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Messaggio Da alasca2010 Sab Mag 28, 2016 5:30 pm

Promemoria primo messaggio :

Il padre del mio alunno mi ha appena comunicato che vorrebbe che suo figlio ripetesse l'anno, II media. Come devo comportarmi? E' un art 3 comma 3 (situazione di gravità).

alasca2010

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Messaggio Da Davide Mer Giu 08, 2016 7:57 pm

Carla75 come sempre (mi ripeto per l'ultima volta e non vado oltre per non essere pesante per i lettori) dipende dal "progetto di vita" che tutto il team in condivisione ha pensato per il minore. Per curiosità puoi citare la normativa dei CSA che vieta le bocciature? Non ne ero a conoscenza. Ti ringrazio.
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Messaggio Da eragon Mer Giu 08, 2016 9:29 pm

carla75 ha scritto:mbe' Davide, sulle promozioni e bocciature non sono proprio d'accordo. Alle superiori i csa e i Ds non consentono piu' ripetenze. famiglie e asl si possono sbracciare quanto vogliono.
Alle superiori é possibile una ripetenze nella stessa classe, per la seconda ci vuole una delibera del collegio docenti.

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Messaggio Da Davide Gio Giu 09, 2016 12:28 am

Per me, opinione del tutto personale, è già una contraddizione stilare un PEI sull'alunno i cui obiettivi non saranno raggiunti almeno con una minima sufficienza. Che senso ha un piano educativo INDIVIDUALIZZATO che non darà frutti? Quale osservazione e studio c'è stata per arrivare a stilare tale PEI infruttuoso? Nei miei PEI l'obiettivo della sufficienza lo deve raggiungere per forza visto che ho calibrato gli obiettivi su quell'alunno specifico, e non su un alunno in generale, poi tutto ciò che ci sarà in più della sufficienza sarà frutto dei risultati di apprendimento( il 7, 8 o anche di più). Personalmente non ho mai pensato di stilare un pei calibrato sull'alunno disabile, quindi studiato per lui e che non abbia raggiunto almeno risultati sufficienti. C'è qualcosa che non va. Ho sempre lavorato sulle competenze, dando peso e risalto a ciò che sa fare, non su ciò che non sa fare. Dire a un disabile che non sa fare determinate cose non serve a nulla, il primo a "sapere di non sapere" fare è lui stesso, oltre che la famiglia. Quindi è plausibile avere una verifica in cui gli obiettivi siano parzialmente raggiunti, o raggiunti in maniera non completa e appena sufficiente; ma dire che gli obiettivi del PEI non sono stati raggiunti, che tutto risulta insufficiente in un piano personalizzato... Mi fa riflettere... Glielo hai personalizzato talmente tanto che non è riuscito a capirci nulla! Questa la mia opinione.


Ultima modifica di Davide il Gio Giu 09, 2016 12:39 am - modificato 1 volta.
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Messaggio Da carla75 Gio Giu 09, 2016 9:37 am

paniscus_2.0 ha scritto:Quindi si presume che l'alunno disabile sia una specie di guscio vuoto, che non ha alcuna personalità autonoma, che si limita ad andare a traino puramente passivo di quello che gli insegnanti si aspettano da lui, e che non può personalmente fare nulla per progredire di più o di meno?

E si presume che gli insegnanti, nel momento in cui stabiliscono il PEI, abbiano poteri paranormali di preveggenza tanto da sapere già in partenza, con certezza, se fra dieci mesi il ragazzo raggiungerà gli obiettivi o no?

E allora, ripeto, il PEI cosa si scrive a fare?

Tanto, se le competenze previste dal PEI vengono raggiunte o non vengono raggiunte, tu lo consideri assolutamente uguale, e le dichiari automaticamente raggiunte comunque, anche se questo non è vero... e allora a che serve sbattersi tanto per scrivere il PEI e addirittura per modificarlo e adeguarlo passo passo?

Non basterebbe dire che il PEI non serve a niente, tanto lo dichiariamo sempre sufficiente comunque, e sempre promosso comunque?

Se io avessi un figlio disabile, non vorrei MAI che fosse affidato a un insegnante di sostegno che la pensa come te, ossia che considera la sua presenza a scuola solo come un semplice servizio di babysitter e di badanti, e che prescinde completamente dalla sua istruzione.

Il ragazzo disabile ha il diritto di essere inserito a scuola PER IMPARARE QUALCOSA, e per fare progressi rispetto alla sua situazione iniziale... e non solo per farlo socializzare un po', e per far tirare un po' di fiato ai familiari che non possono accollarselo 24 ore su 24.
Parliamo ovviamente di programmazioni differenziate. Allora: quando si stila un pei si parte sempre dalle cose che un ragazzo sa fare. non potrei mai chedere al mio alunno che non sa fare le sottrazione con prestito, di eseguire un prodotto notevole. Poi si alza l'asticella.. Se il ragazzo non sa fare si riformula il Pei abbassandone le pretese. Tanto è vero che la legge prevede riunioni specifiche per fare il punto della situazione sul Pei. Poi però la legge dice che il diritto del ragazzo disabile di frequentare la scuola termina al compimento del 18° anno di età e al conseguimento del primo titolo utile ( confermato dal parere del Consiglio di Stato n. 3333/06.). quindi la bocciatura non è di fatto contemplata alle superiori, e mentre fino a qualche anno fa tutti chiudevano un occhio , oggi non si fa più. I csa chiedono l'età dei ragazzi e i Ds non concedono più proroghe. e, da un certo punto di vista, è anche giusto, perchè volendo far permanere un  ragazzo disabile grave a scuola basterebbe stabilire obiettivi irragiungibili. ma la scuola non è un parcheggio e, partendo dall'assunto che un ragazzo disabile grave, raggiunti i 18 anni non ha più margini di recupero cognitivo (non li ha nemmeno prima a dirla tutta) la scuola diventa solo un parcheggio. mentre la scuola è un ente che fornisce istruzione, anche nel caso dei ragazzi disabili.
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Messaggio Da carla75 Gio Giu 09, 2016 5:01 pm

carla75 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:Quindi si presume che l'alunno disabile sia una specie di guscio vuoto, che non ha alcuna personalità autonoma, che si limita ad andare a traino puramente passivo di quello che gli insegnanti si aspettano da lui, e che non può personalmente fare nulla per progredire di più o di meno?

E si presume che gli insegnanti, nel momento in cui stabiliscono il PEI, abbiano poteri paranormali di preveggenza tanto da sapere già in partenza, con certezza, se fra dieci mesi il ragazzo raggiungerà gli obiettivi o no?

E allora, ripeto, il PEI cosa si scrive a fare?

Tanto, se le competenze previste dal PEI vengono raggiunte o non vengono raggiunte, tu lo consideri assolutamente uguale, e le dichiari automaticamente raggiunte comunque, anche se questo non è vero... e allora a che serve sbattersi tanto per scrivere il PEI e addirittura per modificarlo e adeguarlo passo passo?

Non basterebbe dire che il PEI non serve a niente, tanto lo dichiariamo sempre sufficiente comunque, e sempre promosso comunque?

Se io avessi un figlio disabile, non vorrei MAI che fosse affidato a un insegnante di sostegno che la pensa come te, ossia che considera la sua presenza a scuola solo come un semplice servizio di babysitter e di badanti, e che prescinde completamente dalla sua istruzione.

Il ragazzo disabile ha il diritto di essere inserito a scuola PER IMPARARE QUALCOSA, e per fare progressi rispetto alla sua situazione iniziale... e non solo per farlo socializzare un po', e per far tirare un po' di fiato ai familiari che non possono accollarselo 24 ore su 24.
Parliamo ovviamente di programmazioni differenziate. Allora: quando si stila un pei si parte sempre dalle cose che un ragazzo sa fare. non potrei mai chedere al mio alunno che non sa fare le sottrazione con prestito, di eseguire un prodotto notevole. Poi si alza l'asticella.. Se il ragazzo non sa fare, si riformula il Pei abbassandone le pretese. Tanto è vero che la legge prevede riunioni specifiche per fare il punto della situazione sul Pei. Poi però la legge dice che il diritto del ragazzo disabile di frequentare la scuola termina al compimento del 18° anno di età e al conseguimento del primo titolo utile ( confermato dal parere del Consiglio di Stato n. 3333/06.). quindi la bocciatura non è di fatto contemplata alle superiori, e mentre fino a qualche anno fa tutti chiudevano un occhio , oggi non si fa più. I csa chiedono l'età dei ragazzi e i Ds non concedono più proroghe. e, da un certo punto di vista, è anche giusto, perchè volendo far permanere un  ragazzo disabile grave a scuola basterebbe stabilire obiettivi irragiungibili. ma la scuola non è un parcheggio e, partendo dall'assunto che un ragazzo disabile grave, raggiunti i 18 anni non ha più margini di recupero cognitivo (non li ha nemmeno prima a dirla tutta) la scuola diventa solo un parcheggio. mentre la scuola è un ente che fornisce istruzione, anche nel caso dei ragazzi disabili.
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Messaggio Da Davide Gio Giu 09, 2016 9:31 pm

Ovviamente, si parte dalle competenze, dalle potenzialità. Non ha alcun senso redigere un PEI che non darà  alcun frutto. Personalizzi un percorso irraggiungibile? Che senso ha? Dov'è dunque la personalizzazione? Ha senso fare un percorso graduato dove all'inizio raggiungerà determinati obiettivi minimi, per poi cercare di andare oltre.
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Messaggio Da Davide Gio Giu 09, 2016 10:09 pm

Ma infatti di solito il PEI ha obiettivi graduati. Non è necessario la continua modifica appunto perchè è già graduato il percorso e le richieste. Poi certo come tu dici una modifica in corso d'anno si può fare, un'aggiustatina se le cose stanno prendendo un corso inaspettato, in negativo ma anche in positivo. Per farla breve: dall'obiettivo semplice al più complesso secondo le competenze. Alla fine gli obiettivi minimi dovrebbe raggiungerli, altrimenti non sarebbero MINIMI. Poi per il resto si vedrà durante l'anno. Teoricamente un PEI tarato su un alunno non dovrebbe meravigliare che possa dare esito a voti come 9 e 10. Poichè è stato appunto personalizzato e se l'anno è stato particolarmente favorevole per innumerevoli motivi, l'alunno disabile può (secondo il PEI) raggiungere anche voti molto alti. Per questo mi pare contraddittorio avere un PEI studiato sull'alunno e che non ha dato nessun frutto. Obiettivi presenti nel piano educativo individualizzato NON RAGGIUNTI. Almeno gli obiettivi minimi devono esserci. Fosse anche l'obiettivo di: presentarsi in inglese e dire "Hello what's your name? My name is... " .
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Messaggio Da eragon Ven Giu 10, 2016 1:59 am

carla75 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:Quindi si presume che l'alunno disabile sia una specie di guscio vuoto, che non ha alcuna personalità autonoma, che si limita ad andare a traino puramente passivo di quello che gli insegnanti si aspettano da lui, e che non può personalmente fare nulla per progredire di più o di meno?

E si presume che gli insegnanti, nel momento in cui stabiliscono il PEI, abbiano poteri paranormali di preveggenza tanto da sapere già in partenza, con certezza, se fra dieci mesi il ragazzo raggiungerà gli obiettivi o no?

E allora, ripeto, il PEI cosa si scrive a fare?

Tanto, se le competenze previste dal PEI vengono raggiunte o non vengono raggiunte, tu lo consideri assolutamente uguale, e le dichiari automaticamente raggiunte comunque, anche se questo non è vero... e allora a che serve sbattersi tanto per scrivere il PEI e addirittura per modificarlo e adeguarlo passo passo?

Non basterebbe dire che il PEI non serve a niente, tanto lo dichiariamo sempre sufficiente comunque, e sempre promosso comunque?

Se io avessi un figlio disabile, non vorrei MAI che fosse affidato a un insegnante di sostegno che la pensa come te, ossia che considera la sua presenza a scuola solo come un semplice servizio di babysitter e di badanti, e che prescinde completamente dalla sua istruzione.

Il ragazzo disabile ha il diritto di essere inserito a scuola PER IMPARARE QUALCOSA, e per fare progressi rispetto alla sua situazione iniziale... e non solo per farlo socializzare un po', e per far tirare un po' di fiato ai familiari che non possono accollarselo 24 ore su 24.
Parliamo ovviamente di programmazioni differenziate. Allora: quando si stila un pei si parte sempre dalle cose che un ragazzo sa fare. non potrei mai chedere al mio alunno che non sa fare le sottrazione con prestito, di eseguire un prodotto notevole. Poi si alza l'asticella.. Se il ragazzo non sa fare si riformula il Pei abbassandone le pretese. Tanto è vero che la legge prevede riunioni specifiche per fare il punto della situazione sul Pei. Poi però la legge dice che il diritto del ragazzo disabile di frequentare la scuola termina al compimento del 18° anno di età e al conseguimento del primo titolo utile ( confermato dal parere del Consiglio di Stato n. 3333/06.). quindi la bocciatura non è di fatto contemplata alle superiori, e mentre fino a qualche anno fa tutti chiudevano un occhio , oggi non si fa più. I csa chiedono l'età dei ragazzi e i Ds non concedono più proroghe. e, da un certo punto di vista, è anche giusto, perchè volendo far permanere un  ragazzo disabile grave a scuola basterebbe stabilire obiettivi irragiungibili. ma la scuola non è un parcheggio e, partendo dall'assunto che un ragazzo disabile grave, raggiunti i 18 anni non ha più margini di recupero cognitivo (non li ha nemmeno prima a dirla tutta) la scuola diventa solo un parcheggio. mentre la scuola è un ente che fornisce istruzione, anche nel caso dei ragazzi disabili.
Carla, forse avrai letto in maniera frettolosa quel parere del consiglio di Stato che afferma semplicemente che se un ragazzo disabile ha completato un intero percorso di studi superiori conseguendo il correlato titolo di studi (es. geometra) non può iscriversi al primo anno di un altro indirizzo di studi (es. ragioneria) e rifrequentare interamente altri 5 anni di superiori.
Sempre il suddetto parere del consiglio di stato riporta testualmente: "La conferma della volontà del legislatore in tal senso si evince dall'art. 192, comma 4, del D. Lgs 16.4.1994, n. 297 che prevede la frequenza di una stessa classe soltanto per due anni, che possono diventare tre solo in casi eccezionali o, per alunni handicappati, sentito gli specialisti previsti dall'art. 316"

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Messaggio Da eragon Ven Giu 10, 2016 2:06 am

Questa sentenza del TAR sulle "ripetenze" è molto interessante:
http://aipd.it/aipd_scuola/il-tar-sicilia-afferma-il-diritto-alliscrizione-alla-scuole-superiori-di-alunni-con-disabilita-ultradiciottenni-sent-252013/

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Messaggio Da carla75 Sab Giu 11, 2016 8:12 am

eragon ha scritto:
carla75 ha scritto:
paniscus_2.0 ha scritto:Quindi si presume che l'alunno disabile sia una specie di guscio vuoto, che non ha alcuna personalità autonoma, che si limita ad andare a traino puramente passivo di quello che gli insegnanti si aspettano da lui, e che non può personalmente fare nulla per progredire di più o di meno?

E si presume che gli insegnanti, nel momento in cui stabiliscono il PEI, abbiano poteri paranormali di preveggenza tanto da sapere già in partenza, con certezza, se fra dieci mesi il ragazzo raggiungerà gli obiettivi o no?

E allora, ripeto, il PEI cosa si scrive a fare?

Tanto, se le competenze previste dal PEI vengono raggiunte o non vengono raggiunte, tu lo consideri assolutamente uguale, e le dichiari automaticamente raggiunte comunque, anche se questo non è vero... e allora a che serve sbattersi tanto per scrivere il PEI e addirittura per modificarlo e adeguarlo passo passo?

Non basterebbe dire che il PEI non serve a niente, tanto lo dichiariamo sempre sufficiente comunque, e sempre promosso comunque?

Se io avessi un figlio disabile, non vorrei MAI che fosse affidato a un insegnante di sostegno che la pensa come te, ossia che considera la sua presenza a scuola solo come un semplice servizio di babysitter e di badanti, e che prescinde completamente dalla sua istruzione.

Il ragazzo disabile ha il diritto di essere inserito a scuola PER IMPARARE QUALCOSA, e per fare progressi rispetto alla sua situazione iniziale... e non solo per farlo socializzare un po', e per far tirare un po' di fiato ai familiari che non possono accollarselo 24 ore su 24.
Parliamo ovviamente di programmazioni differenziate. Allora: quando si stila un pei si parte sempre dalle cose che un ragazzo sa fare. non potrei mai chedere al mio alunno che non sa fare le sottrazione con prestito, di eseguire un prodotto notevole. Poi si alza l'asticella.. Se il ragazzo non sa fare si riformula il Pei abbassandone le pretese. Tanto è vero che la legge prevede riunioni specifiche per fare il punto della situazione sul Pei. Poi però la legge dice che il diritto del ragazzo disabile di frequentare la scuola termina al compimento del 18° anno di età e al conseguimento del primo titolo utile ( confermato dal parere del Consiglio di Stato n. 3333/06.). quindi la bocciatura non è di fatto contemplata alle superiori, e mentre fino a qualche anno fa tutti chiudevano un occhio , oggi non si fa più. I csa chiedono l'età dei ragazzi e i Ds non concedono più proroghe. e, da un certo punto di vista, è anche giusto, perchè volendo far permanere un  ragazzo disabile grave a scuola basterebbe stabilire obiettivi irragiungibili. ma la scuola non è un parcheggio e, partendo dall'assunto che un ragazzo disabile grave, raggiunti i 18 anni non ha più margini di recupero cognitivo (non li ha nemmeno prima a dirla tutta) la scuola diventa solo un parcheggio. mentre la scuola è un ente che fornisce istruzione, anche nel caso dei ragazzi disabili.
Carla, forse avrai letto in maniera frettolosa quel parere del consiglio di Stato che afferma semplicemente che se un ragazzo disabile ha completato un intero percorso di studi superiori conseguendo il correlato titolo di studi (es. geometra) non può iscriversi al primo anno di un altro indirizzo di studi (es. ragioneria) e rifrequentare interamente altri 5 anni di superiori.
Sempre il suddetto parere del consiglio di stato riporta testualmente: "La  conferma della volontà del legislatore in tal senso si evince dall'art. 192, comma 4, del D. Lgs 16.4.1994, n. 297 che prevede la frequenza di una stessa classe soltanto per due anni, che possono diventare tre solo in casi eccezionali o, per alunni handicappati, sentito gli specialisti previsti dall'art. 316"
quello che volevo intendere è che spesso i ragazzi disabili arrivano già maggiorenni alle superiori o lo diventano prima del conseguimento della qualifica professionale, cioè in terza. Io lavoro in un alberghiero e la preside ci ha fatto capre chiaramente che se i ragazzi ripetono poi in terza devono lasciare se maggiorenni. quindi abbiamo deciso di non farli ripetere per farli arrivare in quinta con i compagni.

per Lisa: http://r.search.yahoo.com/_ylt=A7x9UkpVq1tXpUkA2lxHDwx.;_ylu=X3oDMTBydWpobjZlBHNlYwNzcgRwb3MDMQRjb2xvA2lyMgR2dGlkAw--/RV=2/RE=1465654229/RO=10/RU=http%3a%2f%2fwww.edscuola.it%2farchivio%2fhandicap%2fcompetenze.html/RK=0/RS=1MU5yBICN.SS5sQuzZ1M0_DDXWY-

punto 8. spiega a cosa servono le certificazioni delle competenze per gli alunni disabili, ossia il loro Titolo.
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Messaggio Da Davide Sab Giu 11, 2016 10:34 am

Ushikawa, grazie della tua testimonianza, è l'esempio che cercavo di spiegare. Nel tuo caso hanno abbassato i voti per rendere la bocciatura accettabile anche da un punto di vista numerico. O altrimenti come puntualizzi sarebbe stata sufficiente una dichiarazione congiunta, condivisa da tutti gli interessati (genitori, medico, ds, docenti).
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