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Messaggio Da Paolo Tuguri Ven Mag 15, 2015 12:27 am

Di seguito la mia.

Mi scuso per abuso di refuso.

Illustrissimo Presidente del Consiglio dei Ministri, oggi il debito pubblico dell’Italia ha raggiunto il suo nuovo massimo: duemila e cinquecentottantaquattro miliardi di euro, virgola cinque.
Si tratta di un risultato nefasto, giunto dopo anni di crisi e sacrifici per gli Italiani. Nel mio piccolo credo basti questo dato: tutti i miei più cari amici vivono e lavorano all’estero, a parte quelli che non lavorano.
L’unica strada per riportare l’Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull’educazione. Purtroppo l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi OCSE per spesa su Istruzione in rapporto al PIL.
Una netta inversione di tendenza sarebbe un segnale forte qualora si voglia restituire prestigio e rispetto alla scuola. Da mediocre insegnante quale ritengo di essere tento di farlo ogni giorno, attendendo al mio mestiere con rispetto per i ragazzi e per la mia disciplina. Nonostante i miei sforzi e quelli della maggior parte dei miei colleghi, il ruolo dell’insegnante, destituito da ogni valore dalla società civile, è continuamente svilito da polemiche sulle poche ore lavorate e le troppe vacanze oltre che annichilito da anni di precariato anche lontani dalle persone più care passati a contare punti, corsi e ricorsi.
Le Scuole cadono a pezzi, se si stacca l’intonaco è un bene, significa che c’era. Negli istituti dove c’è carta le fotocopiatrici sono rotte, dove funzionano non c’è carta ma a che serve oramai… Ci sono le LIM, ma dove sono le LIM? In aula video dove il proiettore è rotto ma c’è il computer del ’96 (un' ottima annata) che  restituisce il valore dell’attesa e un virus via USB.
Gli studenti sorridono attraverso smiley riflessi sullo smartphone mentre io, obsoleto, affronto l’obsolescenza perdendo.
Non so cosa diamine significhi "potenza superculturale", di certo la classe docente può e deve far meglio ma credo che per poterlo fare debba essere, mi si prepari pure la pira, messa al centro di qualsiasi riforma dell’Istituzione Scuola.
Ecco perché credo che il DDL sulla cosiddetta “Buona Scuola” sia perlopiù cestinabile.
Intendiamoci. Finalmente si investe sulla scuola, si assumono precari (“ce lo chiede l’Europa?”) ma con questa scusa si dice “prendere o lasciare” .

Che ne è della buona scuola?

I. Le assunzioni! Non coprono tutte le disponibilità, l’organico funzionale non elimina le supplenze ma crea supplenti di professione, il contratto a tempo indeterminato diventa precariato a tempo indeterminato, nascono gli albi, non è chiaro cosa saranno ma è chiaro che non tutti vi entreranno. Ci saranno docenti di serie A e  di serie B ma saranno quelli fuori o dentro gli albi? Ai dirigenti spetta la “scelta”.

II. Si entra nella scuola per concorso. quegli stessi concorsi che hanno contribuito a generare il “mostro GAE” i cui idonei dell’ultimo sono stati reiteratamente inclusi, esclusi, esclusi senza dubbio, inclusi, esclusi, forse inclusi nelle assunzioni.  Si riparte da capo?


III. Circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Bene, prima era gestita dalle province ora da chi? Intanto quest’inverno alcuni riscaldamenti non si sono accesi.


IV. Più soldi agli insegnanti. Quaranta milioni per la formazione, bene, a chi vanno?
Cinquecento euro netti a testa, benissimo, attendo chiarimenti su come possano essere spesi, temo che ci sarà da ridere…

Duecento milioni di euro per il merito, superbene Lei direbbe, si poteva discutere sui criteri su cui attribuire il merito, si è preferito lasciarlo stabilire ai dirigenti, però con trasparenza (a cui mando i saluti).

V. Autonomia. Benone. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni di cui non v’è traccia) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo (carica elettiva negli USA) ma un primus inter pares dentro la comunità educativa dei cui pares decide cosa, quando, come, se insegnare e, triennalmente, dove farlo.

VI. Alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica.
Segno evidente che le cose non funzionano.
Colpa della scuola?
Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze…
Se solo le aziende la smettessero di fallire…
Magari paghiamoli anche i nostri ragazzi.


VII. Educare cittadini, non solo lavoratori. Già sarebbe molto riuscire ad insegnare...
Tuttavia ben venga spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. Valorizziamo pure la formazione umanista e scientifica, ma venga chiarito in che misura e sfruttando quali professionalità.


VIII. Affidare a deleghe legislative settori chiave. Ovvero affidare senza colpo ferire a quella stessa classe politica che negli ultimi vent’anni ha, a vario titolo, contribuito a ridurre ai minimi termini la Scuola Pubblica questioni chiave quali: riforma della scuola dell’infanzia, riforma del sostegno, contratti della scuola, valutazione di docenti e dirigenti scolastici, accesso al ruolo. Senza peraltro che su molti di questi temi governo e maggioranza abbiano posizioni univoche e condivise.
Indubbiamente un’ offesa al buonsenso.


Grazie al cielo però Lei ha fatto chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:


- Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto; anzi offriranno il rinfresco.

- I giorni di vacanza non si toccano: per alcuni ora in GAE aumenteranno.

- Nessuno può essere licenziato dopo tre anni; si potrà continuare a viaggiare per la provincia.

- Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto. Per poi farseli amica/amico altrimenti, dopo tre anni, dirsi addio.



C'è un Paese, l'Italia, che sta affondando. Con tutti i nostri limiti abbiamo il dovere di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Ignorarlo sarebbe un crimine.
Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi degli alunni che ho avuto l’onore di accompagnare per un breve tratto di vita. Il pensiero che loro, come i miei figli, debbano vivere in un paese così ridotto, dove quello che sai  conta nulla, mi fa montare la rabbia ma sono un insegnante e devo razionalizzare.
Sono consapevole di avere una grande responsabilità sia pure infinitesimale rispetto a quella del capo di un governo.
Per questo ho deciso di manifestarLe, con la sola forza della mio moto di ribellione, tutto il  dissenso per una riforma della scuola che emargina gli insegnanti e che, dovesse passare, lascerà i nostri ragazzi ancora più soli con il futuro sulle loro spalle.


Molto cordialmente,

Un Insegnante valutabile.

Paolo Tuguri

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Messaggio Da Paolo Tuguri Ven Mag 15, 2015 11:29 pm

Boka ha scritto:Paolo a chi hai inviato questa lettera??

Si tratta di una lettera aperta.

Dubito che possa arrivare a chi di dovere...

Molto banalmente è una sintesi del mio pensiero sulla riforma.

Paolo Tuguri

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