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 Metodologie didattiche alternative e non

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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 09, 2015 6:30 am

Promemoria primo messaggio :

Mi piacerebbe aprire un piccolo dibattito sul tema delle metodologie didattiche, che è stato solo sfiorato all'interno del topic sulla programmazione delle lezioni.
Quanti di voi adottano la cara, vecchia lezione frontale, seguita dallo studio a casa individuale e dalle verifiche orali e scritte?
Quanti invece utilizzano metodi alternativi (lezione partecipata, metodo cooperativo, prestazione autentica, lezione capovolta eccetera)? Davvero riescono a motivare maggiormente gli alunni, come la teoria pedagogica insegna?
In che contesti ritenete opportuno usare metodologie tradizionali e in quali funzionano meglio le metodologie alternative? A quali età, in quali scuole, in quali materie, in quali contesti socio-culturali sono preferibili le une o le altre?
In che misura usate gli strumenti informatici per fare lezione (lim, powerpoint, film ecc.)? Li ritenete efficaci ai fini dell'apprendimento?

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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 6:41 am

mario60 ha scritto:
@Ufo  Grazie lunga risposta. Qualche ulteriore commento, per il piacere del confronto.

Io invece lo vedo. Per es. mi sembra che il numero di colleghi che disdegnano il libro di testo sia minimo, e che il 90% dei libri di testo racconti la disciplina in modo nozionistico.

Il libro di testo è intrinsecamente nozionistico, in quanto raccoglitore di nozioni; anzi credo del tutto patetici gli sforzi di renderlo diverso. Sta al professore decidere come usarlo, e a me pare che tutto questo nozionismo - termine sul quale credo dobbiamo intenderci - stia più nelle proiezioni di qualcuno rimasto alla situazione di 50 anni fa che nella realtà.

mario60 ha scritto:
Non capisco cosa intendi per 'professore che rumini concetti al posto dello studente'?

Intendo l'utilizzo di moda delle mappe concettuali, una forma pessima di presunto non-nozionismo, che passivizza lo studente impedendogli di organizzare autonomamente i propri saperi.

mario60 ha scritto:

Ma qui confondi due cose ben diverse. Io non confondo nozionismo con (ottocentesca) severità, e l'assenza della seconda non implica l'assenza del primo. In molti casi oggi si può parlare di nozionismo-frontalismo semplificato, bonario, divulgativo. Ma sempre di nozionismo si tratta. La LIM può essere usata nozionisticamente tanto quanto il vecchio sussidiario. Il docente ricco di divertente anedottistica, e con un eloquio accattivante alla fine lo è similmente. Le mappe concettuali, i filmetti storici, le attività alla Piero Angela sono nozionismo. E allo stesso tempo un docente anche molto cattedratico ma la cui esposizione è intrisa di una interna dialettica, alla fine non lo è.

Ecco, qui dovremmo intenderci sul termine "nozionismo". Per la Treccani nozionismo è "Conoscenza fondata su un complesso di nozioni, di mere notizie non approfondite né sinteticamente elaborate e organizzate; anche, metodo di insegnamento che privilegia la quantità di nozioni acquisite rispetto alla formazione critica dell'alunno.". Ad essa si contrappone, come meta-categoria, l'"attivismo pedagogico" di Dewey. Il nozionismo sarebbe quello ben esemplificato dalla canzone di Endrigo su Napoleone, tratta da Rodari: bene, dalla mia esperienza vedo che quasi tutti i professori di oggi si vergognano di chiedere le date e quasi tutti i professori oggi privilegiano gli alunni che abbiano "capito davvero" la materia e non quelli che abbiano imparato le nozioni "a pappardella", come si diceva tempo fa. Personalmente ritengo che la battaglia post-sessantottina contro il cosiddetto "sapere nozionistico" abbia causato uno scadimento generale dell'istruzione.

mario60 ha scritto:

Che - malamente nelle indicazioni, meglio in alcuni aspetti  del 'nuovo' Esame di Stato - il nozionismo non sia più sostenuto dalle norme (diciamo così per parlare veloce) è vero. Ma che il 90% dei colleghi abbia ignorato quegli aspetti (e stia di fatto agendo contro norma) è pure vero. Per un test, considera -nella scuola superiore- il numero di docenti che - nel proprio documento di programmazione- semplicemente copia un elenco di 'contenuti' preso dal libro di testo, invece che delineare attività di apprendimento pensate per lo specifico gruppo classe che ha davanti. Oppure pensa alla profonda difficoltà di inserire la preparazione alla 'tesina' nella propria attività didattica. In quanti consigli di classe si nominano dei tutor per ciascun studente?

Che "il focus [sia] posto in maniera totale sull'apprendimento e sul discente" mi sembra sia inevitabile, come potrebbe essere altrimenti? La concezione che la Scuola trasmetta uno stock di conoscenze/saperi acquisiti non è più possibile difenderla scientificamente, o no?
I documenti principali provenienti dai vertici ministeriali degli ultimi 20 anni (almeno) sono tutti dichiaratamente anti-nozionistici, a partire dall'abolizione degli odiati "programmi ministeriali" (che peraltro apprendo con piacere che la LIP vuole reintrodurre). Le pratiche regolate da norme sono egualmente antinozionistiche; come puoi ostinarti, come l'ultimo giapponese nella foresta, a combattere un nemico che è fuggito da decenni? Riguardo allo stock di nozioni: è proprio perché la scuola italiana ha pensato di poter fare a meno di un qualsivoglia "stock di nozioni" che siamo agli ultimi posti in Europa nel livello di competenza, sia in matematica che nell'espressione in madrelingua che nelle altre materie (basta vedere qualunque statistica ufficiale: dati oggettivi)
Quali sarebbero poi le evidenze scientifiche a favore dell'attivismo pedagogico o dell'anti-nozionismo?

Tu vieni qui sul forum a usare colte citazioni e un linguaggio forbito perché negli anni hai accumulato nozioni, un po' per ambiente di nascita e di crescita e un po' per ciò che hai appreso durante gli studi. Perché vuoi impedire che gli studenti facciano altrettanto?



mario60 ha scritto:

Tutto Ok, quali per te le ragioni? Quali porzione di 'colpa' imputi alla maggioranza dei colleghi?

In primis di aver accettato passivamente qualsiasi scemenza proveniente dai vari Faraone che si sono succeduti durante gli anni, quasi sempre senza elaborare alternative culturali valide ai diktat provenienti dall'alto, ma limitandosi all'invettiva, come le comari di Sant'Ilario, e spesso pensando esclusivamente in termini retributivi-sindacali, come nella peggiore tradizione impiegatizia.
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 9:15 am

Confondere "nozioni" con "nozionismo" è il modo migliore per sprecare pagine e pagine.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 10:27 am

ufo polemico ha scritto:
Domanda non retorica:

perché si ritiene che sia il docente a doversi adeguare al discente?

Chi risponde ricordi che solo qualche decennio fa la domanda da porsi era quella esattamente contraria.
Il docente è uno (per volta) i discenti da 20 a 30 (contemporaneamente) e tutti molto diversi.

Chiunque abbia un po' di buonsenso sa quale sia l'unica via percorribile.
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sardigna



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 10:38 am

faraone è uno dei tanti scienziati che capitano al miur!
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 10:42 am

@Ufo  Grazie nuova lunga risposta. Qualche ulteriore commento, ancora per il piacere del confronto.

ufo polemico ha scritto:
mario60 ha scritto:
...
[...] a me pare che tutto questo nozionismo - termine sul quale credo dobbiamo intenderci - stia più nelle proiezioni di qualcuno rimasto alla situazione di 50 anni fa che nella realtà.
ovviamente non sappiamo reciprocamente cosa poi facciamo in aula, ma da quello che scrivi direi che tu sia più nozionistico-frontalista-trasmissivista  di me, o no?
ufo polemico ha scritto:


mario60 ha scritto:
Non capisco cosa intendi per 'professore che rumini concetti al posto dello studente'?

Intendo l'utilizzo di moda delle mappe concettuali, una forma pessima di presunto non-nozionismo, che passivizza lo studente impedendogli di organizzare autonomamente i propri saperi.
 qui sono in completo accordo con te: le  mappe concettuali -quando illustrate da un docente- sono una modalità di nozionismo-frontalismo (o trasmissivismo) da censurare. Credo di poter dire - non ne so la storia - che la mappe concettuali fossero collegate a una ipotesi di lavoro corretta: chiedere agli studenti di riflettere su un area problematica e di visualizzare la loro comprensione in uno schema, indicando graficamente le connessioni che individuavano, per favorire processi di organizzazione dello studio (o del pensiero). Ma solo se il docente ha il tempo e la pazienza di accettare le mappe proposte dagli alunni, e di lavorare da quelle. Se inverte i ruoli, sono un rimedio peggiore del male. Per intenderci, vedo la stessa differenza tra il chiedere di scrivere la parafrasi di un canto della Divina Commedia, e dettarla (o dirla dalla cattedra). Più banalmente, una cosa è chiedere agli studenti di sottolineare in un testo (magari difficile) le parole. o le proposizioni, che gli sembrono centrali, un altra fargli leggere una pagina di manuale con le parole e frasi chiave già in neretto. O ancora più banalmente, una cosa è insegnare a riassumere, una cosa è dettare dei riassunti. O no?

ufo polemico ha scritto:
mario60 ha scritto:
....  

Ecco, qui dovremmo intenderci sul termine "nozionismo". Per la Treccani nozionismo è "Conoscenza fondata su un complesso di nozioni, di mere notizie non approfondite né sinteticamente elaborate e organizzate; anche, metodo di insegnamento che privilegia la quantità di nozioni acquisite rispetto alla formazione critica dell'alunno.". Ad essa si contrappone, come meta-categoria, l'"attivismo pedagogico" di Dewey. Il nozionismo sarebbe quello ben esemplificato dalla canzone di Endrigo su Napoleone, tratta da Rodari: bene, dalla mia esperienza vedo che quasi tutti i professori di oggi si vergognano di chiedere le date e quasi tutti i professori oggi privilegiano gli alunni che abbiano "capito davvero" la materia e non quelli che abbiano imparato le nozioni "a pappardella", come si diceva tempo fa. Personalmente ritengo che la battaglia post-sessantottina contro il cosiddetto "sapere nozionistico" abbia causato uno scadimento generale dell'istruzione.

Sul '68 ho una idea diversa, ma non apriamo troppi motivi di discussione. Oltre a Dewey, io leggerei - per rimanere in Italia e per capire meglio il fondamento della Scuola italiana - Gentile e Montessori. Non conosco la canzone di Endrigo. Che il 'capire meglio' sia meglio del ripetere 'a pappardella' è per definizione, o no?. Che la maggioranza degli studenti, oggi in Italia,  impari in gran parte 'a pappardella' è però anche vero (o no?).  La definzione della Treccani è Ok, ma non aiuta molto, perchè poi bisogna intendersi cosa sia la 'formazione critica dell'alunno'.

Quello che io credo è che la vera istruzione sia basata non sulla trasmissione di un sapere codificato, ma sulla predisposizione di percorsi (più o meno guidati) di scoperta e approfondimento. In effetti, la mia critica più che sul nozionismo è su quello che direi le impostazioni trasmissivistiche, se mi permetti di usare un termine del genere.

Che poi -pur di perseverare in una pratica trasmissiva- avendo davanti una popolazione difficile, molti colleghi siano scaduti in lezioncine facilitate e iper-semplificate (innestando per altro un meccanismo di rincorsa al meno), è constatazione vera, ma che direi porta acqua più al mio mulino che al tuo, o no?


ufo polemico ha scritto:
mario60 ha scritto:

Che - malamente nelle indicazioni, meglio in alcuni aspetti  del 'nuovo' Esame di Stato - il nozionismo non sia più sostenuto dalle norme (diciamo così per parlare veloce) è vero. Ma che il 90% dei colleghi abbia ignorato quegli aspetti (e stia di fatto agendo contro norma) è pure vero. [...]

Che "il focus [sia] posto in maniera totale sull'apprendimento e sul discente" mi sembra sia inevitabile, come potrebbe essere altrimenti? La concezione che la Scuola trasmetta uno stock di conoscenze/saperi acquisiti non è più possibile difenderla scientificamente, o no?
I documenti principali provenienti dai vertici ministeriali degli ultimi 20 anni (almeno) sono tutti dichiaratamente anti-nozionistici, a partire dall'abolizione degli odiati "programmi ministeriali" (che peraltro apprendo con piacere che la LIP vuole reintrodurre). Le pratiche regolate da norme sono egualmente antinozionistiche; come puoi ostinarti, come l'ultimo giapponese nella foresta, a combattere un nemico che è fuggito da decenni? Riguardo allo stock di nozioni: è proprio perché la scuola italiana ha pensato di poter fare a meno di un qualsivoglia "stock di nozioni" che siamo agli ultimi posti in Europa nel livello di competenza, sia in matematica che nell'espressione in madrelingua che nelle altre materie (basta vedere qualunque statistica ufficiale: dati oggettivi)
Quali sarebbero poi le evidenze scientifiche a favore dell'attivismo pedagogico o dell'anti-nozionismo?
Non rispondi alla mia considerazione, che la maggioranza dei colleghi pratichi modalità nozioniste-trasmissive, spesso anche semplificate, nonostante  indicazione di principio contrarie, anche se  favoriti da una varietà di micro-decisioni organizzative che di fatto tutelano lo stile trasmissivo-nozionistico.
Quello su cui forse concordiamo è che esiste una certa schizofrenia tra affermazioni di principio, pratiche diffuse e modalità organizzative reali. Sicuramente esiste anche il problema che  una parte dei colleghi ha assunto  un linguaggio 'modernista' senza aver veramente modificato le proprie pratiche.
Sui confronti europeri, non saprei, non mi fido molto, e individuare le cause di un eventuale ritardo non è facile. Non potrebbe essere proprio colpa del (presunto) prevalente stile trasmissivo-nozionistico?
ufo polemico ha scritto:

Tu vieni qui sul forum a usare colte citazioni e un linguaggio forbito perché negli anni hai accumulato nozioni, un po' per ambiente di nascita e di crescita e un po' per ciò che hai appreso durante gli studi. Perché vuoi impedire che gli studenti facciano altrettanto?
Citazioni? quali? non ricordo di averne fatte.
E che ne sai del mio ambiente di nascita? Comunque, io ricordo una scuola post-68, molto libera, in cui passavo il tempo a fare ricerche, a leggere libri e a discuterne liberamente. Per mia fortuna, poche nozioni e un poco di studio vero.
ufo polemico ha scritto:


mario60 ha scritto:

Tutto Ok, quali per te le ragioni? Quali porzione di 'colpa' imputi alla maggioranza dei colleghi?
[pensare]   esclusivamente in termini retributivi-sindacali, come nella peggiore tradizione impiegatizia.

e qui siamo in completo accordo! :-)
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giobbe



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 2:50 pm

avidodinformazioni ha scritto:
giobbe ha scritto:
Quindi state sprecando tempo inutile.....
Se è inutile allora sprecarlo non è un problema.
....E già.... (volevo dire: tempo inutilmente). Allora continuate imperterriti.
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 3:23 pm

Mario, il problema è che la scuola post-68 "molto libera" ha ulteriormente favorito gli studenti che già di loro erano curiosi, motivati allo studio, critici, nati e vissuti in un ambiente culturalmente vivace e quasi certamente di buona disponibilità economica. Ma ha totalmente affossato lo studente medio, quello né particolarmente brillante, né particolarmente tonto.

Per fare un esempio concreto: un bambino cresciuto in una famiglia in cui si usa correntemente il congiuntivo e ci si esprime in maniera corretta, quasi certamente svilupperà un ottimo italiano e un linguaggio tale da permettergli di proporsi nella società ambendo a ruoli di un certo rilievo. Al contrario un bambino cresciuto in una famiglia in cui si usa un italiano stentato, infarcito di termini e costrutti dialettali o colloquiali, andando nella scuola odierna anti-nozionistica difficilmente recupererà il suo gap-linguistico culturale e, probabilmente, rimarrà svantaggiato per tutta la vita. E il risultato è confermato da tutte, dico tutte, le statistiche che vengono fatte (e se non bastano le statistiche, basta entrare in una facoltà universitaria o assistere a dei colloqui di lavoro per accorgersene)

Se nella mia materia, invece di seguire una programmazione ragionevolmente simile a quella di tutti gli altri, faccio fare il corso monografico su un argomento che stimola principalmente me, che sono il professore, probabilmente mi porterò dietro quelli già bravi per testa e ambiente di crescita e altrettanto probabilmente mi trascinerò a fatica gli altri, che non avranno né acquisito un metodo, né ricevuto la sacrosanta trasmissione di uno stock di nozioni utili (si pensi alle competenze in italiano e di matematica), né avranno ricevuto in loro il sacro fuoco della cultura e l'entusiasmo dell'apprendimento.

La scuola ispirata a Don Milani è quanto di più anti-donmilaniano e classista che possa esistere.
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drifis_



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 3:51 pm

ufo polemico ha scritto:
Domanda non retorica:

perché si ritiene che sia il docente a doversi adeguare al discente?

Chi risponde ricordi che solo qualche decennio fa la domanda da porsi era quella esattamente contraria.

e' un'ottima domanda...
direi che "al discente" è impresa impossibile, e l'osservazione di avidodinformazioni mi sembra definitiva su questo punto (a meno di non frazionare il proprio insegnamento in modo insensato) è possibile però adeguarsi "ai discenti" ossia a quel miscuglio particolarissimo che rappresenta una classe.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 6:11 pm

Adattarsi al discente medio, certo, si può fare, ed in effetti si fa.

Avete notato come i libri di testo di oggi siano spessi la metà e con il doppio delle figure rispetto a quelli su cui studiavamo noi ?
OK, la quantità non è tutto ....... però non è che sia proprio niente.
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 6:24 pm

@ufo stiamo arrivando al dunque? comunque grazie della risposta, cerco di ribattere.

ufo polemico ha scritto:
Mario, il problema è che la scuola post-68 "molto libera" ha ulteriormente favorito gli studenti che già di loro erano curiosi, motivati allo studio, critici, nati e vissuti in un ambiente culturalmente vivace e quasi certamente di buona disponibilità economica. Ma ha totalmente affossato lo studente medio, quello né particolarmente brillante, né particolarmente tonto.
non sono d'accordo. Quello che ti concedo è che la scuola 'molto libera' (diciamo così per proseguire la conversazione) rende più evidenti le differenze. Se insegno storia imponendo un racconto nozionistico, le differenze - io, e tu pure- le vedo benissimo, ma in un qualche modo le nascondo e non le affronto. Se sposto l'attenzione su leggere delle pagine di Braudel, fare storia delle guerra attraverso la memorialistica e studiare gli etruschi al museo, allora chi - per talento e/o ambiente di provenienza - può predere il volo, lo prende, le differenza esplodono e sono talvolta difficile da gestire. Ma questo non è di per se negativo. La questione è: chi a casa non ha libri, può essere aiutato a compensare, senza che la sua origine lo costringa a rinunciare a capire veramente come si studia il passato (che se non leggi qualche pagina di Braudel, non provi a indurre la storia dalla memorialistica, e non affronti il problema di cosa possiamo sapere degli etruschi partendo da qualche reperto, rimani molto lontano dal capirlo). Io credo di si, e molto meglio con una  buona dose di attivismo.

(da un altro punto di vista, senza il '68, lo studente svantaggiato a scuola forse non ci sarebbe neppure andato, ad onor del vero).
ufo polemico ha scritto:

Per fare un esempio concreto: un bambino cresciuto in una famiglia in cui si usa correntemente il congiuntivo e ci si esprime in maniera corretta, quasi certamente svilupperà un ottimo italiano e un linguaggio tale da permettergli di proporsi nella società ambendo a ruoli di un certo rilievo. Al contrario un bambino cresciuto in una famiglia in cui si usa un italiano stentato, infarcito di termini e costrutti dialettali o colloquiali, andando nella scuola odierna anti-nozionistica difficilmente recupererà il suo gap-linguistico culturale e, probabilmente, rimarrà svantaggiato per tutta la vita. E il risultato è confermato da tutte, dico tutte, le statistiche che vengono fatte (e se non bastano le statistiche, basta entrare in una facoltà universitaria o assistere a dei colloqui di lavoro per accorgersene)

Sicuramente questo è un buon modo di porre la questione (anche se vagamente da corporativismo proletario). Ma che la scuola di cui sembri aver nostalgia agisse per superare il gap non lo credo, considerando i numeri di quelli che escludeva.
Perchè non imputi questo presunto calo di qualità proprio al perseverare in un frontalismo esasperato ma  semplificato?
Superare il gap è intrinsicamente difficile, ma ridurre l'istruzione a catechismo - fosse anche laico e popolare - non aiuta, nasconde solo il problema.

ufo polemico ha scritto:

Se nella mia materia, invece di seguire una programmazione ragionevolmente simile a quella di tutti gli altri, faccio fare il corso monografico su un argomento che stimola principalmente me, che sono il professore, probabilmente mi porterò dietro quelli già bravi per testa e ambiente di crescita e altrettanto probabilmente mi trascinerò a fatica gli altri, che non avranno né acquisito un metodo, né ricevuto la sacrosanta trasmissione di uno stock di nozioni utili (si pensi alle competenze in italiano e di matematica), né avranno ricevuto in loro il sacro fuoco della cultura e l'entusiasmo dell'apprendimento.
Corso monografico dove il docente espone (frontalmente?) una sua ricerca ovviamente no (non attribuirmi questa stupidata), unità didattiche basate su un problematica da comprendere, attività di elaborazione, richiesta di scrittura di una propria ricerca (non copiata) forse si.
Strano che tu citi la matematica che io ritengo per natura delle cose poco piegabile a impostazione nozionistica (almeno se mantieni centrale il richiedere esercizi di dimostrazione), e che io prendo spesso a esempio di come si debbano  insegnare anche altre discipline.

ufo polemico ha scritto:
La scuola ispirata a Don Milani è quanto di più anti-donmilaniano e classista che possa esistere.
Don Milani fu personalità ricca e complessa, per alcuni versi commovente,  importante, ma non unica. Non è la mia lettura principale di cose scolastiche.


Ultima modifica di mario60 il Lun Feb 16, 2015 6:45 pm, modificato 1 volta
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 6:32 pm

ufo polemico ha scritto:
Domanda non retorica:

perché si ritiene che sia il docente a doversi adeguare al discente?

Chi risponde ricordi che solo qualche decennio fa la domanda da porsi era quella esattamente contraria.

la faccenda è discussa almeno dalla fine dell'800, se non dall'Emilio.
In breve, direi perchè la Scuola è un servizio per chi deve sviluppare le proprie potenzialità di comprensione intellettuale, se non intercetti quelle di ciascuno, puoi agire a vuoto.
Come un buon medico si adatta alle malattie del paziente, e un maestro di ginnastica al profilo fisico dell'atleta.
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 6:35 pm

avidodinformazioni ha scritto:
ufo polemico ha scritto:
Domanda non retorica:

perché si ritiene che sia il docente a doversi adeguare al discente?

Chi risponde ricordi che solo qualche decennio fa la domanda da porsi era quella esattamente contraria.
Il docente è uno (per volta) i discenti da 20 a 30 (contemporaneamente) e tutti molto diversi.

Chiunque abbia un po' di buonsenso sa quale sia l'unica via percorribile.

difendere meno posti di lavoro, e un minor numero di studenti per classe?
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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 6:48 pm

mario60 ha scritto:
Strano che tu citi la matematica che io ritengo per natura delle cose poco piegabile a impostazione nozionistica (almeno se mantieni centrale il richiedere esercizi di dimostrazione), e che io prendo spesso a esempio di come si debbano  insegnare anche altre discipline.

Intervengo su un dettaglio per una puntualizzazione: la dimostrazione è un percorso logico di elaborazione che può essere sviluppato autonomamente partendo da alcuni input. Non mi sembra questo sia nozionismo. È proprio per questo motivo che, in genere, è una competenza che spesso (presumo) non venga presa in considerazione in molte realtà scolastiche più o meno disastrate, perché lo studente medio non ha la capacità di sviluppare un processo elaborativo di queste proporzioni.

Nozionismo è invece chiedere la soluzione pratica di un problema ricordando le formule a memoria. Secondo i criteri valutativi generalmente adottati, uno studente che dimostra di conoscere le formule (sapere) ma non riesce ad applicarle (saper fare) avrebbe comunque raggiunto gli obiettivi minimi di stretta sufficienza. Esattamente come quei ragazzi che in storia, magari, ricordano a memoria dati ed eventi di un contesto (sapere) ma non sono in grado di fare una semplice analisi di un contesto storico mettendone in relazione gli eventi (saper fare).

La matematica offre un escamotage in più: la valutazione limitata al saper fare. Infatti, si potrebbe valutare positivamente anche la capacità di risolvere un problema permettendo la consultazione del manuale. Competenza che rientra nell'ordinarietà di molte professioni.
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Lun Feb 16, 2015 10:52 pm

mario60 ha scritto:
...la mia lettura principale di cose scolastiche.
A questo proposito hai già citato Gentile e Montessori. Titoli in particolare?
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Mar Feb 17, 2015 6:40 pm

gian ha scritto:
mario60 ha scritto:
Strano che tu citi la matematica che io ritengo per natura delle cose poco piegabile a impostazione nozionistica (almeno se mantieni centrale il richiedere esercizi di dimostrazione), e che io prendo spesso a esempio di come si debbano  insegnare anche altre discipline.
Intervengo su un dettaglio per una puntualizzazione: la dimostrazione è un percorso logico di elaborazione che può essere sviluppato autonomamente partendo da alcuni input. Non mi sembra questo sia nozionismo. È proprio per questo motivo che, in genere, è una competenza che spesso (presumo) non venga presa in considerazione in molte realtà scolastiche più o meno disastrate, perché lo studente medio non ha la capacità di sviluppare un processo elaborativo di queste proporzioni.
Esattamente quello che volevo dire, grazie per la migliore formulazione
gian ha scritto:

Nozionismo è invece chiedere la soluzione pratica di un problema ricordando le formule a memoria. Secondo i criteri valutativi generalmente adottati, uno studente che dimostra di conoscere le formule (sapere) ma non riesce ad applicarle (saper fare) avrebbe comunque raggiunto gli obiettivi minimi di stretta sufficienza. Esattamente come quei ragazzi che in storia, magari, ricordano a memoria dati ed eventi di un contesto (sapere) ma non sono in grado di fare una semplice analisi di un contesto storico mettendone in relazione gli eventi (saper fare).
Esatto, con una precisazione. Per l'ambito a me preferito, la geometria euclidea, non si tratta di formule (se non in senso lato), e non saprei bene come formulare la distinzione tra sapere e saper fare (che in generale non sempre aiuta)
gian ha scritto:

La matematica offre un escamotage in più: la valutazione limitata al saper fare. Infatti, si potrebbe valutare positivamente anche la capacità di risolvere un problema permettendo la consultazione del manuale. Competenza che rientra nell'ordinarietà di molte professioni.
qui non ti seguo: 'limitata al saper fare', non è per te ossimoro, avendo sopra assunto che il saper fare è più del sapere?
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mario60



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Mar Feb 17, 2015 6:50 pm

Valerie ha scritto:
mario60 ha scritto:
...la mia lettura principale di cose scolastiche.
A questo proposito hai già citato Gentile e Montessori. Titoli in particolare?

non sono vicino ai miei libri per alcuni giorni.
A memoria, per Gentile il trattato Sommario di pedagogia come scienza filosofica (se non ricordo male sopratutto la seconda parte intitolata credo Didattica). Gentile usa un gergo filosofico pesantissimo, e il testo è infarcito di esempi bislacchi, ma alcune parti sono molto puntuali, e ti fanno capire il senso profondo delle opzioni della sua riforma.
Su Gentile esiste un bella e correttamente critica introduzione di Hessen (un libretto anni 30).

Della Montessori forse Autoeducazione. (nota: Io tengo a disdegnare tutto ciò che rimanda a visioni più o meno teosofiche, ma sono di fatto in sintonia con le sue osservazioni su attenzione 'naturale' del bambino. Non saprei dire quanto i dettagli del suo metodo e la sua specifica strumentazione possano essere oggi ancora utili per la scuola elementare.)

ciao
m.
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Valerie



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MessaggioOggetto: Re: Metodologie didattiche alternative e non   Mar Feb 17, 2015 6:53 pm

Grazie Mario.
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Metodologie didattiche alternative e non
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