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 L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola

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ufo polemico



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MessaggioOggetto: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Gio Giu 04, 2015 2:34 pm

Promemoria primo messaggio :

http://waltertocci.blogspot.it/2015/06/la-mancata-riforma-della-scuola.html
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 5:20 pm

ufo polemico ha scritto:
Ghirettina temo che tu sia la mosca bianca: dare un sei alle elementari è ritenuto appena meno grave di schiaffeggiare gli alunni...
Più grave !
Lo schiaffo lo puoi sempre negare (se non dato in pubblico), prova a negare un 6 !
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 5:41 pm

avidodinformazioni ha scritto:
In un'assemblea sindacale ho sentito un docente affermare che noi docenti per il bene dei ragazzi non dovremmo scioperare durante l'orario di lavoro; per prenderlo in giro gli ho detto che se non si sciopera in orario di lavoro non possono toglierci lo stipendio e lui candidamente ha risposto che potevamo essere noi a devolvere 50 € in qualcosa di opportuno......
Avido, non oso immaginare la tua risposta :-))
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 5:56 pm

Francesca4 ha scritto:

La libertà d'insegnamento non è data una volta per tutte, e non può essere cristallizzata per sempre nel testo di una legge, essa ha natura dinamica ed è in continua evoluzione e dipende moltissimo anche dal sistema politico culturale e storico nel quale, di volta in volta, si realizza.
Rivendicarne la portata ed il rispetto è compito di ogni singolo docente, sempre, comunque e dovunque.
Ma cosa dici???
Hai idea, Francesca di cosa sia la libertà d'insegnamento?
In che modo dipende, secondo la tua affermazione, "dal sistema politico culturale e storico nel quale, di volta in volta, si realizza"? Di quale "libertà" parliamo?
Potresti rispondere, giusto per capire meglio il tuo pensiero?
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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 6:02 pm

giovanna onnis ha scritto:
Francesca4 ha scritto:

La libertà d'insegnamento non è data una volta per tutte, e non può essere cristallizzata per sempre nel testo di una legge, essa ha natura dinamica ed è in continua evoluzione e dipende moltissimo anche dal sistema politico culturale e storico nel quale, di volta in volta, si realizza.
Rivendicarne la portata ed il rispetto è compito di ogni singolo docente, sempre, comunque e dovunque.
Ma cosa dici???
Hai idea, Francesca di cosa sia la libertà d'insegnamento?
In che modo dipende, secondo la tua affermazione, "dal sistema politico culturale e storico nel quale, di volta in volta, si realizza"? Di quale "libertà" parliamo?
Potresti rispondere, giusto per capire meglio il tuo pensiero?
Un bel passo indietro nel tempo. Torniamo agli anni del fascismo,del nazismo, forse al medioevo, chi è al potere politico decide le linee dell'insegnamento. Siamo all'amaro finale.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 9:37 pm

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamentoCost. art.33.

Sinceramente resto sgomenta difronte agli atteggiamenti di chi afferma che la libertà d'insegnamento sia, come tutte le altre libertà, un principio sganciato rispetto al contesto politico culturale e storico, quasi fosse un dogma intoccabile dal valore assoluto.
Lo ribadisco: nessuna libertà è assoluta ossia sciolta dal rispetto dell'architettura politica, sociale ed economica fondamentale nella quale si realizza e dalla quale  inevitabilmente è circoscritta, definendola.
Negare questa circostanza vuol dire porsi fuori dalla realtà oltre che avere una mente che funzioni a compartimenti stagno, nella quale non si prendono in considerazione moltissime variabili che incidono fortemente sulla quantità e la qualità della libertà d'insegnamento.
Ma il discorso non finisce qui.
I nostri Padri Costituenti hanno fatto una scelta molto coraggiosa, spingendosi molto al di là delle aspettative, facendo della libertà d'insegnamento un principio di rango costituzionale, e perciò rivestendolo della massima forza che un ordinamento giuridico può dare ai valori che intende maggiormente proteggere.
Naturalmente questo principio trova nella normativa scolastica tutte le sue concrete modalità di attuazione e sviluppo.
Ragion per cui dire che tale libertà non sia stata attuata, o sia in pericolo in seguito alla riforma proposta, ritengo sia davvero fuorviante ed ingiusto.
Certo, la riforma prevede la possibilità della "deportazione" fuori regione, soprattutto per quelli come me, però non posso negare il fatto che in questo caso la libertà di scegliersi la sede (e non quella d'insegnamento) cozzi contro il diritto all'istruzione anch'esso di rango costituzionale( art.34 Cost.) da parte di tutti gli studenti che vedono sguarnita la loro offerta formativa perché carente d'insegnanti.
E se permettete, siccome la scuola deve poter essere messa in condizione di svolgere la sua funzione fondamentale, credo che debba essere prevalente il diritto all'istruzione rispetto al diritto di scegliersi la sede.
Del resto questo sacrificio sarebbe solo temporaneo perché i pensionamenti imminenti libereranno nei prossimi anni una quantità enorme di incarichi da ricoprire al nord come al sud.
Ci sarebbe poi il presunto, e tutto da dimostrare, super potere dei presidi sceriffo, dato che parliamo di un sistema attualmente non operativo,e di cui non conosciamo i pregi e le criticità effettive, potendo solo immaginarle ma alcuni lo bocciano in via preventiva sempre e comunque, solo per partito preso.
In realtà, sebbene non amiate sentirvelo ripetere, molti di voi sono pregiudizialmente contrari a qualsiasi sistema di valutazione, ed è quest'atteggiamento che relega la scuola ai tempi del medioevo, perché la si considera un sistema chiuso, autoreferenziale ed impenetrabile, sempre uguale a se stesso e insuscettibile di qualsivoglia cambiamento, esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere.


Ultima modifica di Francesca4 il Sab Giu 06, 2015 7:11 am, modificato 1 volta
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mac67



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 10:04 pm

Francesca4 ha scritto:

In realtà, sebbene non amiate sentirvelo ripetere, molti di voi sono pregiudizialmente contrari a qualsiasi sistema di valutazione, ed è quest'atteggiamento che relega la scuola ai tempi del medioevo, perché la si considera un sistema chiuso, autoreferenziale ed impenetrabile, sempre uguale a se stesso e insuscettibile di qualsivoglia cambiamento, esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere.

La prima domanda (non solo a te, a tutti che mi sollevano il problema) è: valutare i docenti per quale scopo?

La domanda non è oziosa né pretestuosa. Vorrei prima di tutto capire qual è lo scopo, perché da questo dipende la risposta.

Se la risposta é quella del DDL, cioè dare 2-300 euro l'anno ai "meritevoli", la risposta è: no, grazie. Quella miseria non vale né i commenti malevoli di alcuni colleghi, nè la fatica spesa dal comitato di valutazione.

Se la risposta è: individuare i docenti inidonei al ruolo e tentare di farli migliorare ed eventualmente destinarli ad altre mansioni, allora dico che è una buona idea, ma lo strumento scelto è inadatto. Si assumano ispettori scolastici, li si mandi in giro per le scuole, assistano alle lezioni dei docenti "incriminati", traggano le conclusioni del caso. Controrisposta: costa troppo. Allora pazienza.
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avidodinformazioni



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 05, 2015 10:21 pm

Ma quale costa troppo !
Mica bisogna andare a tappeto su tutti e 600000 !
I presidi sanno bene su chi indagare, individuato il "candidato" si chiama l'ispettore; ne bastano poche centinaia per tutta Italia, in fin dei conti non è necessario trovarli tutti in un anno.
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 7:42 am

Quando si vuole sminuire la portata della parola "libertà" la si mette al plurale, in modo che diventi "le libertà", con il significato di "licenze" come nella frase "non si prenda certe libertà" o nel nome del partito "il popolo delle libertà": libertà di mandare i figli alla scuola dei preti, libertà di impresa, libertà di vedere un porno, libertà di farsi una canna, libertà di organizzare cene eleganti, libertà di evadere, libertà di licenziare, libertà di frequentare mafiosi e simili. Oppure, allo stesso scopo, si considera la libertà condizionata dal contesto socio-politico-culturale nel quale si esprime: ad esempio, durante il fascismo non c'era la libertà di fare satira o informazione libera, ma c'era la massima libertà di fare figli (un po' meno quella di non farli).
La libertà è sempre una libertà in situazione, come ci insegnano i filosofi, ma questo non vuol dire che sia una libertà condizionata. Altri filosofi ci hanno detto che si può rimanere liberi anche in una detenzione in carcere; ma solo uno sciocco può affermare che l'ordine di libertà di un cittadino libero sia paragonabile a quello di chi vive in carcere, o che quest'ultima situazione sia l'ideale per esprimere la propria libertà.
La costituzione, all'articolo 3, smentisce qualsiasi interpretazione del genere: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.".

Quindi, contrariamente a quanto afferma Francesca4 secondo la sua consueta propensione liberal-individualista, almeno secondo la Costituzione è lo Stato, e non la volontà o le opportunità dei singoli cittadini, ad avere il compito di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla libertà e all' eguaglianza. Nello specifico questo comporta il fatto che sia lo Stato a doversi far carico della libertà di insegnamento prevista nell'articolo 33, mentre è inammissibile che di tale libertà si debba occupare, titanicamente, il singolo insegnante.

Per fare un esempio in un contesto diverso: una persona disabile su carrozzina ha un grado di libertà oggettivamente minore di una persona fisicamente normodotata; tale divario si assottiglia, fino ad annullarsi nei paesi più civili, quanto più la collettività si fa carico della libertà del disabile, ad esempio rimuovendo le barriere architettoniche nelle città (traduzione quasi letterale dell'art.3 della costituzione), promulgando leggi che garantiscano al disabile l'accesso al lavoro e lo mettono in una condizione di pari opportunità rispetto al normodotato. Lo stato non può dire al disabile in carrozzina "devi imparare la manovra per superare il ciglio del marciapiede", perché magari quella persona non è in grado di attuarla; lo Stato, al contrario, deve realizzare gli scivoli sui marciapiedi e qualunque altro accorgimento in grado di garantire ai disabili la libertà di movimento.

Allo stesso modo lo Stato, se vuole mantenere fede a lettera e spirito della Costituzione, non può proporre un DDL che, nei fatti, limita la libertà di insegnamento e poi dire agli insegnanti, come fa Francesca: ora vedetevela voi a difenderla, fatevi pure deportare  a centinaia di km da casa per difenderla.

Se non fosse sufficientemente chiara la questione, il DDL assegna al DS un potere molto superiore che in precedenza, potere che in assenza di bilanciamenti e controlli si trasforma nella possibilità concreta di manipolazione degli insegnanti e pertanto in una ingerenza nella didattica e nella libertà di insegnamento. Il preside può includere o escludere il docente rispetto allo svolgimento di una determinata funzione aggiuntiva e della relativa retribuzione; può scegliere o meno il docente per tre anni, in maniera del tutto arbitraria; può dare un contributo decisivo al superamento o meno dell'anno di prova del neoassunto; può quasi scrivere da solo il POF; può mandare via il docente che, dopo tre anni, non l'abbia convinto, o per limiti didattici o, verosimilmente, per non aver dimostrato sufficiente docilità rispetto ai suoi desiderata.

Tutto ciò costituisce una effettiva possibilità consegnata al preside di incidere sulle condizioni concrete di lavoro del docente, che può essere premiato o penalizzato attraverso la sede o altre utilità di tipo economico, lavorativo e psicologico, e si configura come una concreta violazione degli articoli 3 e 33 della costituzione.

E non mi si venga a fare il discorso per cui, se il docente è davvero libero, dovrebbe difendere la propria libertà acconciandosi a guadagnare di meno o a trasferirsi tutte le volte che non si trova in sintonia con il DS. Una concezione del genere nega il significato stesso della parola libertà.
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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 7:56 am

mac67 ha scritto:

La prima domanda (non solo a te, a tutti che mi sollevano il problema) è: valutare i docenti per quale scopo?

La domanda non è oziosa né pretestuosa. Vorrei prima di tutto capire qual è lo scopo, perché da questo dipende la risposta.

Se la risposta é quella del DDL, cioè dare 2-300 euro l'anno ai "meritevoli", la risposta è: no, grazie. Quella miseria non vale né i commenti malevoli di alcuni colleghi, nè la fatica spesa dal comitato di valutazione.

Se la risposta è: individuare i docenti inidonei al ruolo e tentare di farli migliorare ed eventualmente destinarli ad altre mansioni, allora dico che è una buona idea, ma lo strumento scelto è inadatto. Si assumano ispettori scolastici, li si mandi in giro per le scuole, assistano alle lezioni dei docenti "incriminati", traggano le conclusioni del caso. Controrisposta: costa troppo. Allora pazienza.

La valutazione del corpo docente non può esaurirsi nel solo scopo di incrementare la sua busta paga e questo per due motivi:
1) innanzitutto perché si tratta di aumenti davvero miserrimi ed insufficienti( anche se bisogna riconoscere che possano aprire la strada a gratificazioni economiche ulteriori, agganciando una parte della retribuzione, sebbene minima, anche alla valutazione), e fermo restando che personalmente preferirei percorrere, al momento, la strada del rinnovo contrattuale per rivendicazioni economiche di un certo valore.
2) la dignità del corpo docente non passa solo attraverso gli aumenti stipendiali ( certo anche quelli aiutano innegabilmente) ma passa anche attraverso un sistema di selezione che sia credibile, e che possa essere speso presso l'opinione pubblica in termini di qualità dell'insegnamento.

La risposta è dunque la seconda, ed in questo senso sono più radicale di te, e sanzionerei l'incapacità e la mancanza di volontà al miglioramento con la perdita definitiva del lavoro.
E' sulle modalità che non concordiamo: ritengo infatti che sia eccessivamente arbitrario affidare un compito così delicato ad un ispettore esterno che formi il suo giudizio vedendo il docente all'opera solo una volta, e dunque non essendo in grado di formulare nei confronti dello stesso un giudizio ponderato basato su più osservazioni e sui risultati della didattica sul rendimento dei ragazzi.
Ritengo per questi motivi che tale tipo di valutazione debba essere lasciata ai DS, e che di queste scelte siano direttamente responsabili.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 8:30 am

avidodinformazioni ha scritto:
Ma quale costa troppo !
Mica bisogna andare a tappeto su tutti e 600000 !
I presidi sanno bene su chi indagare, individuato il "candidato" si chiama l'ispettore; ne bastano poche centinaia per tutta Italia, in fin dei conti non è necessario trovarli tutti in un anno.

Avido, leggendo altri tuoi post, sono convinta che anche tu abbia preso atto del fatto che non esista un sistema di valutazione che possa essere unanimemente condiviso da tutti i docenti.
Del resto tu, come pochi, rimani aperto a questa possibilità perché provieni dall'esperienza lavorativa nel privato e non hai timore di confrontarti con parametri valutativi perché, leggendoti, mi sono fatta l'idea che tu sia il primo a pretendere molto da se stesso (naturalmente potrei sbagliarmi).
Quanto al sistema degli ispettori, ritengo che questo debba concentrarsi soprattutto sulla valutazione dei DS e chiedere conto dell'intero funzionamento della scuola e non in termini assoluti, ma anche prendendo in considerazione il tessuto economico sociale e culturale nel quale la scuola opera, per valutare adeguatamente anche le condizioni di partenza, e poter arrivare a formulare un giudizio complessivo sulla capacità dei DS a governare ed amministrare la scuola affidata alle loro cure.
Non ritengo invece possano entrare nella valutazione diretta dei docenti per i motivi che ho già spiegato a mac67.
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magma



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 8:51 am

ufo polemico ha scritto:
Forse si riferiva alle elementari di una ventina di anni fa, effettivamente il fiore all'occhiello della scuola italiana
esatto la scuola elementare di quei tempi era considerata un modello a cui guardavano anche i paesi stranieri...

un modello di scuola virtuosa senza bisogno di presidi padroni, di competizione spinta e conflittuale tra i docenti, senza pistole puntate alla testa dei docenti....

il "nuovo" modello proposto da Renzi non è altro che una barbarica regressione neoliberista destinata a distruggere il concetto di comunità educativa e di libertà d'insegnamento.... rientra piuttosto nella logica di sfruttamento di lavoratori intercambiabili, sottopagati e deprivati di diritti.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 9:03 am

Volevo infine chiarire ulteriormente la mia posizione intorno alla libertà d'insegnamento.
Il solo accostamento ad altre "libertà" di rango enormemente inferiore determina di per sé una riduzione della sua rivoluzionaria portata.
Anche perché di alcune di esse si può fare comodamente a meno: non ho infatti mai ritenuto indispensabile l'esperienza della canna, neanche una volta, e non solo per motivi di ordine morale, ma perché si può anche scegliere di essere lucidi nelle situazioni che la vita ci propone, per poterle davvero apprezzare fino in fondo, nella consapevolezza dei propri limiti, e nel rispetto degli stessi e della propria persona.
Perciò rifiuto a priori qualsiasi accostamento tra queste libertà e quella d'insegnamento.
E' probabile che non mi sia espressa bene perciò circoscrivo ulteriormente il diritto e la sua azionabilità.
Il fatto che un diritto esista e che la sua violazione sia sanzionata, non impedisce a molti di violare quel diritto.
Ora premesso che ritengo il diritto alla libertà d'insegnamento tra quelli maggiormente realizzati nel nostro ordinamento fino al punto da tollerare atteggiamenti che, secondo me, e solo secondo me, sono eticamente discutibili, arrivando talvolta all'abuso di questa libertà,penso sia innegabile che questo diritto permei di sé tutta la legislazione scolastica.
Ergo, data la presenza di numerose norme a tutela di questa libertà, per poter garantire il diritto al rispetto della stessa occorre azionarlo, e questo sia in via preventiva, sia nel caso patologico della violazione dello stesso.
In questo senso l'ordinamento ci offre tutta una serie di strumenti la cui attivazione non può che essere individuale perché inevitabilmente la violazione non può che concretizzarsi nei confronti di determinate persone.
Se poi si dovesse ritenere che la normativa contenuta nella riforma violi il principio costituzionale nei confronti di tutti i docenti, ricordo sommessamente che la sua promulgazione e la sua effettiva attuazione pratica dovrà essere sottoposta a più di un vaglio di costituzionalità, sia da parte del Presidente della Repubblica, sia da parte della Corte Costituzionale ogni volta che sarà chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale della stessa.
Spero, questa volta, di essere stata chiara.
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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 10:07 am

Propongo una semplificazione estrema. Facciamo finta che si possano dividere gli insegnanti in tre categorie: gli insegnanti eccellenti (secondo me intorno al 20% del totale), gli insegnanti normali (secondo me intorno al 75-79% del totale) e gli insegnanti disfunzionali (secondo me tra l'1 e il 5% del totale). Se venisse approvata la riforma, gli insegnanti eccellenti continueranno ad essere nello stesso numero, quelli della fascia intermedia diminuiranno e quelli disfunzionali, che si intende punire -e che sono molto meno di quanto non venga fatto credere-, aumenterebbero. Perché?
Per definire le tre fasce di livello ho fatto riferimento a un parametro non misurabile, ma reale: l'efficacia didattica. Tale parametro, contrariamente a quanto si pensa, non è una variabile dipendente solo da una astratta "bravura" individuale dell'insegnante, ma è anche frutto del contesto reale nel quale il docente opera. Per quanto riguarda la parte del contesto costituito dall'utenza il bravo insegnante è quello che sa adattare la propria didattica, ma una parte consistente del contesto in cui il professore opera e che migliora o peggiora il suo lavoro è costituita dalla squadra, dall'equipe con la quale l'insegnante dovrebbe cooperare.
Un insegnante "normale" ottiene risultati tanto migliori quanto più è capace di lavorare in squadra con i colleghi del consiglio di classe, scambiandosi informazioni, adottando strategie comuni, definendo obiettivi di programmazione condivisi e compatibili. L'insegnante scarso, al contrario, non è tanto quello che legge il giornale in classe, ma è piuttosto quello che ignora il momento collegiale, che si chiude, che non è disponibile a cooperare con i colleghi. Un consiglio di classe che funzioni trae giovamento e impulso dalla presenza di insegnanti eccellenti al proprio interno, mentre minimizza le problematiche causate agli alunni e alla scuola dalla eventuale presenza di insegnanti disfunzionali, poco motivati e poco collaborativi.
Una riforma congegnata come il DDL, che punta sull'autoritarismo del DS, non fa altro che aumentare l'individualismo dell'insegnante e una conflittualità con i propri colleghi finalizzata a curare i propri interessi che, come ho già detto, diventerebbero molto più cogenti che nella situazione attuale. La necessità di mantenere o ottenere il posto e la speranza di ottenere utilità economiche o di altro tipo spingeranno gli insegnanti a guardarsi con sospetto, a competere tra di loro, a cercare di compiacere il preside più che a tenere in conto le esigenze didattiche della classe e dei singoli alunni; in questo modo il consiglio di classe cesserà di essere un organo dove, sia pur in modo imperfetto, si sperimenta la cooperazione e molti degli insegnanti "normali" diventeranno insegnanti disfunzionali, oppositivi, malevoli.
La penalizzazione contrattuale degli insegnanti, il loro essere costretti a rimanere sempre sul chi vive, la spinta alla competizione reciproca e tutte le altre istanze che animano il DDL non miglioreranno di una virgola la scuola pubblica italiana, ma la peggioreranno. L'intero disegno di legge sembra essere congegnato con l'intenzione di rottamare la scuola pubblica, di cancellare le pratiche virtuose, di obliterare l'idea di scuola come comunità educante, democratica ed aperta; al contrario, come dimostra la stupefacente aderenza alle tesi e alle prescrizioni dell'associazione treellle, sembra voler adeguare la scuola pubblica italiana a un modello neoliberista, che metta in competizione tra loro scuole, docenti e studenti e renda tutti, dai DS ai professori, ricattabili e manipolabili dall'alto per rispondere velocemente ad istanze politico-economiche espresse da attori non sottoposti ad alcun controllo democratico. Il DDL recepisce istanze come l'assoggettamento politico dell'insegnamento, la sua rapida trasformabilità in base alle esigenze momentanee del mercato, l'esigenza di avere studenti poco formati, proni e flessibili come li vuole un mercato del lavoro e una politica internazionale che persegue l'obiettivo di ridurre l'Italia a un paese deindustrializzato e prono, un po' come è avvenuto con la Grecia. Si tratta di obiettivi miopi, che nel medio termine non potranno portare altro che svantaggi al nostro paese: ulteriore perdita di competitività, protrarsi della depressione economica e sociale, abbassamento del livello di competenze degli studenti e della loro consapevolezza e senso critico e, in definitiva, un ulteriore scadimento della democrazia in Italia.
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 10:15 am

Un discorso analogo a quello fatto per gli insegnanti si può applicare anche ai presidi. Se i bravi dirigenti rimarranno tali anche dopo la riforma, molti dei DS della fascia intermedia, usando i nuovi poteri e nuove responsabilità come il DDL consente loro, cioè male perché in assenza di controlli e bilanciamenti, passeranno ad essere dirigenti disfunzionali da molti punti di vista.
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Stellastellina1975



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 1:56 pm

ufo polemico ha scritto:
Propongo una semplificazione estrema. Facciamo finta che si possano dividere gli insegnanti in tre categorie: gli insegnanti eccellenti (secondo me intorno al 20% del totale), gli insegnanti normali (secondo me intorno al 75-79% del totale) e gli insegnanti disfunzionali (secondo me tra l'1 e il 5% del totale). Se venisse approvata la riforma, gli insegnanti eccellenti continueranno ad essere nello stesso numero, quelli della fascia intermedia diminuiranno e quelli disfunzionali, che si intende punire -e che sono molto meno di quanto non venga fatto credere-, aumenterebbero. Perché?
Per definire le tre fasce di livello ho fatto riferimento a un parametro non misurabile, ma reale: l'efficacia didattica. Tale parametro, contrariamente a quanto si pensa, non è una variabile dipendente solo da una astratta "bravura" individuale dell'insegnante, ma è anche frutto del contesto reale nel quale il docente opera. Per quanto riguarda la parte del contesto costituito dall'utenza il bravo insegnante è quello che sa adattare la propria didattica, ma una parte consistente del contesto in cui il professore opera e che migliora o peggiora il suo lavoro è costituita dalla squadra, dall'equipe con la quale l'insegnante dovrebbe cooperare.
Un insegnante "normale" ottiene risultati tanto migliori quanto più è capace di lavorare in squadra con i colleghi del consiglio di classe, scambiandosi informazioni, adottando strategie comuni, definendo obiettivi di programmazione condivisi e compatibili. L'insegnante scarso, al contrario, non è tanto quello che legge il giornale in classe, ma è piuttosto quello che ignora il momento collegiale, che si chiude, che non è disponibile a cooperare con i colleghi. Un consiglio di classe che funzioni trae giovamento e impulso dalla presenza di insegnanti eccellenti al proprio interno, mentre minimizza le problematiche causate agli alunni e alla scuola dalla eventuale presenza di insegnanti disfunzionali, poco motivati e poco collaborativi.
Una riforma congegnata come il DDL, che punta sull'autoritarismo del DS, non fa altro che aumentare l'individualismo dell'insegnante e una conflittualità con i propri colleghi finalizzata a curare i propri interessi che, come ho già detto, diventerebbero molto più cogenti che nella situazione attuale. La necessità di mantenere o ottenere il posto e la speranza di ottenere utilità economiche o di altro tipo spingeranno gli insegnanti a guardarsi con sospetto, a competere tra di loro, a cercare di compiacere il preside più che a tenere in conto le esigenze didattiche della classe e dei singoli alunni; in questo modo il consiglio di classe cesserà di essere un organo dove, sia pur in modo imperfetto, si sperimenta la cooperazione e molti degli insegnanti "normali" diventeranno insegnanti disfunzionali, oppositivi, malevoli.
La penalizzazione contrattuale degli insegnanti, il loro essere costretti a rimanere sempre sul chi vive, la spinta alla competizione reciproca e tutte le altre istanze che animano il DDL non miglioreranno di una virgola la scuola pubblica italiana, ma la peggioreranno. L'intero disegno di legge sembra essere congegnato con l'intenzione di rottamare la scuola pubblica, di cancellare le pratiche virtuose, di obliterare l'idea di scuola come comunità educante, democratica ed aperta; al contrario, come dimostra la stupefacente aderenza alle tesi e alle prescrizioni dell'associazione treellle, sembra voler adeguare la scuola pubblica italiana a un modello neoliberista, che metta in competizione tra loro scuole, docenti e studenti e renda tutti, dai DS ai professori, ricattabili e manipolabili dall'alto per rispondere velocemente ad istanze politico-economiche espresse da attori non sottoposti ad alcun controllo democratico. Il DDL recepisce istanze come l'assoggettamento politico dell'insegnamento, la sua rapida trasformabilità in base alle esigenze momentanee del mercato, l'esigenza di avere studenti poco formati, proni e flessibili come li vuole un mercato del lavoro e una politica internazionale che persegue l'obiettivo di ridurre l'Italia a un paese deindustrializzato e prono, un po' come è avvenuto con la Grecia. Si tratta di obiettivi miopi, che nel medio termine non potranno portare altro che svantaggi al nostro paese: ulteriore perdita di competitività, protrarsi della depressione economica e sociale, abbassamento del livello di competenze degli studenti e della loro consapevolezza e senso critico e, in definitiva, un ulteriore scadimento della democrazia in Italia.

Complimenti per l'attenta analisi ma secondo me basta molto meno per arrivare a conclusioni molto più spicciole: se gli insegnanti dovranno soddisfare le esigenze degli utenti della scuola-azienda e del DS-Padrone, allora saranno costretti ad abbassare il livello fino all'inverosimile e regalare buoni voti a tutti, riducendo le scuole a diplomifici. Cosa che già accade in alcuni Istituti ma che dopo la riforma diverrà la regola. Anche per adeguarsi a tutte quelle facoltà in cui questo già succede da qualche anno, mi riferisco in particolar modo alle università telematiche. Il risultato futuro sarà una società formata da emeriti ignoranti e incompetenti.



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mac67



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 4:43 pm

Francesca4 ha scritto:

La risposta è dunque la seconda, ed in questo senso sono più radicale di te, e sanzionerei l'incapacità e la mancanza di volontà al miglioramento con la perdita definitiva del lavoro.
E' sulle modalità che non concordiamo: ritengo infatti che sia eccessivamente arbitrario affidare un compito così delicato ad un ispettore esterno che formi il suo giudizio vedendo il docente all'opera solo una volta, e dunque non essendo in grado di formulare nei confronti dello stesso un giudizio ponderato basato su più osservazioni e sui risultati della didattica sul rendimento dei ragazzi.
Ritengo per questi motivi che tale tipo di valutazione debba essere lasciata ai DS, e che di queste scelte siano direttamente responsabili.

Per giudicare l'operato di un docente, bisogna 1) vederlo all'opera e 2) essere in grado di comprendere di che cosa parla.

Il DS non può fare la prima cosa, né, spesso, la seconda. Un DS laureato in filosofia non può giudicare la lezione di un docente di chimica perché, semplicemente, non capisce quel che il docente dice.

Chi ha detto che l'ispettore debba vedere il docente una volta sola? Viene e pianta le tende in classe per almeno una settimana, durante la quale fa anche le pulci alla sua programmazione, ai compiti, ecc.
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Francesca4



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 6:56 pm

mac67 ha scritto:
Francesca4 ha scritto:

La risposta è dunque la seconda, ed in questo senso sono più radicale di te, e sanzionerei l'incapacità e la mancanza di volontà al miglioramento con la perdita definitiva del lavoro.
E' sulle modalità che non concordiamo: ritengo infatti che sia eccessivamente arbitrario affidare un compito così delicato ad un ispettore esterno che formi il suo giudizio vedendo il docente all'opera solo una volta, e dunque non essendo in grado di formulare nei confronti dello stesso un giudizio ponderato basato su più osservazioni e sui risultati della didattica sul rendimento dei ragazzi.
Ritengo per questi motivi che tale tipo di valutazione debba essere lasciata ai DS, e che di queste scelte siano direttamente responsabili.

Per giudicare l'operato di un docente, bisogna 1) vederlo all'opera e 2) essere in grado di comprendere di che cosa parla.

Il DS non può fare la prima cosa, né, spesso, la seconda. Un DS laureato in filosofia non può giudicare la lezione di un docente di chimica perché, semplicemente, non capisce quel che il docente dice.

Chi ha detto che l'ispettore debba vedere il docente una volta sola? Viene e pianta le tende in classe per almeno una settimana, durante la quale fa anche le pulci alla sua programmazione, ai compiti, ecc.

Mac67, scusami, ma a questo punto ci vorrebbero tanti ispettori quanti gli insegnanti che vanno a valutare, o quasi.
Si tratterebbe davvero di un peso insostenibile per lo Stato, perché dovresti aggiungere all'onere economico del loro stipendio anche altre voci quali: spese di trasferta oltre al vitto e l'alloggio per tutto il periodo di osservazione.
Inoltre non sono così convinta che un DS non sia in grado di comprendere una lezione destinata ai ragazzi dai 14 ai 19 anni, pur non essendo specialista della materia: si tratta di persone quantomeno laureate che vantano esperienza d'insegnamento, non di sprovveduti che vengono da Marte.
A questo punto preferisco l'ipotesi di Avido, nella quale l'individuazione dei docenti " critici" venga fatta a monte dai DS, anche se l'obiezione a questo sistema è esattamente la stessa che potrebbe farsi alla valutazione compiuta esclusivamente dal DS: infatti, anche in questo caso, "l'individuazione" potrebbe fornire ai DS malvagi e spietati un'arma da brandire contro tutto il corpo docente.

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mac67



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Sab Giu 06, 2015 7:04 pm

Francesca4 ha scritto:
mac67 ha scritto:
Francesca4 ha scritto:

La risposta è dunque la seconda, ed in questo senso sono più radicale di te, e sanzionerei l'incapacità e la mancanza di volontà al miglioramento con la perdita definitiva del lavoro.
E' sulle modalità che non concordiamo: ritengo infatti che sia eccessivamente arbitrario affidare un compito così delicato ad un ispettore esterno che formi il suo giudizio vedendo il docente all'opera solo una volta, e dunque non essendo in grado di formulare nei confronti dello stesso un giudizio ponderato basato su più osservazioni e sui risultati della didattica sul rendimento dei ragazzi.
Ritengo per questi motivi che tale tipo di valutazione debba essere lasciata ai DS, e che di queste scelte siano direttamente responsabili.

Per giudicare l'operato di un docente, bisogna 1) vederlo all'opera e 2) essere in grado di comprendere di che cosa parla.

Il DS non può fare la prima cosa, né, spesso, la seconda. Un DS laureato in filosofia non può giudicare la lezione di un docente di chimica perché, semplicemente, non capisce quel che il docente dice.

Chi ha detto che l'ispettore debba vedere il docente una volta sola? Viene e pianta le tende in classe per almeno una settimana, durante la quale fa anche le pulci alla sua programmazione, ai compiti, ecc.

Mac67, scusami, ma a questo punto ci vorrebbero tanti ispettori quanti gli insegnanti che vanno a valutare, o quasi.
Si tratterebbe davvero di un peso insostenibile per lo Stato, perché dovresti aggiungere all'onere economico del loro stipendio anche altre voci quali: spese di trasferta oltre al vitto e l'alloggio per tutto il periodo di osservazione.
Inoltre non sono così convinta che un DS non sia in grado di comprendere una lezione destinata ai ragazzi dai 14 ai 19 anni, pur non essendo specialista della materia: si tratta di persone quantomeno laureate che vantano esperienza d'insegnamento, non di sprovveduti che vengono da Marte.
A questo punto preferisco l'ipotesi di Avido, nella quale l'individuazione dei docenti " critici" venga fatta a monte dai DS, anche se l'obiezione a questo sistema è esattamente la stessa che potrebbe farsi alla valutazione compiuta esclusivamente dal DS: infatti, anche in questo caso, "l'individuazione" potrebbe fornire ai DS malvagi e spietati un'arma da brandire contro tutto il corpo docente.


Naturalmente gli ispettori non vanno mandati da tutti, ma solo da quei docenti "segnalati". Nulla di nuovo, era così anni fa, poi si è deciso che se ne poteva fare a meno.

Una persona che non conosce fisica, chimica, matematica, non capirà nulla della lezione di quelle materie di una scuola superiore. Potrà dare una valutazione "a pelle" del tono della voce e della sua gradevolezza; potrà valutare, parzialmente, il metodo didattico adottato; ma il contenuto, gli sarà, tutto o in parte, incomprensibile.
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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Dom Giu 07, 2015 7:46 am

Francesca4 ha scritto:
mac67 ha scritto:
Francesca4 ha scritto:

La risposta è dunque la seconda, ed in questo senso sono più radicale di te, e sanzionerei l'incapacità e la mancanza di volontà al miglioramento con la perdita definitiva del lavoro.
E' sulle modalità che non concordiamo: ritengo infatti che sia eccessivamente arbitrario affidare un compito così delicato ad un ispettore esterno che formi il suo giudizio vedendo il docente all'opera solo una volta, e dunque non essendo in grado di formulare nei confronti dello stesso un giudizio ponderato basato su più osservazioni e sui risultati della didattica sul rendimento dei ragazzi.
Ritengo per questi motivi che tale tipo di valutazione debba essere lasciata ai DS, e che di queste scelte siano direttamente responsabili.

Per giudicare l'operato di un docente, bisogna 1) vederlo all'opera e 2) essere in grado di comprendere di che cosa parla.

Il DS non può fare la prima cosa, né, spesso, la seconda. Un DS laureato in filosofia non può giudicare la lezione di un docente di chimica perché, semplicemente, non capisce quel che il docente dice.

Chi ha detto che l'ispettore debba vedere il docente una volta sola? Viene e pianta le tende in classe per almeno una settimana, durante la quale fa anche le pulci alla sua programmazione, ai compiti, ecc.

Mac67, scusami, ma a questo punto ci vorrebbero tanti ispettori quanti gli insegnanti che vanno a valutare, o quasi.
Si tratterebbe davvero di un peso insostenibile per lo Stato, perché dovresti aggiungere all'onere economico del loro stipendio anche altre voci quali: spese di trasferta oltre al vitto e l'alloggio per tutto il periodo di osservazione.
Inoltre non sono così convinta che un DS non sia in grado di comprendere una lezione destinata ai ragazzi dai 14 ai 19 anni, pur non essendo specialista della materia: si tratta di persone quantomeno laureate che vantano esperienza d'insegnamento, non di sprovveduti che vengono da Marte.
A questo punto preferisco l'ipotesi di Avido, nella quale l'individuazione dei docenti " critici" venga fatta a monte dai DS, anche se l'obiezione a questo sistema è esattamente la stessa che potrebbe farsi alla valutazione compiuta esclusivamente dal DS: infatti, anche in questo caso, "l'individuazione" potrebbe fornire ai DS malvagi e spietati un'arma da brandire contro tutto il corpo docente.

Che ottimismo! Si vede proprio che non insegni!  Sappi che i ds sono, spesso, pessimi insegnanti che, non amando il loro lavoro, hanno cercato di fare altro. Il mio ex preside,  bravissima persona,precedentemente insegnante di filosofia,  non azzeccava un congiuntivo neppure per sbaglio. La mia attuale preside, ex maestra con vocazione molto accentratrice, pensa che Omero sia un autore latino (non scherzo). Che queste persone possano valutare il mio lavoro assistendo a qualche mia lezione mi sembra inconcepibile.
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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Dom Giu 07, 2015 8:22 am

Citazione :
Mac67, scusami, ma a questo punto ci vorrebbero tanti ispettori quanti gli insegnanti che vanno a valutare, o quasi.
Si tratterebbe davvero di un peso insostenibile per lo Stato, perché dovresti aggiungere all'onere economico del loro stipendio anche altre voci quali: spese di trasferta oltre al vitto e l'alloggio per tutto il periodo di osservazione.
Inoltre non sono così convinta che un DS non sia in grado di comprendere una lezione destinata ai ragazzi dai 14 ai 19 anni, pur non essendo specialista della materia: si tratta di persone quantomeno laureate che vantano esperienza d'insegnamento, non di sprovveduti che vengono da Marte.

A parte il fatto che non dovrebbe esserci nessun bisogno di spendere soldi in trasferte per mandare ispettori provenienti da lontano, basterebbe un organico adeguato che copra un distretto provinciale o interprovinciale, come si fa con le sovrintendenze ai beni culturali o roba del genere... ma comunque l'idea che un DS possa improvvisarsi tuttologo in qualsiasi materia per il solo fatto essere laureato, la dice lunga sull'opinione che la nostra ha sul significato della professionalità dell'insegnante. Mi sembra che faccia il paio con quei genitori che, almeno alle elementari e alle medie, su qualsiasi argomento affrontato in qualsiasi materia nel percorso didattico del figlio, sono convinti di saperne tanto quanto l'insegnante, perché le elementari e le medie le hanno fatte anche loro. Poi alle superiori abbassano un po' la cresta e ammettono che di alcune materie non ci capiscono nulla, ma ormai i danni li hanno già fatti...
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Perplessa



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Dom Giu 07, 2015 1:45 pm

Francesca4 ha scritto:

La libertà d'insegnamento non è data una volta per tutte, e non può essere cristallizzata per sempre nel testo di una legge, essa ha natura dinamica ed è in continua evoluzione e dipende moltissimo anche dal sistema politico culturale e storico nel quale, di volta in volta, si realizza.
Rivendicarne la portata ed il rispetto è compito di ogni singolo docente, sempre, comunque e dovunque.
à la guerre comme à la guerre... ovunque ferventi sostenitori dell'ideologia di regme. Trasformiamo le scuole titaliane in tante piccole Coree del Nord, dài, che bello!
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ufo polemico



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MessaggioOggetto: Re: L'acuta analisi di Walter Tocci sul DDL scuola   Ven Giu 12, 2015 6:36 am

ciao lalla
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