatezza e lo stesso menefreghismo che spesso si legge nei volti e negli atteggiamenti di alcuni nostri studenti quando sono costretti a studiare qualcosa per loro inutile o noioso. Cambia, ovviamente, il modo con cui tali sentimenti si manifestano perché, fortunatamente, i docenti del TFA si trovano di fronte gente matura e non adolescenti irrequieti. A volte davvero mi chiedo cosa potrebbe succedere se si trovassero davvero di fronte, per una volta, una classe di adolescenti irrequieti...

I TFA sono da abolire, e sopratutto da abolire la configurazione della docenza come un lavoro impiegatizio sicuro.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Sab Feb 14, 2015 10:39 pm

mario60 ha scritto:

Ma esattamente no, il compito principale di un docente è rendere interessante lo studio, rendere evidente  che lo studio è vera realizzazione personale. Altrimenti, meglio cambiare mestiere.

Condivido il tuo punto di vista. Ma se a me imparare a riparare una macchina (o il latino o il balletto classico) non interessa il docente può fare anche i salti mortali ma a me cmq non verrà voglia di imparare a riparare la macchina.

Al liceo a me non andava di studiare latino. La stessa docente mi insegnava anche Italiano. Italiano=9, Latino=5. Ed il metodo era sempre lo stesso.

mario60 ha scritto:

di fatto, questa riconoscimento di libertà è fittizio e anche parecchio classista, non essendo un minore (delle classi per cui la pressione sociale è di rinunciare allo studio) nelle condizioni di scegliere.

Ma non diciamo asinerie... non esistono classi sociali in cui la pressione sia per non studiare. Tutti i genitori spingono perchè il figlio studi. Ma perchè lo studio sia proficuo ci vuole una prospettiva di senso. E la scuola attualmente questa prospettiva di senso non la da.

Una volta si poteva dire "studia e troverai lavoro". Oggi non è più vero perché chi studia rimane impantanato come gli altri. Un ragazzo non può scegliere? E allora chi dovrebbe scegliere per lui? Le aspirazioni, le speranze e i gusti del minore non contano niente? Scelglie lo stato? Sceglie la famiglia? Scegliamo noi docenti per conto del minore, sbattendocene proprio del minore stesso?

mario60 ha scritto:

Sono posizioni rinunciatarie. La tua argomentazione ha anche qualcosa di contradditorio: se pensi che quella tipologia di alunni in certi ambienti e situaziioni possono essere felici e produttivi, perchè non potrebbero esserlo a Scuola? (la domanda non è retorica, please esplicita la tua argomentazione sul punto)

Leggi i post precedenti almeno, prima di avanzare richieste. Sopratutto leggili prima di avanzare domande con un tono tanto polemico PLEASE. Se tu avessi letto i post successivi a quello da te commentato, avresti notato che io non sostengo che la scuola vada abolita. Dico che la scuola va radicalmente cambiata. Dico che voler imporre a tutti la stessa minestra, dal liceale all'aspirante tornitore, è un'assurdità. Dico che se uno vuole imparare a fare il meccanico la sua scuola dovrebbe primariamente incentrarsi sul fare il meccanico, non su Dante e sulle equazioni. E se la scuola potesse anche avvalersi della collaborazione di qualche volonteroso artigiano pronto ad accogliere qualche allievo in officina non sarebbe uno scandalo.

Per altro questo modello non è poi così peregrino. In Germania si fa. E non mi pare che i tedeschi siano meno avanti di noi.
E sul versante teorico c'è chi non la pensa molto diversamente: dai pure un'occhiata a questo se ti va.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Sab Feb 14, 2015 11:53 pm

Lenar ha scritto:
carla75 ha scritto:

quoto. questi ragazzi pero' non dovrebbero prendere il diploma. niente accesso alle Universita' e a ruoli impiegatizi statali. quanto ci scommetti che all'alberghiero non si iscrive piu' nessuno?
Non ne sono convinto Carla... Vivo in Lombardia. Qui ci sono due sistemi di formazione professionale: i vecchi IPSIA statali, che vanno avanti con il modello didattico tradizionale e che, alla fine dei 5 anni, rilasciano il diploma di maturità statale, e i CFP regionali che mettono al centro la pratica e, alla fine del percorso, rilasciano un certificato regionale che non consente l'accesso all'università. Ebbene, gli IPSIA sono alla canna del gas mentre i CFP esplodono di iscritti. Un motivo ci sara'...

Ecco, invece dalle mie parti è esattamente il contrario.

A seguito di diversi anni di politica fallimentare, che a livello regionale ha quasi vietato, o comunque ha pesantemente scoraggiato la possibilità dell'assolvimento dell'obbligo scolastico direttamente nei CFP nella fascia di età tra i 14 e i 16, il risultato è che ai CFP non ci va assolutamente nessuno, almeno non ci va nessuno per scelta consapevole diretta fin dall'inizio.

Ai CFP ci vanno solo:

- i casi sociali veramente drammatici (quasi tutti stranieri, ma non solo "semplicemente" stranieri, bensì quelli eccezionalmente sfigati anche rispetto alla media degli stranieri, tipo i ragazzi dei campi rom, o quelli affidati alle case-famiglia perché la madre è tornata in Perù e il padre è in carcere);

- gli spinoff della cosiddetta "dispersione scolastica", ovvero ragazzi che hanno già 17 o 18 anni e che sono stati già ripetutamente bocciati in altre scuole, magari cambiandone due o tre, e contribuendo a rendere invivibili quelle famose prime classi dei tecnici e dei professionali di cui si parla spesso, e maturando un risentimento forsennato verso la scuola, lo studio e la cultura, molto ma molto peggiore di quello che potessero avere già;

- oppure quei (pochissimi) che erano già pluribocciati alle medie e che escono dalla terza media essendo già fuori dall'obbligo scolastico.

Ovviamnete chi non appartiene a nessuna di tali categorie, ma è un normalissimo ragazzino tranquillo che non ha molta voglia di stare sui libri e che potrebbe essere veramente interessato a un corso del genere, comunque, non ci va, perché ha paura di ritrovarsi in mezzo a una bolgia d'inferno o a un ghetto di marginali. E come si fa a dargli torto? O a dare torto alla sua famiglia, che comprensibilmente non avrebbe molta voglia di spedire un quattordicenne pacioccone in un ambiente in cui quasi tutti hanno due o tre anni più di lui e sono abituati a vite molto più crude? E' ovvio che questi preferiscono "provare" comunque a iscriversi a una normale classe di istituto tecnico o professionale, per poi essere bocciati e approdare ugualmente al CFP, ma qualche anno dopo!

L.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 12:10 am

paniscus_2.0 ha scritto:
Citazione :
Per me non funziona. Dopo che li hai bastonati, bocciati, sospesi e via dicendo quale miglioramento in termini di apprendimento hai ottenuto? Zero.

Ma invece, dopo che li hai coccolati, aiutati, intrattenuti, condonati, sospinti, li hai convinti a rimanere a scuola per qualche anno in più, e alla fine li hai promossi lo stesso anche se non avevano imparato niente, quale sarebbe il miglioramento che si è ottenuto in termini di apprendimento?

Al massimo si è ottenuto un miglioramento (illusorio) in termini di certificazioni formali di apprendimento, ossia si potrà vantare che "il livello di scolarizzazione medio della popolazione è aumentato" perché che c'è in giro più gente diplomata rispetto a qualche decennio fa... ma se queste certificazioni sono fasulle e questi diplomati sono analfabeti lo stesso, quale sarebbe il vantaggio per loro o per la società in generale?
Poi quando te ne accorgi lo derubrichi ad "analfabetizzazione di ritorno"; ma erano mai andati prima di tornare ?
Forse i loro insegnanti ce li avevano mandati ....... ma altrove.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 12:20 am

No, sei rimasto indietro: adesso non si chiama più "analfabetismo di ritorno", si chiama "analfabetismo funzionale". Ossia, proprio analfabetismo di partenza, non di ritorno: gente che ha un titolo di studio, o che almeno è andata a scuola fino a un'età ragionevole, che ha ricevuto un'educazione formale per diversi anni, ma che è di fatto analfabeta lo stesso...
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 12:25 am

paniscus_2.0 ha scritto:
No, sei rimasto indietro: adesso non si chiama più "analfabetismo di ritorno", si chiama "analfabetismo funzionale". Ossia, proprio analfabetismo di partenza, non di ritorno: gente che ha un titolo di studio, o che almeno è andata a scuola fino a un'età ragionevole, che ha ricevuto un'educazione formale per diversi anni, ma che è di fatto analfabeta lo stesso...
Vuoi dire che ci hanno sgamato ? Vuoi dire che si sono accorti che li promuoviamo lo stesso anche se non hanno imparato nulla ?
E non ci licenziano ? Ma allora gli va bene così !
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 6:21 am

Mario60, non so quale realtà tu viva, ma io tutto questo "neo-nozionismo", francamente, nella scuola italiana non lo vedo. I docenti che sono rimasti alla lezione frontale con libro davanti, magari letto con cantilena soporifera sono pochissimi e sempre più screditati, sia dai loro colleghi che da studenti e genitori. Dalle medie in poi infatti ogni studente sperimenta (fortunatamente, direi: altro che cacofonia) molti stili di apprendimento, li confronta, ne parla con i compagni e a casa; il docente "vecchio stile" è quasi sempre quello più mal visto e sul quale si concentrano le critiche di tutti. Tutti vogliono, anzi pretendono, la lezione coinvolgente e, possibilmente, il professore che rumini concetti al posto dello studente. Tutti sono contro il nozionismo, anzi, qualunque genitore il cui figlio abbia avuto un voto insoddisfacente è convinto che il professore che gliel'ha assegnato sia portatore dell'empietà nozionistica.

Il neo-nozionismo, inoltre, dovrebbe avere nel suo dna una certa preponderanza dei contenuti rispetto al metodo. Nella scuola italiana invece avviene l'opposto: la tendenza è quella del "successo formativo garantito", che comporta la semplificazione a volte brutale dei contenuti, facilitazioni didattiche di vario tipo, la richiesta, sempre più maggioritaria, che il professore invogli gli studenti allo studio, che li motivi, che usi le tecnologie, che di ogni argomento faccia la sua (e sottolineo sua) mappa concettuale, che faccia vedere il filmetto a tema storico, in definitiva che banalizzi quei contenuti che dovrebbero essere prioritari. E, ovviamente, la sufficienza garantita a tutti, a meno di casi straordinari.

Il terzo e il decisivo indizio che il neo-nozionismo non esista nella scuola italiana proviene da una anche superficiale lettura delle "indicazioni nazionali", dove non sono affatto specificati i contenuti dell'insegnamento, bensì vengono indicati, in maniera particolarmente elastica, gli obiettivi dell'apprendimento (da non confondere con i traguardi, eh, tutt'altra cosa!); in questo imprescindibile testo il focus è posto in maniera totale sull'apprendimento e sul discente, mentre insegnamento e contenuti occupano una posizione piuttosto defilata.

Più che questo presunto neo-nozionismo personalmente vedo molto presente una certa stanchezza, una certa mancanza di entusiasmo da parte degli insegnanti, alla quale non sono alieni la retribuzione e la mancanza di incentivi di vario genere, e una difficoltà oggettiva ad insegnare per via di quelle micro-decisioni organizzative (ed economiche) di cui parli. Ad esempio, fare lezione in una classe di 20 alunni (figuriamoci 14) è un'esperienza totalmente diversa dal farla in una classe di 28; potersi appoggiare nella didattica sulla presenza di un qualche strumento informatico, come una LIM, è diverso dal non poterlo fare, specie in una classe con tendenza a schiamazzare; i cambi d'ora frenetici, l'impossibilità di compresenze, l'impossibilità di carriera e tante altre piccole situazioni rendono stressante e quindi spesso meno efficace il lavoro dell'insegnante. La stessa percezione del necessario lavoro a casa del professore (preparazione lezioni e attività, redazione e correzione verifiche, tenuta registri ecc.) come tempo non pagato e rubato alla vita fa sì che molti insegnanti vi si dedichino molto controvoglia, o addirittura cerchino di evitarlo, con prevedibili risultati sull'efficacia della didattica. Se però alcuni insegnanti (la minoranza) interpretano il proprio lavoro come impiegatizio dovremmo tutti chiederci quali ne siano le ragioni.

Inoltre, essendo direttamente interessato, non penso affatto che le materie con tre o due ore a classe siano da abolire: anzi, in genere esse permettono allo studente di sperimentare delle discipline diverse dalle solite "materie principali", degli stili didattici differenti, delle attività del tutto nuove.

Mario60, nel riportare quasi costantemente il discorso sulla tua didattica a mio avviso tu compi lo stesso errore che tu attribuisci all'insegnante vecchio stile e che, personalmente, imputo ai testi della pedagogia, cioè la pretesa di calare dall'alto un modello che sia efficace sempre e comunque. Ogni professore ha una propria esperienza derivata dalla somma di una serie di fattori imponderabili, da quelli personali (convinzioni, competenze, carattere, stile di insegnamento, esperienze pregresse, età, addirittura fattori fisici come altezza, peso, prestanza, voce, eventuali difficoltà sensoriali) a quelli contestuali (tipo di scuola e di contesto socio-culturale, numero degli alunni, presenza di alunni naturalmente interessati o disinteressati alla disciplina, presenza di alunni indisciplinati, dinamiche tra compagni, dinamiche tra colleghi del consiglio di classe, stile di dirigenza e così via). Ogni classe (direi anche ogni lezione) è un contesto unico che non si può pretendere di affrontare sempre con lo stesso sistema. Ci sono classi in cui funziona il cooperative learning, altre in cui funziona la lezione frontale, altre in cui funziona la lezione capovolte, classi in cui una volta funziona una cosa, una volta un'altra e infine ci sono classi in cui non funziona niente.

Il docente -pari pari allo studente- non deve a mio avviso essere indottrinato sulla metodologia migliore, su quale classico della pedagogia sia ok e su quale sia dannoso, ma deve essere incentivato a un approccio critico, creativo ed empatico all'insegnamento e alla particolare classe.

Anche il collega che voglia fare lezione prendendo il libro in mano e leggendolo deve essere lasciato libero di farlo, specie in un contesto che non consenta altro.

PS: gli studenti del TFA tradiscono sguardi bovini perché sono perfettamente consapevoli di buttare molto tempo e molto denaro in un'attività che recepiscono priva di reali contenuti (leggasi fuffa psico-pedagogista) e alla quale sono costretti da decisioni illogiche e contraddittorie prese dall'alto, e a volte anche perché incontrano professori narcisisti il cui principale interesse, dopo la retribuzione, è mettere in scena se stessi.
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Lenar



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 9:55 am

ufo polemico ha scritto:

PS: gli studenti del TFA tradiscono sguardi bovini perché sono perfettamente consapevoli di buttare molto tempo e molto denaro in un'attività che recepiscono priva di reali contenuti (leggasi fuffa psico-pedagogista) e alla quale sono costretti da decisioni illogiche e contraddittorie prese dall'alto, e a volte anche perché incontrano professori narcisisti il cui principale interesse, dopo la retribuzione, è mettere in scena se stessi.

Hai ragione Ufo. Hai colto il punto. Mutatis mutandis, lo stesso ragionamento si potrebbe fare (magari levando il discorso sui docenti narcisisti) nei confronti di una classe di aspiranti tornitori costretti ad imparare il diritto amministrativo o le equazioni logaritmiche.

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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 11:05 am

Di che state parlando, dei fuochi fatui? Le metodologie sono tantissime (paradossalmente era una metodologia anche quella del film L'attimo fuggente.
Le metodologie non si studiano a priori, per ogni realtà esiste una metodologia diversa. Quindi state sprecando tempo inutile.....
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 11:33 am

ufo polemico ha scritto:
Mario60, non so quale realtà tu viva, ma io tutto questo "neo-nozionismo", francamente, nella scuola italiana non lo vedo.
L'ho già detto altre volte: la prima prova selettiva del TFA è il trionfo del nozionismo; in quella prova un ingegnere di 45 anni con 2 esami di fisica universitari e studi tecnici alle spalle, riesce a prendere 29 (se ricordo bene) mentre i neolaureati in fisica provenienti in gran parte dal liceo scientifico, riescono a farsi segare in 60 su 120; i giovani le nozioni non sanno cosa siano.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 11:35 am

giobbe ha scritto:
Quindi state sprecando tempo inutile.....
Se è inutile allora sprecarlo non è un problema.
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 11:43 am

Lenar ha scritto:
mario60 ha scritto:

Ma esattamente no, il compito principale di un docente è rendere interessante lo studio, rendere evidente  che lo studio è vera realizzazione personale. Altrimenti, meglio cambiare mestiere.

Condivido il tuo punto di vista. Ma se a me imparare a riparare una macchina (o il latino o il balletto classico) non interessa il docente può fare anche i salti mortali ma a me cmq non verrà voglia di imparare a riparare la macchina.

Al liceo a me non andava di studiare latino. La stessa docente mi insegnava anche Italiano. Italiano=9, Latino=5. Ed il metodo era sempre lo stesso.

uhm, uhm. Nessuno può fare tutto, e - col passare degli anni - tutti noi rinunciamo a avere anche solo una qualche curiosità in interi settori della conoscenza. Che questo sia preso in considerazione già nella scuola (superiore) è del tutto condivisibile. Siccome poi parli di 'scuola radicalmente diversa', in una scuola riformata il tuo esempio personale del latino si potrebbe forse gestire in termini di meterie opzionali. Ma il punto mi sembrava diverso. Una cosa è la differenza orizzontale tra diverse materie intellettuali, altra quella verticale tra materie di studio e materie di avvio al lavoro non (altamente) qualificato. Insomma, si può rinunciare a far studiare latino a una persona orientata verso le matematiche, ma non sono sicuro che sia corretto rinunciare a far studiare equazioni differenziali a chi è orientato a fare il meccanico. La questione, ripeto senza polemiche, ha un aspetto sociale di evitare un tacito classismo.
Non sono d'accordo sulla tua premessa: se non ti interessava il Latino ma molto l'Italiano, la tua prof.  avrebbe forse potuto trovare il modo di renderti evidente che - per avere una ancora maggiore competenza in Italiano - il Latino aiuta. Non condivido  il tuo assunto antropologico-pedagogico che la costituzione degli interessi sia qualcosa di dato, da accettare, a prescindere dalle condizioni in cui essi vengono dichiarati. (non voglio però semplificare, e la questione è comunque complicata)
Lenar ha scritto:
mario60 ha scritto:

di fatto, questa riconoscimento di libertà è fittizio e anche parecchio classista, non essendo un minore (delle classi per cui la pressione sociale è di rinunciare allo studio) nelle condizioni di scegliere.
Ma non diciamo asinerie... non esistono classi sociali in cui la pressione sia per non studiare. Tutti i genitori spingono perchè il figlio studi. Ma perchè lo studio sia proficuo ci vuole una prospettiva di senso. E la scuola attualmente questa prospettiva di senso non la da.

non tutti i genitori (se non a parole). La forme di induzione a certi atteggiamenti sono spesso molto più radicate e nascoste di quel che mi sembri credere.
Lenar ha scritto:
Una volta si poteva dire "studia e troverai lavoro". Oggi non è più vero perché chi studia rimane impantanato come gli altri. Un ragazzo non può scegliere? E allora chi dovrebbe scegliere per lui? Le aspirazioni, le speranze e i gusti del minore non contano niente? Scelglie lo stato? Sceglie la famiglia? Scegliamo noi docenti per conto del minore, sbattendocene proprio del minore stesso?

Ma il senso non deve essere utilitaristico (trovare lavoro), ma esistenziale (studiare ti rende una persona migliore). Lo studio è un fine, non un mezzo.
Lenar ha scritto:
mario60 ha scritto:

Sono posizioni rinunciatarie. La tua argomentazione ha anche qualcosa di contradditorio: se pensi che quella tipologia di alunni in certi ambienti e situaziioni possono essere felici e produttivi, perchè non potrebbero esserlo a Scuola? (la domanda non è retorica, please esplicita la tua argomentazione sul punto)

Leggi i post precedenti almeno, prima di avanzare richieste. Sopratutto leggili prima di avanzare domande con un tono tanto polemico PLEASE. Se tu avessi letto i post successivi a quello da te commentato, avresti notato che io non sostengo che la scuola vada abolita. Dico che la scuola va radicalmente cambiata. Dico che voler imporre a tutti la stessa minestra, dal liceale all'aspirante tornitore, è un'assurdità. Dico che se uno vuole imparare a fare il meccanico la sua scuola dovrebbe primariamente incentrarsi sul fare il meccanico, non su Dante e sulle equazioni. E se la scuola potesse anche avvalersi della collaborazione di qualche volonteroso artigiano pronto ad accogliere qualche allievo in officina non sarebbe uno scandalo.

Ok, sorry per il tono. Per l'artigiano perfettamente d'accordo. Su minestre diverse, perfettamente d'accordo. Su il resto molto meno. Il bello è rendere interessante la Divina Commedia al tornitore. In fondo, proprio lui ne ha più bisogno, o no?
(per evitare fraintendimenti: interessante non necessariamente significa piacevolmente interessante, potrebbe essere anche interessante come una faticosa terapia che pensi di aiuti veramente a superare una problematica medica, o interessante come dele dure sessioni di palestra, che però vedi che ti rendono più tonico).

La scuola va radicalmente cambiata, ma il problema centrale non è - come sembri pensare - sanare una discrasia tra interessi degli studenti e (ipocrite) attese di loro successo, ma piuttosto tra compiti di cura intellettuale e  configurazione corporativa-impiegatizia della funzione docente.  Con una frase ad effetto, il problema della Scuola siamo noi, non loro.
Lenar ha scritto:
Per altro questo modello non è poi così peregrino. In Germania si fa. E non mi pare che i tedeschi siano meno avanti di noi. E sul versante teorico c'è chi non la pensa molto diversamente: dai pure un'occhiata a questo se ti va.

appena posso. Grazie per il link.
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drifis_



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 12:19 pm

io sono abbastanza d'accordo con i punti di vista espressi da Lenar.
Quanto alle metodologie, partono tutte da un assunto sbagliato che il docente "possa" nonostante tutto e tutti, e non è così! L'apprendimento è un rapporto tra persone e tutti, studenti e insegnanti devono fare la loro parte è impossibile insegnare a chi non ha nessuna intenzione di imparare e spesso, soprattutto in determinati contesti i ragazzi non sono semplicemente disinteressati a quanto gli si insegna ma anche fermamente impegnati a NON VOLERLO imparare!
Il nozionismo... di fatto non ne rimane quasi più nulla e aggiungerei "purtroppo", perché è giustissimo insegnare ad imparare, promuovere spiriti critici etc. ma se alla base non ci sono nozioni sulle quali esercitare queste abilità il tutto non serve a nulla.
Ho molti studenti che in prima superiore fanno fatica a rispondere a domande quali: qual è la sequenza delle stagioni? (e parlo anche dei licei, non solo dei famigerati professionali e tecnici) In che mese inizia l'inverno? Più o meno quando è stata scoperta l'America?
E' anche vero che le poche "nozioni" che imparano, in qualunque modo le imparino rimangono fluttuanti, senza alcuna rielaborazione personale e nessuna connessione. Per esempio nella mia esperienza il 98% (e approssimo per difetto) degli studenti, pur avendo studiato Dante (e quindi presumo la struttura dell'inferno a cono capovolto) è convinta che l'uomo ritenesse la "terra piatta" fino a Cristoforo Colombo! E' sempre una fatica, in tutti i tipi di scuola far capire che dire "il dì è più corto della notte" o "è il dì più corto dell'anno" sono due cose ben differenti (e parlo anche qui di licei come dei tecnici) o che definire il polo nord e il polo sud come il "punto più in alto e il punto più in basso" o peggio ancora "le due estremità della Terra" di quella che è essenzialmente una sfera è una cosa assolutamente priva di senso.
Secondo me più che le singole metodologie che debbono adattarsi alla disciplina all'insegnante e alle classi che si hanno di fronte sarebbe importante approfondire come lavorare da consigli di classe a raggiungere intenti comuni.
Per tornare più in tema, io (prime e seconde classi di scuole superiori) adotto generalmente la lezione frontale partecipata. Introduco un argomento, alcuni termini e poi lascio spazio ai loro interventi, mi piace partire da quello che sanno o credono di sapere e vedere se si tratta di concetti corretti o meno, li riordino li inseriamo in schemi a volte tra le diverse cose dette escono fuori curiosità banali (come un ragazzo che chiedeva la differenza tra "roccia", "pietra" e "sasso" visto che io, in scienze le volevo chiamate "rocce"), altre si va' un po' fuori tema, altre si approfondisce più di quanto avessi preventivato un particolare argomento. La lim, e/o uno schermo per proiettare immagini, mi aiuta moltissimo: poter far vedere ciò di cui si parla nel mio campo è un aiuto immenso: conglomerati, vari tipi di minerali, ma anche alcuni tipi di ambiente acquistano un senso solo se visti (stessa cosa in biologia per alcuni animali citati o piante etc.).
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 12:53 pm

@Ufo  Grazie lunga risposta. Qualche ulteriore commento, per il piacere del confronto.

ufo polemico ha scritto:
Mario60, non so quale realtà tu viva, ma io tutto questo "neo-nozionismo", francamente, nella scuola italiana non lo vedo. I docenti che sono rimasti alla lezione frontale con libro davanti, magari letto con cantilena soporifera sono pochissimi e sempre più screditati, sia dai loro colleghi che da studenti e genitori. Dalle medie in poi infatti ogni studente sperimenta (fortunatamente, direi: altro che cacofonia) molti stili di apprendimento, li confronta, ne parla con i compagni e a casa; il docente "vecchio stile" è quasi sempre quello più mal visto e sul quale si concentrano le critiche di tutti. Tutti vogliono, anzi pretendono, la lezione coinvolgente e, possibilmente, il professore che rumini concetti al posto dello studente. Tutti sono contro il nozionismo, anzi, qualunque genitore il cui figlio abbia avuto un voto insoddisfacente è convinto che il professore che gliel'ha assegnato sia portatore dell'empietà nozionistica.
Io invece lo vedo. Per es. mi sembra che il numero di colleghi che disdegnano il libro di testo sia minimo, e che il 90% dei libri di testo racconti la disciplina in modo nozionistico.
Non capisco cosa intendi per 'professore che rumini concetti al posto dello studente'?

ufo polemico ha scritto:
Il neo-nozionismo, inoltre, dovrebbe avere nel suo dna una certa preponderanza dei contenuti rispetto al metodo. Nella scuola italiana invece avviene l'opposto: la tendenza è quella del "successo formativo garantito", che comporta la semplificazione a volte brutale dei contenuti, facilitazioni didattiche di vario tipo, la richiesta, sempre più maggioritaria, che il professore invogli gli studenti allo studio, che li motivi, che usi le tecnologie, che di ogni argomento faccia la sua (e sottolineo sua) mappa concettuale, che faccia vedere il filmetto a tema storico, in definitiva che banalizzi quei contenuti che dovrebbero essere prioritari. E, ovviamente, la sufficienza garantita a tutti, a meno di casi straordinari.
Ma qui confondi due cose ben diverse. Io non confondo nozionismo con (ottocentesca) severità, e l'assenza della seconda non implica l'assenza del primo. In molti casi oggi si può parlare di nozionismo-frontalismo semplificato, bonario, divulgativo. Ma sempre di nozionismo si tratta. La LIM può essere usata nozionisticamente tanto quanto il vecchio sussidiario. Il docente ricco di divertente anedottistica, e con un eloquio accattivante alla fine lo è similmente. Le mappe concettuali, i filmetti storici, le attività ala Piero Angela sono nozionismo. E allo stesso tempo un docente anche molto cattedratico ma la cui esposizione è intrisa di una interna dialettica, alla fine non lo è.

ufo polemico ha scritto:
Il terzo e il decisivo indizio che il neo-nozionismo non esista nella scuola italiana proviene da una anche superficiale lettura delle "indicazioni nazionali", dove non sono affatto specificati i contenuti dell'insegnamento, bensì vengono indicati, in maniera particolarmente elastica, gli obiettivi dell'apprendimento (da non confondere con i traguardi, eh, tutt'altra cosa!); in questo imprescindibile testo il focus è posto in maniera totale sull'apprendimento e sul discente, mentre insegnamento e contenuti occupano una posizione piuttosto defilata.
Che - malamente nelle indicazioni, meglio in alcuni aspetti  del 'nuovo' Esame di Stato - il nozionismo non sia più sostenuto dalle norme (diciamo così per parlare veloce) è vero. Ma che il 90% dei colleghi abbia ignorato quegli aspetti (e stia di fatto agendo contro norma) è pure vero. Per un test, considera -nella scuola superiore- il numero di docenti che - nel proprio documento di programmazione- semplicemente copia un elenco di 'contenuti' preso dal libro di testo, invece che delineare attività di apprendimento pensate per lo specifico gruppo classe che ha davanti. Oppure pensa alla profonda difficoltà di inserire la preparazione alla 'tesina' nella propria attività didattica. In quanti consigli di classe si nominano dei tutor per ciascun studente?

Che "il focus [sia] posto in maniera totale sull'apprendimento e sul discente" mi sembra sia inevitabile, come potrebbe essere altrimenti? La concezione che la Scuola trasmetta uno stock di conoscenze/saperi acquisiti non è più possibile difenderla scientificamente, o no?

ufo polemico ha scritto:
Più che questo presunto neo-nozionismo personalmente vedo molto presente una certa stanchezza, una certa mancanza di entusiasmo da parte degli insegnanti, alla quale non sono alieni la retribuzione e la mancanza di incentivi di vario genere, e una difficoltà oggettiva ad insegnare per via di quelle micro-decisioni organizzative (ed economiche) di cui parli. Ad esempio, fare lezione in una classe di 20 alunni (figuriamoci 14) è un'esperienza totalmente diversa dal farla in una classe di 28; potersi appoggiare nella didattica sulla presenza di un qualche strumento informatico, come una LIM, è diverso dal non poterlo fare, specie in una classe con tendenza a schiamazzare; i cambi d'ora frenetici, l'impossibilità di compresenze, l'impossibilità di carriera e tante altre piccole situazioni rendono stressante e quindi spesso meno efficace il lavoro dell'insegnante. La stessa percezione del necessario lavoro a casa del professore (preparazione lezioni e attività, redazione e correzione verifiche, tenuta registri ecc.) come tempo non pagato e rubato alla vita fa sì che molti insegnanti vi si dedichino molto controvoglia, o addirittura cerchino di evitarlo, con prevedibili risultati sull'efficacia della didattica. Se però alcuni insegnanti (la minoranza) interpretano il proprio lavoro come impiegatizio dovremmo tutti chiederci quali ne siano le ragioni.

Tutto Ok, quali per te le ragioni? Quali porzione di 'colpa' imputi alla maggioranza dei colleghi?

ufo polemico ha scritto:
Inoltre, essendo direttamente interessato, non penso affatto che le materie con tre o due ore a classe siano da abolire: anzi, in genere esse permettono allo studente di sperimentare delle discipline diverse dalle solite "materie principali", degli stili didattici differenti, delle attività del tutto nuove.
Dissento, pur rispettando il tuo lavoro.

ufo polemico ha scritto:
Mario60, nel riportare quasi costantemente il discorso sulla tua didattica a mio avviso tu compi lo stesso errore che tu attribuisci all'insegnante vecchio stile e che, personalmente, imputo ai testi della pedagogia, cioè la pretesa di calare dall'alto un modello che sia efficace sempre e comunque. Ogni professore ha una propria esperienza derivata dalla somma di una serie di fattori imponderabili, da quelli personali (convinzioni, competenze, carattere, stile di insegnamento, esperienze pregresse, età, addirittura fattori fisici come altezza, peso, prestanza, voce, eventuali difficoltà sensoriali) a quelli contestuali (tipo di scuola e di contesto socio-culturale, numero degli alunni, presenza di alunni naturalmente interessati o disinteressati alla disciplina, presenza di alunni indisciplinati, dinamiche tra compagni, dinamiche tra colleghi del consiglio di classe, stile di dirigenza e così via). Ogni classe (direi anche ogni lezione) è un contesto unico che non si può pretendere di affrontare sempre con lo stesso sistema. Ci sono classi in cui funziona il cooperative learning, altre in cui funziona la lezione frontale, altre in cui funziona la lezione capovolte, classi in cui una volta funziona una cosa, una volta un'altra e infine ci sono classi in cui non funziona niente.
NI, accetto la difesa del pluralismo pedagogico, ma non lo confondo con il rispetto della idiosincrasie personali.
Quello che vedo non è pluralismo didattico, ma tolleranza per una varietà di idiosincrasie personali, nell'ambito di una koinè abbastanza comune e non particolarmente edificante.
'modello calato dall'alto'? Non so, spero di non aver dato questa impressione.
Io francamente cerco di difendere un approccio che credo fondato (con numerosi dubbi nell'applicazione giornaliera), ma che ha molte difficoltà a esprimersi compiutamente, stante che alcune prassi invalse comuni (e rinforzate da una serie di micro decisione organizzative degli ultimi anni) tendono a creare un ambiente ad esso ostile.


ufo polemico ha scritto:
Il docente -pari pari allo studente- non deve a mio avviso essere indottrinato sulla metodologia migliore, su quale classico della pedagogia sia ok e su quale sia dannoso, ma deve essere incentivato a un approccio critico, creativo ed empatico all'insegnamento e alla particolare classe.

Anche il collega che voglia fare lezione prendendo il libro in mano e leggendolo deve essere lasciato libero di farlo, specie in un contesto che non consenta altro.
su questo completamente oK, ma la libertà di insegnamento (o come vuoi qualificare quel che scrivi) non implica una qualche impossibilità a giudicare l'impostazione altrui. Rimane la mia convizione che i Consigli di Classe dovrebbero essere formati da docenti con affinità di impostazione didattica.

ufo polemico ha scritto:


PS: gli studenti del TFA tradiscono sguardi bovini perché sono perfettamente consapevoli di buttare molto tempo e molto denaro in un'attività che recepiscono priva di reali contenuti (leggasi fuffa psico-pedagogista) e alla quale sono costretti da decisioni illogiche e contraddittorie prese dall'alto, e a volte anche perché incontrano professori narcisisti il cui principale interesse, dopo la retribuzione, è mettere in scena se stessi.
TFA da abolire !!
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 1:36 pm

drifis_ ha scritto:

Per tornare più in tema, io (prime e seconde classi di scuole superiori) adotto generalmente la lezione frontale partecipata. Introduco un argomento, alcuni termini e poi lascio spazio ai loro interventi,


Anche io mi regolo più o meno come te (classi terze e quarte ITIS informatico)

drifis_ ha scritto:

La lim, e/o uno schermo per proiettare immagini, mi aiuta moltissimo:

Sul tema degli strumenti io uso moltissimo il videoproiettore con connesso il mio Laptop. La LIM in se potrebbe addirittura essere fastidiosa se il cablaggio tra lim e PC fisso ad essa collegato fosse tanto mal fatto da impedirmi di scollegare il PC scolastico per connettere il mio laptop.

Domanda generale: davvero la LIM rappresenta un valore aggiunto rispetto all'accoppiata PC+Videoproiettore? La domanda pare oziosa ma non lo è: l'accoppiata PC+Videoproiettore ha costi che sono una frazione (credo che il fattore di raffronto sia una cosa tipo costo(PC+Videoproiettore)= 0,4*Costo(LIM))rispetto a quelli di una LIM e, IMHO, la LIM è uno strumento meno versatile. In definitiva mi sono sempre chiesto e vi chiedo: perchè ci sono in giro tante LIM invece che tanti PC+Videoproiettori? Io una risposta ce l'avrei... ma ha poco a che fare con la scuola e molto con i bilanci di chi vende le LIM.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 2:14 pm

La LIM come non-plus-ultra della tecnologia didattica è un mezzo controsenso, perché al massimo come dispositivo di input permette la partecipazione di uno studente alla volta, con modalità attive simili alla lavagna tradizionale (e dunque sostituibili con la vecchia ardesia), e modalità passive simili a quelle di uno smartphone, all'interno quindi di percorsi prestabiliti e non derogabili.
In realtà la LIM non sovverte affatto l'unidirezionalità dell'insegnamento. Un buon videoproiettore può svolgere il 90% delle funzioni della LIM, eccettuata una interattività un po' antidiluviana come lo era il sondaggio telefonico nelle trasmissioni degli anni '80. Un discreto videoproiettore con staffa, telo, casse, cablaggio e montaggio può costare anche meno di 600 euro, mentre la LIM più economica si aggira sui 1500.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 3:09 pm

drifis_ ha scritto:
io sono abbastanza d'accordo con i punti di vista espressi da Lenar.
Quanto alle metodologie, partono tutte da un assunto sbagliato che il docente "possa" nonostante tutto e tutti, e non è così! L'apprendimento è un rapporto tra persone e tutti, studenti e insegnanti devono fare la loro parte è impossibile insegnare a chi non ha nessuna intenzione di imparare e spesso, soprattutto in determinati contesti i ragazzi non sono semplicemente disinteressati a quanto gli si insegna ma anche fermamente impegnati a NON VOLERLO imparare!
Prendiamo questa constatazione come corrispondente ai fatti. Cosa ne concludi? Io che la struttura organizzativa della Scuola e di come imposta le relazione Studente-Docente è tale da provocare tale (biasimevole) reazione.
drifis_ ha scritto:
Il nozionismo... di fatto non ne rimane quasi più nulla e aggiungerei "purtroppo", perché è giustissimo insegnare ad imparare, promuovere spiriti critici etc. ma se alla base non ci sono nozioni sulle quali esercitare queste abilità il tutto non serve a nulla.
ma vale sopratutto il contrario: se non hai un processo di apprendimento personale, le nozioni sono solo voci memorizzate senza alcun processo di collegamento a problemi e contesti significativi. Se rileggi Gentile e Montessori, questo è ben chiaro. Anzi direi che questa inversione è proprio il punto di fondo in cui io non mi trovo d'accordo con la maggior parte dei colleghi.
drifis_ ha scritto:
....
Secondo me più che le singole metodologie che debbono adattarsi alla disciplina all'insegnante e alle classi che si hanno di fronte sarebbe importante approfondire come lavorare da consigli di classe a raggiungere intenti comuni.
Ok, ma come farlo - sindacalmente e professionalmente - non è facile. Per estremizzare, pensa a un team di scuola elementare che decida di adottare una metodologia montessoriana. Se un collega a metà dell'anno si dimostra poi poco montessoriano, gli altri lo possono esonerare dal servizio? come? con quali garanzie?
drifis_ ha scritto:
Per tornare più in tema, io (prime e seconde classi di scuole superiori) adotto generalmente la lezione frontale partecipata. Introduco un argomento, alcuni termini e poi lascio spazio ai loro interventi, mi piace partire da quello che sanno o credono di sapere e vedere se si tratta di concetti corretti o meno, li riordino li inseriamo in schemi a volte tra le diverse cose dette escono fuori curiosità banali (come un ragazzo che chiedeva la differenza tra "roccia", "pietra" e "sasso" visto che io, in scienze le volevo chiamate "rocce"), altre si va' un po' fuori tema, altre si approfondisce più di quanto avessi preventivato un particolare argomento.
Anch'io talvolta agisco in modi similari. La difficoltà è essere sinceri su quanto siamo disposti a a seguire i percorsi che nascono dalle esigenze (soggettive o oggettive) degli studenti. Quanto spesso siamo disponibili a rivoltare tutto quello che abbiamo previsto, pur di seguire e rinforzare un percorso personale di apprendimento? Altrimenti fargli fare qualche domandina alla fine della nostra lezione non è molto diverso dal questionario renziano della Buona Scuola, finta partecipazione per un risultato voluto.
drifis_ ha scritto:
La lim, e/o uno schermo per proiettare immagini, mi aiuta moltissimo: poter far vedere ciò di cui si parla nel mio campo è un aiuto immenso: conglomerati, vari tipi di minerali, ma anche alcuni tipi di ambiente acquistano un senso solo se visti (stessa cosa in biologia per alcuni animali citati o piante etc.).
in teoria, ci dovrebbero essere delle raccolte  di minerali in ogni buon laboratorio di scienze (altro problema, la distruzione dei laboratori in molte scuole).
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 3:18 pm

Lenar ha scritto:


Domanda generale: davvero la LIM rappresenta un valore aggiunto rispetto all'accoppiata PC+Videoproiettore? La domanda pare oziosa ma non lo è: l'accoppiata PC+Videoproiettore ha costi che sono una frazione (credo che il fattore di raffronto sia una cosa tipo costo(PC+Videoproiettore)= 0,4*Costo(LIM))rispetto a quelli di una LIM e, IMHO, la LIM è uno strumento meno versatile. In definitiva mi sono sempre chiesto e vi chiedo: perchè ci sono in giro tante LIM invece che tanti PC+Videoproiettori? Io una risposta ce l'avrei... ma ha poco a che fare con la scuola e molto con i bilanci di chi vende le LIM.

No direi di no. Se fa parte dell'arredamento, può essere utile, ma non gli assegnerei particolari virtù didattiche. Sicuramente la LIM ha goduto di una certa capacità di marketing (diciamo così). Non la uso in modo sistematico, ma credo che rispetto all'accoppiata PC-Proiettore, ti sarebbe risposto che la LIM ha un touch screen con funzionalità d tavoletta grafica, con possibilità di salvare le 'lavagnate'. Usata bene, potrebbe avere una marcia in più, ma dubito che la maggioranza do noi abbia il tempo di sfruttarne sistematicamente le possibilità ulteriori rispetto alla combinata pc-proiettore.


Ultima modifica di mario60 il Dom Feb 15, 2015 9:16 pm, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 5:14 pm

Con la LIM, non serve la lavagna, il cui costo andrebbe pure messo nel conto.

La LIM riunisce proiettore e lavagna in un unico strumento: salva spazio. Se poi dite che costa e i pochi soldi li dovremmo spendere per altro, non posso che essere d'accordo. Ma come strumento è utile.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 5:59 pm

mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
io sono abbastanza d'accordo con i punti di vista espressi da Lenar.
Quanto alle metodologie, partono tutte da un assunto sbagliato che il docente "possa" nonostante tutto e tutti, e non è così! L'apprendimento è un rapporto tra persone e tutti, studenti e insegnanti devono fare la loro parte è impossibile insegnare a chi non ha nessuna intenzione di imparare e spesso, soprattutto in determinati contesti i ragazzi non sono semplicemente disinteressati a quanto gli si insegna ma anche fermamente impegnati a NON VOLERLO imparare!
Citazione :
Prendiamo questa constatazione come corrispondente ai fatti. Cosa ne concludi? Io che la struttura organizzativa della Scuola e di come imposta le relazione Studente-Docente è tale da provocare tale (biasimevole) reazione.
La mia conclusione è che la "metodologia magica" non esiste, che tutte riusciranno a coinvolgere e saranno efficaci su un certo numero e tipologia di ragazzi e falliranno su altri. Il difetto che attribuisco a certa didattica è partire dall'idea che chi non ce la fa o chi non impara, chi rimane indietro in realtà volesse fermamente imparare e questo nella mia esperienza non è vero quasi mai. Ci sono di certo ragazzi che "provano" e per vari motivi non riescono ma molto spesso non tentano neanche, quello che vorrebbero è imparare senza alcuno sforzo o partecipazione attiva da parte loro ma questo è impossibile. A mio figlio non piacciono i piselli, ho provato a farli frullati, a "nasconderne il sapore" aggiungendo il formaggio che adora, a cucinarli in un sacco di modi diversi: c'è nulla da fare, o glieli somministro in quantità omeopatica in cui il sapore (e quindi anche l'eventuale validità nutritiva) è pari a zero o non li mangia... tu cosa ne desumi? Cosa nella relazione tra me e mio figlio ha provocato tale biasimevole rapporto tra lui e i piselli?
mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
....
Secondo me più che le singole metodologie che debbono adattarsi alla disciplina all'insegnante e alle classi che si hanno di fronte sarebbe importante approfondire come lavorare da consigli di classe a raggiungere intenti comuni.
Ok, ma come farlo - sindacalmente e professionalmente - non è facile. Per estremizzare, pensa a un team di scuola elementare che decida di adottare una metodologia montessoriana. Se un collega a metà dell'anno si dimostra poi poco montessoriano, gli altri lo possono esonerare dal servizio? come? con quali garanzie?
Io non pensavo all'adozione di un'unica metodologia, ma degli obiettivi comuni che si perseguano in tutte le discipline. Mi chiedo: come è possibile che uno studente non abbia minimamente chiara la differenza tra espressioni come "io sono basso" e "sono il più basso" e non abbia alcun problema né in italiano né in storia? Che quando alla affermazione del ragazzo "ho paura di sbagliare" un insegnante risponde "non preoccuparti esponi tutte le possibili risposte che ti vengono in mente e poi ragioniamo insieme su quale possa essere quella giusta" la controrisposta sia: "ma non può darmi lei delle opzioni? Io non capisco cosa le devo rispondere" (la domanda giusto per capirci era: "cosa succede alla durata del dì nel corso dell'Inverno?" Quindi ipotizzare delle risposte era assolutamente svincolato dall'avere studiato o dall'avere conoscenze sull'argomento). Forse in una situazione del genere si potrebbe pensare a livello collegiale di ridurre l'incidenza delle prove troppo strutturate (domande a risposta multipla, collegamenti) almeno per alcuni allievi. Se ci si accorgesse che la successione storica degli avvenimenti fosse particolarmente debole si potrebbe provare a dare una chiave storica a più discipline in modo da abituarli a ragionare in termini di "prima, durante, dopo" più spesso... Ci sono cose che non sarebbero di esclusiva pertinenza di una disciplina (i cosiddetti obiettivi trasversali) ma di fatto restano lettera morta e nessuno se ne occupa.
Magari gli esempi non sono chiarissimi, ma quello che penso è che certi problemi verrebbero risolti meglio se venissero affrontati da lati diversi piuttosto che immaginare una metodologia didattica "perfetta" per la singola disciplina.
mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
Per tornare più in tema, io (prime e seconde classi di scuole superiori) adotto generalmente la lezione frontale partecipata. Introduco un argomento, alcuni termini e poi lascio spazio ai loro interventi, mi piace partire da quello che sanno o credono di sapere e vedere se si tratta di concetti corretti o meno, li riordino li inseriamo in schemi a volte tra le diverse cose dette escono fuori curiosità banali (come un ragazzo che chiedeva la differenza tra "roccia", "pietra" e "sasso" visto che io, in scienze le volevo chiamate "rocce"), altre si va' un po' fuori tema, altre si approfondisce più di quanto avessi preventivato un particolare argomento.
Anch'io talvolta agisco in modi similari. La difficoltà è essere sinceri su quanto siamo disposti a a seguire i percorsi che nascono dalle esigenze (soggettive o oggettive) degli studenti. Quanto spesso siamo disponibili a rivoltare tutto quello che abbiamo previsto, pur di seguire e rinforzare un percorso personale di apprendimento? Altrimenti fargli fare qualche domandina alla fine della nostra lezione non è molto diverso dal questionario renziano della Buona Scuola, finta partecipazione per un risultato voluto.
Non si tratta di "domandine", spesso i ragazzi (almeno nelle mie discipline) partono da delle conoscenze pregresse dovute a superstizione, modi di dire, linguaggio comune, canali di informazione alternativi (programmi televisivi, link virali sui social network etc.) che sono radicatissime, ho scoperto che è più facile partire da qui e scardinarle insieme che tentare di sostituirle con i concetti giusti ignorando il pregresso.
mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
La lim, e/o uno schermo per proiettare immagini, mi aiuta moltissimo: poter far vedere ciò di cui si parla nel mio campo è un aiuto immenso: conglomerati, vari tipi di minerali, ma anche alcuni tipi di ambiente acquistano un senso solo se visti (stessa cosa in biologia per alcuni animali citati o piante etc.).
in teoria, ci dovrebbero essere delle raccolte  di minerali in ogni buon laboratorio di scienze (altro problema, la distruzione dei laboratori in molte scuole).
OVVIAMENTE era un esempio, magari non il più felice (anche se non si ha idea di quanto possano essere poveri i laboratori): anche se è molto più immediato accompagnare un'immagine proiettata mentre si sta parlando che interrompersi e far passare di mano in mano un campione (caso mai è molto più interessante farlo dopo, per vedere se si è in grado di riconoscere, classificare etc. quello che si è imparato su oggetti reali), ma se preferisci si capisce cosa si intende per "macchia mediterranea" se la si è vista
p.s. la lim in effetti la uso essenzialmente come uno schermo attaccato a un pc, per altro ultimamente preferisco, almeno ogni tanto, fare delle ricerche "in reale" piuttosto che prepararmi un prodotto a casa, mi aiuta a fargli vedere cosa può saltar fuori quando si fa una ricerca, quali siano i siti affidabili, come restringere il campo per ottenere risultati più precisi etc.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Dom Feb 15, 2015 7:20 pm

drifis_ ha scritto:
mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
...
Citazione :
Prendiamo questa constatazione come corrispondente ai fatti. Cosa ne concludi? Io che la struttura organizzativa della Scuola e di come imposta le relazione Studente-Docente è tale da provocare tale (biasimevole) reazione.
La mia conclusione è che la "metodologia magica" non esiste, che tutte riusciranno a coinvolgere e saranno efficaci su un certo numero e tipologia di ragazzi e falliranno su altri. Il difetto che attribuisco a certa didattica è partire dall'idea che chi non ce la fa o chi non impara, chi rimane indietro in realtà volesse fermamente imparare e questo nella mia esperienza non è vero quasi mai. Ci sono di certo ragazzi che "provano" e per vari motivi non riescono ma molto spesso non tentano neanche, quello che vorrebbero è imparare senza alcuno sforzo o partecipazione attiva da parte loro ma questo è impossibile. A mio figlio non piacciono i piselli, ho provato a farli frullati, a "nasconderne il sapore" aggiungendo il formaggio che adora, a cucinarli in un sacco di modi diversi: c'è nulla da fare, o glieli somministro in quantità omeopatica in cui il sapore (e quindi anche l'eventuale validità nutritiva) è pari a zero o non li mangia... tu cosa ne desumi? Cosa nella relazione tra me e mio figlio ha provocato tale biasimevole rapporto tra lui e i piselli?

esempio un poco bizzarro, e non comparabile. I casi di cui si parlava erano casi di 'anoressici' che non 'mangiano' non una ma tutte le pietanze, e in particolare tutte quelle cucinate in famiglia (ma magari qualcuna da amici si). In questi casi non ti domanderesti se non ci sia un problema su come i genitori gestiscono l'alimentazione?
drifis_ ha scritto:

mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
....
Secondo me più che le singole metodologie che debbono adattarsi alla disciplina all'insegnante e alle classi che si hanno di fronte sarebbe importante approfondire come lavorare da consigli di classe a raggiungere intenti comuni.
Ok, ma come farlo - sindacalmente e professionalmente - non è facile. Per estremizzare, pensa a un team di scuola elementare che decida di adottare una metodologia montessoriana. Se un collega a metà dell'anno si dimostra poi poco montessoriano, gli altri lo possono esonerare dal servizio? come? con quali garanzie?
Io non pensavo all'adozione di un'unica metodologia, ma degli obiettivi comuni che si perseguano in tutte le discipline ...... Ci sono cose che non sarebbero di esclusiva pertinenza di una disciplina (i cosiddetti obiettivi trasversali) ma di fatto restano lettera morta e nessuno se ne occupa.
Magari gli esempi non sono chiarissimi, ma quello che penso è che certi problemi verrebbero risolti meglio se venissero affrontati da lati diversi piuttosto che immaginare una metodologia didattica "perfetta" per la singola disciplina.
Si, gli esempi non sono chiarissimi, ma le tua conclusione la condivido (mai pensato che ci possa chiudere nelle proprie discipline, anzi io soffro di invadenza nel lavoro 'altrui')
drifis_ ha scritto:

mario60 ha scritto:
drifis_ ha scritto:
....
..... Altrimenti fargli fare qualche domandina alla fine della nostra lezione non è molto diverso dal questionario renziano della Buona Scuola, finta partecipazione per un risultato voluto.
Non si tratta di "domandine", spesso i ragazzi (almeno nelle mie discipline) partono da delle conoscenze pregresse dovute a superstizione, modi di dire, linguaggio comune, canali di informazione alternativi (programmi televisivi, link virali sui social network etc.) che sono radicatissime, ho scoperto che è più facile partire da qui e scardinarle insieme che tentare di sostituirle con i concetti giusti ignorando il pregresso.
Ok, capisco meglio, e sono perfettamente d'accordo. Il pregresso andrebbe sempre rispettato e considerato il punto di partenza. Ammetto che prendere sul serio questa indicazione è spesso difficile, per es. se i pregressi sono molti e disomogenei.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 5:54 am

Domanda non retorica:

perché si ritiene che sia il docente a doversi adeguare al discente?

Chi risponde ricordi che solo qualche decennio fa la domanda da porsi era quella esattamente contraria.
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