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 il grande giornalismo.

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cinno13



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MessaggioTitolo: il grande giornalismo.   Ven Giu 29, 2018 9:44 am

Promemoria primo messaggio :

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/28/scuola-laddio-alla-chiamata-per-competenze-e-lennesimo-svilimento-dei-prof/4458458/

Articolo scritto da uno che in una scuola non ci entra da quando era studente.

Se c'è uno svilimento è per la categoria dei giornalisti.
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cinno13



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 12:29 pm

"Nella seguente lettera Antonino Petrolino, Anp (Associazione nazionale presidi) fornisce un interessante elenco di vinti e vincitori relativamente alla eliminazione della chiamata "diretta":....."

c'è una cosa che mi sfugge in questo gran bel ragionamento, se una scuola si accaparra gli insegnati "migliori" ce ne sarà un'altra che dovrà accollarsi quelli "peggiori".

non migliori la scuola italiana concentrando gli insegnati "migliori" in alcune scuole generi soltanto astio e guerre tra insegnanti, che è in realtà lo scopo principale di questa pseudo riforma !
dividi et impera !
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Filosofo80

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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 12:32 pm

Grazie arrubiu; come sospettavo...già presentare la 107 come quella che permette tra i vantaggi di "non "avere le mani legate" rispetto ai docenti contrastivi" è molto indicativo...
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Dec
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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 12:38 pm

arrubiu ha scritto:
Filosofo80 ha scritto:
arrubiu ha scritto:
Non mi sorprende che una lettera di questo tipo venga da un DS dell'ANP.

Se non ricordo male l' ANP era quell'associazione dirigenti che presentava la 107 con quella slide dove si evidenziava la lotta ai docenti "contrastivi" vero?
Sì. È praticamente il "sindacato" dei presidi: http://www.anp.it/chi-siamo/cosa-fa-la-anp/

Uno dei sindacati dei presidi. Per fortuna non tutti si riconoscono in questo.
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Tiria



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 1:45 pm

cinno13 ha scritto:
non migliori la scuola italiana concentrando gli insegnati "migliori" in alcune scuole generi soltanto astio e guerre tra insegnanti, che è in realtà lo scopo principale di questa pseudo riforma !

Quella delle scuole migliori che si accaparrano gli insegnanti migliori è la regina delle bufale. La chiamata diretta coinvolgeva solo una quota marginale della mobilità e in parte ricadeva su posti di potenziamento ripartiti a tavolino dagli uffici scolastici con logiche diverse dalle esigenze delle singole scuole. I criteri di scelta si basavano poi su un pacchetto preconfezionato di requisiti in cui il margine di scelta si riduceva al minimo. Se poi consideriamo il fatto che il grado di specificità dei PTOF non è particolarmente significativo e che, in definitiva, l'offerta formativa delle varie scuole naviga su una sostanziale omogeneità, alla fine il tutto si riduce ad aria fritta.
Su 100 insegnanti che si spostano quanto poteva incidere la chiamata diretta, in termini di soddisfacimento dei desiderata dei presidi. L'1%? Forse è anche molto.

L'idea era balzana fin dall'inizio, poi è stata limata per ragioni di compromesso e di quieto vivere governativo (per fortuna, a mio modesto parere) ed è stata mantenuta per lo più per rendere la vita difficile ai neoimmessi della fase C del 2015 e ai disperati dei trasferimenti interprovinciali. Bah... braccia rubate all'agricoltura, ma l'importante è offuscare la visione all'immaginario collettivo trasmettendo il solito mantra che non ha fondamento nella realtà.
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cinno13



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 1:59 pm

Tiria ha scritto:
cinno13 ha scritto:
non migliori la scuola italiana concentrando gli insegnati "migliori" in alcune scuole generi soltanto astio e guerre tra insegnanti, che è in realtà lo scopo principale di questa pseudo riforma !

Quella delle scuole migliori che si accaparrano gli insegnanti migliori è la regina delle bufale. La chiamata diretta coinvolgeva solo una quota marginale della mobilità e in parte ricadeva su posti di potenziamento ripartiti a tavolino dagli uffici scolastici con logiche diverse dalle esigenze delle singole scuole. I criteri di scelta si basavano poi su un pacchetto preconfezionato di requisiti in cui il margine di scelta si riduceva al minimo. Se poi consideriamo il fatto che il grado di specificità dei PTOF non è particolarmente significativo e che, in definitiva, l'offerta formativa delle varie scuole naviga su una sostanziale omogeneità, alla fine il tutto si riduce ad aria fritta.
Su 100 insegnanti che si spostano quanto poteva incidere la chiamata diretta, in termini di soddisfacimento dei desiderata dei presidi. L'1%? Forse è anche molto.

L'idea era balzana fin dall'inizio, poi è stata limata per ragioni di compromesso e di quieto vivere governativo (per fortuna, a mio modesto parere) ed è stata mantenuta per lo più per rendere la vita difficile ai neoimmessi della fase C del 2015 e ai disperati dei trasferimenti interprovinciali. Bah... braccia rubate all'agricoltura, ma l'importante è offuscare la visione all'immaginario collettivo trasmettendo il solito mantra che non ha fondamento nella realtà.
assolutamente vero !
hanno abolito un aspetto della riforma già fallito, e quindi fatico a comprenderne la strenua difesa da parte di alcuni.

Comunque io intendevo mettere in risalto il fatto che l'idea che i presidi scelgano gli insegnanti è balzana a priori, c'è una platea di insegnanti, se scegli i migliori comunque i peggiori resterebbero ad insegnare, la qualità totale dell'insegnamento in italia non cambierebbe affatto !
E' un controsenso comunque la si guardi !
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cinno13



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 2:00 pm

Tiria ha scritto:
cinno13 ha scritto:
non migliori la scuola italiana concentrando gli insegnati "migliori" in alcune scuole generi soltanto astio e guerre tra insegnanti, che è in realtà lo scopo principale di questa pseudo riforma !

Quella delle scuole migliori che si accaparrano gli insegnanti migliori è la regina delle bufale. La chiamata diretta coinvolgeva solo una quota marginale della mobilità e in parte ricadeva su posti di potenziamento ripartiti a tavolino dagli uffici scolastici con logiche diverse dalle esigenze delle singole scuole. I criteri di scelta si basavano poi su un pacchetto preconfezionato di requisiti in cui il margine di scelta si riduceva al minimo. Se poi consideriamo il fatto che il grado di specificità dei PTOF non è particolarmente significativo e che, in definitiva, l'offerta formativa delle varie scuole naviga su una sostanziale omogeneità, alla fine il tutto si riduce ad aria fritta.
Su 100 insegnanti che si spostano quanto poteva incidere la chiamata diretta, in termini di soddisfacimento dei desiderata dei presidi. L'1%? Forse è anche molto.

L'idea era balzana fin dall'inizio, poi è stata limata per ragioni di compromesso e di quieto vivere governativo (per fortuna, a mio modesto parere) ed è stata mantenuta per lo più per rendere la vita difficile ai neoimmessi della fase C del 2015 e ai disperati dei trasferimenti interprovinciali. Bah... braccia rubate all'agricoltura, ma l'importante è offuscare la visione all'immaginario collettivo trasmettendo il solito mantra che non ha fondamento nella realtà.
assolutamente vero !
hanno abolito un aspetto della riforma già  fallito, e quindi fatico a comprenderne la strenua difesa da parte di alcuni.

Comunque  io intendevo mettere in risalto il fatto che  l'idea che i presidi scelgano gli insegnanti è balzana a priori, c'è una platea di insegnanti, se scegli i migliori comunque i peggiori resterebbero ad insegnare, la qualità totale dell'insegnamento in italia non cambierebbe affatto !
E' un controsenso comunque la si guardi !
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Kuru-nee



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 2:55 pm

Tiria ha scritto:
Su 100 insegnanti che si spostano quanto poteva incidere la chiamata diretta, in termini di soddisfacimento dei desiderata dei presidi. L'1%? Forse è anche molto.

Per me infatti era inutile, perché non consentiva affatto di raggiunere lo scopo per cui era stata istituita, cioè avere i docenti giusti per quella scuola, a prescindere dal fatto che si sia d'accordo o meno con quello scopo. Per farla per bene bisognava lasciar libertà al dirigente di scegliersi il 100% dell'organico, dunque anche di cacciare o tenere i vecchi titolari su scuola, non solo di scegliere tra i nuovi trasferiti su ambito e sui neoimmessi, comunque su ambito tutti per punteggio (dunque la scelta è veramente limitata per il DS). In una scuola con, mettiamo, 80 docenti, quelli scelti (tra i pochi disponibili) per chiamata diretta sono 3 o 4 a dir tanto, gli altri sono lì e nessuno li può toccare.
Come è stata fatta finora la chiamata diretta serve solo a far perdere tempo alle segreterie e agli Usp, tra bandi, attesa dell'apertura dell'istanza on line, eventuali malfunzionamenti di IOL, invio curriculum, proposta di contratto triennale, assegnazione della sede. Lo scorso anno tra la convocazione per il ruolo e l'assegnazione della sede ho aspettato qualcosa come 20 giorni, pieni di invii di mail per problemi con IOL che non mi consentiva l'inserimento del curriculum, per avere comunque la sede che avrei scelto senza chiamata diretta. Almeno per i neoimmessi da GM, generalmente chi è in cima è anche quello che ha più titoli da vantare nel curriculum, e dunque quello che viene scelto per primo: con la differenza che si deve produrre e inviare un mare di scartoffie (vurtuali, ma pur sempre scartoffie).
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royalstefano



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 4:14 pm

mac67 ha scritto:
royalstefano ha scritto:

Nella seguente lettera Antonino Petrolino, Anp (Associazione nazionale presidi) fornisce un interessante elenco di vinti e vincitori relativamente alla eliminazione della chiamata "diretta":

Chiamate i sanitari.
Chi dovrebbero soccorrere?
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royalstefano



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 4:19 pm

royalstefano ha scritto:
royalstefano ha scritto:
paniscus_2.1 ha scritto:
Quello che mi colpisce di più, in realtà, è la banalità e la miopia dei commenti, anche (e soprattutto) di quelli negativi, ossia di chi è contrario alla chiamata diretta, è contento della sua eliminazione, e ha vissuto nella scuola abbastanza a lungo da sapere di cosa si parla.

Perché anche in quegli interventi critici, la motivazione più forte, anzi quasi l'unica motivazione che viene portata contro la chiamata diretta ha a che fare con la preoccupazione che vengano assunti dei "raccomandati"... ossia che i dirigenti si mettano a scegliere in base a criteri di feudalesimo personale, cioè amicizia, parentela, scambio di interessi o corruzione.

Fenomeni che sicuramente potrebbero verificarsi, ma che non credo rappresentino un pericolo di massa.

La preoccupazione maggiore, a mio avviso, dovrebbe essere quella della scelta arbitraria basata non tanto sulla raccomandazione della persona, quanto proprio sull'adesione e sulla fedeltà a certe ideologie educative e sociali che vanno per la maggiore nel sistema scolastico di adesso.

Cioè, io considero molto più probabile, e molto più pericoloso, che un preside-imprenditore col potere di chiamata diretta arbitraria, scelga un insegnante perché si dimostra bendisposto a obbedire a tutti i dettami pedagogici attualmente invasivi (fuffa delle competenze, meno contenuti didattici possibile, digitalizzazione a tutto spiano e fine a se stessa, progetti sbrilluccicosi, niente lezioni frontali, niente compiti a casa, niente richieste di impegno serio, niente sanzioni disciplinari, valutazioni "creative", buonismo inclusivo, smartphone in classe, facilitazioni a oltranza per tutti, promozioni facili per tutti e compiacimento delle famiglie), piuttosto che scelga un insegnante perché è suo cugino.

Innanzi tutto, come ho detto sopra, perchè ritengo che la tendenza a scegliere il cugino sia una questione di fluttuazione individuale, molto più limitata di quanto si pensi.

Ma soprattutto, perché anche i cugini del preside, tutto sommato, sono soggetti alla stessa variabilità individuale di tutte le altre persone prese a caso, e per uno più scarso della media potrebbe anche essercene un altro più bravo della media, e inoltre possono avere tutte le diverse idee sociali e tutti i diversi temperamenti personali presi a caso...

...mentre le pressioni sociali e politiche per far allineare tutti a un'ideologia ben precisa, non sono una questione personale, ma una deriva che va tutta da una sola parte.

Nella seguente lettera Antonino Petrolino, Anp (Associazione nazionale presidi) fornisce un interessante elenco di vinti e vincitori relativamente alla eliminazione della chiamata "diretta":

"Si è parlato relativamente poco, nei media, del recente accordo che ha cancellato la cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti da parte dei presidi. E forse è normale che sia così: gli autori del testo avevano ogni interesse a sorvolare e molta parte di coloro che avrebbero dovuto indignarsi non ha capito la posta in gioco.

Ci sono domande che è sconveniente fare in pubblico, per non turbare la pace sociale ed il politically correct. In attesa che un bambino si faccia avanti per proclamare che il re è nudo, proviamo noi a formularne qualcuna.

Chi ha vinto con questo accordo? E’ ovvio: i sindacati da una parte e l’Amministrazione dall’altra, complici da sempre nel difendere un principio scolpito nella roccia. La scuola è cosa loro e di nessun altro: men che meno dei cittadini.

Chi ha perso è meno evidente ed è suonato ingenuo, oltre che maldestro, ricorrere ancora una volta al distrattore che da sempre accompagna le vicende della “buona scuola”: i presidi, la cui discrezionalità “eccessiva” sarebbe stata finalmente limitata. In realtà, parlare di discrezionalità in un contesto, come la scuola, in cui nessun limite è posto alla discrezionalità valutativa dei singoli docenti fa un po’ sorridere.

Quali garanzie ha un ragazzo rispetto al voto del singolo o dei consigli? Quando gli va bene, proprio un preside autorevole e determinato. Ma la regola generale è ben diversa e lo sanno bene tutti quelli che nella scuola ci vivono. L’unico limite all’arbitrio valutativo è la scienza e coscienza di chi valuta.

Il problema non è questo: ci sono professioni ad alto contenuto etico – come il docente, il medico, il magistrato – in cui la libertà di giudizio e di decisione è coessenziale all’esercizio della funzione. Il problema è che dovrebbero esistere dei poteri di bilanciamento, come il CSM o l’Ordine dei Medici: poteri che nella scuola non ci sono.

No, i presidi in quanto persone non hanno perso in questa vicenda: se mai hanno guadagnato qualche giorno di ferie, che negli anni scorsi avevano sacrificato proprio nell’esercizio di una misura, per quanto minima, proprio di quei poteri di bilanciamento che si sono voluti eliminare. Adesso sono semplicemente più disarmati e più soli nel tentativo di garantire ai propri ragazzi il meglio di quel che questa disastrata scuola è in grado di offrire.

Ma sono abituati da sempre ad esercitare questo difficile compito: ed i più bravi fra loro sono anche riusciti a smentire la sentenza amara che riguarda i profeti solitari. Che quelli armati vinsono et li disarmati ruinorno.

Chi ha perso, allora? E’ semplice, quando si guardi al cui prodest. Hanno perso in primo luogo gli studenti, in secondo luogo l’autonomia delle scuole, e per finire i docenti migliori e più preparati.

I ragazzi hanno perso fin la speranza che potesse toccare loro – grazie ad un preside attento e determinato a giocarsi le vacanze – un insegnante migliore, o semplicemente più adatto ai loro bisogni, di quel che le graduatorie sceglieranno, sulla base di criteri che niente hanno a che vedere con le qualità professionali, che nessuno valuta e che comunque non hanno alcun peso. Giudica e manda secondo che avvinghia, si potrebbe dire del meccanismo infernale delle graduatorie. Del resto, a giudicarne la bontà, basterebbe guardare ai risultati che decenni di utilizzo hanno prodotto.

Chi si riconosce in questa scuola? Eppure non si possono volere gli effetti – i docenti migliori – ed insieme rimuoverne le cause: e cioè la valutazione implicita nella chiamata diretta.

Le scuole, autonome da vent’anni solo sulla carta, si vedono negare una volta di più la possibilità di scegliersi i docenti sulla base del proprio piano dell’offerta. Li avranno, come sempre, quale risultato della casualità. Il piano dell’offerta, posto che ne esista uno, sarà il risultato di quella casualità.

Mentre i docenti dovrebbero realizzare il progetto educativo della scuola, sarà la scuola a dover assecondare la somma aleatoria dei progetti individuali dei suoi docenti. Non sarà il docente ad essere una risorsa per la scuola, ma la scuola ad essere una risorsa strumentale delle esigenze personali e familiari di chi ci lavora.

L’autonomia non era un capriccio o un orpello: era la leva attraverso cui alle scuole era dato il mezzo per coprire la diversità dei bisogni dei propri studenti. Senza quella leva, l’offerta continuerà ad essere casuale e cieca rispetto alla necessità: ed a cinquant’anni dalla morte di don Milani, mentre tutti si sciacquano la bocca con il suo nome, si continueranno a fare parti uguali fra disuguali.

Avessero almeno il buon gusto di tacere quei tanti fra i suoi seguaci a parole, che ne tradiscono ogni giorno l’insegnamento e la memoria nelle fila del sindacato o nelle stanze del Ministero. Riposi in pace anche l’autonomia.

Gli insegnanti migliori, infine. I sindacati – incapaci di garantire una carriera professionale vera, che richiederebbe appunto la valutazione e la diversificazione – sanno bene quanto sia importante per i docenti poter scegliere la sede migliore, o almeno una meno disagiata. Per ottenere questo risultato, scrivono ogni anno un contratto/ordinanza di oltre cento pagine. Peccato che quella summa sia pensata all’insegna della negazione del merito.

Essa conferisce il diritto alla mobilità secondo l’età, l’anzianità di servizio, le esigenze familiari, la disabilità ed altro ancora: tutte variabili che nulla hanno a che vedere con le capacità e l’impegno dei singoli. Quelle parole sono tabù, proprio perchè presuppongono appunto la valutazione ed il discernere il grano dal loglio. E quindi la figura di un arbitro, che non potrebbe essere che il preside. Il quale, per definizione, sarebbe portato ad abusare della sua funzione, in danno dei valutati.

Chissà perchè la presunzione di integrità e di buona fede, che vale per ogni docente nel momento in cui valuta i propri alunni, è negata invece a priori e senza appello ai loro dirigenti. Che sono stati docenti anch’essi e, se mai, hanno superato filtri ulteriori per accedere alle proprie funzioni. Ma la maledizione di Pat Garrett e Billy the Kid non si supera facilmente: e lo stereotipo dello sceriffo malvagio continua ad accompagnare chi ha l’onere di decidere.

La possibilità di muoversi e scegliersi la sede è stata chiamata, con espressione felice, come un salario invisibile per i docenti. Con la chiamata diretta, a quel salario potevano accedere per primi i più capaci ed i più attivi fra i docenti, o anche quelli più in grado di esercitare la flessibilità professionale che permetteva loro di adattarsi al progetto della scuola in cui desideravano andare. In misura certo insufficiente, potevano sperare di essere arbitri di una parte del proprio destino, grazie al lavoro ed all’impegno. Oggi la speranza è tolta anche a loro. Per riscuotere quel salario devono solo sperare nella canizie, cioè nel trascorrere del tempo. Un bel risultato, non c’è che dire.

Domande inutili, si diceva all’inizio. Ma, già che ci siamo, ce n’è un’altra che vorremmo fare. Gli studenti sono quasi otto milioni, le loro famiglie circa quindici. I docenti bravi molti di meno, ma comunque molte migliaia. Perchè questa folla di derubati non invade le strade, perchè non chiede conto a chi ha firmato quell’accordo dello scippo consumato ai loro danni?

Non sarà forse perchè la comunicazione istituzionale ha fatto di tutto, anche in questa occasione, per presentare le cose sotto una luce che ne nascondesse il significato reale ed indirizzasse le emozioni su bersagli facili quanto ingannevoli? Ma tu non chiedere, Leuconoe: saperlo è un oltraggio agli dei …
Risposta di un lettore al DS autore della lettera. In sintesi: Chiamata diretta=raccomandati. Mah!

"La lettera che denuncia la sepoltura della meritocrazia e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche tratteggia una realtà del tutto diversa da quella che è stata vissuta dai docenti quotidianamente.

La chiamata diretta aveva sancito la “morte” della trasparenza ed è stata uno del più colossali obbrobri contenuti nella legge della “Buona Scuola”. In alcune scuole la chiamata diretta veniva effettuata non solo sulla base dei curriculum presentati dai docenti, ma anche sulla base delle caratteristiche fisiche dei docenti con acclusi i video.

Poteva, in siffatto modo, essere credibile la chiamata diretta fatta sulla scorta di foto, video, filmati in cui non si mettevano in evidenza le competenze professionali dei docenti, ma tutt’altro.
Eliminarla dalla legge 107 è stata un’operazione equa e giusta perché la chiamata diretta non certificava il merito dei docenti (l’Italia non è un Paese meritocratico), ma serviva per compiere operazioni di sottobosco.
Se chiedi a 100 docenti il motivo per cui non vogliono la chiamata diretta, 90 (minimo) daranno questa motivazione. Siamo messi proprio bene.
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Ciccio.8

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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 5:26 pm

royalstefano ha scritto:

...
Le scuole, autonome da vent’anni solo sulla carta, si vedono negare una volta di più la possibilità di scegliersi i docenti sulla base del proprio piano dell’offerta. Li avranno, come sempre, quale risultato della casualità. Il piano dell’offerta, posto che ne esista uno, sarà il risultato di quella casualità.

Mentre i docenti dovrebbero realizzare il progetto educativo della scuola, sarà la scuola a dover assecondare la somma aleatoria dei progetti individuali dei suoi docenti. Non sarà il docente ad essere una risorsa per la scuola, ma la scuola ad essere una risorsa strumentale delle esigenze personali e familiari di chi ci lavora.
...

Uffaaaa...
Ma dove sono/saranno tutti sti docenti da scegliere!

Lo stiamo ripetendo in tutte le maniere, anche Tiria l'ha ricordato poco sopra, la marginalità della cosiddetta chiamata diretta è indubbia.
Ha avuto un certo impatto solo per la fase C del piano assunzioni 2015, o meglio avrebbe avuto... perché molti docenti, compreso me, una volta visti i bandi e le richieste tutte simili e improntate alla fuffodidattica, hanno inviato candidatura in una sola scuola. Molti altri in nessuna, lasciando fare all'ufficio.

Però, ribadiamolo ancora, le prime e più importanti scelte vengono fatte sempre dai docenti, che dopo l'immissione in ruolo o in domanda di mobilità mettono in ordine di preferenza gli ambiti e, dove possibile, le scuole.
La faccenda della chiamata diretta, resterebbe comunque residuale.

Quindi, prendendo per buone tutte quelle esigenze d'istituto e soprattutto volendo essere realisti...  perché da parte dei Presidi, così tanto... "imprenditori", non dotarsi di una progettualità sensata e proporre una CHIAMATA degna di questo termine?

Volete autonomia in materia di offerta formativa? Allora, se questa è decisa collegialmente e messa per iscritto nel PTOF, oltre che vantata nel sito e nei vari articoletti sui giornali... la prima offerta che bisogna proporre è proprio ai docenti.

Tipo: "La nostra scuola va determinandosi in questa direzione, o vorrebbe farlo, per cui cerchiamo prof con queste caratteristiche e/o che impronteranno gran parte della propria formazione dei prossimi anni su questa linea".

In fase di scelta/preferenza della sede, come neoassunto o perché in mobilità, sarà il docente a scegliere, se il suo punteggio gli consentirà di avere margine di scelta.

Ogni altro metodo entra in contrasto con il carattere PUBBLICO del ruolo docente, con la sua formazione di base (corsi specifici), la sua selezione (concorsi ordinari), la sua anzianità di servizio, la sua ancor minima libertà professionale. Anche se ai DS questo non va giù!
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Tiria



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 5:42 pm

royalstefano ha scritto:
mac67 ha scritto:
royalstefano ha scritto:

Nella seguente lettera Antonino Petrolino, Anp (Associazione nazionale presidi) fornisce un interessante elenco di vinti e vincitori relativamente alla eliminazione della chiamata "diretta":

Chiamate i sanitari.
Chi dovrebbero soccorrere?
Intendeva quelle cose in ceramica che si installano nelle stanze da bagno, in particolare quello utilizzato per l'evacuazione diretta a chiamata
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mac67



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 6:23 pm

royalstefano ha scritto:
mac67 ha scritto:
royalstefano ha scritto:

Nella seguente lettera Antonino Petrolino, Anp (Associazione nazionale presidi) fornisce un interessante elenco di vinti e vincitori relativamente alla eliminazione della chiamata "diretta":

Chiamate i sanitari.
Chi dovrebbero soccorrere?

Il Petrolino. E' evidente che ha preso una insolazione.
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royalstefano



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 6:57 pm

Ciccio.8 ha scritto:
royalstefano ha scritto:

...
Le scuole, autonome da vent’anni solo sulla carta, si vedono negare una volta di più la possibilità di scegliersi i docenti sulla base del proprio piano dell’offerta. Li avranno, come sempre, quale risultato della casualità. Il piano dell’offerta, posto che ne esista uno, sarà il risultato di quella casualità.

Mentre i docenti dovrebbero realizzare il progetto educativo della scuola, sarà la scuola a dover assecondare la somma aleatoria dei progetti individuali dei suoi docenti. Non sarà il docente ad essere una risorsa per la scuola, ma la scuola ad essere una risorsa strumentale delle esigenze personali e familiari di chi ci lavora.
...

Uffaaaa...
Ma dove sono/saranno tutti sti docenti da scegliere!

Lo stiamo ripetendo in tutte le maniere, anche Tiria l'ha ricordato poco sopra, la marginalità della cosiddetta chiamata diretta è indubbia.
Ha avuto un certo impatto solo per la fase C del piano assunzioni 2015, o meglio avrebbe avuto... perché molti docenti, compreso me, una volta visti i bandi e le richieste tutte simili e improntate alla fuffodidattica, hanno inviato candidatura in una sola scuola. Molti altri in nessuna, lasciando fare all'ufficio.

Però, ribadiamolo ancora, le prime e più importanti scelte vengono fatte sempre dai docenti, che dopo l'immissione in ruolo o in domanda di mobilità mettono in ordine di preferenza gli ambiti e, dove possibile, le scuole.
La faccenda della chiamata diretta, resterebbe comunque residuale.

Quindi, prendendo per buone tutte quelle esigenze d'istituto e soprattutto volendo essere realisti...  perché da parte dei Presidi, così tanto... "imprenditori", non dotarsi di una progettualità sensata e proporre una CHIAMATA degna di questo termine?

Volete autonomia in materia di offerta formativa? Allora, se questa è decisa collegialmente e messa per iscritto nel PTOF, oltre che vantata nel sito e nei vari articoletti sui giornali... la prima offerta che bisogna proporre è proprio ai docenti.

Tipo: "La nostra scuola va determinandosi in questa direzione, o vorrebbe farlo, per cui cerchiamo prof con queste caratteristiche e/o che impronteranno gran parte della propria formazione dei prossimi anni su questa linea".
Concordo.


In fase di scelta/preferenza della sede, come neoassunto o perché in mobilità, sarà il docente a scegliere, se il suo punteggio gli consentirà di avere margine di scelta.

E se il docente che non possiede questre caratteristiche, primo per punteggio, sceglie proprio quell'istituto solo perchè gli consente di andarci a piedi da casa ogni mattina? non conta proprio nulla l'offerta formativa deliberata in precedenza collegialmente, no?

Ogni altro metodo entra in contrasto con il carattere PUBBLICO del ruolo docente, con la sua formazione di base (corsi specifici), la sua selezione (concorsi ordinari), la sua anzianità di servizio, la sua ancor minima libertà professionale. Anche se ai DS questo non va giù!

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paniscus_2.1



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 7:03 pm

royalstefano ha scritto:


Risposta di un lettore al DS autore della lettera. In sintesi: Chiamata diretta=raccomandati. Mah!

"La lettera che denuncia la sepoltura della meritocrazia e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche tratteggia una realtà del tutto diversa da quella che è stata vissuta dai docenti quotidianamente.

La chiamata diretta aveva sancito la “morte” della trasparenza ed è stata uno del più colossali obbrobri contenuti nella legge della “Buona Scuola”. [b]In alcune scuole la chiamata diretta veniva effettuata non solo sulla base dei curriculum presentati dai docenti, ma anche sulla base delle caratteristiche fisiche dei docenti con acclusi i video.

Poteva, in siffatto modo, essere credibile la chiamata diretta fatta sulla scorta di foto, video, filmati in cui non si mettevano in evidenza le competenze professionali dei docenti, ma tutt’altro.

Per non parlare delle simpatiche indagini sulla vita privata, tipo chiedere alla giovane donna se è fidanzata, se convive o se ha intenzione di sposarsi presto, chiedere al padre separato il perché mai si è accollato troppi giorni al mese di affidamento dei figli invece di sbolognarli in esclusiva alla madre, chiedere alla donna incinta se ha intenzione di allattare o no, chiedere alla madre con figli piccoli se ha intenzione di farne un altro o no, e chiedere alla persona di mezza età come stanno di salute i suoi genitori...

...o peggio ancora, indagini sull'orientamento sessuale, sullo schieramento politico, sulla fede (o non-fede) religiosa, sull'appartenenza ad associazioni e organizzazioni che fanno attività pubblica militante, e sulle amicizie e frequentazioni nella vita privata.

Tutta roba che per decenni ci si è sbattuti per combattere come abuso anche quando succedeva nelle aziende private, e che invece adesso tanti nostri colleghi cominciano a tollerare perché si sono convinti che "in fondo sia normale così".
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royalstefano



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 02, 2018 7:17 pm

paniscus_2.1 ha scritto:
royalstefano ha scritto:
 

Risposta di un lettore al DS autore della lettera. In sintesi: Chiamata diretta=raccomandati. Mah!

"La lettera che denuncia la sepoltura della meritocrazia e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche tratteggia una realtà del tutto diversa da quella che è stata vissuta dai docenti quotidianamente.

La chiamata diretta aveva sancito la “morte” della trasparenza ed è stata uno del più colossali obbrobri contenuti nella legge della “Buona Scuola”. [b]In alcune scuole la chiamata diretta veniva effettuata non solo sulla base dei curriculum presentati dai docenti, ma anche sulla base delle caratteristiche fisiche dei docenti con acclusi i video.

Poteva, in siffatto modo, essere credibile la chiamata diretta fatta sulla scorta di foto, video, filmati in cui non si mettevano in evidenza le competenze professionali dei docenti, ma tutt’altro.

Per non parlare delle simpatiche indagini sulla vita privata, tipo chiedere alla giovane donna se è fidanzata, se convive o se ha intenzione di sposarsi presto, chiedere al padre separato il perché mai si è accollato troppi giorni al mese di affidamento dei figli invece di sbolognarli in esclusiva alla madre, chiedere alla donna incinta se ha intenzione di allattare o no, chiedere alla madre con figli piccoli se ha intenzione di farne un altro o no, e chiedere alla persona di mezza età come stanno di salute i suoi genitori...

...o peggio ancora, indagini sull'orientamento sessuale, sullo schieramento politico, sulla fede (o non-fede) religiosa, sull'appartenenza ad associazioni e organizzazioni che fanno attività pubblica militante, e sulle amicizie e frequentazioni nella vita privata.

Tutta roba che per decenni ci si è sbattuti per combattere come abuso anche quando succedeva nelle aziende private, e che invece adesso tanti nostri colleghi cominciano a tollerare perché si sono convinti che "in fondo sia normale così".
Quanti episodi di questo tipo hai riscontrato? e in che percentuale secondo la tua esperienza?
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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Gio Lug 05, 2018 1:59 am

royalstefano ha scritto:
paniscus_2.1 ha scritto:
Quello che mi colpisce di più, in realtà, è la banalità e la miopia dei commenti, anche (e soprattutto) di quelli negativi, ossia di chi è contrario alla chiamata diretta, è contento della sua eliminazione, e ha vissuto nella scuola abbastanza a lungo da sapere di cosa si parla.

Perché anche in quegli interventi critici, la motivazione più forte, anzi quasi l'unica motivazione che viene portata contro la chiamata diretta ha a che fare con la preoccupazione che vengano assunti dei "raccomandati"... ossia che i dirigenti si mettano a scegliere in base a criteri di feudalesimo personale, cioè amicizia, parentela, scambio di interessi o corruzione.

Fenomeni che sicuramente potrebbero verificarsi, ma che non credo rappresentino un pericolo di massa.

La preoccupazione maggiore, a mio avviso, dovrebbe essere quella della scelta arbitraria basata non tanto sulla raccomandazione della persona, quanto proprio sull'adesione e sulla fedeltà a certe ideologie educative e sociali che vanno per la maggiore nel sistema scolastico di adesso.

Cioè, io considero molto più probabile, e molto più pericoloso, che un preside-imprenditore col potere di chiamata diretta arbitraria, scelga un insegnante perché si dimostra bendisposto a obbedire a tutti i dettami pedagogici attualmente invasivi (fuffa delle competenze, meno contenuti didattici possibile, digitalizzazione a tutto spiano e fine a se stessa, progetti sbrilluccicosi, niente lezioni frontali, niente compiti a casa, niente richieste di impegno serio, niente sanzioni disciplinari, valutazioni "creative", buonismo inclusivo, smartphone in classe, facilitazioni a oltranza per tutti, promozioni facili per tutti e compiacimento delle famiglie), piuttosto che scelga un insegnante perché è suo cugino.

Innanzi tutto, come ho detto sopra, perchè ritengo che la tendenza a scegliere il cugino sia una questione di fluttuazione individuale, molto più limitata di quanto si pensi.

Ma soprattutto, perché anche i cugini del preside, tutto sommato, sono soggetti alla stessa variabilità individuale di tutte le altre persone prese a caso, e per uno più scarso della media potrebbe anche essercene un altro più bravo della media, e inoltre possono avere tutte le diverse idee sociali e tutti i diversi temperamenti personali presi a caso...

...mentre le pressioni sociali e politiche per far allineare tutti a un'ideologia ben precisa, non sono una questione personale, ma una deriva che va tutta da una sola parte.

Nella seguente lettera Antonino Petrolino, Anp (Associazione nazionale presidi) fornisce un interessante elenco di vinti e vincitori relativamente alla eliminazione della chiamata "diretta":

"Si è parlato relativamente poco, nei media, del recente accordo che ha cancellato la cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti da parte dei presidi. E forse è normale che sia così: gli autori del testo avevano ogni interesse a sorvolare e molta parte di coloro che avrebbero dovuto indignarsi non ha capito la posta in gioco.

Ci sono domande che è sconveniente fare in pubblico, per non turbare la pace sociale ed il politically correct. In attesa che un bambino si faccia avanti per proclamare che il re è nudo, proviamo noi a formularne qualcuna.

Chi ha vinto con questo accordo? E’ ovvio: i sindacati da una parte e l’Amministrazione dall’altra, complici da sempre nel difendere un principio scolpito nella roccia. La scuola è cosa loro e di nessun altro: men che meno dei cittadini.

Chi ha perso è meno evidente ed è suonato ingenuo, oltre che maldestro, ricorrere ancora una volta al distrattore che da sempre accompagna le vicende della “buona scuola”: i presidi, la cui discrezionalità “eccessiva” sarebbe stata finalmente limitata. In realtà, parlare di discrezionalità in un contesto, come la scuola, in cui nessun limite è posto alla discrezionalità valutativa dei singoli docenti fa un po’ sorridere.

Quali garanzie ha un ragazzo rispetto al voto del singolo o dei consigli? Quando gli va bene, proprio un preside autorevole e determinato. Ma la regola generale è ben diversa e lo sanno bene tutti quelli che nella scuola ci vivono. L’unico limite all’arbitrio valutativo è la scienza e coscienza di chi valuta.

Il problema non è questo: ci sono professioni ad alto contenuto etico – come il docente, il medico, il magistrato – in cui la libertà di giudizio e di decisione è coessenziale all’esercizio della funzione. Il problema è che dovrebbero esistere dei poteri di bilanciamento, come il CSM o l’Ordine dei Medici: poteri che nella scuola non ci sono.

No, i presidi in quanto persone non hanno perso in questa vicenda: se mai hanno guadagnato qualche giorno di ferie, che negli anni scorsi avevano sacrificato proprio nell’esercizio di una misura, per quanto minima, proprio di quei poteri di bilanciamento che si sono voluti eliminare. Adesso sono semplicemente più disarmati e più soli nel tentativo di garantire ai propri ragazzi il meglio di quel che questa disastrata scuola è in grado di offrire.

Ma sono abituati da sempre ad esercitare questo difficile compito: ed i più bravi fra loro sono anche riusciti a smentire la sentenza amara che riguarda i profeti solitari. Che quelli armati vinsono et li disarmati ruinorno.

Chi ha perso, allora? E’ semplice, quando si guardi al cui prodest. Hanno perso in primo luogo gli studenti, in secondo luogo l’autonomia delle scuole, e per finire i docenti migliori e più preparati.

I ragazzi hanno perso fin la speranza che potesse toccare loro – grazie ad un preside attento e determinato a giocarsi le vacanze – un insegnante migliore, o semplicemente più adatto ai loro bisogni, di quel che le graduatorie sceglieranno, sulla base di criteri che niente hanno a che vedere con le qualità professionali, che nessuno valuta e che comunque non hanno alcun peso. Giudica e manda secondo che avvinghia, si potrebbe dire del meccanismo infernale delle graduatorie. Del resto, a giudicarne la bontà, basterebbe guardare ai risultati che decenni di utilizzo hanno prodotto.

Chi si riconosce in questa scuola? Eppure non si possono volere gli effetti – i docenti migliori – ed insieme rimuoverne le cause: e cioè la valutazione implicita nella chiamata diretta.

Le scuole, autonome da vent’anni solo sulla carta, si vedono negare una volta di più la possibilità di scegliersi i docenti sulla base del proprio piano dell’offerta. Li avranno, come sempre, quale risultato della casualità. Il piano dell’offerta, posto che ne esista uno, sarà il risultato di quella casualità.

Mentre i docenti dovrebbero realizzare il progetto educativo della scuola, sarà la scuola a dover assecondare la somma aleatoria dei progetti individuali dei suoi docenti. Non sarà il docente ad essere una risorsa per la scuola, ma la scuola ad essere una risorsa strumentale delle esigenze personali e familiari di chi ci lavora.

L’autonomia non era un capriccio o un orpello: era la leva attraverso cui alle scuole era dato il mezzo per coprire la diversità dei bisogni dei propri studenti. Senza quella leva, l’offerta continuerà ad essere casuale e cieca rispetto alla necessità: ed a cinquant’anni dalla morte di don Milani, mentre tutti si sciacquano la bocca con il suo nome, si continueranno a fare parti uguali fra disuguali.

Avessero almeno il buon gusto di tacere quei tanti fra i suoi seguaci a parole, che ne tradiscono ogni giorno l’insegnamento e la memoria nelle fila del sindacato o nelle stanze del Ministero. Riposi in pace anche l’autonomia.

Gli insegnanti migliori, infine. I sindacati – incapaci di garantire una carriera professionale vera, che richiederebbe appunto la valutazione e la diversificazione – sanno bene quanto sia importante per i docenti poter scegliere la sede migliore, o almeno una meno disagiata. Per ottenere questo risultato, scrivono ogni anno un contratto/ordinanza di oltre cento pagine. Peccato che quella summa sia pensata all’insegna della negazione del merito.

Essa conferisce il diritto alla mobilità secondo l’età, l’anzianità di servizio, le esigenze familiari, la disabilità ed altro ancora: tutte variabili che nulla hanno a che vedere con le capacità e l’impegno dei singoli. Quelle parole sono tabù, proprio perchè presuppongono appunto la valutazione ed il discernere il grano dal loglio. E quindi la figura di un arbitro, che non potrebbe essere che il preside. Il quale, per definizione, sarebbe portato ad abusare della sua funzione, in danno dei valutati.

Chissà perchè la presunzione di integrità e di buona fede, che vale per ogni docente nel momento in cui valuta i propri alunni, è negata invece a priori e senza appello ai loro dirigenti. Che sono stati docenti anch’essi e, se mai, hanno superato filtri ulteriori per accedere alle proprie funzioni. Ma la maledizione di Pat Garrett e Billy the Kid non si supera facilmente: e lo stereotipo dello sceriffo malvagio continua ad accompagnare chi ha l’onere di decidere.

La possibilità di muoversi e scegliersi la sede è stata chiamata, con espressione felice, come un salario invisibile per i docenti. Con la chiamata diretta, a quel salario potevano accedere per primi i più capaci ed i più attivi fra i docenti, o anche quelli più in grado di esercitare la flessibilità professionale che permetteva loro di adattarsi al progetto della scuola in cui desideravano andare. In misura certo insufficiente, potevano sperare di essere arbitri di una parte del proprio destino, grazie al lavoro ed all’impegno. Oggi la speranza è tolta anche a loro. Per riscuotere quel salario devono solo sperare nella canizie, cioè nel trascorrere del tempo. Un bel risultato, non c’è che dire.

Domande inutili, si diceva all’inizio. Ma, già che ci siamo, ce n’è un’altra che vorremmo fare. Gli studenti sono quasi otto milioni, le loro famiglie circa quindici. I docenti bravi molti di meno, ma comunque molte migliaia. Perchè questa folla di derubati non invade le strade, perchè non chiede conto a chi ha firmato quell’accordo dello scippo consumato ai loro danni?

Non sarà forse perchè la comunicazione istituzionale ha fatto di tutto, anche in questa occasione, per presentare le cose sotto una luce che ne nascondesse il significato reale ed indirizzasse le emozioni su bersagli facili quanto ingannevoli? Ma tu non chiedere, Leuconoe: saperlo è un oltraggio agli dei …

Perdinci, folle di derubati che dovrebbero invadere le strade.Otto milioni di baionette , anzi di righelli, da sguainare marzialmente davanti alle aule sorde e grigie ,dove si perpetrano cotali sconci!

Il penultimo capoverso del formidabile articolo conferma che a presidi di tal fatta meno potere si da' meglio e'.

"Nel ptof della scuola si promettono corsi di Risiko e guarda caso il professor Rossi e' stato semifinalista
nel campionato italiano di Risiko del 2015; pertanto la cattedra di storia non puo' che essere affidata a lui."

" Per il dirigente Guidubaldo Malaman , patito del cinema espressionista tedesco e gran organizzatore di cineforum
a cui i docenti sono "caldamente"invitati a partecipare fuori dall' orario di servizio, chi può essere più adatto ad ottenere la cattedra di lettere se non il professor Verdi , che su " Das kabinet der doctor Caligari senza esse" ha scritto la tesi di laurea?"

" Il professor Bianchi, che ha appena pubblicato ( a sue spese) un interessantissimo pamphlet contro la " teoria del gender" avra' la sua collocazione ideale nella scuola diretta dall'esimio dirigente Marcellini, fervente cattolico di osservanza lefreviana e infaticabile erogatore di seminari in cui si denuncia l' infame complotto di chi vuole
che i nostri figli diventino tutti ...lgtb"

E' presumibilmente questo che loro intendono per" scelta del docente più adatto", cioè quello le cui " competenze" si adatterebbero meglio alle prescrizioni del sacro Ptof.

Ma mi facciano il piacere!

Poi questi qui si agitano come se fossero stati defraudati di chissà quale prassi secolare.

La " chiamata diretta" degli insegnanti di ruolo esiste da due anni ed e' contenuta nella "bona sola" ,che il governo leopoldino ha imposto a colpi di fiducia nonostante la contrarietà della maggior parte degli insegnanti. La buona sola, quella degli insegnanti trattati da stagisti, dei casting,
dei dirigenti che dovrebbero dispensare qualche soldo in più ai docenti da loro ritenuti " meritevoli" non si capisce sulla base di cosa , della formazione permanente a base di fuffodidatica.

Forse qualcuno pensa che i paesi più "cool " dell' Europa abbiano la chiamata diretta degli insegnanti di ruolo; non e' così.Per esempio, la Francia, la Svizzera, la Spagna, la Germania non ce l' hanno.

Tu hai buttato il sangue sui libri , tetragono alle lusinghe delle canzonettiste, e hai conseguito alla fine la sospirata laurea.Poi hai vinto il mitico concorso ,riportando una certa votazione sulla base della quale si stila una graduatoria di merito.Non basta ?
A quanto pare alcuni dicono di no.

A dividere il grano dal loglio non basta il concorso, ci vuole l' intervento dei dirigenti, magari come quelli che richiedevano i videoclip a figura intera ai candidati o come quelli che costringono i loro sudditi a venire a scuola dopo la fine delle lezioni ,asserendo -falsamente-che sono comunque in servizio, per non parlare di quelli che negano o tentano di negare i permessi retribuiti.

Tutte codeste eccellenze caporalesche dovrebbero essere più attendibili di un concorso per individuare i docenti più adatti? Lo sono , ma nel senso che si e' visto sopra.

Non e' più adatto il docente più preparato , ma quello più "adatto" all' idea di scuola che frulla nella testa del dirigente.


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herman il lattoniere



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Gio Lug 05, 2018 6:41 am

Il rappresentante dell'associazione nazionale presidi, malgrado la indubbia capacità retorica, non riesce ad essere convincente: è troppo scoperta la capziosità delle argomentazioni a chiunque conosca la scuola da dentro. Descrivere la scuola come un posto in cui alunni e genitori siano ostaggi di docenti capricciosi, incapaci, sadici, che pensano solo alle proprie tutele e al posto sotto casa è semplicemente un falso, per quanto come è noto a tutti una ristretta minoranza di insegnanti inadeguati esista. Accostare la libertà di valutazione dell'insegnante, che i dirigenti da sempre tentano di comprimere, con la discrezionalità del dirigente nello scegliere i propri docenti è un'assurdità che non merita ulteriori commenti.
Il sistema attuale, basato sulle graduatorie, come è noto non funziona benissimo; ma è altrettanto chiaro che, ad oggi, non esiste alcun sistema migliore per la formazione dell'organico di una scuola, almeno in una nazione come la nostra che paga un prezzo altissimo alla discrezionalità. E' un po' come la democrazia che, per quanto imperfetta, non ha alcuna alternativa migliore.
I risultati disastrosi dell'autonomia sono sotto gli occhi di tutti, eppure ancora si continua, retoricamente, a invocare la libertà di una scuola di specializzarsi su un certo "target" che risponda alle esigenze del "territorio" e in questo senso chiamare i docenti più idonei alla "mission". Per quanto questa esigenza possa apparire di buon senso, non coincide con il compito che istituzionalmente e costituzionalmente ha la scuola pubblica italiana; personalmente inoltre mi fa orrore questa assimilazione forzata della scuola a un'azienda qualunque, neanche fosse un bar che deve decidere se puntare su un utenza di caffeinomani mattutini o di aperitivisti preserali, e cercare di conseguenza il banconista o l'esperto di cocktail.
Sappiamo bene, però, che il problema non è l’esigenza apparentemente legittima di specializzare la scuola, ad esempio puntando sulle “nuove” tecnologie e scegliendo insegnanti esperti in materia, o adeguandosi alle esigenze di un quartiere a forte presenza di immigrati con docenti specializzati in italiano L2; e il problema non sono neanche gli immaginabili risvolti più pedestri della chiamata diretta in favore del cugino del dirigente o dell’insegnante giovane e piacente.
La chiamata diretta è un tassello di una concezione ideologica e totalitaria della scuola, nella quale i dirigenti si sentono gli allenatori di una squadra di calcio che, in base alla disponibilità di risorse, possono scegliere al calciomercato dei docenti quelli più in linea con la propria idea di scuola; il dirigente estroso cercherà docenti “con i pieni buoni”, quello affidabile docenti “dai grandi polmoni”, quello tecnologico docenti tecnologici, quello confessionale docenti anti-gender, quello ambientalista docenti ecologisti; il tutto cercando di evitare come la peste i docenti “rotti”, quelli malati, quelli con 104, quelli in gravidanza, quelli contrastivi, quelli di cui girano voci negative per qualche conflitto con dirigenti o famiglie, quelli dal cattivo carattere. O, ancora più semplicemente, cercheranno di prendere quei docenti che consentano alla scuola dell’autonomia di avere sempre più clienti… ehm utenti sul territorio, cioè quelli simpaticoni, quelli alti di voti, quelli che rispondono signorsì quando il dirigente chiede di non bocciare, quelli sempre in prima linea a lavorare a progetti pon e simili per il crowdfunding e per il “buon nome della scuola nel quartiere”. Il tutto in barba alla libertà dell’insegnamento e della valutazione che ne è parte fondamentale.
L'altro risvolto importante è quello delle risorse: l'idea della chiamata diretta esaspera una concezione mercatista già insita nella scuola dell'autonomia e permette alle scuole con più fondi di attrarre i docenti "migliori" - un po' come le squadre di calcio finanziate dagli sceicchi- lasciando alle scuole di periferia i docenti con il curriculum meno attraente. In questo modo la scuola "bene" lo sarà sempre di più e continuerà ad attrarre le famiglie più ricche, mentre la scuola normale di periferia continuerà a raccogliere l'utenza e la docenza meno qualificate, magari facendosi la nomea di "scuola facile" che non boccia, che non prende provvedimenti disciplinari, che permette ai docenti di lavorare poco.
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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Gio Lug 05, 2018 10:09 am

Uff, citazioni di Orazio, Machiavelli , Dante, ma stringi stringi il succo e' sempre quello, un succo che viene servito in tutti i bar sport dell' Italia: i sindacati sono la rovina dell' Italia e gli insegnanti, a parte qualche eccezione, sono una massa di infingardi che fa d' uopo dare in pasto alla furia del Mob.
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Ciccio.8

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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 09, 2018 3:42 pm

La Malpezzi dice che:

https://www.orizzontescuola.it/malpezzi-chiamata-diretta-non-e-cancellata-anni-insegnamento-non-sono-qualita/

Il grande Capo risponde:

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giobbe



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 09, 2018 5:15 pm

La chiamata diretta fa scattare un assurda caccia ai titoli che nulla ha a che vedere con la professionalità necessaria per insegnare e che è legata, invece, all'esperienza didattica maturata sul campo. Resta poi la discrezionalità del dirigente scolastico che potrà svolgere colloqui con i docenti candidati. Ad aggravare ulteriormente la situazione si aggiungono anche i tempi strettissimi fissati dalle Linee Guida per tutte le procedure (candidature  dei  docenti, esame dei curricula e proposte di assunzione da parte dei dirigenti, accettazione da parte dei candidati, assegnazioni successive da parte degli Usr sui posti rimasti disponibili).
In questi spazi temporali così striminziti, il DS dovrebbe valutare sulla carta (CV) e, nella migliore delle ipotesi anche attraverso un colloquio, diversi docenti candidati. E, a sua volta, il DS ha tutte le competenze necessarie per poter valutare? Esempio: un DS di scienze motorie dovrebbe valutare le competenze di un altro docente di latino e greco o di matematica. Allora ecco che entrano in campo anche altri fattori...che poco hanno a che fare con le competenze.



“Esporre il futuro professionale di un docente – dice Pacifico – al parere opinabile di un dirigente scolastico produrrebbe non solo una seria minaccia alla libertà di insegnamento, ma anche una violazione del buon andamento e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione. Quel che serve alla nostra scuola è, piuttosto, un sistema complessivo di valutazione, che metta in discussione anche le capacità e l’efficienza degli stessi dirigenti. Mentre l’impressione è che si vuole andare a mettere ancora una volta in discussione le capacità dei docenti, i quali forse si dimentica che sono già in possesso di adeguati titoli di studio, specifica abilitazione, corsi specializzanti e idoneità all’insegnamento”.
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royalstefano



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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 09, 2018 5:30 pm

giobbe ha scritto:
La chiamata diretta fa scattare un assurda caccia ai titoli che nulla ha a che vedere con la professionalità necessaria per insegnare e che è legata, invece, all'esperienza didattica maturata sul campo.


Che infatti viene presa seriamente in considerazione. Io ancora di DS che richiedono la fototessera del docente, come affermano molti, non ne ho sentito parlare. E alle latitudini in cui risiedo, la corruzione è piuttosto alta, forse la più alta del Paese.


Resta poi la discrezionalità del dirigente scolastico che potrà svolgere colloqui con i docenti candidati. Ad aggravare ulteriormente la situazione si aggiungono anche i tempi strettissimi fissati dalle Linee Guida per tutte le procedure (candidature  dei  docenti, esame dei curricula e proposte di assunzione da parte dei dirigenti, accettazione da parte dei candidati, assegnazioni successive da parte degli Usr sui posti rimasti disponibili).
In questi spazi temporali così striminziti, il DS dovrebbe valutare sulla carta (CV) e, nella migliore delle ipotesi anche attraverso un colloquio, diversi docenti candidati. E, a sua volta, il DS ha tutte le competenze necessarie per poter valutare? Esempio: un DS di scienze motorie dovrebbe valutare le competenze di un altro docente di latino e greco o di matematica. Allora ecco che entrano in campo anche altri fattori...che poco hanno a che fare con le competenze.
Scusami, mica il Ds deve valutare il docente sottoponendolo alla versione dal Greco "L'amicizia" di Aristotele.




“Esporre il futuro professionale di un docente – dice Pacifico – al parere opinabile di un dirigente scolastico produrrebbe non solo una seria minaccia alla libertà di insegnamento, ma anche una violazione del buon andamento e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione. Quel che serve alla nostra scuola è, piuttosto, un sistema complessivo di valutazione, che metta in discussione anche le capacità e l’efficienza degli stessi dirigenti. Mentre l’impressione è che si vuole andare a mettere ancora una volta in discussione le capacità dei docenti, i quali forse si dimentica che sono già in possesso di adeguati titoli di studio, specifica abilitazione, corsi specializzanti e idoneità all’insegnamento”.
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MessaggioTitolo: Re: il grande giornalismo.   Lun Lug 09, 2018 9:00 pm

Ciccio.8 ha scritto:
La Malpezzi dice che:

https://www.orizzontescuola.it/malpezzi-chiamata-diretta-non-e-cancellata-anni-insegnamento-non-sono-qualita/


Detto da chi di anni di insegnamento ne ha parecchi, dal momento che si autodefinisce "insegnante prestata" alla politica.

È evidente che, nel suo immaginario, i migliori insegnanti sono quelli che dall'aula cercano di starne alla larga.

Nel mio immaginario, gli insegnanti che non entrano in aula perché fanno altro hanno un nome. Non dico quale ;-)
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