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Messaggio Da Fortressoflies Mar Gen 26, 2021 4:24 am

Buongiorno!

Mi intrometto in un punta di piedi in questo forum per porre alcune domande.

Vi spiego: sono un ragazzo di vent'anni immatricolato con borsa di studio alla facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Adesso: tutto sta andando benissimo perché l'università online mi aiuta a gestire alla perfezione lo studio. Per ora, sfruttando la possibilità di inserire ventisette crediti extra ogni anno, ho dato trenta crediti e ne dovrei dare altri dodici in questa sessione e ho preso, ecco, voti estremamente alti. Insomma: mi trovo molto bene, studio, approfondisco, ho l'opportunità di scavare, capire, comprendere, andare all'origine. E fin qui tutto bene.

La problematica nasce nel momento in cui ho una diagnosi di bipolarismo e alcuni atteggiamenti (per me) funzionali ma poco sani che mi porto dietro da quando ho tredici anni, e mi rendo conto che, qualora dovessi tornare in presenza, sarebbero guai. Già al liceo ero incapace di essere costante, non tanto a livello di studi, quanto a livello di presenza, di rapporti con gli altri, coi professori, coi colleghi. Che sono, direi, altrettanto importanti quanto i voti, il confronto coi grandi autori, i grandi artisti, i grandi critici, e via dicendo.

Adesso: tutto ciò, sommato all'esigenza di lavorare per pagarmi vari corsi extra-accademici e alla paura che quest'equilibrio dovuto all'isolamento possa capitolare, mi porta a un bivio. Infatti, nonostante paghi relativamente poco in Cattolica grazie alla borsa di studio, ho visto che la maggior parte degli esami non ha un programma per non frequentanti, e non so come comportarmi: un po' per etica personale, un po' per desiderio di non infastidire i professori, preferisco arrivare all'esame senza importunarli con mail varie per chiedere informazioni, insomma, giungervi da sconosciuto, da numero, da matricola. Niente di più.

Qual è il bivio? Sperando che la problematica del Covid possa diramarsi, non vedo altra soluzione che (1) passare in Statale, dove (ho controllato!) ogni esame ha un programma per non frequentanti e dove, credo, la formazione filosofico-letteraria possa avere anche un più ampio respiro, oppure (2) immatricolarmi in un'università telematica. E qui nasce il dubbio: a causa del lavoro che dovrei cominciare a breve, determinate opportunità che mi stanno portando verso il mondo anglofono e corsi professionali e professionalizzanti a livello artistico, non potrei frequentare. Capite bene che non frequentare per una persona come me, che ha un disturbo psichiatrico diagnosticato e che potrebbe soffrire di ansia, non sarebbe proprio il massimo. Inoltre, dovendo pagarmi tutto da solo per cercare un'indipendenza non solo emotiva ma anche economica, non credo di poter permettermi di seguire degli orari imposti dall'esterno. Non in questo periodo, non con questa poca strutturazione psichica.

Mi chiedevo, pertanto, posto e considerato che non ho pregiudizi e che continuerei a studiare, memorizzare, concettualizzare, vagliare e rielaborare come ho sempre fatto, se l'università telematica potesse essere una buona opportunità. In realtà, non v'è il curriculum di Filosofia, ma, facendo un calcolo, dovrebbero essermi riconosciuti, se non tutti gli 87 crediti del primo anno, almeno 60, o comunque ci dovrebbe essere un deficit lieve, alla facoltà di Lettere.

Dopo questo sproloquio, le domande sono le seguenti: nell'eventualità di rafforzare il mio equilibrio e di dover tornare in Italia, può l'università telematica essere una buona scelta per indirizzarmi all'insegnamento? Nel senso: il concorso per insegnanti è pubblico, giusto? Qualora, però, volessi fare supplenze in una scuola privata, come funzionerebbe? Come verrebbe vista un'università telematica? Non voglio illudermi, ma nemmeno disilludermi! Ancora: qual è l'università telematica migliore per il curriculum di Lettere? Ho visto quello della Guglielmo Marconi e mi sembra quello più affine a quello dell'università pubblica.

Inoltre, mi chiedevo una cosa: avendo un C2 in inglese e dovendo scegliere un'università online e potendo lavorare, stavo pensando di passare, già dall'anno prossimo, a un'università britannica che offra corsi in lingua inglese. Anche qui: qualora scegliessi questa strada, come funzionerebbe in rapporto al sistema (odierno, specifico, ovviamente!) di reclutamento insegnanti? Detto terra terra: dovrei integrare degli esami, andando oltre i 24 crediti in ambito psico-pedagogico? Oppure farebbero casini per l'equipollenza del titolo? Inoltre: dato che io sarei più indirizzato verso le letterature straniere, ma che la laurea sarebbe in Classics, quali materie potrei insegnare? Perché, a logica, mi viene da pensare che contino più gli esami dati del nome effettivo del corso di laurea.

Avrei altre domande, ma non sono pertinenti a questa sezione! Fatemi sapere. Un saluto e... grazie davvero a chiunque si fermi a rispondere!

Fortressoflies

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Messaggio Da Franca334 Mar Gen 26, 2021 7:16 am

Rispondo ad alcune delle tue domande. 

Se prendi una laurea presso una università straniera, telematica o in presenza non importa, devi chiedere l'equipollenza alla laurea. Non ti so dire se sia complicato o costoso dal punto di vista burocratico. 


Se prendi una laurea in Italia, la laurea è valida purché l'Università sia riconosciuta dal MIUR. Per insegnare sono necessari i 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche. Non so se le le scuole private lo richiedano anch'esse ma penso che convenga averli comunque. 

Qui c'è il link alle tabelle con le corrispondenze lauree e classi di concorso per l'insegnamento con le specifiche rispetto ai crediti richiesti: 

https://www.miur.gov.it/documents/20182/374832/D.P.R.14_febbraio_2016_n.19_Tabella_A.pdf/82f5e34f-8bb4-4a9a-a03d-23106576d303?version=1.0&t=1496318696999

Per quanto riguarda la frequenza alle lezioni o meno, non ho capito se non puoi frequentare o non vuoi. Poco importa. A meno che non siano previste firme di presenza, tu puoi fare gli esami senza frequentare anche se i docenti non hanno pubblicato un apposito programma per non frequentanti. Semplicemente studi il programma dei frequentanti. Per il discorso appunti puoi chiederli a qualcuno, puoi cercarli online (a volte si trovano) o anche studiare soltanto i libri o il materiale indicato in bibliografia. A me è a tante persone che conosco è capitato di fare così. qualche volta. Certo, magari prendi un voto in meno, ma si fa di necessità virtù.

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Messaggio Da PrimulaVera Mer Gen 27, 2021 10:36 pm

Per stare in classe, servono empatia e nervi molto saldi. Se non sei un troll, pensaci bene. Scegliendo di fare l'insegnante potresti rovinare la vita tua e di molti studenti. Te lo dico da insegnante di sostegno con esperienza in bipolarismo e schizofrenia.

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Messaggio Da Willyx Gio Gen 28, 2021 12:07 am

Come ha detto primula... Sei sicuro di voler fare questo mestiere? Parli di problemi nel relazionarti e vuoi fare l'insegnante?
Lunedì uno studente di quarta superiore mi ha detto tutto fiero che sono riusciti a far piangere un docente l'anno scorso... E ti assicuro che è un bravo ragazzo e una classe stupenda!
Finiresti per licenziarti in poco tempo se va bene, se va male rovineresti la vita di numerosi studenti.

Sempre che tu non stia trollando, in tal caso complimenti, bel post lungo e dettagliato!

Willyx

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