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 I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno

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MessaggioOggetto: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Mar Ago 13, 2013 11:26 am

Promemoria primo messaggio :

1.) Il sostegno è un lavoro molto particolare (non credo che ne esista uno di uguale per questo aspetto negativo): esso si svolge con continue "richieste" da parte del sostegno verso la disciplina: in questa “dipendenza", la disciplina ne approfitta instaurando dinamiche di potere, dominio e ricatto.
2.) Il sostegno è la figura di un docente-non-docente: A) non può insegnare (perchè l'allievo non vuole spiegazioni, ma solo appunti, non accettando di riconoscerlo "vero docente". Proprio disprezzando il proprio insegnante, l’allievo disabile dà a se stesso autostima); B) non mette il voto. Egli finisce con l’essere solo l'“assistente” del disabile.
3.) C'è poi questa contraddizione: il sostegno non dà voto nè al suo allievo né agli allievi della classe. Questo perchè (si dice) egli non è “competente” della materia (non è "sua"). Però, invece, essa è anche "sua", perchè gli si chiede di impararla per insegnarla e riassumerla. Da un lato, il sostegno non mette voto perchè la materia non è sua, dall'altro però è sua, perchè la deve conoscere. Ma non gli è consentito di dare voto.
4.) Non mettendo voto, il sostegno non è "temuto", nè dal suo allievo nè dalla classe: ciò lo espone all'aggressività di tutti i discenti. (L'anno scorso, appena entrato in classe, tutti si sono messi a ridere di me ... senza neppure conoscermi !). Questo “timore” è semplicemente la condizione insita al rapporto educativo. L’allievo e tutta la classe non rispetta il docente per “amore”, per un rapporto di correttezza, per “eticità” (tutte cose che in ambito lavorativo aziendale fanno ridere). L’allievo (ogni allievo) rispetta il docente perché lo teme, e lo teme perché è “ricattato”: se l’allievo nuoce al docente, egli sa che il docente può nuocere all’allievo in sede di valutazione (sono considerazione sociologiche elementari). Il docente di sostegno è del tutto privo di questo deterrente: egli entra nella “fossa dei leoni” (l’aula scolastica), senza “armi” per difendersi dai leoni … Non si può mettere una nota per i “sorrisini”: ma i “sorrisini”, perpetrati per un intero anno scolastico, possono erodere la salute mentale.
5.) Egli inoltre è “ricattato”: la materia sa che il sostegno è legato, anche affettivamente, al destino dell'allievo, e così un voto basso può "punire" sia il disabile, sia anche il sostegno, e il docente di materia lo sa e per questo non “lascia correre” (visto la disabilità), ma può esigere fino all’ultimo spicciolo ... Nella bocciatura dell'allievo, il sostegno stesso si sente bocciato. E un docente di materia può bocciare appositamente l’allievo disabile anche solo per dare un segnale squalificante al sostegno in ordine al suo lavoro. Sono, queste, dinamiche "elementari". La scuola è un insieme di relazioni sociali, nel quale ci si difende e ci si fa rispettare. Il sostegno è in condizione strutturale di debolezza: se pretende rispetto dalla materia, accade che questa si vendica (come detto) e anche che l’allievo, così punito, protesta col sostegno. Ciò significa che il sostegno deve solo “subire”. Se cerca di farsi rispettare, danneggia il suo allievo.
6.) Non si può fare, d’altra parte, che a dare il voto sia il sostegno: premierebbe il suo allievo e non "farebbe nulla". Questa condizione, per la quale la valutazione è solo della materia, è funzionale al “controllo” dell’operato del sostegno. Il rimedio sarebbe che il voto lo dà il sostegno, e a controllare il suo operato sia la materia o il dirigente scolastico, a posteriori. Ma d’altra parte non si comprende perché la materia usi il voto per valutare l’allievo, mentre il sostegno lo userebbe solo per premiare allo scopo di non lavorare. Se il voto è usato per farsi rispettare, certamente il sostegno insegnerebbe e poi metterebbe la valutazione in modo oggettivo. Ciò può non essere così, ma certamente (è ovvio) dare la valutazione al disabile alla materia significa due cose: esporre il sostegno al ricatto della materia, e porre nella materia una funzione di controllo sull’operato del sostegno che sarebbe giustificata in un rapporto di lavoro subordinato, mentre la materia non è “di più” del sostegno, e quindi appare ingiustificato che sia la materia a controllare il sostegno, con le conseguenze che si sono dette. Occorre capire che il MIUR queste cose le sa, perché a costruire la figura del sostegno hanno partecipato anche gli psicologi. Essi quindi sono consapevoli di aver costruito una figura lavorativa “strutturalmente” assoggetta a stress e mobbing, a causa della sua posizione (didatticamente parlando) “debole”. In contraccambio, si sono creati 100 mila posti di lavoro, ma a quale prezzo … osservo.
7.) Se un qualunque adolescente ti prende in giro, nella società, tu non gli rivolgi neppure la parola. Invece a scuola il sostegno è pagato per "sopportare" l’allievo diabile tutto l’anno, a prescindere da qualunque sia il suo comportamento, e il sostegno è obbligato a “subire” (ogni forma di comportamento non solo molesto, ma anche maleducato e cafone). Non si può protestare col dirigente scolastico: si è pagati per rapportarsi all’allievo a prescindere da qualunque condizione, e il sostegno diviene lo “schiavetto” del disabile, che può molestarlo, e si deve solo subire. A me è capitato che il mio allievo facesse per 200 giorni scena muta e rifiutasse spiegazioni e appunti. In una tale condizione lo manderesti “al diavolo”, e invece sei pagato per subire queste umiliazioni.
8.) Un altro aspetto assai "grave" e dirompente. Il sostegno è un docente ed è “solo” un docente (insegnante tipo “Cuore”, e non tipo “Rambo” …). Egli non è un infermiere da clinica psichiatrica, di quelli che hanno pronta la camicia di forza e devono stare attenti acchè il “bestione”, che si aggira per i corridoi del manicomio, non prende in mano qualche coltello … Il sostegno non ha fatto studi in proposito di psichiatria. Questi stessi studi sono fatti non da chiunque, ma da parte di persone psicologicamente "forti" e preparate. Se il docente è “più” di un educatore, un educatore però è già "avvertito" di tale condizione, di dover fare cioè anche l’infermiere. Cosa succede allora ? Succede che il disabile può essere "stressante" (ad esempio, avere la forbice nell'astuccio pronta per tirarla), e cioè essere fisicamente pericoloso. Nella riunione di fine anno nel mio Istituto il coordinatore H dice che “questo nuovo anno entrerà a scuola un ragazzo soggetto ad autismo e anche piuttosto “pericoloso”. I volti delle mie colleghe erano preoccupati ... Ma esse non sono solo delle "insegnanti" ? E’ mai possibile (neanche si fosse in azienda, dove comune è il mobbing, o in ospedale, dove al pronto soccorso l’infermiera deve essere pronta di fronte a qualunque condizione anche disagiante o impressionante), che la scuola diventi per i docenti (per la nostra categoria di docenti) un luogo che desta disagio e preoccupazione ? Il docente di sostegno è pagato per insegnare o per andare “al fronte” ?
9.) A ciò si aggiunge il problema della conoscenza delle discipline. Come si può apprendere un programma, già avanzato, di quarta e di quinta, di meccanica o elettronica, per chi viene ad esempio da economia o addirittura storia dell’arte ? (entrambe AD03 !!!). Ricordo che un mio collega, laureato in storia dell'arte, mi disse: "guarda che io, che sono nella classe di sostegno AD03, ho solo la preparazione di un educatore. Ti chiederei quindi di prenderti tu le materie difficili). Se si dice che non si può conoscere tutto, invece questo è proprio quello che l’allievo e i genitori si aspettano, si è pagati per questo, e si è responsabili dell’esito scolastico dell’allievo.
10.) Infine (ci si collega qui al punto 1), per semplificare e riassumere un testo scolastico serve parlare con la materia ogni giorno, ad ogni inizio di ora, ed essa si sente scocciata e concede pochi secondi …: allora, se non ti informi ti dicono che non fai il tuo dovere e all’allievo è impreprato; se ti informi costantemente, pensano che tu sia uno scocciatore …

A me a scuola quest’anno è andato tutto molto bene. Ho trovato un ambiente meraviglioso ed estremamente corretto, con colleghi di materia molto bravi e corretti. Ho riportato questa mia testimonianza per dare ai docenti di sostegno (100 mila in Italia) consapevolezza e, spero, incoraggiamento. GP (PN, 2013)
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:00 pm

Marcos2k ha scritto:
giovanna onnis ha scritto:
lasciamelo dire, Carla, non è giusto che gli insegnanti di sostegno abbiano un canale preferenziale per passare all'insegnamento di materia,
non si tratta di una corsia preferenziale, ma di rispettare un vincolo quinquennale imposto dalla legge e poi poter fare passaggi come qualsiasi altro docente. Allora, se il docente di sostegno non può fare passaggi di ruolo/cattedra, non li deve fare nessuno. Ti ricordo che il sostegno è una specializzazione legata all'abilitazione in una materia curricolare quindi io penso sia normale il voler un giorno insegnare la materia per cui uno si è laureato e abilitato. Poi se uno decide di sfruttare il passaggio o no questo spetta ai singoli individui. Quando il sostegno sarà classe di concorso a se stante e ci sarà una formazione ad hoc sin dalla laurea allora avrai ragione tu.

Io non dico che l'insegnante di sostegno non deve o non può fare passaggio di ruolo o di cattedra, ci mancherebbe altro!!! Sostengo che anche per loro questo movimento debba essere considerato passaggio di ruolo o di cattedra (come i docenti curricolari) e non trasferimento ed è in questo che sta il canale preferenziale di cui parlo, perchè i trasferimenti precedono sempre i passaggi
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enricastella



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:01 pm

forse sono ot, ma tra le mille idee che mi frullano in testa quando sono a milano in disoccupazione, mi titilla anche la specializzazione abilitazione al sostegno...

Le mie colleghe di lingue che lo fanno non hanno mai ansia da disoccupazione...Io non l'ho mai fatto quando c'era perché non pensavo aver gli strumenti...ma poi se è vero che mancano un sacco di docenti sul sostegno e dopo 5 anni puoi tornare alla tua cdc "originaria"...forse potrei pensarci

Lo so che è un discorso di realpolitik, ma i tempi son quelli che sono e...non ne posso piu di precarietà a 40 anni!!!
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enricastella



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:03 pm

ciao giovanna! sempre precisa...;))
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giovanna onnis



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:03 pm

Ciao carissima!! :-)
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:04 pm

enricastella ha scritto:
forse sono ot, ma tra le mille idee che mi frullano in testa quando sono a milano in disoccupazione, mi titilla anche la specializzazione abilitazione al sostegno...

Le mie colleghe di lingue che lo fanno non hanno mai ansia da disoccupazione...Io non l'ho mai fatto quando c'era perché non pensavo aver gli strumenti...ma poi se è vero che mancano un sacco di docenti sul sostegno e dopo 5 anni puoi tornare alla tua cdc "originaria"...forse potrei pensarci

Lo so che è un discorso di realpolitik, ma i tempi son quelli che sono e...non ne posso piu di precarietà a 40 anni!!!
I corsi dovrebbero partire quest'anno, forse già fra un paio di mesi, quindi segui le notizie su OS :-)

Sarà anche un discorso di realpolitik, ma magari ti appassioni anche tu al sostegno!
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:12 pm

giovanna onnis ha scritto:
Marcos2k ha scritto:
giovanna onnis ha scritto:
lasciamelo dire, Carla, non è giusto che gli insegnanti di sostegno abbiano un canale preferenziale per passare all'insegnamento di materia,
non si tratta di una corsia preferenziale, ma di rispettare un vincolo quinquennale imposto dalla legge e poi poter fare passaggi come qualsiasi altro docente. Allora, se il docente di sostegno non può fare passaggi di ruolo/cattedra, non li deve fare nessuno. Ti ricordo che il sostegno è una specializzazione legata all'abilitazione in una materia curricolare quindi io penso sia normale il voler un giorno insegnare la materia per cui uno si è laureato e abilitato. Poi se uno decide di sfruttare il passaggio o no questo spetta ai singoli individui. Quando il sostegno sarà classe di concorso a se stante e ci sarà una formazione ad hoc sin dalla laurea allora avrai ragione tu.

Io non dico che l'insegnante di sostegno non deve o non può fare passaggio di ruolo o di cattedra, ci mancherebbe altro!!! Sostengo che anche per loro questo movimento debba essere considerato passaggio di ruolo o di cattedra (come i docenti curricolari) e non trasferimento ed è in questo che sta il canale preferenziale di cui parlo, perchè i trasferimenti precedono sempre i passaggi
A parte che sappiamo tutti che per fare ciò bisognerebbe cambiare la natura del sostegno dalle fondamenta (e allora poi anche io specializzato potrei pretendere che nessun non specializzato faccia sostegno in nessun caso, nemmeno come perdente posto: perché un perdente posto può lavorare su una certa cdc se ha l'abilitazione o almeno il titolo di accesso, e il titolo di accesso sul sostegno diventerebbe inevitabilmente la specializzazione, quindi se non ce l'hai e non ci sono alternative, cortesemente ti metti a disposizione su provincia a 18 ore e tante care cose).

Insomma io ci andrei cauto: è vero che per molti il sostegno è stata la scorciatoia al ruolo; per altri è stato un salvagente dal vedersi a disposizione a 18 ore oppure sbattuto chissà dove e chissà perché.

Poi magari si potrebbe pensare a un'aliquota, ma già oggi il passaggio da sostegno a materia è in II fase. Al massimo si potrebbe pensare di spostarlo in III fase con qualche correttivo rispetto agli altri passaggi della medesima fase.
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enricastella



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 7:24 pm

grazie! si..chi può dire cosa capita nel futuro...seguirò le news su ot...
Tornando ai 10 punti del collega,
io ho risolto così la questione della valutazione: lo faccio valutare al docente di sostegno e sottoscrivo il voto, semplicemente! Non vedo come posso, io che ho 28 studenti, seguire davvero in modo da valutare uno studente che pur stando in classe interagisce solo col sostegno!!
Vorrei poi dire che l'atteggiamento del collega che ha aperto il topic mi sembra un po' della serie"capitano tutte a me!" perché se condivido alcune cose, devo poi dire che il rapporto tra materia e sostegno dipende dalle persone!! Quest'anno ho avuto 3 colleghe ottime di sostegno, una addirittura outstanding: è stata la prima volta.
Le altre volte parecchi colleghi di sostegno erano inesistenti: seguivano le mie lezioni di grammatica e il ragazzino era lasciato da solo (gliele rispiegavano poi? e chissà!)
Però quando si ha a che fare con persone serie è naturale essere collaborativi!

Sottoscrivo anche che 5 ore di lezione di fila a 28 alunni e 5 di sostegno (di media gravità) non penso siano equipollenti, come fatica (fisica, mentale, delle corde vocali) ma tutto dipende dal singolo insegnante, ancora qui!Alcune mie colleghe di sost. quest'anno erano dei veri "fari" per le ragazze della scuola dove ero, la loro responsabile era un vulcano di interessanti proposte e collaborazioni, senza di loro, non so come avrebbero potuto frequentare la scuola quei ragazzi!

saluti vari a tutti;)
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GiGi79



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 8:32 pm

giovanna onnis ha scritto:

Io non dico che l'insegnante di sostegno non deve o non può fare passaggio di ruolo o di cattedra, ci mancherebbe altro!!! Sostengo che anche per loro questo movimento debba essere considerato passaggio di ruolo o di cattedra (come i docenti curricolari) e non trasferimento ed è in questo che sta il canale preferenziale di cui parlo, perchè i trasferimenti precedono sempre i passaggi
No Giovanna, ti sbagli.
Non c'è nessun canale preferenziale, quanto piuttosto un canale più lungo e complicato. Ti ricordo che i passaggi di ruolo o cattedra di cui parli si possono fare dopo l'anno di prova, mentre per il sostegno esiste il vincolo quinquennale. Dire che ci sono privilegi guardando solo il bicchiere mezzo pieno che conviene non è molto onesto...
Diciamo che la II fase dei trasferimenti è il modo "equo" a mio parere per "compensare" il blocco quinquennale.
Inoltre penso, al di là di questo (non trascurabile) dettaglio, che sia corretto anche dal punto di vista formale che non si tratto di passaggio di ruolo, perchè i docenti di sostegno di ruolo sono titolari sulla propria classe di concorso e il sostegno grazie a dio è ancora (e spero fortemente resti) una tipologia di posto.

Già il fatto di essere sempre in seconda fase alle superiori è discriminante rispetto agli altri ordini di scuola (dove può anche essere fase comunale) e so che in passato il sostegno era considerata prima fase, quindi un intervento peggiorativo sulla mobilità è già esistito.
Prego quindi i colleghi di tenere in considerazioni tutte le variabili (vincolo quinquennale compreso e titolarità) prima di fare ipotesi di questo tenore...
Speriamo che i nostri governanti non leggano per trovare la norma capestro che bloccherebbe tutti per ben più di cinque anni :-)

a presto
GiGi79
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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Gio Ago 22, 2013 8:37 pm

GiGi79 ha scritto:
giovanna onnis ha scritto:

Io non dico che l'insegnante di sostegno non deve o non può fare passaggio di ruolo o di cattedra, ci mancherebbe altro!!! Sostengo che anche per loro questo movimento debba essere considerato passaggio di ruolo o di cattedra (come i docenti curricolari) e non trasferimento ed è in questo che sta il canale preferenziale di cui parlo, perchè i trasferimenti precedono sempre i passaggi
No Giovanna, ti sbagli.
Non c'è nessun canale preferenziale, quanto piuttosto un canale più lungo e complicato. Ti ricordo che i passaggi di ruolo o cattedra di cui parli si possono fare dopo l'anno di prova, mentre per il sostegno esiste il vincolo quinquennale. Dire che ci sono privilegi guardando solo il bicchiere mezzo pieno che conviene non è molto onesto...
Diciamo che la II fase dei trasferimenti è il modo "equo" a mio parere per "compensare" il blocco quinquennale.
Inoltre penso, al di là di questo (non trascurabile) dettaglio, che sia corretto anche dal punto di vista formale che non si tratto di passaggio di ruolo, perchè i docenti di sostegno di ruolo sono titolari sulla propria classe di concorso e il sostegno grazie a dio è ancora (e spero fortemente resti) una tipologia di posto.

Già il fatto di essere sempre in seconda fase alle superiori è discriminante rispetto agli altri ordini di scuola (dove può anche essere fase comunale) e so che in passato il sostegno era considerata prima fase, quindi un intervento peggiorativo sulla mobilità è già esistito.
Prego quindi i colleghi di tenere in considerazioni tutte le variabili (vincolo quinquennale compreso e titolarità) prima di fare ipotesi di questo tenore...
Speriamo che i nostri governanti non leggano per trovare la norma capestro che bloccherebbe tutti per ben più di cinque anni :-)

a presto
GiGi79
Speriamo proprio di no!!!
I tuoi interventi sono sempre efficaci ed equilibrati, Gigi!
Grazie :-)
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minollo



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Ven Ago 23, 2013 12:11 pm

interessante questo scontro/confronto su una questione molto delicata, anche se non ho letto tutto.
non sono specializzata,anche se ho il diploma in musicoterapia quadriennale , purtroppo non riconosciuto.ma per un anno sono stata chiamata per il sostegnp.(primaria).
esperienza bellissima con il mio alunno,(la musicoterapia mi ha aiutato molto) ma da cancellare per il rapporto con le docenti di classe.
nei vostri post ho letto più volte che la graduatoria del sostegno è solo un elenco aggiuntivo,non essendo una classe di concorso. tuttavia si comporta diversamente.mi spiego: se fosse solo un elenco aggiuntivo, così come lo è la graduatoria/elenco di L2 per la primaria, ebbene si dovrebbe scegliere sostegno solo quando si arriva all'immissione in ruolo per la propria classe di concorso.ima non è così.per molti è ,o è stato, un treno ad alta velocità.docenti nella mia graduatoria, che senza il sostegno,starebbero ancora ad aspettare, ma ci hanno salutato, facendoci marameo, già da molti anni, e ora, molti di loro, sono su posto comune, togliendoci anche le cattedre.
il vincolo dei 5 anni? boh? nella mia provincia io ho visto molte assegnazioni provvisorie, utilizzazioni, trasferimenti, su posto comune dopo appena un anno. come fanno? non lo so.
avranno pure tutte le ragioni, ma quello che non mi sembra giusto è utilizzare, un elenco aggiuntivo, come corsia preferenziale.si dovrebbere scegliere di stare sul sostegno solo quando arriva il proprio turno per l'immissione per la propria cdc,solo in quel caso non ci troveremmo scelte per ripiego. diversamente, che la rendessero una classe di concorso a cui dare una maggiore dignità professionale, e forse, anche più competenze.
scusatemi, forse avrete già parlato di questo, ma non ho letto tutte le pagine.
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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Ven Ago 23, 2013 6:10 pm

Francamente sono un po' stanca di leggere post in cui si parla di insegnanti di sostegno che scavalcano i colleghi, questi "furbetti" che per raggiungere prima il ruolo usano questo "semplicissimo" escamotage del sostegno.

Allora stilo un breve elenco di alcuni problemi in cui può incappare un insegnante di sostegno:

1. genitori: più istruiti sono, peggio è, che non accettano la disabilità dei figli (specie se si tratta di ritardo mentale);
2. genitori di alunni con gravi problemi comportamentali, che hanno a loro volta gravissimi problemi psichici e che arrivano a minacciare l'insegnante di sostegno;
3. genitori ignoranti che pretendono di dire all'insegnante di sostegno in che modo debba fare l'insegnante;
4. equipe psicopedagogiche incompetenti o completamente latitanti;
5. assistenti sociali del tutto inesistenti;
6. colleghi in rarissimi casi collaboranti e inclusivi, ma nella maggior parte dei casi insofferenti nei confronti dell'alunno con disabilità, che viene allontanato dalla classe spesso e volentieri. L'attività d'inclusione viene delegata in toto al collega di sostegno. Un collega solleva definire il malcapitato alunno, almeno non in sua presenza: "L'idiota".
7.Colleghi che pensano che il collega di sostegno sia specializzato non su pedagogia speciale, psicologia, didattica speciale, bensì sulle discipline in cui non è abilitato. Quindi chiedono cose assurde, ma si guardano bene dal fornire al collega aiuto o materiale che possa essergli utile.
8. Capitolo disabilità grave: l'alunno viene sempre a scuola, anche quando è molto malato. L'insegnante di sostegno è il primo a cadere sul fronte. I genitori, nel profondo del loro cuore, sperano che il figlio prenda la broncopolmonite e muoia.
9. Disabile grave e aggressivo: l'incolumità fisica dell'insegnante viene messa a repentaglio. Una collega ha avuto lo schiacciamento delle vertebre cervicali perché il ragazzino ha tentato di strangolarla.
10. Disabile grave e sesso: si masturba compulsivamente.
11. Disabile grave non autosufficiente: spesso l'insegnante deve provvedere ad accompagnarlo ai servizi, pulirlo quando si sporca. Deve anche provvedere a raccogliere il vomito, quando vomita (se ha il vomito psicogeno sono cavoli amari).

Se qualcuno, dopo aver letto questo breve spaccato dell'amena vita dell'insegnante di sostegno, pensa che sia facile e piacevole o pensa che siano eventi rari, che non capitano quasi mai, lo invito a specializzarsi e a provare :-)


Ultima modifica di Fedup il Ven Ago 23, 2013 7:17 pm, modificato 1 volta
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carla75



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Ven Ago 23, 2013 7:03 pm

8. Capitolo disabilità grave: l'alunno viene sempre a scuola, anche quando è molto malato.

questa e' una costante. sulla broncopolmonite, sara' brutto, ma spesso l'ho pensato anche io...
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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Ven Ago 23, 2013 7:19 pm

carla75 ha scritto:
8. Capitolo disabilità grave: l'alunno viene sempre a scuola, anche quando è molto malato.

questa e' una costante. sulla broncopolmonite, sara' brutto, ma spesso l'ho pensato anche io...
Credo che siano dilaniati fra l'amore per il figlio e il desiderio di una vita normale. Mi fanno molta pena.
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Albith



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Ven Ago 23, 2013 7:36 pm

Area genitori:
Come disse una delle mie insegnanti del corso di sostegno: "vengono da anni e anni di aspettative disattese e frustrate". Poi c'è la predisposizione personale ad accettare, a farsene una ragione, a combattere, ad arrendersi, a collaborare o a prendersela col mondo intero. Non so quanto ciò sia legato all'educazione, all'istruzione e alle condizioni economiche. Ho troppe variazioni sul tema per riuscire a generalizzare.

Area medico-sociale:
Direi che il loro assenteismo è abbastanza fisiologico, ma è anche vero che dopo le famiglie (quando esistenti: ho avuto anche ragazzi in casa-famiglia) noi docenti siamo quelli che conoscono meglio questi ragazzi e con loro abbiamo una quotidianità. I medici chiedono a noi e gli assistenti sociali spesso fungono più da passacarte della burocrazia. Ormai in pochissime scuole esiste la figura del medico o dello psicologo scolastici. In pratica ci arrangiamo.

Area colleghi:
Qui dico solo che siamo tutti esseri umani: i colleghi che ci considerano tuttologi ci saranno sempre. Sta a noi conoscere bene la normativa, i nostri diritti e i nostri doveri. E se i colleghi hanno qualcosa da ridire, che lo mettessero per iscritto: se siamo i primi a rispettare per filo e per segno la normativa, oltre che la nostra deontologia, non dobbiamo temere nulla. E un collega non collaborativo va "denunciato" al DS per un simile comportamento (non tutti i DS sono dei lassisti senza spina dorsale, ma anche loro, più di noi, devono seguire la normativa: non andiamo a lamentarci come bimbi che dicono che Pierino è cattivo; andiamo dicendo che il Prof. Piero disattende la normativa ai punti 1, 2 e 3 e si chiedono provvedimenti IMMEDIATI).
Il giorno dopo il prof. Piero potrà anche non rivolgerci più la parola ma sa che o fa il suo lavoro con noi o fa il suo lavoro e tertium non datur. Non siamo tenuti a essere amici (anzi, uno così davvero, meglio l'orticaria cronica) ma siamo colleghi e il lavoro è una professione: non devo aspettare il tuo buon cuore. Lo fai perché hai firmato un contratto, se no licenziati e lascia il posto a persone migliori di te (che per definizione esistono sempre: siamo tutti perfettibili del resto).

Area alunni H:
Il caleidoscopio qui diventa luminosissimo e variegatissimo. Fare un peso dell'impegno del docente di matematica rispetto a quello di inglese o di informatica rispetto a quello di sostegno è non sono impossibile ma anche inutile e risibile come computo: siamo tutti nella stessa barca! Un docente di sostegno fatica col ragazzo pesante quanto un docente di materia con una classe pesante. E' vero che un docente di sostegno è più esposto, in alcuni casi, ad alcuni danni fisici (quest'anno una mia amica è stata spedita in ospedale dal pupo, un bestione di oltre 100kg...). E' vero, capita, ma anche qui ricordo: è un lavoro, non una professione. Della nostra incolumità è responsabile il DS (non siate timidi a denunciare e a chiedere danni); inoltre un ragazzo disabile, per quanto non possa essere denunciato di per sé (spesso il tipo di disabilità è tale che è inevitabile che alcuni incidenti accadano) ma anche qui la denuncia VA FATTA anche perché i medici (si veda sopra) possono anche latitare ma sono loro che, certificando la possibile presenza a scuola del pupo in questione, come di altri, devono sapere che si stanno assumendo anche una precisa responsabilità PENALE. Patti chiari, amicizia lunga.
Nei casi più prossimi invece al badantaggio (merda, vomito, piscio, sputi e quant'altro), va bene tutto, anche io in certi casi ho dovuto "provvedere" a certe situazioni, ma anche qui ricordiamoci che non siamo affatto tenuti. Io capisco l'aspetto emotivo, ma la metto sotto un altro aspetto. Se non è vomito ma merda e io, insegnante maschio, seguo un'alunna femmina, che faccio? La spoglio e le pulisco il sedere? Ricordo che i bidelli a scuola prendono una specifica voce di stipendio extra per queste cose (può essere uno solo o dividersi il compito con un orario: informatevi quindi su chi e quando È TENUTO A PROVVEDERE). Anche qui in caso di latitanza, fate intervenire il DS (e non a parole: lettera protocollata SEMPRE!).

E io invito tutti a fare un anno sul sostegno: si imparano tante cose e le soddisfazioni arrivano. Assicurato :-)
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mara88



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Ven Ago 23, 2013 11:02 pm

Fatto. Proprio un anno. Imparate tante cose. Soddisfazioni arrivate. Tornata su materia. Se arriva chiamata accetto.
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minollo



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 24, 2013 12:01 am

fedup, condivido pienamente quello che hai scritto, così anche le esperienze degli altri.sono convinta che sia un lavoro che richieda, oltre alle specifiche competenze, un livello di energia molto alto.come ho già detto non sono specializzata, ma con la disabilità ci lavoro. vi assicuro che il diploma di musicoterapia non è assolutamente da meno al corso biennale.
lper quanto riguarda i genitori,io sono quasi sempre dalla loro parte, che abbiano torto o ragione. sia perchè vivo lo stesso dramma in famiglia,non da genitore. e vi posso assicurare che si instaurarno delle dinamiche a volte perverse, è un dolore indicibile, sia perchè un genitore, ma di qualsiasi bambino, ci affida il loro figlio e vorrebbe sentire da noi quello che non sempre possiamo dire.
dobbiamo essere in grado di mediare molto anche queste situazioni così fragili.
anche io sono stanca e dispiaciuta quando sento parlare male degli insegnanti di sostegno, però è anche vero che per molti non è stata una scelta, ma un ripiego,e sono questi che continuano a lamentarsi.con i colleghi le armi ci sono, c'è una normativa, e inoltre se fai bene il tuo lavoro, sta sicuro, che il rispetto arriva.
nel mio post io sottolineavo la corsia preferenziale della graduatoria di sostegno, dal momento che dite che non è una classe di concorso.allora che lo diventi,ma non arriviamo su materia in questo modo, sebbene abilitati. certo che scavalcano, è così. il fatto di possedere un titolo in più, come per L2(primaria), a volte , ti dà la possibilità di scegliere meglio,anche se sei più giù in graduatoria, è un vantaggio che altri non hanno.ma non si scorre la graduatoria per assegnare il ruolo,se non è una classe di concorso.
fino a quando le cose restaranno così, dobbiamo, purtroppo, sentire dire: i "furbetti". lo so che non è stato creato dai docenti di sostegno questo , ma mettevi anche nei panni di chi si trova in graduatoria molto più su e aspetta, anche decenni il suo turno,mentre gli altri molto più in baso di te, hanno preso il ruolo da tanto e sono pure su materia.ma vi sembra giusto? a me no.
è questo che non condivido, poi l'impegno, la competenza, le difficoltà. non sono in discussione.

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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 24, 2013 10:02 am

Ciao Minollo,
per me, purtroppo vale il contrario di quanto solitamente accade.
Ho frequentato la Sos solo per avere una preparazione più completa, non perché desiderassi "scavalcare" i colleghi in graduatoria. Era il 2007 e con il piano d'immissioni in ruolo di Fioroni sarei dovuta essere assunta a tempo indeterminato l'anno successivo. Nel 2008 Fioroni ha dimezzato le immissioni: da 50.000 a 25.000.
Poi è arrivata la Gelmini.
2009: 30 immissioni su Sos, 2 su A043
2010: 30 immissioni su Sos, 8 su A043
Nel 2010 la Gelmini ha previsto che la rinuncia al ruolo Sos comportasse la cancellazione anche dalla graduatoria della materia.
Quindi io ho dovuto accettare un ruolo che non volevo, perché ero reduce da un incarico annuale sul sostegno che mi aveva devastata e francamente avevo capito di non essere abbastanza forte per affrontare il sostegno con annessi e connessi. Perché, sebbene non sia il lavoro che amo, anzi, proprio perché non lo amo, ci metto ancora più impegno ed abnegazione.

Nel frattempo, le immissioni in ruolo si sono sbloccate e sono stata scavalcata io da chi mi seguiva in graduatoria, che è stato avvantaggiato non poco dal blocco quinquennale.
Vedo che i posti disponibili in OD si stanno esaurendo e non so né se arriverò viva al termine dei 5 anni, né in che condizioni psichiche, perché a furia di dare a me i casi più gravi delle scuole in cui lavoro (perchè sono una persona corretta, che lavora e non pianta grane e trovano sempre il modo per "affidare" a me i casi che non vuole nessuno) io rischio il burnout.

Quindi, come vedi, ci sono tantissime variabili nel mare magnum del sostegno.

Quel che mi dispiace davvero è che la specializzazione in musicoterapia non venga riconosciuta come titolo abilitante; il marito di una mia cara amica lavora con ragazzini disabili (privatamente) ed ho potuto constatare i risultati straordinari che riuscite ad ottenere :-)
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minollo



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 24, 2013 11:10 am

hai ragione,fedup, ci sono molte variabili.ognuno di noi ha storie da raccontare, nel suo
lungo percorso di precariato. io ho fatto scelte, forse poco condivisibili, ma ho preferito non barattare i miei principi e i miei valori. certo, tutto a mio svantaggio.
sono abilitata alla primaria con lo scorso concorso, e per quello a cui dovetti assistere, soprattutto alle prove orali, mi ripromisi di non farne mai più. a parte che non credo che il concorso sia la modalità di reclutamento, è il percorso di formazione che dovrebbe abilitare. il posto di lavoro, non si vince, è un DIRITTO, se ne ne hai requisiti.sono anche abilitata per A031 E A032, (musica), notoriamente, classi di concorso in esubero in quasi tutte le regioni. ma non perchè siamo molti, sono le cattedre che non ci sono,a parte le medie, alle superiori è inesistente, si preferisce fare religione e non musica, anche se siamo nel paese del "bel canto".quindi, figuriamoci se riconoscono il titolo di MT, non dico come abilitazione, ma almeno un punticino.
ho tenuto negli anni, corsi di aggiornamento per insegnanti, alle elementari e alle medie, sia in didattica musicale che in MT. non hanno nessun valutazione, ti resta solo la gratificazione di chi ha partecipato.però, ti valutano i master, perchè li paghi.ecco questo è un'altra vergogna, certo,non ce l'ho con chi li "compra", ma io, non solo non posso, ma soprattutto non voglio fraquentarli. e così, pago un prezzo molto più alto,perchè faccio l'altalena in graduatoria.questo non significa che io non faccia corsi per migliorare e aggiornare le mie competenze, ma guarda caso scelgo sempre quelli non riconosciuti, ma non importa. ora, poichè ho insegnato in un ctp, esperienza stupenda, vorrei conseguire il ditals o celi. anche questi non riconosciuti. che sfiga!buona fortuna per il tuo lavoro
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stella_stellina1977



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 24, 2013 11:27 am

Buongiorno a tutti, spero che questo sia il posto giusto in cui porre le mie domande. Trovo che sia un topic interessante anche se io non ho nessun contributo significativo da dare in quanto non ho mai insegnato sostegno pur avendo la specializzazione sia per le scuole medie sia per le superiori. Ahimè, si ho avuto la specializzazione molti anni fa ma ho sempre preferito lavorare sulla materia. Ora però mi rendo conto che è l'unico modo per passare di ruolo ma sono consapevole che quello che ho appreso non basta e che anzi ho dimenticato le poche cose che ho studiato. Chi può dirmi come posso riqualificarmi? Posso leggere qualcosa in cui viene descritto per bene, passo dopo passo, quello che si deve fare?
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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 24, 2013 4:48 pm

stella_stellina1977 ha scritto:
Buongiorno a tutti, spero che questo sia il posto giusto in cui porre le mie domande. Trovo che sia un topic interessante anche se io non ho nessun contributo significativo da dare in quanto non ho mai insegnato sostegno pur avendo la specializzazione sia per le scuole medie sia per le superiori. Ahimè, si ho avuto la specializzazione molti anni fa ma ho sempre preferito lavorare sulla materia. Ora però mi rendo conto che è l'unico modo per passare di ruolo ma sono consapevole che quello che ho appreso non basta e che anzi ho dimenticato le poche cose che ho studiato. Chi può dirmi come posso riqualificarmi? Posso leggere qualcosa in cui viene descritto per bene, passo dopo passo, quello che si deve fare?
Ti consiglio di dare un'occhiata al sito Erickson, fra libri e riviste.
In autunno c'è un interessante convegno sull'inclusione, se ne hai voglia. E' ben organizzato.
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stella_stellina1977



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Sab Ago 24, 2013 9:03 pm

Si, conosco la Erickson ma non so da dove cominciare. Hai qualche titolo da consigliarmi? E qualche sito dove posso consultare per esempio dei pei o altri lavori utili? Mi manca tutta la parte pratica e se mi chiamassero domani non saprei davvero dove mettere le mani. Aspetto una tua risposta e ti ringrazio.
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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Dom Ago 25, 2013 11:47 am

I modelli di Pei e Pdf li trovi allegati agli accordi di programma provinciali, oppure usi quelli che ti fornisce la scuola.
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Fedup



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MessaggioOggetto: Re: I dieci “punti deboli” dell’insegnamento del sostegno   Dom Ago 25, 2013 7:12 pm

stella_stellina1977 ha scritto:
Si, conosco la Erickson ma non so da dove cominciare. Hai qualche titolo da consigliarmi? E qualche sito dove posso consultare per esempio dei pei o altri lavori utili? Mi manca tutta la parte pratica e se mi chiamassero domani non saprei davvero dove mettere le mani. Aspetto una tua risposta e ti ringrazio.
Nel sostegno di "concreto", a livello di libri, non si trova molto, neppure nei tre tomi del Pei di Dario Ianes.
Dipende molto dai casi, dal tipo di disabilità. Bisogna partire da lì.
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