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 I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno

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MessaggioOggetto: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 13, 2013 9:26 am

Promemoria primo messaggio :

1.) Il sostegno è un lavoro molto particolare (non credo che ne esista uno di uguale per questo aspetto negativo): esso si svolge con continue "richieste" da parte del sostegno verso la disciplina: in questa “dipendenza", la disciplina ne approfitta instaurando dinamiche di potere, dominio e ricatto.
2.) Il sostegno è la figura di un docente-non-docente: A) non può insegnare (perchè l'allievo non vuole spiegazioni, ma solo appunti, non accettando di riconoscerlo "vero docente". Proprio disprezzando il proprio insegnante, l’allievo disabile dà a se stesso autostima); B) non mette il voto. Egli finisce con l’essere solo l'“assistente” del disabile.
3.) C'è poi questa contraddizione: il sostegno non dà voto nè al suo allievo né agli allievi della classe. Questo perchè (si dice) egli non è “competente” della materia (non è "sua"). Però, invece, essa è anche "sua", perchè gli si chiede di impararla per insegnarla e riassumerla. Da un lato, il sostegno non mette voto perchè la materia non è sua, dall'altro però è sua, perchè la deve conoscere. Ma non gli è consentito di dare voto.
4.) Non mettendo voto, il sostegno non è "temuto", nè dal suo allievo nè dalla classe: ciò lo espone all'aggressività di tutti i discenti. (L'anno scorso, appena entrato in classe, tutti si sono messi a ridere di me ... senza neppure conoscermi !). Questo “timore” è semplicemente la condizione insita al rapporto educativo. L’allievo e tutta la classe non rispetta il docente per “amore”, per un rapporto di correttezza, per “eticità” (tutte cose che in ambito lavorativo aziendale fanno ridere). L’allievo (ogni allievo) rispetta il docente perché lo teme, e lo teme perché è “ricattato”: se l’allievo nuoce al docente, egli sa che il docente può nuocere all’allievo in sede di valutazione (sono considerazione sociologiche elementari). Il docente di sostegno è del tutto privo di questo deterrente: egli entra nella “fossa dei leoni” (l’aula scolastica), senza “armi” per difendersi dai leoni … Non si può mettere una nota per i “sorrisini”: ma i “sorrisini”, perpetrati per un intero anno scolastico, possono erodere la salute mentale.
5.) Egli inoltre è “ricattato”: la materia sa che il sostegno è legato, anche affettivamente, al destino dell'allievo, e così un voto basso può "punire" sia il disabile, sia anche il sostegno, e il docente di materia lo sa e per questo non “lascia correre” (visto la disabilità), ma può esigere fino all’ultimo spicciolo ... Nella bocciatura dell'allievo, il sostegno stesso si sente bocciato. E un docente di materia può bocciare appositamente l’allievo disabile anche solo per dare un segnale squalificante al sostegno in ordine al suo lavoro. Sono, queste, dinamiche "elementari". La scuola è un insieme di relazioni sociali, nel quale ci si difende e ci si fa rispettare. Il sostegno è in condizione strutturale di debolezza: se pretende rispetto dalla materia, accade che questa si vendica (come detto) e anche che l’allievo, così punito, protesta col sostegno. Ciò significa che il sostegno deve solo “subire”. Se cerca di farsi rispettare, danneggia il suo allievo.
6.) Non si può fare, d’altra parte, che a dare il voto sia il sostegno: premierebbe il suo allievo e non "farebbe nulla". Questa condizione, per la quale la valutazione è solo della materia, è funzionale al “controllo” dell’operato del sostegno. Il rimedio sarebbe che il voto lo dà il sostegno, e a controllare il suo operato sia la materia o il dirigente scolastico, a posteriori. Ma d’altra parte non si comprende perché la materia usi il voto per valutare l’allievo, mentre il sostegno lo userebbe solo per premiare allo scopo di non lavorare. Se il voto è usato per farsi rispettare, certamente il sostegno insegnerebbe e poi metterebbe la valutazione in modo oggettivo. Ciò può non essere così, ma certamente (è ovvio) dare la valutazione al disabile alla materia significa due cose: esporre il sostegno al ricatto della materia, e porre nella materia una funzione di controllo sull’operato del sostegno che sarebbe giustificata in un rapporto di lavoro subordinato, mentre la materia non è “di più” del sostegno, e quindi appare ingiustificato che sia la materia a controllare il sostegno, con le conseguenze che si sono dette. Occorre capire che il MIUR queste cose le sa, perché a costruire la figura del sostegno hanno partecipato anche gli psicologi. Essi quindi sono consapevoli di aver costruito una figura lavorativa “strutturalmente” assoggetta a stress e mobbing, a causa della sua posizione (didatticamente parlando) “debole”. In contraccambio, si sono creati 100 mila posti di lavoro, ma a quale prezzo … osservo.
7.) Se un qualunque adolescente ti prende in giro, nella società, tu non gli rivolgi neppure la parola. Invece a scuola il sostegno è pagato per "sopportare" l’allievo diabile tutto l’anno, a prescindere da qualunque sia il suo comportamento, e il sostegno è obbligato a “subire” (ogni forma di comportamento non solo molesto, ma anche maleducato e cafone). Non si può protestare col dirigente scolastico: si è pagati per rapportarsi all’allievo a prescindere da qualunque condizione, e il sostegno diviene lo “schiavetto” del disabile, che può molestarlo, e si deve solo subire. A me è capitato che il mio allievo facesse per 200 giorni scena muta e rifiutasse spiegazioni e appunti. In una tale condizione lo manderesti “al diavolo”, e invece sei pagato per subire queste umiliazioni.
8.) Un altro aspetto assai "grave" e dirompente. Il sostegno è un docente ed è “solo” un docente (insegnante tipo “Cuore”, e non tipo “Rambo” …). Egli non è un infermiere da clinica psichiatrica, di quelli che hanno pronta la camicia di forza e devono stare attenti acchè il “bestione”, che si aggira per i corridoi del manicomio, non prende in mano qualche coltello … Il sostegno non ha fatto studi in proposito di psichiatria. Questi stessi studi sono fatti non da chiunque, ma da parte di persone psicologicamente "forti" e preparate. Se il docente è “più” di un educatore, un educatore però è già "avvertito" di tale condizione, di dover fare cioè anche l’infermiere. Cosa succede allora ? Succede che il disabile può essere "stressante" (ad esempio, avere la forbice nell'astuccio pronta per tirarla), e cioè essere fisicamente pericoloso. Nella riunione di fine anno nel mio Istituto il coordinatore H dice che “questo nuovo anno entrerà a scuola un ragazzo soggetto ad autismo e anche piuttosto “pericoloso”. I volti delle mie colleghe erano preoccupati ... Ma esse non sono solo delle "insegnanti" ? E’ mai possibile (neanche si fosse in azienda, dove comune è il mobbing, o in ospedale, dove al pronto soccorso l’infermiera deve essere pronta di fronte a qualunque condizione anche disagiante o impressionante), che la scuola diventi per i docenti (per la nostra categoria di docenti) un luogo che desta disagio e preoccupazione ? Il docente di sostegno è pagato per insegnare o per andare “al fronte” ?
9.) A ciò si aggiunge il problema della conoscenza delle discipline. Come si può apprendere un programma, già avanzato, di quarta e di quinta, di meccanica o elettronica, per chi viene ad esempio da economia o addirittura storia dell’arte ? (entrambe AD03 !!!). Ricordo che un mio collega, laureato in storia dell'arte, mi disse: "guarda che io, che sono nella classe di sostegno AD03, ho solo la preparazione di un educatore. Ti chiederei quindi di prenderti tu le materie difficili). Se si dice che non si può conoscere tutto, invece questo è proprio quello che l’allievo e i genitori si aspettano, si è pagati per questo, e si è responsabili dell’esito scolastico dell’allievo.
10.) Infine (ci si collega qui al punto 1), per semplificare e riassumere un testo scolastico serve parlare con la materia ogni giorno, ad ogni inizio di ora, ed essa si sente scocciata e concede pochi secondi …: allora, se non ti informi ti dicono che non fai il tuo dovere e all’allievo è impreprato; se ti informi costantemente, pensano che tu sia uno scocciatore …

A me a scuola quest’anno è andato tutto molto bene. Ho trovato un ambiente meraviglioso ed estremamente corretto, con colleghi di materia molto bravi e corretti. Ho riportato questa mia testimonianza per dare ai docenti di sostegno (100 mila in Italia) consapevolezza e, spero, incoraggiamento. GP (PN, 2013)
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Marcos2k



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mer Ago 21, 2013 7:36 pm

se vogliamo parlar male si può parlar male di tutti. Sai quanti insegnanti curricolari in compresenza ho visto che se ne andavanoa fumare la sigaretta, a rispondere al cellulare e stavano fuori tutta l'ora tanto c'eri tu in classe oppure facevano lezione facendo niente, parlando del più e del meno e facendo storia con questionari senza aver spiegato nulla? Gli scioperati ci sono ovunque, in ogni settore lavorativo, sia tra insegnanti curricolari che tra insegnanti di sostegno.
Chi vuole fare il corso di specializzazione ben venga, ma tenga presente anche i molti contro, che, secondo me che sono maggiori rispetto all'insegnamento curricolare.
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filosofa82



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mer Ago 21, 2013 10:18 pm

Per butterfly. Tenere una classe per un'ora è come tenere un ragazzo disabile per una giornata scolastica? Perdonami, ma che stai dicendo? Io ho iniziato a fare l'insegnante facendo la cosa che amo e per la quale ho studiato, cioè filosofia. Ero entusiasta e felice di andare a scuola, i ragazzi li avrei tenuti con me per 8 ore di fila come minimo. Adesso è da due anni che sono sul sostegno e la giornata scolastica non mi passa mai e vorrei morire a volte. Quest'anno ho avuto una ragazzina che qualsiasi cosa le proponevi a scuola, come nella vita, era sempre NO per principio. Hai idea di che significhi per una persona come me che vuole lavorare, sentirsi utile, non poter fare quasi nulla con una ragazza così? E non pensare che sia stato un problema solo mio perché anzi io riuscivo a farla stare in classe, con gli altri insegnanti di sostegno in passato nemmeno quello e nemmeno il saluto. Quando si facevano esercizi aiutavo gli altri ragazzi della classe che mi cercavano e chiedevano una mano, ma quando gli insegnanti della disciplina spiegavano io non potevo fare niente. Credimi io preferirei tenere i ragazzi insegnando la mia disciplina, come ho fatto per tre anni con immenso amore anche per 8 ore al giorno che non una sola ora con ragazzi disabili di un certo tipo e ti garantisco che questa cosa mi fa molto soffrire.
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butterfly222



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:29 am

chiedo scusa a fedup, mi sono spiegata male: ammiro gli insegnanti che danno l'anima per aiutare i disabili, ma tra gli insegnanti di sostegno sono veramente pochissimi coloro che sono pieni di buona volontà. credimi fedup, tante volte sono stata costretta a chiedere alle colleghe di sos di allontanarsi dalla cattedra e aiutare i ragazzi e queste mi rispondevano: "preferisce fare da solo" oppure "non vuole che mi sieda vicino a lui" e se ne stavano sedute accanto alla cattedra a dormire ad occhi aperti. tu sei sicuramente una bravissima insegnante con tanto entusiasmo e vorrei tanto avere persone come te che aiutano i ragazzi nella mia materia. spesso trovo insegnanti di sos che si giustificano dicendo che l'inglese non lo sanno e si sentono autorizzati a non lavorare. fedup ti chiedo nuovamente scusa, credimi, non avevo letto bene il tuo intervento. ciao
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alessia giulia



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 8:54 am

ciao butterfly, se non passo alla mia materia è perchè sono in "fermo biologico" per 5 anni. prima del ruolo non ho mai fatto sost nè ho avuto alunni disabili in classe. secondo te perchè c'è il blocco dei 5 anni terminati i quali quasi tutti tentano la "grande fuga" verso materia e non si verifica il contrario? io ins. di materia che scelgono sost ne vedo pochini. magari lo fanno perchè perdenti posto ma non per scelta.
trovo che tra dire "vi lamentate" e "fate poco" ci sia un abisso. io esprimo una certa situazione ma lavoro con impegno, coscienziosità e professionalità, come mi viene riconosciuto da dirigenti e genitori. ma da qui a dire che mi alzo entusiasta di andare a scuola, che se mi assento mi dico "mi mancano i miei alunni" ce ne passa...
mio marito mi dice che l'impiegato della posta non sprizza felicità da tutti i pori all'idea di timbrare raccomandate e che l'entusiasmo lo trova nel tempo libero, ma quando l'entusiasmo lo si è trovato nel lavoro e poi lo si è perduto è dura...
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butterfly222



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 9:35 am

ciao alessia, non tutti tentano la grande fuga dopo i 5 anni...sanno quanto difficile ed impegnativo sia gestire 9 classi con alunni bes e problemi di ogni genere...
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 10:32 am

alessia giulia ha scritto:
ciao butterfly, se non passo alla mia materia è perchè sono in "fermo biologico" per 5 anni. prima del ruolo non ho mai fatto sost nè ho avuto alunni disabili in classe. secondo te perchè c'è il blocco dei 5 anni terminati i quali quasi tutti tentano la "grande fuga" verso materia e non si verifica il contrario? io ins. di materia che scelgono sost ne vedo pochini. magari lo fanno perchè perdenti posto ma non per scelta.
trovo che tra dire "vi lamentate" e "fate poco" ci sia un abisso. io esprimo una certa situazione ma lavoro con impegno, coscienziosità e professionalità, come mi viene riconosciuto da dirigenti e genitori. ma da qui a dire che mi alzo entusiasta di andare a scuola, che se mi assento mi dico "mi mancano i miei alunni" ce ne passa...
mio marito mi dice che l'impiegato della posta non sprizza felicità da tutti i pori all'idea di timbrare raccomandate e che l'entusiasmo lo trova nel tempo libero, ma quando l'entusiasmo lo si è trovato nel lavoro e poi lo si è perduto è dura...  
Mi soffermo solo sulla parte in grassetto.

Io credo che dipenda dalle esperienze personali: nel mio gruppo di specializzandi di sostegno ormai già un po' di anni fa, quasi tutti abbiamo usato il titolo sin dal primo incarico. Alcuni di noi hanno avuto come prima esperienza i famosi "casi de paura" (quelli che proprio ti marchiano per tutta la vita: se sopravvivi, sei pronto a scalare l'Everest, altrimenti sì, non vedi l'ora di fuggire).

Una mia collega è stata menata dal bisonte che aveva come alunno e si è fatta una settimana di ospedale (sono casi rari, ma niente affatto inusuali), mentre un altro mio collega proprio non ne vuole più sapere.

Al contrario ho colleghi entrati di ruolo su materia ma che chiedono comunque l'utilizzo su sostegno perché "è il lavoro loro" e lo preferiscono alla materia (anzi, sono stato in effetti io a informare alcuni di loro che esisteva questa possibilità).

Non so quanto consistente sia la fuga verso la materia, e non escludo che anche io potrei passarci fra qualche anno, come anche no!

Ho però il sospetto che, a parte i "casi de paura", una certa componente, che mi sembra esista più alle superiori che negli altri gradi scolastici, di sentirsi un po' dei non-docenti può forse avere un suo peso. E per quanto io non ami generalizzare, i colleghi curricolari a volte ci mettono sopra il carico da 90.

Quindi si può lavorare sul sostegno per amore o per forza, ma io direi che si lavora a scuola in generale come dovere. E' lavoro, lo si deve fare al meglio per deontologia professionale prima e dopo di tutto. E se proprio non ce la si fa, allora non demonizzerei per nulla i docenti che passano su materia: non sono né più né meno nobili di chi da materia passa a sostegno.

Né la materia né il sostegno sono missioni religiose (per quello ci si deve rivolgere ad altri enti, statali e non), sono lavori di pubblica utilità, quindi hanno indiscutibilmente un valore etico, ma essendo LAVORI la deontologia viene prima dell'etica. Sta a ognuno di noi darsi una ragione del perché e del percome entra in classe.
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butterfly222



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 10:43 am

ciao albith, ti chiedo una delucidazione: hai scritto che alcuni colleghi di ruolo su materia chiedono l'utilizzo su sostegno. sai dirmi, per favore, se bisogna avere la specializzazione (sos) per poter chiedere l'utilizzo su sostegno? grazie
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 10:46 am

butterfly222 ha scritto:
ciao albith, ti chiedo una delucidazione: hai scritto che alcuni colleghi di ruolo su materia chiedono l'utilizzo su sostegno. sai dirmi, per favore, se bisogna avere la specializzazione (sos) per poter chiedere l'utilizzo su sostegno? grazie
Sì, nel caso in cui si è titolari su materia e non su classe in esubero, è possibile chiedere l'utilizzo su sostegno solo in possesso di specializzazione.

Ovviamente anche chi non ha la specializzazione può farlo, ma in tal caso so che bisogna essere su classe in esubero oppure essere perdenti posto con trasferimento d'ufficio e altre situazioni per così dire di "instabilità di cattedra".

Comunque gli specializzati possono in pratica chiedere questo utilizzo a loro scelta sempre e comunque ogni anno.
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butterfly222



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 11:01 am

grazie infinite albith
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lishenko



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 11:02 am

Concordo con ALbith. Anche per la chiarezza e la pacatezza con cui rende la situazione dell'insegnante di sostegno.
Aggiungo che capita, non so dirvi se spesso o no, che l'insegnante di sostegno sia lasciato solo quando cominciano i problemi (dai casi comportamentali al rapporto con i genitori che magari faticano a vdere la problematica). Tanto che anche il sindacato consiglia di difendersi da soli, magari per tramite di sindacato appunto. Come auto-tutela.
Non è proprio entusiasmante. Credo che sarebbe bello poter pensare che il dialogo tra colleghi cominci o riconminci sull'ascolto...
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lishenko



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 11:08 am

butterfly222 ha scritto:
ciao fedup...mi viene da fare una considerazione: perché questi insegnanti di sostegno, se sono così stanchi del loro lavoro, non insegnano la loro materia??? si lamentano tanto, ma dentro di loro sanno benissimo che tenere una classe intera soltanto per un'ora è come stare con un disabile l'intera mattina!!! e le famiglie di questi poveri ragazzi credono che il loro figlio abbia lavorato un sacco con la sua insegnante di sostegno, perché vedono i quaderni pieni di ogni ben di Dio... sta di fatto che il povero ragazzo del quaderno a malapena ricordi il colore della copertina. che presa per i fondelli!!! se avessi un figlio disabile gli piazzerei una telecamera nascosta negli occhiali...

Perchè tutta questa generalizzazione
Ho visto insegnanti di classe non volere il disabile in tutte le maniere e come scusa affidarlo all'insegnante di sostegno in tutti i sensi, scavalcando le autonomie o la didattica comune.
Credo che se non si parta dall'idea che sostegno e materia sono comunque insegnanti e team sullo stesso gruppo di ragazzi, non ne usciamo.
Almeno potremmo mettere in gioco le nostre di tutti competenze
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 1:26 pm

carla75 ha scritto:
ognuno di noi puo' raccontare la sua storia. alle volete bella, altre volte brutta. il problema e' che l'integrazione che si puo' fare alle elementari non e' quella delle superiori. e le difficolta', anche metodologiche, per il docente sono tante, tantissime.
Per Giovanna: il docente di sostegno fa l'orario con l'accordo del consiglio di Classe che firma il pei insieme alla famiglia (e nel pei va messo anche l'orario). Se fossi stato un curriculare un orario cosi' non l'avrei mai firmato.
Anche io, se mi avessero dato la possibilità di firmare un orario o dire la mia insieme a tutto il cdc. Insegno alle superiori, Carla, ogni anno ho alunni con sostegno e ti garantisco che MAI, proprio mai, noi docenti curricolari siamo "stati chiamati" per condividere l'orario per il sostegno che, invece è stato stabilito direttamente dal docente di sostegno e comunicato in presidenza come "cosa fatta". Ho avuto colleghi di sostegno che hanno stabilito un orario ottimale per l'alunno, ma ne ho avuto altri che hanno messo in primo piano i loro interessi personali (mai entrare alla 1° ora o uscire all'ultima ora, venerdi "leggero" e sabato libero), anche se questo significava seguire l'alunno in materie per le quali non era indispensabile il sostegno (vedi Religione e/o Educazione Fisica)
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 1:31 pm

Aggiungo un'altra cosa Carla, un anno mi capitò di chiedere al collega di sostegno quale fosse il suo orario con l'alunno e in quali materie l'alunno avesse il suo supporto...sai quale è stata la sua risposta?? " A te non interessa, il mio orario l'ho comunicato al DS!!"....rimasi letteralmente senza parole!!!
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lishenko



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 1:33 pm

giovanna onnis ha scritto:
carla75 ha scritto:
ognuno di noi puo' raccontare la sua storia. alle volete bella, altre volte brutta. il problema e' che l'integrazione che si puo' fare alle elementari non e' quella delle superiori. e le difficolta', anche metodologiche, per il docente sono tante, tantissime.
Per Giovanna: il docente di sostegno fa l'orario con l'accordo del consiglio di Classe che firma il pei insieme alla famiglia (e nel pei va messo anche l'orario). Se fossi stato un curriculare un orario cosi' non l'avrei mai firmato.
Anche io, se mi avessero dato la possibilità di firmare un orario o dire la mia insieme a tutto il cdc. Insegno alle superiori, Carla, ogni anno ho alunni con sostegno e ti garantisco che MAI, proprio mai, noi docenti curricolari siamo "stati chiamati" per condividere l'orario per il sostegno che, invece è stato stabilito direttamente dal docente di sostegno e comunicato in presidenza come "cosa fatta". Ho avuto colleghi di sostegno che hanno stabilito un orario ottimale per l'alunno, ma ne ho avuto altri che hanno messo in primo piano i loro interessi personali (mai entrare alla 1° ora o uscire all'ultima ora, venerdi "leggero" e sabato libero), anche se questo significava seguire l'alunno in materie per le quali non era indispensabile il sostegno (vedi Religione e/o Educazione Fisica)
vorrei lavorare nelle vostre scuole...a me l'orario lo fanno le curriculari, mettendomi spesso spezzoni orari buchi e giornate iperintense, più casi del dovuto e le materie che agli insegnanti curriculari (primaria) non vanno a genio (e ce ne sono...)...
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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 1:38 pm

e' il cdc che decide l'orario di sos. anche io stabilisco l'orario che poi al primo consiglio discuto con i colleghi. ricordo che un anno una collega di economia aziendale mi chiese di mettermi in una sua ora (si trattava di una ragazza con disabilita' grave interamente coperta). MI fece molto piacere perché significava che vi era un'interesse concreto da parte di una collega curriculare. Voi docenti della materia dovete farvi sentire. Anche i dirigenti hanno le loro colpe. In nessuna scuola dove ho insegnato ho mai visto docenti di sos nelle ore di religione o di ed. fisica. Nella scuola dove sono stata l'anno scorso la regola era :
- educatore nelle ore di religione, educazione fisica, laboratori
- nelle altre ore il docente di sos.
- l'orario del docente doveva essere equamente distribuito su tutte le discipline
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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 1:44 pm

giovanna onnis ha scritto:
Aggiungo un'altra cosa Carla, un anno mi capitò di chiedere al collega di sostegno quale fosse il suo orario con l'alunno e in quali materie l'alunno avesse il suo supporto...sai quale è stata la sua risposta?? " A te non interessa, il mio orario l'ho comunicato al DS!!"....rimasi letteralmente senza parole!!!
Da docente di sostegno delle medie, ma su questo credo che la normativa e la prassi sia uguale in tutti i gradi, ti direi che due schiaffi in faccia al collega che ti ha detto una simile cosa ci stavano tutti!!

Ma come l'orario A TE NON INTERESSA??? A parte proprio la volgarità dell'espressione che da sola non solo va censurata, ma dovrebbe essere giusta causa di licenziamento in tronco, l'orario di un alunno H va riportato nel PEI. Il PEI è un documento DEL CONSIGLIO DI CLASSE, che lo elabora, lo approva e lo sottoscrive, e ne predispone anche modifiche in corso d'anno se necessarie.

Io avrei montato un casino in CdC che ancora ne parlerebbero...
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:03 pm

carla75 ha scritto:
e' il cdc che decide l'orario di sos. anche io stabilisco l'orario che poi al primo consiglio discuto con i colleghi. ricordo che un anno una collega di economia aziendale mi chiese di mettermi in una sua ora (si trattava di una ragazza con disabilita' grave interamente coperta). MI fece molto piacere perché significava che vi era un'interesse concreto da parte di una collega curriculare. Voi docenti della materia dovete farvi sentire. Anche i dirigenti hanno le loro colpe. In nessuna scuola dove ho insegnato ho mai visto docenti di sos nelle ore di religione o di ed. fisica. Nella scuola dove sono stata l'anno scorso la regola era :
- educatore nelle ore di religione, educazione fisica, laboratori
- nelle altre ore il docente di sos.
- l'orario del docente doveva essere equamente distribuito su tutte le discipline
Non è così in tutte le scuole, cara Carla, dovrebbe esserlo, ma non lo è!
Io personalmente ho grande rispetto per il lavoro dei colleghi di sostegno, quando questo lavoro viene fatto con l'obiettivo di tutelatre i diritti dell'alunno H, quando questo lavoro viene fatto in piena collaborazione con il docente curricolare con reciproca condivisione dei diversi momenti dell'attività didattica che si porta avanti per l'intera classe e non solo per l'alunno H che troppo spesso viene allontanato dai compagni, relegato nell'auletta del sostegno anche quando non è necessario e sottolineo che per me questa necessità non dovrebbe esserci mai a garanzia della piena integrazione dell'alunno con il resto della classe.

Capisco che in moltio casi è un lavoro stressante, snervante e, per certi versi, frustrante, ma quando sento da una collega di sostegno dire che è "in fermo biologico" per 5 anni, mi viene da pensare non proprio bene, anzi mi viene da pensare male.
Non si potrà mai fare bene l'insegnante di sostegno, non si riuscirà mai a diventare un bravo insegnante di sostegno se non ci sono le motivazioni, se il sostegno con relativa immissione in ruolo viene considerato solo una passerella preferenziale (che dura 5 anni) per passare poi all'insegnamento curricolare, anzi, in molti casi, si vorrebbe abolire questo vincolo quinquennale per passare subito alla materia! Lasciamelo dire, Carla, non è giusto che gli insegnanti di sostegno abbiano un canale preferenziale per passare all'insegnamento di materia, scavalcando tutti i docenti curricolari che vorrebbero cambiare materia di insegnamento. Per i docenti di sostegno il passaggio a materia risulta trasferimento, mentre per un docente curricolare risulta passaggio di cattedra o di ruolo e come sai i passaggi vengono sempre dopo i trasferimenti, quindi....... e questo a prescindere dal punteggio!!
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jazzist



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:03 pm

Conoscendomi avrei creato ancora più casini di quanti ne promette Albith.....e ho detto tutto. MI è capitato anche di prendermi gli insulti da certi automobilisti che non si erano fermata a uno stop e che volevano avere pure ragione. Da noi si dice ciucci e presuntuosi. Andrebbero presi e rieducati con metodi alternativi
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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:09 pm

butterfly222 ha scritto:
chiedo scusa a fedup, mi sono spiegata male: ammiro gli insegnanti che danno l'anima per aiutare i disabili, ma tra gli insegnanti di sostegno sono veramente pochissimi coloro che sono pieni di buona volontà. credimi fedup, tante volte sono stata costretta a chiedere alle colleghe di sos di allontanarsi dalla cattedra e aiutare i ragazzi e queste mi rispondevano: "preferisce fare da solo" oppure "non vuole che mi sieda vicino a lui" e se ne stavano sedute accanto alla cattedra a dormire ad occhi aperti. tu sei sicuramente una bravissima insegnante con tanto entusiasmo e vorrei tanto avere persone come te che aiutano i ragazzi nella mia materia. spesso trovo insegnanti di sos che si giustificano dicendo che l'inglese non lo sanno e si sentono autorizzati a non lavorare. fedup ti chiedo nuovamente scusa, credimi, non avevo letto bene il tuo intervento. ciao
Ti ringrazio Butterfly, sei stata gentile a chiarire l'equivoco :-)
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:14 pm

Albith ha scritto:
giovanna onnis ha scritto:
Aggiungo un'altra cosa Carla, un anno mi capitò di chiedere al collega di sostegno quale fosse il suo orario con l'alunno e in quali materie l'alunno avesse il suo supporto...sai quale è stata la sua risposta?? " A te non interessa, il mio orario l'ho comunicato al DS!!"....rimasi letteralmente senza parole!!!
Da docente di sostegno delle medie, ma su questo credo che la normativa e la prassi sia uguale in tutti i gradi, ti direi che due schiaffi in faccia al collega che ti ha detto una simile cosa ci stavano tutti!!

Ma come l'orario A TE NON INTERESSA??? A parte proprio la volgarità dell'espressione che da sola non solo va censurata, ma dovrebbe essere giusta causa di licenziamento in tronco, l'orario di un alunno H va riportato nel PEI. Il PEI è un documento DEL CONSIGLIO DI CLASSE, che lo elabora, lo approva e lo sottoscrive, e ne predispone anche modifiche in corso d'anno se necessarie.

Io avrei montato un casino in CdC che ancora ne parlerebbero...
Infatti carissimo Albith!!! Ciò che ho raccontato non si è verificato durante un cdc, ma in sala professori e ti garantisco che le cose non si sono concluse in queslla sede dove, come già detto, rimasi letteralmente senza parole.
Sono, però, abbastanza "focosa" come temperamento e durante il primo cdc utile ho evidenziato il problema con grande disappunto dell'insegnante di sostegno che pretendeva nessuna interfererenza da parte del cdc, sai quali sono stati i risultati??? Il cdc ha deliberato un orario funzionale alle esigenze didattiche dell'alunno in relazione all'area disciplinare del collega di sostegno, questo orario è stato inserito nel PEI e il collega di sostegno ci ha tolto il saluto per l'intero anno scolastico e questo a discapito dello stesso alunno in quanto il collega non ha mai voluto o cercato collaborazione con tutti noi colleghi del cdc!! Si era organizzato un anno scolastico con un orario funzionale ai suoi interessi personali, ma noi gli abbiamo "rotto le uova nel paniere"!!
Sono simili personaggi che screditano l'immagine e il ruolo importantissimo dell'insegnante di sostegno!!
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:18 pm

jazzist ha scritto:
Conoscendomi avrei creato ancora più casini di quanti ne promette Albith.....e ho detto tutto. MI è capitato anche di prendermi gli insulti da certi automobilisti che non si erano fermata a uno stop e che volevano avere pure ragione. Da noi si dice ciucci e presuntuosi. Andrebbero presi e rieducati con metodi alternativi
Anche io ho usato "metodi alternativi" senza però abbassarmi alla sua cafonaggine...ho aspettato la riunione del cdc dove il problema è stato discusso e risolto!!
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:20 pm

Lo so, purtroppo da una parte entra e da una parte esce.

Giustissimo aver puntualizzato che l'orario deve essere funzionale all'alunno. Infatti a me è capitato che ho seguito un alunno in ore di fatto non necessarie, ma lì si trattava anche di situazioni "fortunate" in quanto fra le mie ore e quelle dell'educatore lo coprivamo al 100% e quindi, nella distribuzione qualche ora "inutile" l'ho presa, qualcun'altra lui (poi inutile relativamente: in ogni caso si lavora anche e soprattutto con la classe e nella classe; inutile è solo il tempo non si sa sfruttare).

Poi certo, visto che è stato punto sull'orgoglio, oltre che impedito nei suoi programmi, alla fine si è comportato in modo ancora più indegno. Ma insomma, come si dice a Napoli (e non solo) chi nasce quadr' nun more tunn'
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jazzist



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 2:42 pm

Preferisco questa albith:  'A voglia 'e metter rum chi nasce strunz nun po' addiventà babbà
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Marcos2k



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 4:55 pm

giovanna onnis ha scritto:
lasciamelo dire, Carla, non è giusto che gli insegnanti di sostegno abbiano un canale preferenziale per passare all'insegnamento di materia,
non si tratta di una corsia preferenziale, ma di rispettare un vincolo quinquennale imposto dalla legge e poi poter fare passaggi come qualsiasi altro docente. Allora, se il docente di sostegno non può fare passaggi di ruolo/cattedra, non li deve fare nessuno. Ti ricordo che il sostegno è una specializzazione legata all'abilitazione in una materia curricolare quindi io penso sia normale il voler un giorno insegnare la materia per cui uno si è laureato e abilitato. Poi se uno decide di sfruttare il passaggio o no questo spetta ai singoli individui. Quando il sostegno sarà classe di concorso a se stante e ci sarà una formazione ad hoc sin dalla laurea allora avrai ragione tu.

Per quanto mi riguarda, io ho sempre fatto una proposta di orario, sentendo le esigenze dei colleghi, e spesso non è semplice incastrare gli orari di 4 casi con anche gli aec e gli orari sono stati fatti approvare nel primo consiglio di classe. Le esigenze dei colleghi vengono ascoltate da chi fa il loro con coscienza fidati. Alcuni anni fa il cdc ha voluto tutte le ultime ore e io ho fatto tutte le ultime ore.
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enricastella



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 4:58 pm

'A voglia 'e metter rum chi nasce strunz nun po' addiventà babbà

questa è splendida!!! te la rubo;)
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I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno
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