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Messaggio Da GiGi79 Lun Set 08, 2014 10:54 am

cari colleghi e amici,
la proposta fish sull'inclusione scolastica è stata recepita dal pd e dal ministro e vi assicuro che le notizie della proposta non sono affatto buone.

Vi metto in allegato il link che ho trovato sul sito di una senatrice pd che ha firmato la proposta.
leggete il documento in calce e attenzione agli articoli 4 e 6 in particolare.
Fare sostegno diventerà un ghetto senza uscita.

Si esce solo per passaggio di cattedra, su posti contingentati, e dopo almeno 10 anni di permanenza.

Credo si debba fare qualcosa e aspetto vostre proposte
GiGi79

http://elenafissore.it/2014/07/31/una-proposta-di-legge-per-migliorare-la-qualita-dellinclusione-scolastica/

GiGi79

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Messaggio Da dami Lun Set 08, 2014 2:01 pm

Ho letto.
Purtroppo pare che, una volta passata la legge, si sia obbligati a permanere nella posizione sostegno per 10 anni minimo.
Io non capisco queste persone cosa hanno in testa.
Non trovano insegnanti specializzati a sufficienza per coprire i posti disponibili e credono che aumentando la permanenza sul ruolo troveranno più persone disposte a dedicarsi a questa carriera in futuro?
Le recenti assunzioni insegnano che gli insegnanti non amano fare sostegno, infatti sono avanzati tantissimi posti di ruolo per mancanza di personale qualificato (e non solo perché sono mancate opportunità di qualificarsi negli anni recenti, poiché per es. alla primaria qualunque laureato in SFP avrebbe potuto svolgere il corso ADA, ma questi corsi erano semideserti, anche quando gratuiti).
Questa legge è vecchia ancora prima di essere stata varata, perché non tiene conto di ciò che è successo in questi giorni e di come funziona il mondo della scuola...
Inoltre il problema dell'inclusione non si risolve così, mettendo quattro regolette burocratiche sulla carta.
Ho visto insegnanti che non si ricordavano nemmeno il nome degli studenti disabili della loro classe, anche se questi non uscivano in aula-sostegno a far lezione individuale...

dami

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Messaggio Da Ospite Lun Set 08, 2014 4:27 pm

Continuo a chiedermi quale inclusione reale potrà mai esserci per un bambino che, a causa dei ritardi dell'apprendimento più o meno gravi, segue con le stesse tappe lo stesso percorso formativo dei suoi compagni fino a trovarsi un bel giorno, con i suoi coetanei, a seguire una lezione incomprensibile sugli integrali indefiniti o sulla polarità funzionale della DNA polimerasi o sullo scambio ionico o sulla teoria dei quanti, mentre nel frattempo gli è stata negata la possibilità di sviluppare le sue capacità di base. Naturalmente il concetto può essere esteso a qualsiasi argomento o disciplina che richieda una non trascurabile capacità d'astrazione.

E un bel giorno, uscito dalla scuola e senza neppure un titolo di studio spendibile, sarà abbandonato a se stesso, privo di qualsiasi risorsa, perché per logiche di bilancio e spending review, si scopre che lo Stato e la collettività non sono in grado di sostenerne finanziariamente l'inclusione, a parte qualche parcheggio preferenziale per disabili fisici.

Chiedo scusa per la crudezza, ma proprio non riesco a digerire il fatto di vedere ragazzi che, con un percorso più lento, potevano sviluppare delle capacità e affrontare sia pure in ritardo un percorso formativo normale, ma invece vengono portati avanti senza strumenti in nome dell'inclusività e della non emarginazione per sbatterli, in età adulta, ai margini della società.

No, non riesco proprio a digerirlo.

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Messaggio Da dami Mar Set 09, 2014 10:16 am

gian ha scritto:Continuo a chiedermi quale inclusione reale potrà mai esserci per un bambino che, a causa dei ritardi dell'apprendimento più o meno gravi, segue con le stesse tappe lo stesso percorso formativo dei suoi compagni fino a trovarsi un bel giorno, con i suoi coetanei, a seguire una lezione incomprensibile sugli integrali indefiniti o sulla polarità funzionale della DNA polimerasi o sullo scambio ionico o sulla teoria dei quanti, mentre nel frattempo gli è stata negata la possibilità di sviluppare le sue capacità di base. Naturalmente il concetto può essere esteso a qualsiasi argomento o disciplina che richieda una non trascurabile capacità d'astrazione.

E un bel giorno, uscito dalla scuola e senza neppure un titolo di studio spendibile, sarà abbandonato a se stesso, privo di qualsiasi risorsa, perché per logiche di bilancio e spending review, si scopre che lo Stato e la collettività non sono in grado di sostenerne finanziariamente l'inclusione, a parte qualche parcheggio preferenziale per disabili fisici.

Chiedo scusa per la crudezza, ma proprio non riesco a digerire il fatto di vedere ragazzi che, con un percorso più lento, potevano sviluppare delle capacità e affrontare sia pure in ritardo un percorso formativo normale, ma invece vengono portati avanti senza strumenti in nome dell'inclusività e della non emarginazione per sbatterli, in età adulta, ai margini della società.

No, non riesco proprio a digerirlo.

In questi anni di sostegno ho capito che l'inclusione è solo una parola da sbandierare, ma nella realtà dei fatti è un concetto pericoloso.
L'unica cosa che ha funzionato per migliorare la capacità d'apprendimento dei bambini in difficoltà è stato portarli fuori dalla classe e proporre loro un programma differenziato adatto a loro, cioè quello che non vorrebbero che si facesse (altrimenti pensano che il bambino possa sentirsi emarginato).
Mi devono invece mostrare (perché la teoria la conosco già tutta) come sia possibile far seguire lo stesso programma della classe a un bambino che si colloca anni luce dal poterlo capire/realizzare.
In verità, parlo della primaria, si crede che se sul quaderno del bambino viene svolto lo stesso programma, allora il bambino lo stia seguendo: ma non è così.
Saper copiare dalla lavagna non significa saper fare alcunché.
Sul quaderno del bambino possono apparire tutti i compiti ben svolti, ma ciò non significa che il bambino li sappia svolgere.
E vi assicuro che non c'è, in classe, la possibilità di spiegare al bambino le strategie per rendere più facile lo svolgimento del compito, perché gli insegnanti di classe non gradiscono che alla loro voce si sovrapponga quella dell'insegnante di sostegno che, per spiegare qualcosa al bambino, può solo bisbigliare.
Ma come si può imparare da uno che ti bisbiglia in un orecchio, mentre l'insegnante di classe parla a voce alta?
E chi pensate che il bambino si senta di seguire più volentieri: lo "sfigato" che lo affianca e non svolge la lezione collettiva o l'insegnante di tutti i bambini?
Riguardo a ciò che si deve fare effettivamente in classe a livello didattico, nessun insegnante di classe si consulta con gli insegnanti di sostegno: anche se siamo preparatissimi nel cooperative learning, nel peer tutoring e in tutte le varie strategie propinateci che abbiamo potuto mettere in atto solo nei vari tirocini universitari, non possiamo proporle perché gli insegnanti devono seguire il loro mitico programma e non possono perdere tempo in percorsi alternativi...
L'altra barzelletta è quella del lavoro in piccolo gruppo, che serve solo agli insegnanti di classe per liberarsi dei bambini "sgraditi" che rovinano la lezione.
Ne avrei molte da dire, ma mi fermo qui, se no rischio di arrabbiarmi ulteriormente.
L'unica riforma possibile per me è la seguente: che gli insegnanti di sostegno diventino gli insegnanti di classe, applicando quelle strategie che ritengono più idonee per favorire gli apprendimenti, e che siano affiancati pure da normali insegnanti non specializzati, in compresenza con loro. Se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo sottostare alla didattica messa in atto dai non esperti?

dami

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Messaggio Da Nessunpericolo Mar Set 09, 2014 10:31 am

E' inaudito estendere il vincolo a 10 anni, soprattutto a queste condizioni (già per altro sottolineate da altri colleghi sopra).
Se davvero si volessero fare le cose per bene bisognerebbe:
A)Far abilitare TUTTI i docenti sul sostegno;
B)Procedere ad un sistema di turnazione per tutti gli insegnati (es. ogni 5 anni sulla materia poi te ne fai 2 sul sostegno).
Personalmente, e lo dico molto apertamente, su 100 insegnanti di sostegno, un buon 30% non desidera altro che passare sulla materia, un altro 30% è felice e contento di potere lavorare sul sostegno (e lo fa con passione ed impegno), un altro 40% invece resta sul sostegno per i motivi che sappiamo tutti.

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Messaggio Da Ospite Mar Set 09, 2014 11:24 am

dami ha scritto:
Riguardo a ciò che si deve fare effettivamente in classe a livello didattico, nessun insegnante di classe si consulta con gli insegnanti di sostegno: anche se siamo preparatissimi nel cooperative learning, nel peer tutoring e in tutte le varie strategie propinateci che abbiamo potuto mettere in atto solo nei vari tirocini universitari, non possiamo proporle perché gli insegnanti devono seguire il loro mitico programma e non possono perdere tempo in percorsi alternativi...
Mi permetto di contraddirti, almeno per quanto concerne la mia esperienza diretta. Fermo restando che - almeno sulla carta - il docente di sostegno è più competente di me in materia di inclusività, fosse anche molto più giovane in fatto di esperienza di lavoro, nell'ambito della mia attività offro la massima disponibilità e ripongo piena fiducia nell'operato del collega e nelle sue proposte. Il docente di sostegno è un docente della classe e, spesso, il docente che conosce meglio la classe e se svolge con serietà e competenza il suo lavoro è una risorsa da sfruttare al massimo.

Negli ultimi tre anni ho lavorato con tre diverse colleghe di sostegno tutte e tre abilitate per la stessa classe di concorso in cui sono in utilizzazione, l'A060 (anche se titolare su altra classe). Abbiamo lavorato in perfetta sintonia consultandoci sistematicamente e concordando le strategie. Non solo: avendo la stessa abilitazione, queste colleghe mi hanno supportato anche nell'ambito della mia materia nei confronti dell'intera classe. Ci metterei la firma a lavorare sempre in una condizione del genere. Vuoi mettere fare delle esercitazioni di chimica in classe con due insegnanti che seguono contemporaneamente la classe assistendo tutti i ragazzi? Vuoi mettere lo svolgimento di esercizi di rafforzamento nella tua materia quando il docente di sostegno sostituisce un collega assente nella classe? Vuoi mettere lo sfruttamento del cooperative learning proprio nella tua materia, con il collega che si occupa a rotazione di un piccolo gruppo mentre svolgi un'attività con il resto della classe? Il tutto senza separare il gruppo, ma lavorando nella stessa aula!

Faccio presente che le colleghe si sono mostrate anche eccessivamente corrette, chiedendomi all'occorrenza il permesso di svolgere eventuali attività di supporto nell'ambito delle mie materie o, talvolta, di intervenire anche durante la lezione. Richiesta che ritengo del tutta superflua, perché quando si lavora in compresenza si collabora e si lavora con pari dignità nell'interesse di tutta la classe. E infatti abbiamo sempre lavorato in piena sintonia.

Rinchiudersi nell'ambito delle rispettive competenze, ponendo delle barriere agli sconfinamenti è quanto di più stupido e arrogante possa fare una persona che si definisce insegnante. Dati i miei anni di servizio sono ormai entrato in una fase in cui molti colleghi, da un paio d'anni a questa parte, mi vivono con una certa riverenza (per me anche imbarazzante in certi contesti), ma al tempo stesso, negli ultimi tre anni, sto vivendo un'esperienza gratificante perché mi conquisto la stima dei colleghi proprio grazie alla mia collaboratività. Costa molto? No, in compenso si guadagna molto.

L'altra barzelletta è quella del lavoro in piccolo gruppo, che serve solo agli insegnanti di classe per liberarsi dei bambini "sgraditi" che rovinano la lezione.
Anche su questo mi permetto di contraddirti. Ogni volta che abbiamo cercato di impostare una forma di cooperative learning che gravitavano intorno al ragazzo assistito, ho sempre fatto scegliere ai colleghi di sostegno (salvo eventuali esigenze mie particolari) e fatto in modo che nel gruppo confluissero ragazzi che avevano bisogno di un rafforzamento o ragazzi che potessero dare un supporto. I rompiballe me li gestivo io.

L'unica riforma possibile per me è la seguente: che gli insegnanti di sostegno diventino gli insegnanti di classe, applicando quelle strategie che ritengono più idonee per favorire gli apprendimenti, e che siano affiancati pure da normali insegnanti non specializzati, in compresenza con loro. Se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo sottostare alla didattica messa in atto dai non esperti?
E anche qui mi permetto di contraddirti. Dovremmo imparare tutti ad essere più umili e a considerarci meno esperti di quello che siamo. Non sono un esperto di didattica dal momento che sono un anzianotto della vecchia guardia. Eppure i ragazzi si trovano benissimo con la mia metodologia e i colleghi me ne hanno dato atto confidandomi commenti raccolti in aula in mia assenza. Solo tre anni fa mi sono trovato in difficoltà, ma si trattava della prima volta in cui ho dovuto affrontare un insegnamento nuovo senza averne la padronanza metodologica specifica, a parte il modulo di chimica. Per me, abituato per 20 anni ad altre materie, è stato come ricominciare da zero e credo di aver beneficiato anch'io del sostegno dell'insegnante di sostegno. Ma a prescindere da queste esperienze personali è fondamentalmente sbagliato considerarsi a priori migliori di altri.

Ciascuno di noi è una storia a sé, ma tutti dobbiamo impararei a rapportarci con un po' di umiltà e di rispetto e un po' di presunzione in meno, a prescindere dal ruolo (comune o sostegno), dall'inquadramento (ruolo o supplente), dall'anzianità (vecchio o giovane). Solo così riusciamo a guadagnarci in modo naturale e senza alcuno sforzo il rispetto dei colleghi, degli studenti, dei genitori. :-)

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Messaggio Da dami Mar Set 09, 2014 12:50 pm

gian ha scritto:
dami ha scritto:
Riguardo a ciò che si deve fare effettivamente in classe a livello didattico, nessun insegnante di classe si consulta con gli insegnanti di sostegno: anche se siamo preparatissimi nel cooperative learning, nel peer tutoring e in tutte le varie strategie propinateci che abbiamo potuto mettere in atto solo nei vari tirocini universitari, non possiamo proporle perché gli insegnanti devono seguire il loro mitico programma e non possono perdere tempo in percorsi alternativi...
Mi permetto di contraddirti, almeno per quanto concerne la mia esperienza diretta. Fermo restando che - almeno sulla carta - il docente di sostegno è più competente di me in materia di inclusività, fosse anche molto più giovane in fatto di esperienza di lavoro, nell'ambito della mia attività offro la massima disponibilità e ripongo piena fiducia nell'operato del collega e nelle sue proposte. Il docente di sostegno è un docente della classe e, spesso, il docente che conosce meglio la classe e se svolge con serietà e competenza il suo lavoro è una risorsa da sfruttare al massimo.

Negli ultimi tre anni ho lavorato con tre diverse colleghe di sostegno tutte e tre abilitate per la stessa classe di concorso in cui sono in utilizzazione, l'A060 (anche se titolare su altra classe). Abbiamo lavorato in perfetta sintonia consultandoci sistematicamente e concordando le strategie. Non solo: avendo la stessa abilitazione, queste colleghe mi hanno supportato anche nell'ambito della mia materia nei confronti dell'intera classe. Ci metterei la firma a lavorare sempre in una condizione del genere. Vuoi mettere fare delle esercitazioni di chimica in classe con due insegnanti che seguono contemporaneamente la classe assistendo tutti i ragazzi? Vuoi mettere lo svolgimento di esercizi di rafforzamento nella tua materia quando il docente di sostegno sostituisce un collega assente nella classe? Vuoi mettere lo sfruttamento del cooperative learning proprio nella tua materia, con il collega che si occupa a rotazione di un piccolo gruppo mentre svolgi un'attività con il resto della classe? Il tutto senza separare il gruppo, ma lavorando nella stessa aula!

Faccio presente che le colleghe si sono mostrate anche eccessivamente corrette, chiedendomi all'occorrenza il permesso di svolgere eventuali attività di supporto nell'ambito delle mie materie o, talvolta, di intervenire anche durante la lezione. Richiesta che ritengo del tutta superflua, perché quando si lavora in compresenza si collabora e si lavora con pari dignità nell'interesse di tutta la classe. E infatti abbiamo sempre lavorato in piena sintonia.

Rinchiudersi nell'ambito delle rispettive competenze, ponendo delle barriere agli sconfinamenti è quanto di più stupido e arrogante possa fare una persona che si definisce insegnante. Dati i miei anni di servizio sono ormai entrato in una fase in cui molti colleghi, da un paio d'anni a questa parte, mi vivono con una certa riverenza (per me anche imbarazzante in certi contesti), ma al tempo stesso, negli ultimi tre anni, sto vivendo un'esperienza gratificante perché mi conquisto la stima dei colleghi proprio grazie alla mia collaboratività. Costa molto? No, in compenso si guadagna molto.

L'altra barzelletta è quella del lavoro in piccolo gruppo, che serve solo agli insegnanti di classe per liberarsi dei bambini "sgraditi" che rovinano la lezione.
Anche su questo mi permetto di contraddirti. Ogni volta che abbiamo cercato di impostare una forma di cooperative learning che gravitavano intorno al ragazzo assistito, ho sempre fatto scegliere ai colleghi di sostegno (salvo eventuali esigenze mie particolari) e fatto in modo che nel gruppo confluissero ragazzi che avevano bisogno di un rafforzamento o ragazzi che potessero dare un supporto. I rompiballe me li gestivo io.

L'unica riforma possibile per me è la seguente: che gli insegnanti di sostegno diventino gli insegnanti di classe, applicando quelle strategie che ritengono più idonee per favorire gli apprendimenti, e che siano affiancati pure da normali insegnanti non specializzati, in compresenza con loro. Se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo sottostare alla didattica messa in atto dai non esperti?
E anche qui mi permetto di contraddirti. Dovremmo imparare tutti ad essere più umili e a considerarci meno esperti di quello che siamo. Non sono un esperto di didattica dal momento che sono un anzianotto della vecchia guardia. Eppure i ragazzi si trovano benissimo con la mia metodologia e i colleghi me ne hanno dato atto confidandomi commenti raccolti in aula in mia assenza. Solo tre anni fa mi sono trovato in difficoltà, ma si trattava della prima volta in cui ho dovuto affrontare un insegnamento nuovo senza averne la padronanza metodologica specifica, a parte il modulo di chimica. Per me, abituato per 20 anni ad altre materie, è stato come ricominciare da zero e credo di aver beneficiato anch'io del sostegno dell'insegnante di sostegno. Ma a prescindere da queste esperienze personali è fondamentalmente sbagliato considerarsi a priori migliori di altri.

Ciascuno di noi è una storia a sé, ma tutti dobbiamo impararei a rapportarci con un po' di umiltà e di rispetto e un po' di presunzione in meno, a prescindere dal ruolo (comune o sostegno), dall'inquadramento (ruolo o supplente), dall'anzianità (vecchio o giovane). Solo così riusciamo a guadagnarci in modo naturale e senza alcuno sforzo il rispetto dei colleghi, degli studenti, dei genitori.  :-)


Mi permetto allora io di contraddire te.
Non credo infatti che tu possa generalizzare la tua disponibilità al resto del corpo insegnante (tu sei uno e hai la tua storia, magari tutti gli insegnanti si comportassero come te, ci metterei la firma!).
Io non penso affatto di essere una persona presuntuosa e di saperne di più, ma ti assicuro che le condizioni di lavoro in cui si opera non sono quelle che poni in atto tu nelle tue classi. Ho avuto modo di confrontarmi con parecchie insegnanti di sostegno in questi anni e ciò che racconto è un po' il frutto sia di esperienze vissute personalmente che di esperienze che mi hanno riferito.
Lo sfruttamento degli insegnanti di sostegno c'è, ma non in senso positivo: sono i tappabuchi per tutte le "legittime" assenze dei colleghi, quelli che devono aiutare tutti e devono essere flessibili e mediare sempre, ma difficilmente hanno un riconoscimento pubblico da parte dei colleghi (neanche si avvisa la famiglia che un certo bambino non certificato riceve magari un aiuto costante da parte dell'insegnante di sostegno!), quelli a cui si chiede di portare fuori dalla classe i bambini che disturbano insieme ai propri - altro che scegliersi i bambini per una data attività! - per permettere agli insegnanti di classe di svolgere comodamente il proprio programma (mentre questo tipo di presenza di "disturbo" dà meno possibilità di imparare proprio ai bambini in difficoltà...).
Nel mio percorso ho avuto colleghi, famiglie e bambini che hanno riconosciuto il mio lavoro in modi diversi (lettere di stima, elogi pubblici di tipo informale, richiesta di consigli...) ma ho anche dovuto gestire situazioni spiacevoli di vero e proprio "sfruttamento" o indifferenza (i contesti in cui si lavora cambiano e con essi le relazioni). Alcune mie colleghe sono state spremute fino all'osso e le ho viste letteralmente fuggire da alcune situazioni di mancanza totale di diritti.
Si fa presto a dire: le persone che lavorano su sostegno non vedono l'ora di andarsene, è ovvio che hanno sfruttato la posizione per entrare prima nel mondo della scuola e così via... Forse ci si dovrebbe invece chiedere perché chi ha intrapreso questa strada, con tutte le buone intenzioni del caso, dopo un po' di tempo senta l'esigenza di "tagliare"...
Io ciò che rivendico è la libertà di decidere se stare o non stare su sostegno, di anno in anno, senza obblighi.
Ho studiato per esercitare una professione di insegnamento e non vedo perché qualcuno dovrebbe impedirmelo: non sono meno preparata di altri per farlo. Se per te questo vuol dire essere poco umili...
Se ci vincolassero a seguire un bambino in condizioni molto gravi per 5 anni di seguito, di fatto non staremmo più esercitando la professione di insegnanti, ma saremmo solo assistenti educativi (ho lavorato con un bambino grave e ti assicuro che è così: forse alle superiori non arrivano situazioni così estreme...). E questa nuova proposta di legge sta parlando proprio di questo: di un vincolo sulla stessa persona, per un certo numero di anni, seguendo addirittura il bambino in altre scuole... Io a questo non sono preparata e credo non lo siano neanche i colleghi che ingenuamente hanno firmato contratti su sostegno negli anni passati.
Vogliono proprio fare questa riforma? Che quantomeno non sia retroattiva.
Vedremo poi quanti volontari troveranno nei prossimi anni...
Io sono stata sincera nell'esporre la questione e mi piacerebbe che la mia posizione fosse rispettata, senza prendermi dell'arrogante o della presuntuosa solo perché espongo dei problemi che, se si è in buona fede, non è difficile notare che esistono...
Comunque, a questo punto ho deciso di lasciare visto che, in generale, non mi sento garantita da un sistema che cambia le carte in regola a percorso avviato. Sono ormai convinta che funzionerei molto meglio come insegnante di classe piuttosto che di sostegno e cercherò di far valere i miei diritti in tutte le sedi competenti.

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Messaggio Da kalimero Mar Set 09, 2014 2:17 pm

Gentile Dami,
sono molto d' accordo con quanto affermi e riconosco molte situazioni valide anche per la scuola superiore, ma tutte queste "belle cosine" dovremmo scriverle ai signori della FISH e della FAND ... chissà se se le immaginano anche solo lontanamente o se sono chiusi nelle loro utopie autoreferenziali ...

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Messaggio Da Ospite Mar Set 09, 2014 3:05 pm

dami ha scritto:Mi permetto allora io di contraddire te.
Non credo infatti che tu possa generalizzare la tua disponibilità al resto del corpo insegnante (tu sei uno e hai la tua storia, magari tutti gli insegnanti si comportassero come te, ci metterei la firma!).
Ops... ho forse generalizzato? No, sono intervenuto per correggere il tiro narrandoti di un'esperienza personale. Lungi da me l'idea di costruire una legge fisica sulla base di una parte della mia esperienza.

Io non penso affatto di essere una persona presuntuosa e di saperne di più,
Ho parlato di presunzione perché nella tua analisi (che, ti sembrerà strano, condivido in molti punti) ti sei sbilanciata in una frase: Se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo sottostare alla didattica messa in atto dai non esperti?. A casa mia ritenersi esperti di didattica si chiama presunzione. Non mi azzarderei mai a definirmi un esperto di didattica (tant'è che l'ho ribadito nel mio intervento precedente). Pensa, da "vecchietto" sono abituato a considerare più competente e didatticamente più capace anche il collega alla sua prima esperienza di lavoro, figurati se mi permetto di manifestare la mia perizia! Se sono esperto lo lascio giudicare a posteriori ai miei studenti, nel bene o nel male, e sinceramente non m'interessa dimostrarlo.

ma ti assicuro che le condizioni di lavoro in cui si opera non sono quelle che poni in atto tu nelle tue classi.
...
Non lo metto in dubbio. Ti ho raccontato la mia esperienza personale limitatamente agli ultimi tre anni. Non ti ho raccontato la mia esperienza personale nei restanti 21 anni di insegnamento. In cui ho cercato di essere un buon insegnante e un bravo collega ma che purtroppo, dall'alto della sua presunzione, ha commesso anche errori. Perché errare è umano. Ciò che sfugge, spesso, è l'importanza di riconoscere i propri limiti per crescere e migliorare nel tempo.
Permettimi perciò di dubitare della perizia altrui, specialmente quando è sbandierata ai quattro venti.
Da giovane insegnante ero presuntuoso, ho avuto però due ottimi maestri, due colleghi ITP, ormai in pensione, con cui ho lavorato anni e anni in compresenza. Nel loro campo erano degli esperti e da loro ho imparato molto. Ma ho imparato soprattutto l'umiltà e il rispetto per il collega più giovane e il rapporto aperto e sincero anche con l'alunno più difficile. Colleghi che non hanno mai fatto un solo minuto di master sulla metodologia didattica ma che sono sempre riusciti ad accattivarsi la stima anche degli studenti più difficili, a stimolarli e a coinvolgerli. Mai, dico, mai ho sentito da un solo studente un commento negativo sulla loro competenza.

Ho avuto modo di confrontarmi con parecchie insegnanti di sostegno in questi anni e ciò che racconto è un po' il frutto sia di esperienze vissute personalmente che di esperienze che mi hanno riferito.
Lo sfruttamento degli insegnanti di sostegno c'è, ma non in senso positivo
ecc....
Sbaglio o ero io quello che generalizzava? ;-)

Nel mio percorso ho avuto colleghi, famiglie e bambini che hanno riconosciuto il mio lavoro in modi diversi (lettere di stima, elogi pubblici di tipo informale, richiesta di consigli...) ma ho anche dovuto gestire situazioni spiacevoli di vero e proprio "sfruttamento" o indifferenza (i contesti in cui si lavora cambiano e con essi le relazioni).
ecc...
Non lo metto in dubbio, conosco perfettamente questi contesti perché in 24 anni li ho avuti davanti agli occhi. Insegnanti di sostegno a cui era impedito applicare una strategia oppure relegati al margine dell'attività didattica con il solo compito di fare da baby sitter ad un ragazzo. E' un errore in cui sono caduto inconsapevolmente anch'io, molti anni fa, con la sola differenza che non mi sono mai permesso di innalzare muri di fronte alle proposte di un collega di sostegno.

Forse ci si dovrebbe invece chiedere perché chi ha intrapreso questa strada, con tutte le buone intenzioni del caso, dopo un po' di tempo senta l'esigenza di "tagliare"...
Non solo me lo chiedo, ma l'ho pure vissuto anche se solo per 15 giorni. Utilizzato dieci anni fa d'ufficio sul sostegno, pur non avendo alcuna competenza e alcun titolo, perché perdente posto. Poi, con mio sollievo, sono stato riassorbito a seguito di una rettifica.

Ho studiato per esercitare una professione di insegnamento e non vedo perché qualcuno dovrebbe impedirmelo: non sono meno preparata di altri per farlo. Se per te questo vuol dire essere poco umili...
No, non ho detto questo. Si è poco umili nel momento in cui si dichiara di essere migliori di altri (vedi sopra). Il migliore non ha bisogno di ribadirlo, lo evidenzia sul campo, in dignitoso silenzio.

Se ci vincolassero a seguire un bambino in condizioni molto gravi per 5 anni di seguito, di fatto non staremmo più esercitando la professione di insegnanti, ma saremmo solo assistenti educativi (ho lavorato con un bambino grave e ti assicuro che è così: forse alle superiori non arrivano situazioni così estreme...). E questa nuova proposta di legge sta parlando proprio di questo...
Probabilmente sono la persona meno indicata per esprimere un giudizio autorevole in tal senso. La mia opinione personale è che la continuità didattica sia fondamentale e lo dico perché in gran parte della mia esperienza d'insegnante ho sempre vissuto di rendita sulla continuità didattica, in termini di condizioni di lavoro e di risultati nel lungo periodo.
Nutro invece riserve sulla continuità didattica dell'insegnante di sostegno, almeno in certi contesti, in quanto spesso si crea un rapporto di dipendenza poco proficuo ai fini di una progressione. In molti contesti sarebbe più proficua una continuità a livello di strategia didattica nel lavoro di gruppo. Ma questo è un limite di noi insegnanti, come squadra, e della struttura.
O forse, da inesperto, sto sparando cazzate.

Vogliono proprio fare questa riforma? Che quantomeno non sia retroattiva.
Vedremo poi quanti volontari troveranno nei prossimi anni...
Su questo preferisco non pronunciarmi :-)

Io sono stata sincera nell'esporre la questione e mi piacerebbe che la mia posizione fosse rispettata, senza prendermi dell'arrogante o della presuntuosa solo perché espongo dei problemi che, se si è in buona fede, non è difficile notare che esistono...
Scusami, ma non ho detto che sei arrogante! Leggi bene quello che ho scritto: ho detto che è arrogante l'insegnante di disciplina che oppone un muro davanti all'insegnante di sostegno considerando le competenze a compartimenti stagni. Esattamente l'opposto di quello che hai appena sostenuto!
Ho invece espresso una considerazione su alcune tue affermazioni valutandole come un peccato veniale di presunzione (vedi riferimenti all'umiltà). Peccati veniali in cui caschiamo tutti, io per primo. Evitiamo di vedere un nemico o un avversario in qualsiasi interlocutore, ho solo cercato di limare alcuni tuoi concetti esprimendo la mia opinione in merito ad alcuni aspetti.

Sono ormai convinta che funzionerei molto meglio come insegnante di classe piuttosto che di sostegno
E questo lo sottoscrivo in pieno. Essere un bravo insegnante di sostegno è molto più difficile che essere un bravo insegnante di disciplina. Così come insegnare in un contesto territoriale e/o socioeconomico emarginato è molto più difficile che insegnare in aree più avvantaggiate. Così come insegnare in un istituto professionale è molto più difficile che insegnare in un liceo.

Da insegnante delle superiori aggiungo un'altra considerazione: difficilmente riuscirei ad essere un bravo maestro alle elementari, probabilmente avrei anche problemi di comunicazione. A parte il fatto che con il mio aspetto e i miei modi farei probabilmente scappare terrorizzati metà dei bambini, il primo giorno di scuola, e dovrei stare attento a come muovermi perché finirei per schiacciarne qualcuno più coraggioso rimasto a verificare se mordo, oltre ad abbaiare.

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Messaggio Da dami Mar Set 09, 2014 3:58 pm

gian ha scritto:
dami ha scritto:Mi permetto allora io di contraddire te.
Non credo infatti che tu possa generalizzare la tua disponibilità al resto del corpo insegnante (tu sei uno e hai la tua storia, magari tutti gli insegnanti si comportassero come te, ci metterei la firma!).
Ops... ho forse generalizzato? No, sono intervenuto per correggere il tiro narrandoti di un'esperienza personale. Lungi da me l'idea di costruire una legge fisica sulla base di una parte della mia esperienza.

Io non penso affatto di essere una persona presuntuosa e di saperne di più,
Ho parlato di presunzione perché nella tua analisi (che, ti sembrerà strano, condivido in molti punti) ti sei sbilanciata in una frase: Se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo sottostare alla didattica messa in atto dai non esperti?. A casa mia ritenersi esperti di didattica si chiama presunzione. Non mi azzarderei mai a definirmi un esperto di didattica (tant'è che l'ho ribadito nel mio intervento precedente). Pensa, da "vecchietto" sono abituato a considerare più competente e didatticamente più capace anche il collega alla sua prima esperienza di lavoro, figurati se mi permetto di manifestare la mia perizia! Se sono esperto lo lascio giudicare a posteriori ai miei studenti, nel bene o nel male, e sinceramente non m'interessa dimostrarlo.

ma ti assicuro che le condizioni di lavoro in cui si opera non sono quelle che poni in atto tu nelle tue classi.
...
Non lo metto in dubbio. Ti ho raccontato la mia esperienza personale limitatamente agli ultimi tre anni. Non ti ho raccontato la mia esperienza personale nei restanti 21 anni di insegnamento. In cui ho cercato di essere un buon insegnante e un bravo collega ma che purtroppo, dall'alto della sua presunzione, ha commesso anche errori. Perché errare è umano. Ciò che sfugge, spesso, è l'importanza di riconoscere i propri limiti per crescere e migliorare nel tempo.
Permettimi perciò di dubitare della perizia altrui, specialmente quando è sbandierata ai quattro venti.
Da giovane insegnante ero presuntuoso, ho avuto però due ottimi maestri, due colleghi ITP, ormai in pensione, con cui ho lavorato anni e anni in compresenza. Nel loro campo erano degli esperti e da loro ho imparato molto. Ma ho imparato soprattutto l'umiltà e il rispetto per il collega più giovane e il rapporto aperto e sincero anche con l'alunno più difficile. Colleghi che non hanno mai fatto un solo minuto di master sulla metodologia didattica ma che sono sempre riusciti ad accattivarsi la stima anche degli studenti più difficili, a stimolarli e a coinvolgerli. Mai, dico, mai ho sentito da un solo studente un commento negativo sulla loro competenza.

Ho avuto modo di confrontarmi con parecchie insegnanti di sostegno in questi anni e ciò che racconto è un po' il frutto sia di esperienze vissute personalmente che di esperienze che mi hanno riferito.
Lo sfruttamento degli insegnanti di sostegno c'è, ma non in senso positivo
ecc....
Sbaglio o ero io quello che generalizzava?  ;-)

Nel mio percorso ho avuto colleghi, famiglie e bambini che hanno riconosciuto il mio lavoro in modi diversi (lettere di stima, elogi pubblici di tipo informale, richiesta di consigli...) ma ho anche dovuto gestire situazioni spiacevoli di vero e proprio "sfruttamento" o indifferenza (i contesti in cui si lavora cambiano e con essi le relazioni).
ecc...
Non lo metto in dubbio, conosco perfettamente questi contesti perché in 24 anni li ho avuti davanti agli occhi. Insegnanti di sostegno a cui era impedito applicare una strategia oppure relegati al margine dell'attività didattica con il solo compito di fare da baby sitter ad un ragazzo. E' un errore in cui sono caduto inconsapevolmente anch'io, molti anni fa, con la sola differenza che non mi sono mai permesso di innalzare muri di fronte alle proposte di un collega di sostegno.

Forse ci si dovrebbe invece chiedere perché chi ha intrapreso questa strada, con tutte le buone intenzioni del caso, dopo un po' di tempo senta l'esigenza di "tagliare"...
Non solo me lo chiedo, ma l'ho pure vissuto anche se solo per 15 giorni. Utilizzato dieci anni fa d'ufficio sul sostegno, pur non avendo alcuna competenza e alcun titolo, perché perdente posto. Poi, con mio sollievo, sono stato riassorbito a seguito di una rettifica.

Ho studiato per esercitare una professione di insegnamento e non vedo perché qualcuno dovrebbe impedirmelo: non sono meno preparata di altri per farlo. Se per te questo vuol dire essere poco umili...
No, non ho detto questo. Si è poco umili nel momento in cui si dichiara di essere migliori di altri (vedi sopra). Il migliore non ha bisogno di ribadirlo, lo evidenzia sul campo, in dignitoso silenzio.

Se ci vincolassero a seguire un bambino in condizioni molto gravi per 5 anni di seguito, di fatto non staremmo più esercitando la professione di insegnanti, ma saremmo solo assistenti educativi (ho lavorato con un bambino grave e ti assicuro che è così: forse alle superiori non arrivano situazioni così estreme...). E questa nuova proposta di legge sta parlando proprio di questo...
Probabilmente sono la persona meno indicata per esprimere un giudizio autorevole in tal senso. La mia opinione personale è che la continuità didattica sia fondamentale e lo dico perché in gran parte della mia esperienza d'insegnante ho sempre vissuto di rendita sulla continuità didattica, in termini di condizioni di lavoro e di risultati nel lungo periodo.
Nutro invece riserve sulla continuità didattica dell'insegnante di sostegno, almeno in certi contesti, in quanto spesso si crea un rapporto di dipendenza poco proficuo ai fini di una progressione. In molti contesti sarebbe più proficua una continuità a livello di strategia didattica nel lavoro di gruppo. Ma questo è un limite di noi insegnanti, come squadra, e della struttura.
O forse, da inesperto, sto sparando cazzate.

Vogliono proprio fare questa riforma? Che quantomeno non sia retroattiva.
Vedremo poi quanti volontari troveranno nei prossimi anni...
Su questo preferisco non pronunciarmi :-)

Io sono stata sincera nell'esporre la questione e mi piacerebbe che la mia posizione fosse rispettata, senza prendermi dell'arrogante o della presuntuosa solo perché espongo dei problemi che, se si è in buona fede, non è difficile notare che esistono...
Scusami, ma non ho detto che sei arrogante! Leggi bene quello che ho scritto: ho detto che è arrogante l'insegnante di disciplina che oppone un muro davanti all'insegnante di sostegno considerando le competenze a compartimenti stagni. Esattamente l'opposto di quello che hai appena sostenuto!
Ho invece espresso una considerazione su alcune tue affermazioni valutandole come un peccato veniale di presunzione (vedi riferimenti all'umiltà). Peccati veniali in cui caschiamo tutti, io per primo. Evitiamo di vedere un nemico o un avversario in qualsiasi interlocutore, ho solo cercato di limare alcuni tuoi concetti esprimendo la mia opinione in merito ad alcuni aspetti.

Sono ormai convinta che funzionerei molto meglio come insegnante di classe piuttosto che di sostegno
E questo lo sottoscrivo in pieno. Essere un bravo insegnante di sostegno è molto più difficile che essere un bravo insegnante di disciplina. Così come insegnare in un contesto territoriale e/o socioeconomico emarginato è molto più difficile che insegnare in aree più avvantaggiate. Così come insegnare in un istituto professionale è molto più difficile che insegnare in un liceo.

Da insegnante delle superiori aggiungo un'altra considerazione: difficilmente riuscirei ad essere un bravo maestro alle elementari, probabilmente avrei anche problemi di comunicazione. A parte il fatto che con il mio aspetto e i miei modi farei probabilmente scappare terrorizzati metà dei bambini, il primo giorno di scuola, e dovrei stare attento a come muovermi perché finirei per schiacciarne qualcuno più coraggioso rimasto a verificare se mordo, oltre ad abbaiare.

Trovo utile il confronto, ma devo dire che tu hai preso alla lettera provocazioni che erano una sorta di paradosso, tipo: se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo allora sottostare alla didattica dei non esperti... che si sia noi gli insegnanti di classe...
Ciò che intendevo dire, ma forse a questo punto non mi sono spiegata bene, è che ti vendono sui libri la professione in un certo modo, quasi la didattica della classe dipendesse da noi (che sulla carta siamo una specie di consulenti), quando invece noi non scegliamo proprio niente, siamo molto vincolati al tipo di lavoro che si svolge in classe prima ancora che ci mettiamo piede, dipendiamo molto dagli umori e dalle abitudini dei nostri colleghi e abbiamo per ragioni ormai "storiche" poca possibilità di contrattare su come agire sulla classe.
Mi è capitato che si stupissero del fatto che lavorassi bene coi bambini, che la classe stesse bene con me e così via, quasi che fosse impossibile che un insegnante di sostegno potesse ottenere dei buoni risultati... Ma allora, mi è capitato di pensare, ci prendono proprio per spazzatura...
La mia delusione, nel lavorare sul sostegno, non è dipesa sicuramente né dai bambini, né dalle famiglie, bensì proprio dal comportamento di alcuni colleghi, che spadroneggiavano sulla classe e della contitolarità non sapevano che farsene, salvo sfruttarla quando serviva per coprire le loro assenze.
Il fatto poi che molte persone che lavorano su sostegno siano alle prime esperienze e senza qualifica rende il tutto più difficile, perché quando si finisce in classi dove chi ci ha preceduto nel ruolo si è lasciato "sottomettere" (facendo qualsiasi cosa gli venisse richiesta in modo acritico), è difficile recuperare le situazioni...
Ad ogni modo qua sto andando un po' fuori argomento...
Ciò che mi premeva sottolineare è: per prima cosa, che il lavoro su sostegno, per essere svolto bene, deve essere una scelta individuale e non un obbligo; per seconda cosa, che tutte le elucubrazioni mentali che si fanno i legislatori e le persone che non lavorano nella scuola (in prima persona) non hanno attinenza con la realtà dei fatti, ovvero col modo di lavorare effettivo (e nessuno mi risulta che abbia chiesto agli insegnanti di sostegno a che condizioni potrebbero fare del loro lavoro il proprio lavoro definitivo...).
Ti ringrazio comunque per le tue osservazioni, d'ora in avanti cercherò di essere più attenta a spiegarmi meglio.

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Messaggio Da Ospite Mar Set 09, 2014 6:58 pm

dami ha scritto:
Trovo utile il confronto, ma devo dire che tu hai preso alla lettera provocazioni che erano una sorta di paradosso, tipo: se siamo noi gli esperti di didattica, perché dobbiamo allora sottostare alla didattica dei non esperti... che si sia noi gli insegnanti di classe...
Oddìo, così hai scritto e così ho interpretato!

Ciò che intendevo dire, ma forse a questo punto non mi sono spiegata bene, è che ti vendono sui libri la professione in un certo modo, quasi la didattica della classe dipendesse da noi (che sulla carta siamo una specie di consulenti), quando invece noi non scegliamo proprio niente, siamo molto vincolati al tipo di lavoro che si svolge in classe prima ancora che ci mettiamo piede, dipendiamo molto dagli umori e dalle abitudini dei nostri colleghi e abbiamo per ragioni ormai "storiche" poca possibilità di contrattare su come agire sulla classe.
Ecco, posto in questi termini il significato della tua considerazione cambia completamente e non ho remore a condividerlo.

Ergo... ritiro l'imputazione di presunzione e chiedo venia :-)

La mia delusione, nel lavorare sul sostegno, non è dipesa sicuramente né dai bambini, né dalle famiglie, bensì proprio dal comportamento di alcuni colleghi, che spadroneggiavano sulla classe e della contitolarità non sapevano che farsene, salvo sfruttarla quando serviva per coprire le loro assenze.
Purtroppo la biodiversità non sempre è positiva e la cenosi degli insegnanti ha un tasso molto alto di biodiversità negativa. Ci sono colleghi che farebbero bene a restituire le loro braccia ad altri settori produttivi e siamo invece costretti non solo a conviverci ma anche a subirli.
Come scrisse "qualcuno", non ti curar di lor ma guarda e passa.

Ciò che mi premeva sottolineare è: per prima cosa, che il lavoro su sostegno, per essere svolto bene, deve essere una scelta individuale e non un obbligo
Pienamente d'accordo

per seconda cosa, che tutte le elucubrazioni mentali che si fanno i legislatori e le persone che non lavorano nella scuola (in prima persona) non hanno attinenza con la realtà dei fatti
Pienamente d'accordo

d'ora in avanti cercherò di essere più attenta a spiegarmi meglio.
Figurati, l'importante e che i malintesi, quando ci sono, si chiariscano. Soprattutto in un contesto come questa discussione, dove in realtà le divergenze (ammesso che ci siano) sono proprio ridotte al marginale.

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Messaggio Da GiGi79 Mer Set 10, 2014 1:09 pm

Vi invito a passare tutti sul posto Davide Faraone e la riforma del sostegno perchè finora ha avuto più contatti e mi pare un argomento importante da non lasciarci sfuggire, non fermiamoci per favore alle discussioni (ottime e fruttuose) ma private, organizziamo un piano di battaglia.

Per esempio: chiediamo ufficialmente un INCONTRO PUBBLICO con i referenti della proposta come delegazione insegnanti di sostegno. Che non rimanga tutto chiuso nelle loro stanzette, ma si confrontino con noi, che ci guardino in faccia prima di proporre sulle nostre teste queste scelleratezze.

Arriviamo con una proposta scritta, con tante esperienze vissute, spieghiamo materialmente come la pensiamo la cattedra mista. Poi dobbiamo anche scrivere sul famoso passodopopasso (che all'inclusione dedica mezza paginetta) segnalando l'ipocrisia di come vogliono tenere questa riforma SEPARATA da quella più grande, dobbiamo scrivere e segnalare le contraddizioni che per includere vogliono separare... io nel week end penso a un articoletto e lo spedisco al mondo intero, ma no n devo essere da sola, non questa volta... per favore organizziamoci davvero, grazie
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