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Messaggio Da Procopio Gio Giu 25, 2020 6:22 pm

Promemoria primo messaggio :

Questo riporta oggi sul tema l'ADNS Kronos: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/06/25/scuola-oggi-linee-guida-manifestazioni-protesta-citta_zEvHfbVviNu2MfHLFKcVOM.html

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Messaggio Da paniscus_2.1 Dom Giu 28, 2020 8:23 pm

[quote="mac67"]Ho perso il conto degli studenti che hanno "mostrano il loro mondo interiore" in italiano e non riescono a scrivere una frase corretta dal punto di vista grammaticale e dell'idioma. E non è che lo trascuro nelle mie discipline: non faccio altro che richiamare all'uso corretto del linguaggio ("le forze non si hanno, si applicano", "il lavoro si compie, non si esplica", e via dicendo), correggo tutti gli errori grammaticali e li faccio pesare ("prof, ma è il compito di fisica, non di italiano").[/quote]

Per non parlare del famigerato predicato che diventa un avverbio e/o una subordinata temporale concatenata...

"la congruenza di due figure E' QUANDO si possono sovrapporre con movimenti rigidi"
"la spinta di Archimede E' QUANDO l'oggetto è immerso in un fluido"

In pratica, quello che emerge da questa discussione è che noi insegnanti di materie scientifiche siamo accusati di pensare solo al rigido, arido, freddo, impersonale calcolo numerico e risoluzione esatta dell'esercizio, senza attribuire nessuna importanza alla corretta padronanza del linguaggio specifico della disciplina... e contemporaneamente siamo accusati di essere troppo attaccati alla correttezza formale dell'enunciato (cioè, appunto, di tenerci troppo al linguaggio specifico della disciplina) invece di apprezzare le interpretazioni fantasiose personali.

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Messaggio Da herman il lattoniere Dom Giu 28, 2020 9:08 pm

[quote="paniscus_2.1"]
Nella mia esperienza è esattamente il contrario. [/quote]

Non solo insegnate due materie diverse, ma lo fate in due ordini di scuola differente. Inevitabilmente non vi capite.
Personalmente alle medie assisto a un progressivo scivolamento dell'insegnamento della matematica verso l'esercizio meccanico, per due motivazioni: 1) giusto o sbagliato che sia gli insegnanti di matematica delle medie hanno sempre meno fiducia nella possibilità degli alunni di oggi di capire il linguaggio matematico 2) si pensa che solo con l'esercizio meccanico possono rinsaldare le loro traballanti capacità. E' un cane che si morde la coda e probabilmente questo andazzo parte sin dalle elementari.
L'insegnamento dell'italiano è diverso e probabilmente anche più elastico, nel senso che è più facile arrivare a una buona comprensione attraverso lo studio meccanico, o almeno simularla; ma dagli esami mi pare di osservare anche nelle materie letterarie un notevole calo della capacità di rielaborare gli apprendimenti.

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Messaggio Da Ciccio.8 Dom Giu 28, 2020 9:17 pm

OT più che interessante. Lucetta ha introdotto una questione che è sotto gli occhi di tutti.

Faccio presente che esistono discipline che potremmo definire di vecchia derivazione umanistica, ma comunque molto tecniche. Come la mia: Storia dell'Arte.
Gli aspetti tecnici non sono legati solo all'esposizione con specifiche competenze della materia (lettura dell'opera con argomentazione storica, formale, tecnica e critica) ma anche strettamente connessi all'uso di un linguaggio specifico, inevitabilmente legato alla conoscenza dell'italiano (l'inglese arriva ovviamente molto dopo) e, ancor prima, del greco e del latino.

Tanto che per me non solo la corretta esposizione orale/scritta resta fondamentale, prima ancora di qualsivoglia esercizio, prova tecnica, ecc., ma preferisco anche che lo stesso scritto sia sempre (o quasi - maledetti tempi stretti) impostato a risposte aperte e preparato come un'esposizione orale. Possibilmente poi svolto in maniera più precisa e con maggiore attenzione alla scelta degli argomenti, alla loro sintesi, ai termini più appropriati da usare.

Difatti, con due ore settimanali per classe (o una, quando c'è anche disegno), potete immaginare cosa comporti riuscire a fare un "congruo" numero di verifiche. Il ricorso allo scritto nella maggior parte dei casi diventa ovvio e quasi d'obbligo. Ma, appunto, voglio che sia il più possibile equipollente all'interrogazione ben preparata, anche se poi dovrò passare le mie serate a correggere.
Cosa che molti colleghi non fanno, somministrando (mai termine si è rivelato più appropriato - per restare in tema) verifiche già strutturate dall'autore del testo e con correzione rapida.

Anche sul come valutare ho delle vedute un po' diverse da tanti colleghi e da certi corsi di formazione che ci hanno fatto frequentare, dove la capacità di esprimersi con proprietà di linguaggio e uso corretto dei termini tecnici rientra solitamente nei descrittori di base delle varie materie e relative esposizioni, non tra le competenze più alte.
Io cambio puntualmente la griglia, la personalizzo, esplicito come vanno intesi quei descrittori e discuto con i ragazzi di come studiare, come esprimersi, sia oralmente che nello scritto.
La fatica più grande, nelle nuove classi che poi seguo negli anni, è demolire quella convinzione radicata in tanti, anche nei più studiosi, che dire con parole proprie (povere, molto povere, o errate, con ricorso persino a neologismi raramente calzanti) vada sempre più che bene, che dimostrato di conoscere l'argomento sia poi "lo stesso" esporlo ad capocchiam, che... "vabbè, è uguale no?"
NO!
E rispiego tutte le volte il perché, fino allo sfinimento.
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Messaggio Da paniscus_2.1 Dom Giu 28, 2020 9:53 pm

[quote="herman il lattoniere"]Personalmente alle medie assisto a un progressivo scivolamento dell'insegnamento della matematica verso l'esercizio meccanico, per due motivazioni: 1) giusto o sbagliato che sia gli insegnanti di matematica delle medie hanno sempre meno fiducia nella possibilità degli alunni di oggi di capire il linguaggio matematico 2) si pensa che solo con l'esercizio meccanico possono rinsaldare le loro traballanti capacità. E' un cane che si morde la coda e probabilmente questo andazzo parte sin dalle elementari. [/quote]

E poi arrivano alle superiori essendo già impostati con l'idea che la matematica e la fisica consistano esclusivamente in un serbatoio di formule o di procedure automatiche di risoluzione... e che "basterebbe conoscere a memoria le formule" (oppure, "basterebbe avere la possibilità di consultare le formule durante il compito") per riuscire a risolvere qualsiasi problema o realizzare qualsiasi dimostrazione.

Quando questo non avviene, perchè non hanno capito quale fosse realmente la situazione descritta, e l'hanno confusa con un'altra completamente diversa, non si rendono minimamente conto della gravità dell'errore concettuale fondamentale, ma lo considerano un semplice errore di trascrizione o di calcolo, e quindi veniale.

Faccio un esempio che arriva dalla fisica che si fa al primo anno di liceo scientifico o di istituto tecnico: si fa una misura di laboratorio dei due lati di una lastra rettangolare (ad esempio, la forma di un banco o quella di una lamina metallica), ognuno con il suo errore strumentale iniziale, e poi si calcolano il perimetro e l'area della lastra, con il loro errore finale.

C'è un'espressione specifica per calcolare come si combinano le incertezze su una somma di termini (come nel caso del perimetro) e un'altra espressione specifica per calcolare come si combinano su un prodotto di termini (come nel caso dell'area).

Io prima li porto in laboratorio e li metto a misurare rettangoli con un metro, con un righello o con un calibro, e poi, in classe, per parecchie lezioni e non una sola, spiego la composizione degli errori in maniera teorica (NON come formule da imparare a memoria, ma con dimostrazioni dettagliate ed esercizi, illustrando chiaramente il motivo per cui in un caso si fa un certo calcolo e in un altro caso se ne fa un altro).

Al momento di consegnare la relazione, c'è sempre qualcuno che scambia la regola di combinazione degli errori per la somma con quella per la moltiplicazione.

E quando glielo segno come errore grave (perché dimostrano di non aver capito un importantissimo concetto teorico), c'è sempre qualcuno che sostiene che non è vero che sia un errore grave, ma è solo un errore di trascrizione, e quindi lieve, perché "avevo solo sbagliato a ricordare quale formula fosse quella giusta... però poi l'ho applicata bene, e i calcoli sono tutti corretti".

E ripeto, parlo di argomenti che si affrontano all'inizio della prima, quindi non riguardano lo svolgimento della programmazione mia, ma l'impostazione con cui arrivano dall'inizio!

Per quale motivo un 14-15enne che si è appena iscritto al liceo dovrebbe avere questa impostazione già consolidata, per cui la risoluzione dell'esercizio consiste solo nell'individuare quale è la FORMULA che ci vuole, e poi stare attento all'esattezza dei calcoli senza minimamente porsi il problema del significato di quella formula?

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Messaggio Da paniscus_2.1 Dom Giu 28, 2020 9:58 pm

[quote="Ciccio.8"]La fatica più grande, nelle nuove classi che poi seguo negli anni, è demolire quella convinzione radicata in tanti, anche nei più studiosi, che dire con parole proprie (povere, molto povere, o errate, con ricorso persino a neologismi raramente calzanti) vada sempre più che bene, che dimostrato di conoscere l'argomento sia poi "lo stesso" esporlo ad capocchiam, che... "vabbè, è uguale no?"[/quote]

La grande domanda sulla vita, l'universo, e tutto quanto (e in questo caso non è vero che la risposta è 42):

PER QUALE MOTIVO si è radicata questa convinzione negli anni, ma non solo negli alunni, bensì anche negli insegnanti?

Cioè, per quale motivo è passata nella condivisione comune l'idea che l'unica cosa importante sia "far capire che hai capito",

anche se quello che hai capito non lo sai mettere in pratica, non sai farci niente e non sai trasmetterlo ad altri?

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Messaggio Da lucetta10 Dom Giu 28, 2020 10:04 pm

[quote="herman il lattoniere"][quote="lucetta10"]La mia statistica è completamente diversa e se parliamo di scuole medie ci sarebbe l'interessante capitolo delle discipline da sollevare...
Nessuno ride e questo è certo.
Ma non è questo il punto. Il punto è la premessa didattica e il valore che si attribuisce alla competenza, all'applicazione della norma, quindi anche all'esercizio e la marginalizzazione assoluta delle capacità espositive e argomentativo, che dovremmo curare tutti per poter almeno sperare di raggiungere l'obiettivo.
Invece pare che si rivendichi solo spazio per valutare oggettivamente una didattica basata esclusivamente su criteri quantitativi e su competenze, da cui l'assillo per la copiatura e la pretesa di mettere al centro il controllo poliziesco dei ragazzi[/quote]

L'assillo per la copiatura c'è perché il problema n.1 della scuola di oggi è la perdita di capacità di rielaborazione, non dico critica ma almeno minima. Se questa capacità tornasse in auge vedremmo innanzitutto un drastico miglioramento della politica a livello mondiale (sappiamo come si svolgono oggi le campagne elettorali).
Ed è su questo che materie umanistiche e scientifiche dovrebbero fare fronte comune, anche con i disprezzati metodi polizieschi (che poi consistono nell'uso di plagiarism detector, ove non basti l'intelligenza del docente). [/quote]

Assolutamente, e proprio in nome di questa convergenza mi infastidiscono tanto le continue allusioni da macchietta che vengono fatte su alcune discipline e alcune pratiche didattiche, in presenza come a distanza.

Pur compilando continuamente grigliatine su competenze trasversali, nella scuola manca completamente una comunanza di obiettivi, anche quelli di massima come quello linguistico, che dovrebbe essere basilare per tutte le discipline.
Ci si trincera invece in differenze disciplinari cui vengono attribuite però gradi di valore: la gerarchia dei saperi come nel Medioevo!

Alla capacità di rielaborazione aggiungo quella di argomentazione e espressione verbale del ragionamento, che non si ottiene certo con una didattica caparbiamente ed esclusivamente impuntata sull'esecuzione dell'esercizio, perchè parliamo di una capacità in gran parte verbale, che non si copia in nessun modo come si fa invece con l'equazione.

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Messaggio Da lucetta10 Dom Giu 28, 2020 10:15 pm

[quote="paniscus_2.1"]

- l'impostazione cosiddetta "tradizionale", cioè considerata obsoleta e passatista, era esattamente quella di imporre il rispetto rigoroso dei linguaggi specifici...

- mentre la tendenza "moderna" è stata quella di scoraggiare la sinteticità e il formalismo (che in questo caso sono proprio quello che si chiama "linguaggio specifico della disciplina") per affogarle in un mare indistinto di chiacchiere, di metafore e di infiocchettamenti che di specifico non hanno assolutamente niente.

Se un punto di massimo locale in una funzione matematica, invece di chiamarlo "punto di massimo locale" lo si vuole chiamare "dosso di uno scivolo", è una PERDITA di linguaggio specifico della disciplina, e non certo un arricchimento.

[/quote]


Mi soffermo solo su questo perchè non mi interessa contestare un florilegio di mie affermazioni decontestualizzate e affastellato per evidenziare presunte contraddizioni.

Qui si parte da una DAD basata ESCLUSIVAMENTE sull'esercizio e sulla centralità, che hai più volte affermato, non del linguaggio scientifico e bla bla, che è quello che ho auspicato nel florilegio, ma all'applicazione della norma (l'esercizio, appunto): quella che si chiama competenza.

Che sia nuova o vecchia pratica vedi tu, ma non si tratta di chiamare Mario o Paolo una funzione, ma di limitarsi all'applicazione sorvolando allegramente sull'argomentazione verbale e l'illustrazione verbale del procedimento, quale che sia, perfino quella mnemonica (non sono di quelli che demonizzano la memoria, anzi: lungavita, come diceva Calvino!) della ripetizione della formula, ma in termini rigorosamente specialistici.
Qui siamo quindi oltre la sinteticità e pertinenza del linguaggio scientifico, siamo alla sua sostituzione con la stringa numerica dell'esercizio

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Messaggio Da lucetta10 Dom Giu 28, 2020 10:21 pm

[quote="mac67"][quote="lucetta10"]
I ragazzi non sanno esprimersi, non articolano concetti di media complessità, indulgono in linguaggi iconici per farsi capire. Da qui a far precipitare anche la capacità di comprensione di un testo scientifico è un attimo... e infatti il testo che consigliavo parte proprio dalla sempre più diffusa incapacità dei ragazzi a interpretare testi scientifici di media complessità e perfino le consegne dei problemi e degli esercizi.
[/quote]

Qui mi inserisco io, perché questa cosa l'ho notata fin da quando sono entrato a scuola.

Da una parte, c'è un eccesso di "non preoccuparti di come comunicare, basta che mi fai capire che cosa vuoi dire" che viene dalle scuole inferiori. Questo atteggiamento che privilegia la sostanza a scapito della forma è un serio problema, perché poi alle scuole superiori la forma la vogliamo. In matematica poi, forma e sostanza coincidono.

Come impostazione generale, la scuola italiana trascura la lingua italiana a scapito della letteratura e del "personale". In tutte le verifiche scritte di italiano a che cosa si guarda? All'acquisizione dei contenuti di letteratura e all'espressione di opinioni, sentimenti, riflessioni personali.

Ho perso il conto degli studenti che hanno "mostrano il loro mondo interiore" in italiano e non riescono a scrivere una frase corretta dal punto di vista grammaticale e dell'idioma. E non è che lo trascuro nelle mie discipline: non faccio altro che richiamare all'uso corretto del linguaggio ("le forze non si hanno, si applicano", "il lavoro si compie, non si esplica", e via dicendo), correggo tutti gli errori grammaticali e li faccio pesare ("prof, ma è il compito di fisica, non di italiano").

Alla base c'è una schizofrenia di fondo: i docenti di italiano incoraggiano a usare un linguaggio più ricco, una sintassi più articolata, mentre le materie scientifiche richiedono un linguaggio semplice, ma preciso e una sintassi molto lineare. Ci ho messo anni per mettere a tacere nel cervello la vocina del prof di italiano che dice: "più complesso, più complesso!"[/quote]

non discuto delle esperienze personali, ma faccio banalmente notare che ogni griglia di italiano tiene in considerazione la correttezza morfologia e sintattica dell'espressione, oltre e prima dei contenuti. Dubito fortemente che se ne trovino senza.
Possiamo dire la stessa cosa di altre discipline? C'è comunanza, anche solo formale, nel raggiungimento dell'obiettivo della correttezza formale e soprattutto pertinenza del linguaggio?
Il lavoro di correzione che fai è sacrosanto, ma va fatto da tutte le discipline proprio perchè non deve esistere una unica soluzione sintattica, ma una applicazione differenziata: la sintesi e linearità paratattica per la matematica, la complessità ipotattica per il tema... o dobbiamo leggere temi di maturità ancora SVO? Se il lavoro è condiviso, si impara a usare diversi moduli, altrimenti va tutto in vacca.

La supervalutazione del contenuto rispetto alla forma è evidente anche nel pregiudizio che leggo qui, che vuole che la letteratura sia solo effusione e espressione personale. Per la letteratura non esiste spesso una risposta corretta v/f, ma la forma coincide integralmente con la sostanza e la percezione, l'analisi è fondamentale

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Messaggio Da lucetta10 Dom Giu 28, 2020 10:35 pm

[quote="Ciccio.8"]La fatica più grande, nelle nuove classi che poi seguo negli anni, è demolire quella convinzione radicata in tanti, anche nei più studiosi, che dire con parole proprie (povere, molto povere, o errate, con ricorso persino a neologismi raramente calzanti) vada sempre più che bene, che dimostrato di conoscere l'argomento sia poi "lo stesso" esporlo ad capocchiam, che... "vabbè, è uguale no?"
NO!
E rispiego tutte le volte il perché, fino allo sfinimento.[/quote]

E' esattamente questo il punto, e sarebbe indispensabile che lo stesso rigore venisse applicato da tutte le discipline, ognuna portatrice di un suo linguaggio (lessico e sintassi), soprattutto per chi ha materie con poche ore.

Ed è il motivo per cui non mi convince la proposta di una disciplina che veda i ragazzi esclusivamente intenti a vergare sui quaderni esercizi scritti per dimostrare di aver capito attraverso l'applicazione

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Messaggio Da herman il lattoniere Dom Giu 28, 2020 10:39 pm

SVO Lucetta? Già sarebbe tanto...

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Messaggio Da lucetta10 Dom Giu 28, 2020 10:40 pm

[quote="paniscus_2.1"][quote="Ciccio.8"]La fatica più grande, nelle nuove classi che poi seguo negli anni, è demolire quella convinzione radicata in tanti, anche nei più studiosi, che dire con parole proprie (povere, molto povere, o errate, con ricorso persino a neologismi raramente calzanti) vada sempre più che bene, che dimostrato di conoscere l'argomento sia poi "lo stesso" esporlo ad capocchiam, che... "vabbè, è uguale no?"[/quote]

La grande domanda sulla vita, l'universo, e tutto quanto (e in questo caso non è vero che la risposta è 42):

PER QUALE MOTIVO si è radicata questa convinzione negli anni, ma non solo negli alunni, bensì anche negli insegnanti?

Cioè, per quale motivo è passata nella condivisione comune l'idea che l'unica cosa importante sia "far capire che hai capito",

anche se quello che hai capito non lo sai mettere in pratica, non sai farci niente e non sai trasmetterlo ad altri? [/quote]


Però scusa ma la tua proposta didattica dice esattamente il contrario di questo: far capire di aver capito tramite l'esercizio e niente chiacchiere!
Competenza su tutto

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Messaggio Da lucetta10 Dom Giu 28, 2020 10:40 pm

[quote="herman il lattoniere"]SVO Lucetta? Già sarebbe tanto...[/quote]

e certo!
ormai navighiamo nell'insidioso mare dell'anacoluto e, cosa peggiore, dell'appiattimento banalizzante del linguaggio!

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Messaggio Da Ciccio.8 Dom Giu 28, 2020 10:46 pm

Le precisazioni di Lucetta sono chiarissime e più che condivisibili.

E Paniscus fa la domanda da un mili...ardo di dollari!

Il "fai capire che hai capito" (la scenetta con Vitellozzo e Troisi in chiesa a puntare le donne? ^_^) è talmente emblematico del come ci siamo ridotti...

In un paio di occasioni ho dovuto pure giocare d'anticipo ai colloqui con i genitori. Una volta in particolare, intuendo che la tal mamma avrebbe chiesto chiarimenti sull'insoddisfazione della figliuola, taaanto brava e studiosa e sempre con voti al di sopra di quelli ottenuti con me: Due minuti per leggere e confrontare un compito ben scritto con quello oggetto del contendere, dare uno sguardo ai relativi voti... e fare silenzio (è già tantissimo, oggi nessuno si scusa più di niente e anche il senso della vergogna è cosa rara).

Il fatto è che non ci si può dire davvero competenti, se in una determinata disciplina non si fa attenzione a tutto e, innanzi-tutto, al linguaggio. Per altro l'arte, per definizione, è un linguaggio o un insieme di linguaggi articolati fra loro.
Non dico che dobbiamo passare dalle finte ingenuità di Troisi agli schiaffoni di Moretti, ma davvero "chi parla male pensa male", SE pretende di dirsi competente. Se invece vale quello che io definisco "opinionismo", dove ognuno vale uno e tutti la sparano come viene, allora ciao!
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Messaggio Da paniscus_2.1 Dom Giu 28, 2020 10:53 pm

[quote="lucetta10"]
Qui siamo quindi oltre la sinteticità e pertinenza del linguaggio scientifico, siamo alla sua sostituzione con la stringa numerica dell'esercizio[/quote]

Perché tu pensi che il concetto di "esercizio" significhi solo:
"risolvi questa sequenza di calcoli e tira fuori il risultato finale giusto, che è solo un singolo numero".

Se il valore numerico finale è quello giusto, allora l'esercizio è fatto bene, altrimenti no.

Fattene una ragione, le cose non stanno così.

Ma parliamo in maniera esplicita:

SUL SERIO tu pensi che gli insegnanti di matematica e fisica valutino le verifiche solo controllando se il risultato numerico finale è quello voluto, e che annullino tutti i quesiti che non hanno il risultato finale perfetto... senza nemmeno leggere i passaggi intermedi e senza cercare di capire dove sta l'errore, e quanto è più o meno grave?

E sul serio tu pensi addirittura che questa sia addirittura "una tendenza moderna" che in passato non c'era e che è stata inventata di recente, quando invece sarebbe semmai l'esatto contrario?

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Messaggio Da Dec Lun Giu 29, 2020 1:18 am

[quote="mac67"]Come impostazione generale, la scuola italiana trascura la lingua italiana a scapito della letteratura e del "personale". In tutte le verifiche scritte di italiano a che cosa si guarda? All'acquisizione dei contenuti di letteratura e all'espressione di opinioni, sentimenti, riflessioni personali.

Ho perso il conto degli studenti che hanno "mostrano il loro mondo interiore" in italiano e non riescono a scrivere una frase corretta dal punto di vista grammaticale e dell'idioma. E non è che lo trascuro nelle mie discipline: non faccio altro che richiamare all'uso corretto del linguaggio ("le forze non si hanno, si applicano", "il lavoro si compie, non si esplica", e via dicendo), correggo tutti gli errori grammaticali e li faccio pesare ("prof, ma è il compito di fisica, non di italiano").

Alla base c'è una schizofrenia di fondo: i docenti di italiano incoraggiano a usare un linguaggio più ricco, una sintassi più articolata, mentre le materie scientifiche richiedono un linguaggio semplice, ma preciso e una sintassi molto lineare. Ci ho messo anni per mettere a tacere nel cervello la vocina del prof di italiano che dice: "più complesso, più complesso!"[/quote]

Ognuno a quanto pare ha i suoi traumi personali, ma se la cosa ti può consolare io da insegnante di italiano chiedo la stessa cosa: semplicità, chiarezza e proprietà di linguaggio; ma al di là del mio caso personale tutta la didattica moderna dell'italiano è costruita sulla capacità di sintesi e sull'argomentazione e quindi sul rigore logico e sulla precisione (cosa che dovremmo avere in comune con la matematica) e non certo sul mostrare il proprio mondo interiore o sul periodare troppo complesso e magari fine a se stesso. Certo che si verifica anche lo studio della letteratura (come quello della storia o di qualunque altra materia di studio), ma non mi sembra che si facciano solo compiti di letteratura.

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Messaggio Da lucetta10 Lun Giu 29, 2020 8:18 am

[quote="paniscus_2.1"]
Ma parliamo in maniera esplicita:

SUL SERIO tu pensi che gli insegnanti di matematica e fisica valutino le verifiche solo controllando se il risultato numerico finale è quello voluto, e che annullino tutti i quesiti che non hanno il risultato finale perfetto... senza nemmeno leggere i passaggi intermedi e senza cercare di capire dove sta l'errore, e quanto è più o meno grave?

[/quote]


[quote="lucetta10"] ma proprio non riesci a argomentare senza contrapporre macchietta ridicola del tuo presunto rigore con il "lassismo" delle materie altrui' Mamma mia che fastidio! Possibile che tu non riesca a capire che non si riesce nemmeno a risponderti nel merito su questo piano?[/quote]


E no! Parliamo invece in modo corretto e senza rigirare la frittata. Mi autocito per chiarezza...

Non ho mai parlato della modalità di didattica degli insegnanti di matematica, sono solo intervenuta su alcuni aspetti della TUA proposta didattica, che tu pretendi sia l'unica possibile, seria e rigorosa, e che non coincide con quella del dipartimento di matematica d'Italia.

Dubito che tu abbia letto una baggianata come quella che mi chiedi in un mio intervento, i temi sono altri e riguardano altro che i passaggi intermedi dell'esercizio di fisica, che mi auguro proprio vengano valutati nella correzione... e mi pare di averi risposto almeno tre volte in questa pagina.

Non te la puoi cavare cercando di buttarla sulla contrapposizione noi/voi proprio perché la mia contestazione parte proprio da quello e puoi leggerlo sopra: dalle argomentazioni che vengono portate avanti facendo la solita macchietta di chi non fa come te, e che in genere coincidono con chi insegna altre materie rispetto alle tue, i "soliti colleghi" che farebbero "comizietti" mentre tu ti smazzi di rigore e esercizi.



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Messaggio Da lucetta10 Lun Giu 29, 2020 8:25 am

[quote="Dec"][quote="mac67"]Come impostazione generale, la scuola italiana trascura la lingua italiana a scapito della letteratura e del "personale". In tutte le verifiche scritte di italiano a che cosa si guarda? All'acquisizione dei contenuti di letteratura e all'espressione di opinioni, sentimenti, riflessioni personali.

Ho perso il conto degli studenti che hanno "mostrano il loro mondo interiore" in italiano e non riescono a scrivere una frase corretta dal punto di vista grammaticale e dell'idioma. E non è che lo trascuro nelle mie discipline: non faccio altro che richiamare all'uso corretto del linguaggio ("le forze non si hanno, si applicano", "il lavoro si compie, non si esplica", e via dicendo), correggo tutti gli errori grammaticali e li faccio pesare ("prof, ma è il compito di fisica, non di italiano").

Alla base c'è una schizofrenia di fondo: i docenti di italiano incoraggiano a usare un linguaggio più ricco, una sintassi più articolata, mentre le materie scientifiche richiedono un linguaggio semplice, ma preciso e una sintassi molto lineare. Ci ho messo anni per mettere a tacere nel cervello la vocina del prof di italiano che dice: "più complesso, più complesso!"[/quote]

Ognuno a quanto pare ha i suoi traumi personali, ma se la cosa ti può consolare io da insegnante di italiano chiedo la stessa cosa: semplicità, chiarezza e proprietà di linguaggio; ma al di là del mio caso personale tutta la didattica moderna dell'italiano è costruita sulla capacità di sintesi e sull'argomentazione e quindi sul rigore logico e sulla precisione (cosa che dovremmo avere in comune con la matematica) e non certo sul mostrare il proprio mondo interiore o sul periodare troppo complesso e magari fine a se stesso. Certo che si verifica anche lo studio della letteratura (come quello della storia o di qualunque altra materia di studio), ma non mi sembra che si facciano solo compiti di letteratura.[/quote]

Senza parlare del fatto che nel primo ciclo, quindi per ben 8 anni di "scuola italiana", la letteratura non si studia proprio (alle medie pochissima e sempre improntata alla comprensione del testo), mentre si fa moltissima grammatica.
Non mi pare quindi che nemmeno l'impostazione generale sia quella che descrive mac67.

Il tema, per quanto riguarda l'insegnamento a scuola (su quello che c'è fuori non possiamo fare nulla) è dunque un altro: come è possibile che, con 10 anni di grammatica, l'uso della lingua sia ancora incerto?
A mio parere uno dei motivi, non certo l'unico (ci sarebbe molto da dire sull'insegnamento della grammatica...), sta nella non condivisione dell'obiettivo trasversale della correttezza formale tra tutte le discipline, del vedere lo studio della lingua come "cosa da ora di italiano"

lucetta10

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